Proposta energetica/2

I cittadini hanno tutti i mezzi per avviare un progetto di cambiamento concreto. Gli ostacoli relativi alle conoscenze e all’accesso alle tecnologie giuste non ci sono più. L’unico ostacolo rimasto è interno al nostro sistema culturale che si basa su falsi miti e credenze, il mito dell’obbedienza verso poteri obsoleti. Il mito dell’obbedienza verso istituzioni che non portano avanti il bene comune, ma gli interessi mercantili di gruppi organizzati che ci vogliono schiavi e consumatori di merci inutili. Il prezzo dell’energia (idrocarburi: petrolio e gas) aumenterà, mentre oggi possiamo arrestare questa dipendenza per trasformare quartieri e città in isole energetiche indipendenti sfruttando un mix di risorse (conti alternative) e un mix di tecnologie intelligenti.andamento_prezzo_energia_elettrica_marzo_2013Fonte immagine del grafico qui sopra.

Tre anni fa ho condiviso il post proposta energetica ove da un lato studiavo le informazioni di Terna e dall’altro pensavo fosse utile cogliere i suggerimenti relativi al modello generazione distribuita perseguibile anche attraverso le ESCo. Anche Terna nei suoi rapporti cita il modello smart grid per migliorare l’efficienza energetica.

documento_Terna

Questo segnale formale è importante poiché possiamo cogliere che all’interno del “sistema” sia passato il messaggio politico che bisogna andare nella direzione dell’auto sufficienza energetica, quanto meno nella direzione della riduzione della dipendenza energetica dagli idrocarburi.

andamento_energia_2010-2013

Il grafico confronta la domanda di energia 2010 e 2013 ed è evidente la riduzione della domanda energetica. Sappiamo che l’offerta energetica da fonti alternative è aumentata, pertanto la dipendenza dagli idrocarburi può diminuire, ed è giusto perseguire il processo di efficienza energetica a scala nazionale e locale cancellando gli sprechi. Puntando alla riduzione degli sprechi si avrà un’ulteriore e significativa riduzione della domanda di energia ed attraverso l’impiego del mix tecnologico con le fonti alternative si potrà avere una significativa riduzione dell’inquinamento ambientale ed il relativo miglioramento della qualità della vita.

Ricordiamoci che i partiti politici intendevano realizzare centrali nucleari per produrre energia convinti che le fonti alternative non potessero soddisfare la domanda di energia. L’evoluzione tecnologica sta dimostrando che quella scelta era profondamente sbagliata. Oggi abbiamo tutte le risorse per realizzare comunità autosufficienti, è un obiettivo importante che per essere realizzato ha bisogno di nuova occupazione.

Non c’è alcun dubbio che stia cominciando una nuova epoca e stiamo vivendo un lungo periodo di transizione. Anche le istituzioni stanno mostrando nuovi programmi e nuove strategie.  A Bologna si presenta il programma smart city che mostra “nuove” strategie per le “città intelligenti”, certamente un’opportunità di confronto, ma bisogna ricordare che la storia delle città è stata ampiamente condizionata dal capitale e dalla rendita urbanistica, che hanno determinato le scelte degli attori politici a sfavore dei progetti sostenibili. Mentre è noto che l’Istat ed il CNEL abbiano pubblicato il primo rapporto del Benessere Equo e Sostenibile (BES). Da questi cambiamenti dobbiamo imparare e distinguere le opportunità di un reale cambiamento dei paradigmi culturali, dalle operazioni di marketing che nel solco della crescita vestono una immagine che cela l’obsoleto paradigma. Le Amministrazioni locali possono scegliere la strada della sobrietà e dell’uso razionale delle risorse attraverso un percorso culturale ampiamente illustrato nel primo rapporto BES.

creative-commons

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(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso

Le cronache politiche degli ultimi anni e la saggistica contemporanea hanno decisamente riempito le nostre menti circa i temi di attualità politica e sociale. Gli scandali di ogni tipo ormai non rappresentano più sorprese, ma sono la routine della nostra società. La corruzione morale e l’obsoleto pensiero dominante (crescita infinita, competitività, cinismo) hanno distrutto il mondo Occidentale, e il Dio danaro è la misura di ogni cosa, così sembra. E’ nei momenti peggiori che possono emergere i cambiamenti radicali, poiché i cittadini hanno la possibilità di aprire le proprie coscienze e vedere il disastro che tutti noi abbiamo prodotto, certo la classe dirigente ha responsabilità maggiori, ma spesso abbiamo fatto finta di non vedere, chiusi nel nostro egoismo.

Far ripartire il Paese, sembra strano, è più facile di quanto si creda. Chi ha potuto informarsi correttamente dovrebbe ormai sapere che stampare la moneta debito, l’euro, non farebbe crescere l’economia poiché siamo stati privati della sovranità monetaria. Ogni anno i Governi approvano leggi denominate “manovre finanziarie” che rappresentano la parte di soldi che manca per mandare avanti lo Stato e quei soldi sono chiesti in prestito ai “mercati”, e sono caricati immoralmente di interessi.

L’èlite non pensa minimamente di restituire allo Stato il controllo del credito, nonostante l’articolo 47 della Costituzione imponga di farlo, e quindi, come possiamo rimediare? Semplice, il Governo e il Parlamento possono trarre risorse monetarie senza creare altro debito pubblico “vendendo l’etere” delle frequenze televisive per ricavare, si stima, dai 5 ai 12 miliardi. L’altra strada molto popolare, ma poco applicata è la caccia agli evasori fiscali, si stimano 120 miliardi. Inoltre un Governo rispettoso del contratto costituzionale ha l’obbligo di restituire sovrana alla Repubblica, e deve bloccare l’usura della finanza bloccando gli interessi sul debito pubblico, che sono circa 84 miliardi all’anno. Seguendo le indagini delle Corte dei Conti bisogna negoziare il debito estero e valutare il danno prodotto dalle agenzie di rating, circa 120 miliardi. Queste sono solo alcune ipotesi che possono emergere se ragioniamo nel piano mentale del mainstream, cioè quel pensiero secondo cui lo Stato deve cedere lentamente tutte le sue sovranità ad entri sovranazionali come l’UE, fuori dal controllo diretto dei popoli.

Nonostante tutto percorrendo con serietà queste strade ci sarebbero le risorse necessarie per investire in attività socialmente utili e molto lungimiranti. Una di queste è l’autosufficienza energetica.

Entrando nel merito in maniera concreta il legislatore negli anni ’80 e ’90 ha approvato una serie di strumenti giuridici poi raggruppati e denominati “programmi complessi” che intendevano migliorare le città. Però in quegli anni mancavano altri strumenti giuridici sulla “qualificazione energetica”. Oggi, esistono strumenti e metodi abbastanza maturi e la ripresa di alcuni “programmi complessi” uniti alla logica del “20-20-20” e degli incentivi del “conto energia” potrebbero dare una forte spinta alla sostenibilità ambientale con indubbi vantaggi per i cittadini, cancella i costi delle bollette frutto degli sprechi.

Contesto normativo.
In Italia, la prima legge sul contenimento energetico (legge 373) è del 1976, mentre la seconda è la famosa legge 10/1991. La Comunità europea emana la direttiva 2002/91/CE e l’Italia la recepisce con i decreti D.D. Lgs. 192/2005 e 311/2006 che rappresentano il cardine delle legislazione italiana sul risparmio energetico e introducono la famosa certificazione energetica degli edifici. Il D.Lgs. 115/2008 indica la metodologia di calcolo per individuare la prestazione energetica ed i soggetti abilitati alla certificazione mentre il D.P.R. 5/2009 rappresenta il primo provvedimento attuativo del D.Lgs. 192/2005 per i requisiti minimi di prestazione energetica.
Nonostante la confusione e i ritardi oggi vi sono indicazioni per attuare la strategia “20-20-20” del marzo 2007 del Piano d’Azione del Consiglio europeo denominata “Una politica energetica per l’Europa” che ha fissato tre obiettivi entro il 2020 e fra questi appunto il 20% di efficienza energetica oltre alla riduzione degli inquinanti prodotti dal consumo degli idrocarburi (petrolio e gas).
Strategia
Obiettivo: recuperare interi quartieri e renderli energeticamente autosufficienti, cioè i cittadini potranno ristrutturare il proprio edificio e diventare produttori e consumatori di energia (prosumer). In che modo? Attraverso il reddito prodotto dalla vendita dell’energia rinnovabile potremmo coprire i costi della ristrutturazione (“cappotto” termico e infissi). Infatti, esistono alcune strategie per rinnovare il patrimonio edilizio esistente a costo zero per i condomini. Com’è possibile? E’ noto che esistono società di servizi energetici, denominate Esco (Energy Service Company), che producono reddito dalla vendita dell’energia. Il progetto diventa economicamente sostenibile solo su grandi geometrie ove sia possibile usare gli spazi e le risorse (sole, vento e geotermia) necessarie per sfruttare al meglio i vantaggi degli incentivi statali (e detrazioni fiscali), denominati “conto energia”. Ad esempio, intervenire su un singolo edificio potrebbe risultare non conveniente, mentre gruppi di quattro o sei edifici sarebbero molto interessanti. Un computo metrico su realtà esistenti potrebbe darci un’idea verosimile sulla fattibilità degli interventi.
La strategia virtuosa che si immagina è totalmente autofinanziata, è sufficiente la sola volontà popolare, cioè l’iniziativa privata che valuta la sostenibilità tecnica del progetto e lo sostiene con fermezza. Affinché i cittadini risolvano gli sprechi energetici del proprio alloggio non esistono difficoltà di altro genere se non quello di comprendere che possono agire in totale libertà, convinti di rivalutare il proprio immobile e giovare dell’uso  di tecnologie semplici ma innovative.
In estrema sintesi, gli attuali sprechi energetici sommati agli incentivi del conto energia andrebbero a finanziare la ristrutturazione edilizia. Per la gestione del processo il modello cooperativo sembra essere quello più conveniente.

In una simulazione effettuata su diverse tipologie edilizie si evince la sostenibilità economica della strategia su esposta. Senza alcun aiuto dallo Stato, ma con la sola volontà popolare interi quartieri, 1360 alloggi, potrebbero essere recuperati e resi autosufficienti.

Zero crescita urbana, cancellazione degli sprechi e miglioramento del comfort abitativo.

La stima effettuata si riferisce a edifici presenti nella Zona Climatica C e con 994 GG. Secondo le norme attuali gli alloggi dalla classe G devono rientrare almeno in classe B. I costi di ristrutturazione (stima di 290 €/mq) per 1360 alloggi, circa 5440 abitanti, sono circa €41.000.000 (“cappotto” termico, infissi etc.) che possono essere ripagati dalla gestione eco-efficiente dell’energia. Il modello virtuoso appena esposto, che ripeto non produce debito, ma aumenta l’occupazione e consente, dopo 20 anni, di far scegliere ai cittadini se continuare a pagare la bolletta o terminare la dipendenza dagli idrocarburi,  il modello fa crescere il livello di consapevolezza sui temi energetici e migliora la qualità urbana.

La riduzione degli interessi sul debito pubblico (84 mld) e la negoziazione del debito estero (verifica anatocismo e truffa derivati), più il recupero delle imposte (120 mld evasione) e la vendita delle frequenze possono finanziare quella quota parte molto importante del recupero edilizio: collaudo statico e sicurezza idrogeologica del territorio. I costi elevati di questi interventi non possono rientrare nel modello su esposto e per tanto vanno finanziati dallo Stato riproponendo alcuni “programmi complessi”. Per comprendere questi aspetti non ci vogliono strateghi particolari e se fosse rimasto qualche gentiluomo in Parlamento è bene che inserisca un emendamento  nei pacchetti di legge per incentivare il buon senso.

Per rendere l’idea ancora più chiara, se fossero recuperati appena 3 miliardi (ad esempio stampando moneta sovrana a deficit senza l’emissione dei Titoli di Stato) in Italia potrebbero essere resi autosufficienti ben 73 quartieri che andrebbero a creare un piccolo pezzo per la famosa “smart grid“, ipotizzata e pubblicizzata anche dai costruttori. Si tratta di economia reale che va a dare energia ad imprese artigiani locali, ricchezza che rimane sul territorio. E per dirla ancora meglio il sistema bancario commerciale anziché usare la moneta debito della BCE presa all’1% e riprestarla al 4%, speculando, avrebbero dovuto investire in progetti virtuosi che moltiplicano la ricchezza locale some sopra accennato. I cittadini dovrebbero spostare i propri conti correnti verso istituti pronti a finanziare idee virtuose.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Se in Italia ci fosse un Parlamento responsabile uno dei provvedimenti da approvare immediatamente e con poche righe dovrebbe incentivare l’uso della strategia Esco, e riprendere alcuni “programmi complessi” in chiave di risparmio energetico, poiché produrrebbero un impatto sociale ed economico così ampio e virtuoso da ridurre la disoccupazione, aumentare il reddito familiare, ridurre l’inquinamento, aumentare la qualità della vita e in estrema sintesi rendere le persone più felici.

In questo modo il Paese uscirebbe dalla recessione economica e le risorse liberate andrebbero investite in attività socialmente utili.

Proposta energetica

comunicato stampa di Terna: “Dati statistici sull’energia elettrica in Italia nel 2008″

QUASI STAZIONARIA LA DOMANDA DI ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA: – 0,1% SUL 2007

  • Il gas si conferma al primo posto tra le fonti utilizzate, e sale al 67,2% della produzione
    termoelettrica; in forte calo i prodotti petroliferi (-16,5%), scende anche il carbone (-2%)
  • Aumenta il contributo delle rinnovabili (+21%) per la forte crescita dell’idroelettrico (+26,8%) e
    dell’eolico (+20,3%). Boom del fotovoltaico: +395%
  • La produzione netta nazionale sale del 1,9%; in calo l’import netto (-13,5%),
  • Centrali elettriche: entrati in esercizio oltre 5.000 MW di nuova capacità (+5,4%)
  • Frenano i consumi dell’Industria (-2,8%), in aumento il Terziario (+3,7%) e il Domestico (+1,7).
    In lieve crescita (+0,2%) l’Agricoltura.

I dati dimostrano che l’Italia non ha bisogno di produrre più energia ma di rendere il sistema più efficiente: eliminare gli sprechi, ridurre la domanda di energia e produrre il fabbisogno con fonti rinnovabili

Un esempio per le liste regionali “Movimento cinque stelle” come porsi obiettivi nel settore energetico inserendo considerazioni ragionevoli e di facile comunicazione (programma)

Energia, E.Romagna
L’Emilia Romagna ha un fabbisogno energetico di 18,1 mln di TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio) di cui il 55% (gas naturale) e 35% (prodotti petroliferi). Applicando l’uso razionale dell’energia con principi di efficienza e sufficienza ed usando standard di “CasaClima” è possibile ridurre la domanda energetica dell’83% circa nei settori dell’industria, residenziale e terziario. Dopo una diagnosi energetica dei volumi costruiti è ipotizzabile la cancellazione di 12,3 mln di TEP (sprechi) dal fabbisogno attuale della Regione che importa ben il 70% dell’energia (2005). Applicando strategie di “decrescita felice” è possibile produrre 2,1 mln di TEP (fabbisogno reale) con fonti rinnovabili per i tre settori considerati.

Per una ESCO (Energy Service COmpany) il risparmio energetico risulta un profitto e con il “conto energia” può ristrutturare il patrimonio edilizio considerato e favorire una produzione elettrica distribuita.

Conflitto di interessi:
Gli attuali istituti di credito hanno “soci” e “connessioni” con le SpA locali monopoliste e concessionarie. Le stesse SpA inventate da Sindaci e Presidenti che guadagno dai consumi energetici per questa ragione plausibile non faranno mai nulla per ridurre la domanda energetica e rendere il sistema eco-efficiente. Un esempio, tutto italiano e clamoroso, è rappresentato dalle sovvenzioni pubbliche tramite Cip6 ‘92 che invece di sostenere un nuovo mercato dell’energia da fonti rinnovabili, come prevedere la direttiva europea, finanzia anche le fonti “assimilabili” (inceneritori) che inquinano e recano danni alla salute umana.

La soluzione:
Interesse pubblico: solo i cittadini hanno interesse a consumare meno e meglio (efficienza e sufficienza). Creando una ESCO ad azionariato diffuso per godere dei certificati bianchi e verdi, una cooperativa può ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente ed investire gli utili sul territorio. Si può affidare lo “start up” del progetto del progetto tecnico ad una banca “etica” che finanzi l’iniziativa dei cittadini-produttori-consumatori di energia incentivando la banca con la promessa di spostare i propri capitali.

In questo modo non solo è possibile ridurre la domanda di energia ma si inventa un nuovo mercato, nuova occupazione e si rivaluta l’intero patrimonio edilizio mettendolo anche in sicurezza, valutando caso per caso. Nascerà una produzione elettrica distribuita che poter notevoli profitti ai cittadini stessi.

Soluzioni finanziarie creative:
I surplus di scambi energetici (produzione elettrica distribuita) possono essere visti anche come “moneta” (SCEC) ed usati a sostegno di una filiera corta.

dizionario:
Le Energy Service Company (anche dette ESCO) sono società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, assumendo su di se il rischio dell’iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere organizzativo e di investimento.

Conto energia: è il nome comune assunto dal programma europeo di incentivazione in conto esercizio della produzione di elettricità da fonte solare mediante impianti fotovoltaici permanentemente connessi alla rete elettrica.

CasaClima: (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici. Si avvale di calcolo convenzionale codificato.

decrescita felice: parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita.

Certificati bianchi, o più propriamente Titoli di Efficienza Energetica (TEE), rappresentano un incentivo atto a ridurre il consumo energetico in relazione al bene distribuito. Viene riconosciuto un risparmio di energia pari ad 1 tep secondo le seguenti equivalenze:

  • 1 tep = 11628 kWh per quanto riguarda i combustibili (1 tep = 41,860 GJ )[3];
  • 1 tep = 5347,59 kWh per i consumi elettrici (1 kWh = 0,187×10-3 tep[1].

Questa differenza è dovuta al fatto che per produrre uguali quantità di energia termica ed elettrica sono necessari apporti di energia primaria diversi; in particolare questi sono maggiori nel secondo caso, a causa del rendimento di produzione del parco elettrico italiano. Per questo ad un mancato consumo elettrico è riconosciuto un maggiore risparmio in termini di tep a confronto di un analogo mancato consumo termico.

Certificato verde è una forma di incentivazione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Si tratta in pratica di titoli negoziabili, il cui utilizzo è diffuso in molti stati come ad esempio nei Paesi Bassi, Svezia, UK e alcuni stati USA. Si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.) perché “da fonti rinnovabili”, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere (a prezzi di mercato) a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.

I processi di trasformazione dell’energia sono responsabili dei livelli di inquinamento e recano seri danni biologici. Oggi la maggior parte dei processi in uso prevede l’obsoleta e l’inefficiente combustione che rilascia nell’ambiente (aria, acqua, suolo) anche micro e nano-particelle ultra fini (PM 1 a 0,1). La letteratura medica sa bene che le dimensioni di particelle organiche e soprattutto inorganiche (non biocompatibili) sono molto più nocive delle polveri grossolane (PM10).

Un satellite controllato dall’ESA consente a tutti di potere leggere un livello di inquinamento e dove esso si concentra.

Esistono numerose tecnologie per trasformare l’energia ed usarla per il proprio fabbisogno senza inquinare. La maggior parte di esse sono osteggiate o tenute nascoste agli italiani eppure, sono in libero commercio in altri Paesi ed addirittura sovvenzionate dagli Stati adeguatamente col fine di diminuire la dipendenza energetica dalle fonti fossili sempre meno disponibili.

Giappone e Germania sono due Stati che più hanno creduto nelle tecnologie solari (solare termico, fotovoltaico). Il Giappone e la Cina hanno investito molto nei motori magnetici ispirati dai brevetti di Nikola Tesla ed oggi hanno in uso il treno a levitazione magnetica. Alcune SpA stanno sviluppando in segreto la fusione nucleare fredda (zero scorie) dimostrata e verificata anche in Italia (rapporto 41).

ONNE ha promosso una conferenza “Eppur si fonde” ospitando numerosi ricercatori nel campo della ricerca sulla “fusione fredda”. Emilio Del Giudice, Roberto Germano, Domenico Cirillo, Franco Cappiello

Obbiettivo 2018: risanare le preesistenze a costo zero

scuola elementare Casteldarne

Fonte Arch. Stefano Fattor, docente a.c. al Politecnico di Torino e al master CasaClima, http://www.agenziacasaclima.it/uploads/media/KlimaHaus_CasaClima_Nr1_2009.pdf

Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico quasi il 90% del patrimonio edilizio italiano (più o meno 13,5 milioni di edifici) ha un fabbisogno energetico di circa 220-250 kWh/m² anno, ovvero consumi di 25 litri di gasolio per m². Una quantità pazzesca di energia dissipata; il vero “buco nero” del sistema energetico nazionale. Se si vuole incidere veramente sui consumi energetici bisogna quindi pensare di ridurre innanzitutto i consumi termici delle preesistenze architettoniche. Il problema non è certamente tecnico (come fare a risanarle?) anche se l’accademia italiana pochissimo si occupa di queste cose, al contrario di quello che avviene oltralpe. Il problema è economico (come finanziare gli interventi?).

La situazione dell’esistente
La caratteristica dell’edificio-tipo che abbisogna di un recupero di efficienza energetica e che percentualmente rappresenta la maggiore quantità di cubatura e di consumo è il condominio con decine di alloggi, costruito negli anni del boom economico e per tutti i successivi 35 anni. Questa tipologia edilizia è caratterizzata da una proprietà frammentata economicamente, socialmente ed anagraficamente (quindi con aspettative di vita e prospettive assai diverse), per la quale qualsiasi intervento che necessita di un accordo su spese che hanno tempi di ammortamento di almeno 7-10 anni risulta pressoché impossibile. Gli incentivi per la riqualificazione
Nel panorama europeo le strade da percorrere sono tradizionalmente tre:
• incentivazione/detassazione delle ESCO (Energy Service Company) e delle relative attività di contracting, ovvero la promozione di società
private che si offrono di risanare gli edifici a loro totale o parziale spesa in cambio dei vantaggi economici per un certo numero di anni derivati dalla conquistata efficienza energetica dell’edificio;
• estensione della possibilità da parte delle ESCO di produrre Titoli di Efficienza Energetica (detti “Certificati Bianchi” in Italia) da vendere alle società erogatrici di energia che sono obbligate a conseguirli;
• incentivi fiscali; l’Italia con la Finanziaria 2007 ha ideato un ottimo congegno fi scale (sgravi IRPEF del 55%).
Tutto questo riguarda competenze dello Stato e ha il difetto di non essere per tutti. Puoi offrire tutti gli sgravi IRPEF che vuoi ma per una pensionata di 80 anni spendere 8.000 euro per la sua quota di cappotto termico con un tempo d’ammortamento di 8 anni è sempre troppo.
E per quanto riguarda le ESCO, in Italia, nonostante i miglioramenti apportati nel 2007 al sistema dei Certificati Bianchi (innalzamento degli obbiettivi di risparmio portati a 6 milioni di tep e ridimensionamento del ruolo delle lampadine a basso consumo che avevano da sole coperto la prima emissione dei certificati) di fatto rimarranno fuori mercato. Le società che erogano energia continuano ad ottenere rimborsi di 100 euro per tep conseguita, che non vengono corrisposti al contrario alle ESCO.

Nuovi strumenti per nuovi problemi
L’obbiettivo deve perciò essere uno: finanziare a costo zero questi risanamenti, perché se così non fosse le preesistenze sono destinate a rimanere i “colabrodo” energetici che sono. Ma i Comuni e gli enti locali in generale, in tutto questo non possono proprio farci nulla? Certo non con gli strumenti normativi tradizionali: ICI irrilevante ora più che mai; contributi in conto capitale ormai fuori dalla portata dei bilanci di chiunque; normative impositive impossibili anche solo da pensare perché di fatto scaricherebbero l’onere finanziario totalmente sui privati. E allora? L’unica soluzione è inventarsi strumenti nuovi di zecca per combattere problemi nuovi di zecca. La proposta: consentire l’innalzamento di un piano (o la costruzione di una quota determinata di cubatura) da immettere sul mercato a fronte del totale reinvestimento di quanto introitato a favore del risanamento energetico dell’edificio interessato. Si attiverebbero rapidamente forze economiche nuove; imprese edili, cooperative di artigiani, società con nuove specializzazioni, che in questo senso troveranno le formule più convenienti di contracting da proporre ai singoli condomini.

Potrebbero nascere soluzioni esteticamente assai accattivanti e, nei casi dei brutti edifici anni ’60, certamente migliorative e sostitutive di tanti interventi che in Italia invece le varie normative locali hanno consentito sui sottotetti.
Il vantaggio sarebbe molteplice:
• si darebbe una risposta alla richiesta di nuovi alloggi a prezzi più contenuti (il costo del terreno incide in maniera praticamente discrezionale);
• si ridurrebbero i costi energetici nell’ambito più energivoro delle attività umane;
• non si consumerebbe suolo e verde pur potendo potenzialmente costruire migliaia di nuovi alloggi;
• si svilupperebbero tecniche costruttive a secco, adatte alle sopraelevazioni, a minor impatto energetico rispetto a quelle tradizionali;
• i risanamenti sarebbero a costo zero per i proprietari della preesistenza che si ritroverebbero oltretutto a suddividere le spese di condominio su più unità;
• si assicurerebbe lavoro agli operatori del settore edile per una generazione, cioè a chi lavora veramente, tagliando fuori chi invece vive girando solo denaro e speculando sulla rendita fondiaria;
• si avvantaggerebbero i Comuni, che vedrebbero attratti nuovi residenti senza grossi oneri di nuova infrastrutturazione.
Ma soprattutto si garantirebbe un risparmio a tanti e per sempre (700-800 euro/anno per famiglia di spese di riscaldamento in meno) contro il tradizionale guadagno una tantum e per pochi che ha sempre caratterizzato il mercato edilizio.

Un sogno possibile
Un sogno? No. I conti tornano perfettamente e lo dimostra una tesi scritta dall’arch. Silvia Bardeschi, neo diplomata al master CasaClima di Bolzano con relatore il redattore di questo articolo. La simulazione è stata fatta su 5 edifici di 20-30-40 unità abitative degli anni ‘50-‘60-‘70 in un comune non favorevole (per i bassi valori immobiliari – 2.900-3.000 euro/m²), Buccinasco, in provincia di Milano. Gli interventi ipotizzavano di portare in classe B oggetti edilizi da una classe di partenza G o F. Nella tabella sottostante i risultati: a fronte di interventi radicali di risanamento (cappotto, finestre, caldaia, tetto) che oscillavano tra gli 0,8 e i 2,6 milioni di euro (compresa la sopraelevazione), il risanamento risultava autofinanziato in toto 3 volte su 5 e in due casi, cioè quando il rapporto superficie disperdente/sedime era maggiore di 6, quasi totalmente autofinanziato. Va da sé che, in caso di valori immobiliari solo un po’ più alti, l’autofinanziamento dell’intervento si estenderebbe a rapporti ben più elevati di 6, in pratica a quasi tutti gli edifici. L’obiezione che arriva sempre: e gli edifici storici?
Il credito di cubatura (perché di questo si tratta) è spendibile anche per essi, assumendo altre forme di cui ci si potrà occupare in successivi articoli. Ma ricordiamoci due cose: gli edifici storici rappresentano per l’Italia non più del 6-7% del patrimonio immobiliare totale. Un intervento mirato a ridurre i costi energetici deve puntare al grosso dello spreco. E percentualmente, gli edifici storici rappresentano una minoranza poco significativa. Parlando di “normazione urbanistica creativa” ricordo un illustre precedente storico. Jules-Harduin Mansart nel ‘700 alzò Parigi di due piani per dare su ordine del re una risposta alla tensione abitativa che affliggeva la città. Nacque qualcosa che prima non c’era: la mansarda. E per problemi nuovi come i cambiamenti climatici e la crisi energetica bisogna inventarsi davvero strumenti tecnici, urbanistici, normativi diversi perché quelli tradizionali non bastano più.

Eliminare gli sprechi energetici nell’edilizia

diagnosi energetica

‘Certificazione e qualificazione energetica’ è un tema, finalmente, odierno. Molti Enti territoriali hanno già deliberato e gli altri lo stanno facendo. Al di là del discorso tecnico manca ancora una comunicazione chiara, semplice ed efficace degli Enti verso i cittadini per condividere l’argomento del risparmio energetico. certificazione energeticaPurtroppo ci sono, anche, palesi conflitti di interesse fra ex-municipalizzate che guadagnano sui consumi energetici (comportamenti viziosi), e la concreta applicazione della qualificazione energetica (comportamenti virtuosi). L’assenza di questo dibattito fra i cittadini, piena responsabilità politica dei rappresentanti eletti e delle categorie professionali, va contro l’interesse pubblico. Esiste un modo molto concreto per iniziare a risparmiare ed, è sufficiente volerlo applicare ed organizzarsi, per ristrutturare il patrimonio edilizio esistente senza che i cittadini spendano un soldo di tasca propria. E’ sufficiente finanziare la ristrutturazione con i soldi che oggi buttiamo per mezzo degli sprechi energetici. Ad esempio, se in un condominio degli anni ‘70 di cinque piani, con quattro appartamenti per piano, con riscaldamento centralizzato si pagano 24mila euro/annui per l’energia necessaria a scaldare gli ambienti, il condominio può usare questi soldi per finanziare la ristrutturazione eliminando tutti gli sprechi energetici dovuti all’assenza di materiale coibente nei muri perimetrali e di ‘finestre idonee’. il progetto sostenibile 21Infatti, impiegando il materiale assente nelle strutture edilizie la domanda di energia per scaldarsi diminuisce e quella necessaria può essere prodotta dal sole con l’aiuto delle tecnologie odierne (motore magnetico, fotovoltaico, geotermia, eolico). Questa semplice applicazione di buon senso e con gli aiuti finanziari (conto energia) oggi è possibile elaborare un progetto di massima e farlo finanziare a carico dalle ESCo (Energy Service Company) che guadagno gestendo gli impianti e dal contratto del conto energia con il GSE. I condomini non impiegano soldi propri e si vedono rivalutare gratuitamente il proprio bene immobile. Lo scandalo è nel fatto che i rappresentanti eletti non fanno nulla per incentivare e sostenere questa politica virtuosa. I Sindaci ed i Consigli comunali possono deliberare milioni di euro a fondo perduto, per una percentuale dell’intervento preventivato, a sostegno di un progetto generale per ristrutturare il patrimonio edilizio pubblico e privato. E ad ‘area vasta’, cioè nelle provincie, scelte virtuose di questo tipo incidono seriamente sui consumi energetici nazionali facendo ridurre sensibilmente la domanda di energia e la dipendenza dello Stato da società SpA estere. Insomma tutti traggono un vantaggio tranne chi guadagna sugli sprechi e, chi non fa un uso razionale dell’energia non applica l’interesse pubblico ma quello solo quello privato delle SpA di turno. Operazioni virtuose a vasta scala sono in corso d’opera in Germania e in Spagna, dove hanno trovato lavoro centinaia di migliaia di persone. Invece in Italia l’edilizia è rimasta vincolata agli interessi economici dei piano urbanistici speculativi per rubare suolo agli spazi verdi attrezzati ed agricoli. Insomma gli interessi delinquenziali prevalgono sui virtuosismi e la corretta gestione dei suoli.

Fonte: Zeitgeist the movie. Nella nostra cultura siamo stati abituati a risaltare le differenze individuali. Quindi guardate ciascuna persona e l’osservazione immediata è: “Più brillante, più stupido, più vecchio, più giovane, più ricco, più povero di me”. Facciamo queste distinzioni di tipo dimensionale, inseriamo le persone in categorie e le trattiamo di conseguenza. E così vediamo gli altri individui solamente come diversi da noi, diversi secondo il modo in cui li abbiamo separati. E uno dei più incredibili aspetti dell’esperienza è di stare con un’altra persona e di notare all’improvviso gli aspetti in comune, non quelli differenti. E di sperimentare nei fatti che l’essenza che è in te e l’essenza che in me sono, in realtà, la stessa. Il comprendere che non c’è nessun “altro”. E’ un tutt’uno. Non sono nato come Richard Albert, sono nato come essere umano, poi ho imparato chi sono, se sono buono o cattivo, capace o meno… tutto questo si impara lungo il cammino.

Quando la forza dell’amore, supererà l’amore di potere, il mondo conoscerà la pace. (Jimi Hendrix)

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Più democrazia: controllo ed efficienza (ESCO)

Le ESCO (Energy Service COmpany) sono società che operano nel settore del risparmio energetico.

Le Energy Service Company (anche dette Esco) sono società che operano ristrutturazioni finalizzate ad accrescere l’efficienza energetica, ovvero a ridurre il consumo di energia primaria a parità di servizi finali. I risparmi economici che si riescono a ottenere vengono utilizzati per ammortizzare i costi d’investimento.

La metodologia di intervento si articola in cinque fasi:

1. Diagnosi energetica finalizzata ad individuare sprechi, inefficienze ed usi impropri da cui si ricavano gli elementi per predisporre un progetto di massima degli interventi da realizzare;
2. Definizione del progetto esecutivo;
3. Reperimento dei capitali per l’investimento;
4. Realizzazione dei lavori;
5. Gestione e manutenzione degli impianti per tutto il periodo concordato.

Sarebbe molto interessante creare una ESCO ad azionariato diffuso (public company), di proprietà e gestita dai cittadini.

Un esempio di azionariato diffuso singolare a Peccioli: la gestione di una discarica.

Belvedere in dieci anni di gestione dell’impianto di smaltimento rifiuti ha prodotto un fatturato di circa euro 121.924.663 – ha distribuito utili per euro 6.404.980 ed ha effettuato acquisti di beni e servizi sul nostro territorio per euro 77.416.483 Inoltre grazie agli utili derivanti dalla gestione di Belvedere il Comune di Peccioli solo nell’anno 2006 ha potuto investire per i servizi sociali euro 1.495.362 e per la cultura, attraverso la Fondazione Peccioliper, euro 850.000.

  • Perché continuare a pagare bollette energetiche salate, che aumenteranno sempre più, ad una società che non ha alcuna motivazione a tutelare i nostri interessi ed il bene comune?
  • Perché continuare a vivere in case costruite male, che disperdono energia e ci fanno vivere in ambienti insalubri?

C’è da precisare che Peccioli non è una soluzione ecologica, anzi. La soluzione, in tema di materie prime-seconde (rifiuti) è la strategia rifiuti zero.

E’ interessante il modello societario: azionariato diffuso e con l’obbligo di reinvestire gli utili sul territorio come fanno le cooperative. Quindi, un’interessante soluzione per la gestione dei servizi pubblici è creare una cooperativa ad azionariato diffuso con strumenti di democrazia partecipativa e, non una SpA che ha l’esclusivo interesse di massimizzare i profitti.

Luce e gas: tariffe in aumento da aprile per il caro greggio

Volano i prezzi delle bollette della luce e del gas, spinti dal caro-greggio. Da martedì primo aprile le tariffe – secondo quanto reso noto dall’Autorità per l’Energia – registreranno un rialzo del 4,1% per l’elettricità e del 4,2% per il metano.

Applicando il buon senso e la decrescita è possibile raggiungere i nostri obiettivi: ridurre la domanda di energia, risparmiare soldi, guadagnare risparmiando, vivere in ambienti più sani e migliorare la qualità dei nostri beni immobili.

ESCO (Energy Service COmpany) una società cooperativa (o srl) dei cittadini per ristrutturare il patrimonio edilizio esistenze senza grosse spese, quasi a costo zero.

  • Oggi è possibile autoprodurre energia dalle fonti rinnovabili a costo zero (conto energia) e col mutuo fotovoltaico.
  • Oggi è possibile ristrutturare la propria casa adottando tecnologie di risparmio a costo quasi zero (ESCO).

I cittadini hanno la possibilità, è sufficiente volerlo, attraverso scelte ben precise di migliore la qualità della propria vita, a costi a dir poco ridicoli!

La prima scelta che i cittadini devono fare è cooperare per raggiungere l’obiettivo.

La seconda scelta è di natura strategica, una politica fondamentale, scegliere di chiudere il conto corrente presente nella vecchia banca e portarlo nella banca che finanzia l’obiettivo. Questa semplice scelta è determinante ai fini del risultato.

La banca finanzia ciò che i cittadini vogliono, una banca senza clienti non può esistere.

Un esempio del genere è già stato fatto, in Germania a Schonau, dove i cittadini hanno promesso di lasciare la banca del paese se non avesse finanziato l’acquisto delle rete elettrica. Oggi quei cittadini sono proprietari della rete ed autoproducono energia elettrica con le fonti rinnovabili. Il risultato è stato un riduzione dei consumi ed un sostanziale risparmio economico. I cittadini guadagnano soldi scambiando l’energia autoprodotta e non utilizzata.

Oggi è possibile creare una società dei cittadini, ESCO, che guadagna applicando la decrescita felice tramite il risparmio energetico.

L’altro modello rai report

La nostra economia si basa su un modello di sviluppo che si misura con il Pil cioè produrre, buttare e produrre all’infinito. Ce la fa il pianeta e tutti noi a sopportare questo modello o è possibile progettarne un altro senza diventare più poveri? Davanti non abbiamo un futuro preordinato, ma delle scelte, quindi degli schemi mentali: uno, che non ci sono limiti alle risorse e quindi si andrà al collasso. Due, i limiti ci sono ma ormai è tardi per fare qualunque cosa e pertanto si collasserà. Tre, i limiti ci sono, ma abbiamo ancora tempo, abbiamo denaro, abbiamo risorse, abbiamo intelligenze per cominciare a invertire la tendenza. Non è poi detto che ci si riesca, ma l?unico modo per saperlo è quello di provare a farlo.