L’impero della vergogna e i famigerati mercati

Nell’epoca del capitalismo nessun politico calato dall’alto avrà il coraggio di spegnere l’interruttore dell’immoralità. Mentre nessun partito pensa di riformare il processo decisionale della politica – riforma dei partiti, elezioni primarie per legge, democrazia diretta – per avvicinare persone libere, capaci e meritevoli alle istituzioni; persone che potrebbero svegliare altre coscienze addormentate, e allora accade che dobbiamo ancora annoiarci col teatrino della politica, tutta. Una delle più grandi menzogne spacciate dai media e dai politici nostrani è che l’euro zona avrebbe realizzato un miglioramento del benessere collettivo. I mantra della religione liberista sono crescita e competitività, com’è noto. Il cambio fisso dell’euro zona, il patto di stabilità e crescita, e il fiscal compact sono tutti strumenti che hanno sostenuto il processo di recessione avviato prima con lo SME, poi nel 1981 la separazione fra Tesoro e Banca d’Italia, e accelerato con la deregolamentazione bancaria e finanziaria, fino ad esplodere nel 2008 con la crisi dei mutui subprime che ha raggiunto l’euro zona. Gli Stati che aderiscono all’euro abdicano alla sovranità monetaria, cioè rinunciano ad una propria politica monetaria, e decidono di farsi condizionare dallo spread e dalle opinioni dei mercati finanziari. Nell’euro zona non esiste il ruolo pubblico dello Stato che interviene nel mercato. In Italia i soggetti politici sono persino incapaci di proporre piani industriali per creare nuova occupazione, nonostante l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali che colpiscono soprattutto il meridione, e queste hanno raggiunto numeri immorali e intollerabili.

I mercati finanziari hanno la loro religione: l’avidità e la crescita del PIL, pertanto accade che i fondi di investimento internazionali guidati da soggetti privati, favoriti dalla deregolamentazione globale, scelgono di investire i capitali seguendo la crescita del PIL, l’andamento demografico e lo sviluppo urbano dei singoli Stati, tutto ciò in base alle regole del famigerato interesse composto, cioè l’usura. Se sussistono le condizioni finanziarie vantaggiose, gli investitori preferiscono i paesi emergenti poiché garantiscono una maggiore deregolamentazione attraverso le zone economiche speciali, e quindi garantiscono infrastrutture fisiche e sociali secondo i capricci delle multinazionali. Infine l’accumulazione capitalista indirizza i flussi verso città regioni e paesi centrali che trasforma il plusvalore in nuove urbanizzazioni. E’ sufficiente leggere le opinioni di questi investitori privati per scoprire l’acqua calda, i vantaggi di investire in Italia non ci sono poiché la globalizzazione sposta gli interessi verso i paesi emergenti. La disuguaglianza è pianificata. Il sito della Franklin Templenton Investments, oggi presieduta da Charles Bartlett Johnson e coadiuvata da un guru come Mark Mobius, può essere molto istruttivo per capire il pensiero dei mercati finanziari. Si tratta del più grande gruppo di management al mondo che sposta influenti capitali privati. Leggere i loro report può suggerire quali paesi cresceranno secondo le logiche del PIL. Sicuramente un personaggio come Warren Buffett rimane l’investitore più influente, noto anche come “il miracolo di Omaha”.

La scelta degli Stati  non dipende dalla loro democrazia, a volte sono regimi autoritari, monarchie, e spesso c’è un’assenza dei diritti sindacali e umani, poi c’è l’opportunità di sfruttare e usurpare risorse materiali; ecco questi paesi rappresentano una serie di vantaggi fiscali e di opportunità per massimizzare i profitti che non possono avere eguali rispetto agli USA e all’UE. I diritti civili e la cultura della democratica rappresentano un ostacolo oggettivo per i fondi d’investimenti privati. Consapevoli di questa enorme contraddizione fra avidità e democrazia, il progetto politico dell’euro zona rappresenta non solo una minaccia concreta per gli uomini liberi, ma è di fatto un progetto immorale, incostituzionale che pregiudica la sopravvivenza delle generazioni presenti e future. Non è tollerabile e tanto meno accettabile che la Repubblica italiana sia cancellata dalla storia per l’apatia dei cittadini stessi, manipolati, ingannati e traditi da dipendenti politici, nella migliore delle ipotesi incapaci e stupidi, nella peggiore traditori della Repubblica.

La depressione dell’euro zona e soprattutto dei paesi periferici dell’UE ha una radice politica culturale molto chiara: cessione della sovranità monetaria, assenza di una banca pubblica che faccia l’interesse pubblico, sgretolamento dello Stato sociale, un sistema contabile fiscale stupido perché i criteri della crescita impediscono di fare investimenti pubblici, assenza di una politica industriale utile allo sviluppo umano. Inoltre i famigerati mercati finanziari non hanno alcun interesse nel prestare capitali in luoghi ove non c’è la crescita secondo i dogmi della religione liberista. I paesi emergenti privi di regole sindacali e fiscali consentono opportunità speculative elevate, e quindi margini molto alti in poco tempo.

Nella sostanza, osservando la realtà possiamo constatare la fallacia della comunicazione politica che continua a blaterare di crescita e sviluppo, cerca solo di confondere le idee degli elettori, anche quando i politici si rivolgono in maniera patetica e ossequiosa verso i famigerati mercati. Nella realtà questi mercati ignorano le chiacchiere di questi utili idioti. L’UE così com’è non serve a nulla, neanche ai famigerati mercati, ma serve ai paesi “centrali” per drenare risorse (tasse), e serve a produrre disperazione, istigazione al suicidio, e povertà crescente nei paesi “periferici”. Quando i paesi “periferici” avranno raggiunto i livelli di povertà dei paesi emergenti, può darsi che i famigerati mercati finanziari avranno pietà e interesse nell’investire anche in Italia, in quel caso non ci saranno più gli italiani.

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].

L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]

L’organizzazione taxjustice.net ha creato un indice delle segretezza finanziaria, una ricchezza monetaria che sfugge alle regole fiscali nazionali, si tratta di un sistema globale che consente di non pagare tasse o pagarne poche grazie alle maglie larghe di leggi deboli e inefficaci. Secondo l’indice di taxjustice per il 2013 si è stimato che ci sono dai 21 ai 32 trilioni di dollari depositati nei paradisi fiscali, e si ipotizza che ogni anno circa 1-1,6 miliardi di dollari transitano illecitamente fra uno stato e l’altro. Si stima che, sin dal 1970, dall’Africa sono transitati senza pagare le tasse circa 1 trilione di dollari. Nella classifica mondiale della segretezza finanziaria nascosta al primo posto c’è la Svizzera con 2.000 miliardi di dollari confermandosi come il più grande centro off-shore al mondo con stime che arrivano a 7.000 miliardi di dollari, poi seguono Lussemburgo, Honk Kong, isole Cayman, Singapore, USA, Libano, Germania, Jersey, Giappone, Panama, etc. L’Italia è al 54° posto.

John Christensen:« […] Secondo le ultime stime, il capitale di privato depositato offshore è pari a 11.500 miliardi di dollari. Che cosa significa una cifra del genere? Questo esempio può darci un’idea della sua enormità: se questo capitale generasse un profitto modesto diciamo del 7% e se questo reddito fosse tassato a un’aliquota molto bassa, ad esempio del 30%, i governi del mondo avrebbero ogni anno un surplus di reddito pari a 250 miliardi di dollari, che potrebbero spendere per alleviare la povertà e raggiungere gli obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite.»[5]

Sicuramente in termini di giustizia sociale determinate istituzioni bancarie, grandi imprese e politici dovranno pagare il danno morale, sociale e ambientale che stanno causando a singole comunità, a singoli Stati, e all’umanità intera. Uscendo dall’inganno psicologico dell’economia del debito, mera invenzione e convenzione, sarà possibile ripensare le istituzioni, semplificandole e rendendole più efficaci. La soluzione a tutto ciò è il cambio radicale dei paradigmi di queste istituzioni obsolete, il ripristino della sovranità monetaria per favorire l’interesse della Repubblica e avviare un percorso di transizione, il passaggio della fine dell’era industriale verso una comunità fondata sul lavoro dell’equilibrio ecologico e non più sul profitto, un percorso volto a migliorare il nostro patrimonio culturale, architettonico e ambientale distinguendo il concetto di lavoro dal concetto di utilità. Un percorso che distingue i beni della merci e dove la comunità autoproduce e gestisce i beni direttamente.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] in Report, Let’s make money, di Erwin Wagenhofer, andato in onda su RAITRE, 2012

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Come rinascere? Banale!

Nel dibattito politico contemporaneo sulla società c’è un capitolo molto interessante: la tutela del suolo e la rinascita delle città, ossia la pianificazione e il governo del territorio. Nel rapporto fra capitale e governo della città, alcuni citano il caso di Detroit, l’ex città dell’automobile che aveva, negli anni ’50, 1,8 milioni di abitanti e nel 2011 sono rimasti 1,1mln di abitanti. Molti europei sono sorpresi da questa Amministrazione che sta recuperando suoli con progetti eco-sostenibili, tutti si compiacciono delle buone intenzioni che parlano di agricoltura, tutela dei suoli, e rigenerazione. Sembra che tutti gli osservatori italiani ignorino un fatto evidente e scontato, Detroit non è una città europea, non fa parte dell’euro zona e quindi non ha l’obbligo del pareggio di bilancio, non ha il patto di stabilità, e non si finanzia necessariamente dai mercati finanziari. Com’è noto gli USA ed il Congresso possono autodeterminare la soglia limite di debito pubblico tutte le volte che lo desiderano, l’hanno sempre fatto.

Nell’Unione Europea esistono diversi programmi politici con obiettivi ambiziosi (energie rinnovabili, riciclo, mobilità intelligente, etc.), ma l’accesso al credito è molto diverso, un alto tasso di burocrazia, e soprattutto il sistema del prestito (debito) con la prevalenza degli indicatori finanziari ed economici forgiati sul tornaconto degli investitori privati, ossia la prioritaria ricerca del profitto. Com’è noto ormai a tutti, nell’euro zona non esiste l’investimento pubblico a fondo perduto, e tutto è orientato da indicatori che favoriscono la ricerca del prestito bancario. Gli Stati hanno abdicato alla sovranità monetaria e alcuni Paesi hanno smesso di avere politiche industriali locali creando un danno tangibile all’economia reale tramite la rinuncia allo sviluppo di  politiche virtuose e socialmente utili. I Governi italiani hanno deciso di occuparsi prioritariamente di riduzione della spesa pubblica e fiscalità pubblica, lasciando all’UE l’opportunità di fare la politica con la “P” maiuscola. Il fatto che nei capitoli di spesa pubblica ci siano sprechi evitabili, è un fatto assodato, ma è un problema giuridico interno all’Amministrazione non è un problema politico, cioè è sufficiente avere un controllo ed un sistema punitivo efficaci non una riforma, o peggio come sta accadendo una riduzione generalizzata della spesa pubblica. I Ministri succedutisi sono ben consapevoli che bisogna controllare i contratti e le modalità di appalto per l’erogazione dei servizi pubblici. Da circa 15 anni Governi ed amministratori locali, fateci caso, non si comportano come politici ma come ragionieri, essi non dibattono della tutela dei nostri diritti, ma di fiscalità, essi non chiedono l’ampliamento dei diritti costituzionali, ma la riduzione, la sospensione o la soppressione: è accaduto per il lavoro, per l’istruzione ed accadrà per la salute. Governi e Parlamento hanno sospeso la democrazia rappresentativa, spesso delegando agli organi esecutivi, ed hanno approvato leggi sul lavoro e sulle pensioni palesemente incostituzionali. Da qualche anno l’ANCI recita il ruolo di denuncia circa l’inopportunità politica dei vincoli del “patto di stabilità”, ed i cittadini subiscono la rappresentazione teatrale dei Sindaci, mentre ogni giorno da diversi anni aumenta la povertà.

Nel dibattito politico gli italiani possono solo guardare le altre comunità accrescere le politiche virtuose, com’è il caso di Detroit sul territorio, com’è San Francisco per il riciclo dei rifiuti, com’è stato in piccolo Schönau per l‘energia e Copenaghen per la mobilità.

I nostri Governi non hanno capito o non vogliono capire poiché il sistema attuale, paradisi fiscali e think tank, li ha ben addomesticati per tutelare lo status quo, ma nella sostanza le soluzioni da intraprendere per migliorare la qualità della vita di tutti sono abbastanza note, sono semplici. Ci vogliono capacità, onestà e coraggio, virtù poco diffuse fra i nostri dipendenti nominati. Diverse Nazioni europee non hanno i mezzi per ripagare un “debito odioso” e gli stessi mercati non intendono mandare in default i debitori, col rischio di perdere il controllo sui popoli ignari del sistema immorale. Solo l’uscita dell’economia del debito ed il ripristino della sovranità monetaria consentirà l’azzeramento dello status quo, è sufficiente una volontà politica per deliberare l’uscita degli Stati dalla morsa delle borse telematiche che non dovranno più condizionare l’economia reale.

Per fortuna la critica al sistema immorale dell’euro zona aumenta anche nei Paesi “centrali” e non solo in quelli “periferici”.

I popoli devono pretendere un cambiamento radicale e l’uscita dell’economia del debito, i partiti non lo chiederanno mai, soprattutto questi partiti legati a doppio filo alle organizzazioni sovranazionali interessate agli ultimi asset strategici dell’Italia, e continuare con le privatizzazioni: sanità e servizi pubblici locali.

Qual’è il significato politico di tutto ciò? Esistono persone, ambiti (non italiani) e istituzioni che se vogliono decidere di spendere soldi su progetti di qualità e non di quantità, lo fanno liberamente, mentre in Italia abbiamo assistito ed assistiamo all’inganno di politici corrotti ed inadeguati che spedono soldi su progetti di quantità (grandi opere), e si limitano a gestire il potere seguendo gli indirizzi di organizzazioni sovranazionali che non hanno interessi pubblici.