Ritorno all’oligarchia attraverso il caos del nulla.

analfabetismo-funzionale-02Buona parte della storia delle nostre istituzioni ha schemi gerarchici feudali, e tutt’oggi è in corso d’opera un percorso di rifeudalizzazione per sostituire le finte democrazie rappresentative con sistemi di controllo dei popoli molto più efficaci per gli interessi dell’élite. L’élite mira a sostituire le Costituzioni liberal-socialiste con oligarchie feudali. Dalla nascita della propaganda, passando per la televisione, fino all’uso che le multinazionali propongono per le tecnologie informatiche, gli stili di vita ed i comportamenti degli individui sono, ovviamente, spiegabili dal funzionamento del nostro cervello. Secondo Noam Chomsky «negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso». Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, fu fra i primi ad insegnare alle corporations SpA[1] come manipolare le menti attraverso la pubblicità e creare bisogni indotti per fare incetta di acquisti, ideò metodi per influenzare il subcosciente (l’inconscio) al fine di manipolare l’opinione pubblica, egli ideò le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso” come raccontato nel suo libro, Propaganda del 1928.

Le tecnologie informatiche hanno accelerato alcuni processi sociali che sfuggono a qualsiasi controllo e l’impiego di intelligenza artificiale per compiere scelte è un rischio concreto per percorrere strade sbagliate. Ciò che possiamo osservare, ed era plausibile, è che la realizzazione di una connessione di sistemi di comunicazione mobile (smartphone) con l’opportunità di relazioni costanti, è senza dubbio la “droga” più potente al mondo che le multinazionali potessero concretizzare, poiché consente di vendere merci inutili (immateriali e materiali), e di sostituire la democrazia come noi l’abbiamo studiata e immaginata. Vi ricordate di Second Life? Il Grande Fratello? Oggi la società occidentale deindustrializzata è andata oltre il romanzo orwelliano, esiste un sistema dei sistemi che controlla, orienta, e alimenta la diffusione del nichilismo presente nella società. Un’altra illusione interessante che producono i social media è quella di far credere ai singoli individui di poter gestire un numero illimitato o molto elevato di relazioni con gli altri utenti. Nella realtà le nostre capacità mentali hanno un limite, invece le società di profitto, pagando squadre di specialisti, sanno bene cosa farne dei nostri contenuti e riescono a gestire le informazioni che gli individui donano ai social media. Le imprese e i partiti politici si affidano agli algoritmi e all’intelligenza artificiale per analizzare i “big data” immessi dagli utenti nel web. Da un lato hai l’illusione di condizionare gli altri, e dall’altro lato in realtà sono le aziende che ti stanno monitorando selezionando le informazioni utili al commercio, che produrranno nuovi contenuti pubblicitari e nuovi contenuti per attrarre consenso politico. Nella sostanza, i social media usano gli stessi schemi e le stesse regole della televisione per essere più pervasivi poiché sono gli utenti stessi che donano le informazioni importanti analizzate da pubblicitari e psicologi. Come preannunciava Pasolini, la televisione avrebbe cambiato la società facendola regredire per la sua capacità unilaterale di mistificare, manipolare, mentire e persuadere, ed oggi i social media stanno producendo un ulteriore cambiamento con gli stessi contenuti creati dagli utenti. I soggetti politici comprano le informazioni relative alla profilazione degli utenti e utilizzano società che impiegano software per attrarre consenso voti sfruttando l’ignoranza funzionale degli individui.

Non c’è dubbio che l’individuo conserva il libero arbitrio, ma se l’individuo è un immaturo? E se tutto l’ambiente (televisione, scuola, famiglia) fosse programmato per aver il maggior numero di immaturi possibile? Secondo il critico conservatore Joseph Epstein, sono sempre più numerosi gli adulti «prigionieri di uno stato mentale assimilabile a quello dello studente di liceo, e questo li porta a mangiare cereali, guardare ore e ore di televisione e sperare in conquiste sessuali».[2] «Nella realtà, i nostri diritti di apprendere sono già circoscritti», afferma il premio nobel Robert B. Laughlin[3]. Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere una certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi»[4].

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera. La democrazia stessa come ci viene insegnato si basa sul dialogo e sulla conoscenza, in tal senso è il metodo democratico che attraverso il pluralismo delle idee consente di scegliere le proposte migliori. Nel processo della followership  il confronto delle idee non esiste ed è sostituito dalla capacità esclusiva di chi può persuadere ed influenzare.

Se nell’Atene di Pericle il potere politico era nelle mani del demos oggi è il nulla che ci governa, un nichilismo delle masse monitorato dagli algoritmi dei padroni di internet. Sono trascorsi secoli e secoli e l’essere umano anziché evolversi sta regredendo. Se Socrate, Platone, Aristotele dovessero vedere come impieghiamo le nostre energie mentali cosa direbbero? Cosa direbbe Dante Alighieri, cosa direbbe Leonardo Da Vinci?

Un documentario di Aleks Krotoski e prodotto dalla BBC fa il punto della situazione di internet dopo 20 anni. E’ interessante registrare l’opinione dell’inventore del world wide web, Tim Berners-Lee che nel 1980 quando era al CERN ha ideato il sistema per condividere i file. Secondo Tim, internet nata libera per avviare un processo di innovazione culturale, uno spazio creativo, ma potrebbe diventare un sistema di controllo globale poiché pochi soggetti si sono avvicinati al web per vendere, e  per controllare il “traffico” influenzando e condizionando gli utenti. L’ideatore dei social network, Steward Brand, esprime un’analoga riflessione e preoccupazione circa il rischio di controllo globale e l’enorme influenza di google, facebook, youtube, amazon nei confronti dei cittadini. I pionieri del web cercavano un’alternativa al sistema di potere offrendo maggiori libertà di opinione e di condivisione senza censura, ed essi crearono il web affinché i cittadini potessero avere libero accesso alla conoscenza, non per dare potere ai pochi o per fare soldi attraverso internet, o creare monopoli, oligopoli come hanno fatto Bill Gates e Mark Zuckerberg. I pionieri del web non sono elitari milionari che controllano la rete, mentre altri attraverso l’imposizione del copyright hanno creato imperi per cercare di controllare e influenzare gli utenti della rete. Le informazioni gestite dai giganti del web sono usate per logiche mercantili ed a volte sono usate anche per scopi politici a servizio dei Governi. Wikipedia nata per condividere e costruire la conoscenza dagli utenti stessi, contributi anonimi, in seguito ha assunto una conduzione gerarchizzata. Steward Brand nel 1985 creò The Well il primo social network, il primo forum ove ognuno poteva dire quello che voleva e nessuno giudicava gli altri, introdusse l’idea che tutto era concesso e da li nacque una sorta di costituzione radicale grazie a John Perry Barlow, ex autore del gruppo musicale Greatful Dead.

Internet rimane una grande opportunità per i cittadini, ma non c’è dubbio che sia un ambiente controllato e chi lo gestisce ha l’opportunità di sfruttare per il proprio tornaconto le informazioni che i cittadini condividono.

Le preoccupazioni di Tim Berners-Lee, Steward Brand e John Perry Barlow, i pionieri di internet, sono ampiamente legittime dato che per manipolare gli ignari navigatori della rete è possibile comprare i “mi piace” su facebook ed i “followers” su twitter per millantare un gradimento inventato dal nulla[5], altre società assoldano prezzolati giovani gruppi di influencer travestiti da “fake” per manipolare le opinioni all’interno di forum e social network, con lo scopo di vendere merci ed orientare consensi politici.

Il sistema dei sistemi da pericoloso può diventare opportunità se la società da nichilista si trasforma in società degli esseri umani per gli esseri umani, e questo dipende unicamente dalla cultura degli individui che si uniscono in un progetto serio e concreto. E’ evidente che un individuo consapevole del sé non può essere condizionato, ma per “sconnettere” gli schiavi dal sistema è necessario mostrare un elemento di confronto. E’ necessario un progetto politico che conosca il funzionamento del nostro cervello e quanto sia predisposto a manipolazioni e/o liberazioni (auto coscienza del sé). Gli esperimenti come quello di Milgram misurano il potere dell’autorità, mentre i programmi scolastici governativi distruggono la creatività umana. Ci vorrebbe un coordinamento di gruppi organizzati e strutturati per aumentare la cultura di base della società al fine di liberarsi dalle dipendenze psicologiche indotte da “potere invisibile” (cit. Bobbio). La progettazione e realizzazione di comunità libere è necessaria per concretizzare un modello sostenibile che mostri l’opportunità di sviluppare la creatività degli individui, e svelare le credenze, i condizionamenti dei sistemi informatici, e mostrare il corretto uso degli strumenti stessi come internet. Si tratta di un’azione politica fondata sulla consapevolezza di condividere valori e metterli in pratica secondo il normale principio di integrità morale.


[1] Il secolo del se’: macchine della felicità, http://www.youtube.com/watch?v=N3vAHoJk8H8
[2] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 26
[3] ROBERT B. LAUGHLIN, Crimini della ragione, Bruno Mondatori, 2009
[4] estratto dal video condiviso in youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita)
http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI
[5] Luca Salvioli, 16 maggio 2012, http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-16/ecco-come-comprare-50mila-161429.shtml?uuid=AbQ44RdF
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Distrazioni di massa

europe_not_without_peopleEcco qua tutti a gioire per la bocciatura del Lodo Alfano. Tutti pieni di soddisfazione per la Corte Costituzionale che ha fatto semplicemente il proprio dovere, almeno questa volta.

Eppure nell’assordante silenzio dei media, la nostra Carta Costituzionale è stata “bocciata” nel luglio 2008, all’unanimità, dal Parlamento italiano approvando l’antidemocratico Trattato di Lisbona, già criticato dalla Corte Costituzionale tedesca, già bocciato dai popoli: francese, olandese ed irlandese; quest’ultimo ha poi cambiato idea dopo appena un anno. Il popolo della sinistra cinicamente gioisce per un evento normale – bocciatura lodo Alfano – ed ignora totalmente sul fatto che la dittatura orwelliana è in corso di realizzazione. All’appello dell’Europa dei 27 Stati, per il trattato, mancano solo Repubblica Ceca e Polonia poi, addio diritti e Costituzione.

Nessuno sembra rendersi conto della gravità dei fatti eccetto quei giuristi che da tempo dibattono e scrivono sulle enormi differenze fra la nostra Costituzione che tutela realmente i diritti e la futura Costituzione europea che tutela prima di tutto gli interessi dei banchieri e delle SpA. Dunque, i Governi hanno deciso di ratificare un trattato che scavalca le costituzioni nazionali senza consultare il popolo sovrano e già questo aspetto dovrebbe far nascere una rivoluzione prima di domani mattina. Da sottolineare il fatto che i cittadini chiamati a votare sul trattato, per mezzo di regolare referendum, hanno bocciato l’antidemocratico trattato e successivamente i Governi hanno violato la volontà del loro sovrano, solo questo aspetto è inquietante.

Da brividi gli iniziali commenti sul trattato della prof. A. Algostino (Università Torino): La cessione di competenze e sovranità all’Unione europea comporta l’attribuzione di una sfera di decisione ad un governo sottratto sostanzialmente al controllo dei governati, contravvenendo il principio di sovranità popolare e l’essenza della democrazia, consistente nell’identità governanti-governati (art. 1 Cost. it.). Il Parlamento europeo, organo rappresentativo dei cittadini, è estremamente debole. Il Trattato di Lisbona amplia le ipotesi di codecisione fra Parlamento e Consiglio, ma il potere legislativo, violando il classico principio liberale della separazione dei poteri, resta sempre non solo condiviso con l’esecutivo, ma vede in posizione di preminenza l’esecutivo stesso, come è evidente solo che si consideri come titolare del potere di iniziativa legislativa sia la Commissione. Viene violato altresì un altro classico principio della democrazia liberale (borghese): no taxation without representation [nessuna tassazione senza rappresentanza], visto la debolezza o l’esautoramento del Parlamento nel controllo sul bilancio e nelle scelte relative all’imposizione fiscale, a favore dell’esecutivo e di una Banca centrale politicamente irresponsabile e con l’obiettivo primario e imprescindibile del «mantenimento della stabilità dei prezzi». Essenziale poi per la garanzia delle libertà dei cittadini è l’indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo: [invece] nell’Unione i giudici sono nominati dai governi degli Stati membri. Non è solo la democrazia sociale che manca nell’Unione europea, ma quella liberale, ovvero l’Unione europea non è tout court democratica (come osserva il liberale Dahrendorf: «se l’UE facesse domanda di essere accolta nell’UE, questa domanda dovrebbe essere respinta per insufficienza di democrazia»).

Dopo circa 15 anni gli italiani si lasciano ancora prendere in giro dal teatrino dell’antisistema SpA contro il male assoluto Silvio Berlusconi, puntualmente votato quando si tratta di partecipare al ridicolo rito del voto una tantum. Buona parte degli italiani “moralisti” non parla mai nei media di sovranità monetaria, mai di democrazia diretta, mai di vera class action e mai di decrescita felice.

In questi anni il potere invisibile sta accelerando la formazione dell’unico stato fascista europeo (Unione Europea) mentre il popolo è continuamente manipolato ed orientato su questioni meno rivelanti addomesticato al gossip dei politici ed, ignorante sulle questioni importanti, sui diritti civili. Forse, la drammaticità sociale italiana è rappresentata anche dall’assenza di un movimento politico forte e consapevole capace di far ragionare. La maggior parte degli ambienti accademici, quelli dotati di competenza e conoscenza sembrano anch’essi addomesticati o per lo meno incapaci di comunicare valori etici per informare il popolo sui rischi derivanti da un’apatia ed un cinismo politico-sociale che forse ha già superato la soglia di una patologia psichica collettiva.

Eppure la ripresa civile è possibile. Condividere, usare internet in maniera virtuosa può aiutarci nel creare quella rete di persone capaci di produrre innovazioni civili e sociali utili alla vita degli esseri umani.

Giulietto Chiesa  – ANCORA SUL TRATTATO DI LISBONA E LA PENA DI MORTE – 21/6/08Il Trattato prevede la pensa di morte? Non esattamente. Anzi, alla lettera la esclude categoricamente. Prevede però che le forze dell’ordine possano legalmente uccidere un cittadino europeo, al di fuori di ogni regolare giudizio, in condizioni eccezionali, certo, ma la cui definizione è affidata a organi di Stato al di fuori di ogni possibile verifica giurisdizionale. Vediamo come stanno le cose. […]

Dunque gli elementi di grave minaccia al diritto umano alla vita, e di grave minaccia alle libertà democratiche, rimangono all’interno del Trattato di Lisbona nella sua formulazione attuale, seppure nascosti in un protocollo.

Ma la ricostruzione di questa storia denuncia la tremenda distanza tra la democrazia e questo tipo di giurisprudenza, che rende estremamente difficile ogni trasparenza e concede ai poteri reali, politico-burocratici, strumenti subdoli di eversione. Cosa sia imminente tempo di guerra, cosa sia insurrezione, è lasciato al loro giudizio. La pena di morte è solennemente esclusa, ma si prevede l’uso della forza in termini tali che un cittadino europeo può essere ammazzato (non giustiziato) dai pubblici poteri. Ripeto: di questa Europa gli europei non hanno bisogno.

da Francesco Amelio: Attenzione! Questa e’ la convenzione del 1950. Non e’ la versione attualmente in vigore. Infatti, come giustamente ricorda Giulietto Chiesa, nel frattempo il consiglio l’ha emendata, ovvero modificata, attraverso dei protocolli.
Sullo stesso sito, infatti trovate il protocollo 13, che modifica quell’articolo come segue: Articolo 1 – Abolizione della pena di morte La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale pena né giustiziato.Articolo 2 – Divieto di deroghe Nessuna deroga è autorizzata alle norme del presente Protocollo ai sensi dell’articolo 15 della Convenzione.

Giulietto Chiesa pero’ aggiunge: Tutto sembra ora a posto. Salvo che non tutti gli Stati membri dell’Unione Europea hanno ratificato questo protocollo n.13 della Convenzione. Dunque la Carta (dell’UE) non ha potuto o voluto inserirlo nel testo del Trattato di Lisbona. Il quale è dunque rimasto fermo al “memorandum esplictativo del protocollo n.6.

E’ qui che si sbaglia! Il protocollo 13 della convenzione, all’articolo 7 recita:

Articolo 7 – Entrata in vigore: 1. Il presente Protocollo entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dopo la data in cui dieci Stati membri del Consiglio d’Europa avranno espresso il loro consenso ad essere vincolati dal presente Protocollo in conformità alle disposizioni del suo articolo 6. Quindi affinche’ il protocollo entri in vigore, basta la ratifica da parte di 10 stati membro. Se verifichiamo la pagina dello stato delle ratifiche del protollo 13, possiamo constatare che siamo bel al di sopra delle 10 ratifiche. Per cui, possiamo stare tranquilli, almeno per quanto riguarda la pena di morte.
Sono ben altri i punti del trattato di Lisbona che dovrebbero preoccuparci.
Se volete approfondire vi consiglio di leggere l’ottima analisi di Paolo Barnard in merito.