Capaci di scegliere?

Il presupposto logico per scegliere in maniera autonoma è senza dubbio la cultura personale. Ognuno di noi è il frutto della propria eredità biologica, dell’ambiente e della cultura a cui appartiene; tutto ciò per dire che il cervello non spiega chi siamo ma conoscere la sua fisiologia è importante per capire e migliorare le nostre scelte. Ogni scelta è innescata e sostenuta dal circuito dopaminergico per la ricerca della gratificazione. La nostra corteccia orbitofrontale codifica il valore atteso della scelta e il processo decisionale si sviluppa nelle dinamiche fisiologiche e neuronali, ma sempre influenzato dalle dimensioni soggettive e dal contesto sociale in cui la persona è immersa come l’educazione, le abitudini e molto altro. Gli stimoli esterni che concorrono alla scelta sono sempre processati sia dalle emozioni e sia dalla nostra capacità cognitiva. L’amigdala è la parte del circuito emozionale che registra l’intensità della stimolo, mentre la corteccia orbitofrontale è la parte capace di comparare e fare valutazioni. Il nostro comportamento della scelta è modulato dalla differenza fra le nostre aspettative e il risultato reale, mentre non sappiamo quanto la parte razionale sia in grado di controllare quella emozionale. Sappiamo che la sensazione positiva che si prova in seguito a un scelta dovuta a comportamenti gratificanti conduce alla ripetizione del comportamento.

Il drammatico dato fornito da Tullio De Mauro circa la cultura degli italiani ove solo il 30% è in grado di capire un discorso politico andrebbe approfondito con un ragionamento suggerito da studi sulle neuroscienze applicate alle teorie della scelta. Poiché buona parte degli italiani non ha gli strumenti culturali per capire un discorso politico e ognuno di noi sceglie influenzato dalle emozioni, possiamo intuire quanto sia basso il numero di italiani (molto meno di 11.339.964) che vota facendo scelte razionali. Sfruttando le percentuali fornite da Tullio De Mauro possiamo desumere che 32.700.465 di individui (utilizzando gli aventi diritto al voto a dicembre 2016) non sono in grado di comprendere un discorso politico. Partendo dalla stima di 11 milioni che votano e capiscono un discorso politico, proviamo a distribuire in maniera proporzionale il ragionamento di prima alle preferenze dei votanti. Tutti quanti fanno scelte applicando un proprio filtro del “valore soggettivo” poiché l’utilità è sempre soggettiva, ed è influenzabile da diversi fattori, culturali e ambientali. Degli 11 milioni di votanti capaci di comprendere un discorso politico nel 2013, 3,3 milioni hanno votato per il cosiddetto “centro sinistra”; 3,3 per il cosiddetto “centro destra”; 2,8 milioni per il M5S; 1,1 milioni per la “destra montiana” e poi gli altri. La contesa politica del consenso è molto ampia e riguarda il più grande partito: 32,7 milioni di votanti che non capiscono un discorso politico e vota di pancia, come si dice in gergo, ma soprattutto vota attuando un processo di imitazione rispetto alle proprie relazioni personali e ai giudizi e/o pregiudizi delle persone che conosce. Poiché questo meccanismo della scelta coinvolge anche le persone capaci di capire un discorso politico possiamo affermare con certezza che molto più di 24,6 milioni di persone scelgono affidandosi agli altri. Il dramma è che questo comportamento sostiene la nostra classe politica ed è il principale problema del nostro Paese (l’ignoranza funzionale e di ritorno).

Tornando ai temi della scelta, se De Mauro ci informa del fatto che buona parte degli italiani ha deficit cognitivi possiamo affermare che le “loro” scelte sono senza dubbio emotive, ma soprattutto sono gli altri che scelgono al posto loro poiché incapaci di fare valutazioni. Tale situazione influisce nell’economia reale, cioè nei consumi e nella vita socio-politica producendo danni alle presenti e future generazioni che spesso emigrano poiché ignorate, incomprese e sfruttate dal proprio ambiente. Le conseguenze politiche sono drammatiche e sono sotto gli occhi di chiunque: il nichilismo, l’individualismo, l’apatia politica, l’incapacità di selezionare una classe politica degna e preparata, la trascuratezza del nostro territorio e danni ambientali, ed economici. La soluzione al problema è una sola affrontare l’ignoranza funzionale e di ritorno degli italiani avviando programmi educativi per gli adulti.

analfabetismo funzionale

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Bellezza e lavoro: rigenerare i piccoli centri.

E’ recente la crescita di gruppi di pressione al fine di spostare risorse verso la conservazione e la tutela del patrimonio esistente. Persino nel mondo accademico e nell’élite legata ai gruppi di potere si diffondono dubbi circa l’obsoleto pensiero dominante che mostra tutta la sua fallacia. Persino i distruttori del territorio come i costruttori edili cominciano a rendersi conto degli errori e dei danni ambientali che hanno prodotto decenni di politiche speculative figlie della rendita urbana e fondiaria (Sullo docet). Rimane l’amarezza poiché le previsioni disastrose della religione capitalista erano state ampiamente accennate negli anni ’60 e poi qualche pubblicazione negli anni ’70 ha anticipato il disastro che vediamo nell’Unione europea liberista.

Pier Paolo Pasolini: « Non è affatto vero che io non credo nel progresso, io credo nel progresso. Non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo che da alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica. »
Ivan Illich: «Ma «crisi» non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo. Può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa. Ed è questa la crisi, nel senso appunto di scelta, di fronte alla quale si trova oggi il mondo intero.»

Sia chiaro, la religione liberista è stata propugnata sia dalla “destra” che dalla “sinistra”. Ci troviamo in una recessione costruita ad arte poiché l’influenza di organizzazioni sovranazionali ha saputo rubare la sovranità monetaria ed affermare un’ideologia immorale per accelerare lo sviluppo delle SpA che scrivono l’agenda politica dell’Unione europea sostituendo i valori della nostra Costituzione con l’avidità di pochi. La crescita che interessa alla Nazione non c’è più (politica industriale), e prevale l’ideologia della crescita infinita figlia del progressismo, del “libero mercato” e della competitività insieme al pareggio di bilancio e la riduzione della spesa pubblica causando povertà diffusa. Più passa il tempo e più i cittadini si rendono conto dell’inganno in cui viviamo. Ad esempio, basta notare che il Trattato di Lisbona (L’UE si adopera per “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva“) non è compatibile con la nostra Costituzione poiché poggia su principi opposti (art. 41 Cost. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“). Il Trattato di Lisbona è come lo sviluppo sostenibile, è un ossimoro.

I media ovviamente assecondano gli interessi dell’oligarchia SpA, ma non riescono a giustificare la contraddizione palese fra la contabilità pubblica e la tutela dei diritti universali dell’uomo (lavoro, uguaglianza, salute). E’ sempre più evidente il fatto che la religione della crescita guidata dal libero mercato non si concilia col diritto al lavoro, e di recente si scopre che il lavoro in certe condizioni non significa migliorare la qualità della vita, anzi si traduce in schiavitù e morte (Porto Tolle, Taranto, Priolo, etc.).

Sempre più cittadini cominciano a leggere la Costituzione italiana dandone una giusta interpretazione poiché scoprono contraddizioni intollerabili fra i principi annunciati nella carta costituzionale, e la realtà che ruota intorno a noi, notando diritti violati (precariato diffuso, aumento dell’orario di lavoro e riduzione del salario), e corruzione in ogni ambito istituzionale (scandali e privilegi della “casta”) per sostenere lo status quo, e l’aumento di vergognose disparità salariali fra manager pubblici e privati e dipendenti lavoratori. In Svizzera, la patria dei banchieri e del segreto bancario, grazie agli strumenti referendari è stato possibile introdurre un tetto alla retribuzione dei dirigenti d’azienda.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito. L’iniziativa privata è libera in Italia, e per la prima volta si potrebbe realizzare un piano nazionale con Governo e Comuni che possono investire in questa progettazione virtuosa rilanciando la nostra Nazione dandone pregio, respiro e nuova occupazione utile. Il criterio non sarebbe più la quantità, ma la qualità per fare meglio. Un esempio banale, il Governo lanciò il “piano città” senza grandi risorse, ecco, sarebbe sufficiente “convocare” questi patrimoni e dire loro: “investiamo sul miglioramento sismico dei centri storici, sulla rigenerazione urbana, la conservazione dei piccoli centri abitati, la sovranità alimentare etc.” Chiunque può rendersi conto che tali investimenti sono un ritorno per gli investitori poiché puntano a migliorare la qualità dell’Italia, compresi essi stessi. Mentre i privati rilanciano il Paese il legislatore, parallelamente, dovrebbe intervenire sull’evasione fiscale, l’elusione e le attività criminali finanziarie per recuperare altri miliardi da spostare sul sistema educativo. E’ banale evidenziare che l’investimento strategico avrà una ricaduta positiva per lo Stato con l’aumento del gettito fiscale prodotto da nuova occupazione.

Come appena accennato la povertà può terminare con un efficace cambio di paradigma culturale: si misura lo sviluppo umano, il benessere, l’ambiente e tutte le dimensioni indicate dal Benessere Equo e Sostenibile. Applicando l’articolo 9 della Costituzione si aprono opportunità lavorative in un indotto immenso, un giacimento di ricchezza che solo l’Itala può vantare. Abbiamo bisogno di filosofi, agronomi, geologici, architetti, ed imprese artigiane nei settori più importanti del riuso e dell’efficienza energetica. Rigenerare i centri urbani dei paesi italiani richiede un impegno importante. E’ molto probabile che non tutte le Amministrazioni locali di piccole dimensioni abbiano dirigenti e funzionari con la formazione adeguata, a volte anche i capoluoghi di provincia non hanno personale adeguato, ed è sufficiente investire in questo aspetto con l’aiuto dei esperti, associazioni per puntare all’adeguamento culturale rispetto al periodo di transizione che stiamo vivendo, successivamente i Comuni possono presentare progetti di qualità (un nuovo “piano città” figlio dello stop al consumo del suolo) e finanziarli con le ricchezze private sopra accennate, con il taglio degli sprechi e con il taglio di politiche sbagliate come quelle indirizzate nelle missioni militari o all’esercito (22 miliardi digitalizzazione esercito).

Il legislatore può introdurre leggi virtuose che prevengono illeciti e reati, la riduzione della corruzione con l’adeguamento delle pene e dei reati (“colletti bianchi” e finanza creativa), l’efficacia di un processo civile e penale più veloce, e l’introduzione della vera class action possono rappresentare la svolta di processi conformi al diritto. La vera class action è un procedimento stragiudiziale e quindi previene il ricorso al Tribunale ed ha l’85% di successi, inoltre la vera class action punisce SpA non compatibili col mercato poiché premia le SpA rispettose delle norme.

La scelta politica di puntare sulla bellezza dell’Italia è un insieme di strategie che vanno nella direzione di migliorare la qualità della vita, e per farlo bisogna agire parallelamente in tanti ambiti finora sottovalutati o ignorati. Esistono diverse linee politiche in ambito europeo: “Patto dei Sindaci”, “rete rurale nazionale”, “smart cities“, “european green capital” che possono essere adottate, queste vanno nella direzione giusta, ma l’UE è un blocco giuridico, poco democratico, e burocratico molto lento rispetto alle esigenze di cambiamento dei Paesi periferici che abbisognano di piani nazionali urgenti, con moneta sovrana libera dal debito immediatamente disponibile, come fanno USA e Giappone. Prima che l’UE diventi un luogo libero e democratico c’è il serio rischio che le Nazioni si autodistruggano grazie alla stupidità dei politici, non sarebbe la prima volta. Una strada importante è senza dubbio l’energia dal basso, una spinta popolare che pretenda un cambio radicale. Inoltre, la strada dei capitali privati – raccolta fondi – potrebbe essere un buon esempio e la via perseguibile per cominciare a rilanciare l’economia reale della Nazione per un interesse pubblico.

Tecnologie del buon senso.

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Idrocarburi addio? Nel periodo del “picco del petrolio“, non ci sono più dubbi o incertezze, l’epoca che finisce lascia spazio all’impiego in larga scala alle tecnologie nascoste per circa un secolo. I brevetti di Tesla e le relative evoluzioni sono l’esempio più noto di come si possa migliorare l’esistenza di interi popoli. Pensate che l’industria automobilistica vende a caro prezzo auto elettriche già obsolete, poiché è tecnicamente possibile avere mezzi di trasporto molto più efficienti e migliori. La cultura occidentale come noi la vediamo oggi cambierà stile di vita. Un esempio? La mobilità: un italiano, in Cina, testa una batteria che con una sola carica spinge un auto per ben ottocento chilometri, 800 km. Le biciclette di oggi, pedelec, montano motori elettrici che aiutano a superare salite senza sudare. L’uso dei motori elettrici cancella i costi del carburante e le ricariche possono essere effettuate con le fonti alternative. In Europa, per rendere un favore a qualcuno, si sono diffusi gli obsoleti treni ad alta velocità, mentre Cina e Giappone hanno sviluppato la tecnologia del treno a levitazione magnetica, più efficiente e sicuro.

Sostituire i motori a combustione con quelli elettrici ha molteplici vantaggi: eliminare le nanopolveri che generano neoplasie, ridurre l’estrazione di materie prime, usare motori più efficienti e spendere meno soldi per spostarsi.

L’agricoltura naturale consente di produrre cibo in maniera più efficiente. Numerosi cittadini stanno tornando alla terra e adottano le tecniche sperimentate da Fukuoka, la cosiddetta agricoltura sinergica. In quest’ottica si può ridurre il costo della spesa poiché si autoproduce parte del cibo di cui abbiamo bisogno con l’ulteriore vantaggio della qualità.

Ripensare l’agricoltura ha molteplici vantaggi: cancellare la dipendenza dal petrolio, puntare alla sovranità alimentare, migliorare la qualità del cibo e della salute umana, e ridurre i costi della spesa familiare.

I progettisti sono in grado di realizzare abitazioni autosufficienti, zero sprechi. La progettazione attenta alla sostenibilità consente di eliminare la dipendenza dagli idrocarburi, zero bollette. Da diversi decenni i progettisti sono ben consapevoli del fatto che una casa coibentata adeguatamente riduce la domanda di energia. Oggi, con l’impiego di un mix tecnologico (geotermico, eolico e solare) è possibile soddisfare i bisogni energetici in maniera razionale. Oltre alla progettazione è possibile misurare l’impatto delle scelte con l’analisi del ciclo vita dell’edificio e ridurre ulteriormente il depauperamento delle risorse finite.

Recuperare il costruito ha molteplici vantaggi: ridurre l’estrazione di materie prime, migliorare il comfort abitativo, migliorare la qualità della vita e ridurre i costi di gestione.

Un impegno nazionale, o locale, per la diffusione di queste conoscenze, competenze e tecnologie fa ridurre selettivamente il Prodotto Interno Lordo (PIL) poiché tutte queste conoscenze cancellano la dipendenza dei cittadini dagli idrocarburi e fa aumentare il risparmio; questo impegno cancella gli sprechi che fanno aumentano l’inquinamento ambientale, e migliora la qualità della vita.

Cambiare paradigma culturale ha molteplici vantaggi: eliminare gli sprechi, ripensare i valori mettendo al centro l’uomo con la sua vera natura: reciprocità, cooperazione e benessere collettivo; cambiare paradigma significa fare politica per gli altri e rinunciare all’egoismo, all’avidità e alla psicosi collettiva di una stupidità diffusa: potere decisionale nelle mani dei pochi, neanche eletti dai popoli (UE).

Queste brevi considerazioni ricordano che le soluzioni pratiche per una esistenza migliore sono note e diffuse, in Italia manca una volontà popolare dal basso per pretenderle, e manca una volontà politica dall’alto per adottarle. Sono note anche le ragioni del gravoso ritardo: l’assenza di una consapevolezza diffusa, a tutt’oggi l’80% degli italiani ha difficoltà nell’apprendere e comprendere. Secondo un’indagine internazionale pubblicata da Tullio De Mauro nel 2008, solo il 20% degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare. Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

Ecco spiegate, da Tullio De Mauro, le ragioni della debolezza di un popolo che si affida al politico affabulatore di turno, o perché la maggioranza dei cittadini non comprenda il motivo di dover smettere di sostenere un sistema che è contro l’interesse pubblico. Da questa analisi si comprende anche la difficoltà nel far sorgere un movimento civico democratico dal basso, e si capisce che bisognerebbe partire dai valori, dalla cultura e dalla capacità di sperimentare sistemi e dinamiche genuinamente democratiche e partecipative.

“Capitali mobili”

“Estratto” da “Qualcosa” che non va:

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].
L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]
I banchieri non hanno bisogno di soldi: li stampano dal nulla. Anche Norberto Bobbio, nel 1984 disse chiaramente che qualcosa non funzionava: «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove»[5]. Fu Bobbio, in Italia, a parlare di videocrazia, plutocrazia, cleptocrazia[6] e di “potere invisibile”. Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima[7].

Eppure è sufficiente un click del mouse per riscontrare in internet quanto Bobbio denunciava,  nell’indifferenza totale di allora quanto nell’apatia odierna. Come difendere l’industria nazionale dalla speculazione e dalle svendite indiscriminate. Ampia rappresentanza delle forze politiche italiane alla conferenza del Movimento Solidarietà e dell’EIR del 28 giugno 1993[8]. E’ lungo il titolo di un dibattito che chiedeva conto circa l’incontro “segreto” del panfilo Britannia ed il relativo rischio di un probabile comportamento eversivo di diversi partecipanti e non (decisioni prese altrove). Si citano Carlo Azzeglio Ciampi, Mario Dragi, Romano Prodi, Giuliano Amato, Beniamino Andreatta che in quegli anni ricoprivano ruoli e funzioni strategiche per l’economia italiana ma soprattutto  per la ricchezza degli italiani. Le illazioni di Movisol sono pesantissime e se ci fosse maggiore coscienza da parte delle Corti, Costituzionale e dei Conti, si potrebbe avviare un processo per tradimento alla Repubblica italiana ed atti eversivi dell’ordine democratico poiché leggendo l’ampio articolo il popolo sovrano sembra esser stato tradito, ingannato e privato di poteri di controllo sulla cosa pubblica per favorire interessi privati: SpA straniere e non solo. Un piccolo “stralcio” dell’articolo:

Invece il comportamento di Andreatta è la prova che esiste un legame, come è stato detto nella introduzione, tra la strategia liberista, della “terapia d’urto” e delle privatizzazioni, e la geopolitica applicata nei Balcani per intrappolare l’Europa in uno scenario di conflitti.

Per Prodi, e Draghi si evidenziano le loro “relazioni collaborative” con Goldman Sachs, stessa relazione che detiene oggi Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La prima parte dell’articolo di Movisol evidenzia anche l’influenza, negli anni ’90, dell’agenzia americana di rating, Moody’s, in chiaro conflitto di interessi nel giudicare l’andamento del debito italiano.
Ricordiamo cosa dice l’art. 416 (associazione per delinquere) del codice penale: I tratti caratteristici di questa fattispecie di reato sono: la stabilità dell’accordo, ossia l’esistenza di un vincolo associativo destinato a perdurare nel tempo anche dopo la commissione dei singoli reati specifici che attuano il programma dell’associazione. La stabilità del vincolo associativo dà al delitto in esame la tipica natura del reato permanente; l’esistenza di un programma di delinquenza volto alla commissione di una pluralità indeterminata di delitti. La commissione di un solo delitto non integra la fattispecie in esame. Parte della dottrina e della giurisprudenza richiede altresì l’esistenza di un terzo requisito, vale a dire il fatto che l’associazione sia dotata di una “organizzazione”, anche minima, ma adeguata rispetto al fine da raggiungere.
Per chi indaga sui reati finanziari è del tutto impossibile trovare le prove (soldi) del vantaggio acquisito dato che le leggi consentono l’uso di società off-shore e, le stesse spesso conducono a paradisi fiscali dove le leggi nazionali non hanno alcun valore e, quindi è totalmente inefficace il potere investigativo degli inquirenti. Invece, sono evidenti a chiunque i vantaggi acquisti di alcune SpA dopo le cattive privatizzazioni avvenute in Italia. Sono numerose le testimonianze e gli articoli di giornali che raccontano atteggiamenti e comportamenti eversivi da parte di banchieri, funzionari pubblici e politici, che sembrano preoccuparsi ed occuparsi, principalmente, di arricchire le tasche di talune SpA per trarne vantaggi personali a scapito dei popoli sovrani. Le privatizzazioni italiane non hanno applicato il principio della democrazia economica, anzi lo stesso è stato eluso come spesso accade quando si vuole aggirare la Costituzione italiana. Le norme italiane consentono di acquistare quote azionarie delle ex-aziende di Stato, ma il controllo delle stesse anziché essere trasferito ai cittadini (azionariato diffuso) e garantito da una mano pubblica con un arbitro imparziale si è consentito ad alcune SpA di accentrare poteri e capitali (“scatole cinesi”) per passare da legittimi monopoli di Stato ad immorali monopoli privati (plutocrazia e cleptocrazia) contraddicendo la democrazia economica e rubare a norma di legge i beni dello Stato.
In questo incontro del 1993 si legge ancora:

Governi e banche centrali dell’ Europa continentale hanno sin ora respinto le nuove tecniche speculative della finanza derivata. Alcuni banchieri svizzeri e tedeschi sono convinti che l’offensiva condotta dagli anglo-americani con la finanza derivata sia “più pericolosa di una guerra nucleare con la Russia”. Il 24 novembre, poco dopo la crisi dello SME, il direttore generale della Banca per i Regolamenti Internazionali di Basilea Alexander Lamfalussy ha dichiarato ad un gruppo di banchieri a Londra: “Volete sapere perché molti colleghi delle banche centrali nutrono le mie stesse preoccupazioni che queste attività possano rappresenta- re problemi di natura sistemica nel sistema finanziario internazionale?” Lamfalussy teme il ripetersi del fenomeno verificatosi col crac borsistico del 1987: “l’attività sui mercati derivati potrebbe avere notevoli ripercussioni nei sotto- stanti mercati a pronti, al punto da accentuare proprio quella instabilità dei prezzi contro la quale si pensava di dare un’assicurazione con alcuni strumenti derivati”. […] Anche un personaggio di spicco a Wall Street come Henry Kaufman, che è stato il primo economista della Salomon Brothers, si è detto preoccupato perché la speculazione “derivata” fa intravedere “una prossima catastrofe colossale perle banche americane”. Altri così bollano queste novità nel sistema finanziario: “ventiseienni con il computer stanno costruendo la bomba all’idrogeno finanziaria.” Tuttavia non fanno nulla per controllare la situazione. La primavera scorsa Lamberto Dini condusse uno studio per il Fondo Monetario Internazionale, ma il suo rapporto è stato praticamente censurato, la stampa non ha ottenuto delle copie. Ad una mia domanda nel corso di una conferenza a febbraio, Lamberto Dini ha risposto: “Le banche americane e londinesi svolgono il grosso delle attività in questo processo. Dobbiamo determinare innanzitutto cosa stia effettivamente accadendo.

Nella sostanza, questo ampio articolo mostra con chiarezza e lucidità quanti sapevano cosa stesse per accadere prima che i subprime fossero venduti, nel 2008, e soprattutto erano consapevoli del processo di privatizzazione del mondo con strumenti finanziari progettati appositamente per rubare a norma di legge. Si capisce bene quanto le istituzioni tradizionali, Parlamento, Governi, Presidenti siano servitori di volontà altrui e che queste non siano volontà etiche, anzi.
In questo frangente si mostrano aspetti determinanti della società. La moneta, il capitale, sono mezzi che determinano la vita dei cittadini e le scelte delle istituzioni nazionali e soprattutto locali, Regioni, Province e Comuni poiché hanno la seria difficoltà di programmare e destinare i soldi utili a creare sviluppo e crescita per i cittadini. Come può esserci democrazia rappresentativa o democrazia diretta se i capitali possono apparire e sparire con un click di mouse? Come può esserci dignità umana quando chi determina la creazione di ricchezza con la moneta non è stato mai eletto? Quale cittadino ha eletto i membri della BCE, della Banca d’Italia, o i membri di un’agenzia di rating, e/o della Commissione  e/o del Consiglio europeo?
Il Comune della nostra città ha obblighi ben precisi dettati da un patto di stabilità ed i soldi per realizzare opere e servizi sono concessi da una banca, ma di chi è la banca? Come può un cittadino, partecipare alla vita politica del proprio Paese quando le principali infrastrutture, telecomunicazioni, autostrade, acqua sono gestite da manager che non hanno interessi pubblici ma badano esclusivamente a massimizzare i profitti?

Molti cittadini ancora non hanno ben chiaro che occuparsi unicamente della gestione del proprio Comune non è più determinante, poiché gli Enti locali sono condizionati da direttive europee e le linee politiche scritte in quegli emendamenti provengono da organizzazioni sovranazionali non rappresentative degli interessi pubblici, ma delle solite SpA che acquistano i Titoli di Stato e, che acquistano il debito pubblico. Spesso le vicende politiche hanno mostrato che i nostri amministratori si scambiano ruoli e funzioni coi banchieri e gli stessi siedono nelle SpA che fanno i milioni con i servizi pubblici locali in regime di monopolio, altro che libero mercato, libero di rubare a norma di legge. Ma quanti hanno compreso l’enorme potere di ricatto dei “capitali mobili”?
Nel mondo odierno la mobilità è divenuta il fattore di stratificazione più efficace e ambito, la materia con cui sono quotidianamente costruite e ricostruite nuove gerarchie sociali, politiche, economiche e culturali di portata sempre più mondiale. Attraverso la mobilità acquisita dai proprietari e gestori di capitali passa una nuova – e senza precedenti nella sua radicale categoria – emancipazione del potere dai suoi obblighi: nei confronti dei dipendenti ma anche nei confronti delle giovani e più deboli generazioni e di quelle future e nei confronti dell’autoriproduzione delle condizioni di vita di tutti; in breve, la libertà del dovere di contribuire alla vita quotidiana e alla perpetuazione della comunità. […] Non essere più responsabili delle conseguenze è il beneficio più ambito e apprezzato che la nuova mobilità conferisce al capitale fluttuante e svincolato dalla dimensione locale. I costi per la gestione delle conseguenze non devono essere più presi in considerazione nei calcoli sull’«efficacia» degli investimenti. La nuova libertà del capitale richiama alla mente i proprietari assenteisti di un tempo, famigerati per il modo in cui trascuravano, suscitando forti risentimenti, i bisogni delle popolazioni che li nutrivano. L’unico interesse che il proprietario assenteista aveva per la terra che possedeva consisteva nel «sovrappiù» che se ne poteva scremare. Ma nonostante le indubbie analogie, il paragone non rende pienamente giustizia al tipo di libertà dalle preoccupazioni e dalle responsabilità che il capitale mobile del tardo Novecento ha acquisito e che il proprietario assenteista non poteva nemmeno sognarsi.[9]
Un dato statistico, condiviso da Tullio De Mauro, indica che due italiani su tre non hanno capacità di intendere quello che stanno leggendo, questo potrebbe aiutarci a capire perché la maggioranza del popolo si limita a votare due coalizioni politiche, destra e sinistra, praticamente inutili allo sviluppo umano. Possiamo esser certi: i degenerati governano il mondo e l’Italia. Per porre rimedio alla degenerazione potremmo iniziare a leggere più libri, studiare meglio la nostra lingua; vi sono due romanzi molto utili che descrivono la realtà illusoria: uno è 1984 di George Orwell e l’altro è fahrenheit 451 di Ray Bradbury entrambi hanno ispirato il film Matrix che racconta il mondo come una realtà illusoria e come tornare a vivere da esseri umani, bisogna sconnettersi da Matrix. Il film documentario Zeitgeist addendum, Il pianeta verde, La crisi, The Corporation sono altre testimonianze cinematografiche socialmente utili.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] NORBERTO BOBBIO, l’età dei diritti, in ET Saggi [478], Einaudi Torino 1995
[6] Videocrazia: conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione; Plutocrazia: determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali; Cleptocrazia: quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite
[7] NORBERTO BOBBIO, il futuro della democrazia (prima ediz. 1984), Einaudi,  pag. 17
[8] MOVISOL, http://www.movisol.org/draghi4.htm , Solidarietà, Anno I, Numero 2 (ottobre 1993)
[9] ZYGMUNT BAUMAN, la società individualizzata, l’etica assediata, il Mulino pag. 237