Il partito più grande d’Italia

Ventisei milioni di italiani, è questo il partito più grande d’Italia. Sono i milioni di italiani che hanno abrogato norme immorali durante il referendum del 12 giugno 2011. Ventisei milioni di italiani hanno detto che l’acqua deve rimanere pubblica e non deve recare profitto ai privati che intendono gestire le condotte idriche costruite con le tasse dei cittadini. Il sovrano abrogò anche norme sul nucleare e sul legittimo impedimento (legge ad personam). A febbraio 2013 per la Camera dei Deputati gli italiani votano in questo modo 8.646.034 di voti per il PD e 7.332.134 per il PDL, i due schieramenti erano pubblicamente favorevoli al fallimento del referendum abrogativo del 2011. E’ ragionevole ritenere che  milioni di italiani non pongono attenzione alle deleghe che danno col voto.

La medesima analogia possiamo riscontrala col referendum abrogativo del 18 aprile 1993 ove 31.225.867 di italiani dissero di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti, e l’anno successivo per le politiche del 27 marzo 1994 gli italiani votarono così: Forza Italia ricevette 8.136.135 di voti mentre il PDS 7.881.646 di voti. In Italia esiste un partito enorme, quello dei referendum sull’acqua e sul finanziamento pubblico ai partiti, un elettorato confuso che non riesce a trovare un’adeguata rappresentanza e che esprime un’opinione opposta alle leggi che producono i partiti tradizionali. In questo tradimento della volontà popolare realizzato dai partiti tradizionali fra il 2005 e il 2009 cresce e nasce il Movimento 5 Stelle (M5S), l’unico soggetto che ha pubblicamente dichiarato esser favorevole al referendum del giugno 2011.

Durante la dissoluzione del sistema cominciata negli anni ’80 per l’accelerazione del sistema liberista e la fine dell’era industriale, l’unica innovazione portata dai partiti è l’elezione primaria interna al Partito Democratico (PD), nato dall’unione dell’ex Democrazia Cristiana e l’ex Partito Comunista. L’altra novità degli anni ’90 fu la nascita del partito padronale: Forza Italia, nato da un imprenditore che ha costruito il suo impero grazie al riuso di soldi di dubbia provenienza e utilizzati nell’avvio della propria televisione, sfruttata per manipolare l’opinione pubblica, e di recente condannato definitivamente per frode fiscale. L’elezione del giovane liberista, Matteo Renzi, a segretario del PD sancisce la morte dell’ultimo partito di “sinistra”. Negli anni duemila compare un’altra novità grazie al gigantesco vuoto di rappresentanza, così gli italiani preferiscono non andare a votare (11.634.228 politiche feb 2013) o preferiscono protestare e/o cambiare scegliendo il M5S (8.691.406 di voti alla Camera dei Deputati, feb 2013), nato da persone estranee al mondo politico italiano, un comico e un imprenditore di marketing internet, Grillo e Casaleggio.

Negli altri paesi l’accesso alle cariche elettive avviene tradizionalmente nei partiti, ma in Italia tali organizzazioni non godono di fiducia e stima da parte della cittadinanza, a ragion veduta visto che i partiti non immaginano di rinnovarsi e/o stimolare un’efficace partecipazione politica attiva cercando le persone meritevoli, tant’è che l’unico partito rimasto in Italia si chiama “partito democratico”, ma non è un’organizzazione democratica snella, flessibile, orizzontale ove gli iscritti determinano direttamente la linea politica. Tutti i partiti tradizionali sono condizionati dalle lobbies: banche e multinazionali. Questa drammatica assenza di organizzazioni politiche genuinamente democratiche favorisce sfiducia e apatia verso le istituzioni, tant’è che in Italia il primo partito è il partito del non voto. Non c’è alcun dubbio che il Partito Democratico batte il M5S sul fronte delle primarie/parlamentarie, poiché il confronto sui numeri è imbarazzante e impietoso, mentre la struttura verticistica del PD e l’assenza di integrità consente al segretario di tradire il mandato politico dei propri iscritti, mentre il M5S contempla la figura del “portavoce“. Entrambi i partiti non contemplano una scuola politica interna secondo criteri di merito e integrità morale, nonostante il PD erediti le scuole del PCI e della DC la formazione interna si auto regolamenta. Nel M5S la formazione non solo è assente ma è persino denigrata e osteggiata. Nel 2014, in ambito nazionale su temi decisi da Grillo&Casaleggio il blog beppegrillo.it inizia a sperimentare la consultazione dei propri iscritti al fine di dare indicazioni politiche al proprio gruppo parlamentare, i portavoce, si tratta di metodi di followership poiché il sistema informatico adottato è privo di certificazione di soggetti terzi, vuol dire che non è trasparente. Non è trasparente neanche il sistema di finanziamento che passa attraverso la raccolta pubblicitaria tramite il blog. Il segretario del PD viene eletto, il leader del M5S no. Per il M5S è banale notare che se si spegne l’impulso di Grillo, sparisce il M5S, per tale motivo chi lo dirige ha l’obbligo di trasformarlo in una vera democrazia, anche per prevenire i fenomeni degenerativi interni ai gruppi locali. Entrambi i modelli soffrono di carenze democratiche ed entrambi hanno vizi e virtù, per tale motivo in Italia siamo tornati all’anno zero per ripartire costruendo la politica e la democrazia che non c’è più.

Durante la transizione che stiamo vivendo parlare di destra e sinistra è fuorviante. Parlare di fine del capitalismo, globalizzazione, liberismo e bioeconomia è illuminante, ma in Italia non si parla di questi temi, nei media si discute ancora di destra e sinistra e si confonde l’economia con la finanza. Parlare del fatto che siamo a cavallo di un’epoca e siamo alla fine dell’era industriale è illuminante, ma in Italia si parla ancora di destra e sinistra e non si accetta il fatto che la vita su questo pianeta è determinata dalle leggi della fisica, e non dall’inganno psicologico indotto dalla religione finanziaria, una credenza diffusa per condizionare istituzioni pubbliche e popoli. La religione neoliberista governa l’UE, pertanto le privatizzazioni sono un dogma degli usurpatori, i popoli hanno bisogno di indicare forze politiche che abbiano la priorità di cambiare radicalmente l’UE, e non esistono soluzioni di compromesso.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm)» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34). Norberto Bobbio spiegò[1] egregiamente come la concentrazione dei capitali potesse creare forme degenerate delle democrazia rappresentative: la videocrazia è conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione, la plutocrazia è determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali e la cleptocrazia è quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite. Di recente Noam Chomsky dichiara[2] che «le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è neo-liberismo» e «la democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori».

[1] Norberto Bobbio, in Imparare democrazia di Gustavo Zagrebelsky, Einaudi

[2] Ansa, “Chomsky, stiamo andando verso la plutocrazia”, 24 gennaio 2014, http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2014/01/24/-Chomsky-stiamo-andando-verso-plutocrazia-_9957888.html

Se ci rendiamo conto della recessione che stiamo subendo possiamo asserire che votare alle elezioni può essere pericoloso, se sbagli chi si prende quel voto viene a rubarti tutto quello che hai: la dignità, la libertà, il presente, il tuo futuro e quello dei tuoi figli. In campagna elettorale i partiti sono disposti a raccontare tutte le favole che immaginiamo pur di avere il tuo voto, sono capaci di raccontare ogni cosa, ogni cosa. In attesa che una massa critica di cittadini autoderminati svegli la propria coscienza e risolva la contesa con l’adozione di comportamenti etici, con l’integrità e la democrazia, accade che il più grande partito italiano rimane senza rappresentanza. Non c’è alcun dubbio che la presenza, a volte nervosa, del M5S abbia avuto effetti positivi verso il sistema e la società italiana, tant’è che gli italiani stessi attraverso il voto hanno determinato questa punizione nei confronti del sistema. Un sistema palesemente contrario all’interesse pubblico poiché sta causando danni incredibili e intollerabili: povertà e disperazione.

Nel 1993 ben 31.225.867 di italiani si schierarono contro il sistema, nel 2011 26.000.000 si sono schierati contro il sistema. Se riusciamo a focalizzare il fatto che il nostro problema risiede nella nostra capacità di analisi possiamo renderci conto che dobbiamo riprogettare il sistema, dal nostro stile di vita, al modo per selezionare i dipendenti politici. Le soluzioni esistono, ma è necessario uscire dal piano ideologico del sistema e approdare a quello nuovo, da noi immaginato, pensato, creato e realizzato. Il voto dei referendum ci consente di fare una sintesi politica e culturale, e costruire la società che immaginiamo; abbiamo una certezza non è quella delle lobbies che guidano i partiti tradizionali. L’aspetto più drammatico e grottesco della vicenda è che il sistema si alimenta dal nostro consenso, siamo noi che teniamo in vita il sistema che ci danneggia. Il sistema di cui stiamo parlando si basa su credenze: finanza, istituzioni, crescita, moneta, PIL e l’assenza di democrazia. Per risolvere il problema è necessario progettare e costruire un sistema diverso che sia credibile e sostenibile, e gli individui hanno il potere e libertà per farlo. Se i cittadini condividono l’obiettivo di cambiare i paradigmi culturali della società attraverso processi decisionali consensuali e la costruzione di collegamenti, nodi, e gli scambi dovuti alle relazioni, può accadere che una rete orizzontale produca realtà sociali, democratiche, conviviali e sostenibili. Nella sostanza l’alternativa al sistema obsoleto esiste, ma non ispira i soggetti politici italiani. Una rete orizzontale può consentire la crescita del sistema virtuoso, ma dipende dalla nostra volontà e dalla capacità di analisi. Il più grande partito italiano, ormai schierato contro il sistema, potrebbe costruire la proposta politica alternativa imitando i progetti sostenibili esistenti tornando all’economia reale, questo partito potrebbe riconoscere i valori di democrazia e bioeconomia, e consentire alla comunità di approdare a un’evoluzione epocale fatta di “prosperanza“.

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Dittature moderne

dittatureParma, 14 giugno 2009. Campagna elettorale, ballottaggio per le elezioni provinciali. Discorso politico di Vincenzo Bernazzoli, presidente uscente e candidato, accompagnato da Debora Serracchiani, neo eletta al Parlamento europeo. Alla fine del comizio, Marco chiede se è possibile porre domande. La moderatrice risponde che i politici scesi dal palco potranno confrontarsi in separata sede poiché il comizio era volto al termine.
Bernazzoli si avvicina a Marco, il quale si presenta e pone le sue domande. Il Presidente uscente risponde solo alla prima domanda sulla gestione dei rifiuti poiché interviene un signore a distrarlo e portarselo via.

Leggete pure, con i nostri soldi la Provincia di Parma che tipo di propaganda compie.

Poi, Marco volge verso Serracchiani accerchiata dalle persone per firmare autografi, egli attende e nella folla pone una domanda sul Trattato di Lisbona. All’improvviso rispunta il signore di prima che aveva distratto Bernazzoli ed inizia una vera messa in scena. La neo eletta viene accerchiata da militanti del PD per portarla via, non comprendiamo la ragione, e inizia una sorta di inseguimento. Alcuni militanti spingono, e strattonano ed afferrano per le mani e le braccia Marco e Vincenzo per impedire loro di porre una semplice domanda alla dipendente pubblica Debora Serracchiani che nonostante la palese violazione di norme etiche, comportamentali e del codice civile acconsente al maltrattamento di due ragazzi che volevano porre una semplice domanda. A nulla sono avvalsi gli appelli alla Costituzione italiana, diverse persone hanno deciso di insultare, intimidire ed accerchiare quattro persone che civilmente hanno posto legittime domande ai loro dipendenti intervenuti in una pubblica piazza e per giunta in una campagna elettorale pronti a raccogliere voti e consensi. Lo spiacevole episodio ha messo in luce un’enorme crisi di coscienze e l’assenza di cultura democratica di parte degli intervenuti all’assemblea pubblica. In un Paese civile è normale porre domande a candidati politici e dipendenti pubblici. Siamo rimasti sconcertati ed atterriti per la reazione di una parte del pubblico “violento” ed addomesticato e, pronto a violare i diritti costituzionali. Una parte dell’elettorato del PD che, a questo punto non conosce le più elementari regole democratiche.