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Gli esseri umani indirizzati dalla più grande forza religiosa degli ultimi trecento anni, il capitalismo, continuano a lasciarsi addomesticare per sperimentare percorsi di falsa crescita individuale e regressione culturale collettiva. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite entro il 2030 buona parte della popolazione mondiale vivrà in megalopoli, metropoli, regioni urbane e aree urbane. Il modello culturale predominate è quello economico ove tutto è merce, orientato verso la stupida crescita continua. Tutto ciò nonostante a soli 17 anni si studiano la biologia, la termodinamica e la legge dell’entropia, per la verità tali conoscenze di base sono divulgate solo nei licei; dunque in giovane età scopriamo la fotosintesi clorofilliana, le trasformazioni irreversibili, e banalmente siamo in grado di intuire quanto sia stupido e impossibile per una specie vivente proseguire la propria esistenza distruggendo gli ecosistemi. Le rivoluzioni industriali sono state la conquista di tecnologie sia utili che inutili. Dal punto di vista dei poteri e del controllo sociale ci rendiamo conto che una piccola casta di industriali auto referenziali ha assunto il ruolo di comando e di orientamento delle politiche globali. Questa casta auto referenziale orienta e controlla il complesso sistema di comunicazione e di cattiva educazione influenzando sia tutti i partiti politici e sia le masse degli individui verso l’accumulo di merci inutili. E’ ampiamente noto che diverse organizzazioni sovranazionali finanziate da queste caste di banchieri, manager e industriali perseguono i propri interessi, ed è facile osservare come, prima o poi, i loro indirizzi politici diventano leggi, norme e direttive delle pubbliche istituzioni. E’ altrettanto facile osservare che invece noi cittadini, negli ultimi vent’anni, finora non siamo stati capaci di organizzare e promuovere i nostri legittimi interessi e di trasformarli in consenso politico per costruire una società migliore di questa.

Senza il rispetto delle leggi che ci danno vita (ecologia), siamo stupidamente condannati all’estinzione. Sul pianeta Terra la specie umana è l’unica che ha inventato un complesso sistema convenzionale (monetarismo) e divulgativo innaturale (l’economia neoclassica), che consente a una piccola casta di tenere in schiavitù la maggioranza degli individui, costretti o addomesticati in un sistema di scambio (economia del debito) e di comportamenti irrazionali (pubblicità) e innaturali: consumismo compulsivo, competitività, narcisismo, avidità, egoismo e invidia sociale, mercificazione.

Quando miliardi e miliardi di individui saranno stanziali negli ambienti urbani, l’impatto energivoro degli stili di vita compulsivi all’interno delle megalopoli metterà a rischio la specie umana. Siamo in grado di intuire il nostro destino, e già negli anni ’70 furono pubblicati scenari futuri sugli effetti del capitalismo, poi tali scenari sono stati aggiornati indicando prospettive per ridurre i danni e per tendere a una sostenibilità sociale e ambientale. La maturazione delle nuove tecnologie ci consente di ridurre i danni e offrire prospettive future alle generazioni che verranno; ma questo accadrà solo se nei prossimi anni l’intero sistema istituzionale e culturale sarà riprogrammato secondo la bioeconomia.

La strada per la sopravvivenza delle specie umana passa necessariamente per una decrescita selettiva delle merci, c’è poco da immaginare e discutere, e quindi la sopravvivenza passa per una transizione da stili di vita dannosi a stili di vita sostenibili. Le classi dirigenti politiche, spinte dalla coscienza collettiva dei popoli, dovranno riprendersi una propria autonomia decisionale e colpire le industrie responsabili di questo rischio estinzione, sia programmando una transizione tecnologica per garantire un uso razionale delle risorse limitate e sia programmando investimenti per la rigenerazione dei territori e delle aree urbane ove si concentrerà buona parte della popolazione mondiale.

Il luogo ove cominciare questo cambiamento radicale è proprio la città. Nelle aree urbane si concentrano e si sviluppano le principale relazioni fra individui, e pertanto è d’obbligo concentrare le principale risorse mentali ed economiche nei luoghi ove è necessario sostituire l’uomo economico con le persone, libere e responsabili. Ecco a cosa serve la politica, a determinare programmi che riguardano la polis al fine di vivere in prosperità e in pace.

Le attuali istituzioni pubbliche e private stanno investendo nelle aree urbane ma non secondo precetti realmente sostenibili poiché lo scopo delle imprese è sempre l’aumento dei profitti attraverso la produttività. Negli ultimi dieci anni, in termini di valore di capitalizzazione, la cosiddetta old economy è stata superata dalla new economy finanziaria e internnettiana, entrando di forza nelle stanze della globalizzazione, e orientando gli interessi dell’élite che controlla la Terra. Sono rimasti immutati gli obiettivi bellici per controllare le limitate risorse fossili, così come le attività estrattive legate alle merci delle nuove tecnologie, le sementi, il controllo del cibo, e l’acqua. La morsa sulle risorse che determinano la sopravvivenza umana non viene allentata, e il percorso di privatizzazione del mondo è quasi ultimato.

E’ nelle regioni urbane che le comunità possono e devono unirsi per garantire la propria sopravvivenza ponendo al centro l’interesse generale e costituzionale della tutela dei beni inalienabili, ampliandoli, e individuando aree demaniali da destinare all’uso civico per auto consumo. Sono almeno due le direttrici fondamentali per affrontare una consapevole sopravvivenza della nostra specie: la prima è ripristinare il primato della politica sull’economia, altrimenti, perseverando nel neoliberismo non ci sarebbero più speranza e libertà democratiche, per nessuno. La seconda, è la progressiva uscita dal capitalismo favorendo la bioeconomia, e questo è possibile solo avviando un dibattito pubblico sui nuovi paradigmi culturali condivisi con tutti i popoli che vogliono avviare un sistema di scambio ecologico, e non più di accumulo monetario. E’ implicito che tutto il sistema telematico delle giurisdizioni segrete va abbattuto, così come resi illegali gli strumenti delle scommesse finanziare e riformati il diritto societario e bancario.

Dal basso, cioè fra le persone è importante stimolare la nascita di comunità che decidono di soddisfare alcuni bisogni uscendo dagli scambi monetari per favorire gli scambi reciproci dei beni che non sono merci. E’ necessario favorire processi e percorsi per ogni cittadino che desidera riaffermare lo spazio pubblico e democratico.

E’ nelle regioni urbane che c’è la necessità di conservare il patrimonio storico architettonico e il suo paesaggio, introducendo la bellezza. E’ nelle regioni urbane che c’è la necessità di dare un alloggio al prezzo che giovani coppie possono sostenere, è nelle regioni urbane che bisogna cancellare tutti gli sprechi energetici offrendo l’opportunità delle nuove tecnologie, introducendo nuovi standard e servizi secondo bisogni reali e non secondo i capricci della pubblicità. C’è la necessità di avviare trasferimenti di volumi, riuso e ristrutturazioni urbanistiche ed edilizie favorendo la nascita di nuovi impieghi utili. Nelle regioni urbane è necessario fare bonifiche e riciclare tutti i rifiuti indirizzandoli a progetti di eco-design. C’è la necessità di migliorare il trasporto pubblico con nuove tecnologie e ridurre la mobilità privata, sostituendo le auto con le bici pedelec e i restanti motori a scoppio con quelli elettrici.

Per programmare e finanziare tutte queste azioni politiche è fondamentale trasformare o uscire dall’attuale sistema economico chiamato euro zona poiché tutto l’impianto istituzionale dell’Unione non ha la capacità e la volontà politica di perseguire l’uguaglianza fra i popoli. A meno che di imprevedibili ripensamenti dell’élite europea. Nei pochi anni di sistema SME e della moneta unica, i cosiddetti Paesi periferici hanno danneggiato il proprio patrimonio industriale poiché le forze politiche nazionali, anziché applicare i valori costituzionali, hanno abdicato all’interesse generale e consegnato famiglie e imprese nelle mani diaboliche del famigerato libero mercato, che come tutti sanno, non ha una coscienza civile. Per questo motivo è determinante riaffermare il primato della politica sull’economia e il ripristino di una sovranità nazionale, per promuovere una politica industriale bioeconomica che favorisce la rilocalizzazione delle attività produttive su nuovi paradigmi culturali, e contemporaneamente stabilisce alleanze con altri popoli che riconoscono la necessità di promuovere politiche industriali sostenibili, indipendentemente dal cosiddetto colore politico, ormai etichetta obsoleta e anacronistica. Il vero tema politico è uscire dal neoliberismo della globalizzazione, per favorire una nuova aggregazione culturale, sociale, politica che metta insieme categorie sociali apparentemente divise, secondo le obsolete etichette (divide et impera), ma unite dalla difficile realtà che osserviamo intorno a noi, per ricostruire comunità e Stati, cioè consentire alle persone di scegliere e favorire percorsi di crescita spirituale e materiale. Questo potrà accadere solo applicando i principi e i valori della Costituzione repubblicana, situata al di sopra dei Trattati europei.

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«Non si è riusciti a trovare una linea di continuità alla crescita» disse Giulio Sapelli, storico dell’economia durante un convegno pubblico, del 4 giugno 2013, circa il tema Capitalismo finanziario e democrazia, ove al centro del dibattito vi erano le osservazioni di James Galbraith, sottolineate e riprese da Emiliano Brancaccio: «la scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico». In queste due affermazioni c’è tutta la consapevolezza di alcuni economisti e tutta la loro impossibilità di ammettere la necessità di uscire dal piano ideologico della crescita per consentire un’evoluzione umana, ormai non più procrastinabile nel tempo. Se continuano a sedere sul piano ideologico sbagliato [il capitalismo], proponendo ricette sviluppiste nonostante I limiti della crescita, accade che essi dissertano pochissimo di economia, e molto di politica nell’auspicio condiviso di migliorare la qualità di vita dei cittadini ma inseguendo una mera illusione [la possibilità di una nuova crescita che aggraverebbe la crisi ambientale]. Il loro auspicio è far ripartire la crescita, come lascia intendere Sapelli [«non si è riusciti a trovare una linea di continuità alla crescita»], attraverso un nuovo capitalismo industriale. Invece, la fine dell’industrialismo stesso può essere l’opportunità di liberarci del lavoro schiavitù come mostrò Marx, e può favorire la nascita di una società fondata sull’equilibrio ecologico, ove il lavoro è un’opportunità per chi lo cerca, mentre altri possono ugualmente vivere dignitosamente attraverso l’uso razionale delle risorse. Per fare ciò bisogna uscire dalla religione del monetarismo. E’ ovvio che questa visione ribalta completamente le logiche economiste e persino costituzionali, ma è una visione realista partendo dalle capacità ecosistemiche. Da quando l’uomo ha inventato l’economia è accaduto che la società si è contrapposta alla natura, e soprattutto alla stessa specie umana, favorendo alienazione, nichilismo e rincoglionimento grazie alla crescita dell’ignoranza funzionale, tutto grazie all’errata ideologia dell’economia neoclassica spinta sia dal neoliberismo che dal socialismo realizzato in Russia, e occultando alle persone uno dei meccanismi più infami e truffaldini, e meno compreso dalla nostra società, la creazione della moneta dal nulla. Non possiamo continuare a favorire la produzione di merci inutili, pertanto non tutti i lavori sono necessari, mentre altri impieghi vanno assolutamente favoriti, cioè tutti quelli portatori di virtù: agricoltura naturale, conservazione del patrimonio, rigenerazione urbana, mobilità intelligente, cultura e istruzione. Senza dubbio un altro auspicio condiviso è la prevalenza della politica sull’economia, ma andrebbe compiuto un ulteriore sforzo da parte degli economisti eterodossi: uscire dal capitalismo per approdare sulla bioeconomia.

Heidegger lo disse chiaramente che la tecnica avrebbe prevalso sull’uomo, e Mumford, altrettanto, disse che l’uomo non sarebbe stato capace di controllare le forze capitalistiche, mentre in molti dovrebbero riconoscere un tributo a Marx per l’avvenuta mercificazione del pianeta Terra. E se tutto è merce, è ovvio che chi possiede più moneta può comprarsi ogni cosa. Meglio ancora se si diventa proprietari della moneta, espropriando gli Stati dal controllo del credito. E così nasce l’euro zona. Si sapeva come sarebbe andata a finire. Come uscirne? “Facile”: uscire dal mercantilismo e costruire le comunità di scambio reciproco sfruttando le innovazioni neoteniche di questo secolo. Si esce da un sistema centralizzato e si approda in un sistema di rete. Per dirlo secondo il linguaggio economico, bisogna favorire la nascita di sistemi micro economici a prevalenza autarchica rispettando i cicli auto rigenerativi della natura. Basti osservare la classificazione dei sistemi locali per individuare gli ambiti territoriali ove sviluppare modelli micro economici bioconomici e investire risorse pubbliche e private in tali ambiti.

In determinati convegni si svelano intenzioni e analisi illuminanti circa l’osservazione della società, non tanto perché essi guidano le istituzioni, anzi gli ospiti dell’incontro erano tutti critici sulle decisioni delle istituzioni politiche, ma perché non c’è mai un confronto multidisciplinare, ma solo un coro che può rimanere auto referenziale e poco attrattivo, tant’è che non è cambiato nulla dal 2013 ad oggi, anzi l’élite degenerata finanziaria, messa giustamente sotto accusa gode di buona salute, mentre i popoli continuano a soffrire con l’aggiunta di migrazioni di massa incontenibili per l’Europa, ma utili a rinvigorire il capitalismo industriale della Germania e di altri settori industriali rimasti nell’euro zona. Disse Kenneth Boulding: «chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista». Questo, dunque, è l’enorme limite culturale di chi vive solo di economia, siano essi neoliberisti o keynesiani, poiché costoro distruggono la creatività e la spiritualità degli esseri umani. E se pensano al lavoro è bene osservare che l’argomento va affrontato sul piano etico, e quindi è necessario uscire da quello economico, poiché etica ed economia si trovano su piani distinti e separati ove non si incontrano mai. Gandhi disse che «sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi». Le conoscenze di cui dispone l’uomo possono dare prosperità a chiunque, e la scarsità viene inventata e creata dall’economia a beneficio proprio di quell’élite finanziaria, oggi giustamente messa sotto accusa. Il limite imposto dalle leggi della fisica viene proprio nascosto dal mondo economico finanziario, e quel limite naturale rappresenta la risorsa che sostiene la specie umana. Prima avviamo la transizione per uscire dal capitalismo e prima potremmo costruire le comunità per gli esseri umani. I cittadini devono riprendersi in mano la politica raccomandati dall’economia aristotelica e dalla ragione platonica.

Soluzioni di politica economica sono suggerite persino dall’enciclica del Papa, e si trovano tutte sul piano della conversione ecologica figlia della bioeconomia e non sul piano keynesiano suggerito da Galbraith, col quale si condivide la critica circa la crisi del sistema democratico rappresentativo poiché eterodiretto dall’élite finanziaria che ha innescato la crisi del 2008. Non c’è dubbio l’analisi dei post-keynesiani circa l’offerta di moneta agganciata all’effettiva domanda aggregata è condivisibile, ma non è auspicabile sostenere un’indiscriminata crescita che distrugge le risorse finite del pianeta. In quest’apice del capitalismo, non solo possiamo osservare quanto Marx dal lontano Ottocento ebbe ragione, ma quanto il sistema bancario ha saputo creare dal nulla superando l’immaginazione sia di Marx (ovviamente non esistendo l’informatica Marx non poteva immaginare che si potessero occultare i capitali con i paradisi fiscali), e sia osservare quanti inutilmente prendono la strada dell’obsoleta economia neoclassica per suggerisce soluzioni anacronistiche. La deriva capitalista di cui tanti economisti dissertano solo oggi, fu ampiamente preconizzata da Aristotele, Antonio Genovesi, Charles Fourier, Ebenezer Howard, Peter Kropotkin, Lewis Mumford, Herman Daly, Nicholas Georgescu-Roegen, Max Horkheimer, Theodor Adorno, André Gorz, Zygmunt Bauman, Cornelius Castoriadis, Martin Heidegger, Herbert Marcuse, Jacques Ellul, Pier Paolo Pasolini, Ivan Illich e Renato De Fusco. Richiamare l’elenco di queste persone serve a mostrare il contributo di quanti, avevano già messo in discussione il famigerato “sistema” prima che lo stesso si mostrasse per tutta la sua mostruosità, ove poi i popoli sono stati rinchiusi per negare loro la libertà e l’autonomia di pensiero. O si ha l’umiltà e il coraggio di ammettere che le soluzioni non si trovano sul piano economico, o la nostra specie è già spacciata per convenuta stupidità. Entrare in una libreria e leggere le riflessioni delle persone sopra elencate ci renderà liberi di costruire l’alternativa.

Lo spazio culturale politico lasciato dalla sinistra è riempito, solo in minima parte dell’enciclica papale di Bergoglio, mentre i nuovi paradigmi culturali devono ancora essere riempiti da una massa critica di cittadini, famiglie ed imprese che vivono il cambiamento, e sperando che si trascinano il resto della popolazione per realizzare una società evoluta affinché si riprenderà il senso di comunità mettendo all’angolo il mercato del capitalismo che sta distruggendo la specie umana.

Ha ragione Sapelli nell’affermare che l’élite finanziaria sta muovendo una «crisi geostrategica» e quindi non è una crisi economica, lasciando intendere che siamo dentro una strategia politica, poiché è possibile osservare come e dove si sposta il capitale finanziario, e quindi a quali interessi è legata l’azione dell’élite stessa. E’ altrettanto condivisibile l’osservazione sul fatto che tale élite è convinta di fare a meno del capitalismo industriale, del resto il meridione d’Italia è stato de industrializzato proprio grazie alla guerra di annessione ed è tenuto in schiavitù da circa 150 anni (con evidenti responsabilità delle classi dirigenti locali). Forse tale élite pensa di fare altrettanto per tutti quei paesi periferici, così pare se osserviamo la lunga delocalizzazione produttiva, la concentrazione di nuovi settori industriali nel Nord dell’Europa e l’uso sfrenato del modello offshore e paradisi fiscali per non pagare le tasse e scaricare i costi sui cittadini contribuenti. E’ illuminante il pensiero di Sapelli nel suo libro Chi comanda in Italia.

La soluzione? Chiudere il capitalismo, e aprire i libri di ecologia applicata, di storia del Rinascimento e delle teorie utopiste socialiste dell’Ottocento abbinate alle nuove tecnologie. Le osservazioni critiche di economisti eterodossi sono utili a capire i fenomeni della geopolitica, ma le soluzioni concrete possono partire tranquillamente dal basso, si proprio dai cittadini, dalle imprese e dagli ambiti territoriali locali, regionali e provinciali, poiché nessuna élite finanziaria ha il potere di osteggiare progetti sostenibili, in quanto anche il capitalismo ha il suo tallone d’Achille, ed è lo stesso sistema del credito. «La scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico», “bene”, i correntisti italiani possono fare massa critica per spostare i propri risparmi su progetti sostenibili e utili a sviluppare e rinforzare l’economia locale a partire dalla valorizzazione del patrimonio storico culturale e artigianale delle nostre terre, e alcuni investimenti in tecnologie innovative ma utili allo sviluppo sociale. Boicottare le banche che usano il risparmio in maniera immorale è un potere che i cittadini conservano, ma essi lo ignorano.

E’ giunto il momento di costruire cluster del cambio di paradigma culturale. Bisogna costruire luoghi fisici ove il mondo e le comunità dell’auto produzione e della sostenibilità possano incontrarsi quando lo desiderano. Bisogna realizzare spazi per favorire il dialogo e l’incontro volto a realizzare imprese e impieghi utili per rigenerare i nostri stessi luoghi, e consumare beni e merci secondo regole etiche che riconoscono il valore della sovranità alimentare. Bisogna realizzare luoghi per favorire il consumo di beni e merci dei bio distretti.

Da questa semplice esperienza è possibile costruire un vero proprio cambio radicale poiché i legami relazioni sono la forza per costruire progetti più ambizioni per tendere anche all’auto sufficienza energetica.

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Prima di tutto bisogna riconoscere che l’ideologia neoliberale ha svolto un lavoro estremamente accurato e preciso. Per arrivare a rincoglionire un italiano su due, cosi dicono le statistiche sull’ignoranza funzionale e di ritorno, vuol dire che il sistema formativo universitario per gli insegnanti scolastici e quello del mondo accademico è fra i più devastanti del mondo occidentale, anch’esso annegato nel nichilismo. Un sistema culturale – quello scolastico e universitario – incapace di proporre una reazione virtuosa alla pubblicità delle imprese e dei mass medium. Non c’è dubbio che ci siano ancora insegnanti liberi, capaci e preparati, ma il sistema non li favorisce, li isola. La rimozione delle capacità creative, necessarie per la libertà e l’autonomia di pensiero, consente un facile asservimento degli individui al peggiore conformismo di sistema e preserva i comportamenti immorali, dannosi per lo sviluppo umano. Se la crescita del neoliberismo distrugge posti di lavoro senza che a questo disastro si contrapponga una programmazione per favorire la nascita di nuovi impieghi è soprattutto merito dall’incapacità della classe dirigente e dell’apatia di cittadini chiusi in se stessi.

Mentre gli altri popoli europei stanno stimolando una rinascita del socialismo, e le città stanno realizzando luoghi urbani più vivibili, noi italiani siamo persino spaventati dalle parole, e così lo stesso termine socialismo, in Italia è ritenuto pericoloso e coperto dal disprezzo. In ambito politico, negli ultimi trent’anni, chi ha usato tale termine ha senza dubbio associato le proposte socialiste alla corruzione, mentre l’ex partito comunista si è dissolto volontariamente scegliendo le posizioni neoliberali.

In soli trent’anni è cambiato il panorama industriale, e sono cambiati i soggetti politici favorendo una confusione fra i cittadini elettori che non si era mai vista prima. All’interno di questa confusione l’élite ha saputo navigare in maniera adeguata e tranquilla, visto che i profitti delle aziende sono aumentati come non era mai accaduto nella storia dell’industrialismo e il sostegno principale alla rifeudalizzazione della società è venuto proprio dalla cancellazione degli ideali socialisti costruendo un’Unione europea a trazione neoliberista, la peggiore destra che si possa immaginare poiché sta distruggendo la specie umana.

La storia maestra di vita ricorda che furono gli utopisti socialisti a suggerire soluzioni pratiche per migliorare le condizioni di vita degli abitanti costretti in schiavitù dall’esplosione dell’industrialismo. La differenza fra l’Ottocento e la realtà odierna, è che l’industrialismo sta lasciando l’Unione europea mentre l’evoluzione tecnologica suggerisce un insieme di soluzioni che liberano individui e famiglie da obblighi e dipendenze dal monopolio delle imprese di profitto. Ciò che coincide fra il passato e il presente è che le soluzioni politiche rientrano esattamente nelle utopie dell’Ottocento, a partire dalla rinascita del concetto di comunità sino all’opportunità di realizzare città auto sufficienti e collegate in rete per scambiarsi le eccedenze. Se i popoli europei vogliono sostituire questa Unione europea con un’altra, devono necessariamente compiere un salto paradigmatico, lasciare il piano ideologico del capitalismo ed approdare sul piano della bioeconomia. E per farlo bisogna agire sul piano culturale, l’ambito educativo e formativo distrutto dal neoliberismo.  La scuola e l’università, psico programmate secondo gli indirizzi dell’industrialismo di massa, vanno liberate dai dogmi e lasciate libere di agire per ricostruire il senso di comunità e progettare realtà applicando i valori costituzionali.

Osservando la storia con maggiore attenzione, capitalismo e socialismo si sono sviluppati sullo stesso piano ideologico della crescita, e le idee degli utopisti furono rimosse nel secolo Novecento, poiché le soluzioni proposte rientravano in schemi organizzativi autarchici e anarchici, cioè favorivano l’autonomia e l’auto determinazione dei popoli in contrapposizione al modello istituzionale che poi si realizzò sia nei paesi capitalisti e sia in quelli socialisti. Destra e sinistra si sono concretizzate in sistemi di “controllo centralizzato”, la destra preferisce che il mercato sia nelle mani delle imprese (liberalismo) mentre la sinistra preferisce le mani dello Stato, ma entrambi i sistemi sono nelle mani dei banchieri (è un sistema centralizzato). Oggi l’Occidente è nelle mani del regime autoritario del WTO (è un sistema centralizzato) che sfrutta le finte democrazie rappresentative come sistema di controllo delle leggi che favoriscono il neoliberismo. Gli attori politici servono a creare una rappresentazione teatrale secondo il vecchio schema divide et impera: destra e sinistra; e questo schema funziona ancora poiché l’ignoranza funzionale dei popoli, li conduce a votare per i peggiori soggetti politici. Storicizzando destra e sinistra, e risolvendo il problema dell’ignoranza una massa critica interna ai popoli, consapevole e ben istruita, può formare nuova classe dirigente, onesta ed autonoma pronta a costruire una società della bioeconomia che punti alla felicità. Noi italiani dobbiamo costruire un percorso simil Podemos poiché solo attraverso un soggetto puramente democratico potremmo costruire la speranza di inserire rappresentanti del popolo, meritevoli e capaci, utili a ribaltare il sistema secondo nuovi paradigmi; poiché oggi esiste un sopra (l’élite degenerata) e un sotto (i popoli), e noi siamo quelli che stanno sotto.

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Il mondo cambierà, in un modo o in un altro! Spetta a noi decidere se partecipare o meno, se continuare a subire l’élite degenerata o introdurre l’etica nella politica. Nel mio diario ho scritto più volte circa lo strapotere dei banchieri e dell’inganno psicologico legato alla moneta debito. Le finte democrazie rappresentative sono crollate, l’attuale sistema di controllo è obsoleto, orrendo e immorale e sta crollando sotto gli occhi di tutti.

Burkina Faso, Argentina, Ecuador, Islanda, Irlanda, Grecia, Spagna sono solo alcuni paesi dove i popoli hanno compreso e deciso di riprendersi la vita partendo “dal basso” contro l’immoralità dei dipendenti eletti, contro un sistema di pensiero dominante indottrinato maliziosamente tramite la scuola, l’università e le SpA.

Tutti questi popoli chiedono di introdurre la vera democrazia, puntano l’indice contro i banchieri e la finanza virtuale e soprattutto l’usurpazione della sovranità monetaria. Tutti questi popoli chiedono di partecipare e decidere direttamente secondo un sistema di economia reale consapevoli dei limiti della natura e quindi intendono vivere seguendo aspirazioni umane: vivendo passioni, arte, musica, teatro e tanta creatività sostenibile.

E’ in corso un cambio di paradigma culturale, dall’avaria dei pochi all’approccio olistico.

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Il pianeta ed i suoi abitanti stanno mutando i propri pensieri e gli attuali stili di vita. Il default dell’immorale sistema monetario mondiale può accelerare il risveglio delle coscienze addormentate. Intanto, le comunità consapevoli stanno crescendo la propria resilienza e la capacità di reagire e di adattarsi ai cambiamenti che stanno già avvenendo e quelli che verranno. Persino alcune corporation per non sparire hanno cambiato la propria progettualità e stanno proponendo soluzioni tecniche più ragionevoli. Fra queste, l’eccellenza della Tesla motor è sicuramente un modello da imitare poiché applica evoluzioni derivanti da Nikola Tesla padre della free Energy.

Qualsiasi essere umano ha la capacità di intuire che vivere in un ambiente sano e sicuro è un’opportunità di crescita e sviluppo. Da diversi anni numerosi centri di ricerca stanno monitorando indicatori più consoni agli esseri umani, come l’alfabetizzazione ed il capitale naturale. Ad esempio, la perdita di suoli coltivabili a vantaggio di nuove case rappresenta un decremento sociale e vitale. I territori comunali sono al collasso poiché nessun amministratore ha iniziato ad applicare un principio etico determinate che rivede i principi di proprietà privata a sostegno dei reali bisogni umani. La maggioranza dei piani urbani rappresenta la volontà speculativa di lobby di potere perché la ricchezza è misurata con la rendita immobiliare e non dai comportamenti virtuosi. Invece, nelle comunità mature e normali attraverso strumenti di democrazia diretta e partecipativa i cittadini possono dialogare e proporre soluzioni di buon senso direttamente. Attraverso l’uso della vera democrazia, le comunità possono condividere esperienze e quindi possono far crescere il loro livello culturale e di consapevolezza dei problemi col fine di tutelare il bene comune e non delle SpA.

Anziché laurearsi in titoli accademici obsoleti, quali giurisprudenza ed economia, la società italiana ha bisogno di laureati in fisica, biologia, agraria con approccio olistico e permaculturale poiché mancano risorse umane consapevoli su come usare l’energia in maniera razionale. In Italia esiste il serio rischio di perdere la sovranità alimentare, gioia delle SpA straniere che vivono di sfruttamento ed oppressione del genere umano. Ovviamente lo sviluppo non è perseguire il fine monetario, come accade per le SpA, ma di usare una moneta credito come strumento per far crescere le persone dal punto di vista spirituale, morale e materiale. Il dogma religioso del monetarismo è l’ideologia da mettere da parte per rendersi conto che siamo parte di un unico sistema e che il progresso è anche la capacità di adattarsi ai cambiamenti. Non è la competitività assoluta lo stile di vita degli esseri umani, non è lo sviluppo fine a se stesso lo stile di vita degli esseri umani.

Una comunità che non ha tempo libero da dedicare al dibattito pubblico, ad esempio in agorà accessibili a tutti ha difficoltà per crescere in armonia con la natura poiché i cittadini non possono condividere le esperienze. Una comunità che non ha biblioteche civiche ben funzionali ed aggiornate non può attingere a tutti i livelli di conoscenza e non può crescere. Enti pubblici che non controllano in maniera efficace l’inquinamento dei suoli, dell’aria e dell’acqua, e poi non condividono i risultati coi cittadini, questi Enti non stanno applicando la Costituzione ma stanno assumendo atteggiamenti delinquenziali per crimini contro l’umanità.

Un Parlamento (è già accaduto Governo Prodi prima, e Governo Berlusconi dopo) che non introduce l’azione collettiva efficace (class action con danno punitivo) è colpevole di proteggere le SpA che inquinano ed uccidono, tutti i giorni, poiché consapevoli di inquinare l’ambiente e di produrre cancro e tumori facendo crescere i fatturati dell’industria farmaceutica e delle parcelle mediche. L’attuale generazione che governa sta, praticamente, distruggendo le risorse delle generazioni presenti e future. L’attuale generazione che governa ha circoscritto i diritti umani e li sta cancellando col fine di completare il processo di rifeudalizzazione e privatizzazione del mondo. Non esiste destra, non esiste sinistra. Esiste un’unica idea di potere e di controllo perseguita da tutti i dipendenti eletti. Esiste un’élite (banche, SpA, gruppi sovranazionali) che sta, in alcuni ambiti, applicando la dittatura ed in altri ambiti sta legittimando l’uso della forza per opprimere i popoli accentrando poteri nelle mani di oligarchi mai eletti dai cittadini e che non rispondono di fronte alle leggi.

E’ tempo di cambiare paradigma culturale, di iniziare a vivere da esseri umani, di introdurre la democrazia diretta, e la sovranità monetaria.

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