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L’attualità sociale e politica del nostro Paese sembra percorrere il tunnel della regressione incivile con estrema convinzione e con sostegno popolare. La lunga fase del declino politico, avviata già negli anni ’70 quando emergeva la religione neoliberista abbracciata dalla classe dirigente, e poi le analisi sociali circa l’ignoranza funzionale degli italiani, ci consegnano un presente drammatico perché non esiste una reazione virtuosa degli italiani all’oppressione della borghesia capitalista contro gli ultimi, che soffrono di auto distruzione. Questa fase italiana di auto distruzione consente alla casta di dormire sogni tranquilli e aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche. Cosa accadrebbe se gli ultimi si svegliassero? Cosa accrebbe se ci fosse una coscienza di classe? Se gli indignati e i disagiati fossero in grado di risvegliare le proprie coscienze addormentate dal capitalismo neoliberista, e sapranno attivare una passione politica capace di costruire una democrazia matura allora la casta della borghesia neoliberista pagherà il prezzo della propria avidità.

Buona parte del linguaggio politico e mediatico è carico di infantilismi, di violenza e mere stupidaggini, così come vuole la propaganda spicciola dei nuovi mezzi tecnologici, che fanno regredire la società verso la nota dittatura orwelliana. L’energia dei partiti attuali è rappresentata dalle emozioni negative degli ultimi, dalla frustrazione dei poveri, dalla rabbia e dall’ignoranza funzionale della classe media; si tratta della maggioranza degli aventi diritto al voto che girano le spalle a sé stessi, perché delega ai propri carnefici l’azione politica. Gli ultimi, anziché fare politica direttamente osservando la storia per auto formarsi, delegano il potere a cialtroni narcisisti, avidi di potere e soldi. Questa inciviltà sta favorendo l’aumento delle disuguaglianze togliendo opportunità di sviluppo e libertà a una platea di persone sempre più ampia, poiché cade nell’oblio della povertà indotta dall’austerità neoliberista. L’incapacità di sviluppare una coscienza di classe sta distruggendo comunità e persino il Paese, nonostante la sua straordinaria bellezza costituita dal patrimonio e dalla storia. L’Italia è un Paese costituito da insediamenti umani, urbani e rurali, che hanno la necessità di rigenerarsi; cosa significa? L’armatura urbana italiana è cambiata e gli attuali confini amministrativi sono obsoleti, creando confusione e danni, pertanto è necessario applicare un cambio di scala territoriale. Mentre il capitalismo ha favorito questa trasformazione urbana, contemporaneamente ha concentrato la ricchezza in una minoranza di italiani che ha sfruttato relazioni politiche, rendite finanziarie e immobiliari. Questa trasformazione delle aree urbane ha favorito l’abbandono delle aree rurali, mentre il legislatore, ignorando la nuova armatura urbana, si è concentrato nel regalare condoni a chi delinque e abbandonare la manutenzione del patrimonio edilizio esistente, che di fatto è arrivato a fine ciclo vita, e parte di questo patrimonio è stato costruito in luoghi a rischio sismico e idrogeologico. Manutenzione e sicurezza urbana sono concetti estranei all’attuale classe dirigente e persino alla maggioranza degli italiani, che votano con la pancia e non con la testa. Ignoranza e stupidità stanno distruggendo il nostro paesaggio e il patrimonio culturale e rurale, se i cittadini non invertono la rotta saremo seppelliti dalle prevedibili tragedie.

Gli esempi dell’aumento delle disuguaglianze sono ampiamente visibili sul territorio, si concentrano in maniera drammatica nel Sud, e aumentano in tutte le aree urbane, anche al Nord. Questa inciviltà politica, di buona parte degli italiani, si concretizza con l’assenza di un partito democratico capace di esprimere valori e cultura per tutelare il paesaggio, che può creare occupazione affrontando il tema della disuguaglianza economica.

I partiti immorali si nutrono di rabbia ed entrano in empatia con gli elettori giustificando l’illegalità diffusa e consentendo alla casta di auto conservarsi, questo schema è diffuso dal Nord al Sud dello stivale. Non sorprende che l’attuale maggioranza politica, lucrando consensi elettorali sfruttando i problemi degli italiani, oggi voglia riproporre sia un condono edilizio e sia quello fiscale (“pace fiscale”), e cosa assurda intende favorire i ricchi a danno dei poveri rimodulando la pressione fiscale (“flat tax”) a favore dell’élite, di fatto violando la Costituzione. Durante la storia, è già successo più volte che la depressione economica abbia favorito la nascita di regimi autoritari, per poi distruggere le comunità stesse, ed ovviamente la storia non si ripete come nel passato, ma si adegua al presente.

Osservando la struttura del territorio italiano è possibile rendersi conto dell’inconsistenza della classe dirigente italiana poiché intende spendere risorse pubbliche non per affrontare i problemi reali del Paese, ma per assecondare i vizi, i capricci e i bisogni indotti, proprio come accade nella pubblicità quando si vendono le merci. Nei programmi politici non si dà priorità a un piano di investimenti in ricerca & innovazione, rigenerazione urbana e rurale, sociale, rischio sismico e idrogeologico, cultura e patrimonio, e manifattura leggera. La maggioranza politica non ha piani su scuola, università, cultura e lavoro, scegliendo di inseguire i temi indotti dalla pubblicità: condoni, pensioni e immigrazione. E’ grave il fatto che le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento sono in aumento in tutte le aree urbane estese e rurali ma sono completamente ignorate, mentre chi sta pagando la stupidità di una classe dirigente ignobile sono soprattutto i meridionali, i quali sono vittime dei propri errori decennali. I meridionali prima scelsero la famigerata democrazia cristiana, poi il berlusconismo e il PD renziano, e oggi l’inconsistente M5S; si tratta di forze politiche neoliberali e neo conservatrici. L’attuale maggioranza politica che si è venduta come forza del “cambiamento” contro l’establishment dell’UE, adesso cerca di nascondere le proprie promesse – fuori dall’euro, riconversione dell’Ilva, no vaccini, no Tav, no Tap, rimpatri dei “clandestini” … – per adeguarsi alle idee dell’establishment: restiamo nell’euro, no alla riconversione dell’Ilva, si ai vaccini, si alla Tav, si al Tap, rimpatri impossibili. Questo è un corto circuito degli italiani, i quali non sembrano capaci di scegliere per avviare e stimolare un reale cambiamento, per migliorare la società e le istituzioni politiche, ed a causa di un profondo sentimento di odio nei confronti dei vecchi partiti, gli italiani piuttosto che impegnarsi in politica con metodo democratico, hanno preferito affidarsi a personaggi imbarazzanti e impreparati, taluni palesemente indegni e truffaldini. Si ha l’impressione che la maggioranza degli elettori, colta da un delirio di massa, pensa che chiunque possa fare politica, e così oggi, all’interno delle istituzioni abbiamo personaggi improvvisati che si credono statisti. E’ sufficiente interpretare il famigerato “contratto di governo”, per capire che il collante fra questa maggioranza è solo il potere, e null’altro. Il problema dell’incompetenza e dell’inadeguatezza della classe politica è vecchio, poiché per fare il politico non è richiesta alcuna competenza, e così soprattutto nelle amministrazioni locali abbiamo una lunga serie di cialtroni e ignoranti funzionali che svolgono il ruolo di Sindaco e Consigliere, e i risultati negativi si vedono: consumo di suolo, speculazioni, favoritismi e clientele, rendite parassitarie e disordine urbano. Un esempio clamoroso è la fine delle politiche pubbliche abitative, ove in determinate amministrazioni i politicanti locali abbandonano i poveri negando loro il diritto alla prima casa, e inducendoli ad occupare abusivamente gli immobili, ma contemporaneamente regalano i piani urbanistici agli immobiliaristi.

L’impronta culturale della Lega Nord è il liberalismo coniugato al razzismo, per sostenere il mito dell’impresa deregolamentando il mercato. La storia di questo partito razzista è chiara: l’antimeridionalismo e la tutela degli interessi privati delle imprese localizzate al Nord innescando processi di disuguaglianze territoriali, avviate con la guerra di annessione e consolidate durante la Repubblica. Tutt’oggi la Lega è espressione di un modello economico egoista per drenare risorse dallo Stato centrale a favore delle imprese del Nord, e lo sta facendo coi suoi Presidenti di Regione che chiedono e ottengono dal Governo di trattenere e gestire maggiori risorse finanziarie, togliendole al Sud, notoriamente più carente di servizi e di sistemi di welfare urbano e territoriale. La destra liberal continua a stimolare l’aumento delle disuguaglianze. Nonostante la sua propaganda si impegna a indossare una maschera per celare la sua identità, ingannando con successo i cittadini, l’attuale Lega, e insieme al M5S, ha l’obiettivo di raccogliere il dissenso degli ultimi ma per salvare il capitalismo liberale. La Lega è già stata al governo con Berlusconi approvando le ricette di destra: liberalizzazioni, condoni, cartolarizzazioni, tagli al welfare, tagli all’ordine pubblico, e distruzione del territorio. Sull’immigrazione, fu la Lega a costruire la famigerata legge Bossi-Fini e poi firmare il Trattato di Dublino che obbliga gli Stati a trattenere gli immigrati. Fu il governo di destra a mettere in crisi l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini tagliando gli addetti della forza pubblica. Sul fronte delle privatizzazioni, fu il governo Prodi ad introdurle, ma poi fu la Lega a firmare il rinnovo delle concessioni per Autostrade per l’Italia, fregandosene del fatto che legittimò un contratto capestro per lo Stato italiano. Oggi governa le Regioni del Nord che del neoliberismo sono l’espressione più vivida, convinta e radicale. Si tratta di Regioni coinvolte da scandali e corruzione diffusa, e secondo le cronache giudiziarie tali istituzioni, sostenute da maggioranze di destra (Forza Italia e Lega), stabiliscono rapporti economici che drenano risorse allo Stato per favorire le imprese private (il modello Formigoni e la sanità), mentre chiudono gli occhi quando la criminalità organizzata influenza le gare d’appalto (urbanistica contrattata), aprendo agli investimenti provenienti dal mondo off-shore. E’ altrettanto vero che condotte analoghe si riscontrano anche nelle Regioni governate dal PD, ma la Lega, diversamente da Forza Italia e PD, ha saputo, con l’inganno, far credere agli elettori di essere un partito contro l’establishment. Se negli anni ’90 e all’inizio del millennio, Berlusconi con Forza Italia riuscì a raccogliere il ceto politico e sociale che votata per i governi a trazione DC, oggi, quel ceto sceglie al Nord la Lega, e al Sud il M5S, scalzano il PD renziano dalle poltrone di governo e ridimensionando Forza Italia. E’ una sostituzione di volti e non di politiche.

La propaganda dell’attuale maggioranza politica (Lega e M5S) è banale: si basa sulla simpatia con gli elettori e sulle emozioni negative degli ultimi, cavalca ignobilmente le tragedie che si verificano, sfrutta l’odio e la rabbia adottando un linguaggio violento e razzista; crea fake news contro chi ha perso le elezioni e contro l’establishment, evitando appositamente una discussione pubblica sui problemi reali del Paese. E’ uno schema comunicativo molto vecchio, già in uso ai tempi della propaganda degli anni ’20 e ’30, e della pubblicità; l’ha fatto Berlusconi per vent’anni, poiché per essere efficaci con una massa apatica e incapace di comprendere, il politicante usa la demagogia banalizzando i temi e realizzando un’empatia, stimolando le emozioni per fidelizzare gli elettori. I demagoghi seducono gli elettori, lo schema è apparire credibili e non esserlo veramente.

Cosa accade nell’attuale globalizzazione neoliberista? Prima di tutto, il mondo intero è capitalista, e i grandi Paesi, USA, India, Russia e Cina, sono in competizione fra loro per accumulare. Nell’Occidente neoliberal il ruolo dello Stato è sminuito per favorire le multinazionali, mentre in Oriente l’economia è pianificata, soprattutto in Cina. In questa parte del globo, chi ha la capacità di fare politica non sono più i partiti ma le grandi imprese, perché i partiti stessi hanno riformato le pubbliche istituzioni seguendo i consigli dei liberal e consegnando le leve della politica alla classe imprenditoriale che controlla gli strumenti del capitale. Questo è accaduto attraverso il processo di deregolamentazione adottato dalla classe dirigente neoliberista presente nelle accademie, prima negli USA e soprattutto nell’UE con l’euro zona. E’ la borghesia capitalista, attraverso banche e finanza (borse telematiche), che può decidere come accumulare capitali (rendite finanziarie e immobiliari) e dove programmare l’agglomerazione delle attività in determinati sistemi locali del lavoro, soprattutto nelle zone economiche speciali, e nelle cosiddette città globali e nelle aree offshore per sfuggire ai controlli fiscali dello Stato, di fatto rubando servizi sociali, scuole, sanità ai ceti meno abbienti. In Occidente, le cosiddette istituzioni politiche democratiche, sotto i colpi della religione capitalista, sono diventate mere camere di registrazione di decisioni prese altrove e le maggioranze sono solo una maschera, un prolungamento dei capricci di questa élite degenerata. Ciò che le masse non hanno ancora compreso, è che questo è il capitalismo, cioè un sistema di accumulo che si nutre di avidità e disuguaglianze, e questo sistema è sostenuto da Forza Italia, PD, Lega e M5S che non pensano minimamente di mettere in discussione il capitalismo ma confermare i privilegi della vera casta: le potenti multinazionali. Basti pensare che il M5S, oggi primo partito italiano, non è un soggetto democratico ed è controllato da un’impresa che professa la religione del web cioè il campo dei più grandi evasori fiscali globali, grazie al mondo offshore, – google, amazon, apple, facebook – che sottraggono risorse fondamentali agli Stati, quando tali risorse sono necessarie per affrontare le disuguaglianze. In politica si chiama conflitto di interessi.

Ricordando ciò che avvenne in Grecia qualche anno fa, ove una maggioranza politica di sinistra cercò di cambiare l’UE, ma perse quella partita poiché il governo greco fu isolato e ricattato, indotto ad abbracciare le politiche neoliberiste imposte dalla famigerata Troika e realizzando una macelleria sociale; lo stesso avvenne in Italia nel 2011 attraverso il famigerato governo Monti. Questa maggioranza politica italiana, intimorita da ciò che avvenne in Grecia, non ci prova neanche nel cercare di cambiare l’azione politica neoliberista dell’UE.

Il vero tema politico è mettere in discusse la globalizzazione neoliberista con le dannose regole dell’UE. Bisogna cambiare i famigerati Trattati per ripristinare un principio democratico: la politica determina l’economia, e non il contrario. L’UE deve diventare democratica e socialista per applicare l’uguaglianza di diritti e restituire dignità alle persone. E’ il socialismo che ridistribuisce la ricchezza affrontando le disuguaglianze, mentre i liberal hanno concentrato il capitale nelle mani dei pochi. Questa è la Politica, con la P maiuscola. Nel corso della storia abbiamo visto il modello socialista realizzato in Russia, poi degenerato in dittatura e la svolta liberal che ha concentrato le ricchezze in un’oligarchia di imprenditori. La Cina, che resta un regime non democratico, è un modello di economia pianificata dal partito/Stato centrale ed ha deciso di coniugare il capitalismo liberal in determinate aree per apprendere, col tempo, il know how delle imprese occidentali. Oggi la Cina produce i propri brevetti tecnologici e manifatturieri, e pianifica le proprie agglomerazioni condizionando il mercato. La politica cinese è contraddittoria, perché vieta e limita i diritti sindacali, e perché la sua crescita ha favorito un aumento dei consumi e degli impatti ambientali ma lo l’ha fatto sviluppando tecnologie sostenibili. Le utopie socialiste nascono nella cultura europea, allora la domanda sorge spontanea: perché l’UE non riprende quelle utopie realizzando un modello sostenibile, equilibrato, e indirettamente migliorando la lezione cinese? Abbiamo le conoscenze per farlo, e soprattutto è interesse dell’Europa riprendere in mano il proprio destino attraverso il socialismo, per limitare i visibili danni della globalizzazione: povertà e migrazioni forzate. E’ interesse di USA, Cina e Russia conservare un’UE neoliberal perché politicamente debole e inesistente, mentre sarebbe un loro sogno disgregarla per annullarla. E’ interesse degli ultimi scoprire le utopie socialiste per riappropriarsi del proprio destino. Negli altri Paesi europei ci sono soggetti politici di sinistra che collaborano fra loro per cambiare questa globalizzazione, per il momento sono ancora forze di minoranza poiché i partiti conservatori tengono i propri consensi e crescono quelli dei razzisti, mentre in Italia siamo colti da deliri di massa rinunciando a costruire un soggetto politico sostenuto dal popolo, capace di inserirsi in un processo politico sinceramente rivoluzionario. Per il momento esistono piccoli gruppi che devono ancora maturare. Il partito degli ultimi non esiste, va costruito avendo coraggio e onestà intellettuale per riscoprire il socialismo, conoscere la bioeconomia e la democrazia. In altri paesi, i cittadini sembrano avere questo coraggio ponendo al centro soluzioni di sinistra capaci di sostituire l’UE neoliberista con un’Unione democratica, libera dai condizionamenti del mercato ma creando lavoro per abbattere le disuguaglianze.

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Ventisei milioni di italiani, è questo il partito più grande d’Italia. Sono i milioni di italiani che hanno abrogato norme immorali durante il referendum del 12 giugno 2011. Ventisei milioni di italiani hanno detto che l’acqua deve rimanere pubblica e non deve recare profitto ai privati che intendono gestire le condotte idriche costruite con le tasse dei cittadini. Il sovrano abrogò anche norme sul nucleare e sul legittimo impedimento (legge ad personam). A febbraio 2013 per la Camera dei Deputati gli italiani votano in questo modo 8.646.034 di voti per il PD e 7.332.134 per il PDL, i due schieramenti erano pubblicamente favorevoli al fallimento del referendum abrogativo del 2011. E’ ragionevole ritenere che  milioni di italiani non pongono attenzione alle deleghe che danno col voto.

La medesima analogia possiamo riscontrala col referendum abrogativo del 18 aprile 1993 ove 31.225.867 di italiani dissero di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti, e l’anno successivo per le politiche del 27 marzo 1994 gli italiani votarono così: Forza Italia ricevette 8.136.135 di voti mentre il PDS 7.881.646 di voti. In Italia esiste un partito enorme, quello dei referendum sull’acqua e sul finanziamento pubblico ai partiti, un elettorato confuso che non riesce a trovare un’adeguata rappresentanza e che esprime un’opinione opposta alle leggi che producono i partiti tradizionali. In questo tradimento della volontà popolare realizzato dai partiti tradizionali fra il 2005 e il 2009 cresce e nasce il Movimento 5 Stelle (M5S), l’unico soggetto che ha pubblicamente dichiarato esser favorevole al referendum del giugno 2011.

Durante la dissoluzione del sistema cominciata negli anni ’80 per l’accelerazione del sistema liberista e la fine dell’era industriale, l’unica innovazione portata dai partiti è l’elezione primaria interna al Partito Democratico (PD), nato dall’unione dell’ex Democrazia Cristiana e l’ex Partito Comunista. L’altra novità degli anni ’90 fu la nascita del partito padronale: Forza Italia, nato da un imprenditore che ha costruito il suo impero grazie al riuso di soldi di dubbia provenienza e utilizzati nell’avvio della propria televisione, sfruttata per manipolare l’opinione pubblica, e di recente condannato definitivamente per frode fiscale. L’elezione del giovane liberista, Matteo Renzi, a segretario del PD sancisce la morte dell’ultimo partito di “sinistra”. Negli anni duemila compare un’altra novità grazie al gigantesco vuoto di rappresentanza, così gli italiani preferiscono non andare a votare (11.634.228 politiche feb 2013) o preferiscono protestare e/o cambiare scegliendo il M5S (8.691.406 di voti alla Camera dei Deputati, feb 2013), nato da persone estranee al mondo politico italiano, un comico e un imprenditore di marketing internet, Grillo e Casaleggio.

Negli altri paesi l’accesso alle cariche elettive avviene tradizionalmente nei partiti, ma in Italia tali organizzazioni non godono di fiducia e stima da parte della cittadinanza, a ragion veduta visto che i partiti non immaginano di rinnovarsi e/o stimolare un’efficace partecipazione politica attiva cercando le persone meritevoli, tant’è che l’unico partito rimasto in Italia si chiama “partito democratico”, ma non è un’organizzazione democratica snella, flessibile, orizzontale ove gli iscritti determinano direttamente la linea politica. Tutti i partiti tradizionali sono condizionati dalle lobbies: banche e multinazionali. Questa drammatica assenza di organizzazioni politiche genuinamente democratiche favorisce sfiducia e apatia verso le istituzioni, tant’è che in Italia il primo partito è il partito del non voto. Non c’è alcun dubbio che il Partito Democratico batte il M5S sul fronte delle primarie/parlamentarie, poiché il confronto sui numeri è imbarazzante e impietoso, mentre la struttura verticistica del PD e l’assenza di integrità consente al segretario di tradire il mandato politico dei propri iscritti, mentre il M5S contempla la figura del “portavoce“. Entrambi i partiti non contemplano una scuola politica interna secondo criteri di merito e integrità morale, nonostante il PD erediti le scuole del PCI e della DC la formazione interna si auto regolamenta. Nel M5S la formazione non solo è assente ma è persino denigrata e osteggiata. Nel 2014, in ambito nazionale su temi decisi da Grillo&Casaleggio il blog beppegrillo.it inizia a sperimentare la consultazione dei propri iscritti al fine di dare indicazioni politiche al proprio gruppo parlamentare, i portavoce, si tratta di metodi di followership poiché il sistema informatico adottato è privo di certificazione di soggetti terzi, vuol dire che non è trasparente. Non è trasparente neanche il sistema di finanziamento che passa attraverso la raccolta pubblicitaria tramite il blog. Il segretario del PD viene eletto, il leader del M5S no. Per il M5S è banale notare che se si spegne l’impulso di Grillo, sparisce il M5S, per tale motivo chi lo dirige ha l’obbligo di trasformarlo in una vera democrazia, anche per prevenire i fenomeni degenerativi interni ai gruppi locali. Entrambi i modelli soffrono di carenze democratiche ed entrambi hanno vizi e virtù, per tale motivo in Italia siamo tornati all’anno zero per ripartire costruendo la politica e la democrazia che non c’è più.

Durante la transizione che stiamo vivendo parlare di destra e sinistra è fuorviante. Parlare di fine del capitalismo, globalizzazione, liberismo e bioeconomia è illuminante, ma in Italia non si parla di questi temi, nei media si discute ancora di destra e sinistra e si confonde l’economia con la finanza. Parlare del fatto che siamo a cavallo di un’epoca e siamo alla fine dell’era industriale è illuminante, ma in Italia si parla ancora di destra e sinistra e non si accetta il fatto che la vita su questo pianeta è determinata dalle leggi della fisica, e non dall’inganno psicologico indotto dalla religione finanziaria, una credenza diffusa per condizionare istituzioni pubbliche e popoli. La religione neoliberista governa l’UE, pertanto le privatizzazioni sono un dogma degli usurpatori, i popoli hanno bisogno di indicare forze politiche che abbiano la priorità di cambiare radicalmente l’UE, e non esistono soluzioni di compromesso.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm)» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34). Norberto Bobbio spiegò[1] egregiamente come la concentrazione dei capitali potesse creare forme degenerate delle democrazia rappresentative: la videocrazia è conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione, la plutocrazia è determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali e la cleptocrazia è quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite. Di recente Noam Chomsky dichiara[2] che «le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è neo-liberismo» e «la democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori».

[1] Norberto Bobbio, in Imparare democrazia di Gustavo Zagrebelsky, Einaudi

[2] Ansa, “Chomsky, stiamo andando verso la plutocrazia”, 24 gennaio 2014, http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2014/01/24/-Chomsky-stiamo-andando-verso-plutocrazia-_9957888.html

Se ci rendiamo conto della recessione che stiamo subendo possiamo asserire che votare alle elezioni può essere pericoloso, se sbagli chi si prende quel voto viene a rubarti tutto quello che hai: la dignità, la libertà, il presente, il tuo futuro e quello dei tuoi figli. In campagna elettorale i partiti sono disposti a raccontare tutte le favole che immaginiamo pur di avere il tuo voto, sono capaci di raccontare ogni cosa, ogni cosa. In attesa che una massa critica di cittadini autoderminati svegli la propria coscienza e risolva la contesa con l’adozione di comportamenti etici, con l’integrità e la democrazia, accade che il più grande partito italiano rimane senza rappresentanza. Non c’è alcun dubbio che la presenza, a volte nervosa, del M5S abbia avuto effetti positivi verso il sistema e la società italiana, tant’è che gli italiani stessi attraverso il voto hanno determinato questa punizione nei confronti del sistema. Un sistema palesemente contrario all’interesse pubblico poiché sta causando danni incredibili e intollerabili: povertà e disperazione.

Nel 1993 ben 31.225.867 di italiani si schierarono contro il sistema, nel 2011 26.000.000 si sono schierati contro il sistema. Se riusciamo a focalizzare il fatto che il nostro problema risiede nella nostra capacità di analisi possiamo renderci conto che dobbiamo riprogettare il sistema, dal nostro stile di vita, al modo per selezionare i dipendenti politici. Le soluzioni esistono, ma è necessario uscire dal piano ideologico del sistema e approdare a quello nuovo, da noi immaginato, pensato, creato e realizzato. Il voto dei referendum ci consente di fare una sintesi politica e culturale, e costruire la società che immaginiamo; abbiamo una certezza non è quella delle lobbies che guidano i partiti tradizionali. L’aspetto più drammatico e grottesco della vicenda è che il sistema si alimenta dal nostro consenso, siamo noi che teniamo in vita il sistema che ci danneggia. Il sistema di cui stiamo parlando si basa su credenze: finanza, istituzioni, crescita, moneta, PIL e l’assenza di democrazia. Per risolvere il problema è necessario progettare e costruire un sistema diverso che sia credibile e sostenibile, e gli individui hanno il potere e libertà per farlo. Se i cittadini condividono l’obiettivo di cambiare i paradigmi culturali della società attraverso processi decisionali consensuali e la costruzione di collegamenti, nodi, e gli scambi dovuti alle relazioni, può accadere che una rete orizzontale produca realtà sociali, democratiche, conviviali e sostenibili. Nella sostanza l’alternativa al sistema obsoleto esiste, ma non ispira i soggetti politici italiani. Una rete orizzontale può consentire la crescita del sistema virtuoso, ma dipende dalla nostra volontà e dalla capacità di analisi. Il più grande partito italiano, ormai schierato contro il sistema, potrebbe costruire la proposta politica alternativa imitando i progetti sostenibili esistenti tornando all’economia reale, questo partito potrebbe riconoscere i valori di democrazia e bioeconomia, e consentire alla comunità di approdare a un’evoluzione epocale fatta di “prosperanza“.

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Asserire che da circa trent’anni anni il sistema finanziario e politico abbia puntato alla distruzione la democrazia rappresentativa e sta aumentando le diseguaglianze grazie allo distruzione dello stato sociale, sembra essere un’ovvietà. Dalla caduta del muro di Berlino fino al sistema euro abbiamo assistito alla distruzione della partecipazione democratica nei partiti di massa, alla cancellazione dell’autonomia di pensiero, ed alla privatizzazione dell’azione politica copiando il modello USA. Molti, fino a pochi anni fa, hanno persino creduto che i partiti facessero ancora politica, ma queste organizzazioni non esistono più, sono sostituite da fondazioni private legate agli interessi particolari delle lobbies. Sarà pur vero che l’unico partito rimasto è il Partito Democratico, ma è un’organizzazione eccessivamente verticista, per nulla meritocratica, e strutturata in maniera obsoleta ostaggio delle fondazioni. Ad esempio, è facile constatare che l’intero dibattito politico degli ultimi vent’anni è fermo su temi come: aumentare o ridurre le tasse, il cuneo fiscale, aumentare il PIL, controllare il rapporto debito/PIL, e l’evasione fiscale. Insomma un vocabolario alquanto misero e miserevole ed è la testimonianza del tracollo di un modello culturale giunto al termine. Non esiste affatto, nell’immaginario delle fondazioni politiche puntare all’aumento della partecipazione democratica, la trasparenza e ripensare il sistema bancario, oppure puntare al benessere dei cittadini ripensando i paradigmi di un sistema obsoleto. Energie alternative, democrazia diretta, riuso, patrimonio culturale, sovranità alimentare e beni comuni sono termini banditi dai luoghi del potere che conta e che decide per tutti.

Forse è un pò meno banale constatare che non esiste un movimento politico democratico, e meglio ancora un’organizzazione politica, matura, che abbia la convinzione e la capacità culturale di proporre una visione della società diversa dall’attuale sistema finanziario e politico, e peggio ancora sembra che non esista questo soggetto, che sappia realizzare questa alternativa con forza, serietà, capacità e fermezza.

Il sistema attuale, che non ci piace poiché palesemente non democratico ed iniquo, è ovviamente ben retribuito, motivato, stimolato e rinnovato nelle sue risorse umane, sempre più giornalisti, manager, accademici e politici più giovani prendono il posto dei vecchi, ma conservano l’obsoleto paradigma capace di auto rigenerarsi grazie alla sua forza pervasiva e persuasiva.

Sembra non ci sia nulla da fare, ma non è così, poiché cresce un dissenso consapevole verso questo sistema, ciò che sembra mancare è la coesione politica fra tutti quegli individui indignati che ben comprendono l’insostenibilità di un sistema palesemente immorale, prima di tutto. Manca quell’umiltà e quella capacità di riconoscersi e valutarsi, fra cittadini indignati, e pertanto è necessario avviare un grande processo democratico, cioè inclusivo, innovativo per l’atteggiamento dal basso fuori dal divide et impera (“destra” e “sinistra”), che possa aggregare e fare sintesi politica su priorità ormai inderogabili e per nulla procrastinabili nel tempo. E’ banale constare che l’insicurezza economica dovuta dall’assenza di lavoro e di un piano industriale adeguato ai tempi, rischia non solo di conservare la recessione, ma di pregiudicare il futuro di questo Paese.

Ci sono tanti italiani capaci di fare politiche adeguate, di fare impresa e di progettare un futuro sostenibile, ma sembra siano pochi coloro i quali intendano cimentarsi in un percorso di cambiamento rinunciando all’avidità che il sistema attuale garantisce per i pochi élitari che lo governano. Per costruire una visione alternativa concreta è necessario organizzare, aggregare, stimolare e formare una nuova classe politica libera dai condizionamenti del sistema attuale. L’indipendenza culturale e la passione indiscriminata, sincera e genuina sono determinanti per affermare un progetto seriamente innovativo. Per intenderci, nei partiti tradizionali spesso una parte importante dei cittadini si sono avvicinati al mondo politico per interessi personali, non per passione, e non per affermare idee e progetti interessanti. Per spezzare questo degrado morale è sufficiente misurare il merito e le capacità (creatività ed abilità) dando un valore maggiore, piuttosto che dare peso alla fedeltà ed all’attività da galoppino.

Pertanto, o il vuoto politico-culturale viene riempito da un progetto etico di ampio respiro, in maniera tale da restituire una speranza concreta al Paese, oppure siamo destinati a sprofondare nel percorso involutivo che assistiamo da circa trent’anni. Il cambio o è radicale, o non è un cambiamento.

Riflettere sull’opportunità di cambiare questo sistema ci consente di immaginare una società migliore, più responsabile e su quest’opportunità si può costruire una visione politica condivisa attraverso progettualità concrete che creano occupazione in ambiti virtuosi come il riuso, il recupero e la conservazione, come l’innovazione tecnologia delle fonti alternative. Interi settori industriali possono essere riconvertiti in ambiti virtuosi e se tutto ciò non è accaduto, oppure stenta a decollare, è sopratutto per ragioni di interessi politici, non per incapacità degli italiani. Anche questa riflessione sembra banale, ma perché noi italiani abbiamo sempre sbagliato nel dare consensi a questi soggetti politici che hanno distrutto il nostro paese? Adesso, grazie all’enorme bacino elettorale del partito del non voto, sembra che ci sia un risveglio. Speriamo di usare al meglio questo dissenso per ripensare i paradigmi culturali della nostra società, e cominciare a puntare con fermezza e coraggio al benessere sociale di tutto noi rimuovendo quelle barriere culturali che impediscono di far evolvere la società.

Buone esempi e progetti concreti possono essere avviati nonostante l’incapacità di chi ci amministra, poiché i buoni progetti hanno la grande forza di creare opportunità dalla nostra capacità di valutare, e di credere in noi stessi, i buoni progetti stanno in piedi per la loro efficacia tecnica e la loro sostenibilità economica. Infatti cooperative agricole e di privati stanno sfruttando l’opportunità delle nuove tecnologie per migliorare l’efficienza delle proprie attività cancellando gli sprechi in ambito energetico. Cittadini consapevoli possono creare società ad hoc, ed agendo come una massa critica possono orientare il credito, e godere dei vantaggi economici dell’installazione d’impianti che sfruttano le fonti alternative, e ristrutturare il proprio alloggio eliminando gli sprechi.

Molti fanno notare che la recessione ha prodotto un calo della domanda interna, cioè del mercato italiano poiché i cittadini non hanno più la possibilità di spendere (disoccupazione), c’è chi propone scelte di politiche espansive (finora escluse dai governi), e c’è l’UE che impone politiche di austerità che inaspriscono la recessione poiché tutti i partiti preferiscono guardare prioritariamente il rapporto debito/PIL, e quindi ridurre gli investimenti pubblici, e continuare a privatizzare. Esiste un’altra strada apparentemente più complessa, che rientra nell’esempio concreto sopracitato, approfittare della crisi di sistema per mostrare gli enormi vantaggi di un sistema diverso, che non da priorità ad indicatori obsoleti come il rapporto debito/PIL, ma a tutta una serie di dimensioni ed indicatori ben argomentati nel Benessere Equo e Sostenibile, e concentrare le energie mentali collettive in quella direzione.

Proprio nel campo energetico ci sono stati i più proficui ritorni occupazionali, ma l’interesse politico di conservare il sistema obsoleto delle grandi centrali a scapito della “generazione distribuita” rallenta un’evoluzione che consentirebbe ingenti risparmi alle famiglie ed alle imprese. E’ noto che gli sprechi aiutano a massimizzare i profitti di sistemi inefficienti, sia nella distribuzione dell’energia che in quella idrica. Il medesimo ragionamento vale per la gestione dei rifiuti solidi urbani, un sistema più efficiente riusa e ricicla ogni merce inutilizzata, mentre un sistema tecnologicamente inefficiente ha bisogno di sprecare e ricavare danaro proprio dagli sprechi, è per questo motivo che i cittadini pagano tasse per un servizio che non premia lo stile di vita virtuoso, ma vengono calibrate per assecondare gli interessi politici clientelari, quindi costi maggiori per le comunità, e danni ambientali diffusi che fanno peggiorare la qualità della vita.

Anche per i motivi sopra esposti bisogna ripensare i sistemi transitando dal fare a prescindere al  fare meno e meglio, tant’è che il PIL, essendo un indicatore monetario, non tiene conto della qualità ma solo della quantità, com’è noto a tutti.

Fonte: Istat e Cnel, Bes 2013, pag.10. Di cosa parliamo quando ci riferiamo al benessere? Il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo che coinvolga i diversi attori sociali. La definizione del quadro di riferimento porta con sé, dunque, un processo di legittimazione democratica che rappresenta l’elemento essenziale nella selezione degli aspetti qualificanti il benessere individuale e sociale. Giungere a un accordo sulle dimensioni più importanti (i cosiddetti “domini” del benessere) permette anche di individuare possibili priorità per l’azione politica. Seguendo tali premesse, anche l’Italia ha deciso di individuare una misura del benessere condivisa a livello nazionale che diventi un riferimento per il dibattito pubblico e che serva a meglio indirizzare le scelte democratiche rilevanti per il futuro del Paese.

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18 maggio 2013Sembra che nessuno abbia proposte serie per prevenire la corruzione e favorire, stimolare, incentivare una migliore selezione della classe dirigente. Sembra che nessun soggetto politico affronti il tema della formazione culturale, libera e incondizionata della classe dirigente di questo Paese, classe politica e tecnica. L’aspetto è alquanto sconcertante per una ragione banale, stiamo vivendo un passaggio epocale, e sembra che nessuno abbia  a cuore la promozione della futura classe dirigente libera dalle multinazionali e dal potere invisibile. Da decenni, tutti i media puntano sugli scandali politici col fine di aumentare i profitti monetari, delegittimare la credibilità di chi governa e aumentare l’apatia politica. I partiti non esistono più, l’ultimo rimasto si chiama Partito Democratico. In generale i soggetti politici sono condizionati dalle fondazioni per sostenere l’attività politica. Lo Stato smette di finanziare l’attività politica, costretta a dipendere dai privati col rischio concreto di uccidere la democrazia poiché la formazione culturale della classe dirigente e i partiti stessi sono influenzati dalle imprese. La conseguenza peggiore è che la classe politica cooptata non potrà rappresentare l’interesse pubblico e della Repubblica italiana, ma solo l’interesse di chi li paga o li ha formati per raggiungere un profitto monetario.

Se non si affrontano seriamente i temi dei costi della politica e della selezione della classe dirigente difficilmente potremmo avere un futuro migliore, nonostante la società italiana abbia tutte le risorse umane capaci di progettare un Paese diverso, più equo e più bello.

L’esperienza, la realtà che vediamo, dimostra e mostra tante cose. L’indipendenza e la comprovata moralità sono condizioni irrinunciabili, ed ognuno di noi vorrebbe essere rappresentato da persone preparate e capaci, così non è come sappiamo. Ogni cittadino, che volesse farlo, dovrebbe poter partecipare direttamente al processo decisionale della politica in maniera efficace (diritti referendari). Già questi due temi propongono obiettivi rivoluzionari per la cittadinanza poiché non ha mai selezionato i politici, e non possiede strumenti efficaci di democrazia diretta. Ad esempio, non esistono le elezioni primarie vere per legge, nessun soggetto politico è costretto a selezionare gli individui rispetto alle idee migliori, ma come accade nel peggiore dei casi in USA, i partiti non sono democratici, non sono trasparenti e sono costruiti per rappresentare gli interessi particolari delle multinazionali selezionando attori  – burattini – e non bravi politici. Nonostante esistono militanti di partito, possiamo renderci conto che la base, gli attivisti non hanno alcuna influenza sui vertici, anzi la storia insegna che gli eletti compiono scelte opposte ai programmi ed alle promesse elettorali. Le recenti elezioni politiche 2013 e la formazione dell’attuale Governo sono la dimostrazione di queste affermazioni.

E’ altrettanto noto che il sistema monetario telematico consente la costruzione di soggetti politici ad hoc atti a perseguire gli interessi particolari delle SpA e delle potenti multinazionali, i sistemi non trasparenti ci sono e sono noti: scatole cinesi, società off-shore, fondazioni politiche, think tank che producono idee per gli attori politici, etc. In Italia, per circa 20 anni Silvio Berlusconi ha potuto costruirsi un partito personale col sostegno di tutti, “opposizione” compresa poiché è stato legittimato entrando in Parlamento, nonostante egli abbia un enorme conflitto di interessi noto a chiunque, poiché editore e proprietario di network nazionali che hanno psico programmato i cittadini.

Sembra difficile costruire un soggetto politico forte che possa contrapporsi allo strapotere delle lobbies, ma costruire un soggetto democratico e trasparente, oggi è più semplice rispetto al passato. I sistemi di raccolta fondi e mezzo internet consentono di realizzare diversi progetti interessanti. Non mancano le risorse umane se è vero che 2,2 milioni di giovani sono senza lavoro, ed impiegare tempo ed energie mentali per la polis è senza dubbio lodevole. Sono importanti la credibilità, la democrazia interna, la trasparenza e la forza culturale degli individui che sappiano comunicare i propri obiettivi. Stiamo vivendo un’epoca di passaggio e le idee creative ci sono, mancano i soggetti politici capaci di interpretare questo cambiamento (fine dell’epoca industriale), manca soprattutto una reale partecipazione popolare poiché votare un partito significa delegare, l’opposto di quello che servirebbe all’evoluzione del nostro Paese, e la responsabilità di questa inerzia risiede soprattutto nei cittadini apatici. Partecipare è faticoso, si richiedono competenze e cultura, merito e trasparenza, si richiedono abilità per attivare risorse creative capaci di valutare, proporre e comunicare. E’ determinate creare una rete di relazioni fondata su valori condivisi e fiducia reciproca. Le relazioni sono gli stimolatori necessari a creare una rete sociale e politica, poiché lo sviluppo umano si fonda proprio sullo scambio (relazione, segnale). Il segnale – l’informazione – è determinante per avviare lo stimolo e creare gruppi di cittadini attivi su obiettivi condivisi: restituire la democrazia al popolo sovrano e progettare una società fondata su nuovi paradigmi culturali. Serve uno strumento: un soggetto politico democratico, libero, maturo e consapevole.

Nuova legge elettorale. Tutti sembrano intenzionati a ripristinare la preferenza, ma nessuno parla di elezioni primarie vere per legge (diritto di autocandidatura), e nessuno parla del sistema proporzionale, l’unico sistema veramente democratico rappresentativo poiché distribuisce seggi in base ai voti proporzionalmente ricevuti (stesso peso politico), e garantisce un’equa e corretta rappresentanza rispetto alla scelta dei cittadini. Passammo dal proporzionale al maggioritario per raggiungere una certa governabilità. Dopo 20 anni abbiamo visto che il risultato di questa governabilità è stato quello di ereditare un Paese distrutto da scelte sbagliate frutto di corruzione ed incapacità diffuse, pertanto, la qualità delle scelte non dipende dal sistema maggioritario, ma dall’indipendenza e dalla cultura degli individui, com’è ovvio che sia. Per tendere a questo obiettivo virtuoso noi italiani dovremmo cominciare a riconoscere il merito, e per farlo dobbiamo abdicare a vizi molto diffusi: avidità, invidia e cialtroneria.

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Tutelare la vita degli esseri umani. Il tema che intendo accennare è noto, vecchio, ma, ahimé, sembra non appartenere alle priorità dei dipendenti politici. Un vero controsenso che non si riesce a spiegare se non dal profondo cinismo e nichilismo che possiamo persino tagliare a fette, per intenderci quanto sia diffuso e presente, potremmo anche materializzarlo.

Le accademie, i progettisti ed i costruttori sono perfettamente consapevoli del pessimo stato dell’arte dell’ambiente costruito, e sanno che le prossime scosse di terremoto produrranno danni e morti, non è una previsione pessimistica, ma una visione realistica e corretta rispetto alle conoscenze relative alle tecniche costruttive degli edifici.

Ciò che mi lascia basito è proprio il fatto che gli addetti ai lavori sanno che la natura si ripeterà nel suo comportamento naturale, e sprigionerà un’energia sufficiente a far crollare gli edifici e che ci saranno danni e morti per l’inerzia politica dell’uomo. Non è il terremoto che uccide, ma l’ignoranza dell’uomo, e nel nostro caso l’inerzia dei dipendenti politici che sono stati psico-programmati dal nichilismo del pareggio di bilancio e dall’inganno psicologico denominato economia del debito. I politici hanno dimenticato cosa sia il valore della vita umana e hanno una priorità: rispettare i patti con l’UE anziché adempiere ai principi della nostra Costituzione. L’attuale linguaggio dei politici, nei talk show e nei media, se ci facciamo caso, è palesemente un tradimento alla Repubblica. I costruttori di opinione, opinion maker, i giornalisti non discutono dei problemi reali del paese, ma sembrano zerbini del pensiero dominante. La preoccupazione di questi manipolatori è prioritariamente il rispetto dei patti con l’UE – MES, fiscal compact, patto di stabilità – sembra che ad essi non interessa il benessere dei cittadini. Si muovono all’interno di un piano ideologico e religioso obsoleto e dannoso poiché fanno il giochino della coperta troppa corta, e quindi propongono di tassare e ridurre i servizi finanziati dallo Stato con lo scopo di privatizzare, e rubare soldi al risparmio degli italiani. Altre Nazioni hanno avuto l’onestà ed il coraggio di uscire dall’economia del debito riprendendosi la sovranità monetaria, pagando i debiti, e cancellando l’usura degli interessi sul del debito.

L’Italia, e soprattutto i Sindaci degli otto mila comuni devono indicare gli edifici a rischio sismico e devono predisporre una progettazione per evitare morti e ridurre i danni materiali, questa priorità non è un’opinione, ma un obbligo. I cittadini non devono più tollerare la cialtroneria dei dipendenti eletti che non adottano una strategia politica sulla prevenzione primaria. Dove reperire i soldi? E’ altrettanto banale ricordare che le regole di contabilità pubblica, inventate dall’UE ed applicate anche in Italia, sono del tutto sbagliate, prive di buon senso. E’ banale constatare che l’usuro-crazia del sistema euro va abolita e sostituita da un sistema di economia reale. Il problema non è quel pezzo di carta chiamato euro, il problema è come viene creata la moneta, la sua proprietà ed la tutela del credito che non c’è più. Bisogna abolire il sistema finanziario ed introdurre una politica delle risorse che ci ponga la domanda fondamentale: ci sono le risorse per farlo? Mai più: quanto costa? Non sono i soldi la misura corretta del valore. I soldi sono solo un mezzo, quindi bisogna introdurre la bioeconomia nel contabilità pubblica e privata nel rispetto del risorse finite del pianeta, e nel rispetto delle capacità umane. Si tratta di uscire dall’avidità ed entrare nell’economia reale, nella reciprocità e nella cooperazione reale fra popoli  e comunità.

Non possiamo tollerare ed accettare che in nome dell’austerità, dell’economia del debito, i dipendenti nominati in Parlamento anziché mettere risorse sulla prevenzione primaria ci prendano in giro con la favola della coperta troppo corta, dove troviamo i soldi? E’ del tutto immorale negoziare i nostri diritti ereditati col sangue dei nostri nonni. Chiunque abbia il tempo di leggere per approfondire il problema dei conti pubblici si renderà conto dell’inganno psicologico, una vera alchimia sostenuta da diversi decenni, una favola criminale che non sta più in piedi. I soldi per prevenire morti e danni ci sono, come ci sono per fare tutto il resto (ricerca, scuola, territorio, patrimonio storico, energie alternative, agricoltura etc.). Ricordiamo ai nostri dipendenti che i soldi servono per prevenire morti e danni. Un parlamentare che non rispetti questo banale principio va licenziato e processato, non possiamo tollerare il continuo tradimento alla Repubblica, avviato con i Trattati e prolungato con l’invenzione del MES e del fiscal compact. Questa Unione Europea è sbagliata nei principi poiché è palesemente in contrasto con la Costituzione, ed è sbagliata nelle regole contabili poiché non tengono conto delle leggi della fisica e della creatività umana. Tutti i partiti tradizionali sanno bene che l’UE nacque con questi errori ed orrori, lo sanno tutti, ma hanno voluto ignorare e prevaricare i popoli senza coinvolgerli e consultarli, i partiti italiani hanno scelto la strada dell’austerità ed oggi vorrebbero ripulire la propria coscienza sporcata dall’aumento povertà delle famiglie che essi hanno favorito. Non c’è più tempo per dare ascolto a questi bugiardi di professione, è tempo di applicare il cambio di paradigma culturale, i cittadini possono farlo liberamente, indipendente da chi governa. E’ tempo di creare e vivere un modello sostenibile, ci sono le tecnologie per farlo.

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Dal dopo guerra in poi la partecipazione politica si è concentrata prioritariamente nell’associazionismo (i partiti), nonostante la Costituzione preveda l’uso degli strumenti di democrazia diretta: il referendum abrogativo e l’iniziativa popolare. Alcune importanti riformi sociali non sono state realizzate dal Parlamento ma dal popolo, direttamente. La democrazia diretta è servita  soprattutto per la modifica di leggi che la pubblica opinione riteneva ingiuste, come ad esempio: il famigerato finanziamento pubblico ai partiti, l’acqua pubblica e l’energia nucleare. C’è da ricordarsi, però, che gli strumenti in vigore non sono realmente efficaci poiché depotenziati. Il referendum ha un anti democratico quorum di validità, mentre l’iniziativa non ha la forza di essere promulgata poiché è soltanto consultiva, solitamente il Parlamento ignora le istanze del sovrano. Quindi è necessario modificare gli strumenti per renderli efficaci.

Negli anni ’50, ’60 e ’70 i partiti erano, senza dubbio, i luoghi ove il cittadino esprimeva la propria opinione per cercarne un’affermazione politica. Col trascorrere dei decenni la scarsa trasparenza e la riduzione della democrazia interna ha scoraggiato la partecipazione dei cittadini nei partiti. Negli ultimi decenni i partiti hanno smesso di produrre idee e soluzioni poiché hanno abdicato la propria natura ai laboratori di pensiero, think tank, spesso finanziati dalle SpA e dalla fondazioni bancarie, che difficilmente perseguono interessi pubblici.

Negli anni ’90 il Parlamento, secondo i consigli dei think tank, avviò una serie di riforme istituzionali che trasferirono gli interessi economici e sociali dai partiti direttamente nelle mani dei Sindaci e dei Presidenti degli Enti locali. L’uso del diritto privato in ambito pubblico e la concentrazione di poteri nelle mani degli eletti ha privato i partiti della propria energia, li ha distrutti nella loro essenza, poiché essi non devono più fare una sintesi politica e proporla alle istituzioni, ma è sufficiente “comprarsi” un Sindaco per soddisfare i propri interessi, egli poi avrà tutti i mezzi legali per ripagare il sostegno elettorale. Negli USA la corruzione è persino legalizzata attraverso il sistema delle lobbies e della raccolta fondi. Nel 2008, sempre seguendo i consigli dei gruppi sovranazionali il Parlamento approvò l’antidemocratico Trattato di Lisbona completando la distruzione della Costituzione e dei valori: stato sociale e liberale.

Questa brevissima sintesi vuole ricordare che nella sostanza in Italia non esiste più alcuna democrazia rappresentativa, poiché mentre i cittadini credono che il reale potere sia nella delega, nella sostanza non siede più nel Parlamento dei nominati, ma nel condizionamento mentale e nel controllo delle leve del potere finanziario, nonostante il Parlamento rimanga il luogo che promulga le leggi.

La risposta alla crisi della democrazia rappresentativa non è la sua distruzione, ma nella sua evoluzione. Se una maggioranza parlamentare riuscisse ad approvare efficaci strumenti di democrazia diretta avremo un’opportunità straordinaria. E gli strumenti in se non sono la panacea di tutti i mali, sono solo lo strumento efficace per migliorare la società.

Il reale cambiamento passa attraverso un cambio di mentalità e la sperimentazione concreta di stili di vita diversi da quelli imposti dal “sistema”. Il cambiamento nasce in un progetto politico popolare consapevole del fatto che bisogna riformare una nuova classe dirigente, libera e non condizionata dall’élite odierna.

Dalla dissoluzione dei partiti che abbiamo assisto può nascere una maggioranza di cittadini che ha la legittimità di cambiare regole e forme di partecipazione al processo decisionale della politica. Aprendo spazi e luoghi di discussione, con un atteggiamento pragmatico ai problemi reali, ogni cittadino può avviare progetti creativi per migliorare la qualità della vita, questa è l’essenza della polis, politica. Istituzionalizzando questi processi le decisioni popolari avranno una legittimità politica ed un riscontro pratico tangibile.

leggi anche:

Tracollo di un modello, avanti un altro, 1 marzo 2013
I chiacchieroni che governano da sempre, 28 febbraio 2013
Il futuro dell’Italia?, 27 febbraio 2013
Politica industriale, 15 febbraio 2013
La ricchezza degli italiani, 23 gennaio 2013
Finanziarie la prevenzione, come? 22 gennaio 2013
Il bivio, 12 dicembre 2012
debito e soluzioni, 13 novembre 2012
Italiani, voto e politici, 30 ottobre 2012
Un danno economico incalcolabile: l’assenza di una scuola politica, 25 settembre 2012
La fine e l’inizio, 12 settembre 2012
Visione politica, 25 agosto 2012
I volti dell’usurpazione, 14 luglio 2012
Il pareggio è un crimine contro l’umanità, 3 maggio 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Dittatura avanti tutta, 12 febbraio 2012
Predire il futuro della polis, 27 gennaio 2012
(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 201
Ripensare la società insieme ai cittadini, 3 ottobre 2011
Immaginare il cambiamento, 14 giugno 2011
Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito), 26 maggio 2011
Possiamo farcela, 11 aprile 2011
Agire direttamente, 10 febbraio 2011
Rompere l’incantesimo, 18 gennaio 2011
Capitano, siamo un faro. 12 gennaio 2011
cambiamo tutto, 3 novembre 2010

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ego-eco

Questa crisi non passeggera ci sta regalando un’opportunità. Le elezioni politiche 2013 ci stanno dando un ennesimo regalo, l’evidenza pubblica degli imbonitori e dei futuri creduloni (gli elettori). La comunicazione dei politici in gara è a dir poco esilarante: chi ha evidenti responsabilità politiche dei danni prodotti dalla crisi sta promettendo tutto, e il contrario di quello che fino a ieri ha deliberato, sbugiardando e smentendo se stesso, il suo partito e ciò che rappresenta.

Il momento della delega dura pochi secondi, metti una croce, pieghi e imbuchi. Tutto ciò non ha nulla a che fare con i problemi delle nostre vite quotidiane, problemi che non avranno risposte dai politici in gara poiché essi non sono pagati per risolvere problemi. Già da oggi sappiamo una cosa, forse scontata ma non è banale: delegare non risolverà alcun problema, e dopo il voto tutto sarà come prima. Tutto cambierà quando il popolo avrà appreso la capacità di valutare e chiedere conto ai dipendenti eletti, tutto cambierà quando il processo decisionale della politica sarà veramente democratico grazie agli strumenti di democrazia diretta. Dopo febbraio possiamo prevedere che questi strumenti non saranno introdotti in Italia, e possiamo prevedere che il partito del non voto avrà un’influenza indiretta su queste elezioni, proprio com’è accaduto nelle recenti elezioni regionali in Sicilia ove la maggiorana degli aventi diritto al voto ha preferito non sostenere il sistema. Questo dato ha un’importanza sociale e politica molto rilevante perché la titolarità giuridica della sovranità, del potere supremo, appartiene al popolo e quando il sovrano preferisce non delegare questo potere, i dipendenti eletti perdono legittimità politica.

Oltre a questo dato sociale è importante organizzare la proposta politica alternativa. I partiti attuali non hanno più legittimazione politica, e non esprimo più la volontà popolare, questa è la sintesi. Il popolo comunque ha bisogno di fare politica, anche quando non si esprime, continua a fare politica.

Se la logica ci indica che non esiste una maggioranza politica legittimata è ragionevole pensare che bisogna trovare legittimità altrove. L’unica è la democrazia, il governo del popolo. In questa sintesi logica è naturale attendersi la trasformazione della Repubblica in un sistema democratico più maturo ove il cittadino possa avere strumenti efficaci per governare direttamente e insieme agli organi elettivi.

Tolta la fiducia ai partiti, i cittadini devono riporla in se stessi e nella comunità. E’ prevedibile ritenere che le elezioni non daranno un governo stabile, ma daranno una risposta politica, antropologica e sociale: bisogna cambiare le regole che organizzano la società per adeguarle ai cambiamenti in corso. Una risposta in linea con la Costituzione è la rinascita della convivialità, delle agorà e delle forme partecipative collettive che possono promuovere la volontà popolare. Le esperienze costruttive di metodi e forme di partecipazione sono presenti nel mondo interno, è necessario che in Italia si cominci a sperimentare e migliorare i processi nel corso tempo.

Può sembrare banale e semplice, ma è proprio così, si esce dalla crisi ripristinando la democrazia oggi sospesa dalle scelte politiche dei partiti tradizionali che hanno consegnato poteri determinanti ad organi non elettivi, e che si trovano nell’Unione Europea. Il popolo ha l’obbligo ed il dovere morale di auto organizzare la futura classe dirigente ribaltando il paradigma odierno che propone principi e regole sbagliate e l’hanno già dimostrato.

Tutti gli indicatori economici ci dicono che la situazione italiana è nettamente peggiorata a causa dell’austerità. I dati ce li fornisce l’ISTAT: nell’agosto del 2011 il tasso di disoccupazione era all’8,4 per cento, l’indice della produttività al 4,8 e quello delle vendite al dettaglio a -0,3 per cento; un anno dopo la disoccupazione era salita al 10,7 per cento, l’indice della produttività si era contratto al 5,2 e le vendite al dettaglio erano scese del 3,2 per cento. Il PIL nel quarto trimestre del 2011 era 0,4 mentre nel terzo del 2012 era sceso a -2,6 per cento. I mercati ci chiedono più interesse perciò siamo più poveri.

L’élite attuale che ha causato questi danni non solo non darà soluzioni positive ai cittadini, ma produrrà altri danni ancora più gravi. La soluzione è nel cambiare paradigma culturale partendo dal ripristino delle sovranità nazionali, la risposta all’austerità che toglie democrazia è più democrazia. Attraverso il progetto di democrazia vendesi puoi esprimere la tua opinione sulla legge elettorale, sul debito e sull’euro.

estratto da: Il governo delle sigle, in Democrazia Vendesi, Rizzoli, pag. 114, di Loretta Napoleoni

Sottoscrivendo il Fiscal Compact nessun Paese potrà spendere più di quanto incassa, che per una nazione come la Germania che gode di un enorme surplus della bilancia commerciale non costituisce alcun problema. Ma che succede quando questo principio viene applicato all’Italia, alla Grecia, e cioè a nazioni gravemente indebitate? Per ridurre il debito lo Stato ha tre alternative: aumentare le tasse, vendere il patrimonio pubblico, ridurre la spesa pubblica.

Oppure una quarta, fare tutte e tre queste manovre in contemporanea.

Aumentare le tasse può essere efficace, ma ha un grave effetto collaterale: deprime l’economia. Riduce infatti la ricchezza di famiglie e aziende e fa calare i consumi, la produzione e dunque l’offerta di lavoro, generando disoccupazione, diminuzione del PIL e, in ultimo, anche una contrazione del gettito fiscale. Come hanno sostenuto molti economisti redditi più bassi e consumi minori danno luogo a meno tasse, si innesca così un circolo vizioso che contrae l’economia, fino ad arrivare al collasso del sistema, con gravi conseguenze sociali. Diverso sarebbe se l’aumento delle tasse si applicasse a rendite finanziarie e grandi patrimoni, e se ci fosse un controllo sui movimenti di capitali all’estero. In questo caso, la capacità di spesa della gran parte della popolazione non si contrarrebbe ma ne soffrirebbe il portafoglio di quella piccola fetta della popolazione che è ricca. Che però è ben collegata alla casta politica da una rete di amicizie e interessi. Basta questo per capire perché non si è fatta la patrimoniale in Italia. Vendere il patrimonio pubblico, per la terza volta in poco più di trent’anni, avrebbe effetti minimi e solo temporanei sui conti dello Stato. Non ha funzionato negli anni Ottanta e Novanta, perché dovrebbe funzionare adesso? Non dimentichiamoci che a guidare questa operazione sarebbe sempre la stessa classe politica, addirittura in gran parte proprio le stesse persone. Diverso sarebbe se questo patrimonio fosse messo a frutto, per esempio affidandone la gestione in cambio di affitti, percentuali sui profitti realizzati dai privati, e se la gestione delle aziende «pubbliche» fosse resa efficiente. Un’azienda pubblica può produrre reddito esattamente come una privata, col vantaggio che i profitti ricadrebbero a cascata sulla collettività; questa possibilità dipende soltanto dalla professionalità dei gestori, ovvero dalla qualità della classe dirigente.

Ridurre la spesa pubblica, invece, è un’operazione più complessa perché esistono due tipi di spesa: quella «utile», che serve a finanziare i servizi sociali, le pensioni, l’istruzione, le infrastrutture, la cultura, la tutela del patrimonio ambientale e storico eccetera; e quella «superflua», o «cattiva», che non si traduce in un temporaneo aumento di benessere o ricchezza per i cittadini, ma alimenta sprechi, inefficienze e così via. È chiaro che sarebbe bene non tagliare la spesa utile perché la qualità della nostra vita è direttamente correlata alla capacità dello Stato di garantire un certo livello di servizi, e questo è possibile solo in presenza di una spesa pubblica adeguata. Eppure in Grecia è proprio la spesa utile che è stata decurtata per prima.

La spesa «superflua» o «cattiva», al contrario, può e deve essere colpita: rientrano in questo campo la sproporzione degli apparati amministrativi, i privilegi di alcune categorie, per esempio i politici, la corruzione, e così via. Ciononostante, pur essendo rilevante in termini assoluti, questa parte di spesa è relativamente marginale sul totale dell’economia, e la sua eliminazione produce scarsi risultati sulla riduzione del debito pubblico. E questo spiega perché si colpisce sempre la spesa utile.

Tassazione sulle famiglie, privatizzazioni e tagli ai servizi, ecco la dieta imposta alla periferia dal Fiscal Compact. Una formula che finisce per produrre un trasferimento della ricchezza pubblica verso interessi privati e lontano dal controllo statale e collettivo, proprio come negli anni Novanta.

La gestione pubblica, anche se poco efficiente, garantisce comunque un minimo livello di controllo «democratico». In conclusione tutte queste misure, come si è detto, hanno effetti fortemente depressivi sull’economia nel complesso e sono antidemocratiche.

Anche dietro lo scudo anti-spread si nasconde il lupo cattivo. E vediamo perché. Quando uno Stato per ottenere prestiti sui mercati tradizionali deve pagare tassi d’interesse troppo elevati può chiedere al Meccanismo di Stabilità di intervenire. In questo caso, i ministri delle Finanze dei Paesi membri, assieme alla Commissione Europea, alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale, la Troika insomma, stilano un «memorandum», ovvero una serie di condizioni che lo Stato in questione deve accettare per ottenere il prestito.

Le condizioni sono ancora una volta la dieta stretta di austerità: riduzione dei salari pubblici, riduzione dei dipendenti pubblici, privatizzazioni delle aziende statali, privatizzazione dei servizi pubblici (sanità, trasporti, istruzione eccetera), vendita del patrimonio pubblico, maggiore «flessibilità» del lavoro, e così via. Ma come funziona lo scudo? Semplice: come una banca presta soldi agli Stati in difficoltà dietro interesse. Quindi non si tratta affatto di un salvataggio ma di un prestito, che per di più ha costi non solo finanziari, ma anche politici.

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