Esseri umani versus religione capitalista

La recente guerra politica interna all’euro zona ha mostrato, ancora una volta, che l’Unione Europea è un’organizzazione oligarchica neoliberista ove il principale strumento di dominio è la religione capitalistica, una credenza che usa ignobili e stupide regole dell’economia ortodossa (la funzione della produzione, l’economia del debito, il rapporto debito/PIL, il patto di stabilità e crescita, e il MES) per rubare risorse ai cosiddetti paesi “periferici” verso i paesi “centrali”. All’interno di questo ignobile piano ideologico i popoli, ma soprattutto la specie umana è assoggettata e schiavizzata dai capricci del WTO che scrive e suggerisce le direttive europee da sottoporre alla Commissione e al Consiglio d’Europa, organi non eletti direttamente dai popoli.

Il recente conflitto fra il popolo greco e la cosiddetta Troika addomesticata dalla volontà germanica, hanno mostrato e ricordato che, al di là della retorica e della demagogia scritta nei diritti universali dell’uomo e nelle Costituzioni, per l’élite la priorità su ogni cosa è la concentrazione dei capitali nelle tasche di pochi gruppi industriali e bancari attraverso l’usura bancaria (debito e usurpazione della sovranità monetaria). Ciò che ha colto di sorpresa non è la rinnovata e rinvigorita avidità dell’élite degenerata che viola i diritti umani, ma l’assenza di una proposta radicale per cambiare i paradigmi culturali di una società e di un’epoca forgiata da un’ideologia ormai giunta al termine. Il fatto che il capitalismo implodesse su stesso è altrettanto noto poiché preconizzato da Keynes, e demolito da Georgescu-Roegen che ne svelò matematicamente tutta la sua fallacia. Nella specifica vicenda greca sono arrivate anche le ammissioni di colpevolezza da parte del FMI, che attraverso la sua fede ha aggravato le condizioni di vita dei greci, e dichiarando sia l’insostenibilità del debito stesso e sia chiedendo la sua ristrutturazione, cioè un taglio. Ciò che ormai è di diffusione popolare è che l’oligarchia usa l’invenzione dell’economia del debito come strumento bellico per impoverire, soggiogare e umiliare i popoli, e come persuasione e violenza psicologica nei confronti di politici che hanno un’autonomia di pensiero rispetto alla religione dominante. All’interno dell’euro zona si tratta di un’evoluzione strategica dell’impero della vergogna, poiché da un lato il “sistema” ha concentrato enormi ricchezze monetarie attraverso il sistema immorale delle società offshore, e dall’altro lato ha avuto la forza e la capacità persuasiva di far credere che esistono democrazia rappresentative e persino un’Unione europea altruista, per il bene dei popoli. Com’è noto l’economia del debito è strumento bellico già usato dagli USA, veri padroni dell’UE, nei paesi Sud americani, basti ricordarsi dell’Argentina, del Cile e altri ancora. In molti hanno creduto e in molti credono ancora a questa favola funzionale all’impero della vergogna. Nessun movimento politico sta pensando di bandire l’immoralità del sistema offshore e di proporre la bioeconomia come nuovo paradigma per avviare una conversione ecologica delle produzioni e del fare impresa. La scelta politica prioritaria è il ripristino della sovrana monetaria in capo allo Stato e l’avvio di processi penali esemplari nei confronti dell’immoralità del sistema offshore e dei famigerati paradisi fiscali, e in fine ripensare tutto il sistema del credito privandolo dell’usura, cioè accumulare soldi attraverso il prestito senza lavorare. Nell’immaginario collettivo quando pensiamo ai paradisi fiscali ci vengono in mente sempre isole sperdute e difficilmente raggiungibili, ma nella realtà vi sono paradisi fiscali in tutta Europa, basti osservare la city di Londra, oltre la famigerata Svizzera che custodisce segreti bancari almeno dal XVIII secolo. «Il sistema offshore è il centro di tutti i giochi di potere. Nel 2008-09, dopo che i leader mondiali hanno avuto dure parole di condanna per i paradisi fiscali, in alcuni media internazionali si è creata l’impressione che il sistema offshore fosse stato smantellato, o quanto meno adeguatamente domato. Come vedremo è successo esattamente l’opposto. Il sistema offshore gode di ottima salute, e sta crescendo rapidamente»[1]. Le caratteristiche del paradiso fiscale sono: la segretezza e un rifiuto a cooperare sullo scambio delle informazioni, il livello basso o nullo delle imposte per attrarre capitali e sottrarli alla tassazione legalmente o illegalmente. Essenzialmente un offshore è una zona di evasione per non residenti, per esempio un’aliquota di imposta nulla per chi trasferisce i capitali in quell’area. Il classico meccanismo utilizzato dalle imprese che usano il sistema offshore è quello dei “prezzi di trasferimento” attraverso i paradisi fiscali, cioè modificando artificialmente i prezzi applicati ai trasferimenti interni, le multinazionali possono trasferire i profitti verso i paradisi fiscali e i costi verso i paesi con una tassazione elevata, dove possono essere dedotti dalla base imponibile. Adesso è svelato anche il segreto di pulcinella del perché i partiti di destra dicono di ridurre la tassazione senza un’aspra e sincera lotta all’evasione, cioè essi demagogicamente inseguono i voti di chi viene tassato troppo – salari – ma propongono il modello del sistema offshore per favorire l’élite degenerata, ed è ciò che sta accadendo anche in Italia affinché gli azionisti possano aumentare i propri dividendi restando a casa propria, e imitando il modello della city londinese, magari proponendo un’area offshore proprio a Milano senza più fare qualche chilometro nella vicina Svizzera. Il numero di imprese che sfruttano tali servizi finanziari è sempre in aumento, mafie comprese che hanno appreso dai banchieri come riciclare e rubare a norma di legge, e il paradosso di questo pensiero criminale è che numerosi media stanno persuadendo i popoli del fatto che tali politiche siano persino giuste, mentre diversi soggetti politici – di destra e di sinistra – tutelano e/o propongono le “giurisdizioni segrete” in diversi Stati.

Per distruggere questo impero dell’immoralità è necessaria una maggiore e più diffusa informazione; per fortuna le inchieste e le pubblicazioni sono in aumento, ed è sufficiente entrare in una libreria per approfondire l’argomento e farsi un’idea propria. Dal punto di vista politico la soluzione è fornita dalla bioeconomia, poiché implica l’uscita dall’economia ortodossa e quindi anche dai sistemi finanziari. E’ implicito anche il ripristino dei sistemi democratici rappresentativi e diretti. La bioeconomia ci consente di compiere il riequilibrio fra uomo e natura avviando una vera sostenibilità, una prosperità occupazionale, sociale e spirituale. Abbiamo la straordinaria opportunità di liberarci della stupidità contabile ma soprattutto possiamo liberarci dell’invenzione dell’economia neoclassica per approdare all’epoca della razionalità e della scienza naturale, poiché la sopravvivenza dell’umanità non dipende dalla moneta ma dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse, e tutto ciò è noto a una popolazione sempre più ampia, tant’è che alcune imprese hanno già avviato il cambiamento bioeconomico.

E’ necessario divulgare e affinare la proposta bioeconomica affinché sempre più persone possano vivere all’interno del sistema naturale. Ad esempio, uno dei punti fondamentali è la rilocalizzazione produttiva delle imprese che lavorano per la sovranità alimentare e per le tecnologie alternative che riducono o cancellano gli sprechi del vecchio sistema produttivo, ormai obsoleto e dannoso per l’ambiente. Si tratta di modelli economici autarchici che fanno aumentare l’occupazione poiché i cittadini colgono la saggia opportunità di consumare merci e beni locali, escludendo le merci insalubri delle multinazionali. Questo è l’approccio culturale per una politica economica che ribalta il dannoso dogma del neoliberismo europeo poiché la priorità non è più la crescita continua attraverso il consumo di merci inutili, ma la costruzione di una rete di comunità che compiono la scelta di rigenerare i propri luoghi attraverso l’etica, la partecipazione diretta al processo decisionale e l’uso razionale dell’innovazione tecnologica che produce un miglioramento della qualità della vita. L’effetto di questo comportamento è la riduzione selettiva del PIL e l’aumento dell’occupazione. L’esempio più noto è l’eco efficienza energetica, in quanto le città che non consumeranno più idrocarburi faranno ridurre il PIL (cancellazione delle bollette energetiche) ma per raggiungere tale obiettivo sarà necessario ristrutturare l’ambiente costruito che necessita di nuova l’occupazione qualificata. Un altro esempio è la conservazione del patrimonio naturale e storico ma non è un investimento produttivo secondo l’economia neoclassica, anche se il nostro patrimonio è l’oggetto della politica economica più importante che l’Italia possa attuare poiché nel nostro paese si concentra il patrimonio artistico più rilevante e importante. Fino a quando gli italiani non avranno coscienza del fatto che la cultura e la bellezza determinano la qualità della vita, allora non sarà possibile invertire la regressione umana innescata dalla psico programmazione delle multinazionali attraverso la pubblica, la scuola e l’università indirizzata dal dogma materialista e nichilista dell’inutile consumismo. La risposta a tutto ciò è la conversione ecologica guidata dalla bieoconomia che rimette al centro dei processi decisionali l’umanità e la democrazia in un piano ideale ove l’etica, la fisica e la biologia guidano la politica.


[1] Nicholas Shaxson, Le isole del tesoro, Feltrinelli, 2012

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Uscire dall’economia del debito

Pagare i fornitori che hanno lavorato per la Pubblica Amministrazione, dove trovare i fondi? Gli attori politici indottrinati dall’economia del debito non potevano dare risposte più banali e scontate: mediante l’emissione di Titoli di Stato.

Si cerca di mostrare all’opinione pubblica, da alcuni anni, che tale sistema non è più sostenibile, esso è soprattutto immorale, iniquo e sta producendo danni ai paesi “occidentali”. E’ noto che negli USA e nel Giappone il debito pubblico sia solo un problema relativo poiché nessuno intende ripagarlo, ma viene usato come un’asticella da alzare e controllare, atta a contenere la tassa occulta chiamata inflazione, tutto qua. Gli Stati sovrani sono consapevoli che la convezione adottata non sia affatto perfetta, anzi, e per evitare di produrre danni maggiori di quanto vengano prodotti nell’euro zona, puntualmente usano la scelta politica di alzare l’asticella del limite prefissato, e distribuire risorse monetarie ove preferiscono, in gergo si chiamano politiche espansive. L’UE funziona per un mercato liberista, non è contemplato l’intervento dello Stato per aggiustare l’economia. In questo contesto competitivo si avvantaggiano i Paesi centrali a danno di quelli “periferici” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), che col trascorrere del tempo diventano simili alle economie in via di sviluppo, tanto per usare un linguaggio noto alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale.

Dov’è il problema? Il capitalismo è il problema, perché funziona su credenze e convenzioni che non considerano né le leggi della natura e né i diritti dell’uomo. L’avrò raccontato tante volte: la moneta è creata dal nulla, mentre le maggioranze politiche degli Stati europei che hanno scelte di creare un’are economica liberista, chiamata euro zona, rinunciando al controllo delle politiche monetarie affidate dalla BCE. In quest’area liberista sono aumentate le disuguaglianze e il divario fra Paesi “centrali” e quelli definiti “periferici”. L’euro è una moneta debito condizionata dal mercato, che ricatta gli organi politici democraticamente eletti, gli unici che dovrebbero decidere del proprio destino. All’interno dell’euro zona è il mercato che determina il destino dei popoli. Le regole contabili e la continua crescita secondo la religione capitalista liberista hanno trasferito potere politico dalle istituzioni al mercato orientato e condizionato dalle multinazionali, e dal sistema bancario privato. A partire dalla deregolamentazione della finanza e dei mercati, chiunque entri nell’euro zona partecipa a un nuovo ordine mondiale, partecipa a un unica grande zona commerciale liberista, non democratica, ma feudale controllata dalle lobbies che influenzano il processo politico dell’Unione europea. E’ altrettanto facile accorgersi che di fatto le organizzazioni come WTO, Banca Mondiale, FMI stanno distruggendo il pianeta secondo i principi dell’avidità, ed i gruppi sovranazionali (Bilderberg, CFR, Trilaterale) si contendono questa disputa.

La notizia positiva rispetto a questo scenario orwelliano è rappresentata da un’alternativa politica, finora minoritaria, ma comunque importante e forte che si contrappone alla globalizzazione autoritaria e violenta delle SpA vicine a certe organizzazione “segrete”, che si servono anche delle finte rivoluzioni colorate. Questa alternativa politica ha priorità che parlano di evoluzione, parla di cambio di paradigma culturale, parla di tutela dei beni comuni, parla di gestire le risorse in maniera sostenibile, parla di cooperazione e di reciprocità, parla di partecipazione politica diretta. Noi cittadini dobbiamo scegliere fra dittatura o democrazia.

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