Crisi di coscienze a Salerno

Questo periodo elettorale ha acceso le luci dei media nazionali su un personaggio molto discusso: Vincenzo De Luca. Ahimè, le ragioni non sono nobili.
Non so come i cittadini salernitani sentano e percepiscano tale dibattito che, da un lato non fa certamente bene all’immagine della cittadinanza ma, da un altro lato potrebbe far entrare un po’ di luce e speranza nelle coscienze addormentate di tanti apatici cittadini.
Salerno può essere vista, e non è la prima volta che accade nella sua storia, come esempio di declino morale e civico; forse più in basso di così non si potrebbe andare e pertanto come tutte le crisi, passato il periodo, si potrebbe costruire una solida struttura civica. Gettare tutte le colpe e cercare il capro espiatorio è il modo più infantile per non parlare del problema: assenza di etica e di educazione civica.

Tullio De Mauro, principe dei linguisti italiani, torna alla carica con una nuova edizione del suo libro “La cultura degli Italiani”. I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari `e una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.

Insomma, sembra che gli italiani non abbiano capacità di processare parole e concetti.

Il popolo italiano appese in pubblica piazza il corpo esamine di Benito Mussolini ma, la maggioranza fu fascista e sostenne il regime, il popolo gettò le monetine su Bettino Craxi ma, tutti sapevano dell’assenza di trasparenza nella gestione dei partiti e della cosa pubblica, Silvio Berlusconi è certamente indegno di rappresentare un Paese ma è stato eletto più di una volta. Facendo i paragoni dimensionali, per il numero di cittadini, a Salerno esiste lo stesso regime autoritario sostenuto da una volontà popolare e questo aspetto se indagato in fondo dimostra come in Italia non esiste alcuna democrazia rappresentativa ma solo comitati di affari che periodicamente si competono la poltrona della dittatura SpA. La democrazia, spesso lo dimentichiamo, è il governo del popolo ed il metodo democratico è quello che consente di scegliere le migliori idee e persone, in Italia non esiste nulla di tutto ciò. I cittadini non possono decidere direttamente ed i partiti non sono associazioni trasparenti. In Italia, periodicamente i cittadini si recano alle urne, anche con percentuali alte ma nessuno può scegliere i propri candidati all’interno dei partiti, essi votano persone che non conoscono e che rispondono alla volontà di altri soggetti, spesso SpA o comitati di affari che vogliono la legge ad hoc o la delibera ad hoc. Questo accade in Italia da sempre, mentre in altri Paesi magari i cittadini votanti saranno anche di meno ma, quelli attivi sono tanti e si fanno sentire attraverso strumenti di democrazia diretta. All’estero esiste una partecipazione al processo deliberativo più efficace e reale mentre in Italia i cittadini sono più ignoranti e disinformati sia sulla politica in generale e sia sui candidati circa i loro conflitti di interessi. All’estero esistono dibattiti politici pubblici sui poteri occulti mentre in Italia le persone non sanno neanche cosa sia la sovranità monetaria e cosa sia la massoneria. Molti, in tema di massoneria, i più “informati”  pensano alla loggia P2 e non sono capaci di andare oltre. Purtroppo, in Italia il consenso politico viene costruito con la televisione. La percentuale media di lettori italiani è molto bassa rispetto al resto d’Europa, poi a Salerno è drammatica. In un contesto del genere è sembrato ovvio e facile per un populista come De Luca e per chi lo sostiene aver creato un’apposita televisione che parlasse la lingua del potere e, lo ospitasse costantemente senza alcun contraddittorio per manipolare la percezione dell’opinione pubblica, tutto in perfetto stile come da propaganda nazi-fascista. In 15 anni e più l’impatto sui salernitani è evidente.

Le istituzioni salernitane: il Comune ed il Tribunale, sono state coinvolte in scandali che hanno avuto un  pesante impatto circa la loro credibilità in relazione ai principi costituzionali (Salerno fuori legge, feb 2006). Nel corso degli anni non ricordo un dibattito serio e genuino circa il fenomeno dell’apatia politica delle masse che interpretasse il distacco dalla vita politica come un serio declino democratico per la gestione della cosa pubblica anziché preferire di partecipare solo al rito sporadico del voto.
I cittadini non si rendono conto che non partecipando attivamente, non informandosi da fonti indipendenti dal potere, essi così facendo sono i primi nemici di se stessi. In un clima del genere, a Salerno, è possibile addomesticare facilmente qualsiasi gruppo di cittadini col sistema di sempre: voto di scambio. Il candidato promette un’assunzione in una SpA creata ad acta e famiglie intere si prodigano nella ricerca dei voti. In Italia funziona così.

Democrazia diretta e partecipativa, decrescita felice, sovranità monetaria sono argomenti sconosciuti alla maggioranza dei cittadini che non riescono ad immaginare una società diversa da questa e nonostante paghino tasse e servizi a caro prezzo non riescono a capire che il male della loro condizione siede nella loro ignoranza ed inciviltà.
I salernitani si lamentano per il costo esagerato dei parcheggi pubblici ma non fanno nulla, si lamentano perché la città è inquinata ma non fanno nulla, si lamentano del traffico ma non fanno nulla, si lamentano di essere poveri e circa la scarsa occupazione ma non fanno nulla. Potrei continuare. Il dissenso anche se legittimo raramente è accompagnato da discorsi ben strutturati, sostenuti da indagini e da proposte politiche alternative. Vi è una seria incapacità di cooperare e costruire una risposta politica genuina mettendo al centro gli interessi pubblici e non i soliti comitati di affari. Anche chi osteggia lo status quo di De Luca non sembra farlo per interessi condivisi e collettivi ma a sostegno di altri interessi non palesati. A Salerno manca la politica “dal basso”, dei cittadini e, gli stessi sembrano incapaci di organizzarsi. Non conosco le ragioni profonde dell’assenza di un attivismo civico che abbia la volontà di farsi ascoltare e comprendere e, che mostri un’alternativa ma, la realtà politica salernitana sembra essere un deserto dove qualsiasi potere nascosto ed autoritario può dirigersi per mete tranquille. Auspico di essere in errore.

E’ possibile che lo “sconfinamento” di De Luca possa far cadere le gabbie mentali dei salernitani poiché costretti a vedere il vero volto del loro guru per quello che egli rappresenta realmente: totale incompetenza, arroganza, ignoranza e cattiva fede nell’amministrare la cosa pubblica. A partire dalle clientele messe in opera nelle SpA che gestiscono i servizi pubblici locali, che sono un enorme spreco di danaro pubblico ricadente sulle bollette di tutti, la gestione dei rifiuti, il piano urbanistico ed altro ancora.

Xenofobia e razzismo esistono da sempre anche nel Sud, ma la manifestazione di questa grave forma di ignoranza non toccava i rappresentanti del popolo. Non c’era un Bossi o un Borghezio del Sud, per intenderci.
Il Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca che qui vedete urlare nei confronti di un extracomunitario: i documenti caccia i documenti, consente di prendere una misura della sua arroganza e violenza. De Luca violento e forte con i deboli e silente col vero potere. La piazzata che è stata condivisa su youtube non è l’unica fatta ma solo una delle tante.
La tristezza e la miseria umana di questa persona è cosa di poco conto se sappiamo che egli stato sempre eletto quando si è candidato, perché come in ogni regime che si rispetti gode di un totale asservimento dei media locali che lo hanno aiutato e sostenuto nel far credere che il problema dei salernitani è rappresentato da alcuni ambulanti. La vera miseria umana è questa credenza.

Il Sindaco vigila l’operato della polizia giudiziaria (municipale) e esplica le funzione della stessa. L’ipotesi documentata dal video è di abuso di ufficio.

De Luca: … ma sono perché la magistratura non mi rompa le scatole quando decido di fare una variante urbanistica nel Consiglio comunale della mia città, è chiaro?!…

Per il momento, in questo Paese, esiste ancora la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura. I Consigli eletti sono sovrani e deliberano in ossequio alla Costituzione. I magistrati sono soggetti alla legge come tutti i cittadini italiani. I giudici, o meglio gli inquirenti (Pm) intervengono solo se c’è notizia di reato. Queste cose De Luca le conosce bene e quando alza la voce, come spesso accade, è per difendere interessi, nascondere qualcosa e manipolare l’opinione pubblica. Ormai, tutto ciò dovrebbe essere chiaro.

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Costruire insieme

Il potere supremo appartiene al sovrano, cioè al popolo (art.1 Cost.). Partendo da questa consapevolezza in molte città, almeno 500 nel mondo, i dipendenti eletti usano strumenti partecipativi pratici col fine di pianificare ed organizzare il territorio seguendo le direttive – priorità – dei cittadini.

Le pratiche partecipative vincolanti (e non consultive) stanno diventando ordinaria gestione degli Enti locali, soprattutto nel resto del mondo. In Italia, i partiti politici, ottimi camerieri del reale potere (banche ed SpA), fanno di tutto per scoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini per evitare di perdere il controllo di soldi pubblici.

Invece, i cittadini dovrebbero sapere che, non solo, sono i pieni titolari del potere supremo ma che grazie al loro intervento diretto nel determinare le politiche locali, corruzione e sprechi sono eliminati o ridotti al massimo.

Persino il legislatore italiano (Parlamento) ha previsto l’introduzione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa ma i partiti si guardano bene dall’introdurli negli Statuti onde evitare che civili informati possano mettere il naso negli affari del potere invisibile.

I cittadini dovrebbero sapere che la democrazia non è delegare tutto ai dipendenti eletti, quella è la democrazia rappresentativa, una forma di potere oggi degenerata anche per mezzo dell’apatia politica dei popoli. Le persone socialmente più pericolose sono proprio quelle che non vogliono occuparsi di politica, ma che conservano il diritto di voto.

La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini. (da Wikipedia)

«Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile.» (Pericle, discorso alla città di Atene V sec. a. C.)

Per cui, occuparsi del bene comune è la più alta e nobile aspirazione che l’essere umano possa compiere, cioè la politica. Il degrado culturale del nostro Paese associa l’idea di politica ai partiti degenerati poiché i cittadini italiani non si sono mai occupati direttamente del bene comune nel corso dei decenni ed a causa di questa incivile consuetudine, nell’immaginario collettivo, si crede che la politica sia una cosa sporca.

Forse questo degrado culturale è la radice dell’apatia politica che consente ai partiti degenerati di conservare il potere. Credo che per risolvere il problema bisognerebbe riformare il pensiero collettivo per stimolare la partecipazione attiva di tutti col fine di tutelare la politica: il bene comune.
Oltre al fatto che i cittadini dovrebbero smetterla di commiserarsi e lamentarsi ci sono altre buone notizie che vengono dalle buone pratiche amministrative. Sono numerosissime le comunità civili che decidono direttamente come spendere le proprie tasse per mezzo di utili metodi e strumenti. Nelle città, anche con milioni di abitanti, si svolgono nell’arco di un anno solare le “assemblee deliberative” dove ogni cittadino può fare la propria proposta. Questi incontri, di solito, sono organizzati e calendarizzati col fine di scegliere le priorità (opere e servizi) da realizzare sul territorio. Questo metodo di scelta consente agli amministratori di conoscere in maniera precisa e puntuale la volontà popolare (bilancio partecipativo). Per alcuni progetti specifici i cittadini dialogano direttamente con gli uffici tecnici che svolgono la progettazione architettonica ed urbanistica (pianificazione partecipata).

La notizia straordinaria è che l’istituzionalizzazione di queste pratiche è stata spinta dai movimenti civici e non dai partiti; i cittadini hanno realizzato questa rivoluzione democratica. Il popolo ha dimostrato che con più democrazia si affrontano e risolvono i problemi concreti e non al contrario com’è avvenuto in Italia.

Con la riforma amministrativa degli anni ’90 l’Italia ha ridotto la democrazia interna negli Enti locali accentrando nelle mani di Sindaci e Presidenti eletti poteri di gestione enormi. Infatti tali dipendenti eletti nominano, a loro discrezione e quindi senza merito, i gestori dei servizi pubblici locali;         quindi meno etica, meno trasparenza, meno democrazia.

Mentre nell’Unione europea diversi parlamentari chiedono l’introduzione dell’uso di referendum per deliberare le scelte di tutti, in Italia si torna indietro di secoli ripristinando il sistema feudale. Mentre in Sud-America i popoli e persino alcuni dipendenti eletti chiedono il ripristino della sovranità popolare, della sovranità monetaria e della tutela dell’acqua contro le SpA, in Italia il reale potere siede nella Banca centrale europea che manda direttive ai dipendenti eletti su come tassare gli schiavi:

“Data la necessità di risanare i conti pubblici nei prossimi anni”, per la Bce nei paesi dell’eurozona “l’incremento dell’imposizione indiretta e dei prezzi amministrati potrebbe essere superiore alle aspettative correnti” (Fonte: sito web de “La Repubblica”, 21 genniao 2010)

“La disoccupazione nell’area dell’euro dovrebbe continuare ad aumentare, attenuando la crescita dei consumi”. Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di gennaio, aggiungendo che si prevedono “dinamiche complessivamente contenute dei prezzi, dei costi e dei salari, in linea con una lenta ripresa della domanda nell’area dell’euro e fuori dai suoi confini” (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 21 gennaio 2010)

Jean Claude Trichet, sottolinea che frena l’andamento dei prestiti bancari a imprese e famiglie nell’area euro. «L’inasprimento delle condizioni di finanziamento, dovuto all’acuirsi delle tensioni finanziarie, ha contribuito al rallentamento del flusso dei prestiti delle istituzioni
finanziarie monetarie al settore privato non finanziario».  (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 22 gennaio 2009)

Difficilmente siamo curiosi di capire e conoscere chi siano questi signori che ordinano ai Governi e quindi ai popoli gli stili di vita da seguire. Eppure tutti i giorni, attraverso i media sentiamo parlare e citare personaggi eletti da nessuno. Ma queste persone non riconosciute dal popolo sovrano governano la nostre vite, il nostro modo di fare la spesa, la qualità dei servizi sanitari ed istruttivi dei nostri figli.

Educazione civica, conoscere ed agire

La prima azione civica fondamentale è conoscere norme e leggi per agire nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, primo fra tutti il diritto alla vita non tutelato per la sciatteria dei popoli che delegano ai dipendenti eletti ogni aspetto determinante delle comunità locali.

(Fonte: Luigi Delfino e Federico Del Giudice, diritto amministrativo XXIII edizione, edizioni Simone, 2006, pag. 633) La pubblica amministrazione è soggetta a queste responsabilità:

  • responsabilità civile si concreta nel risarcimento del danno provocato ad un soggetto e sorge quando ricorra una delle fattispecie di cui agli artt. 2043 e segg. c.c.
  • responsabilità penale insorge allorquando il comportamento di singoli soggetti (persone fisiche) sia inquadrabile in una fattispecie di reato, in quanto lesivo di particolari interessi, tutelati dall’ordinamento come pubblici: essa consiste nell’assoggettamento personale del colpevole alla potestà punitiva dello Stato, mediante l’inflizione di un pena
  • responsabilità amministrativa deriva dalla violazione di ogni sorta di doveri amministrativi, dalla quale discenda l’inflizione di una sanzione amministrativa

La responsabilità giuridica può accadere anche sulla P.A.: questa può essere responsabile sia civilmente che amministrativamente. Non può essere, invece, responsabile penalmente, perché la responsabilità penale è personale, e solamente le persone fisiche possono investite.

Informazioni tratte da Camern Michellotti, scarichi industriali e inquinamento, edizioni FAG Milano, 2002 pagg. 149-166.

Inquinamento atmosferico

Competenze delle Regioni
Fatte salve le competenze dello Stato, la tutela ambientale dall’inquinamento atmosferico aspetta alle Regioni, che la esercitano nell’ambito dei principi contenuti (decreto 203 24 maggio 1998) nel presente decreto e delle altre leggi dello Stato. In particolare è di competenza delle Regioni:

  • la formulazione dei piani di rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento del proprio territorio, nel rispetto dei valori limite di qualità dell’aria
  • la fissazione di valori limite di qualità dell’aria, compresi tra i valori limite e i valori guida ove determinati dallo Stato, nell’ambito dei piani di conservazione per zone specifiche nelle quali ritengono necessario limitare e prevenire un aumento dell’inquinamento dell’aria derivante da sviluppi urbani o industriali
  • la fissazione dei valori di qualità dell’aria coincidenti o compresi nei valori guida, ovvero ad esse inferiori, nell’ambito dei piani di protezione ambientale per zone determinate, nelle quali è necessario assicurare una speciale protezione ambientale

continua…

Competenze delle Province
E’ di competenza delle Province la redazione e tenuta dell’inventario provinciale delle emissioni atmosferiche, redatto sulla base dei criteri individuati dalle autorità statali competenti ed attuato secondo le indicazioni organizzative della Regione.

Compiti della autorità competenti
Lo Stato, le Regioni,le Province, i comuni e gli altri Enti locali, ciascuno secondo le competenze previste dalle vigenti leggi e nel rispetto delle norme di cui agli articoli, sono responsabili dell’attuazione del D.Lgs n.351 del 4 agosto 1999 e, in particolare, assicurano che le misure adottate al fine di conseguire gli obiettivi in esso previsti:

  • tengano conto di un approccio integrato per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo
  • non siano in contrasto con la legislazione comunitaria sulla protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro
  • non abbiano effetti negativi sull’ambiente negli stati dell’UE

Piani d’azione
Le Regioni devono provvedere (prevista dall’art.5 del D.Lgs. n. 351 4 agosto 1999) ad individuare le zone del proprio territorio nelle quali i livelli di uno o più inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme e individuano l’autorità competente alla gestione di tali situazioni di rischio.

Informazione al pubblico
Lo Stato, le Regioni, le Province, i comuni e gli altri Enti locali devono garantire, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, che informazioni aggiornate sulla qualità dell’aria ambiente relativamente agli inquinanti normati ai sensi dell’art.4 cc. 1 e 2 del decreto in commento, siano messe regolarmente a disposizione del pubblico, nonché degli organismi interessati. Il legislatore prevede espressamente che le informazioni devono essere chiare, comprensibili e accessibili.