Verifica e revoca del mandato elettorale

E’ noto che nella Costituzione esiste un principio derivante dalla rivoluzione francese, il principio del libero mandato che intende slegare l’eletto dai partiti e legarlo all’impegno costituzionale, cioè gli eletti rappresentano la Repubblica e non una parte dei cittadini. Il libero mandato non vincola l’eletto con gli elettori affinché il parlamentare possa svolgere l’attività libero da ricatti, libero da poteri particolari, partiti, lobbies. Tale sano e nobile principio viene edulcorato dagli eletti scelti dai partiti politici poiché spesso si fanno eleggere promettendo di risolvere alcuni problemi attraverso un programma elettorale, ma difficilmente mantengono tali promesse. La cronaca politica dimostra, in certi casi, che gli eletti rappresentano proprio gli interessi particolari di questa e/o quell’altra lobby. L’influenza di questi poteri è persino dimostrata da numerose inchieste giornalistiche e parlamentari: Commissione Anselmi sulla P2, e varie ricerche sul ruolo delle banche, del WTO e delle organizzazioni sovranazionali.

L’opposto del libero mandato è il mandato imperativo sorto nei regimi autoritari e consente ad un partito politico di legare l’eletto agli obiettivi particolari del partito. In ogni democrazia rappresentativa liberale è vietato il mandato imperativo per evitare che i partiti, o i suoi proprietari possano usare gli eletti per il proprio tornaconto. Oggi le democrazie rappresentative, nonostante il libero mandato, sono superate dal capitalismo globale che dispone del sistema delle società offshore e dei paradisi fiscali per possedere i politici e ridurre i diritti dei cittadini, al fine di favorire gli interessi particolari delle oligarchie. Le SpA multinazionali con l’azione di lobbying orientano le decisioni delle istituzioni pubbliche, e con la raccolta di fondi finanziano importanti think tank che programmano i propri candidati all’interno dei partiti stessi. E’ chiaro che col mandato imperativo le SpA avrebbero un gioco più facile. Negli USA i partiti sono aziende, pertanto anche senza mandato imperativo gli interessi delle SpA sono ampiamente rappresentati.

In altre democrazie rappresentative, non in Italia, per arginare questo problema esiste lo strumento della “verifica del mandato elettorale”, come funziona? I cittadini, a metà del mandato elettorale o per dissesto economico, sono chiamati a giudicare le promesse elettorali e votare l’eventuale revoca. I cittadini, non il partito, giudicano il lavoro del dipendente eletto attraverso criteri ben precisi. E’ possibile misurare l’attività del singolo parlamentare poiché gli atti sono pubblici e si trovano sul sito internet del Parlamento. Ad esempio l’attività parlamentare è composta di atti concreti (disegni di legge, mozioni, emendamenti) e verbali (interrogazioni) e lavori nelle Commissioni. E’ possibile misurare l’attività di un intero partito politico e capire quali interessi sta portando avanti. Sulla base degli atti, un cittadino ha le informazioni necessarie per misurare l’impegno di un dipendente pubblico, e giudicarlo rispetto ai principi costituzionali (uguaglianza, libertà, partecipazione, tutela del patrimonio, ambiente, salute, democrazia economica), rispetto al programma elettorale, e sia alle proprie sensibilità culturali, le priorità, constatando quali temi sta portando avanti quel dipendente. Se i cittadini intendono applicare un’efficace verifica del mandato elettorale dovrebbero misurare l’azione culturale del dipendente, rispetto all’etica ed ai valori costituzionali, piuttosto che sul programma elettorale (promesse), poiché alcune forze politiche ricevono i consensi rispetto a programmi elettorali eversivi che contraddicono i valori costituzionali. Se i cittadini hanno un cultura costituzionale riescono a giudicare efficacemente i dipendenti e le loro promesse, in caso contrario daranno giudizi immaturi e fuorvianti favorendo le lobbies che hanno già comprato i parlamentari pronti a promuovere gli interessi particolari del WTO.

Ovviamente, lo strumento della revoca del mandato è un mezzo della democrazia rappresentativa e non della democrazia diretta, poiché giudica i dipendenti eletti.

Un esercizio di questo tipo consente ai cittadini di avvicinarsi al processo decisionale della politica entrando nel merito delle questioni, e si può sviluppare una partecipazione più consapevole alla res pubblica. Tale processo portato negli Enti locali può consentire ai cittadini di confrontare linee programmatiche di mandato con i piani esecutivi di gestione ed i bilanci pubblici, col fine di constatare la coerenza politica dei propri Consiglieri, Sindaci e Presidenti, e comprendere come stanno spendendo i soldi delle tasse. In ambito locale si potrebbero inserire strumenti partecipativi col fine di avviare un processo di co-decisione: cittadini ed eletti.

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera.
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