Un vuoto da riempire

Negli anni del dopo guerra l’Italia ha programmato il proprio destino politico, spesso facendo scelte sbagliate per inseguire un’errata idea di sviluppo, anzi, confondendo il progresso con lo sviluppo. Negli anni ’50, ’60 e ’70 si sono consumate aspre lotte intestine fra le parti politiche ed oggi nel 2013 possiamo aver certezza che quelle idee sviluppiste hanno consegnato, alle presenti generazioni, danni ambientali che potevano essere evitati, danni irreversibili in diversi luoghi e danni reversibili se fossero affrontati con serietà.

Buona parte dei cittadini italiani si è stanziata nelle città, quei luoghi dello sviluppo contaminati dall’industria e dall’automobile col motore a scoppio, aspetto davvero incredibile se scopriamo l’acqua calda: l’uomo si muove ancora con una tecnologia obsoleta nonostante esistono modelli molto più efficienti e sostenibili. Discorso analogo vale per le abitazioni e per i materiali impiegati.

Dal punto di vista del governo del territorio la storia ci insegna che fra il progresso e lo sviluppo, prevalse quest’ultima idea e pertanto le città furono costruite, spesso, in deroga ai piani regolatori generali consentendo la più selvaggia speculazione edilizia. Si salvarono quei territori abbandonati e non considerati dalle pianificazioni territoriali sviluppiste che insediarono i complessi industriali. Da Nord a Sud gli abitanti possono notare la distruzione del paesaggio prodotto dagli impianti industriali. Da un lato, la politica ha dovuto favorire la nascita di settori strategici poiché rappresentavano la base di enormi indotti commerciali, ma da un altro la stessa politica non ha saputo tutelare il diritto alla salute, prioritario rispetto al lavoro, e pertanto tanti impianti non furono controllati e tanto meno si favorì l’innovazione tecnologica per ridurre l’inquinamento. Una vera e sincera cultura ambientalista, in Italia, non c’è mai stata, sopratutto non ci fu negli anni in cui era necessaria, gli anni ’50, ’60 e ’70. Solo a partire dagli anni ’80 abbiamo cominciato ad importare valutazioni ambientali, metodi e criteri di sostenibilità, nel frattempo l’avidità delle imprese ha potuto proliferare indisturbata, e compiere danni sanitari ed ambientali rimanendo totalmente impunite, grazie ad un vuoto giurisprudenziale gigantesco e l’assenza di una vera class action (azione di classe).

Tutt’oggi le normative ambientali sul monitoraggio dell’aria, dell’acqua e dei suoli sono del tutto inefficienti per prevenire l’inquinamento poiché si basano su limiti soglia che consentono l’inquinamento stesso, cioè bisogna sapere che misure, prelievi, non si basano su criteri che tutelano la natura umana, ma su criteri che accettano varie forme di inquinamento, criteri arbitrari che aiutano le imprese.

Ad esempio, la branca che si occupa di questa cose, la medicina del lavoro, ci informa sul fatto che la diffusione di micro e nano particelle nel corpo umano (polmoni e sangue) dipende anche dalle loro dimensioni e dalla solubilità. Cosa significa? Mentre le norme misurano il peso delle micro e  nano particelle, e non le dimensioni, quelle più pericolose, le più piccole, hanno la libertà di inquinare e fare danni. Qualsiasi processo di combustione produce micro e nano particelle, e più è alta la temperatura delle combustioni e più nano particelle si producono. E’ noto che in Italia i partiti hanno favorito la vendita e diffusione di automobili che usano ancora il motore a scoppio, com’è noto che in Italia si è favorito la costruzioni di nuovi inceneritori anziché chiuderli e sostenere il riciclo totale.

Altri danni ambientali irreversibili sono stati incentivati da modifiche di natura amministrativa e di natura contabile per gli Enti locali. Tant’è che, con l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico si è “legalizzato” il voto di scambio, e favorito la finanza creativa, mentre con l’immorale obbligo di pareggio di bilancio  e l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente tutti gli amministratori locali hanno accelerato la vendita del territorio per raccogliere soldi da usare per la spesa corrente, come se non fosse bastata la speculazione edilizia degli ’50, ’60 e ’70. Ancora oggi Sindaci e Consigli comunali approvano obsoleti piani in espansione urbana nonostante sul territorio siano rispettati gli standard minimi quantitativi, tradotto: vi sono alcuni comuni che non hanno bisogno di nuovi piani perché godono della fortuna di aver ricevuto dal passato una dignitosa organizzazione territoriale, ma nonostante questo dono decidono di mercificare il territorio, violando la costituzione e non la legge, strano ma è così.

E’ evidente che la cultura degli italiani sui temi ambientali è abbastanza carente, nel senso che negli anni in cui si decise la direzione del mondo occidentale, la maggior parte del mondo industriale, scolastico ed accademico abbracciò un’ideologia negando l’esistenza di un’alternativa che pur si stava manifestando. Frederick Soddy (1877 – 1956) e Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) che ideò il termine bioeconomia furono completamente ignorati nonostante avessero annunciato l’insostenibilità di un modello basato sulla crescita all’interno di un pianeta dalle risorse, notoriamente, finite. Intellettuali come Ivan Illich (1926 -2002) e Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) dissero chiaramente che quel modello di società industriale era incompatibile con l’essere umano e furono altrettanto ignorati.

Con circa 70 anni di ritardo la società riscopre le analisi di questi personaggi che ebbero il merito intellettuale di proporre modelli alternativi, di mostrare i limiti di un’ideologia che stava crescendo a danno dell’umanità: il capitalismo. Questa religione trasformatasi in liberismo è il cancro persistente delle organizzazioni e delle istituzioni che sono al vertice del governo mondiale: WTO, Banca Mondiale, Fondo Monetario, Banca dei regolamenti internazionali, Unione Europea ed USA. E’ il cancro che pervade le riflessioni degli incontri a porte chiuse dei club élitari.

Alle analisi proposte da Soddy e Georgescu-Roegen bisogna aggiungere altre analisi, quelle relative al sistema bancario ombra e la natura stessa delle banche con i loro paradisi fiscali. La storia ci insegna che le banche vivono sull’inganno psicologico che la moneta possa essere creata dal nulla, come avviene oggi. Il peso della finanza è l’arma di distruzione di massa che sta cancellando democrazia, ecosistemi e diritti inviolabili dell’uomo.

Di fronte a questi fatti non esiste una via d’uscita di compromesso con le leggi della natura, per questa ragione esiste un gigantesco vuoto politico-culturale che può essere riempito solo con la sostituzione dei paradigmi culturali di questa società obsoleta. In Italia non esiste una forza politica popolare capace di interpretare i nuovi paradigmi e pertanto è necessario crearla poiché la priorità assoluta è cambiare la società partendo dalle fondazioni. Il percorso è in salita, ma deve essere fatto con metodi democratici, sinceri, e con tanta formazione culturale, approfondimenti, spirito di sacrificio ed altruismo. Per questo motivo bisogna fare attenzione, e delegittimare i partiti leaderistici poiché svantaggiano la partecipazione democratica dei cittadini, per ragioni abbastanza evidenti, i capi per soddisfare il proprio ego non amano il confronto e preferiscono fedeli galoppini piuttosto che persone libere, intellettualmente oneste, capaci ed intelligenti.

La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori (Maurizio Pallante).

Nonostante tutto dal 2007 una piccola associazione di promozione sociale come il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) prova a rispondere con una piccola scuola di formazione con atteggiamento pragmatico, favorendo lo sviluppo di nuove imprese formate sui nuovi modelli e nuovi paradigmi, poiché la recessione che stiamo subendo MDF ritiene indispensabile rispondere con nuove forme di lavoro e attraverso i suoi circoli locali che sperimentano stili di vita sostenibili con la natura. Ovviamente MDF non è l’unica associazione che mette in discusse il “sistema”, ed i circoli locali spesso fanno sinergia con organizzazioni più “anziane” che da anni cercano di migliorare la cultura di noi italiani.

Girando l’Italia possiamo star tranquilli circa un aspetto, numerose piccole comunità non hanno dimenticato la vera natura umana, e pertanto diversi piccoli centri, rimasti indenni dalla crescita obsoleta, sono stati capaci di interpretare il cambiamento necessario e stanno tutelando e valorizzando i saperi locali, le fonti energetiche alternative, l’agricoltura naturale e tutta una serie di attività volte al riuso ed al recupero. I buoni esempi ci sono e spesso fanno rete con l’intento di incidere sul pensiero dominante.

Ambiente (Fonte: ISTAT e CNEL, Bes 2013, pag. 210)
Qualche segnale positivo e persistenti criticità
Il benessere delle persone è strettamente collegato allo stato dell’ambiente in cui vivono, alla stabilità e alla consistenza delle risorse naturali disponibili. Di conseguenza, per garantire ed incrementare il benessere attuale e futuro delle persone è essenziale ricercare la soddisfazione dei bisogni umani promuovendo attività di sviluppo che non compromettano le condizioni e gli equilibri degli ecosistemi naturali. In Italia emergono segnali contraddittori rispetto alla qualità del suolo e del territorio: in particolare, aumenta la disponibilità di verde urbano e delle aree protette, ma il dissesto idrogeologico rappresenta ancora un grave rischio naturale distribuito su tutto il territorio nazionale. A questo va aggiunto il rischio per la salute e per l’ambiente naturale dovuto all’inquinamento presente in diverse aree del nostro. Paese, le quali devono essere sottoposte ad azioni di messa in sicurezza e bonifica. Anche l’acqua e la qualità dell’aria sono aspetti fondamentali che riguardano direttamente il benessere e la salute umana. I consumi di acqua potabile sono in linea con quelli europei e si mantengono in media pressoché costanti dal 1999, ma permane una accentuata dispersione dalle reti di distribuzione e trasporto di acqua potabile e in alcune regioni elevata è l’interruzione del servizio. Il numero medio di superamenti del valore limite di PM10,1 cioè di microparticelle inquinanti nell’atmosfera, misurati nell’aria delle maggiori città italiane, appare in aumento, con conseguenze negative per la protezione della salute umana. Aumentano i consumi di energia da fonti rinnovabili e nel 2010 il valore dell’Italia è superiore alla media europea. In diminuzione risulta il consumo di risorse materiali interne, anche se è troppo presto per parlare di una tendenza alla “dematerializzazione” dell’economia italiana. L’andamento delle emissioni antropiche di gas climalteranti, derivanti dalle attività produttive e dai consumi finali delle famiglie, è in diminuzione, anche se ciò appare in parte collegato alla crisi economica degli ultimi anni.
Suolo e territorio
Il suolo svolge un ruolo prioritario nel funzionamento degli ecosistemi terrestri, contribuendo alla salvaguardia delle acque, al controllo dell’inquinamento ed esercita effetti diretti sugli eventi alluvionali e franosi. L’uso e il consumo di suolo, nonché la qualità del territorio dove le persone vivono, sono quindi di fondamentale importanza per il loro benessere. Il verde urbano, oltre a svolgere funzioni di tipo estetico e a contribuire al benessere psicofisico, concorre in modo rilevante alla mitigazione degli effetti degli inquinanti gassosi, al miglioramento del microclima attraverso l’ombreggiamento e l’emissione di volumi di vapore acqueo, alla riduzione dei rumori e alla protezione del suolo.
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Crescere in armonia

Questa mattina, invitato dal Comune di Parma ho potuto mostrare un progetto divulgativo per le scuole primarie inserito in programma pre-organizzato dall’Amministrazione. Si tratta di un progetto del Comune denominato “Crescere in armonia” che vede coinvolta anche Slow Food Parma, fra i relatori Roberto Burdese pres. Slow Food Italia.

L’anno scorso grazie al circolo locale MDF Parma ho potuto partecipare ad un’esperienza molto bella, fare il pane col lievito madre insieme ai bambini delle classi primarie. Quest’anno il Comune di Parma, Nicoletta Paci vice Sindaco, ha deciso di offrire questa esperienza concreta, che mostra anche l’agricoltura sinergica, ad altre scuole primarie e pertanto in tre scuole sorgeranno tre orti sinergici. I bambini potranno vedere come si produce il cibo e potranno farlo direttamente coadiuvati da MDF, genitori e insegnanti.

Cresce la “decrescita felice”

Presentazione circolo MDF Salerno

Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) cresce. Sembra un simpatico ossimoro, ma è la realtà che ruota intorno a noi, 18 circoli attivi e circa 20 in costituzione, in continuo aumento i gruppi di cittadini curiosi che leggono i testi editi da Edizioni per la Decrescita Felice. Sta crescendo la comunità di persone attive in azioni pratiche: autoproduzioni di cibo con orti sinergici, uso di tecnologie della decrescita felice, e attività politica attiva con l’uso di strategie che riducono l’inquinamento, cancellano gli sprechi e migliorano la qualità della vita.

In questo periodo di transizione le amministrazioni locali hanno la straordinaria opportunità di abbandonare la religione della crescita infinita e intraprendere strategie di transizione. Questa consapevolezza, di cambiare paradigma culturale e avviare la “civiltà contadina modernizzata” sta crescendo sempre di più, e gli attori politici tradizionali stanno perdendo i propri consensi poiché scollegati dalla realtà e dalle comunità di cittadini attivi. La creazione di un’economia reale, di sussistenza sembra a portata di mano ed è sicuramente realizzabile con la creazione di comunità umane seguendo i principi di un’economia partecipata e reale.

Il PIL in Italia è cresciuto dal 1960 ad oggi, ma la qualità della vita non sembra esser migliorata, anzi, basti citare i casi Eternit, Ilva, Enel Porto Tolle e la ridotta capacità dei salari nell’acquistare una casa. La popolazione è aumentata, la disoccupazione idem.

E’ evidente che bisogna cambiare gli indicatori di riferimento perché il PIL non misura il benessere. E’ altrettanto evidente che serve una nuova visione politica.

Il cambiamento necessario sta crescendo perché sempre più cittadini si avvicinano ad MDF creando una rete sociale fondata sulla condivisione di valori, delle conoscenze e delle esperienze utili a riprendersi l’esistenza perché consentono di uscire dalla dipendenza delle SpA. Cittadini consapevoli che auto producono il cibo necessario non fanno crescere il PIL, ma aumentano la qualità della vita, lo stesso avviene con l’impiego di tecnologie che auto producono l’energia necessaria a scaldare la casa, si riduce la bolletta energetica e si riduce il PIL. La riduzione degli sprechi sostanzialmente fa aumentare l’occupazione in settori virtuosi e consente ai cittadini di progettare reti intelligenti per scambiarsi i surplus energetici (smart grid).

Soluzioni e idee per un Paese più bello

Il mainstream non fa altro che ripetere ossessivamente l’opinione dei politici, difficilmente si ascoltano voci diverse e soprattutto proposte ragionevoli. Diversamente accade nelle librerie, ci sono migliaia di “voci” inascoltate, idee brillanti, opinioni ragionevoli, semplici e di facile applicazione. Purtroppo l’Italia non è un paese di lettori, questo ci dicono i dati, ma non vuol dire che l’interesse a leggere possa diminuire ancora o persino aumentare.

Nei libri che leggo ho già trovato tante soluzioni pratiche e creative per risolvere ogni problema sociale che ci riguarda, e come l’ho fatto io, molto altri l’hanno fatto, ma i molti lettori nella realtà sono pochissimi rispetto agli aventi diritto al voto e spesso la maggioranza degli italiani non è molto attenta alle questioni politiche, anzi.

Maurizio Pallante ha scritto un altro libro sulla decrescita felice e come sempre racconta fatti e opinioni con una straordinaria lungimiranza, speranza creativa e innovativa. Chiunque intenda cambiare il sistema e sente di dover cambiare paradigma culturale per scoprire “nuovi” modi di pensare e agire ha trovato pane per i suoi denti.

Come premessa è necessario descrivere tre capovolgimenti culturali, strettamente correlati tra loro, operati da un sistema economico che ha identificato il senso del lavoro con la crescita della produzione di merci e, di conseguenza, la ricchezza con il denaro, cioè la capacità di acquistare merci. Il primo è la sussunzione del concetto di beni (gli oggetti e i servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio) nel concetto di merci (gli oggetti e i servizi che si comprano). In conseguenza di questa sussunzione,  nell’immaginario collettivo si è radicata la convinzione che tutte le merci siano beni, anche quelle che non rispondono a nessun bisogno e non soddisfano nessun desiderio (per esempio il cibo che si butta, l’energia termica che si spreca in un edificio pieno di spifferi e coibentato male), e che la maggior parte dei beni si possano più vantaggiosamente ottenere sotto forma di merci: ciò che serve si deve, o conviene, comprarlo. (Meno e meglio, pag. 73)

Roberto Cavallo, esperto in gestione dei rifiuti, ci consegna un testo che aiuta comunità e cittadini nel mettere in pratica gesti quotidiani virtuosi per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti. Un libro semplice e simpatico, ricco di dati, spunti e riflessioni che ci aiutano a praticare la decrescita felice poiché i rifiuti sono solo materie prime seconde da riutilizzare, mentre il concetto di rifiuto stesso può esser cancellato applicando il riciclo totale e le regole di ecodesign nella progettazione delle materie.

l’Italia è il terzo consumatore al mondo di acqua minrale. […] La preforma è trasportata nell’impianto di imbottigliamento in confezioni da 20.000 pezzi e li sarà poi soffiata al momento del riempimento. Fermiamoci un momento. Ma dove sono le fabbriche che fanno le preforme? Quanto distano le fabbriche che fanno le preforme dagli stabilimenti che imbottigliano? E poi dall’imbottigliamento ai centri di stoccaggio? E dai centri di stoccaggio ai magazzini centrali? E dai magazzini centrali ai punti vendite? […] le fabbriche che producono preforme sono in Polonia, in Lituania e che le poche fabbriche italiane importano il polimero dalla Russia, dalla Germania o addirittura dagli Stati Uniti. (Meno 100 chili, pag. 89)

Decrescita felice e qualità della vita

Il mondo sta cambiando e per fortuna sono in discussione gli obsoleti riferimenti culturali della società, sia in ambito globale che locale.

Mentre si dibatte alcuni cittadini hanno cambiato il loro stile di vita e vivono seguendo “nuovi” paradigmi culturali dettati dal buon senso, dalla ragionevolezza, dalle leggi della fisica e soprattutto applicando l’etica nella vita privata e pubblica.

I circoli territoriali del Movimento per la Decrescita Felice (MDF) sono un esempio concreto del cambiamento, “vediamo” di cosa si occupano.

Si dice che per misurare meglio il benessere bisogna considerare anche la “multidimensionalità” perché simultaneamente si considerano diversi fattori: reddito, consumo e ricchezza; salute, istruzione, attività personali, peso politico (governance), legami e rapporti sociali, ambiente e insicurezza di natura economica e fisica. Tutte queste dimensioni determinano il benessere delle persone.

Ebbene, a Parma (19-20 marzo 2011) si è tenuto il raduno nazionale dei circoli MDF dove hanno mostrato le loro attività di promozione sociale, e tutti i circoli intervenuti rientrano in uno o più ambiti tematici su accennati, cioè rientrano nei “nuovi” indicatori del Benessere Equo e Solidale (BES) presi in esame dall’ISTAT e dal CNEL.

I cittadini riuniti nei circoli MDF sono persone attive nell’ambito culturale e politico poiché praticano un consumo critico, autoproduzioni del cibo (ad esempio: pane, yogurt, orto frutta), svolgono corsi del “saper fare” stimolando l’educazione civica e la creatività umana. I circoli propongono alle amministrazioni locali un cambio di paradigma culturale considerando l’uso razionale dell’energia che riduce o cancella l’impatto ambientale e sanitario dell’attività umana grazie all’impiego di tecnologie non inquinanti. Bisogna notare subito che molte di queste attività non sono prese in considerazione dal PIL come la maggioranza delle migliori attività umane creative: lo scambio di conoscenze, camminare, fare l’amore, giocare, riposarsi, prendersi cura dei figli, ad esempio.

Secondo i criteri adottati dal gruppo di lavoro UNECE/OCSE/EUROSTAT volendo avere un “benessere di base” bisogna tener conto delle variazioni in termini di mortalità allo stato di salute e morbilità per fasce di età, bisogna tener conto delle emissioni di gas serra, degli inquinanti che causano smog, della conversione degli habitat naturali in vista di altri utilizzi.

I circoli MDF consigliano la mobilità intelligente: uso della bicicletta e car sharing elettrico quindi tecnologie che prevengono le nocive immissioni di nanoparticelle presenti nei gas di scarico, consigliano il riciclo totale dei rifiuti (zero waste) che non ha emissioni gassose e la diffusione dei “dispenser” negli esercizi commerciali che cancellano inutili imballaggi (spreco di risorse).

I circoli MDF adottano l’approccio olistico e permaculturale valutando il “picco del petrolio” per avviare una doverosa transizione energica anche con gli incentivi per i “prosumer” (produttori e consumatori di energia) con fonti alternative e quindi puntare all’autosufficienza energetica liberi dalla dipendenza degli idrocarburi (petrolio e gas). Su questo argomento vi sono diverse opportunità, una dal basso e una istituzionale. “Dal basso”: i cittadini residenti in uno stesso quartiere possono incaricare tecnici per realizzare una “smart grid” e metterla sul “mercato” per raccogliere i soldi necessari, ove fallisse questo tentativo i cittadini possono far migrare i propri conti correnti verso la banca che intende finanziare l’iniziativa, sapendo che le agenzie senza una riserva minima obbligatoria  (soldi dei risparmiatori) non posso sopravvivere (Esempio di Shonau: i ribelli dell’energia).  Istituzionale: i Consigli comunali hanno l’obbligo di approvare Piani Energetici per incentivare il risparmio energetico e l’uso delle fonti alternative; e il Parlamento europeo e il Consiglio finanziano i comuni, attraverso strumenti finanziari della Banca degli Investimenti, che aderiscono al Patto dei Sindaci per applicare la strategia 20-20-20.

I circoli MDF consigliano l’uso di strumenti di pianificazione partecipata col fine di tutelare l’ambiente costruito, riqualificarlo, riusarlo, ridurre o eliminare l’inutile espansione urbana, introdurre una rete di orti urbani sinergici ed eliminare gli sprechi energetici in edilizia. Alcune amministrazioni (Londra e anche in diversi comuni italiani) concedono l’uso degli spazi per auto-produrre cibo e sostenere la filiera corta. L’approccio permaculturale, dal punto di vista dell’energia e della produzione risulta essere di gran lunga il migliore poiché si risparmiano i soldi della chimica e migliora la qualità della vita con cibo bilogico. Alcune idee e progetti sono denominati fattorie urbane per reintrodurre la pratica agricola nelle città.

Il miglior esempio di partecipazione democratica, oltre alla secolare tradizione Svizzera, è certamente Porto Alegre (Brasile) la città che ha inventato il bilancio partecipativo deliberativo, dove i cittadini deliberano le priorità da inserire nel piano pluriennale dei lavori pubblici.

Tutte queste scelte virtuose possono essere misurate con una nuova convenzione, una moneta sovrana libera dal debito e dagli interessi,  così come sta accadendo all’estero grazie alla spinta propulsiva dei cittadini, “dal basso”, una convenzione che misura l’economia reale e le scelte etiche. I dipendenti pubblici possono dar vita ad un’economia parallela alla moneta euro. Serve l’uso di una moneta sovrana per applicare la Costituzione (art.1 e 47) e sostenere i diritti umani e la crescita di regioni dove mancano ancora servizi essenziali.

Siamo convinti che applicando la sovranità popolare attraverso una partecipazione diretta (peso politico) ed efficace (democrazia diretta) chiunque possa migliorare il proprio “stato psicofisico” in armonia con le leggi della natura.

Un atteggiamento etico e responsabile dell’uso del territorio è, certamente, una strada politica da perseguire. Ricordiamo che lo “stato psicofisico” e la “partecipazione politica” sono altri due indicatori per misurare la qualità della vita e i circoli intendono prendersi la propria “fetta” di sovranità per migliorare la società introducendo l’etica nella politica. In alcuni ambiti MDF e altre associazioni già producono cambiamenti virtuosi, ove cittadini e amministratori hanno saputo interpretare il cambio di paradigma culturale. L’articolo 8 del supplemento ordinario N.162 del decreto legislativo N.267/200 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) è dedicato alla partecipazione popolare. Tale supplemento invita tutti gli enti locali ad applicare l’articolo 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo. Il supplemento impone: I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. La legge impone modifiche negli statuti degli enti al fine introdurre forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini. Per applicare la Costituzione sarebbe sufficiente copiare gli strumenti ampiamente usati in Svizzera.

Il popolo islandese ha deciso di riprendersi la vita e stanno processando il Governo che ha prodotto la bancarotta, riappropriandosi della moneta e cacciando i banchieri privati. Il popolo ha deciso di riscrivere la Costituzione per tutelare meglio i diritti umani, tutto questo in pace e applicando la democrazia diretta.

L’opinione di MDF: […] Il prodotto interno lordo non è un indicatore insufficiente, è un indicatore sbagliato per misurare il progresso sociale e il benessere. Ogni volta che applicando tecnologie più evolute si aumenta l’efficienza con cui si utilizzano le risorse, si riducono gli sprechi e si allunga la durata degli oggetti, i miglioramenti della qualità della vita che si ottengono comportano una decrescita del pil. Altri miglioramenti derivanti da una decrescita del pil si ottengono sostituendo l’acquisto di alcune merci con l’uso di beni autoprodotti per autoconsumo ogni volta che sia più vantaggioso in termini economici e ambientali. In termini generali, nei paesi industrializzati molti miglioramenti del benessere si possono ottenere esclusivamente con una decrescita selettiva del pil, mentre nei paesi poveri, impropriamente definiti sottosviluppati, molti miglioramenti del benessere si possono ottenere solo se si evita di far crescere il pil mercificando la produzione agricola e si valorizza l’agricoltura di sussistenza. […] Il miglioramento del benessere individuale e sociale passa attraverso una decrescita del pil. Ma una decrescita selettiva, che distingua le merci in base alla loro utilità e al loro impatto ambientale. Se ci si limita a sostituire il segno più col segno meno davanti al pil non si esce dalla logica quantitativa di cui questo indicatore è espressione. Occorre ridurre la produzione e il consumo delle merci che non hanno alcuna utilità (l’energia in più che si spreca in una casa mal coibentata), generano danni superiori ai benefici (le fonti fossili), contribuiscono a consumare le risorse rinnovabili in quantità superiori alla loro capacità di rigenerazione (gli allevamenti animali) e ad accelerare l’esaurimento delle risorse non rinnovabili (i concimi chimici). La scelta della soddisfazione dei bisogni irrinunciabili dei bambini come indicatore di benessere presuppone che la riduzione dei tempi di lavoro dei genitori si traduca nella riduzione della produzione di quel tipo di merci. La misurazione annua della performance di riduzione degli impatti ambientali generati da quel tipo di merci in relazione al valore del pil consentirebbe di completare con una valutazione qualitativa delle attività produttive la valutazione del benessere derivante dal miglioramento delle relazioni umane.