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Posts Tagged ‘innovazione tecnologica’

Riccardo Iacona attraverso la puntata di Presa diretta, chiamata Il pianeta dei robot, consente di riprendere un dibattito sorto proprio con la rivoluzione industriale, e cioè le macchine che sostituiscono i lavoratori producendo disoccupazione. Oggi l’innovazione tecnologica dell’informatica consente alle imprese di produrre merci e servizi senza l’ausilio dell’essere umano, pertanto l’aumento della disoccupazione è scontata, e così i liberali pensarono di predisporre il cosiddetto reddito di base per consentire alle persone di acquistare le merci prodotte dai robot. Inutile osservare che la classe dirigente è del tutto inerte rispetto a questa evoluzione del capitalismo, già Piketty ha osservato che il capitale si sta sganciando dal lavoro, e che l’accumulo di moneta avviene attraverso la finanza, e non esclusivamente attraverso la produzione di merci. Oggi, chi controlla i capitali finanziari controlla anche le risorse del pianeta, è necessario che le risorse tornino sotto la gestione dei popoli e degli Stati democratici, ma soprattutto siano dichiarate bene comune e siano sottratte dalle avide e stupide logiche di mercato.

Oltre all’evidenza odierna dei robot che sostituiscono le persone negli impieghi manuali pesanti, e questo è un vantaggio; è indubbiamente inquietante il fatto che gli algoritmi e le APP sostituiscono anche le professioni intellettuali dando consigli alla specie umana, di fatto trasformando in realtà tutti gli scenari preconizzati da romanzi e film di fantascienza.

Vi ricordate la famosa frase il lavoro nobilita l’uomo? Oppure il mantra dei sindacati il lavoro produce ricchezza? Sono slogan che appartengono a un’epoca che sta terminando. L’inizio della fine fu preconizzato dai romanzi sui robot con Isaac Asimov nel 1950, poi è proseguito con le prime automazioni nelle fabbriche durante gli anni ’70, e poi le prime linee produttive informatizzate durante gli anni ’80. Oggi le macchine sostituiscono tutti gli operai nelle linee produttive e di assemblaggio, i prossimi licenziamenti ci saranno in tutta la logistica, sostituiti da umanoidi e anche nell’esercito, successivamente troveremo umanoidi anche nell’industria delle costruzioni, e nell’assistenza medica e sociale (lo so sembra un ossimoro robot sociale). Il film l’uomo bicentenario non è utopia.

La specie umana ha una sola salvezza: uscire dalla religione capitalista e approdare sul piano della bioeconomia; cancellare gli sprechi e rilocalizzare i processi produttivi; ridurre lo spazio del mercato e aumentare quello della comunità, tutto ciò considerando le leggi della fisica per usare razionalmente l’energia e garantire le risorse alle future generazioni. E’ necessario accettare l’evidenza che la religione capitalista è incompatibile con la natura, e che il lavoro salariato senza utilità sociale è sinonimo di schiavitù, mentre la tecnica senza governo e leggi morali può distruggere la specie umana. Lo scopo della nostra specie non è accumulare merci inutili ma avviare percorsi di conoscenza e di relazioni umane.

Se da un lato i robot sostituiscono schiavi nel processo produttivo, liberandoli dalla propria alienazione, è necessario che la società colga l’opportunità di ripensare se stessa, e accettare di introdurre l’etica nell’impresa e nelle istituzioni politiche per favorire lo sviluppo umano. L’idea ottocentesca di lavoro è finita. Non è affatto necessario produrre tutte le merci che troviamo in commercio, anzi molte di quelle merci sono inutili, e questo è un giudizio di valore. E’ necessario che i cittadini abbiano il coraggio e l’intelligenza di tornare a fare politica.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati: non è la globalizzazione neoliberista che produce lavoro, ma lo Stato e la cooperazione. Negli anni recenti le SpA che hanno aumentato i propri profitti senza lavorare sono quelle informatiche e cioè Apple, Google, Microsoft attraverso il valore di capitalizzazione, l’elusione e l’evasione fiscale concessa dal mondo offshore. Il capitalismo neoliberista sta mostrando che attraverso la finanza e le borse telematiche non serve lavorare per accumulare ricchezza. In questo modo si segna la fine del lavoro e si realizza una nuova trasformazione del rapporto capitale/lavoro e cioè uno scollegamento. Wal-Mart che vale molto meno di Apple, è la più grande multinazionale in termini di lavoro, ha circa 2,2 milioni di occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati di Legacoop: attraverso l’Alleanza delle coop raccolgono circa 12 milioni di soci e danno lavoro a circa 1,2 milioni di persone, con un fatturato di circa 127 miliardi di euro. Se raffrontiamo Facebook con Legacoop ci rendiamo che il software di Mark Zuckerberg, utilizzato per spiare e commercializzare i gusti delle persone, da lavoro a circa 5 mila persone. Lo Stato italiano, secondo i dati raccolti dal Commissario Cottarelli ha circa 3,4 milioni di dipendenti. Ergo, la cooperazione e lo Stato creano più lavoro delle SpA. In Italia gli occupati totali sono circa 22.566.000 su una popolazione di 60.795.612 di abitanti, nel 1968 gli occupati erano circa 20 milioni e gli abitanti circa 50 milioni, e questo cosa dimostra? Una classe dirigente che si concentra sulla crescita del PIL non crea più occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione, i dati dicono chiaramente che la strada giusta è quella della cooperazione e non della competitività o della crescita attraverso il neoliberismo, poiché la crescita crea disoccupati mentre le zone economiche speciali possono aprire nuove opportunità alla criminalità dei colletti bianchi.

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Negli anni del dopo guerra l’Italia ha programmato il proprio destino politico, spesso facendo scelte sbagliate per inseguire un’errata idea di sviluppo, anzi, confondendo il progresso con lo sviluppo. Negli anni ’50, ’60 e ’70 si sono consumate aspre lotte intestine fra le parti politiche ed oggi nel 2013 possiamo aver certezza che quelle idee sviluppiste hanno consegnato, alle presenti generazioni, danni ambientali che potevano essere evitati, danni irreversibili in diversi luoghi e danni reversibili se fossero affrontati con serietà.

Buona parte dei cittadini italiani si è stanziata nelle città, quei luoghi dello sviluppo contaminati dall’industria e dall’automobile col motore a scoppio, aspetto davvero incredibile se scopriamo l’acqua calda: l’uomo si muove ancora con una tecnologia obsoleta nonostante esistono modelli molto più efficienti e sostenibili. Discorso analogo vale per le abitazioni e per i materiali impiegati.

Dal punto di vista del governo del territorio la storia ci insegna che fra il progresso e lo sviluppo, prevalse quest’ultima idea e pertanto le città furono costruite, spesso, in deroga ai piani regolatori generali consentendo la più selvaggia speculazione edilizia. Si salvarono quei territori abbandonati e non considerati dalle pianificazioni territoriali sviluppiste che insediarono i complessi industriali. Da Nord a Sud gli abitanti possono notare la distruzione del paesaggio prodotto dagli impianti industriali. Da un lato, la politica ha dovuto favorire la nascita di settori strategici poiché rappresentavano la base di enormi indotti commerciali, ma da un altro la stessa politica non ha saputo tutelare il diritto alla salute, prioritario rispetto al lavoro, e pertanto tanti impianti non furono controllati e tanto meno si favorì l’innovazione tecnologica per ridurre l’inquinamento. Una vera e sincera cultura ambientalista, in Italia, non c’è mai stata, sopratutto non ci fu negli anni in cui era necessaria, gli anni ’50, ’60 e ’70. Solo a partire dagli anni ’80 abbiamo cominciato ad importare valutazioni ambientali, metodi e criteri di sostenibilità, nel frattempo l’avidità delle imprese ha potuto proliferare indisturbata, e compiere danni sanitari ed ambientali rimanendo totalmente impunite, grazie ad un vuoto giurisprudenziale gigantesco e l’assenza di una vera class action (azione di classe).

Tutt’oggi le normative ambientali sul monitoraggio dell’aria, dell’acqua e dei suoli sono del tutto inefficienti per prevenire l’inquinamento poiché si basano su limiti soglia che consentono l’inquinamento stesso, cioè bisogna sapere che misure, prelievi, non si basano su criteri che tutelano la natura umana, ma su criteri che accettano varie forme di inquinamento, criteri arbitrari che aiutano le imprese.

Ad esempio, la branca che si occupa di questa cose, la medicina del lavoro, ci informa sul fatto che la diffusione di micro e nano particelle nel corpo umano (polmoni e sangue) dipende anche dalle loro dimensioni e dalla solubilità. Cosa significa? Mentre le norme misurano il peso delle micro e  nano particelle, e non le dimensioni, quelle più pericolose, le più piccole, hanno la libertà di inquinare e fare danni. Qualsiasi processo di combustione produce micro e nano particelle, e più è alta la temperatura delle combustioni e più nano particelle si producono. E’ noto che in Italia i partiti hanno favorito la vendita e diffusione di automobili che usano ancora il motore a scoppio, com’è noto che in Italia si è favorito la costruzioni di nuovi inceneritori anziché chiuderli e sostenere il riciclo totale.

Altri danni ambientali irreversibili sono stati incentivati da modifiche di natura amministrativa e di natura contabile per gli Enti locali. Tant’è che, con l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico si è “legalizzato” il voto di scambio, e favorito la finanza creativa, mentre con l’immorale obbligo di pareggio di bilancio  e l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente tutti gli amministratori locali hanno accelerato la vendita del territorio per raccogliere soldi da usare per la spesa corrente, come se non fosse bastata la speculazione edilizia degli ’50, ’60 e ’70. Ancora oggi Sindaci e Consigli comunali approvano obsoleti piani in espansione urbana nonostante sul territorio siano rispettati gli standard minimi quantitativi, tradotto: vi sono alcuni comuni che non hanno bisogno di nuovi piani perché godono della fortuna di aver ricevuto dal passato una dignitosa organizzazione territoriale, ma nonostante questo dono decidono di mercificare il territorio, violando la costituzione e non la legge, strano ma è così.

E’ evidente che la cultura degli italiani sui temi ambientali è abbastanza carente, nel senso che negli anni in cui si decise la direzione del mondo occidentale, la maggior parte del mondo industriale, scolastico ed accademico abbracciò un’ideologia negando l’esistenza di un’alternativa che pur si stava manifestando. Frederick Soddy (1877 – 1956) e Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) che ideò il termine bioeconomia furono completamente ignorati nonostante avessero annunciato l’insostenibilità di un modello basato sulla crescita all’interno di un pianeta dalle risorse, notoriamente, finite. Intellettuali come Ivan Illich (1926 -2002) e Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) dissero chiaramente che quel modello di società industriale era incompatibile con l’essere umano e furono altrettanto ignorati.

Con circa 70 anni di ritardo la società riscopre le analisi di questi personaggi che ebbero il merito intellettuale di proporre modelli alternativi, di mostrare i limiti di un’ideologia che stava crescendo a danno dell’umanità: il capitalismo. Questa religione trasformatasi in liberismo è il cancro persistente delle organizzazioni e delle istituzioni che sono al vertice del governo mondiale: WTO, Banca Mondiale, Fondo Monetario, Banca dei regolamenti internazionali, Unione Europea ed USA. E’ il cancro che pervade le riflessioni degli incontri a porte chiuse dei club élitari.

Alle analisi proposte da Soddy e Georgescu-Roegen bisogna aggiungere altre analisi, quelle relative al sistema bancario ombra e la natura stessa delle banche con i loro paradisi fiscali. La storia ci insegna che le banche vivono sull’inganno psicologico che la moneta possa essere creata dal nulla, come avviene oggi. Il peso della finanza è l’arma di distruzione di massa che sta cancellando democrazia, ecosistemi e diritti inviolabili dell’uomo.

Di fronte a questi fatti non esiste una via d’uscita di compromesso con le leggi della natura, per questa ragione esiste un gigantesco vuoto politico-culturale che può essere riempito solo con la sostituzione dei paradigmi culturali di questa società obsoleta. In Italia non esiste una forza politica popolare capace di interpretare i nuovi paradigmi e pertanto è necessario crearla poiché la priorità assoluta è cambiare la società partendo dalle fondazioni. Il percorso è in salita, ma deve essere fatto con metodi democratici, sinceri, e con tanta formazione culturale, approfondimenti, spirito di sacrificio ed altruismo. Per questo motivo bisogna fare attenzione, e delegittimare i partiti leaderistici poiché svantaggiano la partecipazione democratica dei cittadini, per ragioni abbastanza evidenti, i capi per soddisfare il proprio ego non amano il confronto e preferiscono fedeli galoppini piuttosto che persone libere, intellettualmente oneste, capaci ed intelligenti.

La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori (Maurizio Pallante).

Nonostante tutto dal 2007 una piccola associazione di promozione sociale come il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) prova a rispondere con una piccola scuola di formazione con atteggiamento pragmatico, favorendo lo sviluppo di nuove imprese formate sui nuovi modelli e nuovi paradigmi, poiché la recessione che stiamo subendo MDF ritiene indispensabile rispondere con nuove forme di lavoro e attraverso i suoi circoli locali che sperimentano stili di vita sostenibili con la natura. Ovviamente MDF non è l’unica associazione che mette in discusse il “sistema”, ed i circoli locali spesso fanno sinergia con organizzazioni più “anziane” che da anni cercano di migliorare la cultura di noi italiani.

Girando l’Italia possiamo star tranquilli circa un aspetto, numerose piccole comunità non hanno dimenticato la vera natura umana, e pertanto diversi piccoli centri, rimasti indenni dalla crescita obsoleta, sono stati capaci di interpretare il cambiamento necessario e stanno tutelando e valorizzando i saperi locali, le fonti energetiche alternative, l’agricoltura naturale e tutta una serie di attività volte al riuso ed al recupero. I buoni esempi ci sono e spesso fanno rete con l’intento di incidere sul pensiero dominante.

Ambiente (Fonte: ISTAT e CNEL, Bes 2013, pag. 210)
Qualche segnale positivo e persistenti criticità
Il benessere delle persone è strettamente collegato allo stato dell’ambiente in cui vivono, alla stabilità e alla consistenza delle risorse naturali disponibili. Di conseguenza, per garantire ed incrementare il benessere attuale e futuro delle persone è essenziale ricercare la soddisfazione dei bisogni umani promuovendo attività di sviluppo che non compromettano le condizioni e gli equilibri degli ecosistemi naturali. In Italia emergono segnali contraddittori rispetto alla qualità del suolo e del territorio: in particolare, aumenta la disponibilità di verde urbano e delle aree protette, ma il dissesto idrogeologico rappresenta ancora un grave rischio naturale distribuito su tutto il territorio nazionale. A questo va aggiunto il rischio per la salute e per l’ambiente naturale dovuto all’inquinamento presente in diverse aree del nostro. Paese, le quali devono essere sottoposte ad azioni di messa in sicurezza e bonifica. Anche l’acqua e la qualità dell’aria sono aspetti fondamentali che riguardano direttamente il benessere e la salute umana. I consumi di acqua potabile sono in linea con quelli europei e si mantengono in media pressoché costanti dal 1999, ma permane una accentuata dispersione dalle reti di distribuzione e trasporto di acqua potabile e in alcune regioni elevata è l’interruzione del servizio. Il numero medio di superamenti del valore limite di PM10,1 cioè di microparticelle inquinanti nell’atmosfera, misurati nell’aria delle maggiori città italiane, appare in aumento, con conseguenze negative per la protezione della salute umana. Aumentano i consumi di energia da fonti rinnovabili e nel 2010 il valore dell’Italia è superiore alla media europea. In diminuzione risulta il consumo di risorse materiali interne, anche se è troppo presto per parlare di una tendenza alla “dematerializzazione” dell’economia italiana. L’andamento delle emissioni antropiche di gas climalteranti, derivanti dalle attività produttive e dai consumi finali delle famiglie, è in diminuzione, anche se ciò appare in parte collegato alla crisi economica degli ultimi anni.
Suolo e territorio
Il suolo svolge un ruolo prioritario nel funzionamento degli ecosistemi terrestri, contribuendo alla salvaguardia delle acque, al controllo dell’inquinamento ed esercita effetti diretti sugli eventi alluvionali e franosi. L’uso e il consumo di suolo, nonché la qualità del territorio dove le persone vivono, sono quindi di fondamentale importanza per il loro benessere. Il verde urbano, oltre a svolgere funzioni di tipo estetico e a contribuire al benessere psicofisico, concorre in modo rilevante alla mitigazione degli effetti degli inquinanti gassosi, al miglioramento del microclima attraverso l’ombreggiamento e l’emissione di volumi di vapore acqueo, alla riduzione dei rumori e alla protezione del suolo.

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La domanda non sarà quanto costa, ma ci sono le risorse per farlo? Tutta la storia delle città è condizionata dallo sviluppo del capitalismo, fino all’implosione del sistema sotto la spinta finanziaria della moneta creata dal nulla, come fosse una macchina perpetua senza tener conto dell’entropia e dei flussi di energia e di materia. L’economia del debito è arrivata al capolinea, gli Stati non potranno ripagare i debiti, e neanche sarebbe giusto farlo dato che il sistema stesso è stato creato per accentrare poteri nelle mani di pochi.

Le città possono rinascere liberando il territorio dagli scopi mercantili del capitalismo, ed oggi tutto ciò può essere fatto grazie all’innovazione tecnologica ed all’informatica a servizio dell’etica. Le regole dell’estimo e dei valori di trasformazione possono essere adeguati a nuove misure, non più prioritariamente €/m2, €/m3, ma Joule/m3. A queste nuove misure possono essere associate “nuove” consuetudini democratiche ove i cittadini possano partecipare al processo decisionale della politica per entrare nella co-gestione dei beni comuni, dalla pianificazione territoriale all’uso razionale delle risorse.

In merito alle trasformazioni urbane la convenienza di un investimento viene calcolata rispetto alla quantità di volumi edificabili (m3) moltiplicate per il valore di mercato (€/m3), cioè il consumo di risorse rispetto a convenienze di mercato. Il legislatore può azzerare i regimi immobiliari, può cambiare le regole di trasformazione rendendo conveniente riusare, rigenerare, tutelare piuttosto che crescere e vendere per speculare. Chiunque intuisce che la crescita smisurata delle città ha creato sprechi e che i flussi di energia e materie ci danno informazione utili suggerendo di investire in altre direzioni. Gli sprechi possono costituire forme di finanziamento per cancellarli.

Si tratta di cambiare i paradigmi che hanno determinato lo sviluppo delle città. Da molto tempo non è più l’industria che fa crescere le città, ma la cosiddetta vocazione terziaria dei servizi immateriali. Oggi è la contabilità pubblica che incentiva lo spreco di risorse, ma anche queste regole possono essere cambiate, così sembra dei disegni di legge che vietano l’uso di oneri di urbanizzazione per le spese correnti.

Cambiando cultura, cambiamo la domanda e gli interessi, cambia anche l’uso dei suoli e la loro destinazione, ma bisogna revisionare le regole estimative nella direzione delle ricerche sull’analisi del ciclo vita. Le nuove dimensioni ed i nuovi standard indicati nel Benessere Equo e Sostenibile suggeriscono criteri efficaci per misurare la qualità della vita, e pertanto agli standard minimi quantitativi si associano a nuove informazioni che aiutano amministratori e cittadini per capire la società odierna, e di conseguenza come agire per compiere analisi e valutazioni più mature.

Indicatori come debito/PIL e pareggio di bilancio non sono affatto efficaci, del resto come dimostrano i dati preoccupanti dell’aumento della povertà e della riduzione dei servizi minimi messi a rischio proprio da criteri, regole e indicatori obsoleti e fuorvianti, così come raccontano esperti, economisti, sociologi e psicologici di tutto il mondo, da diversi decenni. Oggi siamo arrivati alla sintesi dei nuovi indicatori, praticabili, ed adottati da diversi paesi, manca una piena legittimità politica che può e deve venire dal legislatore, dagli amministratori locali e dai cittadini.

La conservazione dei centri storici, la prevenzione del rischio sismico, la realizzazione di servizi minimi, la conservazione del patrimonio e dell’ambiente, l’uso razionale delle risorse possono essere perseguiti e raggiunti se cambiamo gli schemi e le procedure che abitualmente usiamo per trattare merci e beni comuni. Abbiamo confuso i beni con le merci ed usiamo la moneta per dare valore, confondendo il valore con prezzi e costi. Pertanto conservare il patrimonio pubblico è un valore, e non importa quanto costi, sarà sufficiente controllare la congruità del prezzi come deve accadere nella prassi; e non possiamo farci limitare da ideologie contabili sbagliate che stanno facendo aumentare la disoccupazione e fanno cadere in rovina la Repubblica, non per l’assenza di competenze e conoscenze, ma per la granitica e religiosa convinzione che il mondo debba essere governato dall’attuale sistema contabile-fiscale che ignora diritti e leggi della fisica.

Prima ci rendiamo conto della immorale e grottesca vicenda che stiamo vivendo, e prima potremmo liberare la forza creativa che restituirà dignità a noi stessi, affrontando e risolvendo i problemi che conosciamo.

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