Un vuoto da riempire

Negli anni del dopo guerra l’Italia ha programmato il proprio destino politico, spesso facendo scelte sbagliate per inseguire un’errata idea di sviluppo, anzi, confondendo il progresso con lo sviluppo. Negli anni ’50, ’60 e ’70 si sono consumate aspre lotte intestine fra le parti politiche ed oggi nel 2013 possiamo aver certezza che quelle idee sviluppiste hanno consegnato, alle presenti generazioni, danni ambientali che potevano essere evitati, danni irreversibili in diversi luoghi e danni reversibili se fossero affrontati con serietà.

Buona parte dei cittadini italiani si è stanziata nelle città, quei luoghi dello sviluppo contaminati dall’industria e dall’automobile col motore a scoppio, aspetto davvero incredibile se scopriamo l’acqua calda: l’uomo si muove ancora con una tecnologia obsoleta nonostante esistono modelli molto più efficienti e sostenibili. Discorso analogo vale per le abitazioni e per i materiali impiegati.

Dal punto di vista del governo del territorio la storia ci insegna che fra il progresso e lo sviluppo, prevalse quest’ultima idea e pertanto le città furono costruite, spesso, in deroga ai piani regolatori generali consentendo la più selvaggia speculazione edilizia. Si salvarono quei territori abbandonati e non considerati dalle pianificazioni territoriali sviluppiste che insediarono i complessi industriali. Da Nord a Sud gli abitanti possono notare la distruzione del paesaggio prodotto dagli impianti industriali. Da un lato, la politica ha dovuto favorire la nascita di settori strategici poiché rappresentavano la base di enormi indotti commerciali, ma da un altro la stessa politica non ha saputo tutelare il diritto alla salute, prioritario rispetto al lavoro, e pertanto tanti impianti non furono controllati e tanto meno si favorì l’innovazione tecnologica per ridurre l’inquinamento. Una vera e sincera cultura ambientalista, in Italia, non c’è mai stata, sopratutto non ci fu negli anni in cui era necessaria, gli anni ’50, ’60 e ’70. Solo a partire dagli anni ’80 abbiamo cominciato ad importare valutazioni ambientali, metodi e criteri di sostenibilità, nel frattempo l’avidità delle imprese ha potuto proliferare indisturbata, e compiere danni sanitari ed ambientali rimanendo totalmente impunite, grazie ad un vuoto giurisprudenziale gigantesco e l’assenza di una vera class action (azione di classe).

Tutt’oggi le normative ambientali sul monitoraggio dell’aria, dell’acqua e dei suoli sono del tutto inefficienti per prevenire l’inquinamento poiché si basano su limiti soglia che consentono l’inquinamento stesso, cioè bisogna sapere che misure, prelievi, non si basano su criteri che tutelano la natura umana, ma su criteri che accettano varie forme di inquinamento, criteri arbitrari che aiutano le imprese.

Ad esempio, la branca che si occupa di questa cose, la medicina del lavoro, ci informa sul fatto che la diffusione di micro e nano particelle nel corpo umano (polmoni e sangue) dipende anche dalle loro dimensioni e dalla solubilità. Cosa significa? Mentre le norme misurano il peso delle micro e  nano particelle, e non le dimensioni, quelle più pericolose, le più piccole, hanno la libertà di inquinare e fare danni. Qualsiasi processo di combustione produce micro e nano particelle, e più è alta la temperatura delle combustioni e più nano particelle si producono. E’ noto che in Italia i partiti hanno favorito la vendita e diffusione di automobili che usano ancora il motore a scoppio, com’è noto che in Italia si è favorito la costruzioni di nuovi inceneritori anziché chiuderli e sostenere il riciclo totale.

Altri danni ambientali irreversibili sono stati incentivati da modifiche di natura amministrativa e di natura contabile per gli Enti locali. Tant’è che, con l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico si è “legalizzato” il voto di scambio, e favorito la finanza creativa, mentre con l’immorale obbligo di pareggio di bilancio  e l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente tutti gli amministratori locali hanno accelerato la vendita del territorio per raccogliere soldi da usare per la spesa corrente, come se non fosse bastata la speculazione edilizia degli ’50, ’60 e ’70. Ancora oggi Sindaci e Consigli comunali approvano obsoleti piani in espansione urbana nonostante sul territorio siano rispettati gli standard minimi quantitativi, tradotto: vi sono alcuni comuni che non hanno bisogno di nuovi piani perché godono della fortuna di aver ricevuto dal passato una dignitosa organizzazione territoriale, ma nonostante questo dono decidono di mercificare il territorio, violando la costituzione e non la legge, strano ma è così.

E’ evidente che la cultura degli italiani sui temi ambientali è abbastanza carente, nel senso che negli anni in cui si decise la direzione del mondo occidentale, la maggior parte del mondo industriale, scolastico ed accademico abbracciò un’ideologia negando l’esistenza di un’alternativa che pur si stava manifestando. Frederick Soddy (1877 – 1956) e Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) che ideò il termine bioeconomia furono completamente ignorati nonostante avessero annunciato l’insostenibilità di un modello basato sulla crescita all’interno di un pianeta dalle risorse, notoriamente, finite. Intellettuali come Ivan Illich (1926 -2002) e Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) dissero chiaramente che quel modello di società industriale era incompatibile con l’essere umano e furono altrettanto ignorati.

Con circa 70 anni di ritardo la società riscopre le analisi di questi personaggi che ebbero il merito intellettuale di proporre modelli alternativi, di mostrare i limiti di un’ideologia che stava crescendo a danno dell’umanità: il capitalismo. Questa religione trasformatasi in liberismo è il cancro persistente delle organizzazioni e delle istituzioni che sono al vertice del governo mondiale: WTO, Banca Mondiale, Fondo Monetario, Banca dei regolamenti internazionali, Unione Europea ed USA. E’ il cancro che pervade le riflessioni degli incontri a porte chiuse dei club élitari.

Alle analisi proposte da Soddy e Georgescu-Roegen bisogna aggiungere altre analisi, quelle relative al sistema bancario ombra e la natura stessa delle banche con i loro paradisi fiscali. La storia ci insegna che le banche vivono sull’inganno psicologico che la moneta possa essere creata dal nulla, come avviene oggi. Il peso della finanza è l’arma di distruzione di massa che sta cancellando democrazia, ecosistemi e diritti inviolabili dell’uomo.

Di fronte a questi fatti non esiste una via d’uscita di compromesso con le leggi della natura, per questa ragione esiste un gigantesco vuoto politico-culturale che può essere riempito solo con la sostituzione dei paradigmi culturali di questa società obsoleta. In Italia non esiste una forza politica popolare capace di interpretare i nuovi paradigmi e pertanto è necessario crearla poiché la priorità assoluta è cambiare la società partendo dalle fondazioni. Il percorso è in salita, ma deve essere fatto con metodi democratici, sinceri, e con tanta formazione culturale, approfondimenti, spirito di sacrificio ed altruismo. Per questo motivo bisogna fare attenzione, e delegittimare i partiti leaderistici poiché svantaggiano la partecipazione democratica dei cittadini, per ragioni abbastanza evidenti, i capi per soddisfare il proprio ego non amano il confronto e preferiscono fedeli galoppini piuttosto che persone libere, intellettualmente oneste, capaci ed intelligenti.

La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori (Maurizio Pallante).

Nonostante tutto dal 2007 una piccola associazione di promozione sociale come il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) prova a rispondere con una piccola scuola di formazione con atteggiamento pragmatico, favorendo lo sviluppo di nuove imprese formate sui nuovi modelli e nuovi paradigmi, poiché la recessione che stiamo subendo MDF ritiene indispensabile rispondere con nuove forme di lavoro e attraverso i suoi circoli locali che sperimentano stili di vita sostenibili con la natura. Ovviamente MDF non è l’unica associazione che mette in discusse il “sistema”, ed i circoli locali spesso fanno sinergia con organizzazioni più “anziane” che da anni cercano di migliorare la cultura di noi italiani.

Girando l’Italia possiamo star tranquilli circa un aspetto, numerose piccole comunità non hanno dimenticato la vera natura umana, e pertanto diversi piccoli centri, rimasti indenni dalla crescita obsoleta, sono stati capaci di interpretare il cambiamento necessario e stanno tutelando e valorizzando i saperi locali, le fonti energetiche alternative, l’agricoltura naturale e tutta una serie di attività volte al riuso ed al recupero. I buoni esempi ci sono e spesso fanno rete con l’intento di incidere sul pensiero dominante.

Ambiente (Fonte: ISTAT e CNEL, Bes 2013, pag. 210)
Qualche segnale positivo e persistenti criticità
Il benessere delle persone è strettamente collegato allo stato dell’ambiente in cui vivono, alla stabilità e alla consistenza delle risorse naturali disponibili. Di conseguenza, per garantire ed incrementare il benessere attuale e futuro delle persone è essenziale ricercare la soddisfazione dei bisogni umani promuovendo attività di sviluppo che non compromettano le condizioni e gli equilibri degli ecosistemi naturali. In Italia emergono segnali contraddittori rispetto alla qualità del suolo e del territorio: in particolare, aumenta la disponibilità di verde urbano e delle aree protette, ma il dissesto idrogeologico rappresenta ancora un grave rischio naturale distribuito su tutto il territorio nazionale. A questo va aggiunto il rischio per la salute e per l’ambiente naturale dovuto all’inquinamento presente in diverse aree del nostro. Paese, le quali devono essere sottoposte ad azioni di messa in sicurezza e bonifica. Anche l’acqua e la qualità dell’aria sono aspetti fondamentali che riguardano direttamente il benessere e la salute umana. I consumi di acqua potabile sono in linea con quelli europei e si mantengono in media pressoché costanti dal 1999, ma permane una accentuata dispersione dalle reti di distribuzione e trasporto di acqua potabile e in alcune regioni elevata è l’interruzione del servizio. Il numero medio di superamenti del valore limite di PM10,1 cioè di microparticelle inquinanti nell’atmosfera, misurati nell’aria delle maggiori città italiane, appare in aumento, con conseguenze negative per la protezione della salute umana. Aumentano i consumi di energia da fonti rinnovabili e nel 2010 il valore dell’Italia è superiore alla media europea. In diminuzione risulta il consumo di risorse materiali interne, anche se è troppo presto per parlare di una tendenza alla “dematerializzazione” dell’economia italiana. L’andamento delle emissioni antropiche di gas climalteranti, derivanti dalle attività produttive e dai consumi finali delle famiglie, è in diminuzione, anche se ciò appare in parte collegato alla crisi economica degli ultimi anni.
Suolo e territorio
Il suolo svolge un ruolo prioritario nel funzionamento degli ecosistemi terrestri, contribuendo alla salvaguardia delle acque, al controllo dell’inquinamento ed esercita effetti diretti sugli eventi alluvionali e franosi. L’uso e il consumo di suolo, nonché la qualità del territorio dove le persone vivono, sono quindi di fondamentale importanza per il loro benessere. Il verde urbano, oltre a svolgere funzioni di tipo estetico e a contribuire al benessere psicofisico, concorre in modo rilevante alla mitigazione degli effetti degli inquinanti gassosi, al miglioramento del microclima attraverso l’ombreggiamento e l’emissione di volumi di vapore acqueo, alla riduzione dei rumori e alla protezione del suolo.
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Saper fare

Il dibattito politico sulla macro economia si divide fra liberisti e keynesiani, una facile semplificazione per etichettare e comunicare sinteticamente due visioni “opposte”. Invece, secondo un’opinione finora minoritaria di altri osservatori, il divide et impera sopra accennato rappresenta le due facce della medaglia, oppure, come preferisco dire che si tratta di pensieri appartenenti allo spesso piano ideologico, un piano sbagliato rispetto alle leggi che regolano la vita di questo pianeta. La soluzione si trova su un altro piano e bisogna compiere un salto per uscire dal pensiero dominante ed approdare ad un altro piano, completamente diverso, ordinato da leggi e regole diverse dal sistema eonomico-politico attuale. Le leggi del nuovo piano sono famose, notissime, ma per un errore ideologico non condizionano il sistema delle istituzioni. Un errore voluto perché fa comodo allo status quo.

Vi è una parte politica che sta processando il sistema liberista dominante, ma la soluzione proposta è il ritorno a politiche degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quelle che hanno fatto nascere questa crisi che non è ciclica ma di sistema, per tanto non è il ritorno a politiche vecchie che risolve il problema, ma uscendo da questa ideologia obsoleta poiché ignora palesemente le leggi della fisica. Non si contano più i casi in cui negli ultimi decenni, in nome della crescita, grandi gruppi di persone sono stati cacciati dalla loro comunità e dalla loro terra. Per esempio, impianti industriali, miniere, dighe, porti e grandi strade sono cruciali nelle strategie di crescita, con il risultato che spesso gli abitanti devono abbandonare il proprio territorio. (Wuppert Institut, Futuro sostenibile, 2011, pag. 112)

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in Futuro Sostenibile, Edizioni Ambiente, pag.101

Entrando nel merito è banale che lo Stato torni a svolgere il proprio ruolo, lo prevede la Costituzione.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi». (Luciano Gallino)

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[1]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare. Nessun Governo politico vorrà produrre norme rispettando la biologia fino alla nascita recente di un metodo, oggi chiamato analisi del ciclo vita che misura gli impatti del consumo di risorse naturali.

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Fonte immagine: Wuppertal Institut, per un futuro equo

Tutto è stato ampiamente studiato già nel secolo scorso e persino una parte importante delle accademie ha prodotto testi e soluzioni percorribili, c’è persino un mondo industriale e di progettisti che sta avviando il cambiamento. I politici che parlano di scelte neokeynesiane non possono continuare a sottostimare le leggi che ci mantengono in vita. Essi dovrebbero integrare le proprie conoscenze con le altre per riconoscere l’importanza della transizione tecnologica di cui abbiamo bisogno per uscire dall’economia del debito.  Applicando nuovi paradigmi culturali che adottano nuovi indicatori già descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) pubblicato dall’ISTAT e dal CNEL gli attori politici possono compiere scegliere migliori rispetto al passato. Essi dovrebbero partire da questi indicatori, da quelle dimensioni, piuttosto che riproporre vecchi schemi che non parlano di sviluppo umano.

Bene la sovranità monetaria, per dare energia alla politica industriale, ma un bravo politico dovrebbe avere il coraggio di dire per quale politica industriale? Nella sostanza se non si introducono criteri qualitativi anche nella politica si torna agli sprechi degli anni ’30 ove si crearono posti di lavoro in attività inutili e persino dannose. Stiamo ancora pagando quei danni e solo oggi possiamo cominciare a misurare il danno biologico ed ambientale di uno “sviluppo mortale”. Diversi progettisti, imprese hanno capito quali attività svolgere per vivere in armonia con la natura, i politici?

La politica monetaria va indirizzata in ambiti virtuosi per migliorare la condizione dei cittadini e garantire un futuro alle prossime generazioni grazie all’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate. Cancellazione degli sprechi, fonti alternative e sufficienza energetica, conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, conversione ecologica dell’industria meccanica e manifatturiera, sovranità alimentare.

E’ questo il punto, bisogna cambiare i paradigmi della società altrimenti anche le posizioni keynesiane, come dimostra la storia producono danni poiché bisogna transitare dal fare a prescindere al saper fare, ed oggi bisogna fare meno e meglio indirizzando le politiche pubbliche negli ambiti virtuosi sopra citati che creano nuova occupazione in mestieri utili all’Italia.

In fine l’innovazione tecnologica indirizzata in attività virtuose mostra un’altra opportunità straordinaria per una società migliore: lavorare meno con un salario ugualmente dignitoso e guadagnare tempo da investire nelle relazioni umane. Una visione opposta alla strada intrapresa dai Governi attuali guidati da un’ideologia dannosa che sta peggiorando l’esistenza degli individui.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione.

[1] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922

Più scienza meno crescita

Ancora oggi, nonostante le evidenze scientifiche siano devastanti e ingombranti, i Governi rallentano il cambiamento e fanno fatica ad abbandonare indicatori finanziari ed economici inefficienti ed obsoleti che non misurano il benessere.

L’ISTAT con la pubblicazione del primo rapporto BES 2013 (Benessere Equo e Sostenibile) compie il primo passo verso un’analisi della società che consente di uscire dalla religione della crescita, aggiunge un punto di vista nuovo e mostra informazioni ignorate dagli italiani e dagli amministratori. I Governi devono interpretare la società partendo dalla bioeconomia, e meglio ancora considerando le leggi della fisica.

Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”.[1]

Secondo una definizione classica di economia – amministrazione della casa – essa studia la condotta umana come relazione tra fini determinati e mezzi scarsi applicabili a usi alternativi (Robbins, 1932).  L’economia non solo non viene più studiata seriamente, ma è stata sostituita da strumenti matematici – hedge fund[2], credit default swap[3] – non per pubblica utilità, ma per manipolare, nascondere, ingannare, truffare i popoli ed arricchire una ristretta élite.

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[4]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare.

La supremazia dell’alta finanza oggi si basa sul fatto che essa ricongiunge a un determinato luogo i fattori di produzione mobili – il capitale mobile, il lavoro flessibile basato sul sapere e altamente specializzato e la trasformazione mobile e standardizzata della natura – al fine di ottenere i prezzi più bassi possibile su scala globale, eliminando così il capitale locale. […] Secondo Aristotele, la distinzione fra la produzione del proprio fabbisogno (“economia”) e la produzione per il commercio e il guadagno (“crematistica”) contiene secondo Polanyi l’indicazione indubbiamente più profetica mai fornita nel campo delle scienza sociali. E’ la constatazione che l’approvvigionamento interno non può essere subordinato alla produzione destinata all’export. “Aristotele insiste sul fatto che il senso dell’economia è la produzione per il proprio fabbisogno, non quella a fini di lucro. Ma una produzione destinata all’esportazione, secondo il filosofo, non mette in pericolo l’autosostentamento fintanto che i prodotti destinati alla vendita, per esempio il grano o il bestiame, vengono comunque coltivati nell’ambito di un’economia dell’autosussistenza; la vendita delle eccedenze pertanto non deve distruggere la base dell’economia nazionale”.[5]

Le tecnologie di oggi consentono di progettare la “civiltà contadina modernizzata“, cioè comunità libere perché autonome grazie alla sovranità alimentare ed energetica con fonti alternative e per mezzo dell’economia della sussistenza, la politica delle risorse in maniera razionale.


[2] Fonte Wikipedia: I fondi speculativi (in inglese hedge funds) detti anche in italiano fondi hedge, nascono negli Stati Uniti negli anni 50. La definizione di “finanza creativa” è spesso associata alle operazioni speculative che tali fondi possono consentire. Il primo fondo hedge fu fondato da Alfred Winslow Jones nel 1949.

[3] Fonte Wikipedia: Il credit default swap (CDS) è uno swap che ha la funzione di trasferire l’esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato. È un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il CDS viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione. Tipicamente la durata di un CDS è di cinque anni e sebbene sia un derivato scambiato sul mercato over-the-counter (non regolamentato) è possibile stabilire qualsiasi durata.

[4] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922

[5] WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007 pag. 112