Soldi e prevenzione.

Il pianeta terra è vivo, e la specie umana insieme ad altre vivono attraverso la fotosintesi clorofilliana. I terremoti sono alcuni fenomeni naturali parte del pianeta che insieme ad altri creano impatti sulle nostre aree urbane. Ciò che dovrebbe destare scalpore in quest’epoca di conoscenze molto avanzate, è il fatto che le istituzioni politiche occidentali, e soprattutto nell’euro zona, nonostante questa grande conoscenza a nostra disposizione umana, non ci sia un programma serio di manutenzione dell’ambiente costruito nelle aree a rischio. Abbiamo le conoscenze, le tecniche e le tecnologie per intervenire negli edifici storici, e per tutte le infrastrutture esistenti, per attuare una corretta manutenzione e per ridurre i rischi dell’azione del sisma offrendo alle persone il modo per salvarsi la vita e conservare le attività economiche.

Nonostante il rischio sismico sia noto sin dall’antichità, nonostante in Italia ci sia un gran numero di ingegneri civili e architetti in grado di ridurre il rischio sismico, cittadini e istituzioni non percepiscono questo tema come prioritario, ed anzi la programmazione politica economica non contempla investimenti adeguati al rischio per attuare efficaci piani di prevenzione. Poiché le normative tecniche sono ampiamente note e mature, e poiché le tecniche di intervento sono altrettanto note ed efficaci (tipografia del genio civile, protezione civile, wikipedia ingegneria sismica), un piano di prevenzione del rischio sismico è costituito essenzialmente da un aspetto: destinare soldi pubblici a coprire le spese degli interventi per i ceti meno abbienti su tutto il patrimonio costruito a rischio sismico e idrogeologico. Da qualche anno, oltre alle conoscenze tecniche già in essere e alle capacità dei progettisti nell’intervenire, per i cittadini sono stati elaborate procedure  e protocolli per la certificazione sismica: Attestato di Certificazione Sismica.

Se in questi anni c’è stata un’assenza di sensibilità sulla manutenzione, la ragione non è tecnica, ma prima culturale e poi politica. Culturale poiché la società moderna forgiata nel nichilismo insegue l’effimera moneta illudendosi del fatto che sia ricchezza, e poi politica poiché gli Stati hanno abdicato al potere di emettere moneta sovrana favorendo l’interesse del mondo privato bancario, e secondo la religione capitalista neoliberale era necessario togliere poteri agli Stati per far accettare una menzogna costruita sulla credenza che lo strumento monetario sia neutrale. Non è un caso che buona parte degli individui non rifletta sulla necessità di informasi sulle condizioni statiche del proprio immobile, e poi risparmiare denari per investirli nella riduzione del rischio sismico. Nella società capitalista la priorità è apparire. In circa trecento anni, e guidati dalle teorie liberali e neoliberali, fino all’inizio del Novecento, e poi con l’uso della televisione, l’élite ha sfruttato gli studi di economia comportamentale per influenzare la percezione dei significati che gli individui attribuiscono alle parole, la pubblicità manipola il senso di parole e frasi che costruiscono la cognizione umana. Ciò avviene persino a scuola e all’università per indirizzare le scelte delle persone verso una direzione materialista, e divulgare competitività, avidità, aggressività, nichilismo, tutto in funzione di una sedicente produttività. Imprese e organizzazioni politiche adottano tecniche come il cosiddetto nudging per orientare le persone.

Il debito è una questione giuridica inventata dall’economia liberale che nasce dalle teorie monetariste del pensiero macroeconomico sviluppatosi a Chicago nella famigerata scuola di Milton Friedman, erede di Adam Smith e Friedrich von Hayek. La teoria liberale aveva la necessità di affermare una credenza strategica, e cioè raccontare la favola della “neutralità delle politiche monetarie” per sottrarre potere allo Stato di creare moneta, e assegnare tale potere a istituti privati. In un sistema capitalista quale il nostro, una volta gambizzato lo Stato dei propri arti naturali è chiaro che l’obiettivo dei liberali è raggiunto, poiché popoli e comunità sono tutti sotto il ricatto del mercato, controllato da banche private e imprese che possono accumulare capitali e distribuirli a chi lo desiderano. Nell’attuale sistema i Governi stampano Titolo di Stato acquistati da soggetti autorizzati a comprare tali Titoli di debito/credito, è una mera convenzione che costringe gli Stati a indebitarsi nei confronti dei creditori poiché il valore della moneta è coperta dalla fiducia degli acquirenti. In questo sistema è evidente il rischio del ricatto, e così la libertà dello Stato non esiste.

Il motivo per uscire dall’economia del debito ed entrare nella teoria endogena è banale, gli interventi che servono allo Stato, cioè interventi che hanno un valore in se, sono un bene poiché forgiati nell’utilità sociale e non sono idonei per la stupida economia neoclassica poiché non generano profitti. Come può generare profitto la trasmissione del sapere? Come può generare profitto accudire i propri figli? Lo stesso vale per interventi atti a prevenire il rischio sismico degli edifici arrivati a fine ciclo vita.

Questa religione capitalista ha avuto la pazienza secolare e l’abilità di psico programmare l’immaginario collettivo, e oggi pensa prioritariamente in termini di costi, e non in termini di risorse o di utilità sociale. Le persone, spesso, si pongono la domanda sbagliata: ci sono i soldi per farlo? Anziché, ci sono le risorse per farlo? Oggi la moneta è creata dal nulla, prestata e caricata di interessi agli Stati, ed è totalmente sganciata dall’economia reale, viziata dai capricci e dai ricatti del famigerato mercato. Nell’epoca di internet e della finanza, il capitale si sgancia dal lavoro. E per creare un aumento del capitale e della liquidità non è più necessario aumentare la produttività attraverso l’old economy. La liquidità si concentra nelle mani di poche imprese private, ed è così enorme che potrebbe acquistare circa 12 pianeta Terra. In questo contesto di grandi opportunità di accumulo, la democrazia è un virus maligno che la religione neoliberale deve debellare, e così le istituzioni si orientano verso sistemi feudali. Nel caso specifico dell’euro zona a trazione neoliberista, le regole contabili obbligano i Paesi membri a tagliare lo Stato sociale qualora, osservando le aree a rischio, un Governo decida di investire o spendere per la sicurezza sismica dell’ambiente costruito, di fatto creando un danno incalcolabile in termini di vite umane e attività economiche.

In generale, secondo le neuroscienze le nostre scelte sono influenzate da tre fattori che hanno lo stesso peso: i geni, l’ambiente, il caso; e in questo modo nel nostro comportamento incidono: il nostro patrimonio biologico-genetico, la nostra biografia e l’ambiente in cui siamo cresciuti e in fine il caso legato a una concatenazione di eventi non prevedibili. Sul tema della prevenzione da rischio sismico e idrogeologico appare evidente che il peso maggiore sia dell’ambiente in cui siamo cresciuti, cioè l’ignoranza, unita a una permanente condizione della società nichilista che spinge gli individui ad acquistare merci inutili, ciò avviene influenzando la sfera emotiva delle persone (pubblicità). I comportamenti economici non sono sempre razionali. Il cervello è composto da più sistemi che interagiscono e le emozioni giocano un ruolo fondamentale nelle scelte e nelle decisioni. Poiché l’esito della scelta è legata a dare un giudizio sul valore, in tema di rischio sismico e idrogeologico, possiamo intuire che sia per i cittadini e sia per le istituzioni, finanziare un serio programma di prevenzione non costituisce un valore; tant’è che basti osservare quale sia il modello sociale che influenza le opinioni, come per l’appunto cittadini e politici preoccupati più dell’effimero come i risultati della propria squadra di calcio, piuttosto che per la tutela della vita umana. L’utilità è soggettiva, influenzabile attraverso stimoli emozionali, e così un ambiente dove prevale la regressione culturale solo gli individui che sapranno sottrarsi al condizionamento faranno la scelta ottimale. Poiché le emozioni investono di significato le nostre azioni e le collocano in un contesto di relazioni, possiamo asserire che la nostra inerte classe dirigente, incapace di pensare a un piano di prevenzione dai rischi è concretamente nichilista e inutile. Le emozioni hanno un’intelligenza e sono plasmate dalle nostre percezioni. Non c’è intelligenza nelle istituzioni che non hanno programmato e finanziato un efficace piano di prevenzione, e che non siano capaci di controllare l’attività urbanistico-edilizia facendo rispettare le leggi.

In buona sostanza, per avviare un serio ed efficace piano per lo sviluppo umano, di cui la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico è parte necessaria per salvare vite umane, lo Stato – cittadini e istituzioni – dove crescere culturalmente per riprendersi la sovranità monetaria e uscire dall’economia del debito, riformare gli istituti di credito e il sistema di creazione della moneta per stamparla a credito secondo la teoria endogena. Tutto ciò poiché i soldi sono strumento e non ricchezza. La ricchezza si misura con la cultura e le risorse reali, e non col capitale come professa la religione neoliberale che usa la finanza fittizia per controllare le risorse del pianeta, determinando, di fatto, un sistema feudale dove le imprese indirizzano le politiche economiche schiavizzando i popoli.

La soluzione siede sul piano bioeconomico favorendo un cambio totale dei paradigmi culturali della società moderna uscendo dal piano ideologico sbagliato come il capitalismo, e approdare proprio sul piano bioeconomico che tiene conto dell’entropia e dell’etica.

creative-commonsmappa-pericolosita-sismica-territorio-nazionale

Annunci

Uscire dalla strada totalitaria!

In principio fu la guerra, di solito sono sempre le guerre a cancellare o creare debiti. 1944 nacque l’economia del ricatto per gli italiani e gli europei. Ad esempio il debito pubblico degli americani, o dei cinesi, non ha lo stesso peso politico per i cittadini europei che vivono dell’euro zona (patto di stabilità e crescita). Dal piano Marshall in poi gli italiani poterono costruire un’industria e scegliere come spendere i soldi prestati. Dal 1981 in poi l’intero ceto politico italiano decise di abdicare alla sovranità economica e applicare le teorie monetariste liberali. Il Governo Forlani e il Ministro Andreatta decisero la separazione del Tesoro dalla Banca d’Italia ottenendo due risultati: (1) la privatizzazione della Banca d’Italia che nella sostanza significava togliere il controllo del credito allo Stato e (2) consegnare la Repubblica al ricatto dei mercati internazionali. Sono gli anni in cui i partiti si mischiano col mondo dei banchieri e degli imprenditori, gli anni in cui la sinistra abdica a se stessa per abbracciare la religione monetarista liberale (teoria esogena della moneta). Sono gli anni in cui la classe dirigente politica occidentale annulla la democrazia rappresentativa degli Stati per consentire alle imprese di accumulare ingenti capitali; speculando con gli strumenti finanziari, controllando le risorse del pianeta e localizzando la old economy nei luoghi ove non esistono diritti sindacali e tasse (zone economiche speciali). In Italia, seguirono gli anni ’90 con le cosiddette “riforme strutturali” neoliberali: privatizzazioni e uso del diritto privato in ambito pubblico che significò per i partiti, ma soprattutto per Sindaci e Presidenti gestione delle clientele senza subire le indagini della magistratura inquirente, poiché il voto di scambio diventò “legale”. Anni duemila gli scandali bancari rivelano l’intreccio fra partiti e banche e svelano un progetto politico portato avanti nei decenni: sospendere la democrazia rappresentativa, privare lo Stato del potere di emettere moneta e aumentare l’influenza delle imprese private tramite la finanza ed i paradisi fiscali. Nel dopo guerra i partiti avevano il potere di promuovere una politica industriale e monetaria, avevano il potere di fare la politica, cioè decidere come spendere le tasse degli italiani. Dagli anni ’90 in poi i politici (ingresso nello SME e il cosiddetto vincolo esterno (ricatto esterno), ossia Titoli di Stati acquistati dai mercati) sono stati chiusi in un recinto ben preciso: gestire la spesa pubblica per ridurla. Le borse telematiche, il linguaggio finanziario, sono la maschera e l’inganno psicologico da mostrare a tutti: cittadini ed amministratori. Gli interessi della finanza privata prevalgono sull’azione politica dell’istituzioni.

Mentre la religione liberista cominciò a governare il mondo, erano gli anni di Reagan e della Thatcher, tutti i partiti italiani abbracciarono la religione liberale e noeliberale assorbendo le agende politiche dei think tank americani. La maggior parte delle accademie economiche europee pubblicavano testi a favore delle teorie di von Hayek preferendole a quelle di Keynes, e mettendo da parte la critica sociale ed economica di Marx. Anche in questo modo si creò il pensiero dominante, o pensiero unico; mentre pochi economisti si rifiutarono di ignorare le lezioni di Marx e Keynes, e per questo furono delegittimati e isolati. Col trascorrere del tempo l’ideologia globalista finanziaria riuscì a sedurre anche i “comunisti” italiani, tant’è che in Italia i più efficaci liberisti hanno ricevuto l’energia politica anche dall’ex partito comunista che ha sostenuto i governi di Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi, Giuliano Amato, e Mario Monti. Tutto ciò mentre già negli anni ’70 emerse con estrema lucidità e corretta previsione il disastro ecologico di un’economia fondata sulla crescita continua, ignorando l’entropia e gli effetti negativi degli impatti industriali. Se Marx fu corretto nel criticare il capitale (effetti sociali), Nicholas Georgescu-Roegen fu corretto nel dimostrare la fallacia della teoria economica neoclassica (effetti ambientali).

Dal dopo guerra in poi, la DC fu l’interlocutore principale delle religione liberale e neoliberale; e dal 1992 in poi si alternavano i Governi Berlusconi, un liberista in pectore, che ha saputo approfittare del suo ruolo da premier sia per sistemare i propri affari personali, e sia per crearne dei nuovi tramite l’ENI e l’ENEL nominando il managment di tali aziende. L’attuale governo democristiano, Letta premier, rappresenta egregiamente l’immagine liberista propugnata dai gruppi élitari quali il club Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E’ noto che le riforme politiche degli ultimi trent’anni hanno spostato i centri decisionali e di potere, da Roma a Bruxelles, e da Bruxellese alle agende dei gruppi sovranazionali, ed è in questi ambiti elitari che i gruppi politici europei ed americani hanno banalmente applicato le priorità delle imprese private che non coincidono con gli interessi generali di uno Stato democratico, ma con quelle delle SpA che si riuniscono nel WTO e che sfruttano le risorse limitate della Terra per il torna conto degli azionisti.

Nel 2011 accade qualcosa di straordinario poiché le democrazie rappresentative sono sospese (accade in Grecia e in Italia) e l’agenda élitaria dei borghesi europei nomina i primi ministri. E’ sempre il vincolo esterno che annulla l’autonomia degli Stati e detta l’agenda politica liberista. L’UE segue l’agenda élitaria, i governi nazionali firmando il Trattato di Lisbona (Italia, luglio 2008) rinunciano alla propria sovranità ed i popoli subiscono le stupide regole contabili del fiscal compact e del MES. E’ buffo leggere le opinioni dei teorici della “terza via” di Blair e Clinton (Policy Nertwork) e dell’Ulivo mondiale, quelli delle speculazioni finanziarie per intenderci (ad esempio, quelli vicini a Goldman Sachs o quelli del caso Mps in Italia), leggerli nel proporre maggiore “democrazia” nell’UE. Com’è buffo leggere che i socialisti francesi giudicano di “destra” la “terza via” inglese. I gruppi politici si muovono su parole d’ordine e slogan per semplificare la realtà, entrambi i gruppi politici si muovono nel piano ideologico della crescita: la “sinistra” intende tornare ad un capitalismo degli anni ’80, mentre la “destra” ignora gli effetti di una “globalizzazione finanziaria” e persegue sullo stessa strada. Nei dibattiti pubblici si possono vedere gli stessi uomini politici che hanno introdotto gli algoritmi matematici che hanno accelerato una crisi del sistema capitalistico e propugnano soluzioni per tutti, questi individui hanno lo stesso grembiulino di oltre oceano. E’ questa la sintesi politica dei gruppi politici europei, entrambi legati a doppio filo dagli immorali paradisi fiscali. Politici ben saldi alle poltrone politiche che muovono le regole dell’immoralità e della stupidità poiché negano il diritto ad un esistenza migliore per chiunque voglia averla.

L’austerità voluta da tutti i Governi dell’UE è stata sostenuta da diversi studi di macro economia. Di recente è accaduto un fatto a dir poco imbarazzante, un giovane dottorando Thomas Herndon stava studiando un rapporto di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, “Growth in a Time of Debt” (2010). In quel testo vi era la “prova scientifica”, secondo gli autori, che se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita. Quella cifra “magica” venne adottata come un dogma, istantaneamente ripresa da organizzazioni internazionali e governi: da Angela Merkel alla Commissione europea, fino al partito repubblicano negli Stati Uniti. Herndon scoprì due categorie di errori, grossolani e dalle conseguenze disastrose. La coppia di grandi economisti aveva banalmente commesso una svista di “allineamento” nelle colonne delle cifre da addizionare usando il software Excel della Microsoft. Sicché alcuni calcoli erano sbagliati. In più — questo forse è lo sbaglio più imperdonabile — Reinhart-Rogoff avevano omesso di includere tra le nazioni esaminate ben tre casi (Canada, Australia, Nuova Zelanda) in cui la crescita economica non è stata affatto penalizzata da un elevato debito pubblico.

Gli effetti delle politiche liberali e neoliberali sono evidenti: l’Italia è diventata periferia economia e in particolar modo il meridione d’Italia raggiunge tassi di disoccupazione pari ai paesi emergenti, una volta chiamati in via di sviluppo. Applicando il paradigma liberale, competitività e delocalizzazioni, si è consumata una guerra economica contro le famiglie meridionali. La soluzione è politica, ed è semplice: restituire autonomia politica per ristrutturare i debiti e applicare la teoria endogena della moneta. Non c’è alcun bisogno di una guerra per “rimettere” i debiti, lo capiscono tutti i leader europei ed alcuni gruppi politici riflettono su questa opportunità, immaginando una BCE “prestatrice di ultima istanza”, un pò come fa la FED americana. Premi nobel come Krugman e Stiglitz criticano apertamente il sistema euro e mostrano le storture di una moneta a debito, non sovrana, poiché le Nazioni non decidono autonomamente del proprio destino. Krugman e Stiglitz dicono che il problema euro, prioritariamente, è politico per l’assenza di democrazia.

La Repubblica italiana ha principi e regole per la diffusione a larga scala di semplici tecnologie per auto produrre energia con fonti alternative, per riciclare tutte le materie prime seconde (rifiuti), per spostarsi con mezzi non inquinanti e puntare alla sovranità alimentare. In modo particolare l’Italia deve affrontare, con urgenza, il tema del rischio sismico ed idrogeologico, e la pianificazione della tutela dei beni culturali (art. 9 Cost.), e questo può avvenire solo con una politica industriale pagata con moneta sovrana libera dal debito. L’Italia ha la necessità di avviare un cambio di scala territoriale e pianificare le proprie aree urbane che soffrono di degrado e abbandono. Un piano lungimirante deve puntare alla divulgazione di nuovi paradigmi educativi per sviluppare la creatività, sia per le future generazioni che per quelle attuali, un piano atto a sconfiggere l’ignoranza di ritorno e progettare comunità sostenibili puntando alla piena occupazione, alla riduzione degli orari di lavori conservando uno salario dignitoso e l’aumento del tempo libero da trascorrere con la famiglia e le persone più care (art. 35 e 36 Cost.). E’ banale mostrare che queste politiche non siano praticabili all’interno del piano ideologico liberista del Trattato di Lisbona, e che pertanto bisogna abrogare regole fiscali e contabili stupide per scriverne altre, semplici ed efficaci, partendo dal diritto di battere moneta, questione non economica e neanche contabile, ma problema di diritto costituzionale per restituire sovranità al popolo italiano (art. 1 comma 2 Cost.). Successivamente, è altrettanto banale considerare il fatto che lo Stato debba rivedere il sistema dei controlli sulla spesa pubblica per ridurre gli sprechi e prevenire la corruzione.

Uscire dall’economia del debito

Pagare i fornitori che hanno lavorato per la Pubblica Amministrazione, dove trovare i fondi? Gli attori politici indottrinati dall’economia del debito non potevano dare risposte più banali e scontate: mediante l’emissione di Titoli di Stato.

Si cerca di mostrare all’opinione pubblica, da alcuni anni, che tale sistema non è più sostenibile, esso è soprattutto immorale, iniquo e sta producendo danni ai paesi “occidentali”. E’ noto che negli USA e nel Giappone il debito pubblico sia solo un problema relativo poiché nessuno intende ripagarlo, ma viene usato come un’asticella da alzare e controllare, atta a contenere la tassa occulta chiamata inflazione, tutto qua. Gli Stati sovrani sono consapevoli che la convezione adottata non sia affatto perfetta, anzi, e per evitare di produrre danni maggiori di quanto vengano prodotti nell’euro zona, puntualmente usano la scelta politica di alzare l’asticella del limite prefissato, e distribuire risorse monetarie ove preferiscono, in gergo si chiamano politiche espansive. L’UE funziona per un mercato liberista, non è contemplato l’intervento dello Stato per aggiustare l’economia. In questo contesto competitivo si avvantaggiano i Paesi centrali a danno di quelli “periferici” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), che col trascorrere del tempo diventano simili alle economie in via di sviluppo, tanto per usare un linguaggio noto alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale.

Dov’è il problema? Il capitalismo è il problema, perché funziona su credenze e convenzioni che non considerano né le leggi della natura e né i diritti dell’uomo. L’avrò raccontato tante volte: la moneta è creata dal nulla, mentre le maggioranze politiche degli Stati europei che hanno scelte di creare un’are economica liberista, chiamata euro zona, rinunciando al controllo delle politiche monetarie affidate dalla BCE. In quest’area liberista sono aumentate le disuguaglianze e il divario fra Paesi “centrali” e quelli definiti “periferici”. L’euro è una moneta debito condizionata dal mercato, che ricatta gli organi politici democraticamente eletti, gli unici che dovrebbero decidere del proprio destino. All’interno dell’euro zona è il mercato che determina il destino dei popoli. Le regole contabili e la continua crescita secondo la religione capitalista liberista hanno trasferito potere politico dalle istituzioni al mercato orientato e condizionato dalle multinazionali, e dal sistema bancario privato. A partire dalla deregolamentazione della finanza e dei mercati, chiunque entri nell’euro zona partecipa a un nuovo ordine mondiale, partecipa a un unica grande zona commerciale liberista, non democratica, ma feudale controllata dalle lobbies che influenzano il processo politico dell’Unione europea. E’ altrettanto facile accorgersi che di fatto le organizzazioni come WTO, Banca Mondiale, FMI stanno distruggendo il pianeta secondo i principi dell’avidità, ed i gruppi sovranazionali (Bilderberg, CFR, Trilaterale) si contendono questa disputa.

La notizia positiva rispetto a questo scenario orwelliano è rappresentata da un’alternativa politica, finora minoritaria, ma comunque importante e forte che si contrappone alla globalizzazione autoritaria e violenta delle SpA vicine a certe organizzazione “segrete”, che si servono anche delle finte rivoluzioni colorate. Questa alternativa politica ha priorità che parlano di evoluzione, parla di cambio di paradigma culturale, parla di tutela dei beni comuni, parla di gestire le risorse in maniera sostenibile, parla di cooperazione e di reciprocità, parla di partecipazione politica diretta. Noi cittadini dobbiamo scegliere fra dittatura o democrazia.

creative-commons