Capitalismo, inciviltà e demagoghi contro poveri e cultura.

L’attualità sociale e politica del nostro Paese sembra percorrere il tunnel della regressione incivile con estrema convinzione e con sostegno popolare. La lunga fase del declino politico, avviata già negli anni ’70 quando emergeva la religione neoliberista abbracciata dalla classe dirigente, e poi le analisi sociali circa l’ignoranza funzionale degli italiani, ci consegnano un presente drammatico perché non esiste una reazione virtuosa degli italiani all’oppressione della borghesia capitalista contro gli ultimi, che soffrono di auto distruzione. Questa fase italiana di auto distruzione consente alla casta di dormire sogni tranquilli e aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche. Cosa accadrebbe se gli ultimi si svegliassero? Cosa accrebbe se ci fosse una coscienza di classe? Se gli indignati e i disagiati fossero in grado di risvegliare le proprie coscienze addormentate dal capitalismo neoliberista, e sapranno attivare una passione politica capace di costruire una democrazia matura allora la casta della borghesia neoliberista pagherà il prezzo della propria avidità.

Buona parte del linguaggio politico e mediatico è carico di infantilismi, di violenza e mere stupidaggini, così come vuole la propaganda spicciola dei nuovi mezzi tecnologici, che fanno regredire la società verso la nota dittatura orwelliana. L’energia dei partiti attuali è rappresentata dalle emozioni negative degli ultimi, dalla frustrazione dei poveri, dalla rabbia e dall’ignoranza funzionale della classe media; si tratta della maggioranza degli aventi diritto al voto che girano le spalle a sé stessi, perché delega ai propri carnefici l’azione politica. Gli ultimi, anziché fare politica direttamente osservando la storia per auto formarsi, delegano il potere a cialtroni narcisisti, avidi di potere e soldi. Questa inciviltà sta favorendo l’aumento delle disuguaglianze togliendo opportunità di sviluppo e libertà a una platea di persone sempre più ampia, poiché cade nell’oblio della povertà indotta dall’austerità neoliberista. L’incapacità di sviluppare una coscienza di classe sta distruggendo comunità e persino il Paese, nonostante la sua straordinaria bellezza costituita dal patrimonio e dalla storia. L’Italia è un Paese costituito da insediamenti umani, urbani e rurali, che hanno la necessità di rigenerarsi; cosa significa? L’armatura urbana italiana è cambiata e gli attuali confini amministrativi sono obsoleti, creando confusione e danni, pertanto è necessario applicare un cambio di scala territoriale. Mentre il capitalismo ha favorito questa trasformazione urbana, contemporaneamente ha concentrato la ricchezza in una minoranza di italiani che ha sfruttato relazioni politiche, rendite finanziarie e immobiliari. Questa trasformazione delle aree urbane ha favorito l’abbandono delle aree rurali, mentre il legislatore, ignorando la nuova armatura urbana, si è concentrato nel regalare condoni a chi delinque e abbandonare la manutenzione del patrimonio edilizio esistente, che di fatto è arrivato a fine ciclo vita, e parte di questo patrimonio è stato costruito in luoghi a rischio sismico e idrogeologico. Manutenzione e sicurezza urbana sono concetti estranei all’attuale classe dirigente e persino alla maggioranza degli italiani, che votano con la pancia e non con la testa. Ignoranza e stupidità stanno distruggendo il nostro paesaggio e il patrimonio culturale e rurale, se i cittadini non invertono la rotta saremo seppelliti dalle prevedibili tragedie.

Gli esempi dell’aumento delle disuguaglianze sono ampiamente visibili sul territorio, si concentrano in maniera drammatica nel Sud, e aumentano in tutte le aree urbane, anche al Nord. Questa inciviltà politica, di buona parte degli italiani, si concretizza con l’assenza di un partito democratico capace di esprimere valori e cultura per tutelare il paesaggio, che può creare occupazione affrontando il tema della disuguaglianza economica.

I partiti immorali si nutrono di rabbia ed entrano in empatia con gli elettori giustificando l’illegalità diffusa e consentendo alla casta di auto conservarsi, questo schema è diffuso dal Nord al Sud dello stivale. Non sorprende che l’attuale maggioranza politica, lucrando consensi elettorali sfruttando i problemi degli italiani, oggi voglia riproporre sia un condono edilizio e sia quello fiscale (“pace fiscale”), e cosa assurda intende favorire i ricchi a danno dei poveri rimodulando la pressione fiscale (“flat tax”) a favore dell’élite, di fatto violando la Costituzione. Durante la storia, è già successo più volte che la depressione economica abbia favorito la nascita di regimi autoritari, per poi distruggere le comunità stesse, ed ovviamente la storia non si ripete come nel passato, ma si adegua al presente.

Osservando la struttura del territorio italiano è possibile rendersi conto dell’inconsistenza della classe dirigente italiana poiché intende spendere risorse pubbliche non per affrontare i problemi reali del Paese, ma per assecondare i vizi, i capricci e i bisogni indotti, proprio come accade nella pubblicità quando si vendono le merci. Nei programmi politici non si dà priorità a un piano di investimenti in ricerca & innovazione, rigenerazione urbana e rurale, sociale, rischio sismico e idrogeologico, cultura e patrimonio, e manifattura leggera. La maggioranza politica non ha piani su scuola, università, cultura e lavoro, scegliendo di inseguire i temi indotti dalla pubblicità: condoni, pensioni e immigrazione. E’ grave il fatto che le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento sono in aumento in tutte le aree urbane estese e rurali ma sono completamente ignorate, mentre chi sta pagando la stupidità di una classe dirigente ignobile sono soprattutto i meridionali, i quali sono vittime dei propri errori decennali. I meridionali prima scelsero la famigerata democrazia cristiana, poi il berlusconismo e il PD renziano, e oggi l’inconsistente M5S; si tratta di forze politiche neoliberali e neo conservatrici. L’attuale maggioranza politica che si è venduta come forza del “cambiamento” contro l’establishment dell’UE, adesso cerca di nascondere le proprie promesse – fuori dall’euro, riconversione dell’Ilva, no vaccini, no Tav, no Tap, rimpatri dei “clandestini” … – per adeguarsi alle idee dell’establishment: restiamo nell’euro, no alla riconversione dell’Ilva, si ai vaccini, si alla Tav, si al Tap, rimpatri impossibili. Questo è un corto circuito degli italiani, i quali non sembrano capaci di scegliere per avviare e stimolare un reale cambiamento, per migliorare la società e le istituzioni politiche, ed a causa di un profondo sentimento di odio nei confronti dei vecchi partiti, gli italiani piuttosto che impegnarsi in politica con metodo democratico, hanno preferito affidarsi a personaggi imbarazzanti e impreparati, taluni palesemente indegni e truffaldini. Si ha l’impressione che la maggioranza degli elettori, colta da un delirio di massa, pensa che chiunque possa fare politica, e così oggi, all’interno delle istituzioni abbiamo personaggi improvvisati che si credono statisti. E’ sufficiente interpretare il famigerato “contratto di governo”, per capire che il collante fra questa maggioranza è solo il potere, e null’altro. Il problema dell’incompetenza e dell’inadeguatezza della classe politica è vecchio, poiché per fare il politico non è richiesta alcuna competenza, e così soprattutto nelle amministrazioni locali abbiamo una lunga serie di cialtroni e ignoranti funzionali che svolgono il ruolo di Sindaco e Consigliere, e i risultati negativi si vedono: consumo di suolo, speculazioni, favoritismi e clientele, rendite parassitarie e disordine urbano. Un esempio clamoroso è la fine delle politiche pubbliche abitative, ove in determinate amministrazioni i politicanti locali abbandonano i poveri negando loro il diritto alla prima casa, e inducendoli ad occupare abusivamente gli immobili, ma contemporaneamente regalano i piani urbanistici agli immobiliaristi.

L’impronta culturale della Lega Nord è il liberalismo coniugato al razzismo, per sostenere il mito dell’impresa deregolamentando il mercato. La storia di questo partito razzista è chiara: l’antimeridionalismo e la tutela degli interessi privati delle imprese localizzate al Nord innescando processi di disuguaglianze territoriali, avviate con la guerra di annessione e consolidate durante la Repubblica. Tutt’oggi la Lega è espressione di un modello economico egoista per drenare risorse dallo Stato centrale a favore delle imprese del Nord, e lo sta facendo coi suoi Presidenti di Regione che chiedono e ottengono dal Governo di trattenere e gestire maggiori risorse finanziarie, togliendole al Sud, notoriamente più carente di servizi e di sistemi di welfare urbano e territoriale. La destra liberal continua a stimolare l’aumento delle disuguaglianze. Nonostante la sua propaganda si impegna a indossare una maschera per celare la sua identità, ingannando con successo i cittadini, l’attuale Lega, e insieme al M5S, ha l’obiettivo di raccogliere il dissenso degli ultimi ma per salvare il capitalismo liberale. La Lega è già stata al governo con Berlusconi approvando le ricette di destra: liberalizzazioni, condoni, cartolarizzazioni, tagli al welfare, tagli all’ordine pubblico, e distruzione del territorio. Sull’immigrazione, fu la Lega a costruire la famigerata legge Bossi-Fini e poi firmare il Trattato di Dublino che obbliga gli Stati a trattenere gli immigrati. Fu il governo di destra a mettere in crisi l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini tagliando gli addetti della forza pubblica. Sul fronte delle privatizzazioni, fu il governo Prodi ad introdurle, ma poi fu la Lega a firmare il rinnovo delle concessioni per Autostrade per l’Italia, fregandosene del fatto che legittimò un contratto capestro per lo Stato italiano. Oggi governa le Regioni del Nord che del neoliberismo sono l’espressione più vivida, convinta e radicale. Si tratta di Regioni coinvolte da scandali e corruzione diffusa, e secondo le cronache giudiziarie tali istituzioni, sostenute da maggioranze di destra (Forza Italia e Lega), stabiliscono rapporti economici che drenano risorse allo Stato per favorire le imprese private (il modello Formigoni e la sanità), mentre chiudono gli occhi quando la criminalità organizzata influenza le gare d’appalto (urbanistica contrattata), aprendo agli investimenti provenienti dal mondo off-shore. E’ altrettanto vero che condotte analoghe si riscontrano anche nelle Regioni governate dal PD, ma la Lega, diversamente da Forza Italia e PD, ha saputo, con l’inganno, far credere agli elettori di essere un partito contro l’establishment. Se negli anni ’90 e all’inizio del millennio, Berlusconi con Forza Italia riuscì a raccogliere il ceto politico e sociale che votata per i governi a trazione DC, oggi, quel ceto sceglie al Nord la Lega, e al Sud il M5S, scalzano il PD renziano dalle poltrone di governo e ridimensionando Forza Italia. E’ una sostituzione di volti e non di politiche.

La propaganda dell’attuale maggioranza politica (Lega e M5S) è banale: si basa sulla simpatia con gli elettori e sulle emozioni negative degli ultimi, cavalca ignobilmente le tragedie che si verificano, sfrutta l’odio e la rabbia adottando un linguaggio violento e razzista; crea fake news contro chi ha perso le elezioni e contro l’establishment, evitando appositamente una discussione pubblica sui problemi reali del Paese. E’ uno schema comunicativo molto vecchio, già in uso ai tempi della propaganda degli anni ’20 e ’30, e della pubblicità; l’ha fatto Berlusconi per vent’anni, poiché per essere efficaci con una massa apatica e incapace di comprendere, il politicante usa la demagogia banalizzando i temi e realizzando un’empatia, stimolando le emozioni per fidelizzare gli elettori. I demagoghi seducono gli elettori, lo schema è apparire credibili e non esserlo veramente.

Cosa accade nell’attuale globalizzazione neoliberista? Prima di tutto, il mondo intero è capitalista, e i grandi Paesi, USA, India, Russia e Cina, sono in competizione fra loro per accumulare. Nell’Occidente neoliberal il ruolo dello Stato è sminuito per favorire le multinazionali, mentre in Oriente l’economia è pianificata, soprattutto in Cina. In questa parte del globo, chi ha la capacità di fare politica non sono più i partiti ma le grandi imprese, perché i partiti stessi hanno riformato le pubbliche istituzioni seguendo i consigli dei liberal e consegnando le leve della politica alla classe imprenditoriale che controlla gli strumenti del capitale. Questo è accaduto attraverso il processo di deregolamentazione adottato dalla classe dirigente neoliberista presente nelle accademie, prima negli USA e soprattutto nell’UE con l’euro zona. E’ la borghesia capitalista, attraverso banche e finanza (borse telematiche), che può decidere come accumulare capitali (rendite finanziarie e immobiliari) e dove programmare l’agglomerazione delle attività in determinati sistemi locali del lavoro, soprattutto nelle zone economiche speciali, e nelle cosiddette città globali e nelle aree offshore per sfuggire ai controlli fiscali dello Stato, di fatto rubando servizi sociali, scuole, sanità ai ceti meno abbienti. In Occidente, le cosiddette istituzioni politiche democratiche, sotto i colpi della religione capitalista, sono diventate mere camere di registrazione di decisioni prese altrove e le maggioranze sono solo una maschera, un prolungamento dei capricci di questa élite degenerata. Ciò che le masse non hanno ancora compreso, è che questo è il capitalismo, cioè un sistema di accumulo che si nutre di avidità e disuguaglianze, e questo sistema è sostenuto da Forza Italia, PD, Lega e M5S che non pensano minimamente di mettere in discussione il capitalismo ma confermare i privilegi della vera casta: le potenti multinazionali. Basti pensare che il M5S, oggi primo partito italiano, non è un soggetto democratico ed è controllato da un’impresa che professa la religione del web cioè il campo dei più grandi evasori fiscali globali, grazie al mondo offshore, – google, amazon, apple, facebook – che sottraggono risorse fondamentali agli Stati, quando tali risorse sono necessarie per affrontare le disuguaglianze. In politica si chiama conflitto di interessi.

Ricordando ciò che avvenne in Grecia qualche anno fa, ove una maggioranza politica di sinistra cercò di cambiare l’UE, ma perse quella partita poiché il governo greco fu isolato e ricattato, indotto ad abbracciare le politiche neoliberiste imposte dalla famigerata Troika e realizzando una macelleria sociale; lo stesso avvenne in Italia nel 2011 attraverso il famigerato governo Monti. Questa maggioranza politica italiana, intimorita da ciò che avvenne in Grecia, non ci prova neanche nel cercare di cambiare l’azione politica neoliberista dell’UE.

Il vero tema politico è mettere in discusse la globalizzazione neoliberista con le dannose regole dell’UE. Bisogna cambiare i famigerati Trattati per ripristinare un principio democratico: la politica determina l’economia, e non il contrario. L’UE deve diventare democratica e socialista per applicare l’uguaglianza di diritti e restituire dignità alle persone. E’ il socialismo che ridistribuisce la ricchezza affrontando le disuguaglianze, mentre i liberal hanno concentrato il capitale nelle mani dei pochi. Questa è la Politica, con la P maiuscola. Nel corso della storia abbiamo visto il modello socialista realizzato in Russia, poi degenerato in dittatura e la svolta liberal che ha concentrato le ricchezze in un’oligarchia di imprenditori. La Cina, che resta un regime non democratico, è un modello di economia pianificata dal partito/Stato centrale ed ha deciso di coniugare il capitalismo liberal in determinate aree per apprendere, col tempo, il know how delle imprese occidentali. Oggi la Cina produce i propri brevetti tecnologici e manifatturieri, e pianifica le proprie agglomerazioni condizionando il mercato. La politica cinese è contraddittoria, perché vieta e limita i diritti sindacali, e perché la sua crescita ha favorito un aumento dei consumi e degli impatti ambientali ma lo l’ha fatto sviluppando tecnologie sostenibili. Le utopie socialiste nascono nella cultura europea, allora la domanda sorge spontanea: perché l’UE non riprende quelle utopie realizzando un modello sostenibile, equilibrato, e indirettamente migliorando la lezione cinese? Abbiamo le conoscenze per farlo, e soprattutto è interesse dell’Europa riprendere in mano il proprio destino attraverso il socialismo, per limitare i visibili danni della globalizzazione: povertà e migrazioni forzate. E’ interesse di USA, Cina e Russia conservare un’UE neoliberal perché politicamente debole e inesistente, mentre sarebbe un loro sogno disgregarla per annullarla. E’ interesse degli ultimi scoprire le utopie socialiste per riappropriarsi del proprio destino. Negli altri Paesi europei ci sono soggetti politici di sinistra che collaborano fra loro per cambiare questa globalizzazione, per il momento sono ancora forze di minoranza poiché i partiti conservatori tengono i propri consensi e crescono quelli dei razzisti, mentre in Italia siamo colti da deliri di massa rinunciando a costruire un soggetto politico sostenuto dal popolo, capace di inserirsi in un processo politico sinceramente rivoluzionario. Per il momento esistono piccoli gruppi che devono ancora maturare. Il partito degli ultimi non esiste, va costruito avendo coraggio e onestà intellettuale per riscoprire il socialismo, conoscere la bioeconomia e la democrazia. In altri paesi, i cittadini sembrano avere questo coraggio ponendo al centro soluzioni di sinistra capaci di sostituire l’UE neoliberista con un’Unione democratica, libera dai condizionamenti del mercato ma creando lavoro per abbattere le disuguaglianze.

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Dopo trent’anni di liberismo, ancora tutti a destra!

È ormai matura l’analisi politica, persino condivisa negli ambienti responsabili dell’aumento delle disuguaglianze, che la cosiddetta crisi economica in realtà non è una vera crisi ma la normale conseguenza del capitalismo neoliberista che ha invaso il mondo intero. La globalizzazione dei capitali finanziari, del mondo off shore e delle zone economiche speciali, cioè degli spazi dello sfruttamento, ha trasformato la società occidentale eliminando le conquiste sociali del socialismo europeo, e riducendo al minimo i diritti civili e dei lavoratori. È assurdo ma sembra che il ceto politico abbia rimosso la lezione di Marx, favorendo i sogni più proibiti di un élite avida e incivile.

All’interno del cambiamento epocale, la maggioranza dei cittadini italiani è nichilista, individualista e di conseguenza usa il momento del voto come sintomo di uno sfogo. Milioni di italiani e la maggioranza dei meridionali delusi, hanno votato per questi due partiti: la Lega (che resta Nord) e il M5S. Entrambi, durante cinque anni di opposizione politica al PD, hanno attaccato i governanti con un linguaggio politico al limite della violenza verbale. Il linguaggio adottato si basa su un preciso ed elementare calcolo politico, promettere qualunque desiderio dei cittadini. Il linguaggio, come nella pubblicità fa leva sulle emozioni delle persone economicamente più deboli, soprattutto il M5S attraverso il famigerato “reddito di cittadinanza”, che non è un “reddito di cittadinanza” ma “condizionato”, una proposta ideata dai liberisti della scuola di Milton Friedman, e già in uso in Germania; mentre la Lega (Nord), sempre nel solco liberista, promette la famigerata “flat tax”, cioè una “tassa piatta” composta da una sola aliquota, palesemente incostituzionale, che consente ai ricchi di aumentare l’accumulo di capitali e di ridurre lo Stato sociale. Infine la cosiddetta “pace fiscale” che si traduce in un condono fiscale, ennesimo provvedimento immorale a favore di chi non ha pagato tributi allo Stato, confermando che in Italia sicuramente pagano le tasse i dipendenti salariati, mentre per gli altri, la collettività deve affidarsi alla civiltà altrui. Questi partiti sono diversi fra loro per come sono nati, ed hanno condiviso una feroce opposizione politica all’establishment, come si dice in gergo, contro l’UE, contro il “sistema”. La fotografia del M5S è stata fatta da due giovani giornalisti, Federico Mello e Jacopo Iacoboni, che in tempi diversi hanno pubblicato due saggi sul reale funzionamento dell’ex partito di Grillo, Il lato oscuro delle stelle e L’Esperimento. Entrambi sono utili per capire l’inganno che si cela dietro a determinati partiti apparentemente “nuovi”, che ricalcano schemi del comportamentismo degli anni ’50, ricalcano schemi televisivi, berlusconiani e non democratici ma utilizzano le nuove tecnologie per gestire l’azienda (il partito). La Lega Nord (già lombarda) è il partito razzista che nasce dall’antimeridionalismo per proporre la secessione dall’Italia contro Roma ladrona. Il linguaggio dei leghisti è costituito da decenni di propaganda razzista contro i meridionali. Nel corso degli anni la cronaca giudiziaria ha evidenziato la realtà dei fatti: i ladroni erano dentro quel partito e nelle istituzioni politiche del Nord da loro amministrate, dalle truffe nel partito razzista, passando per i Consigli regionali sino alle banche venete gestite dall’imprenditoria vicina ai razzisti. Il dramma culturale del nostro ceto politico è che un partito così ignobile abbia ricevuto una legittimazione dagli altri partiti, come Forza Italia e l’estrema destra, che l’hanno condotto persino al governo del Paese. In una comunità civile nessuno si sognerebbe di dare legittimità politica a chi propaganda il razzismo e l’egoismo più becero.

In tutto l’Occidente chiunque abbia svolto un ruolo politico all’opposizione del “sistema”, poi ha ricevuto un aumento dei propri consensi politici. Negli USA, come tutti sanno è diventato Presidente un imprenditore sfruttando temi legati alla crisi economica che ha fatto aumentare la povertà. In questa fase ove gli elettori cambiano i propri governanti, c’è un elemento a dir poco grottesco e contraddittorio. La cosiddetta crisi economica è innescata dal capitalismo neoliberista, e in Italia, anziché stimolare una mobilitazione di massa a favore del socialismo, gli elettori si affidano a una coppia di partiti che millantano di non essere né di destra e né di sinistra ma promettono politiche neoliberiste, cioè di destra con elementi di welfare di dubbia valenza.

Sintetizzando al massimo, negli ultimi anni, i partiti che hanno governato il Paese sono stati esecutori delle politiche neoliberiste, cioè di destra, e gli elettori hanno deciso di sostituirli con i soggetti che hanno millantato un cambiamento. Le politiche neoliberiste hanno favorito l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, innescando e stimolando la crescita dei disagi sociali, favorendo rabbia e insoddisfazione nei confronti del ceto politico occidentale. Il contesto politico e sociale si caratterizza per la fine della partecipazione popolare e di massa nei partiti, e mentre accadeva ciò, i cittadini italiani, in una prima fase durante l’inizio del millennio, si mobilitarono nei cosiddetti “girotondi”, senza organizzare un partito democratico nuovo ma consegnando la legittima protesta al vecchio establishment. Fallisce l’opportunità di realizzare un’alternativa politica al liberismo, mentre col trascorrere degli anni la scelta di ridurre il ruolo pubblico dello Stato fa crescere l’insoddisfazione nei confronti della “casta”, poiché si riducono contemporaneamente e progressivamente sia il potere d’acquisto degli stipendi salariati e sia il welfare state, creando disagi sia alla media borghesia e sia ai ceti più deboli che aumentano di quantità. È nel ventennio berlusconiano, con i governi elitari sostenuti dai Tremonti, Bossi, Dini, Amato, Ciampi, D’Alema e Prodi che si realizza la svendita del patrimonio pubblico, la “liberal revolution”, meno Stato più mercato, con norme e provvedimenti ad edulcorare il principio della democrazia economia e favorire l’azionariato elitario nel controllo, e quindi nel profitto, dei servizi. Tutti gli Enti locali, Regioni, Province e Comuni, privatizzando tutto quello che c’è da privatizzare, di fatto usurpano la sovranità popolare, attraverso la creazione dei mostri multiutilities S.p.A. che firmano contratti di gestione dei servizi pubblici locali con la falsa promessa di migliorare le infrastrutture esistenti costruite con le tasse degli italiani (acqua, energia, autostrade, telecomunicazioni, poste, ferrovie). E’ negli Enti locali che si realizza la famosa austerità, dalle mani del più ignorante e incapace ceto politico italiano, rimbalzato alle cronache giudiziarie grazie ai reati contro la pubblica amministrazione e ai tagli dei servizi locali. Nel frattempo continua la privatizzazione dei profitti attraverso le rendite fondiarie e immobiliari, sottovalutando i problemi reali legati al rischio simico e idrogeologico, così da aggiungere altri danni alla collettività attraverso l’adozione di piani speculativi che aumentano le disuguaglianze sociali e il consumo di suolo agricolo.

Osservando la struttura capitalista italiana possiamo cogliere il senso delle politiche di tutti gli ultimi governi, che hanno favorito l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi, cioè i soliti pochi, le solite famiglie, sia quelle note al pubblico e sia quelle poco note ma presenti in tutti i centri urbani. Il capitalismo italiano è costituito soprattutto da rendite, finanziarie e immobiliari, controllate dalle solite famiglie di ricchi, capaci di influenzare il credito. Il fatturato delle imprese è generato soprattutto da rendite e attività terziarie. Parlamento e Governi italiani, anziché rimuovere ostacoli di ordine economico per favorire lo sviluppo umano, e dare a tutti le possibilità di cercare percorsi di evoluzione sociale, hanno aumentato drasticamente la differenza fra ricchi e poveri. Sempre più famiglie sono entrate nella soglia di povertà relativa e assoluta.

I disagi creati dal mercato hanno una dimensione territoriale precisa, e sono le periferie che hanno smesso di votare per i partiti filo establishment. Contestualmente si è ampliato il fenomeno della spoliticizzazione delle masse e la crescita della frustrazione collettiva, poiché gli individui non si sentono in grado di cambiare le scelte politiche italiane. Durante il ventennio berlusconiano, il legislatore contribuisce ad allontanare i cittadini dal processo decisionale della politica sia con la riforma degli Enti locali e sia con i processi di privatizzazione che favoriscono gli interessi delle imprese. Nel 2009, dopo cinque anni di tour seguitissimi, il comico Grillo catalizza la frustrazione e la rabbia popolare in un partito da lui fondato, il M5S. Dal 2005 al 2009, Grillo usa l’arte del teatro a servizio di un disegno politico, ed è la sua capacità di interpretare i problemi degli italiani a raccogliere milioni di voti nel 2013, consentendo a diversi sconosciuti, e anche taluni impresentabili e squallidi personaggi di entrare nel Parlamento italiano senza alcun criterio di merito politico. Mentre si realizzava un enorme trasferimento di consensi dai partiti del pensiero unico al partito liquido italiano, ancora una volta, nonostante le evidenze circa l’aumento delle disuguaglianze, nessun soggetto politico ha avuto la maturità di compiere un’auto analisi critica mettendo in discussione le politiche economiche neoliberiste, e la totale inefficienza politica dell’UE, costruita per soddisfare il mercato e non i bisogni delle persone. Di questa incapacità riflessiva, ovviamente, se ne approfitta chiunque critica l’euro zona e la “casta”, senza dover dimostrare alcuna capacità politica. Nel 2013, il risultato delle urne rompe lo schema del cosiddetto bipolarismo e non consegna un reale vincitore, perché esiste un terzo polo che ha lo stesso peso politico del PD e di Forza Italia. Le coalizioni si sfaldano, e nascono nuove maggioranze parlamentari sul modello chiamato grande coalizione per consentire la formazione di un Governo, in quanto il terzo polo strategicamente sceglie l’opposizione. Nel 2013, nonostante milioni di italiani sfiduciano l’establishment, quel voto non è utilizzato per cambiare lo status quo, e fra le tante conseguenze politiche, lo scontro fra il M5S e il PD ebbe quella di sostituire la classe dirigente politica nel PD, favorendo l’ascesa di un nuovo capo politico: Renzi, in continuità col liberismo. La nuova direzione del PD sposta l’asse del partito tutto a destra, e in una prima fase, il nuovo leader eletto attraverso le primarie aperte del partito, aumenta i consensi alle elezioni europee del 2014 toccando la soglia del 40%. Nel 2015 durante le elezioni regionali, il PD continua la crescita dei consensi ma sarà l’ultima volta, poiché da quel momento in poi, il partito di governo perderà milioni di voti arrivando a dimezzare il proprio consenso sul territorio nazionale. I 5 anni di legislatura saranno utilizzati dalla nuova maggioranza politica per approvare altre riforme neoliberiste togliendo diritti ai lavoratori, e cercando di cambiare la Costituzione per ampliare l’ideologia capitalista neoliberale attraverso una proposta di riforma costituzionale, Renzi-Boschi. Proposta bocciata dal referendum consultivo, il 4 dicembre 2016. In tutto ciò le disuguaglianze crescono, osservando l’aumento della povertà per effetto del mercato lasciato libero di agire secondo la propria avidità. L’assurdità del ceto politico consiste nel fatto che mentre aumentano le disuguaglianze, chi governa accresce le opportunità per alcune imprese multinazionali, anziché ripristinare politiche pubbliche socialiste.

Nel 2018, il risultato delle urne dice che la maggioranza degli italiani crede alle promesse di chi ha svolto un ruolo di opposizione, e sfoga la propria rabbia contro i vecchi partiti consegnando il Paese, sia al partito razzista italiano, la Lega (Nord), e sia al partito inventato da un ex comico e da una piccola azienda privata di social marketing, che oggi detiene il controllo diretto del primo partito italiano. Dopo circa 70 giorni di trattative politiche, agli italiani viene presentato un cosiddetto contratto di governo. Il linguaggio adottato ricalca lo schema di un programma elettorale, e non è un serio programma politico. Secondo i giuristi, del calibro di Zagrebelsky, si tratta di un contratto di potere fra alleati di governo che presenta caratteri di incostituzionalità, con possibili derive autoritarie. Questo nuovo programma elettorale chiamato contratto di governo è composto da un mix di elementi retorici dei due partiti, e così ritroviamo un po’ di razzismo, una visione securitaria dello Stato, posizioni euroscettiche, una visione più o meno assistenzialista, elementi ecologisti, ma soprattutto promesse molto complicate sul welfare circa la riforma Fornero e il reddito condizionato poiché insieme creano la banca rotta dello Stato. Un linguaggio più concreto si riscontra solo sui punti dedicati alla sicurezza.

Anche il cosiddetto “governo del cambiamento”, così chiamato come desidera la propaganda, appare come un governo della continuità nonostante l’euroscetticismo, poiché ignora la lezione di Marx e non compie un’analisi politica matura facendo riferimento ai mutamenti sociali innescati dal capitalismo neoliberista. Nonostante un legittimo euroscetticismo raccolto dalla pancia degli elettori, non c’è alcun piano industriale su specifiche attività industriali, ma la promessa generica di una banca pubblica a sostegno delle imprese, come insegna la scuola liberista. Non c’è un piano di investimenti su specifici territori deindustrializzati. C’è un’ambigua e superficiale riflessione circa il “sovranismo” etichettato dal giornalismo embedded, che rischia di rendere vana qualsiasi possibilità di restituire un potere economico alla Repubblica. Persino in Germania, che ha tratto i maggiori vantaggi dell’euro zona, si parla degli errori del sistema monetario unico, si parla di come ristrutturare i debiti pubblici, di come riformare i Trattati o come uscire dall’euro. In Italia, ci siamo dimenticati che il PCI fu contrario allo SME, e ci siamo dimenticati della visione romantica del manifesto di Ventotene. Questa rimozione dalla memoria collettiva, come gli slogan né destra e né sinistra, hanno contribuito a sostenere il nichilismo e aprire strade alle destre. Il tema della sovranità economica è senza dubbio cruciale per la ripresa economica del nostro Paese ma questo argomento è stato regalato ai partiti populisti, anziché essere argomentato seriamente dai partiti di governo, del resto proprio la Germania ha potuto fare investimenti utilizzando due leve, il surplus commerciale – violando le regole europee – e un sistema del credito pubblico secondo un programma industriale, che in Italia non c’è più, grazie alle scelte degli ultimi governi democristiani e dei primi governi neoliberali post tangentopoli, applicando il mantra del laissez faire al mercato, la famigerata rivoluzione liberale promessa da Berlusconi e condivisa dal razzismo leghista.

Nel contratto elettorale, ci sono le promesse elettorali che aiutano i ceti ricchi danneggiando la collettività tutta, dando un serio colpo allo Stato sociale previsto dalla Costituzione. Il voto di protesta della maggioranza degli italiani consegnato ai partiti anti-sistema può essere utilizzato per aiutare l’élite ristretta dei capitalisti italiani; infatti adottando un’aliquota massima del 20% si realizza un enorme trasferimento di ricchezza rubando alle casse pubbliche dello Stato, che non potrà più garantire determinati servizi soprattutto ai ceti meno abbienti. È noto da decenni che l’area più povera del Paese, il meridione, è deindustrializzata con carenza di servizi adeguati. Nel contratto fra M5S e Lega Nord non c’è una sola riga sulle disuguaglianze territoriali da affrontare con un piano industriale di investimenti, proprio nei luoghi più svantaggiati, per ridurre il tasso di disoccupazione e per stimolare la nascita di impieghi utili. In questo accordo di governo non c’è un piano o una politica economica che osserva la difficile realtà italiana, in questo nuovo programma elettorale non si dice concretamente come si agisce per migliorare il Paese e aiutare i ceti deboli. A seguito di questo contratto i partiti che hanno formato una maggioranza parlamentare si accordano di presentare al Capo dello Stato, un tecnico come Presidente del Consiglio, nel senso che è sconosciuto alle cronache politiche.

Con l’assenza di un’alternativa politica seria e preparata si conferma la crisi morale della società italiana. Fino agli anni ’80 il nostro Paese esprimeva una rilevanza autorevole mondiale grazie al più grande partito di sinistra presente nel blocco occidentale. Dopo il 1989, quando tutto il mondo scelse il neoliberismo, sparirono sia il PCI e sia l’autorevolezza dei nostri sindacati, che abdicarono al loro ruolo. Negli altri Paesi ove si lotta contro l’abuso dell’élite capitalista, i cittadini si ispirano palesemente al socialismo, in Spagna addirittura esiste un partito come Podemos che si ispira ad Antonio Gramsci, negli USA patria dell’imperialismo e del neoliberismo selvaggio, aumenta il consenso per le proposte socialiste suggerite da Bernie Sanders, in Grecia ove la recessione è violenta si stanno diffondendo forse concrete di mutualismo, di chiara ispirazione socialista, e persino in Inghilterra, raccoglie consensi anche nei concerti da stadio un signore come Jeremy Corbyn che parla pubblicamente di politiche socialiste. Fino ad oggi questi movimenti politici di sinistra sono all’opposizione di maggioranze che rappresentano l’establishment del neoliberismo che ha inventato questa globalizzazione totalmente deregolamentata e deresponsabilizzata.

Durante questo periodo sembra emergere una crisi di civiltà democratica per l’incapacità collettiva di costruire un sincero partito di sinistra, adeguato ai cambianti sociali e tecnologici che stiamo subendo. Questo enorme vuoto politico si traduce in un danno sociale, economico e politico ampiamente visibile nel meridione d’Italia ove si concentrano in maniera particolare e drammatica le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento. Negli ultimi decenni queste disuguaglianze hanno raggiunto tutte le aree urbane e le periferie, ove certi quartieri sono in un degrado urbano e sociale. Attraverso le politiche neoliberiste, anche i territori interni e rurali sono costretti alla marginalità sociale.

Le persone oneste che si riconoscono nei valori costituzionali hanno l’obbligo di agganciarsi a una speranza futura, e augurarsi che il nuovo Governo sia composto da persone rispettose della Costituzione, dotate del senso dello Stato; appare incredibile viste le premesse, ma è rimasta solo la speranza. Dobbiamo augurarci che quel famigerato contratto sia solo l’ennesima trovata pubblicitaria, l’ennesima caduta di stile, come fu per la presentazione dei ministri M5S prima del voto, e che quindi legislatore e Governo, osservando la complessa realtà italiana affrontino le intollerabili disuguaglianze territoriali, la disoccupazione, la vulnerabilità del territorio e delle aree urbane, e la crisi ambientale con un approccio culturale nuovo: quello bioeconomico. Durante questi anni, dovremmo ricostruire una civiltà politica, con saggezza e democrazia.

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