Dopo trent’anni di liberismo, ancora tutti a destra!

È ormai matura l’analisi politica, persino condivisa negli ambienti responsabili dell’aumento delle disuguaglianze, che la cosiddetta crisi economica in realtà non è una vera crisi ma la normale conseguenza del capitalismo neoliberista che ha invaso il mondo intero. La globalizzazione dei capitali finanziari, del mondo off shore e delle zone economiche speciali, cioè degli spazi dello sfruttamento, ha trasformato la società occidentale eliminando le conquiste sociali del socialismo europeo, e riducendo al minimo i diritti civili e dei lavoratori. È assurdo ma sembra che il ceto politico abbia rimosso la lezione di Marx, favorendo i sogni più proibiti di un élite avida e incivile.

All’interno del cambiamento epocale, la maggioranza dei cittadini italiani è nichilista, individualista e di conseguenza usa il momento del voto come sintomo di uno sfogo. Milioni di italiani e la maggioranza dei meridionali delusi, hanno votato per questi due partiti: la Lega (che resta Nord) e il M5S. Entrambi, durante cinque anni di opposizione politica al PD, hanno attaccato i governanti con un linguaggio politico al limite della violenza verbale. Il linguaggio adottato si basa su un preciso ed elementare calcolo politico, promettere qualunque desiderio dei cittadini. Il linguaggio, come nella pubblicità fa leva sulle emozioni delle persone economicamente più deboli, soprattutto il M5S attraverso il famigerato “reddito di cittadinanza”, che non è un “reddito di cittadinanza” ma “condizionato”, una proposta ideata dai liberisti della scuola di Milton Friedman, e già in uso in Germania; mentre la Lega (Nord), sempre nel solco liberista, promette la famigerata “flat tax”, cioè una “tassa piatta” composta da una sola aliquota, palesemente incostituzionale, che consente ai ricchi di aumentare l’accumulo di capitali e di ridurre lo Stato sociale. Infine la cosiddetta “pace fiscale” che si traduce in un condono fiscale, ennesimo provvedimento immorale a favore di chi non ha pagato tributi allo Stato, confermando che in Italia sicuramente pagano le tasse i dipendenti salariati, mentre per gli altri, la collettività deve affidarsi alla civiltà altrui. Questi partiti sono diversi fra loro per come sono nati, ed hanno condiviso una feroce opposizione politica all’establishment, come si dice in gergo, contro l’UE, contro il “sistema”. La fotografia del M5S è stata fatta da due giovani giornalisti, Federico Mello e Jacopo Iacoboni, che in tempi diversi hanno pubblicato due saggi sul reale funzionamento dell’ex partito di Grillo, Il lato oscuro delle stelle e L’Esperimento. Entrambi sono utili per capire l’inganno che si cela dietro a determinati partiti apparentemente “nuovi”, che ricalcano schemi del comportamentismo degli anni ’50, ricalcano schemi televisivi, berlusconiani e non democratici ma utilizzano le nuove tecnologie per gestire l’azienda (il partito). La Lega Nord (già lombarda) è il partito razzista che nasce dall’antimeridionalismo per proporre la secessione dall’Italia contro Roma ladrona. Il linguaggio dei leghisti è costituito da decenni di propaganda razzista contro i meridionali. Nel corso degli anni la cronaca giudiziaria ha evidenziato la realtà dei fatti: i ladroni erano dentro quel partito e nelle istituzioni politiche del Nord da loro amministrate, dalle truffe nel partito razzista, passando per i Consigli regionali sino alle banche venete gestite dall’imprenditoria vicina ai razzisti. Il dramma culturale del nostro ceto politico è che un partito così ignobile abbia ricevuto una legittimazione dagli altri partiti, come Forza Italia e l’estrema destra, che l’hanno condotto persino al governo del Paese. In una comunità civile nessuno si sognerebbe di dare legittimità politica a chi propaganda il razzismo e l’egoismo più becero.

In tutto l’Occidente chiunque abbia svolto un ruolo politico all’opposizione del “sistema”, poi ha ricevuto un aumento dei propri consensi politici. Negli USA, come tutti sanno è diventato Presidente un imprenditore sfruttando temi legati alla crisi economica che ha fatto aumentare la povertà. In questa fase ove gli elettori cambiano i propri governanti, c’è un elemento a dir poco grottesco e contraddittorio. La cosiddetta crisi economica è innescata dal capitalismo neoliberista, e in Italia, anziché stimolare una mobilitazione di massa a favore del socialismo, gli elettori si affidano a una coppia di partiti che millantano di non essere né di destra e né di sinistra ma promettono politiche neoliberiste, cioè di destra con elementi di welfare di dubbia valenza.

Sintetizzando al massimo, negli ultimi anni, i partiti che hanno governato il Paese sono stati esecutori delle politiche neoliberiste, cioè di destra, e gli elettori hanno deciso di sostituirli con i soggetti che hanno millantato un cambiamento. Le politiche neoliberiste hanno favorito l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, innescando e stimolando la crescita dei disagi sociali, favorendo rabbia e insoddisfazione nei confronti del ceto politico occidentale. Il contesto politico e sociale si caratterizza per la fine della partecipazione popolare e di massa nei partiti, e mentre accadeva ciò, i cittadini italiani, in una prima fase durante l’inizio del millennio, si mobilitarono nei cosiddetti “girotondi”, senza organizzare un partito democratico nuovo ma consegnando la legittima protesta al vecchio establishment. Fallisce l’opportunità di realizzare un’alternativa politica al liberismo, mentre col trascorrere degli anni la scelta di ridurre il ruolo pubblico dello Stato fa crescere l’insoddisfazione nei confronti della “casta”, poiché si riducono contemporaneamente e progressivamente sia il potere d’acquisto degli stipendi salariati e sia il welfare state, creando disagi sia alla media borghesia e sia ai ceti più deboli che aumentano di quantità. È nel ventennio berlusconiano, con i governi elitari sostenuti dai Tremonti, Bossi, Dini, Amato, Ciampi, D’Alema e Prodi che si realizza la svendita del patrimonio pubblico, la “liberal revolution”, meno Stato più mercato, con norme e provvedimenti ad edulcorare il principio della democrazia economia e favorire l’azionariato elitario nel controllo, e quindi nel profitto, dei servizi. Tutti gli Enti locali, Regioni, Province e Comuni, privatizzando tutto quello che c’è da privatizzare, di fatto usurpano la sovranità popolare, attraverso la creazione dei mostri multiutilities S.p.A. che firmano contratti di gestione dei servizi pubblici locali con la falsa promessa di migliorare le infrastrutture esistenti costruite con le tasse degli italiani (acqua, energia, autostrade, telecomunicazioni, poste, ferrovie). E’ negli Enti locali che si realizza la famosa austerità, dalle mani del più ignorante e incapace ceto politico italiano, rimbalzato alle cronache giudiziarie grazie ai reati contro la pubblica amministrazione e ai tagli dei servizi locali. Nel frattempo continua la privatizzazione dei profitti attraverso le rendite fondiarie e immobiliari, sottovalutando i problemi reali legati al rischio simico e idrogeologico, così da aggiungere altri danni alla collettività attraverso l’adozione di piani speculativi che aumentano le disuguaglianze sociali e il consumo di suolo agricolo.

Osservando la struttura capitalista italiana possiamo cogliere il senso delle politiche di tutti gli ultimi governi, che hanno favorito l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi, cioè i soliti pochi, le solite famiglie, sia quelle note al pubblico e sia quelle poco note ma presenti in tutti i centri urbani. Il capitalismo italiano è costituito soprattutto da rendite, finanziarie e immobiliari, controllate dalle solite famiglie di ricchi, capaci di influenzare il credito. Il fatturato delle imprese è generato soprattutto da rendite e attività terziarie. Parlamento e Governi italiani, anziché rimuovere ostacoli di ordine economico per favorire lo sviluppo umano, e dare a tutti le possibilità di cercare percorsi di evoluzione sociale, hanno aumentato drasticamente la differenza fra ricchi e poveri. Sempre più famiglie sono entrate nella soglia di povertà relativa e assoluta.

I disagi creati dal mercato hanno una dimensione territoriale precisa, e sono le periferie che hanno smesso di votare per i partiti filo establishment. Contestualmente si è ampliato il fenomeno della spoliticizzazione delle masse e la crescita della frustrazione collettiva, poiché gli individui non si sentono in grado di cambiare le scelte politiche italiane. Durante il ventennio berlusconiano, il legislatore contribuisce ad allontanare i cittadini dal processo decisionale della politica sia con la riforma degli Enti locali e sia con i processi di privatizzazione che favoriscono gli interessi delle imprese. Nel 2009, dopo cinque anni di tour seguitissimi, il comico Grillo catalizza la frustrazione e la rabbia popolare in un partito da lui fondato, il M5S. Dal 2005 al 2009, Grillo usa l’arte del teatro a servizio di un disegno politico, ed è la sua capacità di interpretare i problemi degli italiani a raccogliere milioni di voti nel 2013, consentendo a diversi sconosciuti, e anche taluni impresentabili e squallidi personaggi di entrare nel Parlamento italiano senza alcun criterio di merito politico. Mentre si realizzava un enorme trasferimento di consensi dai partiti del pensiero unico al partito liquido italiano, ancora una volta, nonostante le evidenze circa l’aumento delle disuguaglianze, nessun soggetto politico ha avuto la maturità di compiere un’auto analisi critica mettendo in discussione le politiche economiche neoliberiste, e la totale inefficienza politica dell’UE, costruita per soddisfare il mercato e non i bisogni delle persone. Di questa incapacità riflessiva, ovviamente, se ne approfitta chiunque critica l’euro zona e la “casta”, senza dover dimostrare alcuna capacità politica. Nel 2013, il risultato delle urne rompe lo schema del cosiddetto bipolarismo e non consegna un reale vincitore, perché esiste un terzo polo che ha lo stesso peso politico del PD e di Forza Italia. Le coalizioni si sfaldano, e nascono nuove maggioranze parlamentari sul modello chiamato grande coalizione per consentire la formazione di un Governo, in quanto il terzo polo strategicamente sceglie l’opposizione. Nel 2013, nonostante milioni di italiani sfiduciano l’establishment, quel voto non è utilizzato per cambiare lo status quo, e fra le tante conseguenze politiche, lo scontro fra il M5S e il PD ebbe quella di sostituire la classe dirigente politica nel PD, favorendo l’ascesa di un nuovo capo politico: Renzi, in continuità col liberismo. La nuova direzione del PD sposta l’asse del partito tutto a destra, e in una prima fase, il nuovo leader eletto attraverso le primarie aperte del partito, aumenta i consensi alle elezioni europee del 2014 toccando la soglia del 40%. Nel 2015 durante le elezioni regionali, il PD continua la crescita dei consensi ma sarà l’ultima volta, poiché da quel momento in poi, il partito di governo perderà milioni di voti arrivando a dimezzare il proprio consenso sul territorio nazionale. I 5 anni di legislatura saranno utilizzati dalla nuova maggioranza politica per approvare altre riforme neoliberiste togliendo diritti ai lavoratori, e cercando di cambiare la Costituzione per ampliare l’ideologia capitalista neoliberale attraverso una proposta di riforma costituzionale, Renzi-Boschi. Proposta bocciata dal referendum consultivo, il 4 dicembre 2016. In tutto ciò le disuguaglianze crescono, osservando l’aumento della povertà per effetto del mercato lasciato libero di agire secondo la propria avidità. L’assurdità del ceto politico consiste nel fatto che mentre aumentano le disuguaglianze, chi governa accresce le opportunità per alcune imprese multinazionali, anziché ripristinare politiche pubbliche socialiste.

Nel 2018, il risultato delle urne dice che la maggioranza degli italiani crede alle promesse di chi ha svolto un ruolo di opposizione, e sfoga la propria rabbia contro i vecchi partiti consegnando il Paese, sia al partito razzista italiano, la Lega (Nord), e sia al partito inventato da un ex comico e da una piccola azienda privata di social marketing, che oggi detiene il controllo diretto del primo partito italiano. Dopo circa 70 giorni di trattative politiche, agli italiani viene presentato un cosiddetto contratto di governo. Il linguaggio adottato ricalca lo schema di un programma elettorale, e non è un serio programma politico. Secondo i giuristi, del calibro di Zagrebelsky, si tratta di un contratto di potere fra alleati di governo che presenta caratteri di incostituzionalità, con possibili derive autoritarie. Questo nuovo programma elettorale chiamato contratto di governo è composto da un mix di elementi retorici dei due partiti, e così ritroviamo un po’ di razzismo, una visione securitaria dello Stato, posizioni euroscettiche, una visione più o meno assistenzialista, elementi ecologisti, ma soprattutto promesse molto complicate sul welfare circa la riforma Fornero e il reddito condizionato poiché insieme creano la banca rotta dello Stato. Un linguaggio più concreto si riscontra solo sui punti dedicati alla sicurezza.

Anche il cosiddetto “governo del cambiamento”, così chiamato come desidera la propaganda, appare come un governo della continuità nonostante l’euroscetticismo, poiché ignora la lezione di Marx e non compie un’analisi politica matura facendo riferimento ai mutamenti sociali innescati dal capitalismo neoliberista. Nonostante un legittimo euroscetticismo raccolto dalla pancia degli elettori, non c’è alcun piano industriale su specifiche attività industriali, ma la promessa generica di una banca pubblica a sostegno delle imprese, come insegna la scuola liberista. Non c’è un piano di investimenti su specifici territori deindustrializzati. C’è un’ambigua e superficiale riflessione circa il “sovranismo” etichettato dal giornalismo embedded, che rischia di rendere vana qualsiasi possibilità di restituire un potere economico alla Repubblica. Persino in Germania, che ha tratto i maggiori vantaggi dell’euro zona, si parla degli errori del sistema monetario unico, si parla di come ristrutturare i debiti pubblici, di come riformare i Trattati o come uscire dall’euro. In Italia, ci siamo dimenticati che il PCI fu contrario allo SME, e ci siamo dimenticati della visione romantica del manifesto di Ventotene. Questa rimozione dalla memoria collettiva, come gli slogan né destra e né sinistra, hanno contribuito a sostenere il nichilismo e aprire strade alle destre. Il tema della sovranità economica è senza dubbio cruciale per la ripresa economica del nostro Paese ma questo argomento è stato regalato ai partiti populisti, anziché essere argomentato seriamente dai partiti di governo, del resto proprio la Germania ha potuto fare investimenti utilizzando due leve, il surplus commerciale – violando le regole europee – e un sistema del credito pubblico secondo un programma industriale, che in Italia non c’è più, grazie alle scelte degli ultimi governi democristiani e dei primi governi neoliberali post tangentopoli, applicando il mantra del laissez faire al mercato, la famigerata rivoluzione liberale promessa da Berlusconi e condivisa dal razzismo leghista.

Nel contratto elettorale, ci sono le promesse elettorali che aiutano i ceti ricchi danneggiando la collettività tutta, dando un serio colpo allo Stato sociale previsto dalla Costituzione. Il voto di protesta della maggioranza degli italiani consegnato ai partiti anti-sistema può essere utilizzato per aiutare l’élite ristretta dei capitalisti italiani; infatti adottando un’aliquota massima del 20% si realizza un enorme trasferimento di ricchezza rubando alle casse pubbliche dello Stato, che non potrà più garantire determinati servizi soprattutto ai ceti meno abbienti. È noto da decenni che l’area più povera del Paese, il meridione, è deindustrializzata con carenza di servizi adeguati. Nel contratto fra M5S e Lega Nord non c’è una sola riga sulle disuguaglianze territoriali da affrontare con un piano industriale di investimenti, proprio nei luoghi più svantaggiati, per ridurre il tasso di disoccupazione e per stimolare la nascita di impieghi utili. In questo accordo di governo non c’è un piano o una politica economica che osserva la difficile realtà italiana, in questo nuovo programma elettorale non si dice concretamente come si agisce per migliorare il Paese e aiutare i ceti deboli. A seguito di questo contratto i partiti che hanno formato una maggioranza parlamentare si accordano di presentare al Capo dello Stato, un tecnico come Presidente del Consiglio, nel senso che è sconosciuto alle cronache politiche.

Con l’assenza di un’alternativa politica seria e preparata si conferma la crisi morale della società italiana. Fino agli anni ’80 il nostro Paese esprimeva una rilevanza autorevole mondiale grazie al più grande partito di sinistra presente nel blocco occidentale. Dopo il 1989, quando tutto il mondo scelse il neoliberismo, sparirono sia il PCI e sia l’autorevolezza dei nostri sindacati, che abdicarono al loro ruolo. Negli altri Paesi ove si lotta contro l’abuso dell’élite capitalista, i cittadini si ispirano palesemente al socialismo, in Spagna addirittura esiste un partito come Podemos che si ispira ad Antonio Gramsci, negli USA patria dell’imperialismo e del neoliberismo selvaggio, aumenta il consenso per le proposte socialiste suggerite da Bernie Sanders, in Grecia ove la recessione è violenta si stanno diffondendo forse concrete di mutualismo, di chiara ispirazione socialista, e persino in Inghilterra, raccoglie consensi anche nei concerti da stadio un signore come Jeremy Corbyn che parla pubblicamente di politiche socialiste. Fino ad oggi questi movimenti politici di sinistra sono all’opposizione di maggioranze che rappresentano l’establishment del neoliberismo che ha inventato questa globalizzazione totalmente deregolamentata e deresponsabilizzata.

Durante questo periodo sembra emergere una crisi di civiltà democratica per l’incapacità collettiva di costruire un sincero partito di sinistra, adeguato ai cambianti sociali e tecnologici che stiamo subendo. Questo enorme vuoto politico si traduce in un danno sociale, economico e politico ampiamente visibile nel meridione d’Italia ove si concentrano in maniera particolare e drammatica le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento. Negli ultimi decenni queste disuguaglianze hanno raggiunto tutte le aree urbane e le periferie, ove certi quartieri sono in un degrado urbano e sociale. Attraverso le politiche neoliberiste, anche i territori interni e rurali sono costretti alla marginalità sociale.

Le persone oneste che si riconoscono nei valori costituzionali hanno l’obbligo di agganciarsi a una speranza futura, e augurarsi che il nuovo Governo sia composto da persone rispettose della Costituzione, dotate del senso dello Stato; appare incredibile viste le premesse, ma è rimasta solo la speranza. Dobbiamo augurarci che quel famigerato contratto sia solo l’ennesima trovata pubblicitaria, l’ennesima caduta di stile, come fu per la presentazione dei ministri M5S prima del voto, e che quindi legislatore e Governo, osservando la complessa realtà italiana affrontino le intollerabili disuguaglianze territoriali, la disoccupazione, la vulnerabilità del territorio e delle aree urbane, e la crisi ambientale con un approccio culturale nuovo: quello bioeconomico. Durante questi anni, dovremmo ricostruire una civiltà politica, con saggezza e democrazia.

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Anno zero

Credo che questa campagna elettorale sia fra le più brutte che sto osservando, sia per la pochezza morale, culturale e sia per l’assenza di visione politica dei contendenti in gara. L’Italia è un paese diviso in due, un Nord che ha pochi problemi, mentre il mio meridione sprofonda per l’inconsistenza della classe dirigente e per l’egoismo di una parte del Paese. Anziché restare fermi e osservare la decadenza intorno a noi, sarebbe saggio agire per cambiare i paradigmi culturali di una società drammaticamente auto implosa su se stessa. Noi cittadini abbiamo le nostre responsabilità. Lo spirito capitalista ci ha reso inutili e dannosi al Pianeta. Da molti anni svolgendo volontariato politico, ho maturato l’idea che prima di tutto dobbiamo affrontare la nostra ignoranza funzionale e di ritorno, perché da noi stessi dobbiamo ripartire con serietà ed onestà intellettuale. Per questo motivo sperimento percorsi di auto formazione politica partendo dalla volontà dei singoli nello spendere tempo per conoscere, capire e proporre. Non credo nei demagoghi presenti in questa gara elettorale, che mostra pubblicamente il peggio degli individui evidenziando egoismo, arroganza, stupidità, avidità e anche la criminalità organizzata dietro alcuni soggetti politici.

Noi dovremmo vivere eticamente e avere la curiosità di conoscere l’Italia. Dovremmo attivarci per immaginare percorsi politici al fine di affrontare i problemi del territorio e del Paese. La politica è altruismo, mentre la buona politica si sviluppa solo conoscendo e favorendo i meritevoli, e non la massa. Si tratta di fare l’opposto di quello che fanno Forza Italia, Lega, PD e M5S.

La democrazia rappresentativa non c’è più, sostituita da un’oligarchia della classe borghese europea, mentre noi cittadini, in buona parte apatici, favoriamo le divisioni sociali e scegliamo i nostri carnefici di turno. Per ribaltare il tavolo della politica neoliberista e ripristinare un minimo di controllo democratico è necessario un percorso lungo e impegnativo. Partendo dal presupposto che i partiti in gara sono strumenti dell’élite degenerata, oggi la politica vera si può svolgere solo osservando la complessità e proponendo programmi seri ed efficaci grazie all’approccio bioeconomico. Per un’analisi efficace, ovviamente servono professionalità, e indirizzarle verso la visione bioeconomica al fine di elaborare piani industriali. Tali piani devono avere l’ambizione di stimolare l’interesse delle comunità locali, e devono saper comunicare una nuova visione politica. Per restituire dignità agli ultimi e attaccare le disuguaglianze crescenti è necessario un nuovo soggetto politico.

Sempre i peggiori? Possiamo cambiare!

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Il tema della selezione degli eletti e della loro indipendenza è un argomento tristemente ed irresponsabilmente nascosto da tutti gli attori politici e dai media tradizionali. La cronaca politica è colma di scandali, inchieste giudiziarie che raccontano la corruzione, ma l’abbondanza di queste vicende non è minimamente compensata con proposte per risolvere il notissimo problema, vecchio quanto il mondo. Non c’è dubbio che in letteratura siano state proposte soluzioni efficaci, ma gli italiani condizionati dalle proprie emozioni contrastanti si lasciano guidare da partiti populisti e demagogici e dall’apatia politica.

Un politico colto, altruista, capace ed indipendente è senza dubbio pericoloso per lo status quo, ma soprattutto è una specie estinta. La maggioranza degli italiani affetta dall’analfabetismo funzionale si affida ai demagoghi e non partecipa attivamente alla politica. I partiti preferiscono i modelli sociali feudali alla democrazia. Attualmente stiamo vivendo un periodo feudale ove i pochi non eletti decidono per tutti. Le attuali e future generazioni staranno peggio delle precedenti, ci dicono i dati economici. Gli organi di distrazione di massa accelerano le regressione mentale che possiamo notare nella società. L’immaturità dei politici non è un processo spontaneo, ma un processo indotto sapientemente da chi sa influenzare le masse. Se scegliamo sempre i peggiori per rappresentarci, la colpa è nostra, mi pare evidente. Se ci rifiutiamo di partecipare direttamente la colpa è sempre nostra.

Vedrò

Per fortuna il futuro è comunque incerto, nel senso che non è determinato, e può essere scritto da noi stessi, se riuscissimo a rimuovere schemi mentali obsoleti che ci costringono a regredire piuttosto che maturare, che ci costringono a fare errori piuttosto che sperimentare nuovi modelli e crescere insieme. Prima di tutto dobbiamo affrontare la radice del problema: l’analfabetismo funzionale e di ritorno, altrimenti anche internet può essere una trappola mortale per la democrazia, anzi potrebbe favorire nuovi regimi autoritari.

Curiosità e coraggio per le sperimentazioni sono stimoli importanti, molto più importanti dell’indignazione che viene alimentata dai media poiché spesso si traduce in apatia e sfiducia. La maggioranza dei cittadini vota con la “pancia” come si dice in gergo, è questo il problema enorme della nostra società. Anziché usare la razionalità caratteristica distintiva degli esseri umani, se facciamo caso, siamo piuttosto infantili nelle scelte politiche, siamo predatori, famelici, egoisti, disinteressati, senza dimenticare che la politica è strumento di ascensore sociale e dove la selezione è fatta rispetto alla fedeltà ed ai rapporti amicali. Questo comportamento non è affatto casuale, le SpA hanno speso miliardi di parcelle per psicologi, psichiatri e pubblicitari per raggiungere questo risultato. I Governi hanno fatto di tutto per distruggere la scuola e creare cittadini addomesticabili.

Pertanto, come modificare le regole al processo decisionale della politica per favorire la nascita di questa specie estinta? (Politico colto, altruista, capace ed indipendente) Usare al meglio gli strumenti che abbiamo a disposizione: fare rete fra cittadini liberi e coordinarsi in progetti politici genuini capaci di progettare risposte ideali e concrete per migliorare la nostra vita. Dobbiamo sperimentare la democrazia e favorire gli individui eccellenti applicando il merito, e questo dipende essenzialmente dalla capacità delle masse di riconoscere i talenti, che a sua volta dipende dalla cultura degli individui. Se noi scegliamo sempre i peggiori è evidente che la cultura degli individui non è adeguata, quindi? Bisogna migliorare la cultura degli individui, ruolo tradizionale che spetta alla scuola, distrutta dai governi. Avviamo percorsi autogestiti e sperimentali per sviluppare capacità individuali e collegiali.

In questo modo potremmo imparare a valutare e far crescere le comunità per tendere a società sempre più democratiche, nel senso proprio del termine, dove i molti decidono e non i pochi e lo fanno con processi efficaci come accade in Svizzera ed altre nazioni che da tempo usano metodi partecipativi diretti. La questione morale dipende solo dalla nostra capacità di valutare le persone, non dalle chiacchiere, ma dai fatti e dai percorsi personali. La democrazia è utile a compiere scelte migliori su temi che ci riguardano direttamente, ma la democrazia rappresentativa serve a scegliere le persone, e noi italiani non sappiamo scegliere, bisogna ammetterlo. Dobbiamo riflettere molto su questo aspetto e dobbiamo introdurre criteri selettivi come le primarie, ma non quelle all’americana e non con i partiti aziendali americani dove la corruzione è stata legalizzata. Non è un caso che l’implosione del capitalismo sia partita dagli USA dato che l’industria finanziaria ha saputo farsi scrivere le leggi che desiderava per rubare ai molti ed arricchire i pochi. Consentiamo a tutti i cittadini di poter concorre alle cariche elettive regolando bene il sistema della pubblicità, della propaganda, applicando l’uguaglianza e individuando una corretta misura delle spese. Se favoriamo il confronto vero, cosa che non c’è mai stata altrimenti i galoppini non potrebbero occupare ruoli, sarà più facile valutare i talenti e successivamente giudicarli dai fatti. E’ noto che la televisione ed i giornali dominano la pubblicità politica, come si dice in gergo fanno opinione e quindi costruiscono i personaggi politici, senza quegli strumenti i partiti avrebbero difficoltà nel raggiungere gli elettori. Un caso italiano recente, interessante e controverso è senza dubbio il consenso del M5S, 8,6 milioni di italiani hanno riposto fiducia in un personaggio pubblico, già noto e credibile agli occhi dei cittadini, ma che ha fatto un campagna elettorale tradizionale, riempiendo le piazze e sfruttando l’eco dei media. L’arte teatrale a servizio di un progetto politico ha saputo raccogliere un inaspettato consenso che ha spiazzato i partiti tradizionali che non usano la comunicazione della satira per dire ciò che pensano. Questo partito, attraverso il porcellum, manda in Parlamento 163 cittadini sconosciuti senza alcuna esperienza politica e senza una selezione meritocratica e democratica.

Internet è uno strumento utile se usato correttamente, e le recenti elezioni ci raccontano che questo mezzo potrebbe essere usato meglio, soprattutto per applicare una maggiore condivisione delle idee ma è necessario conservare il processo selettivo dei politici a modelli più tradizionali per evitare facili brogli, poiché attraverso l’informatica è più facile compiere manipolazioni. Regole efficaci potrebbero garantire una corretta pubblicità e promuovere un diritto “nuovo”: l‘auto candidatura, consegnando al popolo un potere finora circoscritto ai partiti che siedono in Parlamento poiché, com’è noto, tutti i partiti si sono arrogati il diritto di selezionare gli eletti, il popolo è sempre stato escluso dalle decisioni, e quando si è espresso tramite un referendum ha dimostrato di pensare diversamente dai propri dipendenti che anziché fare scelte nell’interesse pubblico hanno sempre assecondato il volere dei loro padroni particolari, spesso SpA e gruppi élitari sovranazionali.

I media dicono che il Ministro dell’Economia Saccomanni potrebbe privatizzazione ENI, ENEL, e Finmeccanica. E’ una decisione presa altrove tanto tempo fa. Questi suggerimenti sono stati costruiti nei soliti think tank di ispirazione liberista che mirano a distruggere gli Stati e le Costituzioni socialiste e liberali per affermare la religione delle SpA, ampiamente sostenuta anche dall’Unione Europea.

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