Speculare per legge

Se la guida politica della Giunta regionale campana da cattivi consigli ai comuni su come sfruttare gli immobili abusivi, in Emilia Romagna si va ben oltre poiché propone una legge per abbandonare la pianificazione urbanistica e abbracciare la speculazione consentendo ai soggetti privati di fare affari a danno della collettività in contraddizione coi principi della legge urbanistica nazionale e della Costituzione. Una Regione e un territorio che negli anni ’70 ha lottato contro la speculazione fondiaria suggerita dalla Democrazia Cristiana, oggi propone una legge regionale che sembra riemergere dal passato sostenendo le becere logiche neoliberali furiere di illegalità e di distruzione del territorio.

Enzo Scandurra: «Ironia della sorte (ma non troppo); l’Emilia Romagna, un tempo regione modello per l’urbanistica italiana, si appresta ad approvare una legge regionale (Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio, n° 4223), che basandosi sulle parole d’ordine di rigenerazione/riqualificazione nelle città storiche, conclama la definitiva mutazione genetica di questa disciplina. Che da sapere finalizzato a limitare e contenere gli effetti negativi di uno sviluppismo, si trasforma in fiancheggiatrice del più bieco sfruttamento del territorio e delle città storiche. L’elemento cardine dello sviluppo del territorio non spetta infatti più al piano regolatore comunale, ma agli accordi operativi derivanti dalla negoziazione fra l’amministrazione comunale e gli operatori privati che presentano al comune un’apposita proposta da approvare in 60 giorni, tempo proibitivo per i comuni». […]«Perché la proposta di legge nei fatti prevede un doppio regime urbanistico. Da una parte le iniziative immobiliari di imprese e privati godrebbero di un canale privilegiato; dall’altro le esigenze di famiglie ed attività economiche restano affidate ai vecchi dispositivi. Una proposta di legge più che inutile, dannosa, che consegnerebbe il territorio agli interessi della speculazione fondiaria e toglierebbe la sovranità ai cittadini, gli unici attori indispensabili della democrazia». […]«In sintesi tre sono i pilastri che costituiscono la più micidiale innovazione urbanistica mai pensata: 1) accordi operativi con i privati in variante ai piani urbanistici vigenti; 2) incentivi ai diritti edificatori (mai messi in discussione) definiti dai piani; 3) eliminazione degli standard urbanistici tramite l’invenzione degli standard differenziati. Tre pilastri dell’urbanistica neoliberista fondativi della subordinazione del pubblico agli interessi privati».

Lorenzo Carapallese: «[…] La rigenerazione urbana è invece rapportata solo all’incremento di densità edilizia per arginare lo sprawl urbanistico che è stato agevolato a piene mani negli ultimi 20 anni. Come, con quali criteri, in che misura si deve appunto intendere la densità edilizia? […] Qui la legge non dice nulla: l’importante non è l’urbanistica, ovvero il cercare di capire come ed in che modo la città del prossimo futuro ed i rapporti tra spazi pubblici, privati, mobilità, paesaggio, convivenza urbana, relazioni umane, commercio, produzione e welfare debbono essere reinterpretati. […] L’importante per questa legge pare essere il costruire, semplificare il più possibile con l’accetta, facendo credere che così si rimette in moto l’economia nonostante le migliaia e migliaia di edifici residenziali vuoti, aree artigianali ed industriali deserte, centri commerciali in affanno, alle quali se ne aggiungeranno ancor di più (senz’altro anche sulla carta) con il probabile effetto di far crollare ancor di drammaticamente i valori immobiliari, ipotecari e collaterali. […] Questa legge edilizia (non urbanistica) vuole ottenere solo una libertà di costruire dovunque e comunque, confermando altresì le enormi quantità di aree già esistenti nei piani e non messe in discussione. Aree che sono il frutto di previsioni insediative abnormi, solo speculative mai contestate ne dalla Regione che dalle Province in nome di un falso rispetto dell’ autonomia locale. Quasi una ammissione che si è governato male il territorio negli ultimi venti anni, favorendo ampliamenti eccessivi di aree edificabili su suoli agricoli di eccellenza, solo parzialmente per necessità ma soprattutto per favorire speculazione».

Il territorio è trattato come merce per favorire le speculazioni immobiliari e finanziarie, e non si ha il coraggio di proporre l’uscita dal capitalismo per pianificare correttamente le aree urbane. Lo scopo dell’urbanistica non è fare profitto, ma costruire diritti a tutti gli abitanti. I cittadini non avendo più un partito di riferimento capace di interpretare un cambio dei paradigmi culturali, subiscono la distruzione delle città e degli ecosistemi. Gli effetti sociali di piani attuativi speculativi sono noti: gentrificazione e dispersione urbana. Questo è il regno del neoliberismo.

Eddyburg commenta: «l’autentico intento dalla proposta legge sta dunque nell’impianto di un doppio regime urbanistico, in cui le iniziative immobiliari poste in atto da imprese di costruzione e promotori godrebbero di privilegi e arbitrio inusitati, lasciando le esigenze di famiglie e attività economiche soggette ai vecchi dispositivi, del cui rinnovamento è in certa misura avvertita la necessità, ma non sono nemmeno intravisti i modi. Con queste finalità il disegno di legge non esita a porsi in frontale contrasto con l’ordinamento nazionale, e violare con ciò la Costituzione. La diffusione di leggi analoghe in altre regioni andrebbe a soverchiare i fondamentali istituti di tutela e disciplina del territorio nel nostro paese, dalla periferia riuscendo in ciò che ripetuti tentativi parlamentari hanno fallito».

Nella Regione che ha avuto l’ambizione di proporre una perequazione che sapesse applicare l’uguaglianza di mercato, si fa marcia indietro scegliendo la disuguaglianza pianificata, abdicando e rinunciando alla corretta morfologia urbana, e consegnando ai soggetti attuatori dei piani attuativi l’opportunità di incassare i valori immobiliari arbitrari determinando opportunità speculative finora non consentite, e quindi si ha il serio rischio di realizzare i peggiori insediamenti urbani. Un ulteriore rischio è che altri Consigli regionali facciano il copia incolla di una cattiva legge urbanistica, prefigurando un attacco al territorio mai visto prima, e tutto ciò nonostante sia ormai matura la necessità improrogabile di ridurre il consumo di suolo e di programmare l’efficienza energetica nelle città, così come rigenerare i tessuti esistenti.

Non è una novità il fatto che politici in cattiva fede, imparando dalla pubblicità, usino termini e parole per imbrogliare le persone. Un falso clamoroso fu l’invenzione del termine termovalorizzatore per chiamare gli inceneritori. Oggi la strategia si ripete per l’urbanistica, e così la legge si inventa interventi di “desigillazione” per tendere al consumo di suolo zero. Cosa significa desigillazione? Secondo questi politicanti, demolendo i volumi inutilizzati e rimuovendo l’impermeabilizzazione del suolo è possibile ripristinare un’area precedentemente urbanizzata. La propaganda, facendo la somma fra l’espansione pianificata a la desigillazione, chiama questa operazione consumo di suolo a saldo zero. Siamo di fronte a una vera e propria mistificazione contraria alle leggi della natura. E’ noto che il territorio agricolo sia considerato risorsa non rinnovabile, poiché una volta rimossa la pelle della Terra (uno strato di soli 30-100 cm, luogo delle semine) per urbanizzare un’area, la natura per rigenerare se stessa, e appena 2,5 cm di suolo, deve attendere circa 500 anni (Paolo Pileri, Che cosa c’è sotto. Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo, Altreconomia, 2016). Da questa contabilità truffaldina – “consumo di suolo a saldo zero” – sono esclusi gli insediamenti produttivi “strategici”. Nella legge urbanistica dell’Emilia Romagna sono presenti evidenti provvedimenti normativi incostituzionali e contra legem poiché avversi ai principi della Legge Urbanistica Nazionale. E’ sufficiente leggere la totale deregolamentazione dei carichi urbanistici, e la volontà di togliere potere ai Comuni circa l’obbligo di pianificare attraverso le regole urbanistiche, necessarie per costruire diritti e servizi; potere spostato ai soggetti privati. Allo scandalo di una legge incostituzionale si evidenzia il sostegno dei Sindaci per questo provvedimento irresponsabile, che addirittura firmano un appello affinché si faccia presto, firmano Merola (Bologna), Lucchi (Cesena), de Pascale (Ravenna), Drei (Forlì), Gnassi (Rimini), Muzzarelli (Modena), Tagliani (Ferrara), Vecchi (Reggio Emilia), Pizzarotti (Parma), Manca (Imola), Malpezzi (Faenza), Bellelli (Carpi). Il ceto politico locale agisce in maniera lobbistica, si conta e agisce contro la Costituzione e il sapere tecnico dei pianificatori che ha chiesto pubblicamente di cambiare una norma sbagliata.

La soluzione per porre fine all’ingiustizia e alla rapina, siede sul nuovo piano culturale bioeconomico capace di misurare i flussi di energia e materia, e che pone il territorio fuori dall’economia mercantile e finanziaria. Il suolo non è merce ma una risorsa limitata che consente agli ecosistemi di vivere. Il territorio è un bene e non una merce.

consumo di luogo

Proposta energetica

comunicato stampa di Terna: “Dati statistici sull’energia elettrica in Italia nel 2008″

QUASI STAZIONARIA LA DOMANDA DI ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA: – 0,1% SUL 2007

  • Il gas si conferma al primo posto tra le fonti utilizzate, e sale al 67,2% della produzione
    termoelettrica; in forte calo i prodotti petroliferi (-16,5%), scende anche il carbone (-2%)
  • Aumenta il contributo delle rinnovabili (+21%) per la forte crescita dell’idroelettrico (+26,8%) e
    dell’eolico (+20,3%). Boom del fotovoltaico: +395%
  • La produzione netta nazionale sale del 1,9%; in calo l’import netto (-13,5%),
  • Centrali elettriche: entrati in esercizio oltre 5.000 MW di nuova capacità (+5,4%)
  • Frenano i consumi dell’Industria (-2,8%), in aumento il Terziario (+3,7%) e il Domestico (+1,7).
    In lieve crescita (+0,2%) l’Agricoltura.

I dati dimostrano che l’Italia non ha bisogno di produrre più energia ma di rendere il sistema più efficiente: eliminare gli sprechi, ridurre la domanda di energia e produrre il fabbisogno con fonti rinnovabili

Un esempio per le liste regionali “Movimento cinque stelle” come porsi obiettivi nel settore energetico inserendo considerazioni ragionevoli e di facile comunicazione (programma)

Energia, E.Romagna
L’Emilia Romagna ha un fabbisogno energetico di 18,1 mln di TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio) di cui il 55% (gas naturale) e 35% (prodotti petroliferi). Applicando l’uso razionale dell’energia con principi di efficienza e sufficienza ed usando standard di “CasaClima” è possibile ridurre la domanda energetica dell’83% circa nei settori dell’industria, residenziale e terziario. Dopo una diagnosi energetica dei volumi costruiti è ipotizzabile la cancellazione di 12,3 mln di TEP (sprechi) dal fabbisogno attuale della Regione che importa ben il 70% dell’energia (2005). Applicando strategie di “decrescita felice” è possibile produrre 2,1 mln di TEP (fabbisogno reale) con fonti rinnovabili per i tre settori considerati.

Per una ESCO (Energy Service COmpany) il risparmio energetico risulta un profitto e con il “conto energia” può ristrutturare il patrimonio edilizio considerato e favorire una produzione elettrica distribuita.

Conflitto di interessi:
Gli attuali istituti di credito hanno “soci” e “connessioni” con le SpA locali monopoliste e concessionarie. Le stesse SpA inventate da Sindaci e Presidenti che guadagno dai consumi energetici per questa ragione plausibile non faranno mai nulla per ridurre la domanda energetica e rendere il sistema eco-efficiente. Un esempio, tutto italiano e clamoroso, è rappresentato dalle sovvenzioni pubbliche tramite Cip6 ‘92 che invece di sostenere un nuovo mercato dell’energia da fonti rinnovabili, come prevedere la direttiva europea, finanzia anche le fonti “assimilabili” (inceneritori) che inquinano e recano danni alla salute umana.

La soluzione:
Interesse pubblico: solo i cittadini hanno interesse a consumare meno e meglio (efficienza e sufficienza). Creando una ESCO ad azionariato diffuso per godere dei certificati bianchi e verdi, una cooperativa può ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente ed investire gli utili sul territorio. Si può affidare lo “start up” del progetto del progetto tecnico ad una banca “etica” che finanzi l’iniziativa dei cittadini-produttori-consumatori di energia incentivando la banca con la promessa di spostare i propri capitali.

In questo modo non solo è possibile ridurre la domanda di energia ma si inventa un nuovo mercato, nuova occupazione e si rivaluta l’intero patrimonio edilizio mettendolo anche in sicurezza, valutando caso per caso. Nascerà una produzione elettrica distribuita che poter notevoli profitti ai cittadini stessi.

Soluzioni finanziarie creative:
I surplus di scambi energetici (produzione elettrica distribuita) possono essere visti anche come “moneta” (SCEC) ed usati a sostegno di una filiera corta.

dizionario:
Le Energy Service Company (anche dette ESCO) sono società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, assumendo su di se il rischio dell’iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere organizzativo e di investimento.

Conto energia: è il nome comune assunto dal programma europeo di incentivazione in conto esercizio della produzione di elettricità da fonte solare mediante impianti fotovoltaici permanentemente connessi alla rete elettrica.

CasaClima: (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici. Si avvale di calcolo convenzionale codificato.

decrescita felice: parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita.

Certificati bianchi, o più propriamente Titoli di Efficienza Energetica (TEE), rappresentano un incentivo atto a ridurre il consumo energetico in relazione al bene distribuito. Viene riconosciuto un risparmio di energia pari ad 1 tep secondo le seguenti equivalenze:

  • 1 tep = 11628 kWh per quanto riguarda i combustibili (1 tep = 41,860 GJ )[3];
  • 1 tep = 5347,59 kWh per i consumi elettrici (1 kWh = 0,187×10-3 tep[1].

Questa differenza è dovuta al fatto che per produrre uguali quantità di energia termica ed elettrica sono necessari apporti di energia primaria diversi; in particolare questi sono maggiori nel secondo caso, a causa del rendimento di produzione del parco elettrico italiano. Per questo ad un mancato consumo elettrico è riconosciuto un maggiore risparmio in termini di tep a confronto di un analogo mancato consumo termico.

Certificato verde è una forma di incentivazione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Si tratta in pratica di titoli negoziabili, il cui utilizzo è diffuso in molti stati come ad esempio nei Paesi Bassi, Svezia, UK e alcuni stati USA. Si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.) perché “da fonti rinnovabili”, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere (a prezzi di mercato) a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.

I processi di trasformazione dell’energia sono responsabili dei livelli di inquinamento e recano seri danni biologici. Oggi la maggior parte dei processi in uso prevede l’obsoleta e l’inefficiente combustione che rilascia nell’ambiente (aria, acqua, suolo) anche micro e nano-particelle ultra fini (PM 1 a 0,1). La letteratura medica sa bene che le dimensioni di particelle organiche e soprattutto inorganiche (non biocompatibili) sono molto più nocive delle polveri grossolane (PM10).

Un satellite controllato dall’ESA consente a tutti di potere leggere un livello di inquinamento e dove esso si concentra.

Esistono numerose tecnologie per trasformare l’energia ed usarla per il proprio fabbisogno senza inquinare. La maggior parte di esse sono osteggiate o tenute nascoste agli italiani eppure, sono in libero commercio in altri Paesi ed addirittura sovvenzionate dagli Stati adeguatamente col fine di diminuire la dipendenza energetica dalle fonti fossili sempre meno disponibili.

Giappone e Germania sono due Stati che più hanno creduto nelle tecnologie solari (solare termico, fotovoltaico). Il Giappone e la Cina hanno investito molto nei motori magnetici ispirati dai brevetti di Nikola Tesla ed oggi hanno in uso il treno a levitazione magnetica. Alcune SpA stanno sviluppando in segreto la fusione nucleare fredda (zero scorie) dimostrata e verificata anche in Italia (rapporto 41).

ONNE ha promosso una conferenza “Eppur si fonde” ospitando numerosi ricercatori nel campo della ricerca sulla “fusione fredda”. Emilio Del Giudice, Roberto Germano, Domenico Cirillo, Franco Cappiello