Leggere il voto

Prima di entrare nel merito, è doveroso ricordare che questa elezione politica è stata una gara elettorale dall’esito scontato, e ampiamente previsto da buona parte degli osservatori; persino il sottoscritto da semplice cittadino aveva previsto che nessuno avrebbe raggiunto una maggioranza assoluta, e che i partiti populisti, avendo imparato dai vecchi partiti a sfruttare l’ignoranza funzionale degli individui avrebbero trovato un’autostrada aperta. In due modi stiamo assistendo a un cambiamento nella guida delle istituzioni, che non corrisponde a un cambiamento politico culturale. I partiti usano le tecnologie per conoscere gli umori degli elettori, e usano una narrativa antisistema (spesso mera demagogia) sfruttando i problemi innescati dalle politiche neoliberiste, che hanno compresso i diritti degli uomini peggiorando la loro condizione sociale ed economica. Le politiche dei Governi uscenti hanno aumentato le disuguaglianze sociali, economiche e di riconoscimento. Tutte le forze politiche occidentali, scegliendo il capitalismo neoliberale, sono ampiamente contestate dai cittadini, ed era solo una questione tempo, il fatto che le forze di maggioranza (Forza Italia e PD), prima o poi, sarebbero finite all’opposizione. In Italia, però un politico navigato come Berlusconi, in diminuzione coi consensi, si è presentato in coalizione, sfruttando il linguaggio accattivante della Lega è riuscito a conquistare il maggior numero di seggi insieme agli alleati. Come ho scritto più volte nel mio diario, il grande tema politico contemporaneo è come uscire dal capitalismo, poiché l’attuale globalizzazione neoliberale che ha tolto sovranità agli Stati, potremmo anche dire che li ha eliminati, impedisce ai Governi di promuovere politiche pubbliche socialiste per contrastare le disuguaglianze, e questo soprattutto nell’euro zona. E così esistendo solo il mercato, accade che nei Paesi “centrali” è possibile ridistribuire alcuni servizi a determinati prezzi e costi accessibili a chi può comprare (libero mercato), mentre nei Paesi “periferici” i servizi sono ridotti o persino assenti. Fino ad oggi nessun soggetto politico europeo è stato capace o ha voluto riformare le istituzioni per abbandonare il neoliberismo e avviare politiche socialiste, e tutti i partiti che hanno governato, al rinnovo delle cariche o non sono stati rieletti, oppure sono stati costretti a grandi coalizioni.

Per quanto riguarda l’esito del voto nel meridione d’Italia, ho letto un paio di interpretazioni che non condivido perché sbagliate o addirittura fantasiose. L’interpretazione più sbagliata, è quella del sociologo De Masi, già consulente del M5S, che di professione svolgendo l’analista della società dovrebbe sbagliare meno, ma esprime una lettura del tutto falsa, azzardando paragoni irriverenti fra il M5S e il PCI di Berlinguer. Dimostrare quanto la sua lettura sia falsa è semplice, basta sfogliare l’archivio storico delle elezioni presente sul sito del Ministero dell’Interno, e scoprire che i meridionali scelsero la Democrazia Cristiana come partito di riferimento e non il Partito Comunista. Banalizzare come ha fatto De Masi, il povero votava PCI come oggi il povero vota M5S, è ridicolo. E’ facile osservare che la condizione economica individuale non corrisponde necessariamente alla propria idea politica. Il PCI chiuse il 3 febbraio 1991, e l’ultima volta che gli italiani hanno trovato il PCI in scheda elettorale è stato l’anno 1987. Com’è noto, dopo la chiusura dei partiti di massa, la maggioranza degli italiani non è più militante di un partito, e soprattutto le ultime generazioni non hanno sviluppato attitudini verso ideali politici del Novecento. Un’analisi anagrafica dell’elettorato mostra che il 38% della fascia più giovane (18-44) vota per il M5S, poi segue la Lega col 18,8%. La stragrande maggioranza della base elettorale del M5S è costituita da persone che non hanno visto il PCI, cioè la generazione Y, una parte minoritaria della base elettorale (45-65+) del M5S votava PCI, DC, e destra. La DC era il primo partito poiché trasversale, come si dice in gergo, raccoglieva consensi sia nell’area lombarda e sia in tutto il meridione, dove il disagio economico era maggiore, ed è stato il primo partito d’Italia fino al 1994. L’altra analisi più condivisibile ma non del tutto corretta è quella del popolare giornalista Pino Aprile, poiché crede che noi meridionali, sicuramente stanchi, abbiamo votato scegliendo il M5S in maniera consapevole contro lo status quo. E’ vero che questo voto dei meridionali dice che il PD non li rappresenta più, ma credo sia un azzardo immaginare che il M5S li rappresenti, tant’è, secondo Aprile i meridionali avrebbero votato chiunque pur di cambiare, ammettendo una forte spinta emotiva, di insofferenza, e questo è condivisibile poiché conferma l’irrazionalità della scelta. E così mi chiedo, ma siamo proprio sicuri che i meridionali vogliano cambiare? E cambiare cosa? Quella di Aprile, è una lettura fin troppo generosa nei confronti di noi stessi, e quando gli viene fatto notare della promessa del “reddito di cittadinanza”, egli non crede abbia influito spiegando che non si tratta di un’assistenza universale a tutti, dando una risposta da persona informata e colta. Aprile dà per scontato che tutti gli elettori si siano informati correttamente come ha fatto lui. Il M5S ha agito cinicamente sfruttando la povertà di milioni di italiani, perché per cinque anni di legislatura giocando col termine “reddito di cittadinanza” (non è un reddito di cittadinanza), ha lasciato credere agli italiani poco informati che si potesse accedere ad un aiuto assistenziale. La loro proposta spiegata nel dettaglio in campagna elettorale, coincide coi modelli neoliberisti di workfare, perché in realtà è un “reddito condizionato” alla formazione e al reinserimento lavorativo. Nella nuova DC, alias il M5S, c’è molta confusione poiché il suo fondatore Grillo esprime opinioni opposte a quelle dei suoi ministri ombra (Di Maio, Fioramonti, Tridico), affermando la proposta di “reddito per diritto di nascita”, senza lavorare. Lo stesso calcolo politico l’ha fatto la Lega promettendo la flat tax.

Perché De Masi e Aprile hanno torto? E’ sufficiente scomodare il pensiero di due personaggi scomparsi ma molto autorevoli, per compiere una lettura molto più corretta. Il primo personaggio è Enrico Berlinguer che svolse un’analisi sociale e politica sul voto degli italiani, così accurata che a volte viene citata, ma subito dimenticata quando si vota. Berlinguer ci ricorda che nei luoghi del disagio economico e della marginalità, il voto non è mai libero ma è sempre sotto ricatto, e faceva notare che il voto libero era espresso dagli italiani durante i referendum. L’altro personaggio, è un padre della linguistica italiana, Tullio De Mauro che ha dedicato anni di ricerche e studi sulla cultura degli italiani, e le conseguenze sulla società, compresa la politica. Secondo De Mauro solo un 30% degli italiani è in grado di capire un discorso politico. Secondo lo scrivente, il voto ai partiti populisti era del tutto scontato, ed era stato previsto un pò da tutti; il vero dramma politico è che l’elettorato non compie una scelta consapevole perché conosce la crisi del sistema capitalista, e non coglie le differenze fra neoliberismo e socialismo, oppure l’elettorato non è consapevole dei problemi reali del nostro Paese. Generalizzando, l’elettorato non più militante, a mio modesto parare, sceglie rispetto ai propri interessi soggettivi, e così da alcuni turni elettorali vota contro chi governa solo per insoddisfazione personale. Nelle aree di maggiore disagio economico è normale che gli elettori non votino chi governa.

Leggendo le opinioni di altri osservatori che pubblicano sui network nazionali, circa la lettura di queste elezioni politiche; costoro provano ad associare i dati elettorali con le elezioni amministrative, dandone un’interpretazione di coerenza, cioè ove Lega ed M5S migliorano allora migliora anche il consenso locale. A mio avviso si dimenticano che fra un’elezione politica nazionale e l’elezione di un Sindaco, si mobilitano stimoli ed emozioni molto diverse, tant’è che i dati divergono sia a Roma e sia a Torino. Poiché il M5S non ha una classe dirigente credibile, perde sia nel Lazio ove si conferma il PD e sia in Lombardia, ove si conferma la Lega. La Regione Lombardia nonostante gli scandali, resta nelle mani della classe dirigente uscente, e la Regione Lazio nonostante i suoi problemi di bilancio con la sanità resta a guida PD. In passato, quando un’Amministrazione locale era travolta dagli scandali, accadeva che alla prima occasione elettorale i cittadini sceglievano il M5S, ricordiamo Parma, e Roma.

Sulle elezioni politiche 2018, SWG ha fornito una lettura dei flussi elettorali e indica che il M5S ha aumentato i propri consensi sia dal non voto e sia sottraendone agli altri, soprattutto al PD; e per la Lega è accaduta la stessa cosa, sottraendo voti a Forza Italia. Il PD ha perso voti anche grazie a LeU. Altra analisi interessante è quella di Youtrend circa l’alta volatilità del voto, la terza più alta di sempre al 28%. Ciò a conferma del fatto che sempre di più gli individui votano non per aderenza a valori e ideali dei soggetti politici in gara ma a seconda del momento. Nelle ultime gare elettorali ha prevalso la scelta di punire i partiti che hanno avuto responsabilità di governo.

Adesso, se partiamo dalla semplice considerazione che non esistono più i partiti di massa, e se riconosciamo il fatto che nel mercato politico attuale non riscontriamo valori politici; se riconosciamo un’altra ovvietà, e cioè che non c’è più la partecipazione attiva dei cittadini, allora possiamo ammettere che all’interno della società liquida descritta da Bauman, la maggioranza degli elettori esprime un voto usando la pancia e non la razionalità. Conferma di ciò è l’elezione degli “impresentabili” in diverse circoscrizioni, ciò vale per il PD, per Forza Italia, e altri. Gli individui hanno votato i simboli di partito senza guardare chi avrebbero eletto, il caso clamoroso è anche quello del M5S, non solo per Forza Italia, che in diverse circoscrizioni elegge candidati espulsi dal proprio partito per gli scandali delle finte restituzioni e delle omesse dichiarazioni sulle appartenenze alla massoneria. Buona parte degli individui non esprime un voto di opinione rispetto ai valori del partito, sia perché i soggetti politici non esprimono più valori, e sia perché la pubblicità politica è incentrata tutta sull’offerta di consensi in cambio di qualcosa. La scelta è ben spiegata dalle neuroscienze che dimostrano come funziona la fisiologia del cervello, condizionato dalle emozioni e il circuito dopaminergico. L’attività dell’amigdala (luogo delle emozioni) coinvolge la corteccia orbitofrontale (luogo della riflessione). Se siamo disinformati saremo sicuramente incapaci di scegliere autonomamente, anche se crediamo di scegliere da soli, in realtà  subiremo l’influenza degli altri che decideranno al posto nostro; se poi abbiamo carenze cognitive poiché ignoranti funzionali, sicuramente chiederemo ad altri chi votare. Solo le persone istruite e informate, ma capaci di controllare anche le proprie emozioni (avere un equilibrio fra amigdala e corteccia orbitofrontale) riescono a compiere scelte migliori. Ho scritto più volte, a mio modesto parere, che il capitalismo sta rifeudalizzando la società poiché fra gli individui prevalgono rapporto mercantili e di vassallaggio per controllare le istituzioni e gestire il potere. Scomodiamo ancora una volta personaggi storici che possono insegnarci a leggere ciò che sta accadendo. Prima di tutto Platone riteneva che il metodo democratico utilizzato da persone incapaci di comprendere, avrebbe favorito scelte ingiuste, e usava il mito della caverna per ricordare che solo un uomo libero (colto) era in grado di dialogare con altri uomini liberi, capaci di decidere. Detto ciò, una buona democrazia è fondata sul merito e sulle capacità delle persone, e Tocqueville ricordava il rischio della massificazione della società, cioè la spersonalizzazione che conduce alla tirannide della maggioranza. Se osserviamo i comportamenti degli individui nell’attuale società capitalista ove tutto è merce, abbiamo il ragionevole dubbio di vivere in una società immatura ove ha prevalso l’ethos infantilistico anche nelle istituzioni politiche.

Ricordiamo che diversi fattori ambientali hanno influenzato le scelte elettorali: la recessione e le disuguaglianze che generano rabbia e frustrazioni, le politiche sbagliate dei Governi, le promesse di una flat tax e di un “reddito di cittadinanza”. La speranza di una riduzione delle tasse e di un reddito minimo, hanno influito sulle scelte degli elettori molto più di quanto potremmo immaginare, tant’è che Lega e M5S hanno avuto i migliori risultati elettorali. Tornando al voto dei meridionali, è chiaro che la disperazione li ha spinti a cambiare la scelta. Altri osservatori e persino dei comici nazionali, si sono accorti che in realtà l’attuale M5S è un partito politico che ricorda molto la vecchia Democrazia Cristiana. Ricorda la DC costituita da più correnti politiche capaci di attrarre consensi sia da Confindustria, sia dai cattolici, sia dai liberali e sia dalla sinistra. La campagna elettorale del M5S ricorda moltissimo quelle della vecchia DC, per l’ambiguità e le giravolte di opinione su diversi temi politici, sull’euro, sull’emigrazione, sullo ius soli, sul reddito di cittadinanza, sulle tasse. Anche le scelte strategiche sono finalizzate ad aumentare i propri consensi e raggiungere il potere. Cosa ne farà adesso di tutto il potere che ha conquistato, basta solo attendere. Concludendo, per riconoscere che il M5S non abbia nulla di sinistra, è sufficiente aver letto e compreso un libro pubblicato nel 1859, Per la critica dell’economia politica. Allora si scopre che il M5S è un partito di centro, liberale e neoliberale, in continuità col PD e con Forza Italia, chiedete a Confindustria.

Il signor Di Maio, capo politico del primo partito italiano, come primo discorso pubblico, dopo il primato elettorale preferisce ripetere l’enfasi della terminologia demagogica della propria propaganda elettorale, e afferma che non esistono più ideologie di destra o di sinistra, e per questo ci troviamo in una fase nuova, promettendo di risolvere i vecchi problemi italiani. E’ un linguaggio selezionato che usa in maniera spregiudicata senza capirne il senso, ma poiché è stato invitato a governare questo Paese, presto dovrà dimostrare coi fatti se resta nel neoliberismo (a destra) oppure avrà il coraggio di cambiare le cose avviando politiche socialiste. Lo saprà Di Maio che il reddito di cittadinanza fu inventato dai liberisti? Cioè dalla destra?

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Massima confusione

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La campagna elettorale che ci apprestiamo a subire è la plastica rappresentazione di una società culturalmente regredita e psicologicamente debole, in totale balia della propria  apatia, ignoranza e stupidità proiettando soggetti politici totalmente irresponsabili che esprimono il peggio e/o il nulla. E’ l’onda lunghissima che nacque dalla denuncia di Berlinguer circa la questione morale del 1981, e gli eventi successivi non hanno prodotto un’evoluzione ma una regressione, che sta trasformando la società da democrazia rappresentativa a quella feudale e autoritaria con rigurgiti fascisti. I partiti di massa non esistono più, la partecipazione politica attiva è scomparsa, sostituita da algoritmi ove gli individui sono chiamati a seguire la dittatura della maggioranza psico programmata dalla pubblicità. Gli effetti combinati di apatia e ignoranza dovrebbero essere evidenti, un Paese di straordinaria bellezza non governato, ma predato da multinazionali e imprese private. Una parte importante di italiani si astiene dal voto, non partecipa attivamente alla politica, delega e favorisce incapaci e corrotti alla guida delle istituzioni. I mediocri sono al potere e i risultati negativi sono evidenti. A mio modesto parere è necessario focalizzare un aspetto noto ma ignorato dalla propaganda: esistono due Italie, il Nord che produce con tassi di disoccupazione normali, e poi il meridione d’Italia, in totale abbandono con tassi di disoccupazione che superano la soglia di preoccupazione, e rientrano nel degrado sociale che favorisce l’incertezza, la povertà relativa e assoluta. A tali drammi non esistono programmi seri e strutturali della classe dirigente.

Osservando la comunicazione dei nostri politicanti, i verbi più utilizzati sono abolire e ridurre, modificare qualcosa (ovviamente si parla di norme e leggi), mentre i più triviali vorrebbero abolire proprio qualcuno. Tutti promettono di ridurre le tasse, chi soprattutto ai ricchi oltre che ai poveri, e tutti promettono di aiutare i poveri con qualche sostegno. E’ incredibile ma non c’è alcuna differenza fra i politicanti in gara, tranne per il tema migranti che per la destra estrema vanno per l’appunto “aboliti”. La promessa più ridicola, forse spetta a Berlusconi, condannato per frode fiscale promette di promulgare norme severe per chi evade il fisco. Berlusconi con una storia politica incredibile per i noti aspetti immorali e illegali, non è candidabile ma coordina la coalizione di destra. Tutti i soggetti politici in campo si dichiarano critici con l’euro zona e la distinzione è insita solo sulle misure da cambiare, anche chi parlava di uscire dall’euro, poi si rimangia la promessa, vedesi l’M5S. Nella coalizione di destra i razzisti della Lega vorrebbero uscire dall’euro, e per “coerenza” si coalizzano con Berlusconi, che tutela grandi imprese e lo status quo dell’euro zona. Tutti hanno già cambiato idea diverse volte sui temi che discutono, e durante la propaganda aggiustano il tiro delle promesse, i propri annunci, utilizzando i sondaggi, al fine di intercettare il maggior consenso elettorale. Molti cambiano idea più volte su temi come lo ius soli, l’aiuto ai ceti meno abbienti (il famigerato reddito di cittadinanza) e la riduzione delle tasse. Insomma il periodo post ideologico con la morte dei partiti si traduce in mera pubblicità, dimmi cosa vuoi che te lo vendo! Un’altra menzione particolare va al M5S, un partito non democratico che ha raggiunto grandi consensi elettorali non per meriti propri ma per demeriti altrui, e che alla sua seconda gara elettorale, si presenta con estrema arroganza proponendo un vero salto nel buio, poiché guidato da individui culturalmente inadeguati e scelti attraverso pratiche di delazione interne a quel partito. L’assenza di regole e controlli interni al M5S favoriscono gli impresentabili. Tale partito senza identità copia incolla le proposte altrui, raccogliendole in un elenco. Questo elenco presenta temi di stampo liberale e liberista, con qualche accorgimento ecologista. Costoro si focalizzano più sulla demagogia cercando di attrarre i consenti di tutti, degli ultimi e dei ricchi (Di Maio:«Io non ce l’ho con i ricchi: non faremo una patrimoniale»).

Visto che l’attuale propaganda è pubblicità, e i politicanti sono commedianti, dal punto di vista della filosofia politica, tutti i contendenti più popolari – Forza Italia, PD, Lega e M5S – avanzano proposte liberali e neoliberali. Tutti questi liberali e liberisti sono presenti in ogni partito, nella coalizione reazionaria berlusconiana vi sono due partiti razzisti come Fratelli d’Italia – persino nostalgici del fascismo – e Lega di tradizione persino antimeridionalista; mentre in altri partiti ritroviamo altre forze reazionarie e collaborazioniste del berlusconismo che hanno partecipato al disfacimento della Repubblica italiana, come gli ex democristiani che guidano l’attuale PD, tutti liberisti, e gli ex di sinistra raccolti in LeU, fra liberali e liberisti. Discorso particolare spetta per la lista di Grasso, LeU, che sembra dare l’impressione di essere nata con l’obiettivo di far perdere la gara elettorale a Renzi, allo scopo di sostituirlo alla segreteria del PD. Insomma i fuori usciti dal PD vorrebbero riprendersi la “ditta”. Nessuno di questi prevede riforme strutturali socialiste per applicare la Costituzione e ridistribuire la ricchezza che si concentra nelle mani di pochi, e nessuno ha avanzato politiche industriali presentando investimenti in settori specifici e diversificati, per favorire nuova occupazione. Com’è noto e banale la ridistribuzione si può favorire e avere solo tassando la concentrazione della ricchezza che si trova nelle mani dei pochi, e poi investendo attività nelle aree geografiche più povere creando nuova occupazione, e ampliando i diritti dei lavoratori; questo è il socialismo che tutti i contendenti disprezzano. Inoltre è noto che gli ultimi Governi di stampo neoliberale hanno favorito la delocalizzazione produttiva e ignorato il famigerato fenomeno off shore, di fatto favorendo l’elusione e l’evasione fiscale. Tutti i soggetti politici propongono di restare nell’attuale paradigma culturale neoliberale, e consigliano aggiustamenti attraverso incentivi e leva fiscale come fossero amministratori di condominio, anziché veri e propri politici che dovrebbero dettare una linea politica. In buona sostanza tutti i politicanti si pongono l’obiettivo di conservare lo status quo, e di agire su piccoli aggiustamenti per garantire continuità ai profitti privati delle imprese controllate dall’élite degenerata occidentale.

Diversi osservatori hanno già rilevato l’inconsistenza delle proposte politiche dei soggetti candidati alla guida del Paese, sia per le evidenti incongruenze, se non addirittura per i loro aspetti ridicoli, poiché le proposte riproducono numeri e cifre a caso, senza alcuna attinenza alla realtà del bilancio dello Stato (il programma del PD: disavanzo di 56 mld, il programma del M5S: disavanzo di 63 mld; Forza Italia e Lega: disavanzo per 130 mld). L’impressione è che i candidati siano consapevoli dell’ignoranza funzionale della maggioranza degli italiani votanti, cioè circa 30 milioni di individui, e che quindi non sia affatto necessario presentare programmi seri, ma promesse da marinaio credili e convincenti in termini di comunicazione, parlando alla pancia delle persone e non alla loro testa, tanto non capirebbero, proprio come accade nella pubblicità. Stiamo assistendo a una gara di bugie e probabilmente ciò che spinge i politicanti a dirle sempre più grosse, forse sono due condizioni: la prima è che aumentano apatia e non voto, e la seconda è che, probabilmente, nessuno raggiungerà la maggioranza necessaria per formare un Governo. Un risultato di pareggio non obbligherebbe i partiti a mantenere le promesse, costretti a formare la maggioranza all’interno del Parlamento, e quindi potrebbero rimangiarsi le promesse mettendo in discussione i propri programmi con quelli altrui. In questo contesto di recessione e di incertezza i politicanti e gruppi in gara non esprimono il meglio ma il peggio, e così premono sulle emozioni e sui vizi degli italiani, meno tasse, condoni fiscalievasione, razzismo, e persino su temi delicati come la povertà anziché presentare programmi industriali per creare lavoro, promettono soldi in cambio di voti.

E tutto ciò osservando solo gli inconsistenti programmi elettorali, mentre il peggio è dentro le dinamiche dei soggetti in gara, tutti occupati a scegliere galoppini e personaggi inadeguati ma utili agli interessi del proprio capo e/o degli interessi particolari delle imprese. Queste dinamiche immorali, che durano ormai da troppi decenni, esistono e si rinnovano poiché in Italia, come annunciò Berlinguer c’è carenza di condotta morale all’interno delle organizzazioni di partito. Tali soggetti sociali spesso sono privi di approccio e cultura democratica, e non coltivano classe dirigente attraverso il merito. Le forze politiche attuali preferiscono selezionare individui fedeli e incapaci poiché addomesticati. Nel nostro Paese, non esistono né scuole politiche pubbliche e tanto meno una legge che obblighi i partiti ad usare la trasparenza per la selezione dei candidati attraverso le primarie utili a stimolare il merito e l’inclusione. Infine non esiste una selezione che stimoli l’indipendenza e l’autonomia dei politici dai cosiddetti poteri forti (imprese, banche …). Secondo Bobbio, il Parlamento italiano era diventato un luogo di registrazione delle decisioni prese altrove, mentre il cosiddetto potere invisibile (i poteri forti), invece era molto visibile, riferendosi alla progressiva erosione dello Stato sociale e alla appropriazione delle risorse pubbliche a vantaggio delle imprese private. Infine la cancellazione dei partiti massa, cosicché il ceto politico è sostituito con personale più ignorante e incapace rispetto al passato; e in questo modo consorterie e potere invisibile governano con maggiore efficacia.

ISTAT BES 2017 indici e ripartizione geografica
ISTAT, BES 2017.