Capitalismo, feudalesimo e governi dispotici

impero_della_vergognaSe fossimo curiosi e avessimo la capacità e la lucidità di osservare la nostra società, tutto ci apparirà più chiaro, più semplice e immediato, per scoprire il vicolo cieco in cui ci siamo infilati con le nostre gambe, o sarebbe meglio dire con la nostra stupidità. La monarchia è oggi! In tutto l’Occidente possiamo osservare la trasformazione sociale, e come i nostri sistemi di governo chiamati inopportunamente democratici, sono un’evoluzione del vassallaggio già presente nella nostra società. E’ “bastato” inoculare la religione capitalista, per circa trecento anni, nel pensiero degli occidentali e far credere loro che per vivere necessitano tre cose: la proprietà privata, il lavoro e i soldi. Per millenni la specie umana, e molti lo fanno ancora, ha vissuto in funzione delle leggi della natura. Per millenni l’evoluzione umana è stata determinata dalle conoscenze legate all’uso razionale delle risorse, basti pensare all’agricoltura e all’architettura.

Osservando e studiando la geografia umana prendiamo atto che le forme di governo occidentali chiamate democrazie rappresentative non hanno alcuna autonomia di pensiero sulla politica, quella vera, cioè sull’uso del territorio e delle risorse, ma sono l’espressione di un pensiero unico abbastanza noto: capitalismo; a sua volta diviso in due correnti di pensiero facenti parte dello stesso piano ideologico: la crescita continua della produttività. Il pianeta è concretamente sfruttato dalle notissime multinazionali. In questo disegno generale, la specie umana è solo una funzione strumentale che può essere utile o meno alla religione capitalista. Prima dell’invenzione della religione capitalista la società inventò le cosiddette istituzioni e sperimentò anche le prime forme di governo, la storia insegna come nacquero i primi imperi e l’uso degli eserciti in funzione della cultura imperialista dell’epoca (colonialismo). Oggi le guerre sono aumentate ma si svolgono in maniera diversa tranne una: la guerra economica e monetaria. Anch’essa è invenzione del capitalismo, e una delle prime guerre monetarie fu l’indipendenza degli Stati Uniti, altre seguirono come la guerra di annessione del Sud Italia al Nord, che favorì l’istituzione della banca d’Italia dopo lo scandalo della Banca romana. Oggi le unioni monetarie si fanno ancora attraverso le guerre, ma anche attraverso le democrazie rappresentative: Unione europea ed euro zona; anche se questa è il frutto della seconda guerra mondiale. Dopo l’impero romano, oggi esiste l’impero d’Occidente USA-UE, e la manifestazione più chiara è il cosiddetto accordo economico transatlantico figlio del WTO, che promuove la creazione di un unico impero commerciale globale.

L’élite di potere, nel corso del Novecento è stata capace di spostare le leve dei comandi dai livelli più bassi – comuni, regioni, stati – verso quelli più alti – Unione europea e NATO. E l’ha fatto legalizzando un processo decisionale della politica tipico delle società feudali. L’élite ha saputo far accettare a tutte le classi politiche che quello fosse un percorso democratico quando è l’esatto opposto. Il processo decisionale adottato dall’UE è fra i più disonesti e dispotici sistemi che uno possa immaginare poiché, come accade negli USA, le imprese private organizzate in lobbies sono fisicamente presenti presso le istituzioni, e influenzano efficacemente le decisioni su ogni argomento che ricade sui cittadini, mentre l’esecutivo, cioè Commissione e Consiglio, prevale sul Parlamento. Una direttiva europea ricade su tutti i cittadini e sui Comuni italiani. Nei singoli Stati, i Comuni, le Regioni e i Parlamenti nazionali sono solo luoghi per inserire o i burattini dell’élite locale o individui ignoranti e quindi manovrabili, poiché in quei luoghi non si deve fare politica ma rappresentare una finzione scenica per gli elettori.

Sono trascorsi decenni da quando la politica è stata spostata fuori le istituzioni e lontana dai media che invece sono pagati per rappresentare una messa in scena. Sin dai primi secoli del Novecento e come evoluzione delle compagnie del Seicento, la politica vera è svolta dalle imprese di profitto. Energia, cibo, industria, e governo del territorio sono argomenti di discussione nelle multinazionali. I piani imperiali sono trasmessi ai burattini affinché gli affari privati possano consolidarsi e spostarsi, a seconda delle occasioni e della disponibilità delle risorse del pianeta sottratte alla sovranità dei popoli, già molti secoli fa attraverso l’invenzione giuridica della proprietà privata e l’invenzione della moneta.

Il 4 dicembre 2016 gli italiani sono chiamati a votare su una proposta di riforma della Costituzione repubblicana attraverso referendum confermativo. Milioni di elettori che non hanno mai letto la Costituzione, ma conservano il diritto al voto, “decideranno” di votare SI o NO. E’ tutta qui la forza dell’élite capitalista che ha privatizzato il pianeta, milioni di individui resi più poveri dal pensiero unico neoliberale e incapaci di scegliere poiché hanno problemi cognitivi. Nichilismo e apatia politica sono responsabili della nostra condizione. In tutto l’Occidente gli ultimi sono l’oggetto della predazione politica e delle imprese, e sono divisi poiché facilmente addomesticati dal linguaggio mediatico e dai politicastri.

Eppure basterebbe davvero poco per migliorare la propria condizione di vita: abbandonare la religione capitalista e cominciare a sperimentare. Gli ultimi sono milioni di individui, che insieme possono tornare a essere cittadini per vivere in libertà e prosperità. Per fare ciò dovranno cominciare a occuparsi di politicauso del territorio e delle risorse.

Vassallaggio

feudo_15E’ da tempo che affermo come e quanto il capitalismo favorisca la regressione della specie umana. Tale regressione passa attraverso la pubblicità che spinge gli adulti a regredire allo stato infantile, poiché i bambini non sono capaci di scegliere in maniera consapevole. L’ignoranza funzionale e di ritorno sono condizioni che aiutano la crescita del vassallaggio feudale, e l’élite degenerata si serve di questa debolezza per attuare i propri programmi neoliberali. Uno di questi passaggi è la distruzione della Costituzione, ma soprattutto la legalizzazione del sistema sociale feudale.

La società che i liberal stanno costruendo in questi decenni è quella feudale, dove le istituzioni moderne sono piegate e riformate secondo schemi sociali forgiati nel vassallaggio, e cioè da rapporti di servitù, mercantili e finanziari. Il famigerato sistema elettorale maggioritario fu introdotto per seguire questo schema, e cioè i pochi che governano sui molti.

La rappresentazione semplificata del nulla, del vuoto politico è offerta dal Presidente della Regione Campania, De Luca, attraverso le sue esternazioni apparentemente deliranti che non sono un inedito, ma un film vecchio, anzi antico. La questione morale salta in mente a chiunque ascolti le parole di un personaggio che sembra suggerire il voto di scambio a circa 300 Sindaci, «una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda», così raccomanda De Luca ai suoi, citando il “modello” Alfieri; e poi dichiara che «la democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità», cioè De Luca confonde il governo del popolo con l’egoismo dei pochi contro i molti, che si attua nei regimi autoritari, tant’è che sogna sistemi politici che favoriscono le concentrazioni di potere [sistema ultra maggioritario – proposta governativa + italicum]. E il messaggio politico più delirante è che mobilitandosi per il SI, il Governo aumenterà gli investimenti nel Sud, insomma le favole tipiche dei tempi del fascismo e della vecchia DC. E’ la stessa leva psicologica che usano tutti i demagoghi nei territori con alta disoccupazione. E’ tutto il clima a mostrare una degenerazione delle istituzioni guidate da personaggi improbabili. Il linguaggio usato è quello tipico della demagogia, ma sono utilizzati argomenti e problemi reali del meridione come l’isolamento economico. Se qualcuno pensa che De Luca abbia convocato 300 Sindaci per discutere nel merito della riforma proposta dal Governo, è un ingenuo. Il racconto è interessante poiché svela ciò che molti sanno, e cioè che non esiste la politica ma solo gli interessi economici, facendo confusione fra i problemi dei territori e la brama di potere. Mentre millanta di raccogliere fondi per il bene dei territori, la sua storia politica locale è fatta di distruzione delle capacità e del sapere locale, basta osservare che negli anni ’80 i progettisti salernitani riqualificarono la città, e quando ereditò l’Amministrazione, egli si è affidato alle archistar realizzando poco o nulla delle trasformazioni pianificate. Personaggi del genere non dovrebbero avere incarichi politici nelle istituzioni, ma queste sono guidate da costoro poiché da più di vent’anni ricevono la fiducia dagli elettori. Secondo lo scrivente il problema sociale e il cortocircuito è tutto in questo passaggio, e cioè nella consuetudine a delegare la guida delle istituzioni a personaggi indegni, e nell’apatia delle persone nei confronti della politica, ridotta al nulla e cioè al voto di scambio ma a quello peggiore, al vassallaggio. Certe categorie di individui si mobilitano in politica solo se hanno un proprio tornaconto personale, non è una novità. Nel medioevo il potere era nelle mani di una piccola oligarchia ed oggi, dentro i sistemi democratici rappresentativi, si muovono gli stessi schemi sociali, e cioè organizzare le persone in funzione della conquista del potere per servire se stessi e chi ha contribuito a tale conquista. Il problema non è De Luca ma chi partecipa al vassallaggio. Una società responsabile e psicologicamente matura, cioè normale, non dovrebbe favorire schemi feudali poiché sono notoriamente e storicamente distruttivi e dannosi per l’economia e lo sviluppo umano, oltre che palesemente incostituzionali. Tale approccio e tali personaggi non sono sconosciuti e improvvisati, poiché in vent’anni di amministrazione a Salerno, ci sono più lati oscuri che chiari e per scoprirlo, è sufficiente osservare i dati economici e socio-demogragici dell’ISTAT. Nel 2011 a Salerno il tasso di disoccupazione giovanile è al 53% (il tasso di disoccupazione è al 17%), e a partire dagli anni ’80 il 18% della popolazione salernitana lascia il capoluogo per emigrare al Nord o localizzarsi in periferia. Salerno è una città in contrazione, ma le politiche urbane hanno ignorato il fenomeno ed hanno ugualmente consumato suolo agricolo, favorendo la dispersione urbana e contribuendo ad aumentare l’inquinamento e lo spreco di risorse finite.

La realtà spiega che le ricette neoliberali inoculate da De Luca non hanno migliorato il territorio, anzi vi sono vistosi danni ambientali, opere incompiute, scelte politiche che hanno innescato processi e guai giudiziari che danneggiano la città e i cittadini. Nonostante queste evidenze, De Luca è stato sempre premiato, e addirittura percepito come amministratore capace, e ciò si spiega sia attraverso i dati drammatici pubblicati da Tullio De Mauro circa l’ignoranza funzionale degli italiani, e sia grazie al sistema mediatico locale responsabile nel manipolare l’opinione pubblica a favore della maggioranza politica. Solo grazie all’operosità dei cittadini, Salerno cerca di resistere alla recessione economica, mentre le ricette e gli indirizzi politici non solo non hanno sortito alcun effetto, ma hanno aggravato i dati economici della città campana che sopravvive solo grazie al sistema locale salernitano.

La radice del problema nell’avere una classe dirigente politica indegna si trova nei cittadini e nelle organizzazioni politiche. E’ doveroso ripartire da noi stessi stimolando associazioni che promuovono la cultura dell’etica politica, la responsabilità e il rispetto della Costituzione. E’ doveroso promuovere organizzazioni politiche democratiche e trasparenti, per favorire i capaci e i meritevoli. Questo è un processo giusto e lungo che poggia su valori quali l’altruismo, l’etica e la cultura. Solo in questo modo cresce e matura la comunità dei cittadini che potrà favorire un ricambio della classe dirigente attuale.

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Cortocircuito e bioeconomia.

Politicanti e politicastri al potere sono lo specchio di una società in decadenza. Sin dal mondo classico è noto che la conduzione della cosa pubblica dovesse essere affidata a persone degne, virtuose, altruiste e capaci di scelte giuste, poiché sin dalla nascita della società umana il bene comune, proprio perché pubblico cioè di tutti, dovesse essere tutelato da chi usa il potere per il tornaconto personale a danno degli altri. Nel corso dei secoli, la nostra specie ha inventato di tutto, il denaro, il concetto stesso di istituzione, e le forme di governo. Il numero della popolazione mondiale è davvero impressionante, e nonostante la stupidità della religione capitalista che sta distruggendo il territorio che ci da vita, per il momento la nostra specie non si è ancora estinta, anche se gli indizi fanno intuire quale sarà la nostra fine. Tale premessa dovrebbe far riflettere sulle capacità della nostra specie poiché anziché evolverci, stiamo regredendo, ma forse sarebbe più corretto ammettere che siamo già regrediti al periodo feudale, poiché sembra che i nostri rapporti personali sono determinati più dal vassallaggio e dal mercantilismo piuttosto che da valori morali.

L’invenzione giuridica di denaro e istituzioni prima, e l’affermarsi delle teorie neoliberali poi, determinano l’utilizzo del territorio che ci da vita. Spesso semplifichiamo usando il termine politica, e spesso viene usato male nei cosiddetti media, attribuendo le colpe della nostra decadenza alla politica, dimenticandosi che è solo un concetto astratto, mentre siamo certi che a distruggere l’ambiente o negare diritti alle persone sono determinate imprese e le scelte delle istituzioni controllate dai politici. Una domanda legittima è cos’è l’establishment? Sono le imprese e i politici che perseguono la religione neoliberale.

Il cortocircuito della decadenza è nella nostra ignoranza che può favorire scelte stupide contrarie all’interesse dei più deboli e bisognosi. Probabilmente, il danno più grande causato dalla religione capitalista, attraverso l’uso delle tecnologie moderne come la televisione e internet, è l’aver realizzato una regressione culturale della nostra specie, arrivando a incidere nelle capacità cognitive delle persone. Secondo le ricerche di De Mauro, molti individui non riescono a comprendere i discorsi dei politici, mentre secondo le neuroscienze, le scelte delle persone sono condizionate dalle nostre emozioni. La pubblicità e i politici lo sanno bene, e la comunicazione si concentra sviluppando retorica e demagogia, cioè i populismi che stanno emergendo in tutto l’Occidente. Socrate disse di stare attenti ai sofisti, poiché il linguaggio e la retorica non indagavano la verità ma utilizzavano le parole per convincere le persone. E’ certo e noto che un politicastro convince chi ascolta non perché abbia detto cose vere e giuste, ma perché l’elettore è disinformato o incapace di capire, e pertanto si affida alle emozioni piuttosto che al raziocinio. Tutti i regimi dispotici conoscono bene questa legge del consenso, e nei secoli l’élite si è ben guardata nel formare cittadini liberi. Il caos generato dal nulla, cioè il nichilismo dei cittadini favorisce la religione capitalista e la distruzione della nostra specie poiché la maggioranza delle persone non è in grado di selezionare una migliore classe dirigente per liberare l’Occidente da questa religione diabolica. La globalizzazione neoliberale ci sta distruggendo, ed è tempo di uscire dall’epoca sbagliata per costruirne una nuova, fatta dagli esseri umani per gli esseri umani in armonia con la natura, poiché viviamo grazie alla fotosintesi clorofilliana e non grazie alla religione capitalista.

Inoltre ci sono urgenze dettate dall’azione della natura che non aspettano le teorie, basti pensare alle criticità ambientali e climatiche sino ai fenomeni naturali sismici che distruggono intere comunità. La priorità è intervenire nelle aree urbane e interne del nostro territorio. Politici e politica devono dare risposte concrete ai problemi delle persone, ai bisogni reali, e un altro dramma della società moderna capitalista è l’aver distrutto la cultura politica sostituita dalla pubblicità. In Italia, non esistendo più i partiti, non esistono più scuole di formazione per la classe dirigente politica, e questo danno culturale si ripercuote contro i cittadini stessi, i quali a loro volta chiedono la distruzione dei partiti, ritenuti responsabili di tutto. E’ un cortocircuito sociale e culturale che si può osservare in diverse regioni dell’Occidente. Per migliorare la condizione umana si potrebbe adottare l’approccio monetario post-keynesiano nel restituire autonomia agli Stati – o a tutta l’UE – attraverso lo strumento monetario, ma soprattutto è determinante uscire dal piano ideologico capitalista per approdare sul piano bioeconomico, ideato da Georgescu-Roegen. L’approccio monetario post-keynesiano condotto nella bioeconomia può essere la risposta culturale per scrivere le nuove politiche economiche capaci di dare prosperità ai popoli e per creare occupare utile. In termini pratici significa territorializzare l’economia applicando processi di metabolismo urbano. Dietro questi concetti c’è tutto un programma che può dare risposte concrete ai temi dell’occupazione, dell’ambiente e soprattutto alla rinascita delle comunità locali rispettando le proprie identità.

La vittoria di Trump vista da un cittadino qualunque

Anche gli indigenti e la classe media americana, come i greci e gli spagnoli, non ne possono più della globalizzazione neoliberale ed hanno scelto un individuo narcisista del capitalismo neoliberale non per risolvere i loro problemi, poiché Trump e Clinton sono facce della stessa medaglia, ma per dire all’élite finanziaria globale che sanno chi ruba loro la vita e sono stanchi dei soprusi. Se osserviamo la cultura del cittadino medio americano, probabilmente non sa nulla di neoliberismo, capitalismo e socialismo, ma pensa prioritariamente ad avere uno stipendio più alto da spendere per la propria famiglia, e spera che Trump lo aiuti in questo. Molto probabilmente dietro la fiducia concessa a un multi miliardario liberal c’è il desiderio di cambiare le cose e la sfiducia verso un sistema rappresentativo americano (Clinton non era votabile). Il sistema americano è il peggiore sistema politico elettorale che si possa costruire poiché esclude le minoranze e impone di scegliere fra due attori che applicano i consigli dei think tank neoliberal e di Wall Street. Il prof. Brancaccio già nel 2012 annunciava l’esigenza di cambiare le politiche globali con risposte protezioniste al fine di tutelare i lavoratori, «tra il 2008 e il 2012 la Commissione europea ha registrato 534 nuove misure protezionistiche. Non solo l’Argentina, ma anche colossi come Cina, India, Brasile e Stati Uniti hanno introdotto restrizioni. La stessa Russia ha posto in essere 80 nuove misure protezionistiche, il che la dice lunga sul modo in cui intenderà gestire la recente adesione al WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. L’unica potenza che ancora resiste alla tentazione di introdurre controlli sui movimenti di capitali e di merci è proprio l’Unione europea. Dietro ci sono gli interessi del paese più forte, la Germania, che dal libero scambio trae grandi vantaggi. Tuttavia, man mano che la crisi avanza, anche in Europa e in Italia aumentano i consensi verso misure di controllo dei commerci, di limitazione delle acquisizioni estere e di ripristino della sovranità nazionale sulla moneta. E’ un’illusione pensare di contrastare quest’onda con la solita vuota retorica europeista».

La copertina di Left è di grande efficacia per sintetizzare e semplificare il voto dei cittadini americani.

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In tutto l’Occidente la maggioranza degli individui vota seguendo le proprie emozioni, cioè di pancia. E’ questo l’effetto di una società capitalista che ha psico programmato le persone affinché potessero essere facilmente manipolabili attraverso la pubblicità. La comunicazione politica e la pubblicità sono la stessa cosa, entrambe sono costruite con le stesse regole. Vendere, vendere, vendere! La politica non c’è più! La responsabilità di tutto ciò? E’ sufficiente guardarsi allo specchio, poiché il cinismo dei nichilisti consiglia loro di ignorare la politica e di recarsi al seggio per votare seguendo la simpatia o l’antipatia. Votare alle elezioni non significa partecipare alla vita della comunità, cioè fare politica, ma significa delegare e la maggioranza degli italiani lo fa con un alto tasso di irresponsabilità, come possiamo desumere dai dati drammatici circa l’ignoranza degli italiani.

La contesa politica del consenso è molto ampia e riguarda il più grande partito: 24,6 milioni di votanti che non capisce un discorso politico e vota di pancia, come si dice in gergo, ma soprattutto vota attuando un processo di imitazione rispetto alle proprie relazioni personali e ai giudizi e/o pregiudizi delle persone che conosce.

Una priorità assoluta è migliorare la propria cultura indispensabile per ascoltare, leggere e capire il linguaggio delle persone per evitare la distruzione della specie umana. La maggioranza degli individui ha scelto di abbracciare la religione che li ha resi più stupidi e quindi più poveri, nel senso più ampio e più profondo del termine. Nella società capitalista, gli allocchi credono che alla ricchezza monetaria corrispondano anche qualità morali.

Le tecnologie informatiche hanno accelerato alcuni processi sociali che sfuggono a qualsiasi controllo. Ciò che possiamo osservare, ed era plausibile, è che la realizzazione di una connessione di sistemi di comunicazione mobile(smartphone) con l’opportunità di relazioni costanti, è senza dubbio la “droga” più potente al mondo che le multinazionali potessero concretizzare, poiché consente di vendere merci inutili (immateriali e materiali), e di sostituire la democrazia come noi l’abbiamo studiata e immaginata. Vi ricordate di Second Life? Il Grande Fratello? Oggi la società occidentale deindustrializzata è andata oltre il romanzo orwelliano, esiste un sistema dei sistemi che controlla, orienta, e alimenta la diffusione del nichilismo presente nella società. Un’altra illusione interessante che producono i social media è quella di far credere ai singoli individui di poter gestire un numero illimitato o molto elevato di relazioni con gli altri utenti. Nella realtà le nostre capacità mentali hanno un limite, invece le società di profitto, pagando squadre di specialisti, sanno bene cosa farne dei nostri contenuti e riescono a gestire le informazioni che gli individui donano ai social media.

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Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera. La democrazia stessa come ci viene insegnato si basa sul dialogo e sulla conoscenza, in tal senso è il metodo democratico che attraverso il pluralismo delle idee consente di scegliere le proposte migliori. Nel processo della followership  il confronto delle idee è sostituito dalla capacità esclusiva di chi può persuadere ed influenzare.

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Proviamo a vedere la realtà non con gli occhi del giornalista prezzolato ma col raziocinio, proviamo a pensare come fossimo liberi, irriverenti nei confronti del pensiero dominante e nei confronti degli schemi sociali conformisti, e soprattutto curiosi, vivi, ponendoci dubbi e domande. Del resto non ci vuole molta fatica, solo un po’ di genuina curiosità e scopriremo che oggi i partiti hanno i medesimi meccanismi decisionali, le stesse dinamiche sociali (personalismo e auto referenzialità) e persino gli stessi obiettivi. Dal berlusconismo al renzismo, dal grillismo ai salvini, sono tutti schemi della pubblicità politica anglosassone; tutti rappresentano la comunicazione leaderistica fatta negli USA ove conta più l’immagine del candidato leader piuttosto che la serietà e la professionalità di idee, di programmi e soprattutto piuttosto che la squadra di una classe dirigente politica espressione di determinati valori. Sono tutti schemi di modelli autoritari semplificati che emergono dal mondo della pubblicità, cioè della propaganda sorta negli anni ’30, e pertanto la gestione dei burattini risulta molto semplice, è sufficiente che un candidato leader risulti credibile agli occhi dell’opinione pubblica, e non che lo sia realmente per comprovata moralità e capacità.

L’effimero

« … fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. » (vv. 112-120)

Anche quest’anno a Salerno non mancherà la manifestazione dell’effimero feudale, cioè le famigerate “luci d’artista” che di artistico hanno poco o nulla, e che accompagneranno il periodo natalizio dei salernitani favorendo l’aumento del consumo di merci. L’evento rientra nel famigerato fenomeno di “Dysneificazione” della società post-moderna che ambisce a “tematizzare” gli spazi del tempo libero per bambini e adulti. “Tematizzare” significa associare a un luogo un modello “routinizzato” di divertimento, le cui caratteristiche sono definite in una prospettiva globale. Uno degli effetti della “Dysneificazione” della società è l’omogeneizzazione degli stili di vita furieri dell’alienazione e del nichilismo. Chi non conosce la città e chi è stato allevato dall’ideologia consumista crede ingenuamente che tale evento debba essere considerato positivamente. L’idea in sé, come ogni festa, dovrebbe produrre benefici. Solo i residenti non esercenti subiscono disagi e inconvenienti poiché l’affollamento che si realizza durante l’evento riduce la vivibilità della città e soprattutto del centro, si blocca la mobilità dei residenti, mentre il traffico automobilistico favorisce l’aumento dell’inquinamento atmosferico incidendo negativamente sulla salute umana.

Sono le 17 quando le luci si accendono, tra gli applausi, in un centro cittadino dove il traffico pedonale ha già raggiunto livelli da record. In fila indiana, stretti in via Mercanti, centinaia di visitatori camminano a passo d’uomo per raggiungere Il giardino incantato della Villa comunale e piazza Flavio Gioia. Anche il traffico è paralizzato.

Il periodo natalizio è il momento dell’anno dove le persone consumano di più, e tutte le città italiane programmano eventi per favorire il consumo di merci. E’ in quest’ottica che gli attori politici programmano eventi ad hoc per gestire il consenso elettorale e rafforzare la propria immagine. I politicastri hanno gioco facile poiché l’ignoranza funzionale galoppante fra le masse favorisce le disuguaglianze e i danni sociali. Secondo il Presidente della Regione Campania, De Luca: «… l’evento è l’attrattore turistico più importante di Salerno e della Campania, ed è un motore economico straordinario …»; i politicanti riducono la politica a questo, cioè chiacchiere di pubblicità del nulla che, dette da chi ricopre un importante ruolo istituzionale, mortificano e cancellano l’identità culturale e la storia di un territorio. E’ del tutto assurdo, ridicolo e sorprendente che un’istituzione dia priorità e inviti le persone a Salerno per guardare il nulla delle luci, piuttosto che la Cattedrale salernitana, i suoi importanti e unici avori, la sua cripta il complesso archeologico di San Pietro a Corte e molto altro ancora.

Dal punto di vista politico e mediatico l’evento “luci d’artista” è stato appositamente caricato di simboli, e questo innesca una serie di critiche sociali ed economiche. Nell’epoca del nichilismo urbano un evento del genere è perfettamente in linea col cinismo tipico delle classi dirigenti decadenti, pronte a specchiarsi nel nulla mentre la recessione corrode anno dopo anno, il presente e il futuro delle generazioni che sognano di migliorare la propria condizione di vita.

Dalla religione che sta distruggendo il pianeta e la specie umana non può emergere la soluzione ai problemi culturali, sociali ed economici delle persone. Secondo l’ISTAT, nel 2011 a Salerno il tasso di disoccupazione giovanile è al 53% (il tasso di disoccupazione è al 17%), e solo questo dato drammatico dovrebbe far saltare l’attuale classe politica locale, che invece amministra da un periodo ininterrotto più lungo del fascismo. Da circa 11 anni una manifestazione dell’effimero come quella delle “luci d’artista” è il momento che gli esercenti salernitani attendono per raccogliere soldi. E’ questa un’evidente rappresentazione di una società meno umana che si sta spegnendo, poiché il suo paradigma culturale: soldi e capitalismo, l’ha trasformata nei secoli, e la sta cancellando attraverso l’evolversi della fede neoliberale che suggerisce di aprire Zone Economiche Speciali (ZES) anche a Salerno, portando lo sfruttamento del lavoro tipico delle aree asiatiche in casa propria (è ciò che viene previsto nel Documento Unico di Programmazione del Comune di Salerno).

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Giovanni da Modena, L’inferno, cappella bolognini nella Basilica di San Petronio, Bologna.

L’attuale classe dirigente è totalmente incapace di mettere in discussione se stessa e i propri dogmi che hanno fatto scappare il 18% della popolazione salernitana (dagli anni ’80 fino all’inizio del millennio). In questi ultimi vent’anni, oltre all’aumento della disoccupazione, c’è stato l’aumento del consumo di suolo agricolo, l’aumento dell’inquinamento, l’aumento della dispersione urbana, e l’assenza di programmazione dei servizi che mancano ancora oggi a Salerno. L’attuale classe dirigente ha assistito passivamente alla trasformazione del capitalismo che chiude le aziende per delocalizzarle, ed ha suggerito la mercificazione del territorio per contrastare la disurbanizzazione, provocando l’effetto di contribuire alla distruzione delle risorse limitate della comunità. L’incapacità di governare correttamente il territorio è la debolezza di tutta la classe dirigente poiché ci troviamo alla fine di un’epoca e all’inizio di una nuova fase. Chi amministrata la cosa pubblica è stato psico programmato dalla medesima religione neoliberale che guida le più alte istituzioni. La recessione offre momenti di riflessione e alcuni, una minoranza, escono dal piano ideologico obsoleto del neoliberismo per sperimentare modelli bioeconomici. Purtroppo, tutta la classe politica è convinta che la crescita produca lavoro, quando i dati ISTAT mostrano che non c’è alcuna relazione diretta fra crescita del PIL e lavoro, anzi.

relazione PIL popolazione occupazione

L’aspetto ridicolo è che da decenni sappiamo benissimo che non c’è relazione fra crescita del PIL e benessere, tant’è che sono stati elaborati altri indicatori socio-demografici (coeff. di Gini, il BES) per suggerire una migliore programmazione delle scelte politiche, per alzare il tasso di alfabetizzazione, migliorare la salute, l’ambiente, e favorire lo sviluppo umano costruendo servizi culturali per tutti. Ecco, chi si trova ad amministrare nel meridione d’Italia, cioè la periferia economica dell’Europa, dovrebbe avere la sensibilità e il dovere di applicare la Costituzione rimuovendo gli ostacoli di ordine economico che impediscono alle persone di realizzarsi nella vita, e di costruire servizi educativi adeguati per cancellare l’ignoranza funzionale degli adulti, e per rigenerare i territori da decenni di politiche colonialiste sbagliate. Se la classe dirigente locale composta da politicastri non possiede quell’indispensabile prerogativa dei politici, cioè avere una visione del mondo, può legittimamente copiare; ad esempio  suggerire un festival della creatività come hanno fatto a Sarzana, la letteratura a Mantova, la filosofia fra Modena-Carpi-Sassuolo, in buona sostanza c’è l’opportunità di creare eventi utili allo sviluppo umano piuttosto che programmare eventi di regressione e decadenza, ma probabilmente ciò è voluto visto che producono consenso elettorale.

Visitate Salerno non per le luci d’artista ma per la sua storia e per il suo territorio. Ad esempio, pochi sanno che gli Etruschi arrivarono fino a Salerno, presso Fratte ove c’è un’area archeologica. Il primo castrum romano è nell’odierno centro, ma Salerno ebbe fortuna grazie ai longobardi, prima con Arechi II nel 774 che si trasferì da Benevento a Salerno, e poi ancora dal 851 fino al 1076 (Siconolfo, Ademaro, Guaiferio,  Gisulfo I, Pandolfo II, Guaimario IV, Gisulfo II). Essa divenne un principato fiorente durante il periodo longobardo e poi normanno, tant’è che il suo Duomo fu costruito da Roberto il Guiscardo sull’impianto di una chiesa paleocristiana. Testimonianze longobarde sono presenti presso il complesso di archeologico di San Pietro a Corte. Salerno fu sede della prima università medica. La prima donna medico fu Trotula de Ruggiero. Salerno ha la fortuna di possedere un insediamento storico originale grazie all’orografia del territorio, e alla sua posizione “centrale” fra due costiere straordinarie e uniche – quella amalfitana e quella cilentana, entrambe inserite nelle liste UNESCO. Al Cilento è attribuito anche il merito della famosa dieta mediterranea (patrimonio immateriale), presso Pioppi frazione di Pollica (SA). A Sud di Salerno, a pochi chilometri troverete Paestum e Velia, un patrimonio archeologico della classicità greca, unico al mondo.

Capaci di scegliere?

Il presupposto logico per scegliere in maniera autonoma è senza dubbio la cultura personale. Ognuno di noi è il frutto della propria eredità biologica, dell’ambiente e della cultura a cui appartiene; tutto ciò per dire che il cervello non spiega chi siamo ma conoscere la sua fisiologia è importante per capire e migliorare le nostre scelte. Ogni scelta è innescata e sostenuta dal circuito dopaminergico per la ricerca della gratificazione. La nostra corteccia orbitofrontale codifica il valore atteso della scelta e il processo decisionale si sviluppa nelle dinamiche fisiologiche e neuronali, ma sempre influenzato dalle dimensioni soggettive e dal contesto sociale in cui la persona è immersa come l’educazione, le abitudini e molto altro. Gli stimoli esterni che concorrono alla scelta sono sempre processati sia dalle emozioni e sia dalla nostra capacità cognitiva. L’amigdala è la parte del circuito emozionale che registra l’intensità della stimolo, mentre la corteccia orbitofrontale è la parte capace di comparare e fare valutazioni. Il nostro comportamento della scelta è modulato dalla differenza fra le nostre aspettative e il risultato reale, mentre non sappiamo quanto la parte razionale sia in grado di controllare quella emozionale. Sappiamo che la sensazione positiva che si prova in seguito a un scelta dovuta a comportamenti gratificanti conduce alla ripetizione del comportamento.

Il drammatico dato fornito da Tullio De Mauro circa la cultura degli italiani ove solo il 30% è in grado di capire un discorso politico andrebbe approfondito con un ragionamento suggerito da studi sulle neuroscienze applicate alle teorie della scelta. Poiché buona parte degli italiani non ha gli strumenti culturali per capire un discorso politico e ognuno di noi sceglie influenzato dalle emozioni, possiamo intuire quanto sia basso il numero di italiani (molto meno di 11.339.964) che vota facendo scelte razionali. Sfruttando le percentuali fornite da Tullio De Mauro possiamo desumere che 32.700.465 di individui (utilizzando gli aventi diritto al voto a dicembre 2016) non sono in grado di comprendere un discorso politico. Partendo dalla stima di 11 milioni che votano e capiscono un discorso politico, proviamo a distribuire in maniera proporzionale il ragionamento di prima alle preferenze dei votanti. Tutti quanti fanno scelte applicando un proprio filtro del “valore soggettivo” poiché l’utilità è sempre soggettiva, ed è influenzabile da diversi fattori, culturali e ambientali. Degli 11 milioni di votanti capaci di comprendere un discorso politico nel 2013, 3,3 milioni hanno votato per il cosiddetto “centro sinistra”; 3,3 per il cosiddetto “centro destra”; 2,8 milioni per il M5S; 1,1 milioni per la “destra montiana” e poi gli altri. La contesa politica del consenso è molto ampia e riguarda il più grande partito: 32,7 milioni di votanti che non capiscono un discorso politico e vota di pancia, come si dice in gergo, ma soprattutto vota attuando un processo di imitazione rispetto alle proprie relazioni personali e ai giudizi e/o pregiudizi delle persone che conosce. Poiché questo meccanismo della scelta coinvolge anche le persone capaci di capire un discorso politico possiamo affermare con certezza che molto più di 24,6 milioni di persone scelgono affidandosi agli altri. Il dramma è che questo comportamento sostiene la nostra classe politica ed è il principale problema del nostro Paese (l’ignoranza funzionale e di ritorno).

Tornando ai temi della scelta, se De Mauro ci informa del fatto che buona parte degli italiani ha deficit cognitivi possiamo affermare che le “loro” scelte sono senza dubbio emotive, ma soprattutto sono gli altri che scelgono al posto loro poiché incapaci di fare valutazioni. Tale situazione influisce nell’economia reale, cioè nei consumi e nella vita socio-politica producendo danni alle presenti e future generazioni che spesso emigrano poiché ignorate, incomprese e sfruttate dal proprio ambiente. Imprese e politica mettono in atto la tecnica del nudging, cioè le scelte non sono imposte ma suggerite e così i comportamenti delle persone (ovviamente quelle più deboli) diventano prevedibili. Le conseguenze politiche sono drammatiche e sono sotto gli occhi di chiunque: il nichilismo, l’individualismo, l’apatia politica, l’incapacità di selezionare una classe politica degna e preparata, la trascuratezza del nostro territorio e danni ambientali, ed economici. La soluzione al problema è una sola affrontare l’ignoranza funzionale e di ritorno degli italiani avviando programmi educativi per gli adulti.

analfabetismo funzionale

Una scelta umana, lasciar morire il cancro capitalista!

Un’interessante approccio analitico per tentare di comprendere la società, può essere la scomposizione degli elementi (la cultura individuale, le istituzioni e le leggi, le abitudini, i limiti naturali, la produzione …), e la loro ricomposizione orientati verso l’evoluzione. Non c’è dubbio che esistono elementi più incisivi rispetto ad altri, ed elementi che frenano il processo evolutivo, ad esempio l’ignoranza funzionale (la cultura individuale). La cultura delle persone è senza dubbio l’elemento determinante che costruisce una società, mentre le teorie economiche e le istituzioni limitano i processi evolutivi. Le teorie sociali si “dividono” fra quelle che ritengono la società il risultato di una fusione tra le coscienze individuali (Durkheim), quelle che ritengono la società il risultato di un contratto fra individui a partire dagli interessi (Hobbes, Rousseau), e in fine quelle che pensano alla società come l’effetto dell’interazione tra uomini (Marx, Weber). Tutte queste teorie presuppongono che l’azione dell’individuo sia attivata da un soggetto auto cosciente e razionale. I limiti delle teorie sono che tendono ad autoescludersi creando dualismi, e che l’ordine sociale non può essere condotto esclusivamente all’intenzione soggettiva. Ad esempio, se osserviamo le recenti indagini sulla cultura delle persone, si intuisce che il soggetto auto cosciente e razionale non corrisponde alla maggioranza della società. Sapendo che le società sono dotate di strutture semantiche e cognitive possiamo intuire che senza un’adeguata crescita culturale di una parte importante della popolazione è difficile compiere evoluzioni sociali per migliorare la qualità di vita di tutta la società. Al di là dei livelli di istruzione, bisogna anche riconoscere l’involuzione di parti culturali della società che si muovono solo per interessi personali, e lo fanno a danno di una maggioranza di individui appositamente esclusi dall’opportunità di sviluppo umano.

L’ala capitalista americana post-keynesiana propone modelli economici per tenere in vita il capitalismo quando il sistema riduce la domanda (quando calano i consumi). Le ricette suggerite dagli economisti sono abbastanza note e scontate; in caso di recessione si attiva una politica espansiva per fronteggiare la deflazione del sistema capitalista. Fu un allievo di Keynes, Minsky a spiegare matematicamente l’instabilità del capitalismo, e in funzione di questa instabilità emerse la proposta della scuola post-keynesiana, che si distingue dalle posizioni neo-keynesiane rimaste legate ai modelli teorici neoclassici. I post-keynesiani ritengono che l’offerta di moneta risponde alla domanda (ribaltando la tesi della teoria neoclassica), mentre il fondamento teorico di questa corrente di pensiero poggia sulla domanda effettiva, cioè la produzione è influenzata dalla domanda aggregata (domanda di beni e servizi). I post-keynesiani osservano che il mercato non può raggiungere l’obiettivo della piena occupazione, per tale motivo suggeriscono l’intervento dello Stato, di fatto transitando dalla destra liberale, che sostiene il primato del libero mercato, verso soluzioni socialiste che ridistribuiscono le risorse attraverso la tassazione e le politiche industriali. Da questo punto di vista possiamo ricordare la diffusa disonestà intellettuale degli estimatori di Keynes, poiché fu Marx a spiegare egregiamente il funzionamento del capitale e la sua produzione di disuguaglianze che può essere contrastata dall’azione dello Stato, infine tutti gli economisti ortodossi ignorano la bioeconomia di Nicholas Georgescu-Roegen, poiché demolì la funzione della produzione del capitale, perché sbagliata. Oggi tutto il mondo è capitalista, e in Occidente ha prevalso l’ideologia liberale e neoliberale, convincendo le istituzioni politiche sulla neutralità delle politiche monetarie rispetto al mercato, in questo modo i soggetti politici hanno consegnato sia l’emissione monetaria e sia il controllo del credito al sistema privato bancario. In Oriente, gli Stati emettono moneta per investimenti di interesse generale, il caso più noto è quello della Cina ove esiste un’economia pianificata dal partito comunista che coincide con lo Stato. Le stesse zone economiche speciali presenti in Cina, sin dagli anni ’70, sono spazi per i liberisti che hanno favorito l’agglomerazione di industrie al fine di aumentare le conoscenze tecnologiche per le università cinesi. L’ideologia del libero mercato ha favorito la crescita del capitale ma l’ha fatto a danno delle comunità locali, pertanto è auspicabile un sistema economico diverso e non più improntato solo sulla crescita della produttività, che ignora l’entropia e i diritti delle persone. Per evitare errori del passato realizzati anche dallo Stato, oggi possiamo integrare l’approccio post-keynesiano con la bioeconomia, che trasforma l’economia in un sistema di flussi in entrata e in uscita per misurare gli errori della produzione e suggerire la costruzione di un sistema ecologico. In tal senso, le teorie migliori, cioè quelle che leggono e interpretano efficacemente l’attuale capitalismo neoliberista, emergono dalla scuola marxista che ha sviluppato la scuola ecologica, ed è capace di leggere correttamente sia le variazioni spaziali e quindi la circolazione del capitale, ma soprattutto la critica sociale e ambientale sui territori “centrali” e “periferici”.

Poiché le teorie economiche influenzano le azioni delle istituzioni, e le leggi sono coercitive nei confronti dei cittadini, e poiché gli ambienti istituzionali e la pubblicità determinano il comportamento degli individui si conferma il fatto che l’intenzione soggettiva non può costruire un ordine sociale. E’ anche vero che un insieme di azioni di gruppo (associazioni, gruppi di opinione) può cambiare l’ordine sociale (logica della relazione sociale), e persino influenzare gli ambienti istituzionali (elezioni) e del mondo produttivo (boicottaggio di marchi e prodotti). Durante gli ultimi trecento anni di diffusione della religione capitalista la declinazione che ha avuto più successo è quella liberale, oggi ne paghiamo tutta la sua stupidità: guerre, disuguaglianza e povertà. Se nel corso della storia umana avesse prevalso la parte culturale orientale, indiana (in riferimento ai nativi d’America) e aborigena, cioè se avesse prevalso quella cultura umana che ha una prevalenza animista e responsabile verso la natura, non saremmo a dubitare per l’estinzione dei popoli della Terra, ma vivremmo in pace e prosperità.

Le teorie economiche che si rifanno ancora all’obiettivo della crescita della produttività, non riescono a migliorare i loro modelli teorici poiché ignorano le leggi dell’entropia, inoltre sottovalutano l’evoluzione robotica adoperata dalle imprese realizzando l’ennesima incongruenza del capitalismo: lavoro senza lavoratori. La dimostrazione matematica della fallacia della funzione della produzione mostra che l’unica via percorribile è la bioeconomia di Georgescu-Roegen, ed accettare il fatto che l’evoluzione tecnologica sgancia il capitalismo dal lavoro, e quindi è necessario ripensare la società per garantire sostenibilità alle persone che non avranno mai un’occupazione. Il mostro capitalista, oltre all’impiego dei robot, aumenta l’accumulo del capitale grazie al valore fittizio delle azioni, confermando l’ipotesi del crescente distacco del capitale dal lavoro. Una società governata dal mercato, cioè controllata dalle imprese, aumenta i rischi per la nostra specie, poiché aumentano le disuguaglianze che generano frustrazioni, odio e disordini sociali mentre una ristretta élite degenerata, di banchieri e manager, si è assicurata un’esistenza prosperosa. La crescita continua del capitalismo sta distruggendo le risorse indispensabili per la nostra specie, mentre intere comunità ridotte in schiavitù attraverso la gabbia psicologica dell’economia e la violenza degli eserciti.

La recessione aiuta a riflettere circa l’incompatibilità fra capitalismo e specie umana. Lasciamo morire la religione più stupida del mondo e cogliamo l’opportunità dell’evoluzione sociale avviando la transizione sociale, ecologica e politica. La religione della crescita della produttività insita in quella capitalista non è la soluzione, poiché lo scopo della nostra specie non è produrre all’infinito e tanto meno consumare merci inutili. E’ fondamentale decolonizzare l’immaginario collettivo dall’economia che ha mercificato la natura e annichilito le persone, rendendole robot, apatiche, ciniche e violente. L’intero impianto giuridico e costituzionale che ereditiamo dall’epoca industriale favorisce relazioni di mera mercificazione; per questo motivo c’è un grande lavoro giuridico e culturale per ricostruire il senso di libertà, e di comunità, tipico della specie umana che si basa su relazioni di reciprocità e non di mero profitto. Per favorire l’evoluzione sociale è necessario investire in un percorso di conoscenza che porta alla felicità. Dobbiamo costruire una società, un modello sociale, che si ispira ai principi auto poietici, come la rigenerazione dei territori e delle aree urbane attraverso piani e progetti ispirati alla bioeconomia. Per favorirlo dobbiamo agire sul processo di auto coscienza delle persone. Interpreti di una sinistra più vicina al cambiamento furono André Gorz, Jacques Ellul, Ivan Illich, e Pier Paolo Pasolini, furono critici e precursori della società dei consumi, e del ruolo negativo della pubblicità televisiva. Pasolini intuì subito il ruolo negativo che i nuovi media avrebbero assunto per psico programmazione le persone in consumatori passivi, fotografando l’inizio della regressione culturale. Proprio questo è l’elemento chiave, poiché i dati (rilevati da Tullio De Mauro) mostrano l’incapacità di una parte importante della popolazione di comprendere ciò che legge, e l’ignoranza funzionale rallenta il processo di auto coscienza determinante per misurare la libertà degli individui. Lo schiavo perfetto è colui che non sa di esserlo.

Gli USA, che hanno innescato la recessione del sistema capitalista, sono un sistema federale con poteri e ruoli diversi rispetto all’obsoleta UE, e il Congresso americano deliberò proprio politiche espansive per ridurre i rischi della recessione. Se da un lato tali scelte hanno sicuramente ridotto i rischi sociali, queste hanno solo spostato in avanti l’agonia dei ceti meno abbienti. Lo stupido modello produttivo della crescita è stato salvato dalle mance del Congresso per sostenere la domanda interna mentre le risorse del pianeta subiscono il saccheggio delle imprese private a danno di tutta la popolazione mondiale che paga gli stili di vita indotti dalla pubblicità che favorisce i capricci degli occidentali. Le differenze sostanziali fra USA e UE è che i debiti pubblici non sono un problema negli USA, se il Congresso lo desidera più stanziare aiuti di Stato, anche se la prevalente cultura liberale non lo preferisce. L’UE è semplicemente il paradiso per gli ultraliberisti, poiché non solo esiste il “patto di crescita e stabilità” che limita gli investimenti, ma sono vietati gli aiuti di Stato. L’UE è un sistema politico propriamente feudale, poiché le decisioni più importanti sono determinate da organi non eletti dal popolo, e condizionate dalle lobbies. Se in Europa si rimuovesse la stupidità staremo molto meglio.

Dal punto di vista della struttura i modelli UE ed USA coincidono poiché sono strutture politiche di potere basate sul vassallaggio. Il modello americano non è affatto invidiabile per diverse ragioni banali: lo strapotere della Fed e di Wall Street, lo strapotere dell’industria della guerra e delle armi, le enormi disuguaglianze sociali, la povertà degli slums, il razzismo, la pena di morte, la scarsa partecipazione al voto, la sanità privata, l’agri industria che produce merda, la corruzione legalizzata attraverso i finanziamenti delle corporations, che selezionano i candidati, e possiedono i partiti con elezioni primarie truffa. In poche parole il predominio dell’avidità capitalista delle multinazionali americane è il virus che ha contaminato il globo, ha dissolto il comunismo russo, e inoculato la Cina. Il cancro ha colpito anche l’India che in prospettiva supererà la Cina, e queste società orientali, le più grandi al mondo, hanno già programmato l’imitazione degli stili di vita degli occidentali nei loro paesi, di fatto contribuendo a dare un colpo micidiale agli ecosistemi naturali che non potranno sopportare l’aumento della domanda aggregata. Per avere un’idea è sufficiente osservare che la somma della popolazione statunitense ed europea è di circa 820 milioni di abitanti, mentre la somma di Cina e India è di 2,5 miliardi di persone.

Le famigerate politiche espansive (la crescita della produttività) sono la causa della crisi ambientale, sociale ed economica, e l’Europa dovrebbe avere gli elementi culturali per ammetterlo proponendo un nuovo modello sociale e programmando l’uscita dal capitalismo. A mero titolo esemplificativo basti ricordare: l’estrazione di coltan per l’industria delle nuove tecnologie, la pesca industriale dove il 2% dei pescherecci cattura tutto il pescato mondiale (il tonno pinna blu è vicino all’estinzione), l’aumento globale del calcestruzzo per la costruzione di megalopoli, la deforestazione per l’allevamento di carni, la produzione globale di jeans che si realizzano su quattro continenti causando un enorme impatto ambientale. Le resistenze culturali sono grandi, ovviamente, prima di tutto poiché si crede alla scemenza che senza capitalismo non si possa costruire una società, e che tale società, si pensa demagogicamente, debba essere fondata sul lavoro, celando il desiderio recondito di un salario certo e sicuro e nulla di più, mentre altri ambiscono ad accumulare denari ritenendo che questo sia il fine della società. E’ proprio questo il castello psicologico da demolire: l’egoismo indotto dal capitalismo. Poi, una società senza il capitalismo è senza dubbio più serena, e il lavoro, banalmente, continuerà ad esistere poiché c’è molto da trasformare e aggiustare, soprattutto gli errori dell’industrialismo finalizzato alla mera produzione continua (prevenzioni dei rischi idrogeologici e sismici, bonifiche, piani di conservazione e recupero, agricoltura naturale, auto sufficienza energetica …).

Le classi dirigenti politiche occidentali non hanno l’autorevolezza morale per indicare un’evoluzione della specie umana, ma alcune istituzioni culturali, dall’America all’Europa, e anche in Asia hanno gli strumenti teorici e pratici per indicare l’evoluzione. Esistono anche gli strumenti giuridici e finanziari per programmare, pianificare e progettare la transizione. Oltre al necessario riequilibrio del rapporto fra uomo e natura, l’aspetto più straordinario attraverso l’uscita dal capitalismo è l’aumento dell’occupazione utile; si favorirà lo sviluppo umano risolvendo anche i crescenti problemi psicologici degli occidentali costretti in schiavitù in impieghi inutili e sottopagati.

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