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Posts Tagged ‘evoluzione’

Le tecnologie informatiche ci consentono di semplificare molte cose e di condividere standard abbastanza utili per misurare la nostra attività antropica. L’attività edilizia è senza dubbio una delle più impattanti ed è anche quella che prima di altre ha avuto la capacità di informare i cittadini circa l’estrazione delle materie prime ed il relativo impatto dato dalla trasformazione dei materiali.

Queste conoscenze possono diminuire drasticamente il nostro peso sul pianeta e possono trasformare i nostri centri abitati, per renderli molto più comfortevoli e gradevoli, più vivibili rendendo i cittadini più felici. Addirittura potremmo coordinare la nostra attività rispettando i tempi della natura. Le materie prime che usiamo in edilizia sono molto diverse e ci sono risorse rinnovabili, mentre altre non lo sono affatto, pertanto com’è noto l’estrazione e la trasformazione non rappresentano un processo reversibile (entropia) e l’impatto rimarrà per sempre. L’attività estrattiva delle cave, ad esempio, è un danno ambientale irreversibile.

Se sommiamo l’impronta ecologica con la capacità biologica abbiamo un bilancio che ci dice se abbiamo un deficit o un surplus.

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Fonte: Monica Lavagna, Life Cycle Assessment in edilizia, Hoepli, 2008 pag. 62

Questi indizi ci fanno comprendere che oggi abbiamo tante conoscenze per capire come agire. Il nostro problema maggiore è l’assenza di consapevolezza fra cittadini e dipendenti politici che compiono molta fatica nel riconoscere e dare valore alle leggi della natura, mentre sono teleguidati dall’avidità della finanza globale e delle solite lobbies.

L’errore che non bisogna fare: in molti processi di contabilità ambientale sono previste delle “compensazioni”, cioè si accetta il danno, e si crede che si possa rimediare in un certo modo. Questo principio si eredità dalla cultura economicista creando l’illusione che tutto possa essere ripagato, acquistato, venduto, tutto è merce, ahimé, la natura non contempla questo aspetto poiché tutto si trasforma e nulla è reversibile. Pertanto per coordinarsi al meglio con la natura è sufficiente non fare certe cose, ciò che la natura non prevede non va fatto, semplice, così com’è sufficiente applicare il principio di precauzione.

Le istituzioni locali devono trasformarsi da ragionieri in tutori degli ecosistemi, la nostra esistenza è condizionata dai bilanci energetici della fotosintesi clorofilliana e pertanto le contabilità che contano non sono quelle finanziarie, ma tutt’altre. Bisogna ripensare le istituzioni introducendo la biologia nelle contabilità pubbliche con criteri di bioeconomia, bisogna misurare i flussi di materia e di energia.

Nei piani urbanistici si indicano densità ed indici, questi ultimi informano quanti metri cubi possono essere costruiti in un’area, e ad essi si attribuiscono un prezzo che interessa ad un soggetto privato, oppure i comuni sfruttano, per motivi di contabilità interna, gli oneri di urbanizzazione per pagare la spesa corrente, ahimé le norme lo consentono, ma in questo modo si distruggono gli ecosistemi.

All’interno dei piani potremmo immaginare di inserire indici biologici e flussi di energia attribuendo loro un valore, un interesse pubblico che ha un peso molto maggiore del prezzo di mercato. Così come potremmo svincolare la contabilità pubblica dall’attività edilizia e indirizzarla su attività virtuose, in questo modo non avremo più una macchina perpetua che cresce sempre, ma avremo un’attività che conserva un equilibrio poiché rispetta i cicli e si evolve rispetto alla memoria, rispetto al passato.

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Il legislatore può riscrivere le regole contabili e calibrare l’attività antropica ai tempi della natura, questo dovrebbe essere l’obiettivo per garantire le risorse finite alle future generazioni. Oggi, i velocissimi tempi della finanza muovono le scelte politiche e stanno distruggendo il patrimonio pubblico.

Gli standard quantitativi richiesti dall’urbanistica possono essere integrati con gli standard del Benessere Equo e Sostenibile (BES). Territorio e patrimonio possono essere tutelati con adeguati strumenti di misura: analisi del ciclo vita, impronta ecologica. Il passo successivo è determinante: uscire dall’economia del debito, ripensare i criteri estimativi dando peso all’utilità sociale, e cambiare le regole di contabilità degli Enti locali per svincolare gli obblighi di bilancio dall’organizzazione e pianificazione territoriale, e ridimensionare l’influenza della finanza privata che spesso si sostituisce all’interesse pubblico. Sappiamo che il BES racchiude dimensioni ideali per raggiungere la felicità, distribuire le risorse e tendere ad una società migliore che tutela l’ambiente e privilegia le relazioni personali delle comunità.

Il legislatore deve proporre una norma organica, adeguata e ripensare i paradigmi per “costruire” gli insediamenti umani. Le regole contabili pubbliche non sono adeguate allo scopo di tutela dei diritti e del patrimonio pubblico pertanto vanno ripensate. E’ necessario prevenire la corruzione ed abbandonare tecniche che distruggono gli ecosistemi. E’ necessario che lo Stato torni a promuovere politiche monetarie ed industriali, che sviluppi controlli efficaci e impedisca al capitale privato di dubbia provenienza di avere il maggiore peso nelle scelte politiche. E’ necessario che i cittadini possano partecipare al processo decisionale della politica.

L’urbanistica è nata con uno scopo preciso: progettare strutture e servizi necessarie agli abitanti, e si misurano in ab/mq. Ogni città dovrebbe avere dotazioni minime standard. Una volta rispettati gli standard, e previsti indicatori adeguati di eco-densità, un piano urbanistico esaurisce il suo scopo, mentre molti consigli comunali, nonostante il rispetto degli standard, continuano a far crescere le città per ragioni di bilancio e/o per far riciclare denaro. Le nostre città sono state dotate di standard minimi, mentre altre non li hanno ancora, ed altre città, durante la ricostruzione post bellica, sono state costruite male per sfruttare la rendita. Una legge adeguata non dovrebbe dimenticare gli errori del passato, e non dovrebbe ignorare le reali capacità creative dei progettisti, e le tecnologie odierne che consentono di risolvere molti problemi delle nostre città. Ad esempio, vi sono aree abitate notoriamente difficili da gestire, si pensi alle periferie milanesi, romane, palermitane e napoletane, così come tante città medie mal costruite. Non è accettabile continuare a pensare che le città possano continuare a crescere, sarebbe innaturale, così come non è più accettabile monetizzare il territorio per approvare un bilancio comunale, oggi, com’è noto le amministrazioni distruggono appositamente gli ecosistemi per soddisfare i vincoli di bilancio. Non si tratta solamente di vietare che gli oneri di urbanizzazione coprano le spese, si tratta del fatto che lo Stato deve riprendersi la forza di finanziare se stesso e liberare la natura dall’assedio degli interessi privati.

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incontro_Milano_12_lug_2013

Quale membro del gruppo di studio: territorio e insediamenti umani del Movimento per la Decrescita Felice sono stato invitato ad esporre un’opinione durante l’incontro promosso dal Forum Nazionale Salviamo il paesaggio. Oggetto dell’incontro di Milano le recenti proposte di legge. Qui sotto l’intervento approfondito circa il governo del territorio.

Premessa:

Milano 12 luglio 2013_01Il problema del “governo del territorio” ha radici lontane ed ha caratterizzato il dibattito politico, tecnico e giuridico degli ultimi 70 anni, arricchito da visioni diverse e contrapposte fra loro. Le proposte di oggi suggeriscono una soluzione comune: “stop al consumo del suolo”. Condivido pienamente la sensibilità che sta dietro l’affermazione “stop al consumo del suolo”, ma ho alcuni dubbi circa la strada per raggiungere l’obiettivo che ci stiamo prefiggendo, ritengo che nonostante l’impegno annunciato l’obiettivo rimarrà solo un annuncio poiché i disegni in esame non costituiscono una proposta matura efficace rispetto all’obsoleto sistema dell’euro zona che di fatto impedisce un’evoluzione sul tema del governo del territorio. Il legislatore ha il dovere di applicare la Costituzione, e la recessione prodotta da un’ideologia sbagliata – noeliberismo – può essere l’opportunità di proporre un cambio di paradigma culturale. Oggi abbiamo le conoscenze, le tecnologie e gli indicatori corretti (BES) per misurare il benessere, ed abbiamo il dovere di restituire sovranità alle Nazioni e costruire giuste politiche industriali utili al Paese. Possiamo produrre un’evoluzione culturale e dare valore a progetti che tutelino la vita umana (prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico), queste politiche vanno sostenute con moneta sovrana a credito. E’ sufficiente cambiare il sistema euro e decretare la fine dell’austerità per dare inizio a una epoca figlia della bioeconomia.

Il merito di questo forum potrebbe essere anche quello di scrivere una proposta matura che ripensi i criteri estimativi, riveda la contabilità pubblica locale, ricordi la proposta di Fiorentino Sullo, e sviluppi l’utilità sociale degli interventi pubblici con moneta sovrana non più a debito. Durante questo periodo il legislatore dovrebbe introdurre una norma transitoria che consente a diversi Enti di uscire dal “patto di stabilità”.

Il mio intervento è ad 1:43 minuti.

Nel 2013 il tema stesso “stop al consumo del suolo” è alquanto anacronistico poiché la distruzione territorio è già avvenuta, ed è del tutto paradossale che la stessa ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) sia favorevole alla “rigenerazione urbana”, segnale evidente che il sistema è imploso, e si fanno pressioni sul legislatore non per consapevolezza o sensibilità ecologica, ma per seguire la religione della crescita e dare respiro al settore auto-imploso. In questo senso il legislatore arriva molto tardi e gli strumenti proposti non serviranno ad applicare l’articolo 9 della Costituzione, anzi c’è nelle norme vi sono strumenti che aiutano l’interesse privato usando i capitali mobili dell’industria finanziaria.

La letteratura è ricca di spunti, e rileggendo le opinioni e le soluzioni proposte sul “governo del territorio” mi è parso di cogliere un aspetto determinante del tema che oggi affrontiamo.

La proposta del Governo è condivisibile negli intenti («priorità del riuso e della rigenerazione edilizia del suolo edificato esistente, rispetto all’ulteriore consumo di suolo inedificato»), ma non capisco come i Comuni possano trovare giovamento finanziario dalla rinuncia di oneri utili al riequilibrio del bilancio obbligatorio, con «la concessione di finanziamenti statali e regionali eventualmente previsti in materia edilizia?» Nella norma governativa è molto rilevante il vincolo dei proventi dei titoli edilizi «al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, a interventi di qualificazione dell’ambiente e del paesaggio, anche ai fini della messa in sicurezza delle aree esposte a rischio idrogeologico.»

In pochissimi casi alcuni piccoli comuni hanno saputo rinunciare agli oneri di urbanizzazione grazie all’uso di società Esco (Energy Service Company) pubbliche che hanno saputo abbinare una buona progettazione con gli incentivi del “conto energia”. Oggi, gli incentivi sono meno favorevoli per il raggiungimento della “parity grid”.

Urbanisti esperti, che fanno riferimento al sito Eddyburg, suggeriscono di aggirare il problema del “governo locale” proponendo come soluzione più immediata «la salvaguardia del territorio non urbanizzato, in considerazione della sua valenza ambientale e della sua diretta connessione con la qualità di vita dei singoli e delle collettività, costituisce parte integrante della tutela dell’ambiente e del paesaggio. In quanto tale, la relativa disciplina rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. s) della Costituzione.» Mi sembra che l’intento sia quello di ripristinare una centralità dello Stato, e credo sia implicita una critica circa l’esperienza legislativa regionale in materia urbanistica.

La proposta del WWF presenta strumenti fiscali di incentivo e disincentivo legati ai permessi per costruire o di inutilizzo dei beni immobili, e reintroduce il vincolo per gli oneri di urbanizzazione che «non possono essere utilizzati per la spesa corrente», come prevede anche la proposta governativa. La proposta suggerisce come reperire fondi, «i comuni destinano i proventi derivanti dall’elevazione dell’aliquota dell’IMU di cui al precedente comma 1  ad un fondo per interventi per la cessione al comune delle aree dismesse o inutilizzate, di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, di acquisizione e realizzazione di aree verdi o da destinare al soddisfacimento di interessi di pubblica utilità.» Il suggerimento si muove all’interno delle attuali regole contabili e fiscali e ci fa riflettere circa l’annoso problema del bisogno di moneta, e possiamo ricordare come questo sia il problema dell’area euro, e nello specifico dei paesi che hanno ceduto la sovranità monetaria privando gli Stati del principale potere di promuovere un’azione politica: stampare moneta per la pubblica utilità.

La proposta Realacci ritengo sia l’unica che contenga elementi contraddittori rispetto allo scopo di questo dibattito. Potrei essere in errore, ma appare nei suoi contenuti una legge che ricalca la logica della crescita, o meglio dell’ossimoro “sviluppo sostenibile”, ed enfatizza tutte le tecniche odierne che hanno soddisfatto la lobby delle costruzioni. Ad esempio, dalla proposta si legge questo di tipo di incentivo: «attribuzione alle aree interessate di quote di edificabilità da utilizzare in loco secondo le disposizioni degli strumenti urbanistici». Mi sembra, si adotti l’obsoleta logica che un danno ambientale possa essere ripagato con «compensazioni» e pertanto in buona sostanza il provvedimento consente il consumo del suolo. Sembra che l’iniziativa privata, con propri capitali, possa avere maggiori opportunità di creare servizi ed opere mentre l’Amministrazione debba contribuire solo aumentando al massimo le tasse locali.

La logica che sta dietro le proposte circa l’aumento degli oneri di urbanizzazione con l’intento di scoraggiare il consumo di suolo non raggiungerà l’obiettivo poiché consegnerà ai capitali mobili l’opportunità di edificare togliendola ai bisogni reali dei cittadini. Tant’è che già oggi alcune trasformazioni urbanistiche sono finanziate da capitali esteri, e da capitali “opaci”.

Nel dibattito politico contemporaneo alcuni citano la rinascita di Detroit, l’ex città dell’automobile che aveva, negli anni ’50, 1,8 milioni di abitanti e nel 2011 sono rimasti 1,1mln di abitanti. Tutti “sorpresi” da questa Amministrazione che sta recuperando suoli con progetti eco-sostenibili, tutti si compiacciono delle buone intenzioni che parlano di agricoltura e tutela dei suoli. Sembra che tutti gli osservatori italiani ignorino un fatto evidente e scontato, Detroit non è una città europea, non fa parte dell’euro zona e quindi non ha l’obbligo del pareggio di bilancio, non ha il patto di stabilità, e non si finanzia necessariamente dai mercati finanziari.

Milano 12 luglio 2013_02Mi pare di capire, ma posso essere in errore, che nessuna proposta in discussione ambisce a proporre un cambio radicale della materia estimativa dei beni immobili e dei criteri di finanza degli Enti locali, materia che ha sempre condizionato le scelte politiche di pianificazione, prima per motivi di avidità ed oggi si aggiunge anche l’obbligo del pareggio di bilancio. Ricordo che sia l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) e sia l’Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani (ANPCI) criticano fortemente il “patto di stabilità” imposto dell’Unione Europea. I piccoli comuni chiedono «esclusione dei comuni fino a 5.000 abitanti dal “Patto di Stabilità”.»[1]

E’ altrettanto noto che l’Italia è un “finanziatore netto” dell’Unione Europea, cioè le tasse dei cittadini che contribuiscono a finanziare l’UE rappresentano una cifra maggiore di quella che torna ai cittadini italiani come servizi ed opere, e come ciliegina sulla torta non bisogna dimenticare la scelta di finanziare il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), nonostante le note politiche di austerità abbiano danneggiato le famiglie italiane che dipendono da stipendi salariati.

Dunque focalizziamoci anche su questo paradosso, o se vogliamo su questo inganno: le tasse degli italiani finanziano un’istituzione, l’UE, che promuove una Politica Agricola Comunitaria (PAC) che aiuta il modello distruttivo dell’agri-industria e sfavorisce la cultura contadina, ignorando l’agricoltura sinergica. L’agri-industria sta distruggendo la capacità dei terreni di auto-rigenerarsi.

Il legislatore dovrebbe ascoltare idee di buon senso e curare gli interessi dei cittadini, ma dovrebbe focalizzare la propria attenzione non tanto sugli aspetti di tecnica urbanistica poiché in Italia ci sono progettisti capaci di fare meglio, ma sugli aspetti giuridici ed economici finanziari poiché questi ultimi determinano la destinazione dei suoli. Bisogna colpire gli interessi privati della speculazione urbana mirando al cuore del sistema proponendo un cambio radicale. Il problema è noto, lo stesso Edoardo Salzano (ideatore di Eddyburg), in Fondamenti di urbanistica, testo consigliato da tutte le facoltà di architettura parla di Italia SpA: «la trasformazione del patrimonio pubblico in moneta sonante per costruire infrastrutture spesso inutili e dannose»[2].

Governo e Parlamento dovrebbero fare l’interesse pubblico, prima di tutto, dovrebbero “sostituire” gli attuali indicatori, debito/PIL, con indicatori migliori come quelli racchiusi nel Benessere Equo e Sostenibile (BES). Governo e Parlamento, in sede europea e nazionale, dovrebbero proporre un cambio di paradigma culturale, e cioè “misurare” il reale benessere dei cittadini: stato psicofisico, salute, ambiente, istruzione e formazione, stile di vita, rapporti sociali, partecipazione al processo decisionale della politica, lavoro e conciliazione tempi di vita, e paesaggio e patrimonio culturale.

La storia della progettazione urbana è ricca di idee sostenibili conservate nei cassetti, poiché gli amministratori locali preferivano dare spazio a piani che sfruttassero al massimo la rendita urbana. La storia ci insegna che un bene comune come il territorio è stato considerato alla stregua di una merce privata, cioè in funzione del prezzo di mercato. Ma il concetto di valore è diverso dai concetti di costo e di prezzo, strumenti che oggi misurano le merci. Stimare significa attribuire un valore ed è un esercizio arbitrario, dipende dalla cultura e dalle intenzioni di chi determina la stima. Se oggi il pensiero prioritario dei Consigli comunali e dei Sindaci è quello di far quadrare il bilancio, altrimenti terminano il proprio mandato, mi pare evidente che la sensibilità degli amministratori non sia quella di tutelare gli ecosistemi, ma di comportarsi come dei ragionieri. Andando affondo, se i criteri di stima dei suoli oggi in uso sono tutti monetari, mi pare altrettanto chiaro che il paradigma che condiziona il governo del territorio siano la moneta e l’avidità, meglio conosciuti coi termini: speculazione e rendita immobiliare e fondiaria.

Tutti noi possiamo ricordare come nel 1962 fu boicottata la proposta di Fiorentino Sullo che sottraeva potere agli speculatori per darlo allo Stato che poteva diventare proprietario dei suoli col fine di indirizzarli ai reali bisogni dei cittadini. Lo storia insegna che anche lo Stato può essere un cattivo “progettista” e per questo motivo bisogna giudicare la qualità dei progetti, con nuovi “indicatori bioeconomici”. Il Comune di Parigi acquista alloggi in pieno centro, li ristruttura e li concede ai ceti meno abbienti con un equo canone, in buona sostanza in Francia c’è uno Stato che applica l’interesse pubblico. Parigi svolge il ruolo dello Stato così come Sullo aveva proposto.

Ritengo che per applicare meglio la Costituzione italiana, il legislatore debba incentivare il valore d’uso sociale nella pianificazione territoriale, per introdurre l’uso razionale delle risorse come metodo per valutare meglio il consumo dei suoli. Esistono diversi standard, com’è noto, l’impronta ecologica, l’analisi del ciclo vita etc. Pertanto mi pare chiaro che il problema non sia di natura tecnica, ma di natura etica, politica, giuridica ed economica.

Sappiamo bene che il Parlamento italiano aderendo ai Trattati internazionali ha tradito la Repubblica italiana poiché ha rinunciato al proprio ruolo di controllore del credito, violando l’articolo 47 e questo aspetto reca danni anche al “governo del territorio”. Amministratori e cittadini sono nelle mani dei capricci del “libero mercato”. Almeno dal 1981, anno del divorzio Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, Governo e Parlamento cominciano a rinunciare all’idea di promuovere una politica monetaria ed una politica industriale per l’interesse pubblico e dei cittadini. Banca d’Italia non è più d’Italia, ma controllata da SpA private. Siamo stati consegnati a quelle SpA che coprono il valore di una “moneta debito”, più gli interessi, scambiata durante le aste dei Titoli di Stato.

Una delle tante conseguenze negative di questa rinuncia – sovranità monetaria – è che anche i Comuni pensano come le aziende private ed approvano piani urbanistici fondati sull’espansione, la crescita che aumenta il consumo del suolo agricolo, e da questi piani gli amministratori si aspettano di incassare oneri. Anche quando gli “standard minimi” (dotazione minime per abitante) sono già rispettati gli Enti applicano un giochino  molto semplice: usano il suolo agricolo come fosse una merce da vendere non un bene comune, gli attribuiscono un valore grazie al cambio di destinazione d’uso, e quel valore viene messo sul “libero mercato” per i privati che ne traggono profitto dallo sfruttamento dei diritti edificatori, delle superfici di vendita etc. Così vediamo la nascita di immensi centri commerciali, ed altri “non luoghi” che non rappresentano l’interesse pubblico, così assistiamo alla costruzione di nuovi quartieri di classe energetica A, ma che non saranno venduti poiché hanno prezzi fuori mercato.

Com’è noto l’analisi del ciclo vita non condiziona il valore dei suoli. Se la speculazione si avvale dell’energia del mostro della finanza di mercato, mi chiedo, come reperire i fondi per trasformare le città nei luoghi che un bravo progettista sa disegnare?

Ritengo che il legislatore debba intervenire per far uscire i Comuni dal ricatto dell’obbligo di pareggio di bilancio, perché questo criterio contabile aiuta la speculazione urbana costringendo gli Enti locali nel reperire risorse in ogni modo. La Corte dei Conti ci informa che alcuni Enti si sono comportati come giocatori d’azzardo tramite gli strumenti derivati pur di avere risorse immediate. Ho il legittimo sospetto che l’Italia sia il primo paese europeo per comuni firmatari del “patto dei sindaci” per il disperato bisogno di attingere ai fondi che la Banca europea degli Investimenti mette a disposizione per chi aderisce a determinate strategie di risparmio energetico. Comunque vada, dobbiamo essere felici poiché tutti questi amministratori si sono impegnati nel cancellare gli sprechi energetici.

Pertanto, a mio modesto parere, è necessario introdurre un criterio contabile opposto: il “non equilibrio di bilancio” per un periodo transitorio mirato a raggiungere un obiettivo importante: consentire di variare il proprio piano urbanistico su progetti virtuosi come il riuso, la rigenerazione urbana, l’auto sufficienza energetica con fonti alternative, il riciclo totale delle materie prime seconde, la prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico.

Questi ultimi due obiettivi: prevenzione primaria del rischio sismico ed idrogeologico non sono raggiungibili con sistemi fiscali di incentivi o disincentivi, e neanche con un “conto energia”, ci vuole un pesante intervento dello Stato centrale, ma senza ricorrere all’indebitamento, ci vorrebbe una moneta sovrana a credito. Secondo una stima del Governo precedente, dell’ex Ministro Clini[3], «servono 40 miliardi per 15 anni per tutelare il territorio». Dove prendere questi soldi? Parlando ancora di soldi stanziati, il “piano città” approvava 28 progetti in 28 città diverse, che potevano usufruire di appena 318 milioni[4].

Mi sembra di capire che le strategie politiche e le buone idee non trovino il giusto apprezzamento a causa di un sistema economico condizionato da un potere sovranazionale che non sembra assecondare gli interessi nazionali. Premi nobel come Paul Krugman[5] e Joseph Stiglitz[6] criticano apertamente il sistema euro e mostrano le storture di una moneta a debito, non sovrana, poiché le Nazioni non decidono autonomamente del proprio destino. Krugman e Stiglitz dicono che il problema euro, prioritariamente, è politico per l’assenza di democrazia.

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Fonte: Paul Krugman, Fuori da questa crisi, adesso!, pag. III, 2013

Pertanto Parlamento e Governo modificando le regole potrebbero consentire agli amministratori locali di trarre vantaggio nell’adottare il criterio del valore d’uso sociale affinché le città diventino un bene comune, e possano essere usufruite in maniera razionale. Si tratta di uscire dal ricatto del “libero mercato” per diffondere criteri non monetari, e pianificare con criteri di valutazione più importanti affinché non si sprechino risorse finite per le future generazione, del resto come vorrebbero fare le proposte oggi in discussione, ma personalmente consiglio di perseguire una strada un pò diversa, una strada più coraggiosa e radicale.

Fino ad oggi abbiamo stabilito arbitrariamente che un uso agricolo dovesse avere minore valore monetario rispetto all’uso abitativo, ma siamo liberi di ribaltare la convenzione ed aggiungerne altre partendo dai progetti virtuosi. Così come possiamo ricordare che l’obiettivo di un Comune non è quello di far quadrare un bilancio, ma migliorare il benessere dei cittadini, questo è l’obiettivo della Repubblica italiana. E’ sufficiente affermare un “nuovo” paradigma: la moneta è solo uno strumento, non è ricchezza e gli amministratori hanno l’obbligo di rispettare i principi costituzionali al fine di tutelare l’ambiente ed il paesaggio.

In conclusione ritengo che non si debba puntare al mero “stop al consumo del suolo”, ma avere una visone più organica del problema che ha origine nell’assenza di etica delle politiche del territorio. Mi vengono in mente tutti quei comuni che ancora oggi non hanno gli standard minimi previsti per legge, non possiamo dire loro “stop al consumo del suolo”, e mi vengono in mente tanti comuni nel Nord ove gli standard minimi sono rispettati, ma i piani sembrano essere disegnati dagli industriali locali scambiando ancora una volta l’interesse pubblico con l’interesse privato. Il legislatore dovrebbe avere questo tipo di visione, avere un’idea etica e qualitativa dei piani, e stimolare l’opportunità di cambiare svincolando la creatività virtuosa dagli sciocchi criteri di contabilità fiscale. Il legislatore può introdurre criteri qualitativi come quelli suggeriti nel BES, anche consapevole del fatto che oggi le Amministrazioni possono usare standard tecnici per misurare l’uso delle risorse finite.

Il Parlamento deve ripristinare il ruolo centrale dello Stato che promuove politiche monetarie libere dal debito e dagli immorali interessi, lo Stato deve promuovere politiche industriali, e le città possono essere il luogo di sviluppo di buone pratiche amministrative, dalla partecipazione democratica alla tutela dei beni comuni; la città è un bene comune. Stiamo vivendo la fine di un’epoca e possiamo immaginare e progettare l’epoca che verrà consapevoli degli errori promossi sia da politiche liberiste che da politiche keynesiane poiché entrambe figlie della crescita infinita, la prima è per una crescita veloce “controllata” dal “libero mercato”, mentre la seconda è per una crescita meno veloce controllata dallo Stato, o per l’ossimoro “sviluppo sostenibile”. Ritengo che bisogna transitare dal fare a prescindere al saper fare, ed oggi bisogna fare meno e meglio indirizzando le politiche pubbliche negli ambiti virtuosi sopra citati che creano nuova occupazione in mestieri utili all’Italia.

Democrazia, ecologia ed economia sono sinonimi, fratelli. La bioeconomia ci informa che le azioni politiche producono danni, a volte irreversibili. Frederick Soddy (1877 – 1956) ci informa che la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia. Sole e fotosintesi clorofilliana determinano la vita su questo pianeta, non la moneta. Progettisti e tecnici possono conoscere in maniera preventiva tutti gli sprechi ed i danni da evitare tramite l’analisi del ciclo vita. In buona sostanza i pianificatori possono programmare e coordinare l’attività antropica sul territorio coi lunghi tempi della natura.

La Repubblica italiana ha tutto il diritto ed il dovere di porre rimedio alla crisi che un avido ed obsoleto pensiero politico, aumentando disuguaglianza e povertà, ha creato. Lo Stato deve intervenire sulle città per tutelare la vita umana con la prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico sull’intero patrimonio esistente e questo potrà accadere solo con l’uso di una moneta sovrana a credito, piuttosto che una moneta a debito presa in prestito. Potrebbe emergere un “piano città” con “progetti definitivi” di qualità piuttosto che di quantità, un piano finanziato con moneta sovrana libera dal debito. Bisogna farlo al più presto poiché non è più accettabile l’inerzia politica rispetto al bisogno concreto di intervenire prevenendo crolli e dissesti, danni ampiamente prevedibili, e che mettono a rischio la vita umana. Nel caso specifico possiamo esser certi che non sarebbe il sisma ad uccidere, ma l’inerzia di politici inadeguati rinchiusi nel recinto psicologico dell’economia del debito che impedisce di far lavorare comunità consapevoli pronte a prendersi cura del proprio territorio. Il prezzo della politica della stupidità, quella dell’economia del debito e del pareggio di bilancio stanno cancellando i diritti inviolabili dell’uomo, e stanno mortificando la virtuosa creatività di progettisti ed imprese artigiane locali che potrebbero tutelare efficacemente l’Italia: uno dei patrimoni più importanti dell’umanità.

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La crisi offre opportunità! Per l’élite di compiere un altro passo importante verso il nuovo ordine mondiale, per i popoli di comprendere meglio la fallacia delle nostre istituzioni e proporre un’alternativa.

In Italia la perdita di consenso ha costretto i partiti unirsi per realizzare l’agenda delle SpA che prevede la costruzione di un nuovo ordine mondiale ed accelerare le riforme di cui l’élite ha bisogno. L’agenda prevede la sostituzione dei singoli Stati con un’entità superiore, l’UE, ed è necessario distruggere la Costituzione italiana, poiché risulta fastidiosa e pericolosa nei sui principi che parlano di priorità politiche come uguaglianza, merito, tutela dell’ambiente e della salute, diritti del lavoro e partecipazione politica. La Costituzione si contrappone all’ideologia liberista che governa l’Unione Europea, perché quest’ultima privilegia il mercato delle SpA mai i diritti dei cittadini, e non prevede la democrazia, tanto meno la democrazia rappresentativa visto che il processo di deliberazione delle direttive è nelle mani di organi non elettivi.

Jp_Morgan_costituzioneNel report della banca d’affari JP Morgan è scritto chiaramente: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”

Per questa ragione il Parlamento dei nominati dai segretari di partito si sta occupando di riformare la Costituzione, e non pensa ai problemi dei cittadini, perché i soggetti politici hanno priorità opposte al bene comune. Gli slogan annunciati dal Governo Bilderberg-Trilateral che promettono la soluzione della disoccupazione giovanile, la fine della crisi, sono tradizionali e normali prese per i fondelli che puntano a limitare i danni attraverso il reclutamento di qualche disoccupato ed inserirlo nel “precariato controllato” (schiavitù). “Ciò che stiamo facendo è dovuto ad uno stato d’eccezione, mi lego a questo e al programma su cui il Parlamento ci ha dato la fiducia”, Enrico Letta, 5 giugno 2013. Vi suggerisco l’analisi di Lidia Undiemi.

L’élite è ben consapevole del rischio che corre nell’UE poiché lo stupido sistema fiscale contabile che hanno progettato, combinato con la regolare delocalizzazione degli amici industriali, nega l’autoderminazione dei popoli e distrugge le economie reali dei Paesi, com’è è evidente a una fetta importante della popolazione e dell’imprenditoria onesta. Nei paesi denominati PIIGS le masse non condividono questa UE, non condividono il sistema euro per le ragioni sopra accennate.

La globalizzazione inventata da una corrente politica religiosa ha prodotto dal nulla ingenti capitali a servizio di alcune SpA, una ricchezza virtuale che condiziona la vita degli individui e distrugge gli ecosistemi. Gli imprenditori più influenti hanno deciso di fregare gli italiani spostando la produzione per soddisfare la propria avidità. Con l’ingresso della finanza in politica, la democrazia rappresentativa è stata sostituita dal modello feudale, il governo dei pochi non eletti che addomestica i burattini visibili nei media. E’ impossibile che questa associazione si auto processi e restituisca ciò che ha rubato.

E’ possibile che la parte sana del Paese comprenda di dover fare senza le istituzioni, non perché le istituzioni non servano, ma perché sono occupate ed usate per delinquere. Pertanto, come fare? 1) Riflettere su noi stessi; 2) Stimolare la formazione di una nuova classe dirigente libera dalle SpA; 3) Sarebbe saggio concentrare capitali privati su alcuni progetti prioritari che tutelano l’Italia per avviare subito un cambiamento. La libera iniziativa privata può e deve investire energie in progetti che migliorano la vita dei cittadini. Le conoscenze tecnologiche e le buone pratiche possono valorizzare ambiti che nei decenni passati sono stati abbandonati per inseguire sogni sbagliati. In tanti piccoli comuni vi sono borghi che possono essere conservati e valorizzati unendo storia, architettura ed agricoltura sinergica. Oggi possiamo recuperare il patrimonio esistente ed usare l’energia in maniera razionale attraverso l’impiego di un mix tecnologico a piccola scala, e realizzare l’auto sufficienza energetica ed alimentare. Negli anni ’80 e ’90 si diffusero numerosi parchi naturali, questa buona progettualità non fu ben compresa, ma oggi possiamo comprendere meglio quanto sia importante e vitale allargare la progettazione ambientale in aree più vaste per una corretta fruizione dei luoghi e dell’ambiente poiché la nostra specie dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Questa ricchezza è talmente grande che se questi individui volessero farlo, senza mutare il proprio stile di vita, potrebbero recuperare città intere senza l’aiuto dello Stato e producendo lavoro, quella ricchezza oggi immobile consentirebbe di aumentare il gettito fiscale ed aiutare anche lo Stato stesso. Non sarebbe soltanto il dono più utile, ma l’investimento più intelligente che si possa realizzare per le generazioni future, poiché solo conservando il territorio e le risorse sarà possibile produrre ricchezza reale per chi verrà dopo.

Mobilità e qualità dell’aria: possiamo ridurre il numero di auto private circolanti e sostituire i motori a combustione con motori elettrici, in più possiamo aumentare l’uso delle biciclette nelle zone non pianeggianti grazie all’e-bike pedelec, le bici a pedalata assistita, che consentono di superare pendenze faticose. La cancellazione delle nocive emissioni gassose delle automobili consentirebbe di trasformare i centri urbani in ambienti molto più salubri e gradevoli.

Acqua: possiamo fermare il dannoso imbottigliamento dalle falde (Le Regioni devono ritirare le concessioni poiché in alcune zone il livello delle falde è a rischio), bonificare fiumi, laghi ed arrestare il declino di intere fasce costiere. Intervenire sugli impianti cittadini per arrestare l’inquinamento prodotto anche dal cattivo funzionamento dei depuratori o per l’assenza di depurazione.

“L’Italia è l’unico Paese fra quelli economicamente avanzati a non disporre assolutamente di un inventario esauriente, sia livello centrale sia locale, sulla qualità e sulle caratteristiche merceologiche delle risorse idriche esistenti” , sottolinea il prof. Dall’Aglio. Oltre ai problemi riguardanti la scarsissima conoscenza sulla qualità delle acque naturali, mancano dati aggiornati e completi sugli aspetti quantitativi delle risorse idriche potenziali. Le acque sotterranee, insieme ai grandi laghi, sono una risorsa strategica, parzialmente rinnovabile con processi molto lunghi nel tempo, di cui abbiamo conoscenze insufficienti sia in termini di dimensioni e distribuzione della risorsa sia in termini di qualità. (da Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere, Fratelli Frilli editore, 2005 (pagg. 40, 182))

Recupero e riciclo totale della materia: in questo settore vi sono esperienze ed imprese mature che hanno subito la concorrenza sleale degli inceneritori. L’eco design prevede la fine dell’incenerimento e pertanto chiunque può avviare imprese per recuperare le materie prime seconde.

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Il dibattito politico sulla macro economia si divide fra liberisti e keynesiani, una facile semplificazione per etichettare e comunicare sinteticamente due visioni “opposte”. Invece, secondo un’opinione finora minoritaria di altri osservatori, il divide et impera sopra accennato rappresenta le due facce della medaglia, oppure, come preferisco dire che si tratta di pensieri appartenenti allo spesso piano ideologico, un piano sbagliato rispetto alle leggi che regolano la vita di questo pianeta. La soluzione si trova su un altro piano e bisogna compiere un salto per uscire dal pensiero dominante ed approdare ad un altro piano, completamente diverso, ordinato da leggi e regole diverse dal sistema eonomico-politico attuale. Le leggi del nuovo piano sono famose, notissime, ma per un errore ideologico non condizionano il sistema delle istituzioni. Un errore voluto perché fa comodo allo status quo.

Vi è una parte politica che sta processando il sistema liberista dominante, ma la soluzione proposta è il ritorno a politiche degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quelle che hanno fatto nascere questa crisi che non è ciclica ma di sistema, per tanto non è il ritorno a politiche vecchie che risolve il problema, ma uscendo da questa ideologia obsoleta poiché ignora palesemente le leggi della fisica. Non si contano più i casi in cui negli ultimi decenni, in nome della crescita, grandi gruppi di persone sono stati cacciati dalla loro comunità e dalla loro terra. Per esempio, impianti industriali, miniere, dighe, porti e grandi strade sono cruciali nelle strategie di crescita, con il risultato che spesso gli abitanti devono abbandonare il proprio territorio. (Wuppert Institut, Futuro sostenibile, 2011, pag. 112)

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in Futuro Sostenibile, Edizioni Ambiente, pag.101

Entrando nel merito è banale che lo Stato torni a svolgere il proprio ruolo, lo prevede la Costituzione.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi». (Luciano Gallino)

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[1]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare. Nessun Governo politico vorrà produrre norme rispettando la biologia fino alla nascita recente di un metodo, oggi chiamato analisi del ciclo vita che misura gli impatti del consumo di risorse naturali.

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Fonte immagine: Wuppertal Institut, per un futuro equo

Tutto è stato ampiamente studiato già nel secolo scorso e persino una parte importante delle accademie ha prodotto testi e soluzioni percorribili, c’è persino un mondo industriale e di progettisti che sta avviando il cambiamento. I politici che parlano di scelte neokeynesiane non possono continuare a sottostimare le leggi che ci mantengono in vita. Essi dovrebbero integrare le proprie conoscenze con le altre per riconoscere l’importanza della transizione tecnologica di cui abbiamo bisogno per uscire dall’economia del debito.  Applicando nuovi paradigmi culturali che adottano nuovi indicatori già descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) pubblicato dall’ISTAT e dal CNEL gli attori politici possono compiere scegliere migliori rispetto al passato. Essi dovrebbero partire da questi indicatori, da quelle dimensioni, piuttosto che riproporre vecchi schemi che non parlano di sviluppo umano.

Bene la sovranità monetaria, per dare energia alla politica industriale, ma un bravo politico dovrebbe avere il coraggio di dire per quale politica industriale? Nella sostanza se non si introducono criteri qualitativi anche nella politica si torna agli sprechi degli anni ’30 ove si crearono posti di lavoro in attività inutili e persino dannose. Stiamo ancora pagando quei danni e solo oggi possiamo cominciare a misurare il danno biologico ed ambientale di uno “sviluppo mortale”. Diversi progettisti, imprese hanno capito quali attività svolgere per vivere in armonia con la natura, i politici?

La politica monetaria va indirizzata in ambiti virtuosi per migliorare la condizione dei cittadini e garantire un futuro alle prossime generazioni grazie all’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate. Cancellazione degli sprechi, fonti alternative e sufficienza energetica, conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, conversione ecologica dell’industria meccanica e manifatturiera, sovranità alimentare.

E’ questo il punto, bisogna cambiare i paradigmi della società altrimenti anche le posizioni keynesiane, come dimostra la storia producono danni poiché bisogna transitare dal fare a prescindere al saper fare, ed oggi bisogna fare meno e meglio indirizzando le politiche pubbliche negli ambiti virtuosi sopra citati che creano nuova occupazione in mestieri utili all’Italia.

In fine l’innovazione tecnologica indirizzata in attività virtuose mostra un’altra opportunità straordinaria per una società migliore: lavorare meno con un salario ugualmente dignitoso e guadagnare tempo da investire nelle relazioni umane. Una visione opposta alla strada intrapresa dai Governi attuali guidati da un’ideologia dannosa che sta peggiorando l’esistenza degli individui.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione.

[1] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922

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Buona parte dei leader politici è inadeguata, lenta, goffa, con qualche corrotto di troppo, ed una piccola minoranza indica la strada con visioni alternative, mostrando virtù scomparse: il coraggio e la fermezza dei saggi.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)
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Indice GINI, per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza

Il teatro massmediatico ci mostra attori che parlano, parlano per tenere bassa l’asticella della comunicazione politica ed evitare che altri cittadini possano accedere a migliori livelli di conoscenza, si cerca di contenere la fuga dalle televisioni poiché il numero di cittadini liberi sta crescendo e questo preoccupa l’élite degenerata. L’aumento della disoccupazione consente ai cittadini di studiare, ragionare, capire, condividere ed evolversi, questo è un problema che i Governi pensano seriamente di affrontare, ma non per migliorare il benessere dei popoli, ma evitare un’evoluzione che possa aumentare l’autostima delle persone.

Bisogna uscire dal piano ideologico religioso del Trattato di Lisbona, uscire dall’economia del debito, uscire dal sistema delle borse telematiche e mettere in un angolo la Banca dei Regolamenti Internazionali, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, con tutta la stupida avidità che le loro regole contabili hanno prodotto, regole inventate per impedire lo sviluppo umano, regole che ignorano le uniche leggi che determinano la vita su questo pianeta note a qualsiasi individuo: fisica, chimica, biologia; la fotosintesi clorofilliana.

Ancora oggi siamo l’unica specie di questo pianeta che non vive in armonia con la natura, poiché nel corso della storia i popoli, delegando poteri e responsabilità ai pochi, hanno consentito la diffusione di una stupida invenzione, l’economia del debito, le banche col sistema del prestito a riserva frazionaria e le borse telematiche con la lingua dell’inganno psicologico. Queste invenzioni con la loro terminologia condizionano tutta la società dando vita ad una religione, una credenza, nonostante queste regole siano palesemente immorali, illogiche e persino stupide poiché stanno struggendo l’ecosistema dove noi viviamo pregiudicando il benessere delle future generazioni, le prime che staranno peggio dei propri genitori, a causa di un sistema politico-economico chiaramente sciocco: l’Unione Europea e la religione neoliberista figlia della inumana crescita infinita. Sto notando che i contenuti dei media, degli esperti e degli osservatori si stanno dividendo fra liberisti e keynesiani, siamo nel solito ed obsoleto schema del “divide et impera”. Entrambi i pensieri economici sono figli della stessa divinità: la crescita quantitativa che ignora la notissima entropia. Politici ed “economisti” non vogliono proprio riconoscere il fatto che ogni giorno il Sole sorge e dona tutta l’energia di cui le specie viventi hanno bisogno, compreso l’uomo, di questa risorsa non c’è scarsità. Se questa ovvietà fosse riconosciuta gli economisti produrrebbero un danno irreparabile al proprio ego, e perderebbero quell’alone di santità che i media hanno costruito con la ripetizione ossessiva di idee malsane.

Questo teatro è stato ben progettato, chi ha scritto il copione ha previsto che ci fossero soprattutto loro: politici ed economisti, tant’è che la nostra società continua a sfornare professioni ormai inutili: avvocati e manager, affinché il linguaggio predominante che programma i pensieri dell’opinione pubblica segua gli interessi delle SpA e non il benessere delle persone. Meno si parla di ecologia, di cultura, di arte e di identità, e sarà sempre più facile addomesticare i popoli. L’Italia si sta autodistruggendo poiché sempre più si perdono arti e mestieri della nostra identità, sempre più il Paese perde pezzi determinanti perché negli ultimi quant’anni ha prevalso l’avidità delle professioni inutili rispetto alle capacità, ai talenti. Un ritorno al buon senso è difficile, non impossibile, poiché la nostra società è composta maggiormente da individui senza identità, programmati alla regressione infantile (soprattutto il mondo dei politici), e pertanto essi devono rivedere i propri percorsi le proprie convinzioni per riconoscere gli errori del passato, è un processo fattibile e non impossibile.

Per usare un linguaggio politico non si tratta solamente di non pagare debiti inventati e interessi usurai, ma si tratta di scrivere nuove regole che limitino, e vietino comportamenti illeciti, e individuare nuove fattispecie di reati (paradisi fiscali, strumenti finanziari). Bisogna affermare regole di un nuovo paradigma culturale che finalmente riconosce principi fisici notissimi, ma che non sono i pilastri della politica istituzionale poiché costringerebbe molti a dover ripensare se stessi, e le caste precostituite dovrebbero rinunciare all’avidità, alla rapina, all’usurpazione per abbracciare la cooperazione, la convivialità e la reciprocità. Si tratta di un’evoluzione antropologica, poiché gli individui possono incontrarsi nuovamente nelle comunità per tendere all’equilibrio ecologico con l’uso di tecnologie intelligenti, ormai mature. L’intera giornata può essere ripensata e rivista, poche ore di lavoro, con un salario ugualmente dignitoso, e molto tempo libero da dedicare a se stessi, alle persone che si amano ed alla comunità.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione. Ormai anche le tecnologie a celle combustibili sono mature, non solo il micro eolico, e la geotermia di piccola taglia come le note pompe di calore. Partendo dalla cancellazione degli sprechi possiamo dire addio alla dipendenza prodotta dall’obsoleto sistema centralizzato di energia, caratterizzato da grandi centrali a fonte fossile, e transitare alla nota generazione distribuita ove anche un edificio possa trasformarsi in piccola centrale di energia grazie all’impiego del mix tecnologico. Tutto questo è già realtà e società piccole e grandi hanno già realizzato la conversione diventando persino off-grid, come si dice in gergo, cioè sono indipendenti energeticamente. Maggiore è la diffusione di questi progetti e sempre minore sarà il costo dell’impiego, com’è accaduto per lo sviluppo delle tecnologie solari fotovoltaiche.

Pensando al cibo dobbiamo pretendere che l’etichetta comunichi la provenienza delle materie prime e come siano state trasformate indicando ogni cosa che l’uomo ingerisce senza dimenticare i diritti dei lavoratori. Partendo dal cibo dobbiamo sapere che una parte può essere auto prodotto – fuori dal mercato – e può essere prodotto nella regione in cui viviamo, fresco e di stagione, pertanto la consapevolezza del cittadino può condizionare la produzione (Guida al consumo critico).

Un ragionamento analogo è valido per l’edilizia e per il tessile, poiché ogni territorio può sostenere una produzione di materie per la casa e per l’abbigliamento. Tre mondi che si intrecciano: cibo, casa, abbigliamento ove è possibile ridurre e cancellare la dipendenza dal petrolio, e aumentare l’impiego di trasformazione ecologiche. Persino la mobilità offre soluzioni semplici, come la diffusione di bici-pedelec che aiutano a superare pendenze faticose.

Mentre le ultime ricerche affinano i processi è necessario che i cittadini si riprendano spazi di autoderminazione per realizzare comunità autosufficienti. Non ci sono limiti a questo processo evolutivo, serve solo la volontà popolare. Sono note le esperienze virtuose dei cantoni svizzeri che attraverso strumenti efficaci di democrazia diretta partecipano al processo decisionale della politica. Come sono note le esperienze efficaci di controllo del mandato elettorale, attraverso la verifica a metà mandato e l’eventuale revoca. E’ sufficiente introdurre i medesimi strumenti ed iniziare a sperimentare.

E’ vero che il mondo politico può rappresentare un ostacolo, un limite a tale processo, ma è altrettanto banale notare che questo mondo inadeguato è sostenuto dal popolo stesso, anche se le recenti elezioni danno un segnale: il primo partito si conferma quello del “non voto”. Questo segnale è frutto del clima di sfiducia, molto condivisibile, ma può essere letto come segnale di risveglio se riconosciamo che il teatro politico sia inadeguato, e quindi non rappresenta le istante del cambiamento.

I cittadini, indipendente dal mondo dei politici obsoleti, possono avviare il cambiamento, molti lo stanno facendo. Se cambia la società anche la rappresentanza politica cambia prima o poi, poiché essa insegue l’elettorato per autoconservarsi. I cittadini possono anche produrre nuova classe dirigente, una classe libera dai condizionamenti esterni di qualsiasi genere e che rappresenti le istanze sopra citate.

“Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.“

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Questa Unione europea è palesemente incostituzionale, è un ossimoro da cancellare, poiché prevede contemporaneamente due visioni opposte: libero mercato e solidarietà.

Trattato di Lisbona: L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
Trattato sul MES: Al fine di consentire al MES di realizzare il suo obiettivo, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo membro lo status giuridico ed i privilegi e le immunità definiti nel presente articolo. Il MES si adopera per ottenere il riconoscimento del proprio status giuridico e dei propri privilegi e delle proprie immunità negli altri territori in cui opera o detiene attività.

Com’è chiaro dai Trattati l’UE si basa sull’usurpazione della sovranità monetaria, è controllata da un’oligarchia non eletta dai popoli e sull’ossimoro sviluppo sostenibile. I Trattati non hanno una linearità logica rispetto ai principi e prevedono che si faccia tutto ed il contrario di tutto in violazione della Costituzione Repubblicana che ha obiettivi diversi dall’UE. In questi ultimi 20 anni i partiti hanno tradito la Repubblica ed il popolo italiano.

E’ semplice riscontrare che in questi anni l’ideologia liberista abbia prevalso sullo stato sociale messo all’angolo, oltre a questa contraddizione disumana, l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento, unico organo elettivo, non ha l’esclusivo potere di promulgare le direttive; potere legislativo che pende a favore di Commissione e Consiglio d’Europa (organi esecutivi), già questo aspetto antidemocratico dovrebbe far scatenare una rivoluzione entro domani mattina. L’ultimo Trattato di Lisbona che sostituisce quello di Maastricht è praticamente la Costituzione europea, quel Trattato internazionale va completamente rivisto, cestinato in molti articoli e molte parole poiché contraddicono la Costituzione italiana e soprattutto andrebbe introdotta la democrazia che non c’è. E’ noto che nell’UE il reale potere sia concentrato nelle mani dei tecnocrati non eletti. Nessuno strumento referendario è inserito nei trattati negando la natura stessa di democrazia.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro. Com’è altrettanto facile ricordare e mostrare questo progetto non prevede la democrazia, oggi sostituita dalle SpA che governano il WTO, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale; chi siano queste SpA e cosa fanno è ben descritto nella Guida al consumo critico.

L’enorme problema politico italiano è che questo progetto totalitarista dell’élite degenerata non viene adeguatamente sostituito da un soggetto politico forte, sostenuto dal consenso popolare, capace di promuovere un progetto democratico vero, serio, che abbia come obiettivo il benessere dei cittadini. Attenzione, manca in Italia non che non esista un progetto politico alternativo, perché nella sostanza questo progetto non solo esiste, ma ha anche una sua applicazione concreta ed è in continua discussione. Alcuni stati Sud-Americani sono usciti dal ricatto dell’impero della Banca Mondiale e del FMI e stanno sperimentando partecipazione e tutela dei beni comuni, anche in Asia il capitalismo liberista trova critiche poiché va in conflitto con le culture locali. E’ la vecchia Europa che al momento non riesce ad accettare che questa ideologia sia giunta al termine poiché è finita un’epoca. L’epoca industriale che ha inventato il capitalismo è morta. L’avidità liberista e la stupidità radicata nel pensiero economico che ignora le leggi della natura è ormai chiara ai più. I partiti tradizionali psico programmati dall’ideologia industriale sono giunti al termine e per questo motivo non riescono più a stare nella società. Si è creato un vuoto di rappresentanza in tutta Europa.

Cosa bisognerebbe fare? Uscire dall’economia del debito. Uscire dal Trattato di Lisbona o cancellarlo azzerando totalmente i passi compiuti dall’élite degenerata. I Parlamenti dell’euro zona dovrebbero avviare un processo di coinvolgimento attivo dei popoli e chiedere loro in che tipo di Unione vorrebbero vivere. Una indicazione fu data dal popoli francese ed olandese che bocciarono il Trattato di Lisbona. Cosa significa tutto questo? Ribaltare l’atteggiamento attuale dei Governi poiché sono completamente supini ai diktat delle SpA che hanno costruito un’area commerciale liberista, l’UE per l’appunto, pronta a distruggere le economie nazionali e sfruttare le opportunità poste dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI. I capi politici oggi discutono se tornare ad un capitalismo degli anni ’80, o rimanere nello stupido schema del MES e del fiscal compact con qualche ritocco sui parametri fiscali e contabili nella speranza di attivare qualche politica energetica. Essi intendono rimanere nel piano ideologico che hanno costruito, ma facendo qualche concessione per contenere la disoccupazione creata da loro e soprattutto contenere le proteste nei confronti dell’euro zona. I leader politici non pensano minimamente di cambiare il sistema e di rispettare i diritti dei cittadini, di allargarli, anzi non solo i diritti fondamentali sono messi in discussione, cosa impensabile fino a dieci anni fa, ma stanno progettando un vero stato fascista finanziario ed hanno tutti i poteri per farlo, li abbiamo votati?! Mentre i cittadini vivono i problemi dell’incertezza economica, cresce la disoccupazione, i militari elaborano strategie e ci mostrano visioni che ricordano il gioco del risiko. Ahimé, la realtà politica è questa: cittadini che vivono in un mondo, e l’élite che vive in un altro mondo: guerre, disastri, risorse, avidità. O i cittadini cominciano a comprendere la complessità della società e la rielaborano per raggiungere una società opposta a questa (come fanno in altre nazioni), oppure sarà difficile ribaltare la piramide del potere.

Il recente voto conferma la disaffezione dei cittadini contro tutti partiti, anche il M5S è stato avvisato, ma i popoli devono organizzarsi al più presto per promuovere un’alternativa efficace in ambito europeo, non c’è molto tempo per farlo, ma bisogna farlo. Anche in Italia con grande ritardo si sta sviluppando un dibattito politico importante: ripensare le comunità partendo dalla partecipazione diretta nel tutelare i beni comuni. Per realizzare questo progetto ci vuole impegno, ci vogliono competenze ed abilità specifiche, bisogna cercarle, valorizzarle, sviluppare e sperimentarle, il prima possibile. Una visione politica alternativa esiste, si chiama bioeconomia.

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