Un discorso di puro buon senso

Mentre il Parlamento è prigioniero di se stesso e dei nominati, l’Italia va avanti, nonostante tutto. La grande percentuale di ricambio dei nuovi dipendenti, circa il 64%, crea un normale rallentamento delle attività. L’assenza di visione pragmatica e l’incomunicabilità fra parlamentari acuisce il danno economico agli italiani, e comunica l’incertezza del momento a tutti i cittadini che hanno votato durante le ultime elezioni politiche.

Cosa dovrebbe fare un politico che ama il proprio paese?

Comunicare la propria visione, le idee ed i progetti concreti per cambiare tutto. I cittadini non comprendono il silenzio e non comprendono la confusione attuale poiché i nuovi dipendenti sembrano impauriti e poco adeguati al ruolo a cui essi stessi si sono candidati, nessuno li ha obbligati, ma sono li a spese degli italiani. Com’è noto l’Italia ha seri problemi che richiedono risposte veloci poiché ogni giorno chiudono imprese a causa dei crediti piuttosto che dei debiti, ci troviamo in un vero paradosso frutto del sistema contabile e fiscale imposto dall’Unione Europea, inventato da PD e PDL. Per cominciare a risolvere i problemi odierni ci vogliono buon senso, umiltà, competenza, conoscenza e coraggio. Dopo un mese sembra che il Parlamento attuale non abbia queste virtù, almeno questa è l’immagine che percepisco, spero di essere in errore e lo capiremo presto, mentre famiglie ed imprese sono abbandonate al sistema europeo per nulla sociale e solidale, ma costruito soprattutto sulle tasse e l’ingiustizia degli stupidi indicatori: debito/PIL, spread, e moneta debito.

Questa Unione Europea va sostituita, l’hanno capito tutti ormai, meno che il nostro Parlamento? Il voto degli italiani ci consegna un Parlamento dove le forze politiche in campo hanno visioni diverse fra loro, dove chi ha distrutto il Paese cerca di sopravvivere a se stesso, e PD e PDL non comprendono che sono fuori dalla storia. Devo ammettere che anche il M5S è prigioniero della propria inesperienza.

Bisogna affrontare la contingenza e pagare i debiti della Pubblica Amministrazione verso i fornitori, le imprese che hanno lavorato stanno aspettando di mettere il piatto a tavola.

Bisogna comunicare che la religione della crescita è stata la rovina dell’Unione Europea poiché l’influenza delle SpA e dei serbatoi di pensiero – think tank – hanno indottrinato e diffuso con successo, un pensiero dominante obsoleto frutto dell’avidità, pertanto, il termine crescita è stato completamente edulcorato, manipolato ed è stato creato un mantra, un dogma ripetitivo ossessivo, dove i politici attuali hanno potuto perseverare nell’obiettivo dell’avidità, cancellando la democrazia rappresentativa e instillando un processo di rifeudalizzazione delle Nazioni sostituite dalla dittatura SpA messa al vertice dell’Unione Europea, fra l’altro l’UE è un’organizzazione non democratica poiché l’organo esecutivo ha maggiori poteri del Parlamento europeo, unico organo eletto dai popoli. Nel corso dei decenni la crescita del PIL ha prodotto maggiore disoccupazione, maggiore precarizzazione, ha ridotto i diritti dei cittadini, ha indotto il fenomeno della delocalizzazione industriale ed ha aumentato le disuguaglianze sociali ed economiche. La crescita ha reso le famiglie più povere e più insicure. Dopo quarant’anni di crescita l’Italia e l’Europa stanno decisamente peggio. Dal dopo guerra ad oggi si è esaurita la spinta della crescita infinita ed il sistema è imploso su stesso, da un capitalismo figlio dell’economia reale – dagli anni ’50 agli anni ’70 – siamo entrati nell’era della finanza – anni ’80 e 2000 – che ha distrutto la democrazia rappresentativa. I Governi non prendono decisioni politiche, ma assecondano i capricci del famigerato “mercato”, che non esiste nel senso proprio del termine, cioè non esiste un luogo dell’equo scambio delle risorse, ma ci sono software ove i broker e le SpA perseguono i propri interessi e basta.

Nel 2013 le decisioni più importanti per la specie umana non sono prese con metodi razionali, scientifici, morali e democratici. Nel 2013 la specie umana, quella che si ritiene migliore di tutte le altre, subisce le decisioni politiche inventate dai capricci di un “mercato” che non esiste, cioè il nulla governa la politica. Nel 2013 tutte le specie viventi di questo pianeta si godono la natura perché essa dona ogni giorno i propri flussi di materia, e nessuna specie spreca risorse, mentre quella umana ha bloccato la propria evoluzione e sta regredendo allo stato infantile poiché amministrata da una religione politica che adopera i propri mantra: crescita, PIL, competitività, avidità, obsolescenza pianificata etc.

La cosa più assurda della nostra specie è che ha tutte le conoscenze per cogliere le straordinarie opportunità delle tecnologie odierne, ma non riesce a vedere l’evoluzione poiché non ha occhi per vedere, non ha cervello per vedere. Speriamo che il tempo sia favorevole a questa generazione poiché è necessario transitare da un’epoca ad un’altra, altrimenti la nostra specie rischia l’estinzione mentre la Terra continuerà a vivere senza di noi.

Questa transizione epocale deve avere i suoi piloti, la sua classe dirigente capace di interpretare il momento politico e ci vuole formazione e cultura adeguata per farlo. La cittadinanza deve mobilitarsi per formare nuovi cittadini capaci di interpretare questo periodo denominato “decrescita felice” ed approdare alla “prosperanza“.

Un politico serio e consapevole, cioè un politico italiano normale chiama i colleghi europei e dice una cosa scontata: «l’invenzione dell’economia del debito non può essere il sistema su cui creare un governo politico, le generazioni che stanno subendo questa scelta storica non hanno dichiarato guerra a nessuno, la seconda guerra mondiale è finita, noi non siamo la colonia di nessuno. E’ giunta l’ora di riconoscere politicamente ciò che tutti sanno: l’energia che da vita a noi tutti è gratuita. Italia, Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo non potranno mai ripagare il debito pubblico, e questo lo sapete bene tutti voi che pensate di poterci tenere schiavi in un sistema immorale ed innaturale, poiché questo sistema non tiene conto delle leggi della fisica. Così come il sistema è frutto di una convenzione, di un’arbitrarietà, imposta dalla storia dagli eventi bellici, oggi possiamo riconoscere che quella scelta di colonizzare gli Stati fu sbagliata. Oggi possiamo stabilire una nuova convenzione su presupposti molto diversi e possiamo farlo partendo dalle leggi della natura, leggi che abbiamo sempre ignorato dalle valutazioni politiche.

Con questi presupposti le Nazioni potranno riavere uno strumento, una moneta sovrana e non più a debito, e potranno stabilire una propria politica industriale partendo dalle risorse reali e dai principi di bioeconomia per evitare i danni ambientali prodotti dal nichilismo e dalla miopia di politici inadeguati e corrotti dalle SpA tramite il sistema dei paradisi fiscali. Si tratta di un’evoluzione delle teorie politiche, né liberiste e né keynesiane, ma che tengano conto delle risorse limitate e dell’innovazione tecnologica delle fonti energetiche alternative. Si tratta di politiche che riconoscono la concreta opportunità di eliminare le diseguaglianze e di consentire a chiunque volesse farlo di vivere in equilibrio con la natura, gli Stati hanno il dovere di porsi questo obiettivo minimo. Mai più uno Stato condizionato dalle borse telematiche e dall’usura bancaria, mai più uno Stato condizionato dall’invenzione di sciocche regole finanziarie che stanno distruggendo ecosistemi negando l’autoderminazione dei popoli.

Bisogna integrare gli indicatori obsoleti con il Benessere Equo e Sostenibile (BES) e far decrescere gli sprechi figli di indirizzi politici sbagliati: ridurre le spese militari, sostituire le SpA che gestiscono i servizi locali con società public company (azionariato popolare diffuso) senza scopo di lucro, cancellare gli sprechi dell’inefficienza energetica con un piano di decrescita energetica delle fonti fossili e progettare la diffusione di reti intelligenti (smart-grid) con fonti alternative, sostituire gli inceneritori con gli impianti di riciclo totale, finanziare la prevenzione primaria nell’ambito sismico e idrogeologico, sostituire l’agri-industria con l‘agricoltura naturale, ridurre il numero dei motori a combustione per eliminare l’inquinamento da nanopolveri e ripensare la mobilità privata, spostare i soldi di grande opere inutili verso la ricerca e l’innovazione. Introdurre la vera class action. Bisogna adeguare la scuola e l’università ai nuovi paradigmi dell’educazione che non può essere più di tipo militare-industriale, ma di sviluppo creativo lasciando libero il “pensiero divergente”. E’ tempo di democrazia diretta

Tracollo di un modello, avanti un altro

Gli italiani hanno deciso: non si fidano più di PD e PDL ed hanno scelto il «salto nel vuoto» offerto da Beppe Grillo col suo M5S. Un’efficacie e faticosa compagna di comunicazione, iniziata anni fa, una semina durata anni, cominciata nel 2005, ha portato i suoi frutti. Nell’indifferenza e nel menefreghismo del sistema massmediatico Grillo ha saputo costruirsi una credibilità, indirizzandola in un preciso progetto politico.

Mi sembra del tutto normale che la forza convincente del massaggio politico è stata trovata nella crisi di sistema che il potere ha creato. Crisi morale, crisi economica, crisi industriale e crisi ambientale. L’enorme incertezza economica e l’aumento della disoccupazione con l’assenza di risposta dei partiti tradizionali sono fra gli aspetti più determinanti di questa svolta. Fu Berlinguer, nel 1981, con estrema chiarezza, che disse «i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia», pertanto possiamo immaginare che la crisi morale non sia sul podio delle cause del cambiamento in corso, ma piuttosto la crisi del sistema produttivo (il lavoro e l’instabilità economica). Non c’è dubbio che oggi sia importante introdurre l’etica nella politica: eliminare i privilegi della casta, riformare le istituzioni per renderle più trasparenti e democratiche, e razionalizzare il sistema politico, non c’è dubbio. Questa sarà una priorità del legislatore.

Ma una volta cambiata l’organizzazione istituzionale rimane il dilemma: il lavoro?

La risposta è semplice, farlo un pò meno, ma per creare lavoro socialmente utile bisogna cambiare il sistema economico dalle fondamenta: dai suoi paradigmi obsoleti, dannosi e immorali.

In un noto libro, Rifkin raccontò «la fine del lavoro» in una società, la nostra, che poggia i suoi paradigmi sulla crescita, il PIL, il petrolio e la moneta. La previsione dell’aumento della disoccupazione nella società industriale è stata ampiamente azzeccata. Il maggiore impiego di tecnologie avanzate nel settore industriale ha ridotto drasticamente il numero di occupati, ed i politici non hanno saputo pianificare l’innovazione tecnologica verso settori socialmente utili. Mentre l’industria si avvaleva delle migliori scoperte e della delocalizzazione per aumentare i profitti degli azionisti, nessuno ha voluto preoccuparsi di dare una risposta concreta sia ai disoccupati in aumento, e sia ai nuovi laureati, maggiormente specializzati rispetto al passato, ma altrettanto disoccupati.

Il mainstream usa termini terroristici contro i popoli, come lo spread, e manipola questi strumenti per creare panico e danni materiali affinché i Governi continuino a rimanere schiavi del sistema denominato “economia del debito“. Non c’è nulla di reale in queste minacce, nel senso che la finanza non è ricchezza reale, ma una convenzione, un’arma che viene brandita per ricattare, rubare e conservare posizioni di predominio e di egemonia, stiamo parlando di pura alchimia medioevale, di poteri psicologici piuttosto che armi tangibili.

I famigerati mercati non hanno alcun interesse vedere le Nazioni in default, preferiscono la guerra civile, piuttosto che far dichiarare il fallimento. Nonostante chiunque abbia un pò di confidenza con qualche bilancio e indicatore può rendersi conto del fallimento della Spagna, o dell’Italia e della Grecia.  Abbiamo almeno due esempi: l’Argentina e la Grecia. L’Argentina dichiara fallimento e diventa libera. La Grecia non dichiara fallimento e viene tenuta nell’euro zona. Poiché il debitore fallito non ti pagherà più non conviene far dichiarare fallimento. L’Argentina non solo ha potuto negoziare il debito restituendo meno, ma adesso è libera. Ma la storia insegna altri esempi e come i debiti siano stati rimessi, negoziati, tagliati, cancellati.

Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda possono negoziare il proprio debito. Non si tratta di non di mantenere le promesse, ma di pagare il giusto. Il sistema finanziario usurario sta trasformando il debito delle Nazioni, in Stati insolvibili, alcuni sono già insolvibili, e questo i mercati lo sanno bene. Un politico onesto e responsabile, consapevole di tutto ciò non dovrebbe continuare a strozzare i propri concittadini, ma dovrebbe convocare i colleghi europei ed alla luce di tutto ciò, dovrebbe fare una cosa semplice e di buon senso. I mercati potranno assicurasi di vedersi ripagati i prestiti, ed i cittadini potranno tornare a lavorare certi di un salario assicurato e non più minacciati dagli indicatori finanziari usurai.

La crisi del sistema può essere affrontata e risolta uscendo dai vecchi schemi mentali, uscendo dagli indicatori obsoleti meramente quantitativi, e possiamo cominciare a misurare i valori che ci interessano veramente, con criteri qualitativi che misurano come si producono le merci e perché si producono. Nel solo periodo di transizione, ove si pone rimedio agli errori imposti dal sistema odierno dovranno crearsi migliaia di posti lavoro. Bonifiche, risparmio energetico, mobilità intelligente, tutela e conservazione del patrimonio, etc.

L’energia che serve a questi progetti può arrivare da un modello di pensiero economico realista che riconosce il limiti fisica della Terra (la natura), e che riconosce alla Repubblica, allo Stato, la sovranità e il potere supremo di creare uno strumento di misura delle risorse sfruttate in maniera proporzionale ai bisogni reali, cioè la moneta è strumento, non ricchezza. Prima la bioeconomia diventa criterio di misura e prima potremmo prendere decisioni più responsabili.

Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dall’emissione di Titoli, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, la fiducia. La condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e la fiducia nelle comunità e produce scambi: economia reale.

L’Europa può trasformarsi da un sistema liberista, qual è oggi, in un sistema di economia reale e l’approvvigionamento di merci prodotte con risorse non presenti sul territorio può essere scambiato con un’altra convenzione stabilità dai paesi che stringono accordi. Ad esempio si può creare una riserva di valore per misurare gli scambi fra Europa, Cina e India.

leggi anche:

I chiacchieroni che governano da sempre, 28 febbraio 2013
Il futuro dell’Italia?, 27 febbraio 2013
Lo stolking delle SpA, 19 febbraio 2013
Politica industriale, 15 febbraio 2013
La ricchezza degli italiani, 23 gennaio 2013
Finanziarie la prevenzione, come? 22 gennaio 2013
Tecnologie del buon senso, 6 gennaio 2013
Il bivio, 12 dicembre 2012
I luoghi della decrescita felice, 20 novembre 2012
Tecnologie della decrescita felice, 19 novembre 2012
debito e soluzioni, 13 novembre 2012
Il buon senso che cresce, 28 marzo 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Soluzioni e idee per un Paese più bello, 19 gennaio 2012
(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 201
Decrescita e architettura, 19 ottobre 2011
Ripensare la società insieme ai cittadini, 3 ottobre 2011
Decrescita felice e qualità della vita, 30 giugno 2011
Immaginare il cambiamento, 14 giugno 2011
Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito), 26 maggio 2011
Possiamo farcela, 11 aprile 2011
Energia, basto poco … , 28 marzo 2011
Agire direttamente, 10 febbraio 2011
Rompere l’incantesimo, 18 gennaio 2011
Capitano, siamo un faro. 12 gennaio 2011
cambiamo tutto, 3 novembre 2010
Cambio i miei pensieri, 7 ottobre 2010

I chiacchieroni che governano da sempre

In un paese normale, non stiamo parlando dei politici italiani, chi perde le elezioni fa autocritica e lascia il posto di potere. In Italia il segretario del partito più potente, nel senso che amministra comuni, province e regioni, anziché ammettere la sconfitta, cosa fa? Sfida verbalmente il leader non eletto e non candidato di un soggetto politico “anomalo”, nel senso che non è un partito strutturato, ma un movimento di opinione che porta avanti idee e progetti concreti.

In un paese normale, Bersani, durante la sua conferenza stampa post elezioni, avrebbe dovuto ammettere la sconfitta entrando nel merito perché egli è l’immagine della sconfitta, ed una persona che vuole bene al suo paese avrebbe detto che lasciava il vertice del partito avviando un periodo di transizione. Bersani doveva analizzare il voto in profondità perché c’è il 25% del M5S, ma c’è anche il 25% di chi non ha votato. PD e PDL non hanno più la legittimità politica dalla maggioranza degli italiani, essi sono minoranza.

Poiché il risultato politico ha sconvolto e sconvolge i politici navigati mi permetto da dare gratuitamente qualche consiglio: primo non cercate alleanze col M5S poiché rimarrete scottati. Secondo consiglio: dedicato agli amministratori politici, Sindaci e Presidenti di Regioni, prendete il programma del M5S ed applicatelo: sostituite tutti gli inceneritori con gli impianti di riciclo totale, fate un piano di decrescita energetica per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e sviluppate reti smart-grid, avviate processi di partecipazione popolare al processo decisionale della politica, aiutate i comuni che hanno difficoltà di bilancio per mezzo dello stupido patto di stabilità, sostituite il PIL col Benessere Equo e Sostenibile come criterio per conoscere la società.

Nella sostanza chi amministra conosce bene le proposte del M5S, sono note da anni, se avete capito il voto degli italiani dovete semplicemente eseguire la volontà popolare, i dipendenti eletti sono pagati per fare questo, meno chiacchiere e più fatti concreti di buon senso, ripeto buon senso.

Un politico intellettualmente corretto avrebbe preso atto che gli italiani hanno scelto il programma del M5S e in questi giorni i leader di PD e PDL anziché accusarsi a vicenda della sconfitta elettorale e dell’emorragia impressionante di voti avrebbero dovuto prendere il telefono per fare cose concrete copiando il programma del M5S, lo stanno facendo? No, ma potreste farlo, bhè fatelo, anziché terrorizzare gli italiani con indicatori finanziari obsoleti e fuorvianti.

Il futuro dell’Italia?

Il 12 febbraio 2013 nel mio blog ho scritto quanto segue: «I partiti attuali non hanno più legittimazione politica, e non esprimo più la volontà popolare, questa è la sintesi. Il popolo comunque ha bisogno di fare politica, anche quando non si esprime, continua a fare politica.

Se la logica ci indica che non esiste una maggioranza politica legittimata è ragionevole pensare che bisogna trovare legittimità altrove. L’unica è la democrazia, il governo del popolo. In questa sintesi logica è naturale attendersi la trasformazione della Repubblica in un sistema democratico più maturo ove il cittadino possa avere strumenti efficaci per governare direttamente e insieme agli organi elettivi.

Tolta la fiducia ai partiti, i cittadini devono riporla in se stessi e nella comunità. E’ prevedibile ritenere che le elezioni non daranno un governo stabile, ma daranno una risposta politica, antropologica e sociale: bisogna cambiare le regole che organizzano la società per adeguarle ai cambiamenti in corso. Una risposta in linea con la Costituzione è la rinascita della convivialità, delle agorà e delle forme partecipative collettive che possono promuovere la volontà popolare. Le esperienze costruttive di metodi e forme di partecipazione sono presenti nel mondo interno, è necessario che in Italia si cominci a sperimentare e migliorare i processi nel corso tempo.»

Molti avevano previsto l’ingovernabilità. Oggi esiste un’opportunità ed auspico che il M5S faccia quanto promesso da Grillo: primo non accettare i compromessi, secondo sfruttare il potere delegato dal popolo per fare l’intesse pubblico e tutelare la Repubblica. Gli italiani non tollereranno l’ennesimo tradimento e le conseguenze sarebbero pesantissime. Integrità e coerenza non sono mai state le virtù dei dipendenti eletti, ma in questa occasione non penso che gli italiani farebbe sconti ad un soggetto politico nato e cresciuto sulla “pancia” degli italiani.

L’ingovernabilità che viene descritta come condizione negativa offre una grande opportunità a chi ha occhi per vedere. Il M5S ha il dovere di usare questa grande energia per far del bene, e deve prendere atto, a differenza di tutti i partiti tradizionali, che il problema dell’Italia siamo noi italiani. In questi mesi di ingovernabilità questa energia andrebbe usata per far crescere il livello culturale del paese avviando e stimolando modelli efficaci di partecipazione politica.

Solo il 20 per cento degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare.
Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea. Questi dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Ad accurati campioni di popolazione in età lavorativa è stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementarissimo, di accesso, e cinque di difficoltà crescente. Si sono così potute osservare le effettive capacità di lettura, comprensione e calcolo degli intervistati, e nella seconda indagine anche le capacità di problem solving. I risultati sono interessanti per molti aspetti. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in società progredite. Ma non nelle dimensioni italiane (circa l’80 per cento in entrambe le prove). Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori. I dati sono stati resi pubblici in Italia nel 2001 e nel 2006. Ma senza reazioni apprezzabili da parte dei mezzi di informazione e dei leader politici.[1]

Adesso che la “pancia” degli italiani è stata riempita, bisogna dare soddisfazione alla testa degli italiani che deve avere l’opportunità di conoscere una nuova visione del mondo, una visione ragionevole che si fonda sul cambio di paradigma culturale.

L’enorme consenso che gli italiani hanno dato al M5S dovrebbe essere usato per far del bene.


[1] TULLIO DE MAURO, ANALFABETI D’ITALIA, Internazionale 734, 6 marzo 2008 http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&thold=-1&mode=flat&order=0&sid=4403

Italiani, voto e politici

di Giovanni Mazzi

Le elezioni politiche e amministrative della storia repubblicana mostrano che andavano a votare ben 8 italiani su 10, partecipazione fra le più alte in Europa. I referendum abrogativi, invece, ci hanno mostrano dati altalenanti, poiché hanno un antidemocratico quorum di validità difficile da raggiungere,  ma gli ultimi del 2011 sono stati straordinari, sull’acqua e sul nucleare, quasi 6 italiani su 10 hanno partecipato interrompendo un lungo digiuno di democrazia diretta.

Oggi, nel Sud Italia il partito del non voto è il primo partito. Durante il 2010 nel Lazio, in Campania e Basilicata, circa 4 cittadini su 10 non hanno votato, in Sicilia, nel 2012, ben 1 cittadino su 2 ha preferito rimanere a casa, siamo di fronte a proporzioni molto preoccupanti. Il giudizio politico negativo a chi ha amministrato è pesante, soprattutto se sommiamo al partito del non voto i voti assegnati al M5S, forza politica antisistema. Anche i referendum del 2011 hanno bocciato le scelte politiche di chi amministrava, l’ennesima prova dello scollamento fra classe dirigente e popolo sovrano.

Uno dei principi fondamentali dei sistemi democratici, per legittimarli, è senza dubbio l’aritmetica (maggioranza e minoranza), quando a governare la maggioranza dei cittadini è una minoranza viene meno il principio rappresentativo, e pertanto è legittimo parlare di “oligarchie rappresentative“. E’ pur sempre vero che chi partecipa decide, ci mancherebbe, ma questo vale soprattutto per i sistemi democratici diretti, un pò meno nei sistemi rappresentativi. In una democrazia rappresentativa percentuali così alte circa l’astensionismo fanno sorgere seri dubbi di legittimità politica circa l’azione dei neo dipendenti eletti, poiché è evidente che sono meno rappresentativi, sono l’espressione di una minoranza di parti.

E’ altrettanto evidente che l’astensionismo dei cittadini sia il frutto della crescente sfiducia verso i partiti tradizionali, non c’è alcun dubbio che il popolo non si sente più rappresentato da una certa classe dirigente. I numeri dell’astensione sono importanti e lanciano un allarme per l’intera democrazia rappresentativa.

Un popolo civile e responsabile, di fronte a una deriva autoritaria e palesemente autoreferenziale dell’ethos infantilistico – “oligarchie rappresentative” – non dovrebbe rimanere indifferente e lasciar crescere l’apatia politica, anzi dovrebbe reagire nella maniera più intelligente possibile. Di fronte all’apatia crescente si risponde con una nuova visione politica, con un progetto e con obiettivi condivisi, partecipati, trasparenti, chiari, semplici ed efficaci. Di fronte alla paura, allo smarrimento, al nichilismo crescente si risponde con organizzazioni democratiche vere e genuine, si risponde con comportamenti etici chiari e coerenti coi valori della Costituzione, al partito del non voto si risponde con più democrazia, con inclusione, col merito e con le capacità intellettuali determinanti per rispondere alla crisi di coscienze, alla crisi politica ed economica.

Gli italiani, dopo decenni di inganni, non meritano una dittatura “illuminata” e teleguidata dalle “oligarchie rappresentative”. Alla legittima indignazione verso un sistema che ci danneggia bisogna rispondere con creatività e con una proposta politica circa un nuovo modello, ripensare la comunità con i valori umani e proporre il cambio di paradigma culturale. Questo è un percorso non breve, ma neanche tanto lungo. E’ un percorso che richiede forze ed energie che vanno ben al di là delle competizioni elettorali, comunque importanti. E’ un percorso che richiede preparazione, partecipazione, formazione, ricerca, informazione, divulgazione, in due parole: impegno culturale!

Nel prossimo futuro si sceglierà fra democrazia e dittatura, e se cresce l’apatia o non si programmano strategie e obiettivi ci sarà comunque una distruzione programmata dello Stato per manifesta incapacità dei nuovi dipendenti eletti.

La crisi che stiamo vivendo è talmente vasta e forte che purtroppo non è sufficiente l’inserimento di forze politiche di mera opposizione al sistema dei partiti obsoleti, se intendiamo uscire dalla crisi bisogna immaginare la formazione di un soggetto politico di governo, capace, maturo e responsabile. Purtroppo, opporsi al sistema obsoleto nei Consigli e nei Parlamenti non torna utile all’obiettivo: cambiare paradigma culturale. Gli esseri umani devono riprendersi il governo delle istituzioni e non possono permettersi di fare gli spettatori delle decisioni immorali di questa élite degenerata, che ha già approvato leggi e norme che hanno distrutto il futuro delle generazioni che verranno, l’élite ha già sovvertito valori e scambiato lo Stato sociale con l’avidità.

Eversivi al potere

Secondo il dizionario Treccani l’eversivo è colui che tende a rovesciare, a sconvolgere l’assetto sociale e statale. Ebbene tutto ciò, cioè il rovesciamento dello Stato è già accaduto.

Secondo il manuale Tecnica del colpo di Stato di Eward LuttwakUn golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale, dell’ apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto” […] “la burocrazia statale divide il suo lavoro in chiare aree di competenza, che sono assegnate a dipartimenti diversi. All’interno di ogni dipartimento c’è una catena di comando accettata, e si devono seguire procedure standardizzate. Così una pratica o un ordine ricevuti vengono trattati in maniera stereotipata: se l’ordine viene dalla fonte d’autorità appropriata, al livello appropriato, l’ordine viene eseguito […] L’apparato dello stato è dunque in qualche misura una “macchina” che si comporterà di norma in modo prevedibile e automatico”. “Il colpo di stato si attua traendo vantaggio da questo comportamento meccanico: durante il golpe, perché usa parti dell’apparato dello stato per appropriarsi il controllo delle leve; dopo, perché il valore delle leve dipende dal fatto che lo stato è una macchina“. Chi sono i congiurati migliori? Ecco come li descrive Luttwak: ” Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte. Le masse riconoscono questa realtà e accettano il monopolio del potere dell’élite, salvo che qualche esazione insopportabile porti a una rivolta disperata”.

Secondo la Costituzione italiana la titolarità giuridica della sovranità appartiene al popolo, e la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta, nel 2008, tramite il Parlamento, quindi senza referendum popolare. Secondo diversi costituzionalisti il Trattato di Lisbona viola la Costituzione italiana poiché sovverte diversi principi irrinunciabili della nostra natura giuridica di Stato sovrano.

“Estratto” da Qualcosa che non va: E’ consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi e addomesticati che hanno modificato l’azione degli Enti locali. L’intero sistema europeo che condiziona la pubblica amministrazione si poggia su convinzioni errate come il Patto di stabilità, l’immorale pareggio di bilancio e il fiscal compact. Questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti che facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza.

[…]

Senza alcun precedente nella storia repubblicana accade un evento straordinario: il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi decide di dimettersi ed il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nomina primo ministro il referente europeo della Commissione Trilaterale, Mario Monti, il 16 novembre 2011. Questo evento politico senza precedenti accade perché un indicatore finanziario, lo spread, sembrerebbe dire che lo Stato italiano rischia una irreversibile crisi finanziaria (terrorismo mediatico).

Un premier nominato da una maggioranza parlamentare viene sostituito da un indicatore finanziario?! Tali comportamenti violano palesemente i principi delle democrazie rappresentative e ricordano sempre più le regole dei feudi medioevali, ove i sovrani nominavano persone di propria fiducia rispetto alle esigenze particolari delle oligarchie.

Successivamente le scelte politiche del Governo Monti[1] saranno in totale coerenza con la religione neoliberista dei think tank americani, e non poteva essere altrimenti visto che lo stesso Monti è stato psico programmato per questi obiettivi: meno Stato sociale, maggiori e migliori privatizzazioni a favore delle SpA e riduzione della democrazia a favore del progetto europeo (accentrare poteri e governo unico mondiale)[2].

La Corte dei Conti stima che le tre agenzie di rating americane, Fitch, Moodys e S&P, nel dare valutazioni errate o forzate circa il debito italiano avrebbero prodotto un danno di circa 120 miliardi di euro.[3] Su questo aspetto indaga la Procura di Trani con l’accusa di manipolazione del mercato azionario e delle merci con giudizi falsati[4],

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm).» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34).

Oggi, appare evidente che la strategia politica di gruppi sovranazionali è stata quella di realizzare un’organizzazione politica istituzionale ricalcando il modello feudale, ove il reale potere è nella mani di oligarchie non elette dai popoli, muovendo correttamente le leve del potere per soddisfare avidi capricci. L’Unione Europea, non l’Europa, è la maschera istituzionale diffusa nei media addomesticati ove questa élite opera alla luce del sole, e può permettersi di propagandare un’idea totalitaria di Stato (l’UE) secondo il mantra di turno: privatizzare, vendere, alienare, delocalizzare, crescita, PIL etc. Persino il linguaggio di questa élite degenerata è analogo al celebre romanzo 1984 di Orwell: salva Italia, cresci Italia, legge di stabilità.

«L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia)

 «il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”» (dal film documentario “Zeitgeist addendum”)

 «Un giorno si dovrà fare il bilancio di quanto è costato alla comunità mondiale questo capitalismo finanziario che ha generato questa plutocrazia irresponsabile.» (Giorgio Ruffolo)

 «L’attuale forma di produzione della “ricchezza”  sta conducendo la Terra verso la distruzione e questo pensiero sta avendo considerazioni anche fra chi ha strategie economico-politiche del sistema capitalistico» (Emanuele Severino)

 «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove» (Norberto Bobbio)

 «Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale» (Marco Pizzuti)

 «Il più potente mezzo di dominio del Nord sul Sud è oggi il servizio del debito» (Jean Ziegler)

 No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“ (dal film “The International” di Tom Tykwer, 2009)


[1] Il Governo Monti riceve la fiducia della maggioranza delle forze politiche parlamentari: da PD, PDL, Idv, FLI, Radicali italiani, Mpa, Fareitalia, SVP, Liberal democratici, Noi Sud, PSI, UV,PID, Forza del Sud

[2] Ecco un altro esempio di come funzioni la truffa a danno di tutti i cittadini italiani, Il Governo emana il decreto 9 ottobre 2008 N.155 salva banche scambiando carta straccia con le ricchezze dello Stato. La pessima gestione del credito fatta dai privati di BankItalia, Mario Draghi in testa, per mezzo di strumenti finanziari viene premiata dai camerieri dei banchieri ed ecco la norma ad hoc per salvarli: Garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane

Nicoletta Cottone, L’abc del decreto salva banche, http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/10/abc-decreto-salva-liquidita.shtml?uuid=aebf39ee-99d2-11dd-8785-67fee42ff026&DocRulesView=Libero): il ministero dell’Economia viene autorizzato a concedere, fino al 31 dicembre 2009, la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle passività delle banche italiane, con scadenza fino a 5 anni e di emissione successiva all’entrata in vigore del decreto legge 157/2008, avvenuta il 13 ottobre 2008.

Modello “Parma”

All’improssivo il mainstream ha scoperto che esistono anche i cittadini, esiste una rete sociale, esiste un’opportunità e un nuovo modo di vedere la cosa pubblica. L’élite compie questa “scoperta” per “bruciare” normali cittadini con la sovraesposizione mediatica e l’uso di strumenti soft persuasivi: gli eventi mondani, il pettegolezzo e la ripetizione ossessiva di argomenti non politici associati al MoVimento 5 stelle Parma, si tratta di una vecchia consuetudine per non parlare di acqua pubblica, democrazia diretta, energia, rifiuti zero e criminalità organizzata.

Sembra ci sia qualcosa di nuovo nella politica. Aver vinto le elezioni amministrative a Parma non ci autorizza a vivere nell’illusione che di colpo il mondo sia cambiato, non ci autorizza ad essere eccessivamente ottimisti come non ci autorizza ad essere pessimisti, la realtà politica di Parma ci fa vedere un’opportunità ed i protagonisti possono essere i cittadini, cioè la comunità di Parma cambia se cambiano gli schemi mentali dei cittadini. Non esiste il salvatore della patria, non esiste la bacchetta magica. Per avere una seria applicazione del programma elettorale di ParmainMoVimento è determinante creare una visione condivisa delle cose e avviare un processo aperto di educazione civica per mostrare nuovi modelli, nuovi schemi e nuovi approcci. Senza il lavoro di condivisione, comunicazione ed educazione qualsiasi progetto introdotto non avrebbe il successo che i cittadini meritano. ParmainMoVimento e il nuovo Consiglio comunale hanno il potere concreto di avviare un percorso diverso e sperimantale per la pubblica amministrazione.

Il gruppo di ParmainMoVimento che ha sperimentato in piccola scala la partecipazione politica, l’open space technology, l’approccio multiculturale ed ha elaborato un progetto partendo dalla visione politica della decrescita felice, potrebbe trasferire la propria esperienza a tutta la pubblica amministrazione locale.

Il gruppo che ha dato vita a questo progetto è totalmente etorogeneo, sia per la sua provenienza geografica che per l’estrazione sociale e culturale. Sembra, a piccola scala, che la realtà sociale della rete internet trovi forma e concretezza nel mondo reale. La diversità culturale che diventa ricchezza e lavora con valori e metodi condivisi.

Se il Consiglio comunale rimane coerente con la sua visione e con i comportamenti provenienti da ParmainMoVimento i cittadini potranno assistere ed essere co-partecipi del cambiamento culturale necessario per tutti, si ribalta la piramide di potere e l’etica entra nella politica, potrebbe iniziare il laboratorio di economia partecipata tanto auspicato in tante comunità d’Europa, dalla Spagna alla Grecia, dall’Islanda alla Francia.

In questi giorni la maggioranza politica del Consiglio comunale sta studiando la pubblica amministrazione e sta riflettendo su come tradurre in atti concreti il cambiamento. Normali cittadini stanno spendendo importanti energie mentali e risorse proprie per mostrare, nei prossimi mesi, come praticare il cambiamento che in tanti si aspettano.

Ritorno alla democrazia

Finalmente! Dopo anni di dibattiti virtuali spesi nei forum denominati meetup (gruppo 280; 20 novembre 2006 dibattito sulla democrazia diretta), si iniziano a raccogliere i primi frutti di tanta semina, e sono frutti democratici davvero belli. Con la regia di Paolo Michelotto, acceso democratico, il gruppo politico emiliano romagnolo del MoVimento 5 stelle, e grazie all’iniziativa dei ferraresi a 5 stelle, ha sperimentato, per la prima volta, una giornata democratica, democracy day, a Ferrara. Le tecniche impiegate sono state: la parola al cittadino, il world cafè, e l’open space technology.

Il 21 aprile 2009 ebbi l’opportunità di partecipare a la parola al cittadino di Paolo e apprezzarne la semplicità e l’efficacia dell’azione. Finalmente queste pratiche hanno contaminato le persone e stanno avendo fiducia un pò da tutti gli attivisti del movimento. Anche altri gruppi come PBC, da tempo, stanno attuando pratiche democratiche genuine ed efficaci.

L’obiettivo di imparare facendo è stato raggiunto. A Ferrara molti cittadini hanno potuto verificare quanto la democrazia sia efficace e come gli strumenti usati possano far emergere idee, proposte, opinioni e condividerle velocemente e facilmente. E’ scontato che i partecipanti in un secondo momento debbano approfondire, a casa con lo studio e la ricerca, i temi che li stimolano di più.

Breve considerazione su alcuni contenuti. Ogni proponente ha avuto un minuto per spiegare la propria idea. Al mattino i partecipanti hanno scelto prioritario quanto segue: condivisione e raccolta in un ‘data base’ delle iniziative (interpellanze, delibere, leggi …) di tutti i dipendenti eletti a 5 stelle affinché tutti gli attivisti possano prenderne visione e migliorarli, valutarne i contenuti culturali, condividerli fra i gruppi nascenti, copiare le migliori istanze etc. Questa idea è stata la più votata, 184 voti.

Al pomeriggio ho proposto di dibattere sul cambio di paradigma culturale. Alcuni mi hanno chiesto cosa significasse. Bhé con stupore questa proposta ha raccolto 95 consensi, non pensavo di raccoglierne così tanti su un tema nuovo per il movimento, dato che la più votata ha avuto 162 voti (vuoti programmatici del movimento).

Alcuni temi proposti, fra i più votati, evidenziano i nodi del movimento: la cultura, la formazione e le capacità, democrazia nel movimento, la partecipazione. I partecipanti hanno evidenziato il desiderio di migliore il movimento e di renderlo più democratico. Sono sorte diverse contraddizioni fra gli slogan e l’agire quotidiano, ma anche la volontà di superare certi problemi interni.

documento resoconto della giornata condiviso da Michelotto