Città sostenibile/2

Possiamo vivere in città più sicure, senza l’inquinamento ed in ambienti migliori? Possiamo avere città più vivibili? SI. Da diversi anni urbanisti e progettisti presentano idee sostenibili che affrontano e risolvono problemi concreti realizzando luoghi ed ambienti più comfortevoli. Questi progetti ricordano molto la concezione della città medioevale dove le persone si spostavano a piedi, più aree verdi e servizi facilmente raggiungibili a piedi o in bicicletta.

Esempi concreti sono presenti in diverse città europee. Le rivoluzioni industriali hanno trasformato le nostre città in ambienti per le automobili, adesso bisogna ridisegnare i luoghi urbani partendo dall’uomo e quindi notiamo l’aumento delle aree pedonalizzate, e delle piste ciclabili. Quando i motori a combustione saranno sostituiti con i più efficienti motori elettrici avremo anche un’aria più pulita. Gli edifici hanno le forme che gli architetti preferiscono ma sembrano prevalere rapporti e forme “classiche”. Densità ragionevoli affinché si prevenga la sovrappopolazione.

Uso del suolo, acqua, rifiuti, energia, biodiversità, mobilità, sociale e morfologia urbana sono i paradigmi di una città sostenibile.

Citiamo alcuni esempi: Hammarby Sjöstad (Stoccolma): un quartiere per 25 mila abitanti che recupera un’area industriale e portuale,  Hafen city (Amburgo): prevede anche la realizzazione di aree a tutela della biodiversità, Rieselfeld (Friburgo), GWL (Amsterdam): recupero di un’area urbana precedentemente occupata da un’azienda, Bo01 (Malmo); recupero di una vasta area portuale. A San Jose, California nel 1995 sorge un progetto di rivitalizzazione di un’area produttiva dismessa (30 ettari) e si interviene con alta densità e mixitè funzionale e sociale; in località Brementon Dowtown, Washington si recuperano quartieri (“città della marina e centro culturale”) con alta densità, mix di funzioni e spazi pubblici di qualità; a Parigi su un’area di 50 ettari nel quartiere Bercy (realizzazione 1988-1992) intervenendo con mixitè sociale, social housing e nuovi spazi pubblici; in Scozia a Glasgow nel quartiere Gorbals di progettazione funzioni miste (realizzazione: 2002): abitazioni, attività direzionali e commerciali, residenze per studenti, usi alberghieri, attività artigianali e verde pubblico; fra il 1998 ed il 2006 in Germania a Friburgo nel quartiere Vauban su un’area di 34 ettari si riqualifica un’area militare dismessa e si insediano 5000 abitanti con servizi pubblici, verde pubblico, attività commerciali, artigianali e industriali. Un altro esempio paradigmatico è la rigenerazione del quartiere francese nella cittadina di Tübingen in Baden-Württemberg (Germania), un’area di 60 ettari riprogettata da cooperative edilizie puntando alla densità edilizia con mixitè funzionale, uso di energie rinnovabili e filiera corta.

Non c’è alcun dubbio che in Italia esiste una forte esigenza per recuperare parti di città e bisogna adeguare gli edifici prevenendo il rischio sismico. Esistono diverse esperienze che mostrano progetti validi ed interessanti che realizzano l’obiettivo di migliorare la qualità di vita degli abitanti.

Oltre alle città esistono interi piccoli centri urbani da valorizzare e tutelare dove il paesaggio naturale è il patrimonio più importante, ed oltre a questo aspetto scontato, ci sono i piccoli borghi costruiti in pietra che esprimono un’identità nazionale unica nel mondo e sono un tutt’uno col paesaggio.

Misurarsi con gli ecosistemi significa progettare luoghi adeguati ai limiti della natura e l’uomo è parte dell’ambiente. Le tecnologie di oggi consentono di realizzare e consumare in maniera razionale limitando i danni e addirittura vivere in luoghi urbani privi di inquinamento. Basti pensare all’assenza delle nanopolveri emesse dalle obsolete automobili. Ad esempio, cambiando lo stile di vita è possibile ridurre il numero di auto circolanti (ritorno all’auto familiare) e far circolare solo quelle elettriche. L’uso delle bici pedelec consente di migliorare gli spostamenti in città, ed una saggia organizzazione dei servizi stimola gli spostamenti a piedi. La presenza di aree verdi, materiali migliori, la presenza dell’acqua, la realizzazione di reti intelligenti (smart-grid) e la corretta gestione dei rifiuti verso un riciclo totale consentiranno di ridurre l’impatto ambientale delle città e migliorerà la qualità della vita. Anche l’economia familiare gioverà del cambiamento poiché saranno cancellati gli sprechi che consentiranno di far lievitare il risparmio.

La transizione sopra descritta richiede nuova occupazione. Scegliere questa strada vuol dire ridurre selettivamente il PIL, ma fa aumentare il numero degli occupati in impieghi utili perché si tratta di imprese artigiane che muovono solo l’economia reale.

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Lo stalking delle SpA

L’aggressività delle SpA contro cittadini disinformati e per nulla preparati è uno dei fenomeni che possiamo misurare quotidianamente: telefonate che partono dai call center, agenti commerciali che bussano alle nostre porte, insomma un vero stalking delle SpA contro i cittadini. Spesso ti trovi il volto di ragazzi e ragazze sfruttati ad hoc che ripetono a memoria, come i pappagalli, la canzoncina che le SpA hanno loro inoculato. In un paese dove la maggioranza dei cittadini non comprende cosa legge, dove ci sono circa 20 milioni di pensionati e dove il 96% non è in grado di capire come si legge una bolletta energetica, possiamo intuire quale appetito ci sia dietro lo stalking delle SpA.

E’ altrettanto noto che negli ultimi decenni i Governi hanno eseguito l’agenda delle SpA, provvedendo a smantellare le certezze di uno Stato sociale e liberale, e consegnare i servizi locali all’avidità degli azionisti pronti a sfruttare le tecnologie informatiche per rubare a norma di legge. Insomma i Governi anziché promuovere l’interesse pubblico con una politica economica ed energetica nazionale hanno provveduto, tramite la truffa denominata privatizzazione, a regalare i servizi essenziali alle lobby che scrivono l’agenda politica dei partiti tradizionali.

Come uscirne? Se dovessimo attendere dei cambiamenti dalla classe dirigente saremo degli illusi. Esistono diverse forme di auto governo che consentono di sfruttare le tecnologie odierne, sono un investimento per tendere all’auto sufficienza. Le conoscenze di oggi consentono di misurare le risorse rinnovabili del territorio e fare una stima di costi/benefici, maggiore è il numero dei partecipanti e minore è il rischio del capitale investimento, per questa ragione l’ambito ideale è quello di quartiere poiché si raggiungono costi, per nucleo familiare molto bassi. E’ ovvio che tutto dipende da una stima che bisogna effettuare sugli edifici, ma un ragionamento empirico e spannometrico si può fare: è banale ricordare che ristrutturare il proprio vecchio edificio conviene poiché è un investimento sul proprio immobile, e farlo per eliminare anche la dipendenza energetica è senza dubbio conveniente.

E’ noto che gli interventi sull’uso razionale dell’energia si autofinanziano. Cosa significa? I fondi necessari per ristrutturare e recuperare un edificio sono ricavati dagli sprechi energetici e dagli incentivi. Sommando i soldi degli incentivi per le fonti alternative con gli sprechi delle bollette energetiche è possibile rivalutare il proprio patrimonio edilizio.

Un Governo consapevole, normale, dovrebbe decidere di alzare le detrazioni fiscali e portarle al 100%. In questo modo: incentivi, detrazioni e progettualità consentiranno di risanare gli edifici esistenti a costo zero per lo Stato. Questa strategia produrrà nuova occupazione socialmente utile. Il Governo dovrebbe inserire nella detrazione anche il miglioramento sismico e quindi i cittadini potranno alzare il livello di sicurezza.

Distribuire le conoscenze di questo obiettivo sul territorio, in ambito di quartiere, è la migliore politica pubblica che si possa fare poiché risolve numerosi problemi legati all’ambiente e quindi migliora la qualità della vita.

I cittadini dovrebbero sapere che possono dire addio al costo delle bollette energetiche e quindi le SpA che fanno stalking, proponendo tariffe “vantaggiose” sui consumi energetici, nella realtà vendono un servizio obsoleto, inutile e dannoso, nella sostanza possono chiudere. Persino l’ultima direttiva europea (2012/27/UE) parla di un piano di decrescita energetica che intende ridurre la dipendenza dagli idrocarburi per aumentare l’impiego delle fonti alternative. «L’efficienza energetica costituisce un valido strumento per affrontare tali sfide. Essa migliora la sicurezza di approvvigionamento dell’Unione, riducendo il consumo di energia primaria e diminuendo le importazioni di energia».

Nell’Italia centro-meridionale ed insulare l’obiettivo è facilmente raggiungibile poiché l’orografia del territorio, le fonti geotermiche e la buona esposizione alla radiazione solare consente di progettare un mix tecnologico efficace e distribuito, affinché le città possano ridurre significativamente la dipendenza dagli idrocarburi. Prima di tutto, in diverse aree il micro clima consente di eliminare gli impianti di riscaldamento grazie ad una ristrutturazione che coinvolga l’involucro e gli infissi, e successivamente quel poco di calore che serve per l’acqua calda sanitaria che si richiede può esser prodotto con le pompe di calore reversibili che soddisfano anche la domanda di energia per gestire il raffrescamento estivo. Anche il gas per la cucina può essere sostituito dalle piastre a induzione elettrica, e la domanda di questa energia può essere prodotta da un mix tecnologico: solare fotovoltaico, micro eolico, e pico idraulico.

Una volta cancellati gli sprechi coibentando l’edificio si può dimostrare l’efficacia di queste proposte tecnologiche che trova impiego nei quartieri e nelle città grazie alla costruzione di una rete, smart-grid, che consente di sfruttare le difficoltà degli ambienti urbani e rispondere alla reale domanda di energia. Ad esempio è noto che non esiste abbastanza superficie per gli impianti fotovoltaici per ogni singola utenza, ma il vento e la geotermia, e la superficie di tutte le coperture possono soddisfare la reale domanda di energia richiesta in un particolare momento della giornata.

I cittadini sono liberi di costituire cooperative ad hoc per realizzare l’eco-efficienza e la sufficienza energetica. Viste le tecnologie odierne oggi non serve a  nulla cambiare gestore, ma potremmo auto produrre quello di cui abbiamo bisogno migliorando significativamente il comfort del proprio alloggio, edificio e soprattutto cancellando i costi, gli sprechi che sono il frutto di case progettate male e di tecnologie obsolete.

leggi anche:

Il buon senso che cresce, 28 marzo 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Soluzioni e idee per un Paese più bello, 19 gennaio 2012
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Rivoluzione culturale: dalla teoria alla pratica! 5 ottobre 2011
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Crescere insieme, 1 luglio 2011
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Educazione civica, 22 dicembre 2010
coraggio, 9 novembre 2010
cambiamo tutto, 3 novembre 2010
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Cuore e coscienza, 2 luglio 2010

Politica industriale

Dal punto di vista dell’etica morale e politica una normale classe dirigente dovrebbe immaginare l’uscita dal capitalismo per entrare nell’epoca bioeconomica. La politica delle risorse può sostituire l’obsoleta religione della crescita infinita, ossia il capitalismo neoliberale. Sotto la guida di questa religione l’Italia è un paese saccheggiato e colonizzato da un’élite degenerata che ha teleguidato il ceto politico dirigente psico programmato per distruggere lo Stato democratico e sociale, e accentrare poteri e ricchezze costruite fittiziamente (economia del debito e finanza) nelle mani di pochi. Alla luce dei disastri attuali prodotti da trent’anni di politiche immorali e sbagliate, oggi possiamo immaginare di cambiare lo status quo attraverso lo sviluppo umano. Una nuova classe politica può emergere dall’etica politica e dalle politiche bioeconomiche. Cittadini e organizzazione sociale possono sfruttare l’impiego di nuove strategie e nuove tecnologie che consentono una migliore distribuzione delle ricchezza reale, ed applicare un minimo di democrazia economica.

L’anno che verrà [2013] porterà una serie di cambiamenti, anche se continuasse la politica dell’austerità imposta dall’élite attuale. Oltre ai limiti dello sviluppo, siamo giunti ai limiti della pazienza ed ai limiti della sopravvivenza quotidiana. Il 28 agosto 2012 abbiamo superato il limite di risorse non rinnovabili che la Terra riesce a generare entro un anno (overshoot day). In soli otto mesi abbiamo esaurito le scorte, e per i successivi quattro rubiamo risorse al futuro.

Ci sono diversi settori che possono produrre reddito e creare nuova e migliore occupazione, cioè socialmente utile. L’industria delle costruzioni, della mobilità intelligente, e dell’agricoltura naturale sono ambiti strategici determinanti. Possiamo immaginare di adottare piani territoriali e urbani bioeconomici che ripensano gli insediamenti come sistemi metabolici favorendo la sostenibilità, e annullando le disuguaglianze sociali, ambientali ed economiche.

Un indicatore importante sarà la progettazione qualitativa ed eco-efficiente. L’industria delle costruzioni e soprattutto la progettazione architettonica sono l’ambito industriale che esprimono meglio questo concetto, poiché sono già utilizzati principi di eco design e l’analisi del ciclo vita per misurare la qualità nella progettazione stessa. E’ necessario investire in un piano di rigenerazione urbana sull’intero patrimonio edilizio esistente, con piani di recupero dei tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita e la conservazione dei centri storici. Esistono 26 città in contrazione, le più popolose d’Italia che abbisognano di interventi rigenerativi. L’innovazione tecnologica ci consente di misurare, prima del progetto, quali impatti ci saranno sull’ambiente, per la salute umana ed i possibili sprechi, queste informazioni qualitative determinano la scelta finale del progetto e condizionano l’economia reale. Questa rivoluzione ecologica è già partita, anche grazie agli incentivi sul “conto energia”, che oggi sono al termine, pertanto ci possono essere dei freni ad un mercato in evidente difficoltà. Se ci fosse una Repubblica sovrana con una politica monetaria e industriale si potrebbero finanziare piani nazionali per tutelare il suolo ed il patrimonio culturale dal rischio sismico: nuova occupazione. Già in questi anni sono partiti piani di decrescita energetica per raggiungere l’auto sufficienza con reti di smart-grid, questo è possibile ove si applica un mix tecnologico (sole, vento, acqua e geotermia). Negli anni trascorsi ci furono diversi strumenti giuridici chiamati “programmi complessi” che potrebbero essere finanziati nuovamente prendendo le risorse dalla negoziazione del debito estero e degli immorali interessi che si pagano sullo stesso debito. Per farlo ci vorrebbe una classe politica intellettualmente onesta e rispettosa del contratto costituzionale.

Lo stesso ragionamento circa l’eco-efficienza può essere mutuato nella mobilità, ad esempio è noto che gli italiani non hanno bisogno di nuove automobili, ma di motori eco-efficienti. Anziché incentivare la vendita di nuove auto è necessario avviare un’evoluzione tecnologica e progettuale come si sta avendo nelle tecnologie architettoniche ed energetiche, quindi bisogna sostituire i motori a combustione con i motori elettrici molto più efficienti, ma soprattutto a zero emissioni gassose. Questa scelta coinvolge tutte le auto officine che si troveranno cariche di lavoro nella sostituzione dei motori: nuova occupazione ed economia che rimane sul territorio. Una ulteriore spinta ci sarà nel mondo delle bici pedelec, a pedalata assistita, senza dubbio il mezzo di trasporto cittadino più intelligente che possiamo avere oggi.

Nell’agricoltura possiamo progettare un’evoluzione e transitare dal modello agri-industriale che riduce la capacità dei suoli di produrre cibo per mezzo degli agenti chimici inquinanti, e avviare la diffusione di massa di pratiche di agricoltura naturale che rigenerano i suoli. Questa scelta consente di avviare la nascita di nuove aziende agricole auto sufficienti energeticamente grazie alle tecnologie odierne (geotermia, micro eolico, etc..), e che producono cibo per il territorio: nuova occupazione ed economia reale che rimane sul territorio.

Un piano nazionale di riuso e riciclo delle materie prime seconde, erroneamente chiamati rifiuti, consente di ridurre gli sprechi, di chiudere tutti gli impianti di incenerimento presenti sul territorio e di creare nuova e migliore occupazione.

L’attivazione della politica delle risorse come piano industriale nazionale che coinvolge sinergicamente tre settori: costruzioni, mobilità e agricoltura consente di avviare un processo virtuoso determinante per l’economia italiana, poiché è un’alternativa alla religione della crescita, e quindi ridurrà il prodotto interno lordo, ma consentirà di avere nuova occupazione socialmente utile e migliorerà la qualità della vita. Senza il ripristino della sovranità sarà difficile avviare una politica industriale nazionale  e questa responsabilità spetta ai cittadini che devono controllare in maniera efficace l’operato di chi amministra, ed ai dipendenti eletti che sono obbligati ad applicare la Costituzione: sovranità popolare, uguaglianza, tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, democrazia economica e tutela del credito.

Questa proposta ribalta un paradigma obsoleto poiché la politica delle risorse non si pone l’obiettivo della piena occupazione in quanto tale, ma si pone la domanda di quale occupazione creare e come crearla, con quali criteri progettuali ed in quali ambiti. Ci possiamo rendere conto che nella prevenzione e nella lotta all’obsolescenza pianificata ci sono maggiori e ampi margini di intervento rispetto agli impieghi obsoleti che abbiamo erroneamente inseguito in questi ultimi trent’anni. Nella sostanza, una volta bonificati tutti i siti inquinati, fra l’altro lavoro che bisogna ancora iniziare a fare, è ragionevole rendersi conto che l’Italia ha bisogno più di contadini, restauratori, biologici, fisici piuttosto che di manager, avvocati e commercialisti.

Debito e soluzioni

La fine della seconda guerra mondiale determinò l’inizio di un nuovo ordine mondiale – il petrol-dollaro – che può essere sintetizzato in questo modo: l’espansione dell’economia del debito, la rifeudalizzazione e la privatizzazione del mondo attraverso la trasformazione del sistema monetario e bancario ed il predominio delle SpA sugli Stati. L’effetto politico più vistoso è il ridimensionamento dei diritti umani, l’assenza di partecipazione democratica dei popoli al processo decisionale della politica, e la crescita esponenziale delle superpotenze monetarie accumulate nelle SpA che dettano le linee politiche ai Governi. Questa semplificazione può apparire troppo accelerata poiché la politica economica dal mondo occidentale, com’è noto, fu influenzata dalla teoria keynesiana e il debito «costituisce una necessità per quasi tutti gli Stati, qualora si trovino di fronte a spese eccezionali che superino le entrate ordinarie, e non possano o non vogliano ricorrere ad altre entrate straordinarie e cioè all’alienazione di parte del patrimonio, all’introduzione di nuove imposte o all’emissione di carta moneta. Con il diffondersi della teoria keynesiana del deficit spending (deficit), il debito pubblico è inoltre ormai concepito anche come importante strumento di intervento dello Stato nella vita economica e non soltanto in funzione anticiclica». A partire dagli anni ’80 i Governi abbandonano l’approccio keynesiano per adottare le politiche economiche liberiste, soprattutto nell’euro zona.

Tradizionalmente gli Stati usano una banca centrale per emettere moneta e ricoprire la differenza fra entrate (tasse) ed uscite (spesa pubblica). Nel 1971 l’emissione monetaria fu sganciata dall’oro, oggi si può emettere moneta senza un controvalore equivalente. Dal 1981 in poi lo Stato italiano decise di avviare il processo di privatizzazione della Banca d’Italia e negli anni a seguire i Governi italiani hanno deciso di rinunciare al controllo delle politiche monetarie, in contrasto con gli articoli 1 e 47 della Costituzione, a favore dell’attuale Banca centrale europea (BCE) che si pone l’obiettivo di mantenere i prezzi stabili e l’inflazione al di sotto del 2%. Questa scelta di abdicare al potere di controllare la moneta determinerà la distruzione dei partiti che si limiteranno, dagli anni ’90 in poi, a gestire le assunzioni clientelari nelle SpA che sostituiranno gli Enti locali nella gestione dei servizi pubblici locali.

Negli anni ’80 e ’90 le banche commerciali cominciano a trasformarsi in industrie finanziarie abdicando al tradizionale ruolo di custodi del risparmio. La priorità di una banca di oggi è prestare il denaro dei risparmiatori col sistema della riserva frazionaria. «L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto» (Maurice Allais, premio nobel per l’economia). La più grande quantità di moneta si produce con formule matematiche, scommesse, ed il peso di questi strumenti supera di gran lunga l’economia reale. Si stima che gli strumenti finanziari siano 12,5 volte il PIL mondiale.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)

Nell’Unione Europea, che non è l’Europa, sono 17 gli Stati che ricorrono all’indebitamento attraverso il “mercato libero” per avere una moneta (l’euro), e l’effetto di questa scelta politica, cessione di sovranità monetaria, ha pesanti ripercussioni sui salari che perdono, anno dopo anno, il loro potere d’acquisto. Nel luglio del 2008 il Parlamento italiano, senza indire referendum consultivo, approva il Trattato di Lisbona che in diversi principi sovverte i principi della nostra Costituzione. La nostra carta Costituzionale (139 articoli) è ideata per uno Stato di diritto e uno Stato sociale, il Trattato di Lisbona (358 articoli) è ideato per il libero mercato delle SpA, due paradigmi opposti e contrastanti. Inoltre l’UE per violazione del principio di separazione dei poteri non è neanche un’organizzazione democratica rappresentativa, poiché il potere dell’organo esecutivo è maggiore del Parlamento.

L’assenza di una politica monetaria per l’interesse pubblico è la prova di una scelta politica incostituzionale e immorale, poiché l’avidità delle SpA, che acquistano i Titoli di Stato, rappresenta un potere di ricatto sui popoli che non riescono a soddisfare i bisogni primari, mentre gli Enti locali, seppur virtuosi sono schiacciati dal Patto di Stabilità, non riescono a garantire i servizi pubblici.

L’intero sistema europeo non soddisfa i paesi “periferici”, denominati PIIGS, e le politiche dell’austerità – riduzione della spesa pubblica per far quadrare il bilancio – impoveriscono maggiormente i ceti meno abbienti, si riducono le opportunità di nuovi impieghi anche per le politiche virtuose sui temi dell’uso razionale dell’energia, del riuso e del riciclo perché le banche commerciali optano per una chiusura del credito consigliata dalla BCE. La stessa immissione di liquidità passa dalla BCE alla banche al’1% di interesse e dalle banche ai cittadini al 4%. Le banche cosa fanno? Ripagano i loro debiti e comprano Titoli di Stato. Le famiglie? Rimangono senza credito e lavoro ed aumenta la povertà.

La cessione di sovranità monetaria non è avvenuta in maniera paritaria come prevede la Costituzione italiana, perché l’UE è composta da 27 stati membri, 17 usano l’euro mentre la Gran Brategna, conserva la sterlina ed i membri della sua banca centrale siedono nel consiglio di amministrazione della BCE, ponendosi in evidente vantaggio rispetto agli altri membri dell’UE.

I criteri di rigore dell’UE, Patto di Stabilità e fiscal compact, sono più adeguati ai paesi come la Germania, l’Olanda, l’Austria e molto meno a Paesi come l’Italia per il semplice motivo che tali criteri non sono compatibili fra Nazioni culturalmente e strutturalmente diverse, se non addirittura opposte. Inoltre è altrettanto banale evidenziare che il noto fenomeno della delocalizzazione peggiora l’indicatore debito/PIL. Sembra persino palese mostrare che l’Italia è un paese colonizzato e saccheggiato dalle SpA (privatizzazioni), mentre la sua economia fiorente ha caratteristiche strutturali evidenti, l’arte, la storia, il cibo, la natura, l’artigianato, l’elettronica (“saccheggiata”); tali peculiarità hanno bisogno di un piano di prevenzione e rilancio. Invece i partiti ottocenteschi e novecenteschi obbediscono alle indicazioni dei think tank neoliberisti scegliendo l’austerità depressiva che obbedisce alle regole della crescita preferendo l’acquisto di armi inutili a scapito di investimenti nell’istruzione pubblica, nella ricerca scientifica, nell’innovazione, e nelle scienze applicate. Persino l’evasione fiscale è tollerata a danno della sanità pubblica, invidiata persino dagli USA. Con un nuovo sistema economico e con la moneta sovrana si possono avere nuovi e importanti investimenti sulla prevenzione primaria per i fenomeni di dissesto idrogeologico e riduzione del rischio sismico, investimenti sulla conservazione del patrimonio culturale e l’adeguamento delle scuole sono impossibili col sistema del Patto di Stabilità e del fiscal compact. Eppure è un obbligo applicare la Costituzione italiana, non un’opinione. Senza dimenticare che è necessario bonificare i siti inquinati dai grandi complessi industriali. Oggi è di moda la mobilità sostenibile, quella intelligente, essa emerge anche grazie alla consapevolezza del picco del petrolio. Il nostro Paese è straordinario nella sua creatività e l’industria manifatturiera della bicicletta ha una grande e lunga tradizione. Un’economia fiorente e in forte crescita è senza dubbio il sistema pedelec – pedalata assistita – e l’Italia può essere primatista assoluto.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi.»

Qual è il punto? Vi sono evidenti e palesi incongruenze, violazioni del diritto costituzionale, usurpazioni di poteri e truffe, come rivela la stessa Corte dei Conti che indaga sulle agenzie di rating che valutano i debiti sovrani, paventando un danno all’erario di ben 120 miliardi di euro.

L’attuale sistema di misura della ricchezza adotta criteri e metodi palesemente sbagliati, immorali e irrazionali, non scientifici (PIL, espansione monetaria e petrolio). L’essere umano è collegato al sistema natura, la Terra, e la distruzione degli ecosistemi incoraggiata da politiche sbagliate mette in crisi la sopravvivenza del genere umano, questo ragionamento appare persino banale.

Il sistema dei partiti politici, indottrinato dai think tank neoliberisti, ha preferito divulgare un criterio economico che non tiene conto né dell’entropia e né dell’uso razionale delle risorse, e certi indicatori economici non hanno un fondamento scientifico, ma rappresentano solo l’interesse di un’élite degenerata che ha saputo condizionare buona parte del sistema educativo scolastico ed universitario prendendo il controllo del sistema bancario e del sistema mediatico globale.

La soluzione ai problemi è altrettanto banale, bisogna proporre un nuovo paradigma culturale e metterlo in pratica partendo non più dall’opinione di un’economia irreale (la finanza), o da opinioni truffaldine come i fantasiosi concetti di crescita e competitività. I dati dimostrano che la crescita del PIL non crea necessariamente nuova occupazione, ma addirittura un certa competitività crea disoccupazione.

Basti ricordare che in un mondo di risorse finite la mera crescita materiale quantitativa non è la risposta ai problemi se questa produce inquinamento, e tanto meno l’obsoleta competitività e/o l’immorale obsolescenza pianificata dalle SpA, che producono merci poco durevoli per mantenere una dipendenza monetaria. Sarebbe meglio transitare da una crescita quantitativa ad una crescita qualitativa dettata dall’economia reale e dalla bioeconomia, sarebbe più saggio produrre meno e meglio. In quest’ottica è auspicabile un piano nazionale bioeconomico  perché crea nuova occupazionale utile coniugando la crescita materiale e spirituale dell’essere umano in armonia con la natura, partendo da informazioni determinanti come l’ambiente, la salute, lo stato psicofisico dell’individuo etc. La bioeconomia prevede un’evoluzione attraverso la trasformazione dei processi produttivi a tutela dell’ambiente e della salute umana grazie ad una virtuosa innovazione tecnologica, la cancellazione degli sprechi nel settore energetico e l’uso delle fonti alternative in un sistema intelligente (smart grid), l’adozione di un piano nazionale di riciclo totale delle materie prime seconde (rifiuti) e un approccio olistico all’uso delle risorse finite.

Un altro obiettivo strategico è senza dubbio la rinascita del sistema agricolo contadino, passando per la sovranità alimentare, e puntando allo sviluppo della civiltà contadina modernizzata.

Le pubbliche istituzioni possono mettere in pratica questa transizione partendo dall’adozione del Benessere Equo e Sostenibile (BES) e l’introduzione di piani e strategie ispirandosi alla decrescita felice, che non è la rinuncia a qualcosa come alcuni maliziosamente lasciando intendere, ma è l’evoluzione a un sistema di comunità autosufficienti, libere e rispettose del territorio per garantire risorse alle future generazioni.

In “Qualcosa” che non va, pag.28 : Proposta economica

Una maggioranza politica intellettualmente onesta e a servizio del popolo può intraprendere la strada legale del debito odioso[1]. L’Italia può valutare l’azione legale nei confronti di chi ha truffato e rubato ricchezza al popolo sovrano e “congelare” il debito estero per negoziare la giusta somma da pagare.

Applicando la sovranità monetaria lo Stato può avviare una contabilità parallela a quella esistente per sostenere importanti capitoli di spesa pubblica (i diritti inviolabili) come: sussidi alle famiglie meno abbienti e alle imprese che sviluppano le energie rinnovabili o tutelano il territorio e il paesaggio. Tali investimenti possono essere misurati con moneta della Repubblica italiana quindi fuori dal bilancio attuale e liberi dal debito poiché creati senza emettere obbligazioni.

In ambito europeo i Paesi PIIGS hanno il diritto e l’opportunità di imporre una nuova politica economica introducendo nuovi indicatori e dimensioni per sostituire PIL, moneta e petrolio con criteri di qualità utili a raggiungere il reale sviluppo umano ed il benessere per i popoli. La moneta non è ricchezza ma un banale strumento di misura. Il benessere si raggiungere migliorando le condizioni di vita degli individui non con la crescita economica infinita, niente in natura cresce all’infinito, tutto ha un inizio ed una fine. Introducendo la bioeconomia nelle sedi istituzionali potremmo compiere un’evoluzione politica.

Attraverso la tecnologia informatica lo Stato può accreditare moneta ai ceti meno abbienti, alle imprese. Col medesimo sistema lo Stato, a credito e senza creare debito, può avviare programmi di prevenzione primaria per la salute pubblica. Si tratta di un sistema di economia reale molto noto già in uso in Sud America, in Asia ed in misura ridotta persino in Europa tramite le monete complementari non convertibili con l’euro. Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, cioè dalla condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e fiducia nelle comunità e quindi scambi: economia reale.


[1] Fonte wikipedia: Per debito odioso si intende quella teoria di diritto internazionale riguardante la successione tra Stati nel debito pubblico. Con esso ci si riferisce al debito nazionale assunto per perseguire interessi diversi da quelli nazionali nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini.

Siamo in ritardo, ma …

Dobbiamo cambiare il sistema di produzione, ridurre i consumi e cancellare gli sprechi, non è un’opinione, ma una condizione indispensabile per la nostra sopravvivenza. Già ad agosto, com’è noto, abbiamo raggiunto il massimo carico sopportabile dal pianeta, era il mese di agosto quando siamo arrivati all’overshoot day. Prima usciremo dalla religione della crescita e prima potremmo giungere alla prosperenza.

E’ altrettanto noto che si è sostenibili quando non si compromettono le risorse delle future generazioni, ed è altrettanto noto che, ahimé, diversi ecosistemi sono stati distrutti, specie estinte, e diverse risorse stanno raggiungendo il picco massimo.

“Sembra” che la stupidità regni il mondo. Anche i sistemi di controllo sociale sono aumentati, sono più persuasivi e più pervasivi: social media, microchip, e moneta elettronica.

Da questa catastrofe ampiamente annunciata negli anni ’70, ora ne vediamo le facce e le sfaccettature: deliri collettivi, regressioni psicologiche ed ethos infantilistico fra gli adulti, aumento dell’ignoranza di base e dell’ignoranza di ritorno, scarsa propensione alla lettura di saggi, incapacità di scegliere e valutare. Queste caratteristiche sono ampiamente diffuse nel nostro paese, mentre per fortuna in altri luoghi – sud America – aumenta il risveglio delle coscienze ed internet offre opportunità straordinarie di condivisione.

Chi ha potuto iniziare il processo di risveglio arrivando ad una massa critica sufficiente ha la straordinaria opportunità di progettare e costruire la transizione, e vivere in comunità libere, autosufficienti, realizzando la “civiltà contadina modernizzata”. Le risorse ci sono, ma bisogna pensare il cambiamento muovendosi dal basso e dall’alto. I cittadini sono la risorsa principale, e pertanto è necessario progettare comunità sostenibili partendo dai piccoli centri ove la risorsa naturale è ancora a portata di mano, mentre le città abbisognano di invertire il processo espansivo. Se una volta il cemento consumava suoli agricoli, oggi è auspicabile il contrario, l’agricoltura entra nella città per i bisogni alimentari dei cittadini attraverso orti sinergici auto gestiti. Se l’economia produceva per vendere in tutto il mondo, oggi l’economia deve produrre per il territorio locale. Inoltre, è obbligatorio avviare un progetto di recupero degli edifici esistenti, sia dal punto di visto energetico – smart grid – che dal punto di vista statico, poiché siamo giunti alla fine del ciclo vita di tanti edifici costruiti negli ’40, ’50, ’60 e ’70 e si rende necessario prevenire e ridurre il rischio sismico. I grandi complessi industriali stanno chiudendo e la nuova occupazione trova impiego nella manutenzione naturale dei suoli e dei territori, bonificando i suoli contaminati, e conservando le ricchezze naturali, artistiche e storiche. Nuova occupazione sorge da cooperative agricole energeticamente autosufficienti grazie all’economia della sussistenza.  Tutto ciò non solo è possibile, auspicabile, ma è l’unica strada necessaria per la sopravvivenza, è l’unica proposta alternativa a un sistema politico, economico palesemente immorale e dannoso all’essere umano.

“Prosperanza”

Estratto da “Qualcosa” che non va, pag.90.

Esiste una straordinaria opportunità di reale sviluppo per gli esseri umani. Un esempio: il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA), circa 181.000 ettari ormai depopolati poiché ha una densità di 84 ab/kmq. Questo territorio potrebbe essere un primo esempio di reale crescita applicando la sovranità alimentare e l’indipendenza energetica con l’uso di fonti alternative e tutto questo può accadere anche con un piccolo incremento di popolazione, circa 20-30 mila abitanti provenienti da ogni regione d’Italia o d’Europa per integrare la cultura contadina col know-how di nuovi modelli organizzativi, gestionali e comunicativi (biblioteche civiche comunali, nuove agorà, Esco, reti libere, autoproduzioni …). L’integrazione culturale può arrestare l’abbandono delle terre e di territori non considerati dalla cultura demolitrice della crescita infinita e dell’ossimoro sviluppo sostenibile. L’integrazione culturale può aiutare gli abitanti locali nel saper conservare e tutelare il territorio alimentando la speranza di comunità non più isolate, ma vive, genuine e più felici grazie alla prospettiva di un ritorno a casa di giovani emigrati abbagliati da un finto sviluppo e più felici per le nascite di nuovi esseri umani in famiglie unite nei reali valori (etica).

Bisogna evidenziare che tale prospettiva ribalta totalmente la cultura dominante che scambia la crescita industriale, materialista, come progresso e disprezza la natura e la vita di campagna. Questa prospettiva indica lo sviluppo fra le piccole comunità, in armonia con la natura ma tecnologicamente avanzate grazie all’uso di un mix-tecnologico e di reti di comunicazione avanzate per scambiarsi e donare le conoscenze socialmente utili. Comunità che vivono la polis e decidono direttamente. Comunità che si alimentano di cibi sicuri ed autoprodotti rispetto ai cittadini-metropolitani che possono essere intossicati da cibi industriali e meno controllabili.

Nel 1891 (cioè dopo trent’anni di furti, tasse maggiorate al Sud, spesa statale solo al Nord) il reddito pro-capite della Campania è ancora superiore a quello nazionale. […] «Da quasi tredici secoli i Meridionali sono uniti, essi sono pacifici come i popoli veramente civili, il loro sistema economico mira più al benessere sociale che al profitto di pochi, l’amministrazione pubblica è oculata e ponderata, la pratica religiosa colora i loro caratteri» riassume Vincenzo Gulì (Il saccheggio del Sud). […] I prodotti pregiati dell’agricoltura meridionale, per dire, son troppo cari per il resto d’Italia. Solo 11,8% delle esportazioni e l’8,5% delle importazioni delle Due Sicilie è con gli altri stati preunitari, perché «l’economia meridionale apparteneva al circuito commerciale che la ricollegava saldamente ai paesi del Nord e del Centro Europa». Soltanto dopo l’occupazione, il saccheggio e l’inutile resistenza armata, i meridionali cominceranno a emigrare, a milioni.[1]

Secondo i dati ISTAT nelle quote di occupati per settore di attività economica[2], in Italia, solo il 3,8% si occupa di agricoltura, il 29,2% è nell’industria e ben il 67% è occupato nei servizi. In Campania il dato è diviso così: 4,1% agricoltura, 23,5 industria e 72,4% servizi. I dati sono ancora più drammatici se andiamo a verificare le fasce di età. Esiste il serio rischio che fra 10 anni e poi fra 20 anni nessuno si occuperà della nostra alimentazione perché non sembra esserci un ricambio nel settore agricolo. Il dato è drammatico sia per l’evidente squilibrio nelle proporzioni degli impiegati nel mondo del lavoro e sia per la tipologia di attività a volte superflua, quella dei servizi. I dati dicono che i cittadini non curano la propria alimentazione, preferiscono il superfluo (servizi) e soprattutto non sanno prodursi il cibo. Questo dato inquietante può diventare la scommessa positiva del presente-futuro avviando un processo culturale che conduca le comunità locali ed i cittadini verso l’approccio permaculturale e trasformare i disagi in opportunità. Infatti è possibile creare società agricole ad azionariato diffuso dove i cittadini possono acquistare terreni con vecchie cascine per sperimentare orti sinergici[3] e scambiare le eccedenze in una “rete sociale rurale”. Con le odierne tecnologie è concretamente possibile progettare intere comunità, partendo anche dai piccoli comuni abbandonati, indipendenti dal punto di vista energetico ed economico applicando anche la sovranità alimentare, si può partire dai bisogni primari: cibo, casa, energia, acqua, istruzione (diritti dell’uomo). Oggi esiste anche una Rete nazionale per lo sviluppo rurale[4] che potrebbe aiutare qualche cittadino seriamente intenzionato nell’innovare la propria azienda agricola.

Inoltre, esiste una rete denominata wwoof[5]: lo scopo di wwoof è di creare conoscenza e interesse verso uno stile di vita biologico e biodinamico. Oltre a ciò wwoof offre la possibilità di viaggiare in tutto il mondo in modo economico ed allo stesso tempo di dare un aiuto dove è richiesto e dove se ne presenta la necessità.

In fine, per le comunità, intese come quartieri, piccoli centri abitati o intere città esistono i circoli del Movimento per la Decrescita Felice che propongono il cambiamento di paradigma culturale, riappropriarsi del territorio, trascorre più tempo con le persone che si amano, usare le tecnologie della decrescita (quelle che fanno calare il PIL ma migliorano la qualità della vita), vivere reciprocamente, riscoprire il saper fare, praticare la cultura della transizione energetica, cioè liberarsi dalla dipendenza degli idrocarburi e vivere in armonia con la natura, sempre con un approccio olistico e permaculturale.

Maria Concetta Manfredi nella relazione introduttiva circa le fattorie didattiche come modello di economia sociale tra formazione e relazionalità[6], cita: il Consiglio dei Giovani Agricoltori, attraverso un’indagine, ha fornito dei dati inerenti la percezione da parte dei giovani riguardo l’agricoltura e i prodotti della terra: il 50% dei giovani non sa da dove viene lo zucchero, il 75% ignora l’origine del cotone, il 40% collega il pane al grano e alla farina. Nel caso dei ragazzi italiani, quest’ultima percentuale scende al 12%. Inoltre il lavoro dell’agricoltore viene considerato dal 75% dei ragazzi come un lavoro duro, sporco, anche se, di fatto, non sono mai stati in fattoria. Per cui lo scenario che emerge da questo quadro è che le nuove generazioni, nate e cresciute in ambiente urbano, ignorano quali siano le origini degli alimenti, quale sia il ruolo dell’agricoltore, non colgono il legame che unisce ambiente, agricoltura, alimentazione e salute e non hanno il senso fisico della conoscenza, ovvero quell’approccio sensoriale che consente di attuare esperienze concrete con la realtà che ci circonda.


[1] PINO APRILE, Terroni, Piemme 2010, pagg. 103, 106

[2] ISTAT, rivelazione sulle forze lavoro, media 2009, 28 aprile 2010 http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100428_00/testointegrale20100428.pdf

[3][3] L’ Orto Sinergico è un metodo elaborato dall’ agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, attiva soprattutto nel centro ”Las Encantadas”, sui monti Pirenei, in Francia. L’ idea di creare un orto sinergico si ricollega al filone della Permacoltura (coltura permanente, eterna, equilibrata ed inesauribile, non consumistica) ed alle ricerche relativamente recenti sull’ impoverimento del suolo a causa dell’abuso-uso agricolo meccanico-chimico da parte dell’ uomo (per esempio quelle dell’ agronomo giapponese Masanobu Fukuoka). Hazelip ha strutturato un metodo di coltivazione che promuove meccanismi di autofertilità del terreno, senza bisogno di arare oppure di concimare, ne di separare le piante (pur facendo attenzione a collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro).

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali, e la stessa verdura e’ presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta a nutrire uno stesso esemplare in fiore).

[5] http://www.wwoof.it/it/aboutit.html

[6] RETE NAZIONALE PER LO SVILUPPO RURALE, l’altra agricoltura… verso un’economia rurale sostenibile e solidale, Quaderni, ATI INEA Agriconsulting, maggio 2009, pag. 97

I temi della politica contemporanea

Estratto da “Qualcosa” che non va.

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[1] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[2] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[3] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.

Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.

E’ necessario un cambio di paradigma culturale e transitare dall’inefficiente e immorale cultura degli “economisti” attuali per approdare alla politica delle risorse, la domanda non sarà più quanto costa ma ci sono le risorse per farlo?

La democrazia diretta migliora le persone e le capacità collettive di prendere decisioni migliori, più etiche e più sobrie rispetto a quelle imposte dall’élite degenerata. La felicità dei cittadini aumenta direttamente quando il popolo è parte del processo decisionale. La condivisione di idee, modelli e progetti rappresenta un ottimo punto di partenza per comparare, valutare e scegliere i progetti migliori e adattarli alle comunità locali.

Il presente, futuro della polis è la co-gestione dei beni comuni dove i cittadini sono i primi attori mentre i dipendenti eletti i normali esecutori della volontà popolare, questo processo in Svizzera è sorto nel 1860.

Dal punto di vista della sostenibilità è sufficiente leggere i programmi di numerose comunità: Clean Cities[4] del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti, Energy Cities nell’UE e Solar City sono tutti programmi che incentivano l’uso delle energie alternative rinnovabili e la riduzione dell’inquinamento urbano.

La reale efficacia di tutte queste proposte è data non tanto dalle buone intenzioni, ma dalla loro capacità di adottare strumenti scientifici per misurare l’azione e condividerla ai cittadini poiché essi possano valutare i risultati. La maggioranza dei comuni italiani non adotta tali strategie poiché l’élite sa bene che il potere si conserva soprattutto evitando di misurare il proprio operato nascondendo dati che possono essere interpretati dal popolo. Ad esempio, i comuni non condividono sul proprio sito internet gli impatti sanitari e le emissioni gassose sia perché hanno un ridottissimo numero di centraline sul territorio e sia perché, nella realtà, non rilevano efficacemente l’inquinamento stesso, che può essere facilmente manipolato mettendo le centrali in luoghi poco significativi

 


[1] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008

[2] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi di carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.