Modello “Parma”

All’improssivo il mainstream ha scoperto che esistono anche i cittadini, esiste una rete sociale, esiste un’opportunità e un nuovo modo di vedere la cosa pubblica. L’élite compie questa “scoperta” per “bruciare” normali cittadini con la sovraesposizione mediatica e l’uso di strumenti soft persuasivi: gli eventi mondani, il pettegolezzo e la ripetizione ossessiva di argomenti non politici associati al MoVimento 5 stelle Parma, si tratta di una vecchia consuetudine per non parlare di acqua pubblica, democrazia diretta, energia, rifiuti zero e criminalità organizzata.

Sembra ci sia qualcosa di nuovo nella politica. Aver vinto le elezioni amministrative a Parma non ci autorizza a vivere nell’illusione che di colpo il mondo sia cambiato, non ci autorizza ad essere eccessivamente ottimisti come non ci autorizza ad essere pessimisti, la realtà politica di Parma ci fa vedere un’opportunità ed i protagonisti possono essere i cittadini, cioè la comunità di Parma cambia se cambiano gli schemi mentali dei cittadini. Non esiste il salvatore della patria, non esiste la bacchetta magica. Per avere una seria applicazione del programma elettorale di ParmainMoVimento è determinante creare una visione condivisa delle cose e avviare un processo aperto di educazione civica per mostrare nuovi modelli, nuovi schemi e nuovi approcci. Senza il lavoro di condivisione, comunicazione ed educazione qualsiasi progetto introdotto non avrebbe il successo che i cittadini meritano. ParmainMoVimento e il nuovo Consiglio comunale hanno il potere concreto di avviare un percorso diverso e sperimantale per la pubblica amministrazione.

Il gruppo di ParmainMoVimento che ha sperimentato in piccola scala la partecipazione politica, l’open space technology, l’approccio multiculturale ed ha elaborato un progetto partendo dalla visione politica della decrescita felice, potrebbe trasferire la propria esperienza a tutta la pubblica amministrazione locale.

Il gruppo che ha dato vita a questo progetto è totalmente etorogeneo, sia per la sua provenienza geografica che per l’estrazione sociale e culturale. Sembra, a piccola scala, che la realtà sociale della rete internet trovi forma e concretezza nel mondo reale. La diversità culturale che diventa ricchezza e lavora con valori e metodi condivisi.

Se il Consiglio comunale rimane coerente con la sua visione e con i comportamenti provenienti da ParmainMoVimento i cittadini potranno assistere ed essere co-partecipi del cambiamento culturale necessario per tutti, si ribalta la piramide di potere e l’etica entra nella politica, potrebbe iniziare il laboratorio di economia partecipata tanto auspicato in tante comunità d’Europa, dalla Spagna alla Grecia, dall’Islanda alla Francia.

In questi giorni la maggioranza politica del Consiglio comunale sta studiando la pubblica amministrazione e sta riflettendo su come tradurre in atti concreti il cambiamento. Normali cittadini stanno spendendo importanti energie mentali e risorse proprie per mostrare, nei prossimi mesi, come praticare il cambiamento che in tanti si aspettano.

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Ti lamenti… a maggio…

Dedicato a tutti coloro che hanno il diritto e che non vanno più a votare o che hanno votato, senza coscienza, PDmenoL e PDpiùL. Errare è umano ma perseverare è diabolico.

L’italiano suddito disadattato che non sa più chi è. Il default potrebbe darci lacrime e sangue oppure potremmo sconnettere la mente dal sistema ed iniziare a vivere da esseri umani.

A maggio, dove possiamo scegliere, votiamo per le liste civiche a 5 stelle ma soprattutto smettiamola di sostenere il sistema ideato per opprimerci. E’ tempo di democrazia diretta!

I partiti non esistono! Le banche possiedono i politici! Le SpA governano il sistema!

Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli!

Demos

Cesena, 26 settembre 2010 domenica pomeriggio, dopo le 14:30 circa, si è svolto un incontro promosso del gruppo di Torino fra i meetup e le liste 5 stelle, durato circa 3 ore.
Oggetto dell’incontro è stata la politica del MoVimento 5 stelle: la decrescita felice, un nuovo paradigma culturale, cultura, formazione dei meetup.
A tale incontro hanno partecipato cittadini di tutta Italia, Torino, Milano, Napoli, Cagliari, Parma, Alessandria, Roma, Modena, Cesena, Savona, Voghera e tante altre città, località (mi scuso per aver dimenticato alcune città).
L’incontro autogestito è stato un momento genuino di condivisione e partecipazione dove ogni cittadino ha potuto esprimere in libertà la propria opinione ed evidenziare la propria sensibilità o raccontare la propria esperienza locale circa il mondo dei meetup ed il MoVimento 5 stelle.
Gli argomenti affrontati sono stati tanti e spesso anche ben motivati ed argomentati. La discussione avviata da Davide Bono (Torino) è partita dal progetto culturale della decrescita felice, poi altri temi hanno arricchito il dibattito: comunicazione e come comunicare, editore puro ad azionariato diffuso di proprietà dei cittadini, scuola politica di educazioni civica interna ai gruppi, democrazia diretta, criteri di scelta dei candidati (primarie), etica, ecologia, organizzazione interna, trasparenza, controllo degli eletti, strumenti di partecipazione, rete internet…

Tale assemblea ha consentito a tutti di poter ascoltare le opinioni altrui, in maniera ordinata e serena. L’assemblea non era deliberativa ma tale metodo aiuta la crescita del MoVimento poiché le persone possono vedersi e costruire relazioni di reciprocità secondo le proprie sensibilità.
Sono emersi, ovviamente, anche argomenti critici del MoVimento come: organizzazione interna, trasparenza, scelta e controllo sui candidati, influenza di Grillo sul MoVimento.
Dal mio punto di vista è emerso un atteggiamento critico ma costruttivo, propositivo e soprattutto come emergere in maniera più efficace e come “sconnettere” i cittadini dall’attuale sistema di potere e, come consentire a più cittadini di poter partecipare attivamente al MoVimento 5 stelle.

Alcuni hanno evidenziato come sia importante studiare e conoscere, sia la Costituzione e sia gli strumenti del potere. E’ importante che i cittadini conoscano ed adottino strumenti di controllo sulle amministrazioni e sui dipendenti eletti.

proposta: condivisione, cultura formazione ed editore puro finanziato da una parte degli stipendi dei futuri parlamentari ma gestito da una coop del MoVimento.

Zygmunt Bauman, la società individualizzata, pag. 122

La mia idea è che le forme di violenza specificatamente post-moderne nascano dalla privatizzazione, dalla deregolamentazione e dalla decentralizzazione dei problemi di identità. Lo smantellamento dei contesti collettivi, istituzionalizzati e centralizzati di costruzione dell’identità che ha luogo nel mondo post moderno può avvenire di proposito o implicitamente, può essere gradito o deplorato. Senza dubbio però produce il seguente effetto, recentemente messo in evidenza da Peter Wagner: il luogo da cui un intervento in difesa degli interessi comuni, trascendenti le animosità locali, «potrebbe essere intrapreso [luogo] precedentemente occupato dallo Stato, è considerato inesistente o vuoto». Ciò che serve dice Wagner è un processo di comunicazione che oggi per oggetto quello che i vari gruppi sociali […] hanno in comune in base alle pratiche sociali correnti, per scoprire se essi debbano regolare di comune accordo gli impatti di tali pratiche».
Osserviamo tuttavia che fino a questo momento tale necessità aspira vanamente a raggiungere un punto fermo a causa di quella che Hannah Arendt ha chiamato «vacuità dello spazio politico». Con questo concetto Arendt intende dire che nella nostra epoca non esistono più luoghi naturali del corpo politico da cui possano essere varati interventi significativi ed efficaci sul modo in cui si vive la vita collettiva. Interventi parziali, segmentati, concentrati su singole questioni e limitati nel tempo: di questi certo non c’è carenza. Ma nella maggioranza dei casi essi non compongono una totalità significativa: come ogni altra cosa sono frammentari e discontinui, spesso in conflitto l’uno con l’altro, e nessuno può affermare con certezza di conoscere in anticipo l’esito di tali conflitti. Gli interventi che effettivamente l’uomo intraprende sprofondano gradualmente nelle tortuosità dell’opaco ed impenetrabile «disordine globale», solo per rimbalzare in un secondo momento in una forma che richiama alla mente più le catastrofi naturali che l’agire deliberato. D’altro canto sembra ovvio che – a causa della natura delle scelte che ci troviamo oggi ad affrontare – le iniziative privatizzare e gli interventi deregolamentati non funzioneranno affatto; essi sono, caso mai, parte del problema e non le sue soluzioni. Evidentemente è imperativa un’azione coordinata e concentrata, il cui nome è politica; la promozione di una nuova etica per la nuova era – di cui c’è una tremenda necessità – può essere affrontata solo come problema e compito politico. Il vuoto lasciato dal ripiegamento dello stato-nazione viene colmato dalla sedicenti comunità neotribali , postulate o immaginate: e non se non è riempito da queste rimane un vuoto politico, fittamente popolato da individui disorientati dal fracasso di rumori contraddittori che danno tanto margine alla violenza e poche o nessuna opportunità all’argomentazione.
L’umanità contemporanea parla con molte voci e oggi sappiamo che continuerà a farlo per un tempo lunghissimo. La questione centrale della nostra epoca è come trasformare questa polifonia in armonia e impedire di degenerare in cacofonia. L’armonia non significa uniformità, ma è sempre un’interazione di numerosi motivi differenti, che conservano ciascuno la propria identità distinta e sostengono la melodia risultante attraverso e grazie questa identità. Per Hannah Arendt tale capacità d’interazione era la qualità della polis, luogo in cui possiamo incontrarci da uguali riconoscendo la nostra diversità e postulando il mantenimento di tale diversità come fine precipuo del nostro incontro. Come si può (come possiamo) ottenere questo risultato? Accertandoci che le identità separate non pretendano l’esclusività, non rifiutino di coabitare con altre identità; ciò a sua volta impone l’abbandono della tendenza a sopprimere le altre identità in nome dell’affermazione della propria e l’accettazione, al contrario, del fatto che è proprio la difesa delle altre identità a preservare la diversità in cui può prosperare la nostra unicità. I cittadini che si incontravano negli spazi pubblici della polis tutto sommato riuscivano a far questo abbastanza bene. Essi però si incontravano con l’intento palese di dibattere gli affari pubblici, dei quali essi, e solo essi, erano responsabili: se non avessero provveduto direttamente, le cose non sarebbero state fatte altrove. La “convergenza di opinioni”, quando si verificava, era un risultato comune, non una grazia ricevuta; era un consenso costruito e ricostruito man mano che si incontravano, parlavano, argomentavano. Come dice efficacemente Jeffrey Weeks, «l’umanità non è un’essenza che deve essere realizzata ma una costruzione pragmatica, una prospettiva da sviluppare attraverso l’articolazione della varietà di progetti individuali, di differenze, che costituiscono la nostra umanità nel senso più ampio».