Urbanistica e cittadini

L’urbanistica è una disciplina sociale influenzata da diverse componenti (finanza e proprietà privata) e nonostante quella del disegno urbano sia la più importante non è la determinante ai fini delle scelte definitive relative all’organizzazione territoriale e le destinazioni d’uso dei suoli. Esiste una certa consuetudine politica nel ricercare bravi urbanisti cui affidare incarichi di progettazione, e manipolare successivamente le norme tecniche dei piani per assecondare gli interessi privati della rendita immobiliare, con la conseguenza negativa di modificare le previsioni e gli obiettivi del piano urbanistico stesso. Esiste anche la pratica di approvare piani con previsioni deliberatamente errate al fine di alimentare entrate per la spesa corrente degli Enti pubblici e sperare in un mercato immobiliare, ma tali decisioni frutto solo dell’avidità e non di studi consapevoli, servono solo a distruggere le risorse limitate. Questa consuetudine politica ci insegna che nel campo dell’urbanistica il disegno della città ed il relativo dimensionamento vengono sempre condizionati da beceri interessi privati, e dalle discipline economico finanziarie e giuridiche che a loro volta influenzano le decisioni politiche locali, spesso a danno della collettività e dell’interesse generale. Quando i decisori politici hanno saputo conservare una propria autonomia e/o in assenza di pressioni particolari è accaduto che le città sono state pianificate correttamente conservando la coerenza previsionale dei piani stessi, e quindi gli abitanti hanno potuto godere dei vantaggi di una corretta pianificazione urbanistica, cioè una maggiore qualità della vita.

Questa breve premessa accenna ad un problema che dura sin dall’inizio dell’urbanistica moderna poiché attraverso le discipline giuridiche e finanziarie decisori politici e lobbies locali non rispettose dell’interesse generale hanno saputo e potuto agire secondo il proprio tornaconto. La storia e la letteratura urbanistica insegnano che soluzioni pratiche esistono, ma per avere sagge soluzioni e durature per favorire l’interesse generale bisogna modificare gli strumenti giuridici, l’estimo e le procedure urbanistiche favorendo i principi costituzionali sanciti dagli articoli 2, 3 e 9. Ad esempio, è ampiamente noto che in alcuni paesi europei i Comuni hanno potuto conservare la proprietà pubblica dei suoli dandone in concessione d’uso il diritto di superficie, mentre in altri paesi come Italia, all’inizio del novecento, prevalse l’idea di privilegiare la proprietà privata, e durante gli anni ’60 la proposta di ritornare su questa decisione fu bocciata dal legislatore per favorire gli interessi privati propensi ad un’efficace speculazione edilizia attraverso il meccanismo della rendita, tutt’oggi motore obsoleto dei piani urbanistici e sostenuta dagli indicatori finanziari per favorire lo strumento del debito.

E’ altrettanto vero che politici locali di buona cultura possono agire in autonomia e pianificare città sostenibili, ma la selezione della classe dirigente politica italiana non è nelle mani di liberi cittadini consapevoli, sensibili e responsabili, com’è tristemente noto.

Pertanto per ripristinare una buona urbanistica è necessario che la disciplina possa “alleggerirsi” dalle sue componenti giuridiche e finanziarie per ridare valore al disegno, al progetto, e quindi alla creatività umana capace di trovare soluzioni concrete ai problemi degli abitanti delle città, del resto come avviene più facilmente all’estero grazie a strumenti giuridici più efficaci, un sistema bancario a servizio dei cittadini, grazie ad una classe dirigente più acculturata e responsabile, grazie ad un atteggiamento culturale dei cittadini più consapevoli e rispettosi verso i progettisti riconoscendone il valore poiché capaci di migliorare la qualità di vita degli abitanti. Oltre a questo aspetto non bisogna sottovalutare il fatto che numerosi studi ed indagini mostrano un aumento della regressione culturale ed in Italia esiste un enorme problema di ignoranza di ritorno, questo aspetto dannoso e pericoloso influenza il comportamento delle persone che le rende meno consapevoli, meno civili e meno capaci di decidere liberamente su cosa sia meglio per loro e per gli altri. Occorre avviare programmi nazionali di alfabetizzazione sulle materie scientifiche per gli adulti per i laureati, e per i professionisti.

Negli ultimi decenni gli urbanisti al fine di rimanere coerenti rispetto ai propri disegni urbani hanno dovuto inventare e sviluppare diverse tecniche per consentire loro di stare dentro i limiti giuridici (acquisizione delle aree) ed economici, cioè la ricerca di risorse monetarie per attuare i piani. Tutte le tecniche finora applicate appartengono al piano ideologico della crescita, poiché è l’ideologia più studiata e diffusa in ambito scolastico ed accademico. Da poco più di un decennio alcuni urbanisti hanno deciso di uscire da questo piano ideologico, alcuni circa trent’anni fa sono stati dei precursori quando hanno immaginato città sostenibili e piani a “crescita zero”, chiaramente ispirati dagli utopisti dell’ottocento e dall’approccio olistico. I cittadini dovrebbero sapere che possono vivere in città migliori di quelle realizzate a partire dagli anni ’50 in poi, molto migliori, ed il più grande ostacolo a questa evoluzione sociale collettiva risiede nel nichilismo e nell’ignoranza dei cittadini stessi, oltre che in una inadeguata classe politica locale che rappresenta i cittadini stessi. Scovato il problema, trovata la soluzione: i cittadini. Nessuno vieta ai cittadini di riunirsi e proporre soluzioni adeguate investendo risorse umane e monetarie proprie al fine di rigenerare il quartiere e la città. Il mondo intero, e l’Europa stessa è ricca di esperienze e soluzioni che dimostrano come siano i cittadini a fare la differenza positiva o negativa nella gestione della città e della polis.

Gli investimenti nelle attività di pianificazione sono quelli più duraturi, almeno vent’anni anni. I cittadini possono investire i propri risparmi nell’aggiustare la propria città e migliorare il proprio quartiere, non si tratta di un intervento speculativo come spesso accade dal soggetto promotore, ma di un investimento per il proprio benessere promosso da un nuovo soggetto: la comunità. Essi dovrebbero imparare a giudicare la qualità del progetto rispetto all’impatto sociale dell’intervento e la partecipazione attività ed i diritti costituzionali: la bellezza e il decoro, ambiente e salute, la qualità dello spazio pubblico, l’efficienza energetica, i nuovi servizi come le biblioteche e la mobilità intelligente, l’uso razionale delle risorse, ed in fine la sostenibilità economica, verificandone semplicemente gli indici. Con una forte regia pubblica, la comunità deve assumersi la responsabilità di diventare committenza della rigenerazione urbana bioeconomica al fine di superare i tradizionali piani espansivi e speculativi e favorire piani di recupero dei tessuti esistenti.

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Sempre i peggiori? Possiamo cambiare!

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Il tema della selezione degli eletti e della loro indipendenza è un argomento tristemente ed irresponsabilmente nascosto da tutti gli attori politici e dai media tradizionali. La cronaca politica è colma di scandali, inchieste giudiziarie che raccontano la corruzione, ma l’abbondanza di queste vicende non è minimamente compensata con proposte per risolvere il notissimo problema, vecchio quanto il mondo. Non c’è dubbio che in letteratura siano state proposte soluzioni efficaci, ma gli italiani condizionati dalle proprie emozioni contrastanti si lasciano guidare da partiti populisti e demagogici e dall’apatia politica.

Un politico colto, altruista, capace ed indipendente è senza dubbio pericoloso per lo status quo, ma soprattutto è una specie estinta. La maggioranza degli italiani affetta dall’analfabetismo funzionale si affida ai demagoghi e non partecipa attivamente alla politica. I partiti preferiscono i modelli sociali feudali alla democrazia. Attualmente stiamo vivendo un periodo feudale ove i pochi non eletti decidono per tutti. Le attuali e future generazioni staranno peggio delle precedenti, ci dicono i dati economici. Gli organi di distrazione di massa accelerano le regressione mentale che possiamo notare nella società. L’immaturità dei politici non è un processo spontaneo, ma un processo indotto sapientemente da chi sa influenzare le masse. Se scegliamo sempre i peggiori per rappresentarci, la colpa è nostra, mi pare evidente. Se ci rifiutiamo di partecipare direttamente la colpa è sempre nostra.

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Per fortuna il futuro è comunque incerto, nel senso che non è determinato, e può essere scritto da noi stessi, se riuscissimo a rimuovere schemi mentali obsoleti che ci costringono a regredire piuttosto che maturare, che ci costringono a fare errori piuttosto che sperimentare nuovi modelli e crescere insieme. Prima di tutto dobbiamo affrontare la radice del problema: l’analfabetismo funzionale e di ritorno, altrimenti anche internet può essere una trappola mortale per la democrazia, anzi potrebbe favorire nuovi regimi autoritari.

Curiosità e coraggio per le sperimentazioni sono stimoli importanti, molto più importanti dell’indignazione che viene alimentata dai media poiché spesso si traduce in apatia e sfiducia. La maggioranza dei cittadini vota con la “pancia” come si dice in gergo, è questo il problema enorme della nostra società. Anziché usare la razionalità caratteristica distintiva degli esseri umani, se facciamo caso, siamo piuttosto infantili nelle scelte politiche, siamo predatori, famelici, egoisti, disinteressati, senza dimenticare che la politica è strumento di ascensore sociale e dove la selezione è fatta rispetto alla fedeltà ed ai rapporti amicali. Questo comportamento non è affatto casuale, le SpA hanno speso miliardi di parcelle per psicologi, psichiatri e pubblicitari per raggiungere questo risultato. I Governi hanno fatto di tutto per distruggere la scuola e creare cittadini addomesticabili.

Pertanto, come modificare le regole al processo decisionale della politica per favorire la nascita di questa specie estinta? (Politico colto, altruista, capace ed indipendente) Usare al meglio gli strumenti che abbiamo a disposizione: fare rete fra cittadini liberi e coordinarsi in progetti politici genuini capaci di progettare risposte ideali e concrete per migliorare la nostra vita. Dobbiamo sperimentare la democrazia e favorire gli individui eccellenti applicando il merito, e questo dipende essenzialmente dalla capacità delle masse di riconoscere i talenti, che a sua volta dipende dalla cultura degli individui. Se noi scegliamo sempre i peggiori è evidente che la cultura degli individui non è adeguata, quindi? Bisogna migliorare la cultura degli individui, ruolo tradizionale che spetta alla scuola, distrutta dai governi. Avviamo percorsi autogestiti e sperimentali per sviluppare capacità individuali e collegiali.

In questo modo potremmo imparare a valutare e far crescere le comunità per tendere a società sempre più democratiche, nel senso proprio del termine, dove i molti decidono e non i pochi e lo fanno con processi efficaci come accade in Svizzera ed altre nazioni che da tempo usano metodi partecipativi diretti. La questione morale dipende solo dalla nostra capacità di valutare le persone, non dalle chiacchiere, ma dai fatti e dai percorsi personali. La democrazia è utile a compiere scelte migliori su temi che ci riguardano direttamente, ma la democrazia rappresentativa serve a scegliere le persone, e noi italiani non sappiamo scegliere, bisogna ammetterlo. Dobbiamo riflettere molto su questo aspetto e dobbiamo introdurre criteri selettivi come le primarie, ma non quelle all’americana e non con i partiti aziendali americani dove la corruzione è stata legalizzata. Non è un caso che l’implosione del capitalismo sia partita dagli USA dato che l’industria finanziaria ha saputo farsi scrivere le leggi che desiderava per rubare ai molti ed arricchire i pochi. Consentiamo a tutti i cittadini di poter concorre alle cariche elettive regolando bene il sistema della pubblicità, della propaganda, applicando l’uguaglianza e individuando una corretta misura delle spese. Se favoriamo il confronto vero, cosa che non c’è mai stata altrimenti i galoppini non potrebbero occupare ruoli, sarà più facile valutare i talenti e successivamente giudicarli dai fatti. E’ noto che la televisione ed i giornali dominano la pubblicità politica, come si dice in gergo fanno opinione e quindi costruiscono i personaggi politici, senza quegli strumenti i partiti avrebbero difficoltà nel raggiungere gli elettori. Un caso italiano recente, interessante e controverso è senza dubbio il consenso del M5S, 8,6 milioni di italiani hanno riposto fiducia in un personaggio pubblico, già noto e credibile agli occhi dei cittadini, ma che ha fatto un campagna elettorale tradizionale, riempiendo le piazze e sfruttando l’eco dei media. L’arte teatrale a servizio di un progetto politico ha saputo raccogliere un inaspettato consenso che ha spiazzato i partiti tradizionali che non usano la comunicazione della satira per dire ciò che pensano. Questo partito, attraverso il porcellum, manda in Parlamento 163 cittadini sconosciuti senza alcuna esperienza politica e senza una selezione meritocratica e democratica.

Internet è uno strumento utile se usato correttamente, e le recenti elezioni ci raccontano che questo mezzo potrebbe essere usato meglio, soprattutto per applicare una maggiore condivisione delle idee ma è necessario conservare il processo selettivo dei politici a modelli più tradizionali per evitare facili brogli, poiché attraverso l’informatica è più facile compiere manipolazioni. Regole efficaci potrebbero garantire una corretta pubblicità e promuovere un diritto “nuovo”: l‘auto candidatura, consegnando al popolo un potere finora circoscritto ai partiti che siedono in Parlamento poiché, com’è noto, tutti i partiti si sono arrogati il diritto di selezionare gli eletti, il popolo è sempre stato escluso dalle decisioni, e quando si è espresso tramite un referendum ha dimostrato di pensare diversamente dai propri dipendenti che anziché fare scelte nell’interesse pubblico hanno sempre assecondato il volere dei loro padroni particolari, spesso SpA e gruppi élitari sovranazionali.

I media dicono che il Ministro dell’Economia Saccomanni potrebbe privatizzazione ENI, ENEL, e Finmeccanica. E’ una decisione presa altrove tanto tempo fa. Questi suggerimenti sono stati costruiti nei soliti think tank di ispirazione liberista che mirano a distruggere gli Stati e le Costituzioni socialiste e liberali per affermare la religione delle SpA, ampiamente sostenuta anche dall’Unione Europea.

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Selezionare la classe dirigente

18 maggio 2013Sembra che nessuno abbia proposte serie per prevenire la corruzione e favorire, stimolare, incentivare una migliore selezione della classe dirigente. Sembra che nessun soggetto politico affronti il tema della formazione culturale, libera e incondizionata della classe dirigente di questo Paese, classe politica e tecnica. L’aspetto è alquanto sconcertante per una ragione banale, stiamo vivendo un passaggio epocale, e sembra che nessuno abbia  a cuore la promozione della futura classe dirigente libera dalle multinazionali e dal potere invisibile. Da decenni, tutti i media puntano sugli scandali politici col fine di aumentare i profitti monetari, delegittimare la credibilità di chi governa e aumentare l’apatia politica. I partiti non esistono più, l’ultimo rimasto si chiama Partito Democratico. In generale i soggetti politici sono condizionati dalle fondazioni per sostenere l’attività politica. Lo Stato smette di finanziare l’attività politica, costretta a dipendere dai privati col rischio concreto di uccidere la democrazia poiché la formazione culturale della classe dirigente e i partiti stessi sono influenzati dalle imprese. La conseguenza peggiore è che la classe politica cooptata non potrà rappresentare l’interesse pubblico e della Repubblica italiana, ma solo l’interesse di chi li paga o li ha formati per raggiungere un profitto monetario.

Se non si affrontano seriamente i temi dei costi della politica e della selezione della classe dirigente difficilmente potremmo avere un futuro migliore, nonostante la società italiana abbia tutte le risorse umane capaci di progettare un Paese diverso, più equo e più bello.

L’esperienza, la realtà che vediamo, dimostra e mostra tante cose. L’indipendenza e la comprovata moralità sono condizioni irrinunciabili, ed ognuno di noi vorrebbe essere rappresentato da persone preparate e capaci, così non è come sappiamo. Ogni cittadino, che volesse farlo, dovrebbe poter partecipare direttamente al processo decisionale della politica in maniera efficace (diritti referendari). Già questi due temi propongono obiettivi rivoluzionari per la cittadinanza poiché non ha mai selezionato i politici, e non possiede strumenti efficaci di democrazia diretta. Ad esempio, non esistono le elezioni primarie vere per legge, nessun soggetto politico è costretto a selezionare gli individui rispetto alle idee migliori, ma come accade nel peggiore dei casi in USA, i partiti non sono democratici, non sono trasparenti e sono costruiti per rappresentare gli interessi particolari delle multinazionali selezionando attori  – burattini – e non bravi politici. Nonostante esistono militanti di partito, possiamo renderci conto che la base, gli attivisti non hanno alcuna influenza sui vertici, anzi la storia insegna che gli eletti compiono scelte opposte ai programmi ed alle promesse elettorali. Le recenti elezioni politiche 2013 e la formazione dell’attuale Governo sono la dimostrazione di queste affermazioni.

E’ altrettanto noto che il sistema monetario telematico consente la costruzione di soggetti politici ad hoc atti a perseguire gli interessi particolari delle SpA e delle potenti multinazionali, i sistemi non trasparenti ci sono e sono noti: scatole cinesi, società off-shore, fondazioni politiche, think tank che producono idee per gli attori politici, etc. In Italia, per circa 20 anni Silvio Berlusconi ha potuto costruirsi un partito personale col sostegno di tutti, “opposizione” compresa poiché è stato legittimato entrando in Parlamento, nonostante egli abbia un enorme conflitto di interessi noto a chiunque, poiché editore e proprietario di network nazionali che hanno psico programmato i cittadini.

Sembra difficile costruire un soggetto politico forte che possa contrapporsi allo strapotere delle lobbies, ma costruire un soggetto democratico e trasparente, oggi è più semplice rispetto al passato. I sistemi di raccolta fondi e mezzo internet consentono di realizzare diversi progetti interessanti. Non mancano le risorse umane se è vero che 2,2 milioni di giovani sono senza lavoro, ed impiegare tempo ed energie mentali per la polis è senza dubbio lodevole. Sono importanti la credibilità, la democrazia interna, la trasparenza e la forza culturale degli individui che sappiano comunicare i propri obiettivi. Stiamo vivendo un’epoca di passaggio e le idee creative ci sono, mancano i soggetti politici capaci di interpretare questo cambiamento (fine dell’epoca industriale), manca soprattutto una reale partecipazione popolare poiché votare un partito significa delegare, l’opposto di quello che servirebbe all’evoluzione del nostro Paese, e la responsabilità di questa inerzia risiede soprattutto nei cittadini apatici. Partecipare è faticoso, si richiedono competenze e cultura, merito e trasparenza, si richiedono abilità per attivare risorse creative capaci di valutare, proporre e comunicare. E’ determinate creare una rete di relazioni fondata su valori condivisi e fiducia reciproca. Le relazioni sono gli stimolatori necessari a creare una rete sociale e politica, poiché lo sviluppo umano si fonda proprio sullo scambio (relazione, segnale). Il segnale – l’informazione – è determinante per avviare lo stimolo e creare gruppi di cittadini attivi su obiettivi condivisi: restituire la democrazia al popolo sovrano e progettare una società fondata su nuovi paradigmi culturali. Serve uno strumento: un soggetto politico democratico, libero, maturo e consapevole.

Nuova legge elettorale. Tutti sembrano intenzionati a ripristinare la preferenza, ma nessuno parla di elezioni primarie vere per legge (diritto di autocandidatura), e nessuno parla del sistema proporzionale, l’unico sistema veramente democratico rappresentativo poiché distribuisce seggi in base ai voti proporzionalmente ricevuti (stesso peso politico), e garantisce un’equa e corretta rappresentanza rispetto alla scelta dei cittadini. Passammo dal proporzionale al maggioritario per raggiungere una certa governabilità. Dopo 20 anni abbiamo visto che il risultato di questa governabilità è stato quello di ereditare un Paese distrutto da scelte sbagliate frutto di corruzione ed incapacità diffuse, pertanto, la qualità delle scelte non dipende dal sistema maggioritario, ma dall’indipendenza e dalla cultura degli individui, com’è ovvio che sia. Per tendere a questo obiettivo virtuoso noi italiani dovremmo cominciare a riconoscere il merito, e per farlo dobbiamo abdicare a vizi molto diffusi: avidità, invidia e cialtroneria.

La partecipazione che non c’è, ma che può esserci.

Dal dopo guerra in poi la partecipazione politica si è concentrata prioritariamente nell’associazionismo (i partiti), nonostante la Costituzione preveda l’uso degli strumenti di democrazia diretta: il referendum abrogativo e l’iniziativa popolare. Alcune importanti riformi sociali non sono state realizzate dal Parlamento ma dal popolo, direttamente. La democrazia diretta è servita  soprattutto per la modifica di leggi che la pubblica opinione riteneva ingiuste, come ad esempio: il famigerato finanziamento pubblico ai partiti, l’acqua pubblica e l’energia nucleare. C’è da ricordarsi, però, che gli strumenti in vigore non sono realmente efficaci poiché depotenziati. Il referendum ha un anti democratico quorum di validità, mentre l’iniziativa non ha la forza di essere promulgata poiché è soltanto consultiva, solitamente il Parlamento ignora le istanze del sovrano. Quindi è necessario modificare gli strumenti per renderli efficaci.

Negli anni ’50, ’60 e ’70 i partiti erano, senza dubbio, i luoghi ove il cittadino esprimeva la propria opinione per cercarne un’affermazione politica. Col trascorrere dei decenni la scarsa trasparenza e la riduzione della democrazia interna ha scoraggiato la partecipazione dei cittadini nei partiti. Negli ultimi decenni i partiti hanno smesso di produrre idee e soluzioni poiché hanno abdicato la propria natura ai laboratori di pensiero, think tank, spesso finanziati dalle SpA e dalla fondazioni bancarie, che difficilmente perseguono interessi pubblici.

Negli anni ’90 il Parlamento, secondo i consigli dei think tank, avviò una serie di riforme istituzionali che trasferirono gli interessi economici e sociali dai partiti direttamente nelle mani dei Sindaci e dei Presidenti degli Enti locali. L’uso del diritto privato in ambito pubblico e la concentrazione di poteri nelle mani degli eletti ha privato i partiti della propria energia, li ha distrutti nella loro essenza, poiché essi non devono più fare una sintesi politica e proporla alle istituzioni, ma è sufficiente “comprarsi” un Sindaco per soddisfare i propri interessi, egli poi avrà tutti i mezzi legali per ripagare il sostegno elettorale. Negli USA la corruzione è persino legalizzata attraverso il sistema delle lobbies e della raccolta fondi. Nel 2008, sempre seguendo i consigli dei gruppi sovranazionali il Parlamento approvò l’antidemocratico Trattato di Lisbona completando la distruzione della Costituzione e dei valori: stato sociale e liberale.

Questa brevissima sintesi vuole ricordare che nella sostanza in Italia non esiste più alcuna democrazia rappresentativa, poiché mentre i cittadini credono che il reale potere sia nella delega, nella sostanza non siede più nel Parlamento dei nominati, ma nel condizionamento mentale e nel controllo delle leve del potere finanziario, nonostante il Parlamento rimanga il luogo che promulga le leggi.

La risposta alla crisi della democrazia rappresentativa non è la sua distruzione, ma nella sua evoluzione. Se una maggioranza parlamentare riuscisse ad approvare efficaci strumenti di democrazia diretta avremo un’opportunità straordinaria. E gli strumenti in se non sono la panacea di tutti i mali, sono solo lo strumento efficace per migliorare la società.

Il reale cambiamento passa attraverso un cambio di mentalità e la sperimentazione concreta di stili di vita diversi da quelli imposti dal “sistema”. Il cambiamento nasce in un progetto politico popolare consapevole del fatto che bisogna riformare una nuova classe dirigente, libera e non condizionata dall’élite odierna.

Dalla dissoluzione dei partiti che abbiamo assisto può nascere una maggioranza di cittadini che ha la legittimità di cambiare regole e forme di partecipazione al processo decisionale della politica. Aprendo spazi e luoghi di discussione, con un atteggiamento pragmatico ai problemi reali, ogni cittadino può avviare progetti creativi per migliorare la qualità della vita, questa è l’essenza della polis, politica. Istituzionalizzando questi processi le decisioni popolari avranno una legittimità politica ed un riscontro pratico tangibile.

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Tracollo di un modello, avanti un altro, 1 marzo 2013
I chiacchieroni che governano da sempre, 28 febbraio 2013
Il futuro dell’Italia?, 27 febbraio 2013
Politica industriale, 15 febbraio 2013
La ricchezza degli italiani, 23 gennaio 2013
Finanziarie la prevenzione, come? 22 gennaio 2013
Il bivio, 12 dicembre 2012
debito e soluzioni, 13 novembre 2012
Italiani, voto e politici, 30 ottobre 2012
Un danno economico incalcolabile: l’assenza di una scuola politica, 25 settembre 2012
La fine e l’inizio, 12 settembre 2012
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I volti dell’usurpazione, 14 luglio 2012
Il pareggio è un crimine contro l’umanità, 3 maggio 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Dittatura avanti tutta, 12 febbraio 2012
Predire il futuro della polis, 27 gennaio 2012
(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 201
Ripensare la società insieme ai cittadini, 3 ottobre 2011
Immaginare il cambiamento, 14 giugno 2011
Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito), 26 maggio 2011
Possiamo farcela, 11 aprile 2011
Agire direttamente, 10 febbraio 2011
Rompere l’incantesimo, 18 gennaio 2011
Capitano, siamo un faro. 12 gennaio 2011
cambiamo tutto, 3 novembre 2010

Eversivi al potere

Secondo il dizionario Treccani l’eversivo è colui che tende a rovesciare, a sconvolgere l’assetto sociale e statale. Ebbene tutto ciò, cioè il rovesciamento dello Stato è già accaduto.

Secondo il manuale Tecnica del colpo di Stato di Eward LuttwakUn golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale, dell’ apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto” […] “la burocrazia statale divide il suo lavoro in chiare aree di competenza, che sono assegnate a dipartimenti diversi. All’interno di ogni dipartimento c’è una catena di comando accettata, e si devono seguire procedure standardizzate. Così una pratica o un ordine ricevuti vengono trattati in maniera stereotipata: se l’ordine viene dalla fonte d’autorità appropriata, al livello appropriato, l’ordine viene eseguito […] L’apparato dello stato è dunque in qualche misura una “macchina” che si comporterà di norma in modo prevedibile e automatico”. “Il colpo di stato si attua traendo vantaggio da questo comportamento meccanico: durante il golpe, perché usa parti dell’apparato dello stato per appropriarsi il controllo delle leve; dopo, perché il valore delle leve dipende dal fatto che lo stato è una macchina“. Chi sono i congiurati migliori? Ecco come li descrive Luttwak: ” Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte. Le masse riconoscono questa realtà e accettano il monopolio del potere dell’élite, salvo che qualche esazione insopportabile porti a una rivolta disperata”.

Secondo la Costituzione italiana la titolarità giuridica della sovranità appartiene al popolo, e la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta, nel 2008, tramite il Parlamento, quindi senza referendum popolare. Secondo diversi costituzionalisti il Trattato di Lisbona viola la Costituzione italiana poiché sovverte diversi principi irrinunciabili della nostra natura giuridica di Stato sovrano.

“Estratto” da Qualcosa che non va: E’ consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi e addomesticati che hanno modificato l’azione degli Enti locali. L’intero sistema europeo che condiziona la pubblica amministrazione si poggia su convinzioni errate come il Patto di stabilità, l’immorale pareggio di bilancio e il fiscal compact. Questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti che facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza.

[…]

Senza alcun precedente nella storia repubblicana accade un evento straordinario: il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi decide di dimettersi ed il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nomina primo ministro il referente europeo della Commissione Trilaterale, Mario Monti, il 16 novembre 2011. Questo evento politico senza precedenti accade perché un indicatore finanziario, lo spread, sembrerebbe dire che lo Stato italiano rischia una irreversibile crisi finanziaria (terrorismo mediatico).

Un premier nominato da una maggioranza parlamentare viene sostituito da un indicatore finanziario?! Tali comportamenti violano palesemente i principi delle democrazie rappresentative e ricordano sempre più le regole dei feudi medioevali, ove i sovrani nominavano persone di propria fiducia rispetto alle esigenze particolari delle oligarchie.

Successivamente le scelte politiche del Governo Monti[1] saranno in totale coerenza con la religione neoliberista dei think tank americani, e non poteva essere altrimenti visto che lo stesso Monti è stato psico programmato per questi obiettivi: meno Stato sociale, maggiori e migliori privatizzazioni a favore delle SpA e riduzione della democrazia a favore del progetto europeo (accentrare poteri e governo unico mondiale)[2].

La Corte dei Conti stima che le tre agenzie di rating americane, Fitch, Moodys e S&P, nel dare valutazioni errate o forzate circa il debito italiano avrebbero prodotto un danno di circa 120 miliardi di euro.[3] Su questo aspetto indaga la Procura di Trani con l’accusa di manipolazione del mercato azionario e delle merci con giudizi falsati[4],

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm).» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34).

Oggi, appare evidente che la strategia politica di gruppi sovranazionali è stata quella di realizzare un’organizzazione politica istituzionale ricalcando il modello feudale, ove il reale potere è nella mani di oligarchie non elette dai popoli, muovendo correttamente le leve del potere per soddisfare avidi capricci. L’Unione Europea, non l’Europa, è la maschera istituzionale diffusa nei media addomesticati ove questa élite opera alla luce del sole, e può permettersi di propagandare un’idea totalitaria di Stato (l’UE) secondo il mantra di turno: privatizzare, vendere, alienare, delocalizzare, crescita, PIL etc. Persino il linguaggio di questa élite degenerata è analogo al celebre romanzo 1984 di Orwell: salva Italia, cresci Italia, legge di stabilità.

«L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia)

 «il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”» (dal film documentario “Zeitgeist addendum”)

 «Un giorno si dovrà fare il bilancio di quanto è costato alla comunità mondiale questo capitalismo finanziario che ha generato questa plutocrazia irresponsabile.» (Giorgio Ruffolo)

 «L’attuale forma di produzione della “ricchezza”  sta conducendo la Terra verso la distruzione e questo pensiero sta avendo considerazioni anche fra chi ha strategie economico-politiche del sistema capitalistico» (Emanuele Severino)

 «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove» (Norberto Bobbio)

 «Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale» (Marco Pizzuti)

 «Il più potente mezzo di dominio del Nord sul Sud è oggi il servizio del debito» (Jean Ziegler)

 No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“ (dal film “The International” di Tom Tykwer, 2009)


[1] Il Governo Monti riceve la fiducia della maggioranza delle forze politiche parlamentari: da PD, PDL, Idv, FLI, Radicali italiani, Mpa, Fareitalia, SVP, Liberal democratici, Noi Sud, PSI, UV,PID, Forza del Sud

[2] Ecco un altro esempio di come funzioni la truffa a danno di tutti i cittadini italiani, Il Governo emana il decreto 9 ottobre 2008 N.155 salva banche scambiando carta straccia con le ricchezze dello Stato. La pessima gestione del credito fatta dai privati di BankItalia, Mario Draghi in testa, per mezzo di strumenti finanziari viene premiata dai camerieri dei banchieri ed ecco la norma ad hoc per salvarli: Garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane

Nicoletta Cottone, L’abc del decreto salva banche, http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/10/abc-decreto-salva-liquidita.shtml?uuid=aebf39ee-99d2-11dd-8785-67fee42ff026&DocRulesView=Libero): il ministero dell’Economia viene autorizzato a concedere, fino al 31 dicembre 2009, la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle passività delle banche italiane, con scadenza fino a 5 anni e di emissione successiva all’entrata in vigore del decreto legge 157/2008, avvenuta il 13 ottobre 2008.

Democrazia diretta e partecipazione

Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito)

Il mondo occidentale è in tilt a causa dell’errato modello economico progettato sulla finanza e non sull’economia reale. I tre strumenti di misura della ricchezza: PIL, petrolio ed espansione monetaria sono obsoleti. Dal 1971 la moneta è creata dal nulla e dal 1981 il Governo italiano ha avviato un processo amministrativo immorale finito col cedere la sovranità monetaria ad enti terzi che non hanno interessi pubblici, ma solo quello di massimizzare profitti tramite strumenti finanziari, cioè un mondo virtuale che opprime i popoli e cancella i diritti umani.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi».
Il tema del denaro, di come esso venga creato e di come ne debba essere regolamentata la quantità e la distribuzione è infatti attualissimo.
E come ha scritto Luciano Gallino nel suo ultimo, documento saggio dedicato alla speculazione finanziaria, «al fine di porre rimedio ai fallimenti che l’affliggono, l’economia reale del mondo avrebbe bisogno di altri criteri, altre misure e forse altri soggetti della creazione di denaro, pubblicamente più responsabili».[1]

[1] nota del traduttore Luca Gallesi in ALEXANDER DEL MAR, crimini monetari, in cerchi dell’acqua [4]. Excelsior 1881, 2009, pag. 31
Nel 2009 l’incidenza della povertà relativa è pari al 10,8%, mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Tenuto conto dell’errore campionario, la povertà risulta stabile rispetto al 2008. Nel 2009, il Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e mostra un aumento del valore dell’intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate.[1]

I dipendenti eletti hanno l’obbligo Costituzionale di stampare moneta sovrana per soddisfare i diritti delle famiglie povere al fine di cancellare le disuguaglianze create da un modello di “sviluppo” obsoleto.

Chiunque progetti e costruisca sa bene che l’economia italiana è ferma poiché le banche non “danno credito” (cioè prestano soldi – interessi –usura) su criteri meritocratici e trasparenti ma solo alle imprese amiche del sistema immorale, le solite SpA monopoliste e alle imprese “amiche degli amici”.

Dal numero di “Edilizia e Territorio” de Ilsole24ore, 18-30 aprile 2011 si leggono questi titoli: “La crisi delle piccole imprese, schizza la domanda per accedere alle garanzia statale”; “Sul Fondo l’assalto dei piccoli”; “Per l’edilizia richieste quintuplicate – la procedura si avvia in banca”. (di Flavia Landolfi) I dati forniti dal Comitato di gestione sul settore dell’edilizia parlano chiaro e registrano un aumento di cinque volte dei finanziamenti richiesti tra il 2008 e il 2009 confermati anche proporzionalmente dagli importi accolti dal Comitato di gestione del Fondo. Tra il 2009 e il 2010 il trend continua a salire: 559 milioni nel 2009 contro 640 milioni garantiti nel 2010.

Come avrete capito c’è una crescente domanda del prestito, quindi aumento del debito privato, per rispondere alla domanda di costruire, ristrutturare. Il ruolo delle banche è determinante, com’è ovvio che sia per il servizio del credito-prestito. Come nel settore dell’edilizia così per il settore dei servizi immateriali pubblici, come i servizi sociali, l’educazione e salute pubblica, lo Stato deve tornare ad emettere moneta pubblica, della Repubblica italiana, per sostenere i diritti umani. Tutto ciò non è opinabile ma la banale applicazione della Costituzione italiana violata dall’antidemocratico Trattato di Lisbona.

Opuscolo degli Attac Europei sul Trattato di Lisbona e l’UE, secondo i “10 principi”

Fin dall’ inizio, il processo di stesura di un nuovo fondamento giuridico dell’Unione Europea è stato una presa in giro dei principi democratici. I cittadini e i parlamenti nazionali sono stati emarginati, è stato reso loro impossibile avanzare proposte ed emendamenti. La Convenzione che ha redatto la “Costituzione “ europea non era stata eletta a suffragio universale diretto ed era composta per l’86% da uomini . I suoi componenti avevano pochissimi diritti, il potere era concentrato nella Presidenza. La Convenzione era uno strumento dei Governi . La sua finalità consisteva nello stabilire modifiche costituzionali ma il processo è stato caratterizzato da una confusione totale tra potere costituente e poteri costituiti, rivelatrice del tentativo di questi ultimi di sottrarre ai cittadini europei la loro sovranità.
Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Video: Rivolta al Parlamento Europeo: ciò che non abbiamo mai visto

La soluzione ai “problemi” è banale stampare la lira della Repubblica italiana poiché non crea debito pubblico, in quanto non esiste prestito. L’attuale moneta debito, euro, viene stampata senza alcun equivalente controvalore e questo determina un aspetto giuridico ed etico determinante, la modalità di creazione dell’euro, come il dollaro è la stessa dei falsari o degli imbroglioni poiché ruba valore agli esseri umani che lavorano tutti i giorni mentre i banchieri caricano il prestito persino di interessi illegittimi. L’attuale sistema bancario è contro i diritti umani e dei lavoratori e sta usurpando i beni comuni.

New Economic Foundation: “Il sistema bancario non è più al servizio dei bisogni delle persone, o dell’economia produttiva. Sta distruggendo le risorse naturali che ci affidiamo, e le risorse sociali che danno senso alla nostra vita e ci permettono di rispondere attivamente e adeguatamente alle nuove sfide in un mondo che cambia.
Se non cambia il sistema bancario, l’economia crollerà anche, con maggiori danni ambientali e sociali che ciò comporta.”

E’ sufficiente introdurre una legge che modifichi il sistema del credito dando potere di emissione allo Stato (in realtà ha già questo potere ma non lo fa) e avviare una contabilità parallela per gli Enti locali e il Governo. E’ sufficiente introdurre la lira con valore identico all’euro senza convertirla. Un caffè 0,70 = 0,70 lire; un euro = una lira. Possiamo retribuire tutti gli stipendi pubblici con la lira (zero debito pubblico) e lasciare l’euro come valuta per scambi internazionali. Possiamo finanziare tutti i diritti umani con la lira (moneta credito). Unendo la moneta credito coi nuovi indicatori della crescita (Bes) potremmo far cresce l’economia reale e far scomparire la povertà poiché viene creata proprio dagli attuali indicatori (PIL, petrolio e moneta debito).

Nella teoria neoclassica, gli oggetti teorici non sono le azioni umani così come le conosciamo, ma “i prezzi e le quantità”. Essa in tal modo opera una cesura con la storia e i gruppi umani: la teoria neoclassica della crescita è giustamente celebre per non avere alcunché di umano. (Edmund S. Phelps, Théorie macroéconomique pour économie moderne, Conferenza Nobel, in “Revue de l’OFCE”, 102, estate 2007)

Dunque, esiste un modo equo per misurare la reale ricchezza, crescita spirituale e materiale degli esseri umani con indicatori rispettosi delle leggi della natura. Esistono idee creative e innovative per cambiare paradigma culturale e migliorare la qualità della vita di tutti. E’ “sufficiente” cancellare l’avarizia dalle leggi e introdurre l’etica nella politica. Il cambiamento richiede impegno. Il primo passo è la decisione di fare questo processo la cosa più importante della propria vita. Questo significa staccarsi dai programmi consueti, dalle abitudini obsolete. E’ necessario cambiare routine e smettere di essere ciò che siamo stati prima. Bisogna desiderare di reinventarsi poiché siamo di fronte una grave crisi di coscienze, economica, sociale e politica. Per iniziare un cambiamento dobbiamo prestare attenzione ai nostri pensieri e focalizzare chi siamo e dove stiamo.

Nell’edilizia è sufficiente ribaltare i valori, un esempio banale: oggi, un terreno agricolo può valere 1 e un terreno edificabile può valere 5; una ristrutturazione può valere 1 e una costruzione ex-novo può valere 5. Ribaltiamo i valori ed avremo ridotto il consumo dei suoli agricoli con un maggiore risparmio energetico dell’ambiente costruito. Tutto questo può essere incentivato con una moneta credito.

Articolo 47 Costituzione italiana. Ricordiamoci che: Armando Lamberti, docente di diritto costituzionale Università di Salerno: “[…] La Repubblica infatti deve incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme, e disciplinare e controllare con provvedimenti legislativi l’esercizio del credito, favorendo attraverso il risparmio l’accesso alla proprietà privata dell’abitazione, alla proprietà terriera da coltivare e all’acquisto delle azioni dei grandi complessi produttivi del Paese. Si tratta di una norma ispirata ai principi della cosiddetta “democrazia economica”. La Costituzione, si preoccupa, cioè di difendere i piccoli risparmiatori, in una società in cui il valore della moneta, l’andamento dei titoli in borsa ed il mercato mobiliare sono condizionati da fattori che loro non possono controllare.[…]“

Ed anche che: “[…] lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria […]“ (Suprema Corte di Cassazione SS.UU civili, sentenza 21 luglio 2006 con n. 16751).

Applicando la Costituzione i cittadini potranno riappropriarsi delle società che gestiscono i beni comuni e non tramite SpA ma tramite società che reinvestono gli utili sul territorio. I cittadini possono diventare proprietari e gestori delle aziende locali e nazionali in tutti i ruoli strategici: telecomunicazione, media, acqua, rifiuti, energia e mobilità.

Finanziare i comportamenti virtuosi: le Regioni tramite una legge possono emettere moneta sovrana (libera del debito e dagli interessi) per finanziare la prevenzione primaria in tema di salute (strumenti di misura e controllo dei comporti aria, suolo e acqua), la formazione professionale, sostenere i diritti delle famiglie povere, la tutela del territorio (rischio idrogeologico) e la ristrutturazione dell’intero patrimonio edilizio esistente eliminando gli sprechi energetici per raggiungere l’auto-sufficienza. Ecco il valore della nuova convenzione (moneta): i principi costituzionali e i comportamenti virtuosi. Per ogni comportamento socialmente utile “segniamo” un segno positivo e per ogni spreco un segno negativo. Ricordiamo che l’amore, la passione e la trasmissione del sapere non possono essere misurati con i vecchi indicatori (PIL).

Si tratta di passare dalle privatizzazioni fatte per usurpare proprietà pubbliche ed i diritti dei cittadini all’azionariato diffuso per applicare la democrazia economica, cancellando gli strumenti immorali del diritto societario, cancellando le scatole cinesi, i patti di sindacato etc.

E’ sufficiente incriminare il sistema delle società off-share, delle fondazioni politiche finanziate dalla BCE e dei paradisi fiscali, spezzare il legame dipendenti eletti-banchieri.

Quindi, con una serie di proposte possiamo ripristinare la legalità e consentire ai cittadini di partecipare direttamente ai mezzi di controllo del Paese: la sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!