Dilettanti allo sbaraglio sulla pelle dei cittadini

Se Mattarella abbia travalicato il ruolo di Capo dello Stato, lo accerteranno i costituzionalisti. Ecco cosa scrissero i costituenti, il 9 gennaio 1947, circa questo passaggio istituzionale molto importante: «è ormai universalmente accettato il sistema di procedere in primo luogo alla designazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, lasciando a questi di condurre le trattative per la scelta dei Ministri, ed è assurdo pensare che il Presidente della Repubblica possa presumere di scegliere egli stesso i Ministri», lasciando intuire che il Presidente anche se firma il decreto di nomina, non può opporsi alla volontà politica di una maggioranza parlamentare costituitasi in Parlamento, quindi eletta dal popolo. Il professore Massimo Villone, interrogato sul meccanismo di nomina del Primo Ministro specifica qual è il ruolo del Capo dello Stato: «Professore, quali sono i margini di manovra del Presidente Mattarella? Limitati. L’architettura costituzionale si fonda sull’art. 92 (potere di nomina) e sull’art. 94 (voto di fiducia). L’equilibrio è dato dal sistema politico: se i partiti si accordano su una maggioranza che può garantire la fiducia, lo spazio del presidente della Repubblica si riduce. Non può rifiutare la nomina di un primo ministro perché non gli piace, né imporre un suo indirizzo politico. E dunque bene ha fatto a conferire a Conte l’incarico». In un intervento successivo il prof. Villone afferma che Mattarella, sul caso Savona, abbia commesso un errore rischiando persino «la fragilità sul piano costituzionale» che «si traduce in errore politico, e rischi per l’istituzione presidenza. Che potrebbe domani essere attaccata per aver difeso poteri forti e padroni occulti del paese che nel proprio interesse ci impediscono di decidere il nostro destino». E Villone ha ragione da vendere poiché è ciò che stanno affermando Salvini e Di Maio, dando il via alla campagna elettorale. Valerio Onida: «il Presidente della Repubblica può evidentemente esercitare una sua influenza, un magistrato di persuasione e di influenza, può dare suggerimenti, può dare consigli, può dare avvertimenti, può esprimere preoccupazioni, non ha un potere di decisione definitiva sull’indirizzo politico e quindi anche sulla scelta delle persone che devono andare a realizzare l’indirizzo politico di maggioranza» (ex presidente della Corte Costituzionale, Radio Radicale, 27 maggio 2018)L’Associazione Giuristi Democratici pubblica un comunicato che afferma l’errore di Mattarella dal titolo una grave sconfitta della democrazia. La costituzionalista Lorenza Carlassare, ricorda che la nostra Repubblica è parlamentare e non presidenziale, pertanto il Capo dello Stato non può imporre veti politici.

Paul Krugman (premio nobel dell’economia) afferma: «questo è realmente orribile», perché la scelta di Mattarella esclude dal potere chi non gli piace, nonostante gli euroscettici abbiano la maggioranza parlamentare.

Krugman su Mattarella
Krugman si dichiara inorridito per la scelta di Mattarella.

La mia personale opinione è che il Capo dello Stato, Mattarella, scegliendo di opporsi al nome di Savona, partecipa in maniera decisa alla crescita del sentimento di rabbia contro l’establishment, regalando altri consensi ai partiti definiti populisti. Perché Mattarella è stato certo sul fatto che Savona avrebbe causato problemi ai risparmiatori italiani? Mattarella ha detto: «la designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari», e che quel ruolo politico debba essere occupato da una persona che «non sia vista come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro». Mattarella ha giustificato il suo veto perché preoccupato dell’opinione dei risparmiatori e degli operatori economici, preoccupato dell’aumento dello spread, e che tutto ciò è coerente col suo dovere di porre attenzione alla tutela del risparmio. Nelle sue conclusioni il Presidente ha espresso un invito a discutere pubblicamente della permanenza nell’euro zona «con un serio approfondimento». Secondo l’Associazione Giuristi Democratici: «quando il Presidente dichiara che: “la designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari”, facendone da ciò discendere il rifiuto della nomina di Paolo Savona, attribuisce agli “operatori economici e finanziari” un potere di interferenza nei meccanismi della democrazia costituzionale che non ha ragione di essere. Secondo il nostro ordinamento sono le scelte degli elettori che determinano la nascita del Governi, non le reazioni dei mercati finanziari». Il Governo della maggioranza parlamentare Lega-M5S non è nato per questo motivo. Una breve considerazione sullo spread: dopo l’episodio del 2011 (575 spread BTp-Bund), proprio per evitare speculazioni finanziarie e politiche, la BCE attraverso il famoso quantitative easing anestetizza la crescita del differenziale fra BTp-Bund. Mattarella, dopo Conte, incarica Cottarelli, economista di chiara collocazione neoliberista, per formare un governo che dovrà ricevere una fiducia dal Parlamento. Curiosità, chi scrisse una lettera pubblica a Napolitano per far dimettere Berlusconi a causa dello spread? Beppe Grillo, il 30 luglio 2011, scriveva: «lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi», cioè il leader del M5S per opportunismo politico evocava il commissariamento; poi arrivò Monti. È già accaduto nel 2011, in Italia un indicatore finanziario licenziò il Presidente del Consiglio, Berlusconi, che fu eletto in Parlamento e sostenuto da una maggioranza politica, poi sostituito dall’uomo della Trilaterale, Monti; accadde in Grecia per Syriza e Varoufakis che dovette dimettersi nonostante fu eletto dal popolo greco per ristrutturare il debito pubblico. Oggi il popolo greco grazie ai piani strutturali neoliberisti stanno peggio di prima poiché è stato demolito il welfare state.

Il voto degli italiani e la maggioranza parlamentare costituita dopo il voto hanno fatto emergere nuovamente il conflitto politico all’interno dell’euro zona. Una istituzione come la Presidenza della Repubblica, dopo anni di recessione che ha cambiato il quadro politico italiano, dovrebbe stimolare il dibattito pubblico e il dialogo democratico, anziché limitare la volontà popolare.

È da molto che scrivo, convintamente, come il capitalismo neoliberista abbia restaurato un sistema sociale feudale basato sul vassallaggio; così come scrivo da molto tempo che i problemi politici non trovano soluzione votando PD, Forza Italia, Lega e M5S, ma ricostruendo una sincera e vera partecipazione democratica per cambiare i paradigmi culturali della società. Noi italiani siamo ancora lontani dalla soluzione perché abbiamo scelto di farci condizionare dalla rabbia e dalla paura, ascoltando o ragazzini auto referenziali, oppure i razzisti. Niente di più sbagliato e auto-lesionistico nell’affidarsi a soggetti politici non democratici.

La sostanza di questo conflitto politico è fra capitalismo e democrazia rappresentativa. Avevo già riportato un interessante dibattito su Capitalismo finanziario e democrazia, con le osservazioni di Galbraith: «la scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico». I nostri politicanti sembrano incapaci di avviare un dibattito, anche acceso, ma che enfatizzi la sospensione della democrazia rappresentativa per effetto del neoliberismo, e la risposta è il socialismo condotto sul piano bioeconomico, null’altro. Razzisti e grillini parlano di sovranità e autonomia, mai di neoliberismo contro socialismo, dimostrando di lottare su fronti politici inefficaci e fuorvianti, e confermando l’ipotesi che in realtà sono interessati al potere e non a risolvere i problemi. La congettura che la Lega abbia fatto un calcolo politico elettorale confermando Savona, può stare in piedi se e solo se Mattarella fosse stato d’accordo con Salvini nel recitare questo ruolo teatrale, perché l’unica maggioranza parlamentare finora trovata per formare un governo è stata quella fra M5S e Lega. Una simulazione dell’Istituto Cattaneo rivela che un’alleanza politico-elettorale fra Lega-M5S consentirebbe loro di avere quasi il 90% (ammesso che gli elettori del 4 marzo facciano le medesime scelte) dei seggi uninominali nelle due Camere. Infine, è difficile trovare un parlamentare nominato (della Lega e del M5S) dal proprio segretario che voglia tornare ad elezioni, dopo aver lottato per quel posto così redditizio. La conseguenza del conflitto Mattarella Salvini-Di Maio fa pensare a nuove elezioni politiche. Ahimè, pochi italiani faranno auto critica sul proprio voto espresso in precedenza, perché l’intera vicenda è stata condotta molto male da coloro i quali hanno ricevuto i maggiori consensi elettorali. Il potere mediatico ha avuto la meglio sui dilettanti grillini, che hanno mostrato la solita arroganza, superbia e narcisismo in diverse occasioni a favore di telecamere, cercate continuamente. Il peggio è emerso con la trovata pubblicitaria del famigerato “contratto di governo del cambiamento”, scritto male nella forma e nei contenuti, con le anticipazioni che hanno messo in preallarme i famigerati mercati, e sia i razzisti che hanno schiacciato il piede sull’acceleratore per aumentare visibilità e consensi. In tal senso sono appropriati i termini demagogia e populismo per un ceto politico che non ha un’adeguata strategia per il bene del Paese, sembrano elefanti in un negozio di cristalli. Stiamo pagando l’enorme danno politico, e quindi economico e sociale, di non avere un partito di sinistra, propriamente socialista condotto sul piano bioeconomico, capace di fare analisi politiche e interpretazione dei problemi suggerendo soluzioni concrete. Come ho scritto altre volte: il nulla governa.

Sul tema dell’euro zona, si riscontrano aperture sul dibattito, persino inaspettate, e così scrive l’economista Deaglio, marito di Elsa Fornero : «i dubbi di Savona sull’Europa sono in realtà molto diffusi. Savona li esprime spesso in forma polemica, pungente ed estrema ma questo non vuol affatto dire che nell’eventuale programma di ministro ci sarà l’attivazione di una procedura di uscita dall’euro o dall’Unione Europea. In ogni caso, tale procedura, come dimostra l’esperienza inglese, è lunga, incerta, pericolosa e costosa. Che Savona sia chiamato o no in campo, un processo di profonda revisione e rifondazione dell’Unione Europea è alle porte». Andrea Del Monaco spiega in maniera dettagliata com’è cambiata la situazione finanziaria circa il sistema Target 2, dal 2009 al 2018, fra i debiti e i crediti, e come l’Italia passa dall’avere un credito ad un debito. In conseguenza di ciò, secondo Del Monaco, alla Germania potrebbe convenire uscire dall’euro zona per incassare i debiti. Mattarella ha accusato la maggioranza parlamentare di voler uscire dall’euro zona con un “piano B”; il prof. Brancaccio rivela che un eventuale “piano B”, è già sul tavolo di discussione: «bisognerebbe ricordare che una proposta ufficiale di “piano B” era già stata resa pubblica diversi anni fa: è la soluzione di uscita della Grecia dalla moneta unica che venne avanzata dall’ex ministro delle Finanze tedesco Schauble e che l’Eurogruppo fece propria nel 2015. In termini ufficiosi, poi, si ragiona di “piano B” già da tempo tra gli addetti ai lavori, anche ai massimi livelli istituzionali. Chi reputa scandaloso un ragionamento sul “piano B” non ha capito molto dei problemi di tenuta dell’eurozona. Come a denti stretti riconosce persino il Presidente della BCE, sono problemi che restano in gran parte irrisolti e che inevitabilmente riaffioreranno alla prossima recessione, indipendentemente dal successo politico delle cosiddette forze anti-sistema. La questione, semmai, è “quale piano B”: ad esempio, quello di Schauble per la Grecia era da strozzinaggio, poiché pretendeva che i greci mantenessero i loro debiti in euro anche dopo aver abbandonato la moneta unica».

In questo contesto politico, anziché sfruttare l’opportunità di un ipotetico Governo euroscettico, le scelte di Mattarella mettono un freno al dibattito politico per riformare l’euro zona. Il Capo dello Stato, da un lato afferma che l’Italia deve restare nell’euro zona, e dall’altro lato invita a parlane pubblicamente. Nella sostanza, se esiste una maggioranza parlamentare e politica che vuole ridiscutere i Trattati o l’euro zona, il Presidente Mattarella pone veti sui ruoli ministeriali contro persone che hanno espresso opinioni diverse dalle sue. L’ipotesi secondo la quale Salvini volesse tornare al voto, resta tale poiché i Governi si giudicano dai fatti e non dalle intenzioni, o dalle congetture senza prove. Questo è un modo infantile per scaricare le proprie responsabilità nell’aver condotto male dall’inizio alla fine la trattativa per formare un Governo.

Il dramma culturale è tutto italiano, poiché negli altri Paesi si parla di crisi dell’euro zona, di socialismo e di neoliberismo, qui da noi, i politicanti sono ammalati di narcisismo ed egocentrismo traendo forza e sostegno sfruttando i problemi sociali ed economici degli italiani, i quali rispondono dando loro maggior consenso. È un noto meccanismo pubblicitario: vendere ciò che vuole il consumatore inconsapevole. È un processo di imbarbarimento incivile che dura da molti decenni, ed ha svuotato di senso compiuto il dibattito politico pubblico, che invece dovrebbe cambiare radicalmente affrontando l’ingiustizia che crea l’euro zona, così come una politica industriale italiana per creare nuova occupazione affrontando le disuguaglianze territoriali.

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