Il futuro dell’Italia?

Il 12 febbraio 2013 nel mio blog ho scritto quanto segue: «I partiti attuali non hanno più legittimazione politica, e non esprimo più la volontà popolare, questa è la sintesi. Il popolo comunque ha bisogno di fare politica, anche quando non si esprime, continua a fare politica.

Se la logica ci indica che non esiste una maggioranza politica legittimata è ragionevole pensare che bisogna trovare legittimità altrove. L’unica è la democrazia, il governo del popolo. In questa sintesi logica è naturale attendersi la trasformazione della Repubblica in un sistema democratico più maturo ove il cittadino possa avere strumenti efficaci per governare direttamente e insieme agli organi elettivi.

Tolta la fiducia ai partiti, i cittadini devono riporla in se stessi e nella comunità. E’ prevedibile ritenere che le elezioni non daranno un governo stabile, ma daranno una risposta politica, antropologica e sociale: bisogna cambiare le regole che organizzano la società per adeguarle ai cambiamenti in corso. Una risposta in linea con la Costituzione è la rinascita della convivialità, delle agorà e delle forme partecipative collettive che possono promuovere la volontà popolare. Le esperienze costruttive di metodi e forme di partecipazione sono presenti nel mondo interno, è necessario che in Italia si cominci a sperimentare e migliorare i processi nel corso tempo.»

Molti avevano previsto l’ingovernabilità. Oggi esiste un’opportunità ed auspico che il M5S faccia quanto promesso da Grillo: primo non accettare i compromessi, secondo sfruttare il potere delegato dal popolo per fare l’intesse pubblico e tutelare la Repubblica. Gli italiani non tollereranno l’ennesimo tradimento e le conseguenze sarebbero pesantissime. Integrità e coerenza non sono mai state le virtù dei dipendenti eletti, ma in questa occasione non penso che gli italiani farebbe sconti ad un soggetto politico nato e cresciuto sulla “pancia” degli italiani.

L’ingovernabilità che viene descritta come condizione negativa offre una grande opportunità a chi ha occhi per vedere. Il M5S ha il dovere di usare questa grande energia per far del bene, e deve prendere atto, a differenza di tutti i partiti tradizionali, che il problema dell’Italia siamo noi italiani. In questi mesi di ingovernabilità questa energia andrebbe usata per far crescere il livello culturale del paese avviando e stimolando modelli efficaci di partecipazione politica.

Solo il 20 per cento degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare.
Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea. Questi dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Ad accurati campioni di popolazione in età lavorativa è stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementarissimo, di accesso, e cinque di difficoltà crescente. Si sono così potute osservare le effettive capacità di lettura, comprensione e calcolo degli intervistati, e nella seconda indagine anche le capacità di problem solving. I risultati sono interessanti per molti aspetti. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in società progredite. Ma non nelle dimensioni italiane (circa l’80 per cento in entrambe le prove). Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori. I dati sono stati resi pubblici in Italia nel 2001 e nel 2006. Ma senza reazioni apprezzabili da parte dei mezzi di informazione e dei leader politici.[1]

Adesso che la “pancia” degli italiani è stata riempita, bisogna dare soddisfazione alla testa degli italiani che deve avere l’opportunità di conoscere una nuova visione del mondo, una visione ragionevole che si fonda sul cambio di paradigma culturale.

L’enorme consenso che gli italiani hanno dato al M5S dovrebbe essere usato per far del bene.


[1] TULLIO DE MAURO, ANALFABETI D’ITALIA, Internazionale 734, 6 marzo 2008 http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&thold=-1&mode=flat&order=0&sid=4403