Fedeltà alla Repubblica.

2. — La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia  nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei  doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Doveri inderogabili di solidarietà: posizioni giuridiche di obbligo a contenuto politico,  economico e sociale alle quali nessuno può sottrarsi. Esempi sono: la difesa della Patria, l’obbligo di contribuzione alle spese pubbliche, la fedeltà alla Repubblica. L’adempimento di tali doveri trasforma l’individuo (volto al mero appagamento dei propri bisogni individuali) in membro effettivo e responsabile di una comunità.

Il racconto della fiction televisiva andata in onda su RAI UNO, Lo scandalo della Banca Romana, dovrebbe far aprire a dubbi e scenari e confronti storici fra oggi e ieri circa il meccanismo di creazione della moneta. Dovrebbe far conoscere una storia italiana basata sull’usurpazione della sovranità monetaria e la truffa. Inseguendo il dubbio e la ricerca della verità dovrebbe aiutare a svegliare le coscienze addormentate sul sistema bancario attuale, che uscito dal sistema del gold standard stabilisce il valore della moneta e la sua ex nihilo e su una mera convenzione forzosa.

Per coprire le perdite, l’istituto di credito della capitale non solo iniziò a emettere nuova moneta senza autorizzazione, ma arrivò addirittura a stampare due serie di biglietti con lo stesso numero di serie, in modo da raddoppiare, senza darlo a vedere, l’emissione di moneta in circolazione.

Quello che in passato, creazione di moneta dal nulla, era un reato penale oggi è una prassi normalizzata e consentita dalla leggi vigenti. La Costituzione italiana, minacciata dall’antidemocratico Trattato di Lisbona, dice che la Repubblica tutela il credito, ma come potrebbe se il legislatore ha abdicato il potere di farlo, sia svendendo la Banca d’Italia e sia delegando tale potere alla BCE? Ricordiamo che la Banca d’Italia non è più d’Italia, ma poiché la maggioranza del pacchetto azionario è in capo ad SpA  private lo Stato perde il controllo e fa nascere un enorme conflitto di interessi, poiché i controllati comandano i controllori.

La conclusione della vicenda, scandalo della Banca Romana, potrebbe essere la stessa della situazione odierna con la crisi globale innescata dai vertici bancari della BIS. In quella storia erano tutti coinvolti e colpevoli, e la sparizione delle prove consentì un’assoluzione di politici, giornalisti, faccendieri, banchieri. Intanto la truffa del signoraggio continua per consuetudine, si rubava ieri, si ruba oggi e si ruberà domani. Questo sembra essere il teorema se e solo se i cittadini vogliono che sia così. La strada per la libertà passa per una corretta informazione sui principi etici ed i valori costituzionali. La conoscenza e la condivisione dei valori possono unirci e condurci alla libertà.

Il Parlamento, nel luglio 2008, ha tradito la fedeltà alla Repubblica col voto unanime sul Trattato di Lisbona, che nei suoi articoli intende “legalizzare” l’usurpazione della sovranità monetaria, oltre il fatto che il trattato contraddice i principi elementari delle democrazie rappresentative (separazione dei poteri). Alcune implicazioni nella vita quotidiana causate dall’usurpazione della sovranità monetaria: 1) debito pubblico: esiste poiché la moneta non è più di proprietà dello Stato, e l’emissione è generata dallo scambio di Titoli, all’interno del circuito delle borse telematiche, con l’equivalante valore di “moneta debito”, caricata di interessi. Se esiste un debitore esiste anche un creditore: una volta la convenzione del debito era con lo Stato stesso, pertanto non era affatto necessario ripagarlo, oggi, ceduta la sovranità monetaria l’aumento del debito pubblico, sopratutto quello estero, conviene ai creditori esteri; 2) Tassa occulta: inflazione, esiste poiché la funzione matematica “moltiplicatore monetario” non tiene conto della società, ma dell’interesse degli azionisti delle banche private commerciali. Oggi conservando l’inflazione per evitare l’immissione di liquidità creata dalla finanza, accade che contenendo il deficit pubblico si tengono bassi gli stipendi salariati ma si impoveriscono le famiglie e si danneggia la domanda interna. 3) Per restare nei patti dell’UE si continua a ridurre la spesa pubblica e si tiene alta la pressione fiscale, continua la riduzione dei flussi monetari verso gli Enti Territoriali e si mettono a rischio i servizi essenziali: sanità, istruzione, ambiente. 4) Schiavitù: gli individui lavorano per pagare un debito inventato e depositano soldi alle banche. Si vive per lavorare e non si lavora per vivere.

I cittadini italiani sono sempre più frustrati dall’aumento delle tasse, dall’assenza di servizi adeguati, dalle menzogne dei dipendenti eletti e non comprendono da dove possa venire tutto questo male. Eppure la truffa è basata su di uno schema a dir poco elementare: rendita monetaria. La differenza aritmetica fra il valore nominale di una banconota ed il costo di stampa (signoraggio primario), contestato dalla Banca d’Italia. Mentre il sistema della “riserva frazionaria” per prestare danaro “dal nulla” (signoraggio secondario) è materia di studio in macro economia presso tutte le Università. Oltre a ciò la deregolamentazione degli istituti bancari, gli strumenti finanziari e il sistema offshore con le giurisdizioni segrete ha consentito l’accumulo di ingenti liquidità per le imprese senza lavorare. Le nuove economie informatiche hanno superato la cosiddetta old economy e in questo modo il capitalismo si sta sganciando dal lavoro.

Come accennato, prima, stampare moneta dal nulla, cioè senza un contro valore, ad esempio l’oro, era considerato un grave reato penale poiché se il mezzo di scambio delle merci, quale strumento di misura del valore (moneta), può essere diffuso in eccesso si crea una falsa ricchezza (truffa) e si alimenta l’inflazione (tassa occulta) poiché la moneta stessa perde di valore. La conseguenza è che, ci riconduce alla realtà di oggi, uno stipendio di 1300 euro non è sufficiente a sostenere una famiglia, ma non perché l’inflazione sia alta ma perché è  troppo basso lo stipendio. Il capitalismo e la teoria neoclassica dell’economia mostrano l’ennesima contraddizione di una vera e propria religione: esiste una gigantesca massa di liquidità creata dalla finanza ma l’inflazione è quasi pari a zero, mentre il capitalismo e l’euro zona hanno favorito il trasferimento di ricchezza dai cosiddetti paesi periferici verso i paesi centrali, grazie a una progressiva delocalizzazione produttiva iniziata circa vent’anni fa.

Gli uomini lavorano per procurarsi questi pezzi di carta stampati dal nulla, mentre i banchieri cliccano un dito sulla testiera di un computer ed inventano ricchezza. Sembra una magia, eppure i Governi misurano la ricchezza in questo modo e con lo stupido PIL. La fiction televisiva di RAI UNO però ha mostrato un’indignazione di un popolo che giustamente associava l’immagine del banchiere al quella dell’usuraio, di certo non una professione nobile e dignitosa.

E’ interessante il ruolo dei media strumenti della manipolazione dell’opinione pubblica a servizio del potere invisibile.

(Fonte: terzaclasse.it) Lo scandalo della Banca Romana (1889-1893) Il primo scandalo politico-finanziario che coinvolse le principali Istituzioni del Regno d’Italia (Parlamento e istituti bancari) investì la società italiana sul finire dell’800 coinvolgendo eminenti politici, banchieri e il mondo economico legato al settore del credito edilizio. Le premesse di questa grave crisi finanziaria affondano le radici nella tumultuosa fase di urbanizzazione che ebbe luogo a Firenze, e soprattutto Roma, dopo il trasferimento da Torino della capitale del nuovo Stato. Le due città furono investite da una travolgente febbre edilizia che alterò in maniera significativa il panorama urbano e incrementare le truffe finanziarie senza che vi fosse un adeguato controllo da parte delle Istituzioni e delle banche che si trovarono coinvolte esse stesse in operazioni assai poco trasparenti.

Le analogie con l’inizio dell’odierna della crisi globale sono impressionanti.

Potere

tratto da il futuro della democrazia (prima ediz. 1984) di Norberto Bobbio, pag. 17: Quinta promessa non mantenuta della democrazia reale rispetto a quella ideale è l’eliminazione del potere invisibile. A differenza del rapporto tra democrazia e potere oligarchico su cui la letteratura è ricchissima, il tema del potere invisibile è stato sinora troppo poco esplorato (anche perché sfugge alle tecniche di ricerca impiegate di solito dai sociologi, come interviste, sondaggi di opinione ecc.). Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima.

a proposito della partecipazione, di Norberto Bobbio, tratto da, l’età dei diritti, Einaudi, in ET saggi 478, Torino 1990, preso dal brano, la resistenza all’oppressione, oggi, p.167

la partecipazione popolare negli stati democratici reali è in crisi almeno per tre ragioni: a) la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma il parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove; b) anche se il parlamento fosse ancora l’organo del potere reale, la partecipazione popolare si limita a intervalli più o meno lunghi a dare la propria legittimazione a una classe politica ristretta che tende alla propria autoconservazione, e che è via via sempre meno rappresentativa; c) anche nel ristretto ambito di un’ elezione una tantum senza responsabilità politiche dirette la partecipazione è distorta, o manipolata, dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc. La partecipazione democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera: la partecipazione popolare nelle democrazie anche più progredite non è né efficace né diretta né libera. Dal sommarsi di questi tre difetti di partecipazione popolare nasce la ragione più grave di crisi, cioè l’apatia politica, il fenomeno tante volte osservato e deprecato della spoliticizzazione delle masse negli stati dominati dai grandi apparati di partito. La democrazia rousseauiana o è partecipante o è nulla.

Tratto da Norberto Bobbio, il futuro delle democrazia, in ET saggi 281, Einaudi Torino 1995 dal brano, democrazia rappresentativa e diretta, p.33

Parto da una constatazione su cui possiamo essere tutti d’accordo: la richiesta cosi frequente in questi anni di maggiore democrazia si esprime nella richiesta che la democrazia rappresentativa venga affiancata o addirittura sostituita dalla democrazia diretta. La richiesta non è nuova: l’aveva già fatta, com’è ben noto, il padre della democrazia moderna, Jean-Jacques Rousseau, quando aveva detto che «la sovranità non può essere rappresentata» e pertanto «il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente» .
[…]Ma allora la richiesta di un allargamento della democrazia rappresentativa e dell’istituzione della democrazia diretta è insensata? lo ritengo di no.

Tratto da Norberto Bobbio, il futuro delle democrazia, in ET saggi 281 dal brano, democrazia rappresentativa e diretta, p.40

Certamente più vicino alla democrazia diretta è l’istituto del rappresentante revocabile contrapposto a quello del rappresentante svincolato dal mandato imperativo. Infatti il cordone ombelicale che tiene avvinto il delegato al corpo elettorale non è reciso del tutto. Ma anche in questo caso non si può parlare di democrazia diretta nel senso proprio della parola. Perché vi sia democrazia diretta nel senso proprio della parola, cioè nel senso in cui diretto vuol dire che l’individuo partecipa esso stesso alla deliberazione che lo riguarda, occorre che fra gl’individui deliberanti e la deliberazione che li riguarda non vi sia alcun intermediario.

Paolo Barnard: “[…]Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (Gerge Orwell)

Etica, “democrazia”, ricerca ed SpA.

Gli interessi delle corporation e quindi di pochi prevalgono nei confronti del bene comune, essi finanziano una ricerca scientifica a loro favore e sono assolutamente contrarie, le SpA, ad una ricerca libera ed indipendente che in Italia appunto non esiste o è di nicchia con pochi soldi in tasca.

Joel Bakan scrive l’ascesa al potere delle corporation, in la borsa o la vita corporationsaggi sulla globalizzazione, Feltrinelli Real Cinema, 2006: «Da una condizione di relativa oscurità, nell’arco dell’ultimo secolo e mezzo la corporation è assurta al rango di istituzione economica dominante su scala mondiale. Le corporation al giorno d’oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo. Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, auto celebrando si attraverso edifici imponenti e raffinati apparati simbolici. Le corporation esercitano un’influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica. La sensazionale ascesa al potere della corporation è uno degli eventi più significativi della storia moderna, se non altro in ragione degli infausti esordi di questa istituzione. […]Friedman ritiene che le corporation siano un bene per la società (e che l’eccesso di stato sia un male). Rifugge tuttavia l’idea che le corporation debbano cercare di fare del bene alla società. “Le corporation appartengono agli azionisti. […] I loro interessi coincidono con gli interessi degli azionisti. Ora, detto questo, è lecito che usino i soldi degli azionisti per scopi attinenti alla responsabilità sociale ma non giustificabili sotto il profilo dei bilanci? La mia risposta è no.” I dirigenti delle corporation, sostiene Friedman, hanno una sola e unica “responsabilità sociale”: massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti. Questo è l’imperativo morale. I manager che perseguono finalità sociali e ambientali a scapito dei profitti – ossia che cercano di agire moralmente – in realtà si comportano immoralmente».

Ma è proprio il sistema italiano che favorisce tutto ciò e si contraddistingue rispetto ad altri visto che il potere decisionale, nelle università, è in mano a pochi vecchi “baroni” che hanno conquistato il loro ruolo, scelti anche dalla cooptazione, e scalano i livelli di categoria grazie all’invecchiamento senza l’obbligo di sforzi per produrre risultati con una ricerca non sempre utile alla società umana. Non vi è possibilità di licenziare chi non produce risultati di qualità. La ricerca asservita alle corporation ed i suoi risultati hanno prodotto e producono ingenti danni culturali, di formazione e di preparazione, sia verso la classe dei futuri professionisti, che della classe dirigente di questo Paese. I dirigenti, anche se a volte in buona fede comunque non sanno scegliere, proprio per l’ingente letteratura italiana prodotta a favore di poche aziende SpA che fa pendere la bilancia delle scelte strategiche a favore dei più potenti gruppi ricchi di conflitti e concorsi di interesse. Secondo voi, un ingegnerie/medico/avvocato/economista che insegna all’università, siede nel consiglio di una SpA, siede in parlamento e coordina il proprio studio professionale, con quale criterio di merito può concorrere alle scelte di una ricerca? Solo lo sviluppo della rete di internet ha consentito di ricercare una letteratura scientifica più libera ed indipendente, che proviene da altri Paesi, alla portata di tutti gli studenti, di tutti i ricercatori, e da pochi anni si riescono a produrre valutazioni migliori proprio perché attingendo direttamente nelle università di tutto il mondo si ha la possibilità di consultare un pluralismo di idee che in Italia è quasi scomparso. Ma nonostante questo, una buona valutazione è sempre difficile a causa del preponderante ruolo e dell’ingombrante peso dei “baroni” che indirizzano gli allievi verso i loro interessi personali ed escludono o puniscono chi prende strade diverse, infatti anche tramite l’esame di stato essi, gli ordini professionali, controllano e punisco chi non si allinea. Certamente non tutti i docenti universitari sono al soldo delle corporation ma questi da un lato sono la minoranza assoluta e dall’altro non ricoprono ruoli strategici ed importanti per l’economica del Paese, visto che questo sistema in Italia va avanti da sempre. Non c’è da meravigliarsi se in Italia a volte gli allievi sono eticamente più bravi dei professori, essi sono mentalmente ed economicamente indipendenti dai poteri forti. Purtroppo gli aspetti corporativi prevalgono e la maggioranza dei cittadini italiani sono club-bilderberg-ariannavolutamente disinformati dal “potere invisibile”, sono tenuti allo scuro, abbuffati di finte lotte e divisioni fra destra e sinistra, conditi di intrattenimenti televisivi volutamente disinformatori che parlano la lingua delle SpA e difficilmente di diritti civili per non educare i popolo e per non risvegliare le coscienze addormentate. Le corporation controllano media, politica ed università e chi è informato rappresenta un minoranza troppo debole per cambiare le cose, di conseguenza la maggioranza dei cittadini esprime sempre un consenso politico sbagliato poiché i partiti rappresentano i mezzi migliori delle SpA per proporre leggi e norme a loro favore, e per il loro massimo profitto possibile, tutto a scala globale, come in Italia così in Europa e negli USA. Se l’Italia intende cambiare in meglio bisogna iniziare “dal basso”, ed i cittadini devono svegliarsi, dipende solo da loro. Tutti i settori sono intaccati dal malcostume, scuola e ricerca sono i primi da salvare. E’ tempo di democrazia diretta nei Enti Territoriali (Comuni, Province e Regioni).

Potenti: scelte irrazionali, per rubare al popolo.

I nostri dipendenti politici hanno condotto l’Italia fuori dal buon senso violando palesemente i più elementari diritti umani.  Veltrusconi  conosce  la Costituzione non per rispettarla ma per aggirarla.  Giustizia e legalità sono qualcosa di effimero, sono un film o una fiction da vendere e da raccontare. Le istituzioni che dovrebbero applicarla sono parcheggi per privilegiati.

Mentre in Europa gli inceneritori vengono tassati in Italia vengono premiati con miliardi di euro. Scritto da Federico Valerio venerdì 19 ottobre 2007

..In Danimarca la tassazione di incenerimento con recupero energetico e della discarica risale al 1986 e questa tassa oggi (2006) è rispettivamente di 40 e 50 euro per tonnellata trattata.

…Ogni commento sulle scelte dei nostri governi di regalare ingenti incentivi  economici ai  “termovalorizzatori” e sulla campagna mediatica finalizzata a screditare riciclo, compostaggio, riuso, appare superflua.

Spesso Danimarca, Svezia, Norvegia  sono citati come paesi modello,  in quanto da loro l’incenerimento dei rifiuti è una pratica diffusa. Questa informazione è corretta ma l’italica promozione dei “termovalorizzatori” dimentica di informarci che, nonostante ciò,  in questi paesi l’incenerimento dei rifiuti con recupero energetico è tassato, al pari della discarica. In Danimarca la tassazione di incenerimento con recupero energetico e della discarica risale al 1986 e questa tassa oggi (2006) è rispettivamente di 40 e 50 euro per tonnellata trattata.

Lo scopo dichiarato del legislatore per l’introduzione di questa tassa:

“Ridurre la quantità di rifiuti che vanno all’incenerimento o alla discarica. La tassa promuoverà il riciclo e spingerà le imprese ad applicare tecnologie con una bassa produzione di rifiuti”

L’Europa adotta il principio: chi inquina paga. In Italia,  Sindaci e Consigli Comunali come quello di Salerno premiano le aziende che inquinano.

Ma adesso “spieghiamo” la mala fede dei decisori politici ed il lassismo delle associazioni “ambientaliste” quando siedono nelle conferenze di servizio (assemblee deliberative obbligatorie nel processo decisionale della Pubblica Amministrazione). Le associazioni a delinquere, grazie all’aiuto dei colletti bianchi (laureati specialisti), sono molto informate e consapevoli delle procedure amministrative e, corrompendo un pò tutti sono in grado di scaricare responsabilità civili e penali sui dirigenti pubblici (anello debole del sistema decisionale). I colletti bianchi sanno che gli inceneritori non posso essere costruiti poiché è sufficiente applicare la Costituzione (art. 32) per prevenire e quindi evitare danni di ogni genere. Da qualche anno esiste un metodo valutativo molto efficace per prendere decisioni di qualità, ma i colletti bianchi fanno di tutto per evitare di adottare tale metodo. Questo si chiama pianificazione strategica, ed in materia ambientale si chiama Valutazione Ambientale Strategica per prevenire scelte sbagliate. E nel corso degli anni il metodo valutativo ha anche migliorato la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) includendo come elemento conoscitivo la Valutazione d’Impatto sulla Salute (VIS). Quello che i cittadini non sanno, ma che dovrebbero sapere per far sentire la propria voce applicando semplicemente il principio di sovranità popolare, è che esiste anche l’opzione zero. Nello specifico, parlando di inceneritori, industrie insalubri, nessun Ente pubblico è autorizzato a far costruire tali impianti quando non vi siano certezze sui rischi sanitari, poiché vige il principio di precauzione, e poi quando vi siano dati che indicano rischi e danni, a maggior ragione tali impianti vanno sostituiti con altri meno inquinati. Cercherò di esser più chiaro, la procedura valutativa corretta prevede che in un clima di incertezza (assenza di dati), sanitaria ed ambientale, si applica l’opzione zero, cioè per tutelare la salute pubblica gli Enti non possono e non devono concedere la costruzione di impianti rischiosi. Se avviene il contrario è perché non c’è un’ammenda o una pena prevista sulle scelte politiche, che sono anche insindacabili. I colletti bianchi corrotti, consapevoli delle procedure giocano su di un filo e nel caso di decisioni a loro avverse fanno ricadere la responsabilità sui dirigenti amministrativi come il Responsabile Unico del Procedimento (RUP), creato ad arte, dal legislatore, per aiutare i rappresentanti eletti. Un altro metodo usato dai colletti bianchi è operare in regime di deroghe, com’è avvenuto in Campania, scavalcando le valutazioni ambientali. Inoltre, in una buona procedura amministrativa e valutativa si parte dal problema e non esclusivamente dalla “proposta risolutiva”. Nel ciclo dei rifiuti il problema non è inceneritori Si o No, il problema è il “rifiuto”, cos’è un “rifiuto”? E le norme, anche italiane, hanno già indicato saggiamente cosa gli Enti pubblici devono fare (Ridurre, Riusare, Riciclare), e che oggi non stanno facendo poiché corrotti ed, in male fede sostengono una serie di società SpA che guadagnano bruciando i rifiuti poiché sovvenzionate “illecimente” dallo Stato per mezzo dei Cip6, caso unico in Europa. Quello che noi chiamiamo rifiuto in realtà è un “materia prima seconda” che può essere trasformata e rimessa nel mercato. Bruciare i rifiuti per ricavare energià è un delitto contro l’umanità che andrebbe perseguito a norma di legge. La fisica ci insegna che nulla si crea nulla distrigge e tutto si trasforma, poi un’analisi del bilancio energetico ci dice che queste stupide macchine termiche (gli inceneritori) consumano più energia di quanta se ne possa ricavare, inoltre sono almeno 36 volte più costose di un impianto di riciclo e rubano soldi pubblici alle fonti energetiche rinnovabili per esser costruite e manutenute (Cip6). E tutto questo per far massimizzare profitti alle ex-municipalizzate create dai Sindaci, oggi monopoliste in materia di energia, rifiuti, acqua (servizi pubblici locali). Le società ex-munipalizzate/partecipate sono state introdotte per privatizzare i servizi pubblici locali e legalizzare il voto di scambio, infatti esse sono strumento del consenso politico = assunzioni clientelari, sono un’evoluzione della corruzione politica e della distruzione della democrazia. Questo, dei Cip6, è un scandalo tutto italiano che ha indirizzato circa 40 miliardi di euro di soldi pubblici, dal ’92 ad oggi, verso le tasche di petrolieri e presidenti di squadre di calcio contro lo sviluppo di un indotto industriale virtuoso, energie rinnovabili (sole, vento, geotermia) e, contro la salute di cittadini. Invece, Giappone, Germania e Spagna sono leader virtuosi nelle tecnologie ecologiste grazie alla volontà politica di investire in questa ricerca e creare un’industria virtuosa; Obama ha detto che anche gli USA dovranno adeguarsi. Chi in Italia ha praticato, insegnato e professato in queste discipline, uso razionale dell’energia, è stato volutamente cacciato e deriso per creare mostri accademici e trasmettere una sedicente ingegneria virtuosa. Le prime fughe dei cervelli virtuosi possiamo registrarle in architettura con Paolo Soleri che ha potuto sviluppare la propria filosofia ecologista negli USA; mentre di recente il premio nobel per la fisica Carlo Rubbia ha ricevuto ospitalità in Spagna. Senza dimenticare che la Fiat ha volutamente ignorato ingegneri come Mario Palazzetti per aver costruito macchine più efficienti e quindi meno inquinanti. Per banche/partiti SpA se sei onesto e virtuoso devi lasciare il Paese, esse vogliono solo laureati per delinquere. E’ ora di cambiare, ricominciare da zero partendo dall’etica, dalla morale, dall’educazione civica, ponendoci domande semplici: cos’è la sovranità? Cos’è la moneta? Di chi è la moneta? Cos’è il debito pubblico? Perché abbiamo un debito pubblico? Cos’è la vera democrazia? Dove si pratica? Cos’è la decrescita felice? Cos’è la vera azione collettiva (class action)?

Oligarchia contro democrazia

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La riforma della Pubblica Amministrazione (PA) degli Enti Territoriali (Regione, Provincia, Comune) degli anni ’90 ha modificato il rapporto fra cittadini e rappresentanti eletti facendo degenerare la democrazia rappresentativa in piccoli comitati di potere. In una puntata di Report, l’onorevole Villone, allora DS, spiegò egregiamente come orientare l’amministrazione locale per produrre consenso politico a favore del proprio comitato elettorale. Insomma usando il linguaggio dell’etica e del codice penale, la riforma ha “legalizzato” il voto di scambio e introdotto un’efficace sistema feudale attraverso un rapporto di vassallaggio. In un sistema di regole immorali il mercato politico ha trasformato i rappresentanti eletti in oligarchie feudali che decidono tutto, ed i cittadini spesso si dividono in quelli apatici (la maggioranza), poi quelli che concorrono al sistema di potere feudale (una parte) e quelli informati (la minoranza). I cittadini apatici e disinteressati  sono quelli che producono il danno maggiore poiché legittimano il comportamento dei comitati di potere, oppure si comportano come soggetti ricattabili da opprimere, se non eseguono gli ordini loro impartiti. la pubblica amministrazioneL’Italia con questa riforma è andata nella direzione opposta ai principi democratici. Il legislatore lamentava una lentezza ed un’assenza di decisioni da parte degli Enti Territoriali e così ha deciso di fare un enorme passo indietro ritornando ai feudi medioevali. Sindaci e Presidenti decidono da soli, spesso raccogliendo gli indirizzi politici dell’agenda politica scritto dai think tank a cui fanno riferimento. I cittadini votano Sindaci, Presidenti e Consigli, ma queste istituzioni sono camere di registrazione di decisione prese altrove. La pubblica amministrazione non pensa, agisce sotto l’impulso di un’élite non eletta, mentre i politici eseguono gli ordini delle lobbies e delle imprese che hanno sostenuto la loro campagna elettorale. Nel solco dell’ideologia neoliberale, cioè meno Stato e più privati, le istituzioni sono state occupate da politici incapaci e inadeguati contro i principi costituzionali, contro i diritti, contro l’uguaglianza, l’efficienza e l’economia. Altri Paesi hanno seguito un’altra strada, e sono stati introdotti ed adoperati strumenti di democrazia diretta per consentire al sovrano di partecipare direttamente alle decisioni importanti applicando i principi: sovranità, trasparenza, uguaglianza ed efficienza.
Le organizzazioni di partito hanno contribuito a far crescere l’apatia dei cittadini italiani per evitare di favorire la partecipazione democratica. In altri paesi sono emerse esperienze opposte, ad esempio nelle 500 città del mondo dove si adopera il vero bilancio partecipativo i cittadini, nel ciclo di assemblee svolte in un anno solare, insieme ai rappresentanti eletti elaborano un Piano degli Investimenti nel Consiglio del Bilancio Partecipativo (COP) e, l’anno successivo le priorità votate ‘dal basso’ vengono realizzate e monitorate dai delegati popolari. insegnamento di Porto AlegreL’intera procedura di deliberazione e realizzazione di opere e servizi è trasparente e monitorata; chiunque, sin dal principio, è a conoscenza di come i soldi pubblici vengono spesi.
Innanzitutto, il cittadino è competente per diritto di nascita in quanto è parte del sovrano e, poi nei Paesi dove esistono gli strumenti di democrazia diretta le deliberazioni sono più veloci ed efficaci poiché le idee sono sostenute anche da un consenso cittadino, facendo migliorare la qualità delle proposte stesse. Insomma, dove la società civile interviene le scelte sono di maggiore qualità e se col tempo risultassero sbagliate, in ogni democrazia le scelte possono essere mutate e quindi affinate con l’effetto virtuoso di responsabilizzare i cittadini stessi. Dove c’è vera democrazia i rappresentati eletti sono meno corrotti poiché il loro mandato è vincolato e controllato costantemente.

La democrazia diretta, quale integrazione di quella rappresentativa, è tutt’altro che un vecchia idea coltivata solo da pensatori nostalgici o da gruppi marginali. Si tratta invece di un concetto moderno, cresciuto in un secolo e mezzo di applicazioni in vari Stati e continuamente in via di perfezionamento in varie realtà del mondo industrializzato così come in Paesi in via di sviluppo. Negli Stati Uniti nel solo 2001 si sono svolti; quasi dieci votazioni referendarie a livello comunale, di contee e Stati federati. A partire dal 1891 in Svizzera si sono tenuti niente meno che 540 referendum federali. democrazia-direttaLa Baviera, dopo aver adottato nel 1995 un regolamento avanzato di democrazia diretta, ha assistito quasi a 1200 referendum o comunali o regionali. In questi Paesi non mancano ne i cittadini politicamente impegnati e decisi a battersi per essi. Da tutte queste esperienze ha tratto giovamento anche la politica in termini di una maggiore apertura e vivacità di rapporti fra rappresentanza politica ed elettorato che ha favorito la partecipazione civica. In tutti continenti e a tutti i livelli governativi si può osservare la richiesta della popolazione di avere più voce in capitolo nelle decisioni politiche. (Fonte: Thomas Benedikter, democrazia diretta, Sonda 2008).
Un sondaggio effettuato nel 2005 da Gallup International su 50.000 persone presenti in 60 Paesi, ha scoperto che il 63% dei cittadini pensano che i loro leaders politici siano disonesti, il 60% pensano che abbiano troppo potere, il 52% pensa che i leaders politici si comportino in maniera non etica e il 39% pensa che essi non siano competenti nel loro lavoro. La democrazia rappresentativa, ossia la forma con cui la democrazia governa nella maggior parte del mondo, comincia a mostrare i suoi limiti. democrazia-cittadiniI sostenitori di questa forma indiretta di democrazia, sostengono che il problema è temporaneo, causato dal ripensamento politico successivo al crollo del marxismo nel 1989. Forse, ma la causa principale sta invece nell’enorme cambiamento nelle condizioni economiche e sociali di gran parte del mondo in questo ultimo mezzo secolo. La cura ai problemi della democrazia è la democrazia diretta. (Fonte: Paolo Michelotto, democrazia dei cittadini, Troll libri 2008)

Facciamo un esempio concreto. Nel 2006 il Consiglio Comunale di Salerno approva il nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC). L’elaborazione di tale piano è figlio delle valutazioni tecniche e politiche di pochi, cioè del progettista capo Oriol Bohigas, del Sindaco Vincenzo De Luca e dei singoli Consiglieri comunali. Tale piano, a detta degli osservatori, gli Ordini professionali degli architetti e degli ingegneri è stato più volte modificato e, soprattutto, le critiche di alcuni sono piuttosto pesanti accusando l’Ente Comune di aver fatto favoritismi a pochi e di incoraggiare le associazioni a delinquere presenti sul territorio. Se ci fosse il mandato vincolato, questo andrebbe revocato al Sindaco ed a tutti i consiglieri comunali che hanno approvato il Piano Urbanistico Comunale figlio della speculazione edilizia. «Affari e speculazione attireranno la malavita»; «il più grosso attentato perpetrato nei confronti di una città e dei suoi abitanti». Va giù duro il presidente degli architetti salernitani Pasquale Caprio che definisce «fuorilegge» il piano urbanistico comunale approvato ieri a palazzo Guerra. «Uno strumento importante solo per la classe padrona – sottolinea – ignobile per le situazioni equivoche che verrebbe a creare», parole che si leggevano sul Mattino dell’11 novembre 2006. Il PUC di Salerno è figlio di una anacronistica e desueta logica progettuale, del resto come nella maggioranza dei piani urbanistici italiani, esso è basato sulla sola crescita urbana anche se non strettamente necessaria. Nello specifico piano sono presenti opere infrastrutturali ‘storiche’, cioè ampiamente dibattute negli ultimi 20 anni circa, come la Lungo Irno, una nuova strada pianeggiante a doppia corsia di scorrimento in entrambi i sensi di marcia che collega la zona nord, Fratte ed il Comune di Pellezzano, con il centro cittadino sino alla foce del fiume Irno. Non ci crederete, ma quest’opera appaltata ed in corso di ultimazione è priva di pista ciclabile. Purtroppo, per la Lungo Irno questo non è l’unico errore progettuale ben visibile. Ahimé, la letteratura storica salernitana è ricca di clamorosi errori urbanistici ed architettonici e, nel corso di questi anni sembra che non esserci un presa di coscienza verso la qualità e la ragionevolezza. Gli errori più grossi sono volutisalerno_gennaio_2009_018 poiché hanno garantito enormi proventi ai costruttori “storici” (dagli anni ’20 fino agli ’80)  della città salernitana. I ‘piani storici’ custoditi negli archivi dell’ufficio tecnico del Comune mostrano chiaramente la volontà di delinquere e, cioè come i rappresentanti eletti abbiano preferito piani urbani speculativi a piani di buon senso sul modello ‘garden city’ (città giardino).  Inoltre, passeggiando per le strade cittadine sono ben visibili inutili eccessi di luminarie di pessimo gusto con l’aumento degli sprechi energetici comunali poi, una totale assenza di manutenzione sia della pavimentazione in pietre di porfido del Corso principale, passeggiata storica dei salernitani, facendo rischiare le gambe dei passanti, e sia per la pavimentazione dell’invidiato lungomare abbandonato a se stesso. Si intuisce che questi dissesti delle pavimentazioni possano essere dovuti a ‘rattoppi’ per interventi di sottoservizi. E’ davvero incredibile come la Giunta non preveda soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria di tali opere, salerno_gennaio_2009_020 ma pensi a sperperare danaro pubblico in evitabili sprechi energetici (se entrate nel municipio cittadino vi accorgerete delle enormi dispersioni energetiche, e non solo); forse il Sindaco ed altri aspettano un risarcimento di danni biologici da parte di tanti cittadini caduti su una pavimentazione pubblica dissestata?

La procedura amministrativa italiana prevede che gli Enti commissionino discrezionalmente la redazione di Piani Regolatori Generali (PRG) senza la consultazione dei cittadini sovrani, gli Enti possono accogliere le istanze che provengono da tutti alla presentazione del Piano stesso prima della definitiva deliberazione del Consiglio Comunale. Invece, in una vera democrazia i cittadini sono i primi ad esporre le proprie istanze facendole valutare collegialmente da più tecnici specializzati alla ricerca della migliore soluzione progettuale prima di iniziare a disegnare l’immagine della futura organizzazione territoriale, senza favoritismi alle solite lobby economiche, ai quei gruppi di persone che abitualmente corrompono i rappresentanti eletti per far mutare la destinazione d’uso dei suoli, aumentare la costruzione di volumetrie nei centri costruiti col fine di produrre speculazioni edilizie per massimizzare profitti e danneggiare ambiente urbano e territorio. Insomma, essendo il piano urbano figlio di una procedura amministrativa esso risente fortemente del livello di etica e democraticità presente o meno nella procedura stessa. Più democrazia è presente nel procedimento e più etico, più trasparente, più rappresentativo sarà il piano approvato da cittadini e rappresentanti eletti.

Il Comune di Colorno (PR), circa 8000 abitanti, ha messo a disposizione dei cittadini 200mila euro da spendere in opere o servizi come essi credono. Colorno, imitando il bilancio partecipativo di Porto Alegre consente ai cittadini di decidere direttamente.

Nel nostro Paese, euroschiavi-2007il popolo non è proprietario della moneta, non elegge il proprio parlamentare poiché scelto dal segretario di partito, non elegge i giudici, non revoca il mandato, ed i rappresentanti eletti negli Enti Territoriali possono dare in gestione ai loro amici privati servizi e beni demaniali. Gli unici due strumenti di democrazia diretta, iniziativa popolare e referendum abrogativo, adottati dalla Costituzione sono resi inefficaci da regole ed applicazioni uniche al mondo. In sostanza, in Italia non esiste neanche una sorta di democrazia rappresentativa ma in una reale dittatura “dolce” dove chi manifesta liberamente e civilmente per tutelare il diritto alla vita può anche essere picchiato dalla polizia giudiziaria, è sufficiente ricordare il caso rifiuti in Campania, a Serre (SA), e nel napoletano ed in Val di Susa per la TAV.

L’unica speranza del popolo italiano è abbandonare l’apatia politica, svegliare un senso critico libero dalla strumentalizzazione del teatro politico “destra” e “sinistra” (divide et impera) ed avere un atteggiamento positivo verso il presente ed il futuro. Bisogna essere curiosi della realtà intorno a noi valutando le cose in maniera oggettiva, leggendo le deliberazioni politiche (i fatti ed i comportamenti) senza ascoltare le opinioni dei politici stessi, poiché spesso mentono sapendo di mentire. Bisogna valutare le situazioni senza logiche di fede, ma distaccati e pragmatici. Per raggiungere una valutazione sufficiente è sempre bene compiere ricerche, studiare il significato dei termini, informarsi, cercare i conflitti di interesse e comparare le fonti. Siamo cittadini e non tifosi di una squadra. Siamo cittadini e non militanti di forze politiche anacronistiche.

Introdurre l’etica nella politica

L’assenza di etica e morale nelle regole scritte e l’apatia politica dei cittadini aiutano banchieri e rappresentanti eletti ad usurpare i diritti di tutti.

Una presa di coscienza, di conoscenza e di consapevolezza possono aiutare il popolo nel riappropriarsi della vera democrazia. futuro della democraziaLo scambio di corrette informazioni e, comparare le buone pratiche sparse nel mondo possono far creare una ”nuova” conoscenza della democrazia e risvegliare le coscienze addormentate chiuse nell’egoismo e nel cinismo di una società manipolata e programmata. Se i cittadini lo volessero realmente, l’ingiustizia sociale può diventare un problema marginale e fuori delle mani del potere invisibile. Partendo dagli Enti Territoriali (Regione, Provincia, Comune) è necessario sapere che esiste un “nuovo” modello di gestione del territorio, un modello etico. Con un approccio olistico (multidisciplinare) per avere una migliore valutazione e scelta strategica, è possibile raccogliere informazioni sui modelli amministrativi esistenti nel mondo ed unirli in un modello concreto e praticabile per cambiare l’attuale gestione malavitosa della cosa pubblica. Il risultato di questa ricerca ci consente di applicare meglio principi costituzionali: sovranità ed uguaglianza. Ad esempio, i Comuni pianificano il territorio ed affidano servizi pubblici locali. Oggi queste funzioni sono asservite agli interessi di pochi speculatori per usurpare i diritti di tutti. Dunque, i partiti organizzano comitati di affari per spartirsi i proventi derivati dagli illeciti, mentre i cittadini, detentori del potere supremo, invece di allontanarsi dalla politica attiva, lasciano banche e partiti indisturbati, ed anzi dovrebbero organizzarsi e competere alle gare elettorali per introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa volti a praticare il semplice principio di sovranità. Comparando i modelli esistenti in altri Paesi con i nostri (iniziativa popolare, referendum propositivo/facoltativo/abrogativo, bilancio partecipavo deliberativo), i cittadini possono accorgersi come in realtà la democrazia in Italia non esiste. Il potere invisibile nel corso degli anni ha trasformato la democrazia rappresentativa figlia delle banche private (accordi di Bretton Woods, violazione della sovranità monetaria) in una sviluppata oligarchia a sostegno delle società amiche banchieri. Per rendersene conto è molto semplice, in quanti Paesi è consentito ad un Consigliere di una società SpA quotata in borsa di sedere anche in altre SpA quotate e di avere concessioni governative per gestire pubblici servizi? In sostanza è in Italia non esiste ne il capitalismo e ne il comunismo ma una vera dittatura di banchieri e corporations SpA. corporationL’Italia è un paradiso per le corporations SpA ed esse possono uccidere e truffare, ai loro dirigenti non accadrà nulla. Infatti il Governo, di “sinistra” (R. Prodi-Goldman Sachs) prima e di “destra” (S. Berlusconi-P2) poi, ha subito impedito l’introduzione della vera class action (potente strumento giuridico nato per togliere soldi alle corporations per darlo ai cittadini danneggiati) approvando un emendamento inefficace e non ancora entrato in vigore. Come tutti noi sappiamo, democrazia significa governo del popolo ed è rappresentativa quando un gruppo eletto (dipendenti) amministra in nome del sovrano. Ma quando il popolo non ha strumenti di controllo e di revoca (democrazia diretta), il suo reale potere viene svilito ed i dipendenti eletti passano sotto il controllo dei corruttori: i banchieri. La nostra carta Costituzionale figlia della storia è un compromesso che oggi non sta più in piedi (accordi di Bretton Woods). I potenti vorrebbero eliminare anche quei principi democratici scritti nella prima parte (primi dodici articoli) per continuare a cedere altri pezzi di sovranità ad un governo estraneo ai popoli (l’Unione Europea) verso una dittatura meno celata e più esplicita, più operativa. Gli Enti Territoriali sono vere “monarchie parlamentari” dove Sindaci e Presidenti possono nominare, senza merito, loro amici per gestire i servizi pubblici locali in regime di monopolio. Questa palese usurpazione è scritta negli Statuti degli Enti, figlia di un accordo politico degli anni ‘90 che consente alle persone giuridiche, corporations SpA, di rubare a norma di legge e di calpestare i principi Costituzionali. I banchieri ci hanno messo molti anni per rubare la sovranità monetaria al popolo italiano e ci sono riusciti formalmente solo in questi anni (Trattato di Maastricth (1992) e nuovo Statuto della Banca d’Italia). Oggi, attraverso le società ex-municipalizzate sono riusciti a rubare anche diritti inalienabili come l’acqua, fonte di vita. Il potere invisibile con la menzogna, divulgata dai media e sui banchi di scuola, neuro-schiavi-macroha raccontato a tutti che far gestire la cosa pubblica ai privati sarebbe stato più efficiente, era ovvio sin dal principio che questo inganno serviva ai banchieri per aumentare i loro profitti e regalare maggiore potere ai soliti amici. Una corretta risposta ad un’amministrazione inefficiente può essere quella di applicare principi già esistenti: trasparenza, partecipazione democrazia e meritocrazia. Per cui, per applicare tali principi bisogna andare nella direzione opposta oggi praticata ed introdurre vera democrazia anche con società ad azionariato diffuso (public company) dove i cittadini e gli Enti pubblici siano i gestori dei servizi pubblici locali e non più gli amici del Sindaco. Il Presidente ed il Consiglio d’Amministrazione della public company viene eletto su base meritocratica dai soci. I cittadini devono avere la maggioranza delle azioni (ad esempio il 70%) e possono avere al massimo una quota, deve valere il principio un cittadino, una quota, un voto. Ad esempio: l’utente, famiglia, che paga la bolletta dell’acqua, elettricità, rifiuti può essere un socio della società gestrice. Oggi l’interesse della SpA figlia dell’usurpazione ha l’interesse di massimizzare i profitti per “regalarli” agli amici di pochi, al contrario l’utente famiglia ha l’interesse primario di bere acqua realmente pulita, di risparmiare sul consumo elettrico e dei rifiuti, inquinando meno il proprio territorio. Inoltre, i proventi della pubblic company dei cittadini devono essere re-investiti nel territorio locale o meglio nel territorio dove i proventi vengono ricavati. Questo tipo di modello è sorto ed esiste negli USA, ma non solo, e consente una più equa ridistribuzione della ricchezza aiutando l’economia locale e responsabilizzando i cittadini ad essere più attivi e consapevoli verso la  propria comunità. democrazia-direttaInoltre copiando i modelli democratici diretti presenti in Svizzera, in Brasile, ed in 23 Stati degli USA i cittadini possono scegliere amministratori più responsabili e decidere direttamente come gestire il proprio territorio (Regione, Provincia, Comune). Uno o più Presidenti e/o Sindaci eletti potrebbero introdurre una moneta complementare (applicando semplicemente l’art. 47 della Costituzione), consentendo alla Repubblica di controllare l’emissione di una moneta di proprietà popolare in questo modo da sostenere un “mercato chiuso” (filiera corta) ed evitando di far aumentare il debito pubblico delle Ente locale che chiede in prestito moneta debito privata e facendo diminuire le tasse dei cittadini. Nonostante il Governo (destra o sinistra non cambia) sia al servizio dei banchieri ed ignori volutamente l’applicazione della nostra Costituzione, i cittadini consapevoli possono eleggere soggetti politici non corrotti usando metodi trasparenti come le primarie vere (diritto di autocandidatura e mandato vincolato) per scegliere i propri dipendi che portino avanti valori etici e morali, e valori ecologici figli di una visione politica umana della vita e non più materialista e consumistica come quella propinata da “destra e sinistra” attraverso l’insensato paradigma della crescita per la crescita figlio dello stupido Prodotto Interno Lordo (PIL). La vera svolta politica della nostra società non è nel teatro esistente ma nei metodi concreti adottati dai soggetti che concorrono alla gestione della pubblica amministrazione. La maggioranza degli italiani oggi non riesce a scegliere perché non può scegliere. Ma gli italiani stessi, sono comunque responsabili poiché continuano a delegare ad altri scelte che potrebbe fare direttamente, semplicemente, copiando i modelli adottati altrove (Brasile, USA, Svizzera, ma oggi presenti anche in Spagna e Germania). Così com’è vero che la classe dirigente italiana è corrotta, dovremmo ammettere che è anche vero che siamo noi, che glielo consentiamo di fare. Cosa facciamo noi, come singoli e come comunità, per cambiare le cose? Nella letteratura politica è possibile leggere che ogni cambiamento, piccolo o grande, è partito sempre ‘dal basso’. In Brasile, prima del 1989 furono i movimenti cittadini a proporre l’introduzione del bilancio partecipativo. In Svizzera sin dal 1860 sono stati sempre i cittadini a voler decidere direttamente, così come negli USA dove le pratiche assembleari popolari sono una tradizione di circa 300 anni. La crisi che viviamo è innanzitutto di coscienze. E’ necessario cambiare il nostro atteggiamento verso la cosa pubblica, è necessario riprendersi ciò che ci è stato rubato anche con il nostro consenso: la dignità umana di vivere un presente sereno in armonia con la Terra. Concludendo i cittadini possono organizzare i propri voti intorno ad un progetto politico concreto: cambiare le regole (Statuti) introducendo l’etica per mezzo di strumenti e modelli sociali quali la vera democrazia pratica con, primarie vere per scegliere i candidati e l’inizia legislativa popolare (iniziativa, referendum, bilancio partecipativo deliberativo) e modelli societari gestionali popolari come le società ad azionariato diffuso che possono essere anche delle ESCO (Energy Saving COmpany) che traggono profitti dal risparmio energetico e non più dai consumi come le attuali corporations SpA locali concessionarie di contratti pubblici. per un futuro equoUna banca del popolo che stampa moneta di proprietà popolare può essere il soggetto finanziatore di una ESCO dei cittadini per ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente. L’ESCO, calcolando il reale fabbisogno energetico riduce la domanda di energia eliminando gli sprechi e rende indipendenti i cittadini dall’uso di fonti energetiche fossili usando quelle rinnovabili (sole, vento, geotermia). La banale applicazione di tale pratica politica apre una nuova opportunità lavorativa, di qualità ed etica. E’ evidente che tale pratica è antitetica all’attuale modello di sviluppo di banchieri e partiti politici. Cambiamo i nostri modelli culturali e studiamo la decrescita felice, cambiamo modelli governativi, cambiamo i rappresentati politici, facciamo tutto questo ed avremo un presente più umano, riscoprendo i reali bisogni ed i valori, nel farlo costruiremo un futuro più tranquillo per le future generazioni che dovranno comunque continuare a correggere gli orrori degli attuali politici.