Il merito…

Se persino una piccola parte dell’élite fa autocritica, cosa dovrebbe dire il popolo? La lettera pubblicata da “La Repubblica”, giornale dell’élite, di Pier Luigi Celli direttore di un’università privata, la LUISS, scritta a suo figlio chiedergli di lasciare il Paese è davvero sconfortante. Il padre benestante facente parte del sistema che governa e conosce il sistema invita il figlio a lasciare l’Italia. Che il sistema Italia non usi il merito lo sanno tutti gli italiani e di certo non doveva spiegarcelo Celli. Ma l’argomento è sicuramente degno di nota.

La domanda da porci è un’altra perché i giovani non buttano giù dalla torre i loro padri? Perché non scoppia la rivoluzione?

Passi salienti della lettera:

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati.

Bene, tutto vero ma non è un problema di adesso. Se proprio vogliamo migliorare il Paese è bene che i giovani facciano esperienze fuori di casa anche per diversi anni ma, è importante tornare per condividere le esperienze e cambiare il pensiero dominante. La crisi, è una crisi di coscienze.

Poi il discorso utopistico sulla meritocrazia può essere un punto di partenza ma di certo non si può immaginare di risolvere la questione morale dicendo di volere introdurre il merito e basta. I sistemi educativi italiani e non solo, sono tutti pianificati ad hoc per impedire lo sviluppo delle persone attraverso metodi valutativi immorali che addomesticano i pensieri dei ragazzi tramite scale di “non valori” come il voto. La maggior parte dei contenuti dei programmi “educativi” sono scelti appositamente per evitare una presa di coscienza per cui il “migliore”, sulla carta, dei laureati non necessariamente è una persona autonoma, libera e matura. E la cosa triste, è che le coscienze dei giovani non illusi dal sistema percepiscono questo aspetto alimentando insicurezze e danni culturali.

Le idee per cambiare il Paese non mancano, e neanche le capacità; manca il potere per farlo nel senso più ampio del termine. Per il momento, manca una massa critica consapevole per puntare l’indice contro il potere invisibile e demolirlo per costruire una società più equa e giusta di quella odierna. E’ necessario lavorare in tal senso ed informare, formare liberi cittadini, puri e duri.

Il popolo non può aspettarsi che la generazione comandante rinunci ai privilegi ottenuti in maniera illecita, per tanto il popolo deve trasformarsi da “bue”, “incivile” in liberi cittadini non divisi come spettatori di una partita di calcio ma uniti per il bene comune. Ci riusciremo?

Il documentario videocracy racconta il modello dominante della “non cultura” figlio del pensiero programmato dalle SpA amiche dei banchieri. Il pensiero dominante ha corrotto moralmente le giovani generazioni illudendole di arrivare ad un successo senza usare il cervello, senza leggere libri, senza impegnarsi. Si assiste allo svuotamento dello spirito umano, al nichilismo imperante. Quindi si hanno titoli comprati, competenze millantate, immagine, immagine, immagine…