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Posts Tagged ‘politiche territoriali’

In alcuni miei appunti scritti in passato, ho già usato diversi titoli abbastanza espliciti come capitalismo ed egoismo, l’impero della vergogna, per etichettare l’arroganza, la violenza e la cultura della distruzione insita nel capitalismo e la globalizzazione finanziaria che orientano la vita delle persone su questo pianeta.

Le immagini e le narrazioni della religione neoliberale sono abbastanza note ma censurate dai media italiani. Il mainstream ci massacra il cervello di amenità e maschere come i tg dell’economia e i talk show. Si tratta di veri e propri circhi con domatori e foche ammaestrate, dove si raffigurano cialtroni politicastri incompetenti ma utili a riempire gli spazi televisivi e individui embedded desiderosi di apparire per recitare commedie di vite inventate, mentre gli editori e gli autori televisivi accumulano capitali poiché creano prodotti spazzatura a costi ridicoli incassando ugualmente i milioni della pubblicità. In un mainstream costruito per rincoglionire gli individui (la regressione delle persone è ampiamente documentata dall’ignoranza funzionale), le serie inchieste giornalistiche passano inosservate poiché sono solo una risibile percentuale dei contenuti mediatici.

Gli effetti dell’egoismo capitalista sono geograficamente lontani dall’Occidente ma in bella vista e si tratta di 1,4 miliardi di persone che entro il 2020 vivrà nelle baraccopoli presenti in tutti i continenti del globo. Uno straordinario libro dossier del geografo Mike Davis, Il pianeta degli slum pubblicato nel 2006, scattò una fotografia impietosa sulle condizioni di vita di milioni e milioni di persone accampate in aree urbane, sopravvivendo a se stessi e alla povertà creata dalla globalizzazione neoliberale.

Neza-Chalco-Itza

Neza-Chalco-Itza, Messico, 4 milioni di persone.

Kibera slum

Kibera, Kenya, 2,5 milioni di persone.

Mentre la maggior parte di noi italiani ed europei svolge un’esistenza completamente apatica e nichilista, psicoprogrammata da percorsi d’istruzione finalizzati al consumo e alla competizione, una consistente parte del pianeta nasce e muore in ambienti insicuri, insalubri e di condanna sociale. L’ONU prevede che un quarto della popolazione mondiale è destinata a vivere in baraccopoli.

Sul pianeta della stupidità capitalista regnano infelicità e disuguaglianza. Le conoscenze della specie umana non sono impiegate per consentire alle persone di scoprire le proprie abilità, ma per assecondare i capricci di un’élite degenerata inutile ai popoli addomesticati per la schiavitù.

popolazione urbana 2030

Proiezione della popolazione urbana mondiale entro il 2030, fonte ONU.

Sappiamo già che la maggior parte della popolazione mondiale vivrà in aree urbane e una parte consistente di questa vivrà male negli slums. Immaginare che la religione neoliberale e il libero mercato possano essere l’approccio per risolvere il dramma è follia o stupidità. La Cina è il paese che ha la più grande popolazione residente negli slums (193,8 milioni) e lo Stato pianifica nuove città, ma il suo approccio è quello sbagliato della crescita che trasforma i contadini in consumatori di merci inutili aggravando l’impatto ambientale del pianeta. Negli ultimi venticinque anni, la Cina ha spostato quasi 500 milioni di persone dai campi agricoli dentro le nuove città, trasformandoli in consumatori. Poi c’è l’India con 158,4 milioni di persone negli slums. In Brasile da alcuni decenni si sperimentano percorsi partecipativi che trasformano le favelas in luoghi urbani più sicuri e salubri. Negli altri Paesi (Nigeria 41,6 mln; Pakistan 35,6 ed altri ancora) i problemi sono maggiori poiché non esiste alcuna pianificazione e pertanto milioni e milioni di poveri sono abbandonati a crimini di ogni genere.

il mondo degli slums Limes

Fonte immagine Limes.

L’avidità e il capitalismo sono riusciti a creare un sistema globale di condizionamento delle persone dividendole in due mondi ma uniti dalla schiavitù: la prima schiavitù è mentale (l’Occidente) e l’altra è materiale. La soluzione per un’esistenza dignitosa e migliore è situata nella conoscenza e nella cooperazione fra popoli per aiutarsi a vicenda. La parte occidentale sicuramente ha le conoscenze tecnologiche per trasformare gli slums in luoghi vivibili mentre le persone che vivono nel terzo mondo hanno la consapevolezza di avere radici più umane, più spirituali per vivere meglio ma con poco, che significa non perder tempo con gli sprechi imposti dall’industria della pubblicità.

L’élite degenerata fedele al suo schema problema-reazione-soluzione insegue l’ennesimo nemico creato a tavolino, il cosiddetto stato islamico, mentre la popolazione mondiale presente negli slums è un bacino di schiavitù a disposizione delle multinazionali e dei Governi corrotti. Il fenomeno delle baraccopoli è relativamente recente, ed è creato proprio dalla globalizzazione, tant’è che già negli anni ’70 i programmi d’investimento della Banca Mondiale e del FMI contribuirono ad aumentare le disuguaglianze e le migrazioni interne ai Paesi del Terzo mondo favorendo proprio il degrado sociale e urbano. I recenti eventi bellici nel Nord Africa che rientrano nello schema problema-reazione-soluzione sono un contributo al degrado, che vanno a stressare le città di quelle aree territoriali già in difficoltà, mentre le ambizioni di tali popolazioni non sono quelle di finire in baraccopoli, e tanto meno quello di emigrare. Governi e ONU, sono soggiogati dall’ideologia neoliberale, ed investono in funzione degli interessi privati delle multinazionali. E’ l’ONU a gestire il campo profughi più grande al mondo aperto più di vent’anni fa, si trova in Kenya a Dadaab ed ospita circa 350 mila persone. Oggi, SpA e Governi presentano investimenti territoriali e urbani nei luoghi dove produrre e nei luoghi dove i consumatori possano acquistare merce; non è lo sviluppo umano il focus dei loro investimenti. Le multinazionali sfruttano le risorse dell’Africa e dall’Asia, e le conseguenze di tali azioni sono pagate, prima di tutto, dalle comunità locali in termini di schiavitù e d’impatto ambientale, e poi dalle comunità occidentali in termini di svalutazione salariale.

La religione neoliberale ideata dal WTO accumula il capitale sfruttando sia le merci della old economy che ruba le risorse ai paesi del Terzo mondo, e sia sfruttando le recenti innovazioni informatiche, per cui non ha interesse nell’investire in programmi di rigenerazione territoriale e tanto meno si pone l’obiettivo di affrontare la vergogna degli slums. E’ altrettanto nota la soluzione finanziaria al problema della povertà globale: restituire sovranità agli Stati e sequestrare una parte degli ingenti e impressionanti proventi illeciti occultati dal sistema offshore, e indirizzarli verso la rigenerazione delle persone e dei territori. In questo modo si programma un riequilibrio sociale, economico ed ambientale decretando la fine delle emigrazioni di massa grazie alla rigenerazione dei territori sfruttati, e consigliando loro politiche di pianificazione territoriale e urbana bioeconomica che consente alle comunità di costruire sistemi auto sufficienti. Lo scambio di conoscenze utili aiuta e libera i popoli e consente agli occidentali di integrare e avvicinare mondi apparentemente divergenti ma uniti dall’essere parte di un’unica specie umana su questo pianeta. La consapevolezza ecologica di vivere in un sistema chiuso con risorse finite spinge i popoli verso l’uso razionale dell’energia, liberandosi dalla religione più criminale che l’uomo avido abbia mai inventato: il capitalismo e il monetarismo che creano denari dal nulla e impone l’usura agli schiavi.

Se nel cosiddetto Terzo mondo regna la povertà, ebbene gli slums sono presenti anche nel Primo mondo (nel Paese più avanzato e militarizzato al mondo, gli USA, ci sono 12,8 milioni di persone negli slums) e la crisi strutturale del capitalismo tocca anche le città europee coinvolte dal fenomeno della contrazione che trasforma i quartieri delle ex città industriali in luoghi abbandonati e degradati, mentre le rendite di posizione hanno espulso i ceti meno abbienti verso comuni limitrofi e le imprese colgono l’occasione di sfruttare la schiavitù fornita dagli immigrati. Il capitale serve solo se stesso.

città in contrazione

Città in contrazione, elaborazione Giuseppe Carpentieri.

Le periferie italiane sono sempre più degradate poiché è aumentata la povertà quella vera, cioè sempre più italiani non hanno accesso ai diritti, e le generazioni presenti e future non hanno i mezzi per scegliersi i percorsi di vita. Il capitale serve solo se stesso. Da più di vent’anni i Governi italiani non hanno un piano nazionale di rigenerazione urbana bioeconomica finalizzato al riuso, nonostante sia noto che il nostro territorio e il patrimonio sono la più importante ricchezza del Paese, e che un ingente numero di edifici pubblici e privati è arrivato a fine ciclo vita.

relazione PIL popolazione occupazione

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