Il problema non è l’euro, ma questo euro.

Gli italiani hanno avuto il grande merito di far aprire un dibattito pubblico. In Italia esiste una straordinaria voglia di partecipare al processo decisionale della politica, anche se questo desiderio è osteggiato dai partiti, e la partecipazione è condotta in maniera confusa e poco efficace, poiché le decisioni sono delegate agli altri. Che in Italia ci sia un desiderio di cambiamento, questo l’élite lo sa bene, e fa di tutto per scoraggiare la partecipazione; l’ha fatto per decenni tramite i partiti, e lo fa con il controllo dei media e l’uso strumentale dell’economia e della finanza per scoraggiare i cittadini nella comprensione della politica. La grande voglia di partecipare è provata col recente referendum sull’acqua e sul nucleare, ed il ridotto calo dell’astensione dovuto alla presenza di nuova forza politica che si presenta come “antisistema”.

Questa nuova presenza in Parlamento inquieta tutti, ed ha il merito di porre un dubbio sull’esistenza del sistema euro così com’è stato pensato e progettato. Sicuramente questo partito pone il tema in maniera sbagliata perché demagogicamente millanta di non essere né di sinistra e né di destra, sfruttando l’apatia dei cittadini che ormai non militano più nei partiti e non si sentano di appartenere ad un determinato soggetto politico. In questo modo si alimenta una grande confusione fra i cittadini, poiché la proposta di togliere sovranità monetaria agli Stati ha un’origine politica molto chiara: la scuola liberista di Friedman e von Hayek, cioè la destra con la teoria endogena della moneta. I giornalisti semplificano il problema accusando il M5S di voler creare un danno al Paese con l’uscita dal sistema euro. E’ banale evidenziare che il meanstream non ha interesse nell’approfondire il tema “sistema euro”, cos’è? Perché esiste? Chi trae vantaggi dal “sistema euro”? Cos’è la moneta? Come si crea la moneta? Perché l’Italia non ha una politica industriale?

In generale, sia il mainstream e sia partiti populisti confondono le idee ai cittadini, e in questo modo, da un lato si raccolgono voti e ma un altro lato non si realizza il cambiamento necessario per contrastare l’aumento delle disuguaglianze. I cittadini italiani stanno pagando il prezzo delle scelte politiche per l’incapacità propria di organizzare un soggetto politico nuovo che sappia proporre una nuova visione politica. L’area economica europea è senza dubbio incapace di reagire alla crisi del capitalismo, gli economisti stessi la definiscono un’area economica non ottimale poiché vi sono zone povere e zone ricche, cioè disuguaglianza territoriali favorite proprio dall’euro zona che usa gli strumenti neoliberisti come la concorrenza sleale attraverso le zone economiche speciali che sfruttano i salari bassi e riducono i diritti delle persone. La cessione della sovranità monetaria e gli strumenti dell’austerità – MES, patto di stabilità e fiscal compact – stanno distruggendo la ricchezza e l’economia reale di determinati italiani, soprattutto i meridionali. La soluzione del problema dovrà essere suggerita dai cittadini, in un sistema di democrazia rappresentativa, ma per noi italiani sarà necessario costruire un nuovo soggetto politico perché quelli attuali non sembrano capaci di affrontare i problemi reali del Paese, anzi raccolgono consensi sfruttando la crisi. I popoli attraverso il voto possono delegare una semplice soluzione: uscire dall’economia del debito e ridare alla moneta il giusto senso: è solo uno strumento, la moneta non è ricchezza. Bisogna transitare dall’economia del debito alla politica delle risorse. La domanda non sarà più quanto costa? Ma ci sono le risorse per farlo?

L’Italia ha le risorse per tutelare e conservazione il proprio patrimonio, anche gli altri Paesi danneggiati dall’euro zona – Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda – hanno le risorse per riavviare la propria economia. I Governi politici dovrebbero utilizzare altri indicatori e strumenti per valutare la qualità delle scelte. La politica ha bisogno di usare la bioeconomia e indicare dimensioni di qualità per misurare il benessere dei cittadini. Parlamenti e Governi devono ripristinare la democrazia rappresentativa – assente nell’UE – e introdurre la democrazia diretta affinché i popoli possano controllare, deliberare e licenziare dipendenti inadeguati. Bisogna transitare dall’attuale sistema feudale-liberista dell’UE alle democrazie mature che sanno prendere decisioni rispettando i limiti della natura, consapevoli delle leggi della fisica.

Prima di tutto dobbiamo riconoscere che il debito è un tema giuridico. Il debito in quanto tale è una convenzione economica per consentire allo Stato di finanziare le proprie attività, pertanto il debito acquistato dallo Stato è un’azione politica virtuosa. Col trascorrere degli anni, le istituzioni politiche hanno cambiato idea facendo prevalere le posizioni neoliberiste, consentendo alle banche private di comprare i Titoli e quindi di condizionare la libertà degli Stati, non più sovrani. Esiste una grande contraddizione politica e finanziaria dell’attuale sistema: spesso l’Italia ha un avanzo primario ma il debito cresce costantemente. Il debito italiano in parte è dello Stato, e in parte, sempre più rilevante, è acquistato da soggetti privati. Il debito posseduto dallo Stato non va ripagato. Una facile soluzione dell’insolvibilità dello Stato; ad esempio, se l’euro fosse una moneta a credito senza l’emissione di Titoli a debito, ogni Stato oggi potrebbe pagare i propri debiti nei confronti dei fornitori, e si può fare “domani mattina”. All’interno delle regole e condotte attuali, cioè all’interno del MES, del fiscal compact, non esiste un’equa e giusta soluzione per ristrutturare i debiti dello Stato, e finora qualsiasi soluzione proposta è nella direzione di spostare risorse creando danni sociali. La religione capitalista concentra capitali e riduce i diritti, smantella il welfare state e deindustrializza determinate regioni. I famigerati “mercati”, cioè agenzie di rating, banche, assicurazioni, fondi di investimento, ed i partiti sanno bene che gli Stati sono già insolvibili, sono in default tecnico, lo sanno bene. Essi persistono nelle loro scelte fino a quando alcune SpA non avranno preso gli asset strategici dei “paesi periferici” (processo di privatizzazione), in Italia ormai è quasi tutto controllato SpA con pacchetti azionari privati, tranne il servizio sanitario. Non ha senso continuare a strozzare imprese e cittadini con l’invenzione dell’economia a debito, poiché abbiamo le tecnologie per misurare le risorse reali, e impedire qualsiasi speculazione. Parlamenti e Governi devono ripensare l’euro zona uscendo dall’economia del debito. Il sistema è immorale, ingiusto e sbagliato, non ha migliorato la qualità della vita e sta distruggendo l’economia reale dei “paesi periferici”.

In un sistema di globalizzazione neoliberista l’euro zona rischia di implodere sulla propria stupidità e l’avidità delle “regioni centrali”, mentre il vantaggio politico sarà a favore di USA, Cina e Russia che potranno approfittare della debolezza dell’UE. L’attuale economia mondiale in balia dei mercati finanziari e dei famigerati fondi privati di investimento che sfruttano la religione capitalista, insegna che l’unico Paese capace di contrastare tale religione è la Cina poiché ha un’economia pianificata.

La contraddizione culturale dell’Europa è che il socialismo nasce qui, ma non ha avuto grandi proseliti, anzi è stato rinnegato dai partiti di sinistra per preferire il liberalismo e la religione del mercato. Oggi il socialismo è tema politico persino negli USA, poiché la crisi sta mostrando tutti i lati oscuri del capitalismo e del famigerato libero mercato.

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Le verità nascoste

I popoli devono saperlo: possiamo vivere in pace ed in armonia con la natura, possiamo vivere con un reddito sufficiente per crescere i nostri figli, possiamo farlo senza rinunciare ai nostri interessi ed al tempo libero da trascorrere con le persone che amiamo, possiamo farlo. Abbiamo le conoscenze e le tecnologie per fare tutto questo, senza inquinare e senza avvelenare il cibo che mangiamo con l’inevitabile destino di uccidere proprio i nostri figli. Domani sorgerà il Sole e donerà tutta l’energia di cui abbiamo bisogno, tutte le specie viventi di questo pianeta non si scambiano una moneta per sopravvivere, solo l’uomo ha inventato una religione inutile e dannosa: monetarismo, avidità e liberismo.

In questi giorni di fibrillazione post elettorale il mainstream sta usando tutta la sua forza mediatica per manipolare la percezione dell’opinione pubblica, l’élite sente di aver perso il controllo delle masse. Una importante visione politica del M5S è tratta dalla filosofia della “decrescita felice”, nel 2005 il blog di Grillo pubblicizzava il testo di Maurizio Pallante, La decrescita felice.

Si tratta di una proposta di cambio di paradigma culturale che affonda le sue radici nella bioeconomia, e nessun partito tradizionale, pur conoscendo l’argomento, ha preferito adottarla ma ha scartato tale filosofia per abbracciare il pensiero unico europeo figlio del liberismo selvaggio.

In questi giorni è stato orchestrato un coro mediatico: “state attenti al M5S poiché propone la decrescita felice“, con toni dispregiativi, e soprattutto, nella maggior parte del talk show, senza invitare chi possa spiegare cos’è la “decrescita felice”, ma raccontando palesemente una serie di menzogne a dire poco grottesche ed infantili, del tipo ritorno al passato, recessione, aumento della disoccupazione etc. Dal punto di vista della comunicazione i talk sono organizzati, per attaccare il M5S partendo col dire: abbiamo bisogno della crescita e non della decrescita altrimenti l’Italia non riparte.

In Italia esistono due associazioni che parlano di decrescita, una si chiama decrescita.it, e l’altra è un’associazione di promozione sociale, apartitica, che pratica la “decrescita felice”, e si chiama per l’appunto “Movimento per la Decrescita Felice” costituito da un insieme di associazioni, circoli territoriali, ove liberi cittadini mettono in pratica stili di vista sostenibili, e danno consigli alle amministrazioni pubbliche  per affrontare le sfide del presente. MDF condivide conoscenze a chiunque sia interessato a metterle in pratica. Diversi piccoli comuni amministrati dalla destra e dalla sinistra si sono palesemente ispirati alle buone pratiche amministrative figlie della bioeconomica, mentre M5S ha preferito farne una priorità.

E’ abbastanza “strano” riscontrare che talk show televisioni come Indiretta su RAI Uno, Agorà, Ballarò ed altri ancora abbiano coordinato un coro per denigrare una filosofia politica abbastanza nota ai politici, e che negli anni ’60 e ’70 fu volutamente scartata dai partiti otto-novecenteschi, mentre oggi riceve tutta questa pubblicità negativa senza che MDF abbia l’opportunità di mostrare all’opinione pubblica cosa significa “decrescita felice”.

Solo nelle occasioni in cui Maurizio Pallante ha avuto la libertà di esprimere ciò che pensa ha potuto mostrare le opportunità concrete che le applicazioni tecnologiche della filosofia bioeconomica consentono di esprimere producendo un effetto positivo e migliorando la qualità della vita.

leggi anche:

I chiacchieroni che governano da sempre, 28 febbraio 2013
Politica industriale, 15 febbraio 2013
La ricchezza degli italiani, 23 gennaio 2013
Finanziarie la prevenzione, come? 22 gennaio 2013
Tecnologie del buon senso, 6 gennaio 2013
I luoghi della decrescita felice, 20 novembre 2012
Tecnologie della decrescita felice, 19 novembre 2012
debito e soluzioni, 13 novembre 2012
Il buon senso che cresce, 28 marzo 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Soluzioni e idee per un Paese più bello, 19 gennaio 2012
(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 201
Decrescita e architettura, 19 ottobre 2011
Ripensare la società insieme ai cittadini, 3 ottobre 2011
Decrescita felice e qualità della vita, 30 giugno 2011
Immaginare il cambiamento, 14 giugno 2011
Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito), 26 maggio 2011
Possiamo farcela, 11 aprile 2011
Energia, basto poco … , 28 marzo 2011
Agire direttamente, 10 febbraio 2011
Rompere l’incantesimo, 18 gennaio 2011
Capitano, siamo un faro. 12 gennaio 2011
Cambio i miei pensieri, 7 ottobre 2010

Politica industriale

Dal punto di vista dell’etica morale e politica una normale classe dirigente dovrebbe immaginare l’uscita dal capitalismo per entrare nell’epoca bioeconomica. La politica delle risorse può sostituire l’obsoleta religione della crescita infinita, ossia il capitalismo neoliberale. Sotto la guida di questa religione l’Italia è un paese saccheggiato e colonizzato da un’élite degenerata che ha teleguidato il ceto politico dirigente psico programmato per distruggere lo Stato democratico e sociale, e accentrare poteri e ricchezze costruite fittiziamente (economia del debito e finanza) nelle mani di pochi. Alla luce dei disastri attuali prodotti da trent’anni di politiche immorali e sbagliate, oggi possiamo immaginare di cambiare lo status quo attraverso lo sviluppo umano. Una nuova classe politica può emergere dall’etica politica e dalle politiche bioeconomiche. Cittadini e organizzazione sociale possono sfruttare l’impiego di nuove strategie e nuove tecnologie che consentono una migliore distribuzione delle ricchezza reale, ed applicare un minimo di democrazia economica.

L’anno che verrà [2013] porterà una serie di cambiamenti, anche se continuasse la politica dell’austerità imposta dall’élite attuale. Oltre ai limiti dello sviluppo, siamo giunti ai limiti della pazienza ed ai limiti della sopravvivenza quotidiana. Il 28 agosto 2012 abbiamo superato il limite di risorse non rinnovabili che la Terra riesce a generare entro un anno (overshoot day). In soli otto mesi abbiamo esaurito le scorte, e per i successivi quattro rubiamo risorse al futuro.

Ci sono diversi settori che possono produrre reddito e creare nuova e migliore occupazione, cioè socialmente utile. L’industria delle costruzioni, della mobilità intelligente, e dell’agricoltura naturale sono ambiti strategici determinanti. Possiamo immaginare di adottare piani territoriali e urbani bioeconomici che ripensano gli insediamenti come sistemi metabolici favorendo la sostenibilità, e annullando le disuguaglianze sociali, ambientali ed economiche.

Un indicatore importante sarà la progettazione qualitativa ed eco-efficiente. L’industria delle costruzioni e soprattutto la progettazione architettonica sono l’ambito industriale che esprimono meglio questo concetto, poiché sono già utilizzati principi di eco design e l’analisi del ciclo vita per misurare la qualità nella progettazione stessa. E’ necessario investire in un piano di rigenerazione urbana sull’intero patrimonio edilizio esistente, con piani di recupero dei tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita e la conservazione dei centri storici. Esistono 26 città in contrazione, le più popolose d’Italia che abbisognano di interventi rigenerativi. L’innovazione tecnologica ci consente di misurare, prima del progetto, quali impatti ci saranno sull’ambiente, per la salute umana ed i possibili sprechi, queste informazioni qualitative determinano la scelta finale del progetto e condizionano l’economia reale. Questa rivoluzione ecologica è già partita, anche grazie agli incentivi sul “conto energia”, che oggi sono al termine, pertanto ci possono essere dei freni ad un mercato in evidente difficoltà. Se ci fosse una Repubblica sovrana con una politica monetaria e industriale si potrebbero finanziare piani nazionali per tutelare il suolo ed il patrimonio culturale dal rischio sismico: nuova occupazione. Già in questi anni sono partiti piani di decrescita energetica per raggiungere l’auto sufficienza con reti di smart-grid, questo è possibile ove si applica un mix tecnologico (sole, vento, acqua e geotermia). Negli anni trascorsi ci furono diversi strumenti giuridici chiamati “programmi complessi” che potrebbero essere finanziati nuovamente prendendo le risorse dalla negoziazione del debito estero e degli immorali interessi che si pagano sullo stesso debito. Per farlo ci vorrebbe una classe politica intellettualmente onesta e rispettosa del contratto costituzionale.

Lo stesso ragionamento circa l’eco-efficienza può essere mutuato nella mobilità, ad esempio è noto che gli italiani non hanno bisogno di nuove automobili, ma di motori eco-efficienti. Anziché incentivare la vendita di nuove auto è necessario avviare un’evoluzione tecnologica e progettuale come si sta avendo nelle tecnologie architettoniche ed energetiche, quindi bisogna sostituire i motori a combustione con i motori elettrici molto più efficienti, ma soprattutto a zero emissioni gassose. Questa scelta coinvolge tutte le auto officine che si troveranno cariche di lavoro nella sostituzione dei motori: nuova occupazione ed economia che rimane sul territorio. Una ulteriore spinta ci sarà nel mondo delle bici pedelec, a pedalata assistita, senza dubbio il mezzo di trasporto cittadino più intelligente che possiamo avere oggi.

Nell’agricoltura possiamo progettare un’evoluzione e transitare dal modello agri-industriale che riduce la capacità dei suoli di produrre cibo per mezzo degli agenti chimici inquinanti, e avviare la diffusione di massa di pratiche di agricoltura naturale che rigenerano i suoli. Questa scelta consente di avviare la nascita di nuove aziende agricole auto sufficienti energeticamente grazie alle tecnologie odierne (geotermia, micro eolico, etc..), e che producono cibo per il territorio: nuova occupazione ed economia reale che rimane sul territorio.

Un piano nazionale di riuso e riciclo delle materie prime seconde, erroneamente chiamati rifiuti, consente di ridurre gli sprechi, di chiudere tutti gli impianti di incenerimento presenti sul territorio e di creare nuova e migliore occupazione.

L’attivazione della politica delle risorse come piano industriale nazionale che coinvolge sinergicamente tre settori: costruzioni, mobilità e agricoltura consente di avviare un processo virtuoso determinante per l’economia italiana, poiché è un’alternativa alla religione della crescita, e quindi ridurrà il prodotto interno lordo, ma consentirà di avere nuova occupazione socialmente utile e migliorerà la qualità della vita. Senza il ripristino della sovranità sarà difficile avviare una politica industriale nazionale  e questa responsabilità spetta ai cittadini che devono controllare in maniera efficace l’operato di chi amministra, ed ai dipendenti eletti che sono obbligati ad applicare la Costituzione: sovranità popolare, uguaglianza, tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, democrazia economica e tutela del credito.

Questa proposta ribalta un paradigma obsoleto poiché la politica delle risorse non si pone l’obiettivo della piena occupazione in quanto tale, ma si pone la domanda di quale occupazione creare e come crearla, con quali criteri progettuali ed in quali ambiti. Ci possiamo rendere conto che nella prevenzione e nella lotta all’obsolescenza pianificata ci sono maggiori e ampi margini di intervento rispetto agli impieghi obsoleti che abbiamo erroneamente inseguito in questi ultimi trent’anni. Nella sostanza, una volta bonificati tutti i siti inquinati, fra l’altro lavoro che bisogna ancora iniziare a fare, è ragionevole rendersi conto che l’Italia ha bisogno più di contadini, restauratori, biologici, fisici piuttosto che di manager, avvocati e commercialisti.

Debito e soluzioni

La fine della seconda guerra mondiale determinò l’inizio di un nuovo ordine mondiale – il petrol-dollaro – che può essere sintetizzato in questo modo: l’espansione dell’economia del debito, la rifeudalizzazione e la privatizzazione del mondo attraverso la trasformazione del sistema monetario e bancario ed il predominio delle SpA sugli Stati. L’effetto politico più vistoso è il ridimensionamento dei diritti umani, l’assenza di partecipazione democratica dei popoli al processo decisionale della politica, e la crescita esponenziale delle superpotenze monetarie accumulate nelle SpA che dettano le linee politiche ai Governi. Questa semplificazione può apparire troppo accelerata poiché la politica economica dal mondo occidentale, com’è noto, fu influenzata dalla teoria keynesiana e il debito «costituisce una necessità per quasi tutti gli Stati, qualora si trovino di fronte a spese eccezionali che superino le entrate ordinarie, e non possano o non vogliano ricorrere ad altre entrate straordinarie e cioè all’alienazione di parte del patrimonio, all’introduzione di nuove imposte o all’emissione di carta moneta. Con il diffondersi della teoria keynesiana del deficit spending (deficit), il debito pubblico è inoltre ormai concepito anche come importante strumento di intervento dello Stato nella vita economica e non soltanto in funzione anticiclica». A partire dagli anni ’80 i Governi abbandonano l’approccio keynesiano per adottare le politiche economiche liberiste, soprattutto nell’euro zona.

Tradizionalmente gli Stati usano una banca centrale per emettere moneta e ricoprire la differenza fra entrate (tasse) ed uscite (spesa pubblica). Nel 1971 l’emissione monetaria fu sganciata dall’oro, oggi si può emettere moneta senza un controvalore equivalente. Dal 1981 in poi lo Stato italiano decise di avviare il processo di privatizzazione della Banca d’Italia e negli anni a seguire i Governi italiani hanno deciso di rinunciare al controllo delle politiche monetarie, in contrasto con gli articoli 1 e 47 della Costituzione, a favore dell’attuale Banca centrale europea (BCE) che si pone l’obiettivo di mantenere i prezzi stabili e l’inflazione al di sotto del 2%. Questa scelta di abdicare al potere di controllare la moneta determinerà la distruzione dei partiti che si limiteranno, dagli anni ’90 in poi, a gestire le assunzioni clientelari nelle SpA che sostituiranno gli Enti locali nella gestione dei servizi pubblici locali.

Negli anni ’80 e ’90 le banche commerciali cominciano a trasformarsi in industrie finanziarie abdicando al tradizionale ruolo di custodi del risparmio. La priorità di una banca di oggi è prestare il denaro dei risparmiatori col sistema della riserva frazionaria. «L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia). La più grande quantità di moneta si produce con formule matematiche, scommesse, ed il peso di questi strumenti supera di gran lunga l’economia reale. Si stima che gli strumenti finanziari siano 12,5 volte il PIL mondiale.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)

Nell’Unione Europea, che non è l’Europa, sono 17 gli Stati che ricorrono all’indebitamento attraverso il “mercato libero” per avere una moneta (l’euro), e l’effetto di questa scelta politica, cessione di sovranità monetaria, ha pesanti ripercussioni sui salari che perdono, anno dopo anno, il loro potere d’acquisto. Nel luglio del 2008 il Parlamento italiano, senza indire referendum consultivo, approva il Trattato di Lisbona che in diversi principi sovverte i principi della nostra Costituzione. La nostra carta Costituzionale (139 articoli) è ideata per uno Stato di diritto e uno Stato sociale, il Trattato di Lisbona (358 articoli) è ideato per il libero mercato delle SpA, due paradigmi opposti e contrastanti. Inoltre l’UE per violazione del principio di separazione dei poteri non è neanche un’organizzazione democratica rappresentativa, poiché il potere dell’organo esecutivo è maggiore del Parlamento.

L’assenza di una politica monetaria per l’interesse pubblico è la prova di una scelta politica incostituzionale e immorale, poiché l’avidità delle SpA, che acquistano i Titoli di Stato, rappresenta un potere di ricatto sui popoli che non riescono a soddisfare i bisogni primari, mentre gli Enti locali, seppur virtuosi sono schiacciati dal Patto di Stabilità, non riescono a garantire i servizi pubblici.

L’intero sistema europeo non soddisfa i paesi “periferici”, denominati PIIGS, e le politiche dell’austerità – riduzione della spesa pubblica per far quadrare il bilancio – impoveriscono maggiormente i ceti meno abbienti, si riducono le opportunità di nuovi impieghi anche per le politiche virtuose sui temi dell’uso razionale dell’energia, del riuso e del riciclo perché le banche commerciali optano per una chiusura del credito consigliata dalla BCE. La stessa immissione di liquidità passa dalla BCE alla banche al’1% di interesse e dalle banche ai cittadini al 4%. Le banche cosa fanno? Ripagano i loro debiti e comprano Titoli di Stato. Le famiglie? Rimangono senza credito e lavoro ed aumenta la povertà.

La cessione di sovranità monetaria non è avvenuta in maniera paritaria come prevede la Costituzione italiana, perché l’UE è composta da 27 stati membri, 17 usano l’euro mentre la Gran Brategna, conserva la sterlina ed i membri della sua banca centrale siedono nel consiglio di amministrazione della BCE, ponendosi in evidente vantaggio rispetto agli altri membri dell’UE.

I criteri di rigore dell’UE, Patto di Stabilità e fiscal compact, sono più adeguati ai paesi come la Germania, l’Olanda, l’Austria e molto meno a Paesi come l’Italia per il semplice motivo che tali criteri non sono compatibili fra Nazioni culturalmente e strutturalmente diverse, se non addirittura opposte. Inoltre è altrettanto banale evidenziare che il noto fenomeno della delocalizzazione peggiora l’indicatore debito/PIL. Sembra persino palese mostrare che l’Italia è un paese colonizzato e saccheggiato dalle SpA (privatizzazioni), mentre la sua economia fiorente ha caratteristiche strutturali evidenti, l’arte, la storia, il cibo, la natura, l’artigianato, l’elettronica (“saccheggiata”); tali peculiarità hanno bisogno di un piano di prevenzione e rilancio. Invece i partiti ottocenteschi e novecenteschi obbediscono alle indicazioni dei think tank neoliberisti scegliendo l’austerità depressiva che obbedisce alle regole della crescita preferendo l’acquisto di armi inutili a scapito di investimenti nell’istruzione pubblica, nella ricerca scientifica, nell’innovazione, e nelle scienze applicate. Persino l’evasione fiscale è tollerata a danno della sanità pubblica, invidiata persino dagli USA. Con un nuovo sistema economico e con la moneta sovrana si possono avere nuovi e importanti investimenti sulla prevenzione primaria per i fenomeni di dissesto idrogeologico e riduzione del rischio sismico, investimenti sulla conservazione del patrimonio culturale e l’adeguamento delle scuole sono impossibili col sistema del Patto di Stabilità e del fiscal compact. Eppure è un obbligo applicare la Costituzione italiana, non un’opinione. Senza dimenticare che è necessario bonificare i siti inquinati dai grandi complessi industriali. Oggi è di moda la mobilità sostenibile, quella intelligente, essa emerge anche grazie alla consapevolezza del picco del petrolio. Il nostro Paese è straordinario nella sua creatività e l’industria manifatturiera della bicicletta ha una grande e lunga tradizione. Un’economia fiorente e in forte crescita è senza dubbio il sistema pedelec – pedalata assistita – e l’Italia può essere primatista assoluto.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi.»

Qual è il punto? Vi sono evidenti e palesi incongruenze, violazioni del diritto costituzionale, usurpazioni di poteri e truffe, come rivela la stessa Corte dei Conti che indaga sulle agenzie di rating che valutano i debiti sovrani, paventando un danno all’erario di ben 120 miliardi di euro.

L’attuale sistema di misura della ricchezza adotta criteri e metodi palesemente sbagliati, immorali e irrazionali, non scientifici (PIL, espansione monetaria e petrolio). L’essere umano è collegato al sistema natura, la Terra, e la distruzione degli ecosistemi incoraggiata da politiche sbagliate mette in crisi la sopravvivenza del genere umano, questo ragionamento appare persino banale.

Il sistema dei partiti politici, indottrinato dai think tank neoliberisti, ha preferito divulgare un criterio economico che non tiene conto né dell’entropia e né dell’uso razionale delle risorse, e certi indicatori economici non hanno un fondamento scientifico, ma rappresentano solo l’interesse di un’élite degenerata che ha saputo condizionare buona parte del sistema educativo scolastico ed universitario prendendo il controllo del sistema bancario e del sistema mediatico globale.

La soluzione ai problemi è altrettanto banale, bisogna proporre un nuovo paradigma culturale e metterlo in pratica partendo non più dall’opinione di un’economia irreale (la finanza), o da opinioni truffaldine come i fantasiosi concetti di crescita e competitività. I dati dimostrano che la crescita del PIL non crea necessariamente nuova occupazione, ma addirittura un certa competitività crea disoccupazione.

Basti ricordare che in un mondo di risorse finite la mera crescita materiale quantitativa non è la risposta ai problemi se questa produce inquinamento, e tanto meno l’obsoleta competitività e/o l’immorale obsolescenza pianificata dalle SpA, che producono merci poco durevoli per mantenere una dipendenza monetaria. Sarebbe meglio transitare da una crescita quantitativa ad una crescita qualitativa dettata dall’economia reale e dalla bioeconomia, sarebbe più saggio produrre meno e meglio. In quest’ottica è auspicabile un piano nazionale bioeconomico  perché crea nuova occupazionale utile coniugando la crescita materiale e spirituale dell’essere umano in armonia con la natura, partendo da informazioni determinanti come l’ambiente, la salute, lo stato psicofisico dell’individuo etc. La bioeconomia prevede un’evoluzione attraverso la trasformazione dei processi produttivi a tutela dell’ambiente e della salute umana grazie ad una virtuosa innovazione tecnologica, la cancellazione degli sprechi nel settore energetico e l’uso delle fonti alternative in un sistema intelligente (smart grid), l’adozione di un piano nazionale di riciclo totale delle materie prime seconde (rifiuti) e un approccio olistico all’uso delle risorse finite.

Un altro obiettivo strategico è senza dubbio la rinascita del sistema agricolo contadino, passando per la sovranità alimentare, e puntando allo sviluppo della civiltà contadina modernizzata.

Le pubbliche istituzioni possono mettere in pratica questa transizione partendo dall’adozione del Benessere Equo e Sostenibile (BES) e l’introduzione di piani e strategie ispirandosi alla decrescita felice, che non è la rinuncia a qualcosa come alcuni maliziosamente lasciando intendere, ma è l’evoluzione a un sistema di comunità autosufficienti, libere e rispettose del territorio per garantire risorse alle future generazioni.

In “Qualcosa” che non va, pag.28 : Proposta economica

Una maggioranza politica intellettualmente onesta e a servizio del popolo può intraprendere la strada legale del debito odioso[1]. L’Italia può valutare l’azione legale nei confronti di chi ha truffato e rubato ricchezza al popolo sovrano e “congelare” il debito estero per negoziare la giusta somma da pagare.

Applicando la sovranità monetaria lo Stato può avviare una contabilità parallela a quella esistente per sostenere importanti capitoli di spesa pubblica (i diritti inviolabili) come: sussidi alle famiglie meno abbienti e alle imprese che sviluppano le energie rinnovabili o tutelano il territorio e il paesaggio. Tali investimenti possono essere misurati con moneta della Repubblica italiana quindi fuori dal bilancio attuale e liberi dal debito poiché creati senza emettere obbligazioni.

In ambito europeo i Paesi PIIGS hanno il diritto e l’opportunità di imporre una nuova politica economica introducendo nuovi indicatori e dimensioni per sostituire PIL, moneta e petrolio con criteri di qualità utili a raggiungere il reale sviluppo umano ed il benessere per i popoli. La moneta non è ricchezza ma un banale strumento di misura. Il benessere si raggiungere migliorando le condizioni di vita degli individui non con la crescita economica infinita, niente in natura cresce all’infinito, tutto ha un inizio ed una fine. Introducendo la bioeconomia nelle sedi istituzionali potremmo compiere un’evoluzione politica.

Attraverso la tecnologia informatica lo Stato può accreditare moneta ai ceti meno abbienti, alle imprese. Col medesimo sistema lo Stato, a credito e senza creare debito, può avviare programmi di prevenzione primaria per la salute pubblica. Si tratta di un sistema di economia reale molto noto già in uso in Sud America, in Asia ed in misura ridotta persino in Europa tramite le monete complementari non convertibili con l’euro. Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, cioè dalla condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e fiducia nelle comunità e quindi scambi: economia reale.


[1] Fonte wikipedia: Per debito odioso si intende quella teoria di diritto internazionale riguardante la successione tra Stati nel debito pubblico. Con esso ci si riferisce al debito nazionale assunto per perseguire interessi diversi da quelli nazionali nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini.

Eversivi al potere

Secondo il dizionario Treccani l’eversivo è colui che tende a rovesciare, a sconvolgere l’assetto sociale e statale. Ebbene tutto ciò, cioè il rovesciamento dello Stato è già accaduto.

Secondo il manuale Tecnica del colpo di Stato di Eward LuttwakUn golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale, dell’ apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto” […] “la burocrazia statale divide il suo lavoro in chiare aree di competenza, che sono assegnate a dipartimenti diversi. All’interno di ogni dipartimento c’è una catena di comando accettata, e si devono seguire procedure standardizzate. Così una pratica o un ordine ricevuti vengono trattati in maniera stereotipata: se l’ordine viene dalla fonte d’autorità appropriata, al livello appropriato, l’ordine viene eseguito […] L’apparato dello stato è dunque in qualche misura una “macchina” che si comporterà di norma in modo prevedibile e automatico”. “Il colpo di stato si attua traendo vantaggio da questo comportamento meccanico: durante il golpe, perché usa parti dell’apparato dello stato per appropriarsi il controllo delle leve; dopo, perché il valore delle leve dipende dal fatto che lo stato è una macchina“. Chi sono i congiurati migliori? Ecco come li descrive Luttwak: ” Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte. Le masse riconoscono questa realtà e accettano il monopolio del potere dell’élite, salvo che qualche esazione insopportabile porti a una rivolta disperata”.

Secondo la Costituzione italiana la titolarità giuridica della sovranità appartiene al popolo, e la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta, nel 2008, tramite il Parlamento, quindi senza referendum popolare. Secondo diversi costituzionalisti il Trattato di Lisbona viola la Costituzione italiana poiché sovverte diversi principi irrinunciabili della nostra natura giuridica di Stato sovrano.

“Estratto” da Qualcosa che non va: E’ consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi e addomesticati che hanno modificato l’azione degli Enti locali. L’intero sistema europeo che condiziona la pubblica amministrazione si poggia su convinzioni errate come il Patto di stabilità, l’immorale pareggio di bilancio e il fiscal compact. Questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti che facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza.

[…]

Senza alcun precedente nella storia repubblicana accade un evento straordinario: il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi decide di dimettersi ed il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nomina primo ministro il referente europeo della Commissione Trilaterale, Mario Monti, il 16 novembre 2011. Questo evento politico senza precedenti accade perché un indicatore finanziario, lo spread, sembrerebbe dire che lo Stato italiano rischia una irreversibile crisi finanziaria (terrorismo mediatico).

Un premier nominato da una maggioranza parlamentare viene sostituito da un indicatore finanziario?! Tali comportamenti violano palesemente i principi delle democrazie rappresentative e ricordano sempre più le regole dei feudi medioevali, ove i sovrani nominavano persone di propria fiducia rispetto alle esigenze particolari delle oligarchie.

Successivamente le scelte politiche del Governo Monti[1] saranno in totale coerenza con la religione neoliberista dei think tank americani, e non poteva essere altrimenti visto che lo stesso Monti è stato psico programmato per questi obiettivi: meno Stato sociale, maggiori e migliori privatizzazioni a favore delle SpA e riduzione della democrazia a favore del progetto europeo (accentrare poteri e governo unico mondiale)[2].

La Corte dei Conti stima che le tre agenzie di rating americane, Fitch, Moodys e S&P, nel dare valutazioni errate o forzate circa il debito italiano avrebbero prodotto un danno di circa 120 miliardi di euro.[3] Su questo aspetto indaga la Procura di Trani con l’accusa di manipolazione del mercato azionario e delle merci con giudizi falsati[4],

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm).» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34).

Oggi, appare evidente che la strategia politica di gruppi sovranazionali è stata quella di realizzare un’organizzazione politica istituzionale ricalcando il modello feudale, ove il reale potere è nella mani di oligarchie non elette dai popoli, muovendo correttamente le leve del potere per soddisfare avidi capricci. L’Unione Europea, non l’Europa, è la maschera istituzionale diffusa nei media addomesticati ove questa élite opera alla luce del sole, e può permettersi di propagandare un’idea totalitaria di Stato (l’UE) secondo il mantra di turno: privatizzare, vendere, alienare, delocalizzare, crescita, PIL etc. Persino il linguaggio di questa élite degenerata è analogo al celebre romanzo 1984 di Orwell: salva Italia, cresci Italia, legge di stabilità.

«L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia)

 «il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”» (dal film documentario “Zeitgeist addendum”)

 «Un giorno si dovrà fare il bilancio di quanto è costato alla comunità mondiale questo capitalismo finanziario che ha generato questa plutocrazia irresponsabile.» (Giorgio Ruffolo)

 «L’attuale forma di produzione della “ricchezza”  sta conducendo la Terra verso la distruzione e questo pensiero sta avendo considerazioni anche fra chi ha strategie economico-politiche del sistema capitalistico» (Emanuele Severino)

 «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove» (Norberto Bobbio)

 «Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale» (Marco Pizzuti)

 «Il più potente mezzo di dominio del Nord sul Sud è oggi il servizio del debito» (Jean Ziegler)

 No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“ (dal film “The International” di Tom Tykwer, 2009)


[1] Il Governo Monti riceve la fiducia della maggioranza delle forze politiche parlamentari: da PD, PDL, Idv, FLI, Radicali italiani, Mpa, Fareitalia, SVP, Liberal democratici, Noi Sud, PSI, UV,PID, Forza del Sud

[2] Ecco un altro esempio di come funzioni la truffa a danno di tutti i cittadini italiani, Il Governo emana il decreto 9 ottobre 2008 N.155 salva banche scambiando carta straccia con le ricchezze dello Stato. La pessima gestione del credito fatta dai privati di BankItalia, Mario Draghi in testa, per mezzo di strumenti finanziari viene premiata dai camerieri dei banchieri ed ecco la norma ad hoc per salvarli: Garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane

Nicoletta Cottone, L’abc del decreto salva banche, http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/10/abc-decreto-salva-liquidita.shtml?uuid=aebf39ee-99d2-11dd-8785-67fee42ff026&DocRulesView=Libero): il ministero dell’Economia viene autorizzato a concedere, fino al 31 dicembre 2009, la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle passività delle banche italiane, con scadenza fino a 5 anni e di emissione successiva all’entrata in vigore del decreto legge 157/2008, avvenuta il 13 ottobre 2008.

Tasse e conti pubblici

Estratto da “Qualcosa” che non va, pag. 23

E’ consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi e addomesticati che hanno modificato l’azione degli Enti locali. L’intero sistema europeo che condiziona la pubblica amministrazione si poggia su convinzioni errate come il Patto di stabilità, l’immorale pareggio di bilancio e il fiscal compact. Questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti che fanno aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza. Una risposta ragionevole alle regole immorali della finanza pubblica è l’introduzione del principio di “non equilibrio di bilancio” per la spesa sull’istruzione, la cultura e il sociale, cioè fare l’esatto opposto delle politiche di austerità introdotte dai neoliberisti inseriti nei Governi nazionali tramite le organizzazioni sovranazionali. La ragione etica di questa scelta radicale è semplice, nel periodo storico che stiamo attraversando la moneta va percepita come strumento, e non come valore di ricchezza. L’obiettivo è puntare alla piena occupazione e cancellare le disuguaglianze attraverso scelte coraggiose per aiutare i popoli e non per opprimerli con l’austerità.

Da diversi anni il potere invisibile ha diffuso, con successo, il mantra privato meglio del pubblico, dando un forte contributo alla distruzione dello Stato sociale e spostando la sovranità dalle istituzioni alle banche SpA, dagli Stati all’UE. Un grande contributo a sostegno di questa credenza è venuto dai media, pubblicazione ossessiva di scandali, e dal comportamento immorale sia dei dipendenti eletti che dei dirigenti pubblici, e dai sindacati che hanno impedito e rallentato il rinnovamento meritocratico di funzionari e dirigenti nel settore pubblico.

La stesura del bilancio spetta al Governo mentre al Parlamento è attribuito il compito di approvarlo. Il bilancio dello Stato può essere preventivo o consuntivo (rendiconto generale). La differenza tra entrate e spese al termine di un esercizio concretizzerà un avanzo di bilancio, se il saldo è negativo, come avviene di solito, si avrà un disavanzo (o deficit) di bilancio.

L’avanzo o disavanzo del settore pubblico si definisce come: Avanzo/disavanzo = G + TR – TA, dove G = spesa pubblica; TR trasferimento dallo Stato ai privati (pensioni, sussidi alle imprese e alle famiglie e interessi sul debito pubblico); TA trasferimenti dai privati allo Stato (imposte dirette, indirette, contributi sociali)[1].

Entriamo subito nel merito, c’è una voce immorale nel bilancio sopra sintetizzato: interessi sul debito pubblico. Nell’equazione del rendiconto generale la riduzione del debito pubblico è impossibile e tanto meno la cancellazione, per una ragione ovvia a chi ha interesse nel leggersi la storia: guerra persa e accordi di Bretton Woods e per chi ha la curiosità di leggere i Trattati internazionali potrà rendersi conto dell’invenzione del debito, problema giuridico e non economico. La sovranità monetaria è stata ceduta a organi non elettivi sovranazionali violando l’articolo 1 e l’articolo 47 della Costituzione. Il credito è controllato da SpA commerciali e non più dallo Stato. Il sistema finanziario e monetario è subordinato ai capricci di pochi banchieri che usano strumenti per scommettere sulla vita dei popoli. In questo sistema la ricchezza e la povertà non sono più in mano alle istituzioni democratiche rappresentative, ma in mano a individui inumani, tecno-cratici non eletti, che adottano consuetudini e comportamenti immorali dove l’avidità premia gli imbroglioni a scapito dei diritti umani.

Il popolo italiano al pari degli altri popoli, contrariamente a quanto è sancito dalla Costituzione non è libero. L’intero sistema bancario è un’invenzione a servizio dell’élite e il sistema del prestito è un metodo immorale, ma legalizzato, per tenere i popoli in schiavitù.

Dopo il controllo della moneta debito, l’obiettivo dell’élite è semplice, controllare con lo stesso metodo dei “mercati” le società che gestiscono i servizi pubblici locali usando l’arma dell’invenzione del debito pubblico, sono già pronti piani per svendere le SpA locali, dopo aver rubato le infrastrutture nazionali (Banca d’Italia, autostrade, ferrovie e telecomunicazioni). I loro adepti ed emissari sono ampiamente diffusi in tutte le università e nei media, banali ripetitori di volontà decise nel famigerato club Bilderberg nella Commissione Trilaterale e nel CFR.


[1] STEFANO AMICABILE, Corso di economia ed estimo, Hoepli, 4 ediz. 2010, pag 159

I temi della politica contemporanea

Estratto da “Qualcosa” che non va.

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[1] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[2] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[3] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.

Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.

E’ necessario un cambio di paradigma culturale e transitare dall’inefficiente e immorale cultura degli “economisti” attuali per approdare alla politica delle risorse, la domanda non sarà più quanto costa ma ci sono le risorse per farlo?

La democrazia diretta migliora le persone e le capacità collettive di prendere decisioni migliori, più etiche e più sobrie rispetto a quelle imposte dall’élite degenerata. La felicità dei cittadini aumenta direttamente quando il popolo è parte del processo decisionale. La condivisione di idee, modelli e progetti rappresenta un ottimo punto di partenza per comparare, valutare e scegliere i progetti migliori e adattarli alle comunità locali.

Il presente, futuro della polis è la co-gestione dei beni comuni dove i cittadini sono i primi attori mentre i dipendenti eletti i normali esecutori della volontà popolare, questo processo in Svizzera è sorto nel 1860.

Dal punto di vista della sostenibilità è sufficiente leggere i programmi di numerose comunità: Clean Cities[4] del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti, Energy Cities nell’UE e Solar City sono tutti programmi che incentivano l’uso delle energie alternative rinnovabili e la riduzione dell’inquinamento urbano.

La reale efficacia di tutte queste proposte è data non tanto dalle buone intenzioni, ma dalla loro capacità di adottare strumenti scientifici per misurare l’azione e condividerla ai cittadini poiché essi possano valutare i risultati. La maggioranza dei comuni italiani non adotta tali strategie poiché l’élite sa bene che il potere si conserva soprattutto evitando di misurare il proprio operato nascondendo dati che possono essere interpretati dal popolo. Ad esempio, i comuni non condividono sul proprio sito internet gli impatti sanitari e le emissioni gassose sia perché hanno un ridottissimo numero di centraline sul territorio e sia perché, nella realtà, non rilevano efficacemente l’inquinamento stesso, che può essere facilmente manipolato mettendo le centrali in luoghi poco significativi

 


[1] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008

[2] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi di carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.