Neofeudalesimo o libertà!

La democrazia rappresentativa non c’è più. Se volessimo individuare una data come spartiacque è doveroso citare il 1981, anno in cui Berlinguer scattò una fotografia della realtà, ed è lo stesso anno in cui il Governo Forlani avviò il processo di privatizzazione della Banca d’Italia. Per capire perché la democrazia rappresentativa, ormai, non c’è più (la democrazia: governo del popolo, non c’è mai stata) è necessario aprire un dibattito sulla cultura degli italiani, la società e l’influenza psicologica della moneta e del capitalismo sulle persone. Un’indagine sul capitalismo inteso come sistema di potere non democraticoindustrializzazione, lavoro di schiavitù, pubblicità e nichilismo che svuota l’individuo di spiritualità, creatività e senso della vita riducendolo in una condizione di animal laborans, come direbbe Hannah Arendt. Questo non è l’ambito corretto, ovviamente, ma quello ove porre dubbi, domande, riflessioni e osservazioni. Al tema degenerativo dei partiti, aperto da Berlinguer, bisogna aggiungere la trasformazione della società attraverso i sistemi mass mediatici, tema avviato da Pasolini; poi la cultura degli italiani, tema affrontato da Tullio De Mauro, e in fine l’assenza di sperimentazioni democratiche come quelle presenti in Svizzera, che hanno consentito di formare ed educare i cittadini alla democrazia diretta, metodo che responsabilizza gli abitanti rispetto al processo decisionale della politica. Ovviamente non ci si dimentica dei fattori storici, come la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, i Trattati di Pace e la conseguente colonizzazione dei vincitori attraverso il prestito (Piano Marshall), e il nuovo ordine economico mondiale, l’esclusione dei comunisti dai Governi italiani, gli attenti coordinati dai servizi segreti, il cinema hollywoodiano, l’industria, la pubblicità e l’ideologia dello sviluppo come crescita infinita e sostegno al nichilismo. Per capire la complessità del nostro Paese è necessario studiare l’Ottocento e il Novecento, cioè a partire dagli Stati preunitari (1848 primavera dei popoli), l’industrialismo di inizio secolo e le politiche socialiste, il fascismo e l’inizio del secondo dopo guerra; in quei secoli troveremo molte risposte soprattutto attraverso lo studio delle tecnologie,, delle scoperte scientifiche e delle vicende monetarie. Scopriremo che già nell’Ottocento furono soppresse tutte le speranze per creare l’uomo libero e che la monarchia, le rivoluzioni, i regimi autoritari, e le democrazie rappresentative servirono, col senno di poi, a far crescere l’accumulo di capitali per alcune oligarchie, la borghesia capitalista, e l’invenzione dell’economia neoclassica sono serviti a creare un’élite chiusa e autoreferenziale. Il comunismo, invano, ha provato a costruire una società nuova basata sull’uguaglianza e sulla libertà. L’errore culturale del comunismo come il capitalismo, è stato quello di favorito il materialismo attaccando la spiritualità degli esseri umani. Oggi, possiamo osservare che capitalismo e comunismo si trovano sullo stesso piano ideologico della crescita, mentre l’educazione scolastica ha lasciato credere che fossero filosofie opposte. Esse si sono distinte solo per la gestione monetaria, cioè fra chi preferisce che le decisioni siano lasciate al cosiddetto libero mercato (liberalismo) e chi preferisce un controllo dello Stato. Entrambe hanno sbagliato, poiché entrambe ignorano le leggi della natura che governano la vita su questo pianeta. Entrambe le visioni contraddicono una delle virtù indicate da Aristotele, e cioè la crematistica, l’arte di fare gli acquisti per evitare l’accumulo, poiché l’accumulo è il segno del vizio e dell’usurpazione delle risorse, a danno delle future generazione.

Se è vero che gli italiani, durante gli anni ’60 fino agli anni ’80, delegavano e partecipavano in massa ai due grandi partiti, DC e PCI, è altrettanto vero che i partiti stessi non favorivano la libera partecipazione ma la cooptazione controllata. Nel 1978 accadono due fatti sconvolgenti per il destino politico italiano, l’omicidio di Aldo Moro, e poi il dibattito sulla moneta unica, mentre pochi ricordano che il PCI era contrario all’ingresso dell’Italia nello SME, precursore dell’euro zona. La cronaca politica e giudiziaria ci ricorda che all’inizio degli anni ’90 i partiti di massa chiusero. Gli eredi della tradizionale socialista, abdicarono a se stessi e decisero di aderire alla “terza via“, per introdurre politiche neoliberali a sinistra, prima di tutto accettando l’idea sbagliata che la moneta sia un fattore esogeno all’economia, pertanto si poteva e si è voluto togliere la sovranità monetaria allo Stato. Nel 1981 il Governo Forlani avviò la privatizzazione della Banca d’Italia, poi l’ingresso nell’euro zona, con una moneta condizionata dal mercato. Anche i processi decisionali della politica furono privatizzati con una serie di riforme del diritto amministrativo, e parallelamente si aprì la stagione “moralizzatrice” (anni ’90) per allontanare i cittadini dai partiti. Si trattò di favorire il nichilismo imperante, operazione riuscita, affinché le SpA potessero diventare i cooptatori dei leaders politici, addomesticati nei think tank inventati dalle stesse SpA, banche e assicurazioni affinché la religione della crescita potesse favorire quel processo di privatizzazione delle decisioni anche nelle pubbliche istituzioni, sorto nell’epoca industriale grazie al pensiero liberale di Adam Smith. Oggi i partiti si trovano in uno stato di degenerazione totale poiché hanno cancellato ogni tipo di relazione umana e ogni tipo di riflessione etica, in quanto decidono e cooptano le persone attraverso consultazioni a mezzo internet, facilmente manipolabili con un click a seconda dei capricci di qualcuno. Se mettiamo in relazione l’ignoranza funzionale degli individui con la capacità di influenza dei social media, possiamo supporre che le persone libere sono costrette a subire la dittatura della maggioranza preconizzata da Tocqueville. Le aziende collegate ai partiti profilano gli utenti dei social media per condizionare gli indecisi. Pericle avrebbe detto che questi partiti sono inutili; Platone avrebbe detto che sono pericolosi poiché l’agire è privo di etica, e Socrate avrebbe detto che assistiamo al trionfo dei sofisti poiché le opinioni prevalgono sulla razionalità. Heidegger direbbe che oggi è la tecnica (informatica) che controlla le decisioni politiche e non più la ragione umana guidata dall’etica; insomma un sistema profondamente machiavellico che non conduce alla felicità.

La sintesi di questo percorso degenerativo è semplice: sostituire la democrazia rappresentativa con l’oligarchia feudale poiché il sistema gerarchico verticale, è soprattutto non trasparente, ha una struttura decisionale più veloce ed efficace ai fini della redditività degli interessi privati e del controllo delle masse. Basti pensare all’elezione diretta dei Sindaci, che violando il principio di separazione dei poteri consente a una sola persona di decidere sulla gestione dei servizi pubblici locali. Oggi, le istituzioni pubbliche funzionano esattamente come auspicò Luttwak in Strategia del colpo di Stato, Manuale pratico, cioè non pensano ma agiscono sotto l’impulso degli interessi privati, sia attraverso l’uso del diritto privato in ambito pubblico introdotto per favorire la massimizzazione dei profitti, e sia attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio, che serve proprio a ridurre la sfera pubblica nella gestione dei servizi per favorire gli interessi dei privati. Il modello sociale italiano funziona attraverso le relazioni personali funzionali a scambio di favori materiali come l’accumulo di risorse e l’avanzamento di carriera senza merito. Le relazioni non sono funzionali all’interesse generale della collettività ma all’interesse privato e particolare. Le riforme della pubblica amministrazione avvenute durante gli anni ’90, anziché scardinare l’immorale modello sociale, hanno consentito che il sistema di relazioni già presente, potesse avere una legittimazione e una serie di strumenti giuridici per agire meglio di prima. Il ritorno al feudalesimo si è già realizzato, è in corso d’opera la privatizzazione dei processi politici, sia selettivi circa le marionette chiamate politici, e sia la trasformazione della specie umana, avete letto bene: la trasformazione della specie umana. La trasformazione non avviene in laboratorio, ma a livello di manipolazione mentale delle masse, pensate non sia possibile?! SpA e Governi l’hanno già fatto diverse volte attraverso la propaganda e lo fanno tutti i giorni con la pubblicità mirando alla regressione mentale degli adulti (infantilizzazione) e l’addomesticamento dei bambini che avviene in ambito scolastico.

Attraverso l’astensionismo crescente, un altro primato è raggiunto poiché le persone che hanno un interessate personale hanno maggiore peso rispetto al voto d’opinione, ormai cosa rara. Nella misura in cui i cittadini rinunciano a delegare, questi favoriscono gli interessi delle lobbies poiché in un sistema di democrazia rappresentativa i pochi voti raccolti consentono ugualmente all’oligarchia di decidere per tutti, compresi i non votanti. E’ altrettanto vero che a causa del clima di sfiducia e soprattutto di profonda immoralità riscontrabile in tutti i partiti sarebbe difficile dare torto al primo partito d’Italia, quello del non voto. Nessun cittadino responsabile dovrebbe sentirsi tranquillo nel dare una delega in bianco a personaggi che non hanno dimostrato alcuna capacità circa la gestione della cosa pubblica, secondo i principi della Costituzione. Ciò accade poiché non esiste alcun processo formativo e selettivo della classe politica, sia locale e sia nazionale, ma è tutto delegato ai partiti, gli stessi che non meritano fiducia alcuna, e qui riscontriamo il corto circuito fra elettori ed eletti, fra cittadini e casta. Nessun partito ha interesse nel legiferare una norma che consenta ai cittadini di selezionare la futura classe dirigente attraverso il merito, e così i cittadini allontanati dai partiti (anni ’90), adesso si allontanano dalle urne elettorali (anni ’10 del nuovo millennio). Il numero di cittadini che non vota ha raggiunto percentuali così alte da far “tremare” il sistema istituzionale, basti osservare le recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria nell’anno 2014, e poi nelle Marche e in Toscana poiché le rispettive assemblee non rappresentano la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la minoranza. In altre Regioni è rimasto a casa un elettore su due (Campania e Puglia). A mio modesto parere si tratta di un fenomeno chiamato “dissenso consapevole”, ed è ormai un fenomeno di massa contro tutti questi partiti, compresi quelli che si spacciano come anti-sistema, anzi nei loro confronti l’analisi politica è più drammatica poiché in un periodo di crisi essi non raccolgono consensi, anzi li perdono.

L’imbroglio del sistema auto referenziale di partiti inutili può finire se e solo se l’indignazione dei cittadini si trasforma in un progetto politico culturale, facendo l’opposto di quello che fanno i partiti, e cioè usare la democrazia come metodo per attrarre talenti e stimolare la partecipazione dal basso, e la cultura come virtù per selezionare una classe dirigente più preparata e più capace. Il corto circuito rimane poiché promuovere un’azione politica sincera e genuina c’è bisogno di un sostegno economico di lungo periodo, e qui sorge la complicazione dell’autonomia, risolvibile se il finanziamento venisse offerto direttamente dai cittadini, gli stessi che ormai hanno perso fiducia nei partiti. I cittadini hanno il dovere morale di abbandonare il nichilismo e l’apatia poiché è questa l’energia da cui trae forza l’oligarchia che governa il sistema stesso. Manca il coraggio di sperimentare e di cambiare, poiché questo cambiamento è funzione dell’energia dei cittadini stessi che dovrebbero riprendere a sognare un mondo migliore e avviare un percorso democratico, sinonimo di altruismo. La storia insegna che nei momenti di crisi, chi ha tratto vantaggio, sono sempre le solite oligarchie poiché questi nuclei di individui organizzati posseggono le risorse finanziarie sia per finanziare i cambiamenti, e sia per gestire i processi, in quanto i capitali accumulati consentono loro di non avere fretta nell’indirizzare i cambiamenti verso i propri interessi. Per spezzare definitivamente queste catene della schiavitù i cittadini dovrebbero cogliere poche regole e semplici: investire le proprie risorse in progetti di sovranità energetica e alimentare, e prendersi il controllo diretto dei territori rilocalizzando le produzioni, e formare politici che sostengono questi progetti. E’ fondamentale l’aspetto psicologico e culturale, cioè liberarsi dell’invidia sociale e dell’avidità per condurre i talenti verso la leadership dei progetti sopra descritti poiché consentiranno di costruire comunità libere e indipendenti. E’ altrettanto interessante ciò che accade in Spagna attraverso Podemos e le assemblee cittadine chiamate piattaforme di unità popolare, poiché torna e si stimola una passione politica dal basso, l’opposto di ciò che accade in Italia. Attraverso la conoscenza di alcune tecnologie i cittadini possono decidere di liberarsi della dipendenza dagli idrocarburi e possono, finalmente, accrescere la consapevolezza di stili di vita più sostenibili che conducono alla serenità di rapporti e relazioni sociali basate su valori universali, non più sulle merci e sul nichilismo. Nella sostanza se cambia il nostro comportamento circa i consumi, la spesa e gli stili di vita, cambia anche il modello sociale e allora avremo istituzioni che rispondono a nuovi paradigmi culturali. Noi possiamo realizzare quel sistema di rete sinergica interpretando correttamente la bioeconomia e favorire la creazione di una nuova società, e da questa “estrarre” una nuova classe dirigente.

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Spirito del tempo

La società che vediamo rispecchia esattamente lo spirito del tempo. Se abbiamo l’impressione che la società sia governata male e buona parte dei governanti appaiono come personaggi immorali, è proprio perché essi rappresentano lo spirito del tempo: il capitalismo. In tal senso possiamo anche affermare che la società non è governata male, ma addomesticata secondo le regole e il costume del tempo: usurpare, prevaricare, uccidere, violentare, mentire, rubare, ignorare e regredire. Sia chiaro che, se gli italiani sembrano essere campioni di autolesionismo e disistima propria, ciò è conseguenza dello spirito del tempo di tutto il mondo occidentale, presente in tutti Paesi “avanzati” che si manifesta in ogni decisione politica, uno spirito che sorge a partire dall’età barocca e giunge al termine nel secondo Novecento, creando il caos che stiamo assistendo poiché il capitalismo ha concentrato lo sviluppo tecnologico nei territori dei paesi “emergenti”, l’industria del pianeta in Asia. L’ultima usurpazione espressione dell’idiozia capitalistica è la famigerata Expo milanese, ove un tema vitale come “nutrire il pianeta” è divenuto il brand foraggiato dalle multinazionali della “merda”, come direbbe l’oncologo Franco Berrino, che ha mostrato come la prevenzione dei tumori si attua attraverso il cibo. All’interno dello spirito del tempo è giusto che McDonald, Cocacola siano i padroni del tema “nutrire il pianeta”, anche se ogni essere umano sa bene che si tratta solo di un’idiozia funzionale al mantra: vendere, vendere, vendere. Nell’era di internet ove in tanti si rendono conto del vero obiettivo dell’iniziativa, promuovere una fiera globale sponsorizzata dal diavolo è solo l’ultimo affronto di un’élite degenerata e arrogante. Per fortuna un tema fondamentale come nutrire il pianeta viene affrontato dai contadini e dall’impiego delle conoscenze frutto di tecnologie naturali utili a sfamare i popoli, mentre proprio le famigerate multinazionali di Expo disseminano rischi per la salute umana attraverso merci figlie dell’ingegneria genetica. L’aspetto più ridicolo per gli italiani ospitanti della fiera, è che nel mondo globalizzato si è sviluppato il luogo comune secondo cui l’Italia e gli italiani siano i detentori del corretto life style grazie al cibo, e lo sponsor principale di Expo non è la dieta mediterranea ma McDonald. Ed anche questa contraddizione se osservata sotto la lente del capitalismo è un’azione corretta, poiché secondo lo spirito dominante i rapporti si misurano attraverso il capitale e non secondo valori universali, quindi basta pagare per avere visibilità. Persino Carlo Petrini, presente ad Expo con Slow Food, non lascia spazio all’immaginazione: «abbiamo accettato di stare dentro l’Expo, ma ci stiamo in maniera critica: l’Expo non ha anima, deve mettercela altrimenti non serve al sistema Paese. Da quando l’hanno presentato, si è trasformato in un evento che non ha nulla a che fare con il cibo, con la nutrizione e con il pianeta». Luca Chianca su Expo, inchiesta Report Grasso che cola. L’obiettivo sembra chiaro: formare nuovi consumatori attraverso le “droghe” del cibo ed offrire un assist all’industria del farmaco per “guarire” i nuovi consumatori obesi.

In Italia, in maniera confusa si può scorgere una reazione alla patologia cancerosa del capitalismo nichilista attraverso la lettura sia del rito sporadico del voto elettorale che manifesta un chiaro dissenso consapevole e sia osservando l’economia reale, cioè quelle attività volontarie dei cittadini che si organizzano in consumi critici e consapevoli, e in forme di auto produzione. Non c’è dubbio che queste attività economiche siano l’espressione più seria e più forte di un cambiamento radicale e sostenibile espressione di un nuovo spirito del tempo, quello che verrà. Il Movimento per la Decrescita Felice prova a dare il proprio contributo attraverso i circoli territoriali, espressione di cittadini organizzati in numerose attività di auto produzione proprio come il cibo, ma non solo, incontri e dibattiti culturali che suggeriscono lo sviluppo di stili di vita sostenibili e programmi politici sulla decrescita selettiva del PIL. Mi soffermerò solo sul dato elettorale. Alle elezioni europee del 25 maggio 2014 gli elettori erano 49.256.169, i votanti 28.908.004, cioè il 58,69% degli aventi diritto al voto, una percentuale decisamente in calo rispetto alle elezioni politiche del 24 febbraio 2013 ove parteciparono il 75,2% (35.270.926 votanti) degli aventi diritto al voto. Sei mesi fa, il 23 novembre 2014, in Emilia-Romagna i cittadini disgustati si sono comportati in questo modo: elettori 3.460.402; votanti 1.304.841, solo il 37,71%; mentre in Calabria: elettori 1.897.729, votanti 836.531; cioè solo il 44,08% ha votato. Traduzione, nessun partito rappresenta la maggioranza degli elettori e l’Assemblea legislativa regionale rappresenta solo una ristretta minoranza, svuotando di senso democratico l’elezione regionale stessa che governa senza legittimazione popolare della maggioranza degli aventi diritto al voto. L’alta percentuale dell’astensionismo (che supera il 50%+1) è il segnale politico più forte contro tutti i partiti. Sia chiaro che i non votanti non hanno espresso un dissenso al capitalismo ma una sfiducia ai partiti. Il segnale politico di maturità è quello di trasformare il dissenso in progetto politico figlio della decolonizzazione dell’immaginario collettivo dominante, cioè uscire dall’omologazione planetaria creata dal capitalismo. Il percorso è ancora lungo ma ci sono segnali incoraggianti nel resto d’Europa ove i cittadini hanno espresso un dissenso nei confronti di tutti i partiti che hanno costruito il sistema neoliberista europeo indirizzando il proprio consenso a forze nuove, e cosiddette di anti-sistema. Per il momento, all’appello di una rinascita mancano solo gli italiani, ma c’è la possibilità che anche nel nostro Paese nasca un movimento simil Podemos espressione di un’alternativa politica al neoliberismo, ma lo stesso Podemos deve offrire una soluzione politica e culturale figlia della bioeconomia. La bioeconomia è antitetica allo spirito del tempo che volge al termine, e ciò si realizza se e solo se i cittadini escono dall’inganno psicologico costruito negli ultimi secoli. Gandhi disse che «sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi». In questa affermazione viene sintetizzata una visione sociale e politica fondamentale per ribaltare il paradigma culturale dello spirito del tempo e proporre nuovi paradigmi culturali che ci consentiranno di vivere in prosperità osservando le leggi della natura. La bioeconomia è la soluzione ormai nota, e si percorre in un periodo di tempo chiamato decrescita felice che ci consente di indicare la decrescita selettiva del PIL grazie a investimenti mirati in attività virtuose. Nel 2013 il Perù approva un programma per installare pannelli fotovoltaici per i ceti meno abbienti, nel 2015 è la California a seguire l’esempio. L’obiettivo è rendere le persone libere uscendo dal nichilismo della crescita e puntare allo sviluppo umano che si può manifestare in numerosi impieghi utili: l’auto produzione di energia sfruttando le fonti alternative, la sovranità alimentare, la conservazione del patrimonio esistente e la prevenzione dai rischi idrogeologici e sismici, il riciclo totale delle materie prime seconde, etc.

Domani milioni di italiani saranno chiamati a votare per rieleggere il Presidente e l’Assemblea regionale. Domani milioni di italiani decideranno di andare al mare o trascorrere la giornata in altri modi poiché disgustati dal comportamento di tutti i partiti. Chi vive in Italia può comprendere questo clima di sfiducia, ma ciò che non si capisce da diversi decenni, è perché questo dissenso non si trasforma in qualcosa di positivo, come prendersi cura del proprio Paese attraverso la partecipazione diretta. Se non ci si sente rappresentati è legittimo non esprimere una delega in bianco, ma se a questo comportamento comprensibile non corrisponde una partecipazione attiva, diventa meno legittimo indignarsi poiché si è complici del problema politico. Si tratta di trasformare l’indignazione da comportamento irresponsabile a comportamento responsabile, facendo nascere e stimolare una passione politica nel senso proprio e puro del termine e riprendendosi dignità all’interno di un nuovo percorso.

Come accennato prima il cambiamento radicale si esprime con azioni concrete sui consumi, eliminando l’acquisto di merci inutili vendute dalle multinazionali e favorire la rilocalizzazione delle produzioni. Con questo semplice gesto si favorisce il lavoro e l’economia locale e con una guida sui principi della bioeconomia e della sostenibilità si raggiunge il massimo risultato producendo beni e merci di qualità.

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Rete dei Cittadini

Se io fossi residente nel Lazio voterei senza alcun dubbio la Rete dei Cittadini.

L’esperimento democratico messo in atto da cittadini ed associazioni è di estrema rilevanza politica poiché stiamo parlando di un soggetto politico sorto “dal basso” con regole di democrazia diretta e partecipativa, esattamente, i metodi politici che mi sforzo di condividere in rete da tanto tempo.

L’impegno di queste persone è davvero encomiabile poiché senza alcun aiuto del potere invisibile, anzi, essi si contrappongono alla casta che sta distruggendo il nostro Paese, essi stanno portando i valori della nostra Costituzione e di un nuovo approccio alla politica coinvolgere direttamente i cittadini.

Tutti i cittadini non militanti dei partiti e che rappresentano la maggioranza dei laziali se fossero correttamente informati dovrebbero sostenere e votare al Rete di Cittadini, in un Paese normale, Marzia Marzoli avrebbe già vinto.

Un’opportunità

Per le elezioni regionali del 2010 tutti i cittadini civili potranno avere una straordinaria opportunità, partecipare attivamente e scegliere di votare liste denominate “Movimento cinque stelle” pubblicizzate dal personaggio Beppe Grillo ma costruite da normali cittadini che da circa quattro anni hanno costituito un movimento politico di opinione.

Mentre i media si concentrano sul personaggio Grillo, il movimento di cittadini cerca in mille difficoltà (economiche ed organizzative) di reagire al nichilismo, al cinismo che predomina nella nostra società ormai non più tanto civile.

Nel corso degli anni questa rete civica, che conosco molto bene, sta cercando, ognuno nella propria comunità, di arginare il potere invisibile e questa volte si propone per governare assumendosi maggiori responsabilità. Non sarà possibile vedere cittadini genuini al governo a causa dei potenti mezzi di manipolazione della percezione pubblica posseduti dalle SpA azioniste dei partiti (PD, Lega, PDL, IDV…).

Quest’avventura genuina dei cittadini è un modo concreto di proporre un’idea di società diversa al di fuori degli schieramenti e dell’anacronistica divisione “destra” e “sinistra” di cui tutti hanno intuito e compreso che non significa proprio niente se non divide et impera.

Nella Campania lacerata, offesa ed oltraggiata dal potere (PD, Lega, PDL, IDV…) i cittadini potranno scegliere “Movimento cinque stelle” ed in questo periodo in diverse regioni, normali cittadini, fra i boicottaggi del potere non mollano ed iniziano a raccogliere firme a sostegno delle liste per consentire a persone civili di partecipare alla gara elettorale di marzo 2010.

Questi cittadini, sono portatori di idee e progetti totalmente innovativi e rivoluzionari e molti di questi non sono altro che l’applicazione di principi costituzionali sempre ignorati dai partiti tradizionali per consentire alle SpA di prosperare, defraudare e rubare.

E’ davvero incredibile non bisognerà più votare per il meno peggio. Il senso pragmatico delle persone consente loro di proporre piani etichettati a “destra” ed a “sinistra” e di ri-proporli ai cittadini affinché si capisca che le chiacchiere e la retorica dei vecchi politici sono maschere che servono solo a dividere il popolo per consentire ai loro finanziatori di predisporre leggi ad hoc per alcune industrie.

Questo movimento civico applica una dimensione vera della democrazia: il controllo dell’eletto attraverso i fatti (leggi e delibere). In questi anni numerosi cittadini, collegati in internet, hanno potuto condividere opinioni e commenti ed hanno sviluppato un senso pragmatico e non ideologico del fare politica. L’acqua, l’aria ed il suolo sono beni comuni che non hanno bandiere politiche. Nel corso del tempo sono caduti tutti i preconcetti della consuetudine che faceva votare una parte rispetto ad un’altra solo per abitudine o per simpatia. I cittadini hanno sviluppato una certa autocritica, una capacità di analisi, anche di scontro interno, ed ora si presentano agli elettori per costruire un’esperienza con una maggiore capacità di preparare un Governo del presente-futuro figlio di una cultura della sostenibilità.

Nell’attesa che “Per il Bene Comune” organizzazione decisamente collegiale e trasparente sia compresa come serio strumento democratico per lo sviluppo di tutti i civili, trovo interessante incoraggiare il “Movimento cinque stelle” che parla di decrescita felice e di democrazia diretta.