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Posts Tagged ‘olismo’

Un elemento della coscienza è la consapevolezza intelligente che abbiamo in noi e che ogni giorno ci dà vita: coscienza oggettiva, o subconscio. E’ un sistema incredibilmente intelligente e attento, separato dal cervello pensante, ma opera attraverso le altri parti del cervello per mantenere in ordine il corpo; ad esempio agli aspetti della nostra salute: il cuore, la digestione, la rigenerazione cellulare e l’organizzazione del DNA. E’ necessaria una coscienza grande e illimitata per assumersi la responsabilità di tutto questo.
Questa intelligenza oggettiva sa molte più cose di quante ne sappia il sé della nostra personalità, anche se noi pensiamo di conoscerle tutte.

Dunque attingendo dall’intelligenza oggettiva potremmo “risvegliare” la nostra coscienza e uscire dal sistema di credenze indotto dall’ambiente o dal “potere invisibile” che opprime i popoli.
Se attingiamo informazioni dalla nostra coscienza possiamo sapere che la vita umana, o meglio la società ha bisogno di “nuovi” modelli teorici e pratici per consentire il reale sviluppo umano cancellando le disuguaglianze e i crimini politici.

I cittadini cooperanti in gruppi e/o comunità hanno il potere e il dovere morale di agire direttamente e progettare stili di vita bio-compatibili, creativi e stimolanti al fine di soddisfare bisogni primari. In una democrazia compiuta e matura singoli cittadini e gruppi possono scambiarsi il racconto di esperienze virtuose e deliberare direttamente senza intermediari.

La scienza ha dimostrato che la meditazione consente di attingere dalla coscienza liberandosi dai condizionamenti indotti dall’ambiente negativo. Nella storia vi sono numerosi esempi di rivoluzioni culturali che hanno prodotto impatti sulla società, per citarne due ispirate da famosissimi umanisti: Mahatma Ghandi e Martin Luther King.

Oltre la meditazione senza dubbio la formazione culturale indipendente sostiene la creazione di immagini visionarie utili a progettare una società migliore ma soprattutto una società figlia delle leggi della natura e del buon senso. La coscienza e le intuizioni hanno guidato le invenzioni di Nikola Tesla, così come quelle di Leonardo Da Vinci, Albert Einstein, David Bohm, Carl Gustav Jung.

Il modello di pensiero occidentale (la produzione di massa, la competitività, il PIL, il monetarismo, e il petrolio) è al termine.
Il nuovo modello di sviluppo si sta diffondendo, un modello figlio dell’olismo e dell’approccio multiculturale (pluralismo delle idee) e cooperativo. Stiamo avendo una decrescita felice del PIL e una crescita dell’atteggiamento spirituale unito alle leggi della fisica: bioeconomia e meccanica quantistica.

Nella pratica quotidiana tecnologie intelligenti (geotermia, energia solare, micro-eolico…) sono già in commercio manca ancora una massa critica popolare che richieda con fermezza la diffusione di “nuovi” modi di trasformare l’energia e di co-gestire i beni pubblici in maniera responsabile. Questa massa critica si sta formando e sta crescendo anche in Italia, vi sono almeno tre associazioni che interpretano e vivono il cambiamento: il Movimento per la Decrescita Felice, l’Arcipelago Scec e Transition Italia; a queste bisogna aggiungere i gruppi di acquisto e i distretti di economia solidale. Lo stile di vita etico e responsabile sta crescendo.

Un esempio pratico di risveglio è rappresentato da cittadini attivi che stanno unendo la cultura del saper fare e le nuove tecnologie. Quindi vi sono numerose comunità che auto producono applicando la dieta mediterranea, scambiano beni e non merci, usano fonti di energie alternative, curano orti sinergici, riscoprono mestieri artigianali, comprano abiti prodotti in loco e ricostruiscono la filiera del tessile favorendone la scelta. Esiste anche una parte delle medie e piccole imprese che sta investendo in attività virtuose come il riciclo e il riuso delle materie prime (rifiuti). Quando il numero di azioni virtuose cresce si trasforma in massa critica e trasforma la realtà che ruota intorno a noi, migliorandola. L’effetto è un cambiamento tangibile e può coinvolgere città intere.

I circoli territoriali MDF sono associazioni sociali che autoproducono il pane in casa, coltivano orti sinergici, promuovono incontri culturali sui diritti umani e sull’uso razionale dell’energia, si muovono in bicicletta, si scambiano doni e beni sviluppando la crescita spirituale e materiale e in fine hanno un impatto virtuoso sulla comunità locale stimolando la partecipazione diretta alla vita politica del proprio Comune. Nella sostanza MDF è impegnata concretamente nel miglioramento della qualità della vita poiché crea relazioni sociali umane di qualità frutto di valori etici.

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Roma, “Costituente ecologista“, sono stato invitato a presentare un lavoro sulla convenzione monetaria. Gli ispiratori di questo incontro intendono costruire un nuovo soggetto politico imitando l’esperienza francese che ha unito gli interessi ambientalisti e legalitari costituendo la terza forza politica del paese.

Ho avuto l’opportunità di mostrare una visione diversa del mondo con indicatori “nuovi” e più vicini ai bisogni reali degli esseri umani.

Ho potuto coordinarmi con Dario Tamburrano (ASPO Italia) e Pierluigi Paoletti (Arcipelago SCEC) per rappresentare una visione “complementare” del cambio di paradigma culturale proposto da ognuno di noi.

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Ieri sera ero a Pavia, invitato da un’associazione studentesca (UDU) per parlare di consumo. Ringrazio i ragazzi che hanno voluto affrontare questo tema, oggi, sempre più contemporaneo. Gli studenti, egregiamente, hanno voluto introdurre il tema riproducendo parte di un’inchiesta, Buon appetito, di Michele Buono e Piero Riccardi andata in onda su Report. In maniera corretta quell’inchiesta cercava di far luce sugli impatti ambientali causati da un modello industriale-agricolo che soddisfa, prioritariamente, la logica obsoleta della crescita e non della qualità del cibo.

Grazie a quella introduzione ho potuto aggiungere al tema in oggetto un aspetto poco dibattuto, forse radice del consumismo: l’indottrinamento psicologico della pubblicità, delle SpA e delle università. E’ cosa certa che le SpA governino il mondo e che le stesse arruolino psicologici per manipolare l’opinione pubblica con un solo obiettivo: massimizzare i profitti e nulla più. Parafrasando un libro di Buono e Riccardi edito proprio da Edizioni per la Decrescita Felice noi viviamo in un “mondo alla rovescia” dove il superfluo costa meno  del necessario. Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) tenta di riappropriarsi dei diritti umani e inizia un percorso per vivere da esseri umani, partendo proprio dal necessario e i Circoli Territoriali sono piccole comunità dove i cittadini fanno autoproduzioni di cibo, sviluppano la resilienza ed incidono nella realtà locale grazie, anche, ai comportamenti virtuosi.

Se riusciamo ad avere un visone di insieme, economica, politica e sociale ci rendiamo conto che la maggioranza delle persone è schiava di un sistema e solo partendo dal basso cooperando fra cittadini liberi potremmo ricostruire comunità sostenibili perché consapevoli di chi siamo e dove stiamo. Nel mondo numerose comunità stanno già operando questo cambiamento culturale con ottimi risultati: nutrirsi di cibo di qualità, avere relazioni personali di qualità, eliminazione degli sprechi energetici, maggior tempo libero per se stessi e gli altri, prevenzioni primaria delle malattie e quindi un’elevata qualità della vita.

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Il 7 gennaio 2011 ero fermo nel traffico, all’altezza di Roma, in autostrada A1. In un pomeriggio assolato, alle 16:15 un Ford Transit, guidato da un individuo in stato di ebbrezza, si evince dal verbale della polizia stradale, mi tampona distruggendo la mia auto: Ford Fiesta 1.8 TD.

Il destino ha voluto che vivessi ancora, ho riportato danni biologici ma sono vivo.

L’auto è stata demolita ed ho fatto un paio di calcoli su quanto costi possedere un’auto per 10 anni. L’anno 2001 acquisto auto nuova dando in cambio la vecchia Fiesta: ricordo a memoria, spesi circa €9.000. Volete sapere quanto costa l’assicurazione? Dal 2001 al 2010 ho speso €12.000 di premi assicurativi. Nel 2001, il primo anno – in 14 classe –  ho pagato €1.542 annui, poi nel 2010  – 5 classe – pagavo €967 (senza il furto). Ho conservato anche le fatture di tutti i tagliandi di controllo e manutenzione, costo totale €3.724,24. L’auto a diesel aveva percorso 176.581 Km e fatto il calcolo di spesa media dedotta considerando anche la variazione prezzi del diesel ed il “tracciato” risultano €9.530.

Aver avuto un’auto diesel 1.8TD per 10 anni mi è costato: €34.254,24.

Cosa dimostrano questi costi? Possedere un auto è un sacrificio che i cittadini possono evitare se ognuno di noi si rendesse conto di quanto spende per avere un mezzo inquinante.

Lo Stato deve assolutamente intervenire per diminuire l’uso dei mezzi in circolazione e sostituire tutti i motori a combustione con quelli elettrici, obbligando le SpA che inquinano: chi inquina paga.

Una città civile con un serio piano di mobilità sostenibile dovrebbe partire da questa filosofia: prima cammino, poi in bici e poi coi mezzi quindi: chilometri di piste ciclabili, bike e car-sharing elettrico, parcheggi scambiatori e mezzi pubblici ecologici, ecco questa è una proposta pratica per disincentivare l’acquisto di auto nuove poiché si tratta di una mobilità integrata a sostegno del pedone e non dell’obsoleta automobile. Se nel 2001 la mia città fosse stata dotata di mezzi ecologici alternativi, con un abbonamento annuo di €150 avrei potuto risparmiare €2.498/annui per spenderli, magari, in viaggi interessanti, libri o benessere fisico, invece ho prodotto solo danni ambientali. Avrei risparmiato tonnellate di CO2 equivalenti ma soprattutto non avrei immesso nanoparticelle nell’atmosfera che possono far insorgere cancro e neoplasie.

Immaginate le famiglie dove hanno un auto a testa: il padre, la madre ed i due figli.

Da gennaio cammino a piedi o in bicicletta, uso il treno se devo cambiare città o il pullman se piove. Sto pensando di comprare un auto ecologica usata mentre le auto elettriche nuove costano intorno ai €33.000, somma proibitiva, quindi sto pensando ad un’auto a metano. Sto ancora pensando se comprarla o meno poiché i costi di gestione sono alti (premi assicurativi e tagliandi di controllo) mentre il metano è decisamente meno inquinante dei derivati del petrolio (benzina, diesel e GPL) ed anche molto meno costoso, €/kg.

Nel 2011 comprare un’auto nuova non conviene. Se fossimo in un Paese normale il Parlamento introdurrebbe gli incentivi per sostituire i motori a combustione e non per le auto nuove. Ma purtroppo i Governi sono a servizio delle SpA e non dei popoli. E’ tempo di democrazia diretta!

“Estratto” da “Qualcosa che non va“:

Se da duecento anni usiamo ancora automobili a petrolio è perché in questo modo si creano consumi, cioè dipendenza. Se nelle nostre abitazioni si usa scaldare i cibi col gas, la motivazione è la stessa, si diffondono tecnologie che creano consumi e cioè dipendenza da qualcuno.

[…]

Le città moderne sono state progettate per le automobili e non per i cittadini. Ma in realtà, per avere una buona mobilità è efficace il principio cardine: prima cammina, poi vai in bici e poi in macchina.

Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti. […] Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più. [1]


[1] Vincenzo Borgomeo, parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni, 12 maggio 2010, http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/05/12/news/parco_auto_crescita_infinita_siamo_oltre_i_36_milioni-3999787/

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Conoscere la storia, nel senso più ampio del termine, è determinante per immaginare, progettare presente e futuro.
A causa dell’attuale crisi delle coscienze e per mezzo della crisi materialista figlia della moneta debito sembra che la “moda” di oggi scopra l’acqua calda: vivere in armonia con la natura.
Se un fallimento finanziario consentisse il risveglio delle coscienze, ben venga questo default, anzi, faccia presto, almeno in Argentina le aziende di Stato sono diventate di proprietà dei cittadini.

Già nei secoli passati numerosi esseri umani avevano immaginato e progettato società ideali (1464 Sforzinda), non utopie irrealizzabili, ma esempi veri e tangibili. Dal punto di vista dello spazio architettonico e urbanistico nel periodo medioevale gli architetti hanno ideato e realizzato ambienti a misura d’uomo, ambienti realmente belli e piacevoli. Nei secoli successivi nacque persino l’idea delle città giardino (Garden city, 1898) e dell’architettura organica (1939). Successivamente, la tecnologia prima e l’economia dopo sono degenerate nella moderna matematica finanziaria (Banche centrali e moneta debito) col fine, raggiunto, di scollegare l’uomo dalla natura e renderlo un perfetto schiavo per mezzo del controllo mentale: scuola [Ken Robinson dice che la scuola uccide la creatività], università e televisione; l’uomo schiavo tramite il lavoro e l’invenzione della moneta debito.

Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi.»[1];
[1] estratto dal video condiviso in youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita)
http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.

Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.[2]

[2] http://www.delaservitudemoderne.org/testo.html

La Storia insegna come l’essere umano sapeva autogestirsi, lo sapeva fare anche nel periodo neolitico, senza l’invenzione delle attuali strutture istituzionali (Presidenti, Sindaci, parlamenti) poiché egli sapeva coltivare la terra, conosceva l’universo (Sumeri) e sapeva costruire edifici idonei.

Nel 2011 la maggioranza degli individui bipedi che camminano non sembrano persone ma soggetti psico-programmati, illusi di vivere liberamente; e oggi questi individui sembra che ragionino unicamente in termini di costi monetari (nichilisti), e sembrano schiavi del lavoro che magari non vogliono fare, ma devono farlo per pagare il mutuo alla banca, le bollette energetiche, le tasse etc (dipendenze virtuali).

Prima dell’invenzione della moneta e prima delle istituzioni gli uomini cooperavano fra loro per la ricerca del cibo, per la gestione del territorio e dei villaggi (dipendenza dalla natura). Prima degli imperi, gli uomini non facevano neanche le guerre e le stesse sorsero per la paura del diverso e per volontà dei capi spinti dall’avidità (dipendenza virtuale) e dalla stupida competitività di rubare risorse ed accentrarle nelle mani di pochi.
Successivamente ed ancora oggi le guerre si compiono sempre per controllare le masse e soprattutto accentrare ricchezze nelle mani di pochi e tenere le masse in schiavitù, ad esempio in Europa e negli USA la maggioranza degli individui è impegnata-schiava in lavori socialmente inutili o davanti alla televisione (dipendenza virtuale) mentre i militari presidiano risorse che interessano alle SpA, quelle che possiedono Governi e media.

Oggi, sembra che l’energia per tenere in piedi l’impero SpA sia maggiore rispetto a quella che ci vuole, dunque, un disequilibrio e potrebbe accadere che tale impero possa cedere per implosione del sistema stesso. L’analisi, può sembrare assurda ma è semplice: le banche centrali misurano tre cose: il petrolio, il PIL, e l’espansione monetaria.

Oggi, stiamo vivendo sul picco del petrolio che produce una crisi energetica ed economica. Il PIL è un indicatore fuorviante e le SpA delocalizzano le sedi costruttive facendo decrescere la produzione degli Stati misurata proprio col PIL. Quando dal 1971 la moneta viene creata dal nulla (non esiste più l’obbligo di stampare moneta secondo un equivalente controvalore in oro – misura di riferimento massa, cioè il peso in kg) e regolata dalla riserva frazionaria col moltiplicatore monetario accade che l’inflazione colpisce prioritariamente i salari pubblici e, in più quando sono stati diffusi gli strumenti finanziari (derivati) accade che la teoria del costo di produzione diventa una mera credenza poiché il valore delle scommesse (derivati) è immensamente maggiore del PIL produttivo mondiale.
I tre elementi dell’impero SpA stanno cedendo tutti e contemporaneamente. Un nuovo ordine mondiale ci sarà: potrà essere un dittatura come preconizzò Orwell e molte SpA stanno spingendo verso questa direzione oppure ci sarà un risveglio delle coscienze addormentate ed i cittadini capiranno che possono essere felici senza governi centrali e senza l’invenzione della matematica finanziaria, ma compiendo un passo evolutivo nella direzione olistica riappropriandosi della vera democrazia: sovranità monetaria, sovranità alimentare e sovranità energetica con fonti alternative.

Noi viviamo perché c’è il Sole, le altre specie non si scambiano una moneta debito per vivere.

Possiamo avere la tecnica al servizio dell’uomo e non come accade oggi, il contrario: noi schiavi della tecnica.
Possiamo realizzare città ideali (luoghi privi di sprechi) che vivono autonomamente (democrazia diretta) tramite applicazioni intelligenti: case che hanno bisogno di, appena, 10 kWh/mq/anno e che producono energia, auto elettriche, orti urbani sinergici, treni a levitazione magnetica, biblioteche civiche di quartiere etc. I costi? Non ci sono costi perché i progetti si realizzano solo se ci sono le risorse, quelle vere: uomini e materie prime. Uno Stato libero stampa moneta sovrana per scambiarsi merci e beni in maniera proporzionata alla domanda e all’offerta.

C’è stato un periodo in cui gli individui erano liberi poiché essi erano intimamente collegati alla Terra. Non esisteva la violenta pretesa della proprietà privata, gli individui non riconoscevano la ricchezza nella moneta, ma nella capacità creativa degli uomini come saper tessere (artigianato), costruire case, arare la terra e gestirla. Lentamente, nel corso dei secoli, prima la tecnica ha sostituito l’uomo sul posto di lavoro  e poi l’informatica ha scambiato gli Stati con le banche. Questo è accaduto perché l’incoscienza ha consentito questa sostituzione tramite l’avidità e la competitività cancellando i diritti umani e rifeudalizzando il pianeta.

La ricchezza e il suo valore erano convenzionalmente riconosciuti nei beni figli della creatività umana. Agli uomini non interessava possedere oro, argento, o banconote. Agli uomini interessava gestire la terra poiché dava frutti e potevano costruirci la casa per la famiglia, per il villaggio.
L’attuale degenerazione è figlia dell’invenzione della matematica finanziaria e delle borse telematiche: luoghi virtuali, non ricchezza reale, dove alcuni giovani di fronte ad un computer si scambiano scommesse, promesse di pagamento e vere truffe finanziarie col fine di rubare economia reale: risorse minerarie, terreni e Stati interi.

Oggi vi sono corporazioni SpA che possiedono gli Stati e le borse telematiche sono i luoghi dove i truffatori concretizzando le loro vincite. Oggi gli eserciti proteggono le SpA nei territori che hanno risorse per la produzione di merci inutili mentre media e scuole manipolano i cittadini americani ed europei per formarli come consumatori degli acquisiti compulsivi.

Possiamo decidere di vivere in armonia con la natura studiando la vera Storia e scoprire che abbiamo tutte le capacità creative di realizzare luoghi per trascorre il tempo che vogliamo con le persone che amiamo poiché in questo periodo, le tecnologie (creatività) possono agevolare questo processo. La vera crescita è non ripetere gli errori del passato, smetterla di dare fiducia alle attuali istituzioni e riporla in noi stessi pronti a cambiare modo di pensare, uscire dal cinismo e vivere cooperando.

Nonostante i nostri vizi e la nostra viltà, ci sono italiani che stanno vivendo il cambiamento nei piccoli comuni. Ecco alcuni esempi: Slow food nacque nel 1986 ed oggi esiste una rete di piccoli comuni che ha aderito andando verso la sovranità alimentare e la riscoperta del saper auto-produrre cibo. Paolo Soleri è l’architetto italiano emigrato negli USA per costruire la prima città moderna sostenibile (1970 Arcosanti).

Oggi, nel solco dei buoni esempi, proseguono queste strade anche altri cittadini, gruppi ed associazioni, in Italia si sono aggiunti la rete dei Comuni Virtuosi ed il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) che rappresentano un modello concreto di operatività sul territorio “dall’alto” e “dal basso”. Esiste un’energia attiva di cittadini pronti a cambiare paradigma culturale conservando i buoni esempi del passato (Storia) unendoli alla tecnologia socialmente utile (innovazione) con la migliore tradizione culturale italiana: cibo, arte e cultura.

La scienza dell’organizzazione è quel tassello che mancava a cittadini motivati e prossimamente MDF con Arcipelago Scec e Transition Italia viaggeranno per l’Italia mostrando buone pratiche, innovazione e cambiamenti permanenti col fine di risvegliare le coscienze umane ed agire uniti dall’etica.

Persino la scena di un film spiega il sistema: dal film “The International”: […] Agente dell’Interpol (Clive Owen): “si ma miliardi di dollari investiti solo per fare il broker? Non ci può essere tanto guadagno per loro.” Finanziere-politico (Luca Barbareschi): “No figuriamoci se mirano a guadagnare dalla vendita di armi. Mirano al controllo.” Vice procuratore distrettuale (Naomi Watts): “Controllo del flusso di armi, controllo del conflitto“. Finanziere-politico: “No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“In un sistema immorale dove alcune SpA private approvano bilanci con profitti monetari almeno 100 volte maggiori degli Stati USA e dell’UE lo capisce anche un bambino che c’è qualcosa che non funziona, perché gli italiani non lo capiscono? Craxi, in sede di tribunale – Milano, processo Enimont, 1993 – era sorpreso di fronte alle domande “ingenue” del Pm Antonio Di Pietro: «perché imprenditori, società, enti e cooperative sentivano il bisogno di pagare i partiti?» Bettino Craxi: «ci sono gruppi industriali che in Italia sono una potenza, che sono più potenti dei partiti, potevano spaventare e non essere spaventati, proprietari di giornali, di banche[…] loro incutevano timore […] ma si può immaginare che un gruppo come la Fiat non abbia mai dato contributi elettorali a partiti, a candidati […] si può credere seriamente che un gruppo come la  Fiat possa essere stato concusso, spaventato?»

In questi anni la pressione delle multinazionali è ben visibile nei media e nelle università, nel luoghi di dibattito politico, c’è un continuo martellamento nel proporre privatizzazioni in tutti gli ambiti, lo scontro è su questi aspetti. Si vuole persuadere l’opinione pubblica sul fatto che “privato sia meglio di pubblico” ed il potere invisibile lavora a questo, anche in Italia, dal dopo guerra in poi ed ha raggiunto questi obiettivi con l’indottrinamento[1] di un pensiero nelle scuole e nelle università. Quasi nessuno fa notare che l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico è avvenuto con la riforma amministrativa degli anni ’90 e questo non destò fastidio, se oggi vi sono soggetti che rubano a norma di legge la colpa è del Parlamento che aggirò la Costituzione italiana ed, oggi la Corte Costituzionale è tragicamente silente mentre alcuni soggetti privati ricavano milioni con l’acqua. Il pensiero dominante criminale del produttivismo e dello sviluppo sostenibile sono persino parte integrante del processo deliberativo dell’amministrazione pubblica, una conferenza di servizi[2] di fronte a scelte economiche fa pendere l’ago della bilancia su questioni di “efficienza” (profitto) e non su questioni etiche (tutela della vita umana) e di buon senso. Queste persone non ragionano in termini umani ma in termini di bilancio messo al di sopra del diritto alla vita.


[1] LEWIS F. POWELL, The Powell Memo, Powell Manifesto, 23 ago 1971, http://reclaimdemocracy.org/corporate_accountability/powell_memo_lewis.html

[2] La Conferenza di Servizi è un istituto della legislazione italiana di semplificazione amministrativa dell’attività della pubblica amministrazione, volta ad acquisire autorizzazioni, atti, licenze, permessi e nulla-osta comunque denominati mediante convocazione di apposite riunioni collegiali, i cui termini sono espressamente disposti dalla normativa vigente (Legge 241/90 e s.m.i.). Le determinazioni della Conferenza di Servizi si sostituiscono alle autorizzazioni finali ed hanno lo scopo di velocizzare la conclusione di un procedimento amministrativo, ad esclusione di concessioni edilizie, permessi di costruire e DIA.

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Sono stato a Milano presso la fiera di “Fai la cosa giusta”, conoscevo questo evento di nome. Ho girato per gli stand dove si promuovevano prodotti biologici, applicazioni di buon senso e stili di vita coincidenti con la filosofia della decrescita felice. C’erano numerosi produttori di formaggi, salumi, pane, ortaggi, case editrici, alcune tecnologie utili, associazioni, comitati, gruppi di acquisto solidale etc.

Un amico ha voluto “intervistarmi”con la sua videocamera. Mi è parso naturale rispondergli così: i meridionali sono ricchi, anzi ricchissimi ma non lo sanno. E’ normale che nella città  dello spreco, quale Milano è, nasca una Fiera dell’ovvio, è normale perché le buone intenzioni di “Fai la cosa giusta” non sono altro che la tradizione culturale italiana ancora radicata nelle province di Salerno, Avellino, Matera, Potenza, Crotone, Lecce, Taranto, Cagliari, Nuoro, Siracusa, Trapani, Teramo, Campobasso, Macerata, Bari.

Evidenzio che le province sono ricche e non i capoluoghi perché è nei territori contadini che vive questa formidabile ricchezza composta da piccoli borghi sostenibili, per definizione, che resistono con difficoltà al pensiero dominante – progressismo, crescita infinita – diffuso cinicamente da Milano e Roma attraverso l’inutile televisione.

I Sindaci dei piccoli comuni dovrebbero visitare “Fai la cosa giusta” e sorridere di fronte agli stand che gli vendono l’ovvio e la loro tradizione, i Consiglieri ed i cittadini di questi piccoli centri dovrebbero sapere che la “Milano da bere” invidia i loro luoghi, la loro natura e i loro stili di vita, perché i “nordici” hanno tanta voglia di normalità e di buon senso, hanno voglia di quella vita delle nostre tradizioni contadine e di famiglie unite dall’amore per la terra. Il problema è d’identità: chi siamo e dove stiamo. Il lusso e la moneta non creano identità ma distruggono gli esseri umani. Ovvio? Allora perché le comunità non esistono più? Perché i cittadini votano coalizioni politiche che perseguono il dogma religioso della crescita infinità? Perché i cittadini non risvegliano le proprie coscienze e perché non partecipano direttamente alle politiche locali?

Bisogna avvisare i cittadini dei piccoli centri che lo sviluppo propagandato nelle scuole e nelle università, competitività e crescita, sono solo cattive parole e che non bisogna copiare i pessimi esempi finanziari dei capoluoghi di provincia che stanno rubando il bene comune per donarlo alle SpA.

Impedite che l’idea progressista entri nelle nostre menti perché ci sveglieremo nell’incubo nichilista di molti lombardi e piemontesi.

Se vogliamo crescere veramente, allora iniziamo a condividere le esperienze di buon senso in corso d’opera nei piccoli comuni italiani da Sud a Nord, ognuno con la propria creatività e vitalità perché la vera ricchezza è nella biodiversità, anche politica, a tutela del bene comune.

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La sostenibilità in edilizia è determinata dalla progettazione che disegna un involucro dell’edificio capace di garantire il comfort degli spazi interni con l’impiego di materiali a basso impatto ambientale. La progettazione deve tener presente i principi di eco-efficienza e di sufficienza energetica. Negli edifici esistenti si predispone la diagnosi energetica per misurare il reale fabbisogno. Allo stato attuale dei flussi energetici è importante ridurre la domanda di energia da fonte fossile (petrolio e gas) perché esistono sprechi evitabili con l’impiego di diversi “accorgimenti” e l’impiego di nuove tecnologie. L’eco-efficienza e la sufficienza energetica si raggiungono adeguando l’involucro dell’edificio ai nuovi standard che prescrivono la riduzione degli sprechi. Facendo manutenzione degli edifici esistenti è possibile ridurre la domanda di energia impiegando tecnologie che sfruttano le fonti alternative, raggiungendo due obiettivi: migliore comfort abitativo e cancellazione degli sprechi conseguendo un risparmio economico.

Risparmiare energia è così semplice che forse ci lascia davvero perplessi, a volte. Quando siamo andati a scuola il professore di fisica ci ha insegnato anche la trasmissione del calore ed avrà accennato alle capacità termofisiche dei materiali, se non lo ricordiamo è sufficiente rileggere i testi scolastici, comprarne uno o usare internet cercando i termini giusti, riguardanti la termodinamica, l’entropia e la trasmissione del calore.

fonte: Thomas Konigstein, manuale per costruzioni a risparmio energetico

Ricordiamolo, già a scuola si studiava la trasmissione del calore e i comportamenti quali: conduzioneconvezione ed irraggiamento. Tali leggi delle fisica ovviamente riguardano anche gli edifici considerati come sistemi termotecnici. Gli edifici che non disperdono energia (bassa trasmittanza termica), facendoci stare bene anche d’estate, sono i migliori poiché costruiti con determinati materiali capaci di trattenere il calore al proprio interno. Oggi è possibile far certificare i consumi delle nostre case, come indicano anche le etichette degli elettrodomestici, e sapere quanti soldi sprechiamo o risparmiamo.

Anche se in grande ritardo, oggi il risparmio energetico è argomento quotidiano, spesso amici e conoscenti mi pongono quesiti, legittimi, per capire come applicare il risparmio. Mi preme sottolineare che le cose sono molto più semplici e banali di quanto si possa immaginare. Prima di tutto non c’è alcun bisogno di inventarsi tecnici specializzati perché i progettisti sono pagati per risolvere problemi.

fonte: Norbert Lantschner, la mia CasaClima, Raetia

Dunque, consiglio banalmente di rispolverare la cultura di base che il liceo ci ha dato. I materiali hanno caratteristiche termofisiche e per farsi un’idea corretta è sufficiente comprendere queste misure. Vediamo se questo ragionamento può aiutare tutti: un edificio che disperde energia termica produce un costo/spreco e questo può rappresentare la base economica per finanziare la ristrutturazione edilizia. E’ il tipico ragionamento economico-finanziario delle ESCo (Energy Service Company) che realizzano profitti tramite progetti finalizzati all’efficienza energetica e l’uso degli incentivi delle fonti alternative. I cittadini potrebbero avviare una ESCo, tramite la banca locale, e finanziare la ristrutturazione edilizia dei volumi esistenti con l’obiettivo di realizzare una “smart grid“. In questo modo diventeranno produttori e consumatori (prosumer) di energia ma soprattutto liberi e indipendenti dalle SpA. L’atteggiamento appena descritto si può tradurre concretamente promuovendo cooperative edilizie ad hoc (iniziativa privata), e già esistono esempi progettuali di questo tipo che stanno rigenerando interi quartieri migliorando la qualità di vita. Esistono anche iniziative pubbliche, ma gli esempi più efficaci sono presenti fuori l’euro zona, o nei Paesi che hanno dato priorità agli aspetti energetici: USA, Canada, Finlandia, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Germania, Austria e Svizzera. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno provveduto, tramite la Banca degli investimenti europei, a deliberare diverse direttive per incentivare l’efficienza energetica e ridurre l’uso degli idrocarburi (petrolio e gas), ma l’azione più efficace rimane l’iniziativa privata attraverso una banca locale capace di investire in progetti di qualità. Più in generale, oggi i cittadini hanno l’opportunità di puntare all’auto sufficienza energetica, ma per realizzare questo importante obiettivo è determinante sviluppare la capacità di valutare i progetti e coordinare un’azione popolare, “dal basso”, per programmare ristrutturazioni edilizie e urbanistiche. Persino le normative tecniche sono mature e prefigurano la realizzazione di edifici a energia quasi zero (nZEB), cioè edifici che mediamente nell’arco di un anno solare pareggino i flussi energetici in entrata e in uscita (“nell’arco di un anno solare una somma algebrica dei flussi energetici in ingresso e in uscita pari a zero”).

Le nostre case devono raggiungere l’obiettivo del comfort, cioè percepire la sensazione soggettiva di non sentire freddo d’inverno e non sentire caldo d’estate: benessere. Il comfort è figlio della progettazione architettonica e dei materiali impiegati. Se la vostra casa è progettata male, senza dubbio, raggiungere il comfort ideale richiede, rispetto agli errori del passato, un determinato esborso economico (rilievo e computo metrico estimativo). Per generare un risparmio sulla bolletta riducendo la domanda di energia, generalmente è possibile intervenire coibentando (“cappotto termico” dell’edificio) i muri perimetrali esterni e sostituendo gli infissi con quelli più efficienti. La ristrutturazione finalizzata all’efficienza energetica è detraibile. L’acquisto e l’impiego di impianti tecnologici che sfruttano le risorse rinnovabili presentano numerose soluzioni (solare termico, fotovoltaico, micro eolico, geotermico). In aree vicino al mare, ove la temperatura più fredda arriva a 5 gradi centigradi, è sufficiente coibentare e sfruttare i cosiddetti sistemi solari passivi, senza l’impiego di sistemi energetici attivi (ulteriore risparmio). Ed è la soluzione più diffusa per le aree urbane costiere centro meridionali.

Conducibilità termica di alcuni materiali, fonte: Yunus Cengel, termodinamica e trasmissione del calore, McGraw-Hill, pag.474

Prima di tutto bisogna prendere familiarità con la conducibilità termica λ [W/mk] (capacità di un materiale a condurre calore) e questa caratteristica deve essere ben evidenziata. Più la conducibilità di un materiale è bassa e maggiore sarà il vostro risparmio. La resistenza termica s/λ [m2K/W] e in fine bisogna conoscere la trasmittanza termica U=1/RT [W/m2K]. Ad esempio, le case certificate come CasaClima Oro hanno U < 0,15 W/ m2K sia per la parete esterna, sia per il tetto e Uw ≤ 0,80 W/ m2K per i serramenti. Solitamente, dopo una diagnosi energetica utile a rilevare dispersioni lungo i “ponti termici” (nodi strutturali, finestre …) i progettisti intervengono con materiale coibente e con infissi migliori per ridurre la domanda di energia termica (gas metano) e poi integrano la domanda di energia elettrica con l’impiego di un mix tecnologico rispetto alle risorse locali (sole, vento, acqua, geotermico).

Un buon progettista, considerando attentamente le opportunità del luogo, riesce a far captare la luce solare (sistemi passivi) invernale, utile fonte di calore e conservare un buon equilibrio termoigrometrico estivo evitando di consumare fonti attive di energia (termosifoni o condizionatori). Oggi, vi sono pompe di calore che riescono a scaldare e raffrescare (micro-trigenerazione) usando, l’aria esterna, la temperatura del sottosuolo, o la temperatura dell’acqua di falda (sistemi attivi).

I committenti dovrebbero sapere che oggi si può vivere in ambienti interni più sani e salubri per mezzo di materiali naturali e controllo dell’aria aumentando la qualità della propria vita, ed essi possono rivalutare il valore del proprio immobile, anche con alcune agevolazioni fiscali o addirittura con l’opportunità di guadagno diventando prosumer: produttore e consumatore di energia. Gli aspetti culturali, tecnici e progettuali sopra descritti tendono ad un obiettivo politico molto importante poiché è possibile transitare da un’economia dipendente dagli idrocarburi (petrolio e gas) ad un’economia dell’eco efficienza, e della sufficienza energetica dove edifici e quartieri costituiscono una rete intelligente di energia (smart grid). Questo obiettivo può essere finanziato con iniziative private (cooperative ad hoc) o tramite fondi europei e nazionali. Gli interventi di ristrutturazione si ripagano da soli grazie al sistema delle ESCo attraverso la qualità del progetto di efficienza energetica. Considerando che il costo delle bollette è in continuo aumento, poiché stiamo vivendo il picco del petrolio, e stiamo pagando i costi delle guerre sull’energia, è ragionevole intervenire prima possibile per eliminare questa dipendenza (idrocarburi).

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