Avanti popoli

Gli esseri umani indirizzati dalla più grande forza religiosa degli ultimi trecento anni, il capitalismo, continuano a lasciarsi addomesticare per sperimentare percorsi di falsa crescita individuale e regressione culturale collettiva. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite entro il 2030 buona parte della popolazione mondiale vivrà in megalopoli, metropoli, regioni urbane e aree urbane. Il modello culturale predominate è quello economico ove tutto è merce, orientato verso la stupida crescita continua. Tutto ciò nonostante a soli 17 anni si studiano la biologia, la termodinamica e la legge dell’entropia, per la verità tali conoscenze di base sono divulgate solo nei licei; dunque in giovane età scopriamo la fotosintesi clorofilliana, le trasformazioni irreversibili, e banalmente siamo in grado di intuire quanto sia stupido e impossibile per una specie vivente proseguire la propria esistenza distruggendo gli ecosistemi. Le rivoluzioni industriali sono state la conquista di tecnologie sia utili che inutili. Dal punto di vista dei poteri e del controllo sociale ci rendiamo conto che una piccola casta di industriali auto referenziali ha assunto il ruolo di comando e di orientamento delle politiche globali. Questa casta auto referenziale orienta e controlla il complesso sistema di comunicazione e di cattiva educazione influenzando sia tutti i partiti politici e sia le masse degli individui verso l’accumulo di merci inutili. E’ ampiamente noto che diverse organizzazioni sovranazionali finanziate da queste caste di banchieri, manager e industriali perseguono i propri interessi, ed è facile osservare come, prima o poi, i loro indirizzi politici diventano leggi, norme e direttive delle pubbliche istituzioni. E’ altrettanto facile osservare che invece noi cittadini, negli ultimi vent’anni, finora non siamo stati capaci di organizzare e promuovere i nostri legittimi interessi e di trasformarli in consenso politico per costruire una società migliore di questa.

Senza il rispetto delle leggi che ci danno vita (ecologia), siamo stupidamente condannati all’estinzione. Sul pianeta Terra la specie umana è l’unica che ha inventato un complesso sistema convenzionale (monetarismo) e divulgativo innaturale (l’economia neoclassica), che consente a una piccola casta di tenere in schiavitù la maggioranza degli individui, costretti o addomesticati in un sistema di scambio (economia del debito) e di comportamenti irrazionali (pubblicità) e innaturali: consumismo compulsivo, competitività, narcisismo, avidità, egoismo e invidia sociale, mercificazione.

Quando miliardi e miliardi di individui saranno stanziali negli ambienti urbani, l’impatto energivoro degli stili di vita compulsivi all’interno delle megalopoli metterà a rischio la specie umana. Siamo in grado di intuire il nostro destino, e già negli anni ’70 furono pubblicati scenari futuri sugli effetti del capitalismo, poi tali scenari sono stati aggiornati indicando prospettive per ridurre i danni e per tendere a una sostenibilità sociale e ambientale. La maturazione delle nuove tecnologie ci consente di ridurre i danni e offrire prospettive future alle generazioni che verranno; ma questo accadrà solo se nei prossimi anni l’intero sistema istituzionale e culturale sarà riprogrammato secondo la bioeconomia.

La strada per la sopravvivenza delle specie umana passa necessariamente per una decrescita selettiva delle merci, c’è poco da immaginare e discutere, e quindi la sopravvivenza passa per una transizione da stili di vita dannosi a stili di vita sostenibili. Le classi dirigenti politiche, spinte dalla coscienza collettiva dei popoli, dovranno riprendersi una propria autonomia decisionale e colpire le industrie responsabili di questo rischio estinzione, sia programmando una transizione tecnologica per garantire un uso razionale delle risorse limitate e sia programmando investimenti per la rigenerazione dei territori e delle aree urbane ove si concentrerà buona parte della popolazione mondiale.

Il luogo ove cominciare questo cambiamento radicale è proprio la città. Nelle aree urbane si concentrano e si sviluppano le principale relazioni fra individui, e pertanto è d’obbligo concentrare le principale risorse mentali ed economiche nei luoghi ove è necessario sostituire l’uomo economico con le persone, libere e responsabili. Ecco a cosa serve la politica, a determinare programmi che riguardano la polis al fine di vivere in prosperità e in pace.

Le attuali istituzioni pubbliche e private stanno investendo nelle aree urbane ma non secondo precetti realmente sostenibili poiché lo scopo delle imprese è sempre l’aumento dei profitti attraverso la produttività. Negli ultimi dieci anni, in termini di valore di capitalizzazione, la cosiddetta old economy è stata superata dalla new economy finanziaria e internnettiana, entrando di forza nelle stanze della globalizzazione, e orientando gli interessi dell’élite che controlla la Terra. Sono rimasti immutati gli obiettivi bellici per controllare le limitate risorse fossili, così come le attività estrattive legate alle merci delle nuove tecnologie, le sementi, il controllo del cibo, e l’acqua. La morsa sulle risorse che determinano la sopravvivenza umana non viene allentata, e il percorso di privatizzazione del mondo è quasi ultimato.

E’ nelle regioni urbane che le comunità possono e devono unirsi per garantire la propria sopravvivenza ponendo al centro l’interesse generale e costituzionale della tutela dei beni inalienabili, ampliandoli, e individuando aree demaniali da destinare all’uso civico per auto consumo. Sono almeno due le direttrici fondamentali per affrontare una consapevole sopravvivenza della nostra specie: la prima è ripristinare il primato della politica sull’economia, altrimenti, perseverando nel neoliberismo non ci sarebbero più speranza e libertà democratiche, per nessuno. La seconda, è la progressiva uscita dal capitalismo favorendo la bioeconomia, e questo è possibile solo avviando un dibattito pubblico sui nuovi paradigmi culturali condivisi con tutti i popoli che vogliono avviare un sistema di scambio ecologico, e non più di accumulo monetario. E’ implicito che tutto il sistema telematico delle giurisdizioni segrete va abbattuto, così come resi illegali gli strumenti delle scommesse finanziare e riformati il diritto societario e bancario.

Dal basso, cioè fra le persone è importante stimolare la nascita di comunità che decidono di soddisfare alcuni bisogni uscendo dagli scambi monetari per favorire gli scambi reciproci dei beni che non sono merci. E’ necessario favorire processi e percorsi per ogni cittadino che desidera riaffermare lo spazio pubblico e democratico.

E’ nelle regioni urbane che c’è la necessità di conservare il patrimonio storico architettonico e il suo paesaggio, introducendo la bellezza. E’ nelle regioni urbane che c’è la necessità di dare un alloggio al prezzo che giovani coppie possono sostenere, è nelle regioni urbane che bisogna cancellare tutti gli sprechi energetici offrendo l’opportunità delle nuove tecnologie, introducendo nuovi standard e servizi secondo bisogni reali e non secondo i capricci della pubblicità. C’è la necessità di avviare trasferimenti di volumi, riuso e ristrutturazioni urbanistiche ed edilizie favorendo la nascita di nuovi impieghi utili. Nelle regioni urbane è necessario fare bonifiche e riciclare tutti i rifiuti indirizzandoli a progetti di eco-design. C’è la necessità di migliorare il trasporto pubblico con nuove tecnologie e ridurre la mobilità privata, sostituendo le auto con le bici pedelec e i restanti motori a scoppio con quelli elettrici.

Per programmare e finanziare tutte queste azioni politiche è fondamentale trasformare o uscire dall’attuale sistema economico chiamato euro zona poiché tutto l’impianto istituzionale dell’Unione non ha la capacità e la volontà politica di perseguire l’uguaglianza fra i popoli. A meno che di imprevedibili ripensamenti dell’élite europea. Nei pochi anni di sistema SME e della moneta unica, i cosiddetti Paesi periferici hanno danneggiato il proprio patrimonio industriale poiché le forze politiche nazionali, anziché applicare i valori costituzionali, hanno abdicato all’interesse generale e consegnato famiglie e imprese nelle mani diaboliche del famigerato libero mercato, che come tutti sanno, non ha una coscienza civile. Per questo motivo è determinante riaffermare il primato della politica sull’economia e il ripristino di una sovranità nazionale, per promuovere una politica industriale bioeconomica che favorisce la rilocalizzazione delle attività produttive su nuovi paradigmi culturali, e contemporaneamente stabilisce alleanze con altri popoli che riconoscono la necessità di promuovere politiche industriali sostenibili, indipendentemente dal cosiddetto colore politico, ormai etichetta obsoleta e anacronistica. Il vero tema politico è uscire dal neoliberismo della globalizzazione, per favorire una nuova aggregazione culturale, sociale, politica che metta insieme categorie sociali apparentemente divise, secondo le obsolete etichette (divide et impera), ma unite dalla difficile realtà che osserviamo intorno a noi, per ricostruire comunità e Stati, cioè consentire alle persone di scegliere e favorire percorsi di crescita spirituale e materiale. Questo potrà accadere solo applicando i principi e i valori della Costituzione repubblicana, situata al di sopra dei Trattati europei.

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Visioni sulla polis

Fare previsioni è una cosa molto difficile, è facile sbagliare. Quando nel 2010 decisi di condividere in rete le ricerche che faccio dedicai energie mentali nel capire come le idee del potere giungessero alle forze politiche, e come queste idee diventavano leggi, norme che condizionano la nostra vita.  E’ ovvio che prima di pubblicare “Qualcosa che non va” avevo svolto le mie ricerche, letto diversi saggi, e stavo sviluppando pensieri su come avviene questo processo, e perché le istituzioni sono progettate in un certo modo. L’ultimo passo fu proprio la condivisione gratuita di quello che avevo studiato. Premettendo che sono un semplice cittadino curioso, sono rimasto sorpreso nell’aver compreso ed azzeccato i temi politici più importanti, quelli che oggi nel 2013 occupano l’intero dibattito politico. Questa piccola esperienza individuale dimostra che qualsiasi cittadino, se intende capire la nostra società e soprattutto il potere, può farlo autonomamente e farsi la propria idea senza condizionamenti esterni. Non si tratta di arrivare alla verità assoluta, ma di sviluppare capacità di scomposizione e ricomposizione della realtà che possono avviare processi mentali di elaborazione ed aumentare la flessibilità della propria mente.

Oggi stiamo vivendo un periodo di cambiamento epocale, l’ho scritto diverse volte, e molti scrivono le medesime cose, mi permetto di aggiungere solo un aspetto drammatico e pericoloso: pochi attori politici – eletti, giornalisti, opinion makers – agiscono veramente per il bene comune, e per migliorare la cultura degli italiani, anzi molti agiscono nella direzione opposta, e cioè mirano a conservare la schiavitù per orientare i popoli verso gli interessi particolari del potere invisibile. Insomma non vedo molti altruisti in giro, anzi vedo molti individui affascinati dal potere con un ego smisurato ed inclini all’avidità; per il momento, queste sono le energie negative degli attori protagonisti in politica che fanno il bello e cattivo tempo nella società italiana.

I media rappresentano la volontà degli editori, cioè i proprietari, chi finanzia la televisione (pubblicità, big spender in fuga meno spot). Bhè la politica dei partiti è la medesima cosa. Negli USA questo modo di costruire le priorità politiche embedded è il sistema, è la politica dei partiti embedded. Pertanto non c’è alcun bisogno di corrompere poiché i partiti sono già corrotti, è questo il motivo per cui nel “tempio della democrazia” gli scandali sono molto minori rispetto all’Italia. Gli scandali, difficilmente, riguardano il sistema delle tangenti che servono a modificare le idee dei politici per ottenere leggi secondo gli interessi particolari di qualcuno, perché negli USA chi vince rappresenta gli interessi delle lobbies che finanziano i partiti. Il predomino dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico negli USA è sistemico, poiché i partiti si pesano sulla raccolta fondi, sui soldi e non sulle idee e/o sui valori. Nonostante ciò, sappiamo bene, che anche negli USA c’è corruzione anche dopo le elezioni, più negli ambiti amministrativi locali piuttosto che negli ambiti governativi nazionali perché tutti i presidenti sono l’espressione di tante lobbies economiche messe insieme. La storia insegna che quando un presidente USA non ha rispettato gli accordi viene ucciso o sostituito con uno scandalo mediatico, anche in Italia è accaduto questo.
L’Italia e gli italiani hanno subito una lenta e progressiva manipolazione della percezione circa i modelli democratici. La maggioranza degli italiani crede che il modello USA sia democratico, quando è semplicemente la peggiore dittatura mediatica che l’umanità possa aver mai visto ed assistito, poiché il potere è palesemente mantenuto ed ampliato attraverso la forza militare. I Governi non fanno altro che ampliare il proprio impero con l’uso dei servizi segreti e dell’esercito, che a sua volta non serve il popolo americano, ma alcune SpA che sono l’espressione delle lobbies che finanziano le campagne elettorali degli attori/Presidenti scelti precedentemente.
Da diversi anni anche in Italia si intende importare questo modello, per nulla etico, ove i soldi daranno la misura e la forza alle azioni politiche. Solo una sana e corretta informazione potrà dare risposte ai dubbi ed alle domande. Quale sistema scegliere? Quanto costa la politica?

Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo.

Nel panorama politico italiano è in corso un cambiamento. I protagonisti politici degli ultimi vent’anni sono alla fine del proprio ciclo per motivi anagrafici, e le forze parlamentari attuali subiranno una variazione rispetto alla scomposizione e ricomposizione dei partiti poiché essi stanno costruendo nuove alleanze rispetto alla scelta dei nuovi leader politici. Sono finiti degli equilibri, e pertanto i gruppi emergenti stanno costruendo altri equilibri utili agli interessi delle lobbies che oggi governano in USA ed nell’UE, insieme alle solite famiglie elitarie italiane. Tutte queste manovre non hanno nulla a che vedere con l’interesse pubblico e con la Repubblica, tanto meno col benessere dei cittadini, perché queste manovre non si articolano rispetto ai problemi del Paesi, ma unicamente rispetto all’avidità delle SpA che scommettono nei mercati internazionali.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro.

Dopo le recenti elezioni amministrative i cittadini hanno dato un segnale politico molto interessante: molti cittadini hanno preferito non votare poiché consapevoli che non sarebbero stati rappresentati, cioè l’apatia politica si sta trasformando in un dissenso maturo. I cittadini sanno di non potersi fidare dei partiti tradizionali. Sarebbe interessante se questo dissenso popolare si trasformasse in proposta politica alternativa.

Veniamo alla domanda principale: quali saranno i prossimi attori principali di questa finta democrazia rappresentativa?

Prima di dare una “risposta” dobbiamo riconoscere come e quanto il potere invisibile abbia saputo raggiungere diversi obiettivi: primo fra tutti l’assenza di una vera democrazia rappresentativa e l’impossibilità dei cittadini di poter fare politica direttamente che crea una frustrazione popolare molto diffusa. Bisogna riconoscere che la più grande forza che il potere possiede, è senza dubbio la serenità di essere costantemente indisturbato, e di poter fare affidamento su un esercito di individui addomesticati, che di volta in volta sanno ingannare efficacemente le masse.

In questo momento i soggetti politici si stanno preoccupando di fare poche cose, ma “buone”. 1) Riprendersi il consenso perduto occupandosi seriamente di alcuni temi minori propagandati dal M5S e riconquistare coi fatti un minimo di credibilità; 2) tentare di promuovere alcuni giovani emergenti, fra cui Matteo Renzi, ed affidargli il governo del Paese; 3) Consolidare il processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa e garantire un futuro alle attuali SpA che comandano nell’UE. Ognuno di questi obiettivi è sostenuto da una schiera di individui impegnati in diversi ambiti della società, molte energie vengono profuse e spese quotidianamente. E’ molto plausibile che questi obiettivi siano raggiunti a breve termine, per lo meno i primi due sono alla portata dei poteri pre-costituiti, il terzo è più complesso.

Milioni di italiani vorrebbero partecipare al processo della politica, ma non esiste un’organizzazione democratica pronta a cogliere questa voglia di partecipare, e soprattutto che sappia capire questa voglia di cambiamento. Chi sono questi italiani? Sono quelli che hanno votato per il referendum pro acqua pubblica, una moltitudine incredibile, sono quelli del partito del non voto, il primo partito italiano, e sono quelli che per protesta e per fiducia hanno votato M5S, ma oggi sembrano aver già cambiato idea. Sono la maggioranza del popolo italiano senza una rappresentanza, senza un partito e senza un’organizzazione. Questo è un vantaggio politico enorme per lo status quo.

Nei prossimi 12, 24 mesi lo status quo approfitterà di questo vantaggio e raggiungerà i propri obiettivi. Se il partito del non voto aumenterà i propri consensi questa finta democrazia rappresentativa che esiste grazie all’aritmetica, cioè esiste perché la maggioranza degli aventi diritto va ancora a votare, tranne in Sicilia e Roma che è in crisi profonda, se il partito del non voto cresce è possibile che il sistema feudale immaginato dall’élite prenda corpo e sostanza. Se non ci piace la nostra società, la risposta non è alzare la voce o la protesta fine a se stessa, ma l’impegno, lo studio, la ricerca, l’umiltà, l’integrità, la comprensione, il merito, la trasparenza, l’onestà intellettuale e lo sviluppo della creatività. Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo. E’ difficile che un politico trovi soluzioni ai problemi poiché spesso i problemi sono questi tecniche che possono essere affrontate da un progettista, cioè una mente creativa.

Un esempio?

Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi. La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.
In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze.