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colletti-sporchiNel nostro immaginario collettivo quando pensiamo ad un furto rappresentiamo nella nostra mente il ladro che entra in casa e poi porta via i valori, pensiamo al furto di un’auto etc. Questi personaggi sono dilettanti allo sbaraglio.

Oggi il furto, quello che incide sull’intera economia e sul mercato italiano, è stato depenalizzato senza neanche cambiare il codice penale. I maestri incappucciati di questa strategia hanno iniziato a lavorare tanti anni fa, nella sede giusta: il parlamento italiano. Ma prima di mettere in atto il piano, parallelamente bisognava “lavorarsi” il popolo, distrarlo. Disinnescare il suo cervello, evitare che il popolo si ponesse delle domande ed isolare quei pochi che riusciranno a capire come rubare sia facile, quando si è al potere. Non è stato difficile, gli italiani sono già storicamente divisi dal teatro destra e sinistra, bisognava concentrare il controllo dei media nelle mani di pochi, fatto. Assecondare gli italiani sui loro svaghi e vizi, il calcio, e l’offerta di programmi televisivi ignobili, vuoti. Per garantirsi un futuro controllo duraturo, bisognava distruggere la formazione scolastica, secondo un’indagine OCSE la preparazione scolastica degli alunni italiani è la più bassa d’Europa, fatto. La maggioranza degli accademici universitari è sempre stata ben controllata, per formare una nuova razza di colletti bianchi per delinquere. Adesso l’applicazione del piano è un gioco da ragazzi. Oggi il potere invisibile sta raccogliendo i frutti della semina. La maggioranza degli italiani continua ad ignorare la politica, con la convinzione che bisogna tenersi lontano da essa e che sia meglio occuparsi solo della propria famiglia.

fratelli d'Italiatratto da Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, BUR Milano 2007, p.83: […] Secondo Di Bernardo, la collusione tra affari, massoneria e politica scoperta dalla Procura di Catanzaro ha radici lontane. “Questa lobby dei fondi pubblici non parte oggi, va indietro nel tempo. Quindi il coinvolgimento di certe figure non stupisce. Alcune voci circolavano già anni fa a Bruxelles e negli organismi europei. E circolavano a ruota libera.” Le conseguenze di questi nuovi scandali sul degrado della politica sono pesanti, secondo l’ex Gran Maestro. “Questi nuovi episodi creano una variabile disturbo sulla situazione politica di oggi. Ciò che più preoccupa è il fatto che cresciuto il cinismo, rispetto alle vicende che io stesso ho vissuto. Oggi c’è un’assuefazione al reato che rende il momento attuale di una pericolosa drammaticità. Il fatto che Prodi abbia ricevuto l’avviso di garanzia nell’ambito di un inchiesta così ampia è finito tra le notizie di seconda, terza o quarta pagina. Questo significa che si vuole indurre la gente a rassegnarsi, a far che dica: “Berlusconi era così, Prodi è così… ne verrà un altro e sarà come questi due”. In termini di senso civico c’è un degrado spaventoso. Io sono in contatto con alcuni “osservatori” all’estero e da lì la situazione italiana viene vista malissimo”.

[…] Con Raffi parliamo ora della massoneria italiana nel contesto dei rapporti di potere con quella internazionale. Nel 1992 si tiene al largo di Civitavecchia il famoso incontro del Britannia, a cui partecipano Prodi, Draghi ed altre figure chiave della finanza. E sembra che lì la massoneria internazionale concordi con i nostri esponenti un’ondata di privatizzazioni. Lì pare decidersi un attacco a molte aziende italiane: molte passano di mano, la cosa si ripeterà dopo con Bnl e Antonveneta, oggi con Telecom; e per tanti alti gruppi che si stanno sfaldando. C’è chi legge questi eventi come un attacco della massoneria internazionale a quella italiana. (Pinotti, Fratelli d’Italia, p.239)

Il potere invisibile citato da Norberto Bobbio, grazie alla rete di internet è sempre meno invisibile, ma grazie al digital divide, gli italiani informati rappresentano una nicchia molto debole.

a proposito della partecipazione, di NORBERTO BOBBIO, tratto da, l’età dei diritti, Einaudi, in ET saggi 478, Torino 1990, preso dal brano, la resistenza all’oppressione, oggi, p.167

A paragone della democrazia d’ispirazione rousseauiana, infatti, la partecipazione popolare negli stati democratici reali è in crisi almeno per tre ragioni: a) la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma il parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove; b) anche se il parlamento fosse ancora l’organo del potere reale, la partecipazione popolare si limita a intervalli più o meno lunghi a dare la propria legittimazione a una classe politica ristretta che tende alla propria autoconservazione, e che è via via sempre meno rappresentativa; c) anche nel ristretto ambito di un’ elezione una tantum senza responsabilità politiche dirette la partecipazione è distorta, o manipolata, dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc. La partecipazione democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera: la partecipazione popolare nelle democrazie anche più progredite non è né efficace né diretta né libera. Dal sommarsi di questi tre difetti di partecipazione popolare nasce la ragione più grave di crisi, cioè l’apatia politica, il fenomeno tante volte osservato e deprecato della spoliticizzazione delle masse negli stati dominati dai grandi apparati di partito. La democrazia rousseauiana o è partecipante o è nulla.

Il controllo è totale, i maggiori media e network nazionali sono ben asserviti ed allineati. Gli attuali rappresentanti eletti sono i migliori camerieri dei banchieri e delle corporations (società di profitto), essi sono dei bravissimi commedianti che durante le loro apparizioni televisive – tantissime purtroppo – recitano parti teatrali ed hollywoodiane da premio oscar.

Uno degli esempi più evidenti e vicini ai sudditi/cittadini di questo strapotere sono i Comuni. I sudditi difficilmente leggono la nostra Costituzione ed il proprio Statuto. Eppure è sufficiente leggere i poteri assegnati al Sindaco per aprire un po’gli occhi. Poi leggiamo dal vocabolario il significato delle seguenti parole: etica, morale, usurpatore, democrazia e monarchia. Il Sindaco/monarca può fare quello che vuole, favorire tutti gli amici e le persone che crede, per gestire servizi, beni demaniali e fare tanti milioni rubando a norma di legge. Prima non era così facile rubare, bisogna corrompere, versare tangenti, cercare il voto di scambio. Oggi non è più necessario correre questi rischi, gli Statuti modificati negli anni ’90 hanno eliminato le tangenti ed il voto di scambio. Chi vince prende tutti i suoi sostenitori e li fa assumere nelle società SpA, a carico di tutta la comunità, senza violare le regole poiché è consentito. In una comunità normale, tutto questo schifo sarebbe giustamente illegale.

Com’è stato possibile? Con il sostegno di tutti: parlamentari e Sindacati. L’intenzione, forse, era di migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione (P.A.). Ma invece di licenziare le persone che nel pubblico impiego fanno i lavativi, per assumerne migliori, si è deciso di introdurre l’uso del diritto privato nella P.A. Di fatto, gli Enti Locali “esternalizzano” i servizi alle società SpA inventate da Sindaci, Presidenti di Regione e di Provincia. In questo modo il rappresentante eletto non è direttamente responsabile dei loschi affari di queste società poiché non figura da nessuna parte.

A causa di questo sistema di regole immorali, da un decennio a questa, durante le campagne elettorali, si organizzano veri e propri Comitati di Affari per raggiungere i propri scopi o per consolidare le posizioni acquisite. Sono i cittadini stessi che abbandonati i vecchi uffici di collocamento, oggi centri per l’impiego, che chiamano i candidati per elemosinare un lavoro nelle società SpA, questo è umano, ma ha di fatto si è avviato un meccanismo vizioso secondo cui la raccomandazione, il leccare il c..o è la pratica migliore per sperare di arrivare alla fine del mese. Meritocrazia cancellata dal vocabolario.

C: format politici campani

Cosa stiamo aspettando?

Forse i nostri politici, in compagnia dei leader americani “democratici e repubblicani”, sono i peggiori del mondo, certo è tutto da dimostrare, ma i fatti dimostrano come non si deve governare. Da 14 anni, in barba al principio di sovranità i Governi italiani di destra e di sinistra (Berlusconi-Prodi) hanno sperimentato un Commissariato sui rifiuti che ha dato soldi alla FIBE-Impregilo SpA e danneggiato cittadini e territorio. “L’emergenza” creata ad arte, sbattuta su tutti i media, ha coperto adeguatamente lo sversamento dei rifiuti tossici nell’area fra Napoli e Caserta, iniziato circa 20 anni fa, facendo risparmiare miliardi di euro agli amici degli incappucciati. Adesso è stato arrestato l’Udeur, che in Campania vuol dire gestione dell’ARPAC (Agenzia per la protezione dell’ambiente). Votare oggi significherebbe comunque una sconfitta per i liberi ed onesti – ci sono ancora – cittadini campani, poiché vince sempre il Partito Unico destra-sinistra degli incappucciati stile Gelli. Insomma in materia di salute ed ambiente, bravissimi attori – i politici campani – hanno saputo gestire in maniera criminosa ogni struttura possibile. Fra un po’ scopriremo l’acqua calda, e cioè che nessun, o quasi, rappresentante eletto, e dirigente pubblico ha fatto in questi anni il proprio dovere, compresa la sonnacchiosa magistratura.

Per governare incontratati da sempre, c’è bisogno che i controllori – i magistrati – abbiamo tutti e due gli occhi chiusi, compresi i cittadini.

Mentre i cittadini hanno solo l’alibi della disinformazione forzata da più di 50 anni, i magistrati sonnecchiosi hanno la colpa di non fare nulla, e nella peggiore delle ipotesi, molto plausibile, di essere connivente e di perseguire scopi criminosi con i rappresentati eletti.

Ipotesi del genere, giustificherebbero la distruzione dello Stato di diritto a cui stiamo assistendo, dove solo un residuo gruppo di magistrati svolge il proprio lavoro e la maggioranza di essi, si gode i privilegi della casta.

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Cittadini, svegliamoci

Ecco alcuni strumenti per incidere sui potenti di turno. Il codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 7-3-2005 n.82) finalizzato alla semplificazione e al riassetto della normativa in materia di informatica nelle pubbliche amministrazioni.

Nuovi diritti dei cittadini:

  • diritto all’uso delle tecnologie (art. 3)

Non sarà più possibile quindi per un’amministrazione o per un gestore di pubblico servizio obbligare i cittadini a recarsi agli sportelli per presentare documenti cartacei

  • diritto alla partecipazione al procedimento informativo e all’accesso (art. 4)

In particolare i cittadini e le imprese hanno diritto di accedere a tutti gli atti che li riguardano e di partecipare a tutti i procedimenti in cui sono coinvolti tramite le moderne tecnologie informatiche

  • diritto di effettuare qualsiasi pagamento in forma digitale (art. 5)
  • diritto all’utilizzo della posta elettronica certificata (art. 6)
  • diritto alla partecipazione (art. 9)

Lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini

  • Diritto a trovare on line tutti i moduli e i formulari validi e aggiornati (art. 57)

Gli strumenti della P.A. digitale

  • Posta elettronica certificata (art. 6 e art. 48)
  • Firma digitale (art. 24)
  • Documenti informatici e il protocollo elettronico (artt. 30 ss., artt. 40 ss.)
  • I siti internet delle P.A. (artt. 53-54)

I siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro

  • Le carte elettroniche (art. 66)

Con l’applicazione del codice si possono effettuare seri controlli comodamente da casa, gli strumenti digitali sostituiscono le lettere inviate con Raccomandate, hanno stesso valore legale:

  • richiesta bilancio del proprio comune
  • richiesta di informazioni ed atti per la partecipazione in materia ambientale, ad esempio richieste alle Aziende Sanitarie, alle Agenzie Ambientali Regionali

Richieste del genere – Valutazioni Ambientali, indagini epidemiologiche, tossicologiche – per tutelare l’ambiente e la salute sono utilissime. L’Ente o il dirigente che non risponde compie una condotta omissiva – un non fare – atti di omissione d’ufficio, in materia di salute ed ambiente gli Enti pubblici hanno l’obbligo della risposta. Far leggere questi documenti ad esperti ci aiuterebbero a capire se tecnici e consulenti pagati dagli Enti compiono un altro illecito: falso ideologico.

Un importantissimo e vitale strumento di accesso alla giustizia, sostenere ed introdurre la vera Class Action (Azione Collettiva risarcitoria). Nella finanziaria 2008 è stata introdotta una pseudo Class Action, la legge va cambiata per avere una reale efficacia. Oggi il Giudice non ha il potere di quantificare economicamente il danno, rimandando il tutto ad una Camera Conciliatoria che scioglie la Classe di cittadini ricominciando dalle cause singole, di fatto non si ha un’azione di classe vera che consenta di togliere soldi percepiti danneggiando.

Ripristinare la sovranità monetaria. La sovranità, sancita dall’articolo 1 della nostra Costituzione, è stata violata poiché il potere di emettere moneta, e controllare il mercato, è stato concesso da politici corrotti ad una società privata, Banca d’Italia SpA prima e, poi la BCE SpA.

Introdurre principi e strumenti di democrazia diretta negli Enti Locali:

  • referendum propositivo legislativo
  • bilancio partecipativo deliberativo
  • elezione diretta del difensore civico

Applicare la Costituzione e far gestire i beni demaniali a società no-profit

diritto all’informazione e alla partecipazione in materia ambientale: il quadro giuridico e normativo di riferimento

Una sentenza della Corte dei Conti dell’87 così suonava: uno “degli strumenti di prevenzione (dell’ambiente) è proprio quello della responsabilizzante informazione dell’opinione pubblica sulle problematiche di tutela del bene ambiente“. Negli anni successivi si affermò una corrente dottrinale, nota col nome di “dottrina dei nuovi diritti civici” […] Il diritto all’informazione ambientale è divenuto un “diritto pubblico soggettivo“.

[…] Attualmente il VI programma d’Azione (2001-2010) prevede come strumento essenziale per il raggiungimento di precisi obiettivi in settori prioritari, come quelli del climatico o della gestione dei rifiuti, quello della sensibilizzazione dell’accesso all’informazione ambientale. In seguito nel corso della Terza Conferenza ministeriale europea sull’ambiente (Conferenza di Sofia, ottobre 1995) si crearono le premesse per indire una conferenza internazionale sull’informazione ambientale. La stessa fu dunque indetta ad Aarhus, e il suo frutto fu la Convenzione del 25 giugno del 1998, ratificata dall’Italia con la L. n. 108 del 16 marzo 2001, ed entrata in vigore il 20 ottobre 2001. Essa fondò i tre grandi pilastri di democrazia ambientale: diritto d’accesso all’informazione ambientale, diritto di partecipazione pubblica alle decisioni in materiale ambientale e diritto di accesso alla giustizia; accompagnati e rafforzati da alcune misure anti-inadempimento.

Al fine di recepire i principi della Convenzione sono dunque state emanate due nuove Direttive comunitarie: la Direttiva 2003/4/CEE sull’accesso e la 2003/35/CEE sulla partecipazione.

Con riferimento all’accesso, la recente Dir. 2003/4/CEE del 28 gennaio 2003 da un lato abroga la Dir. 09/313/CEE e dall’altro recepisce al suo interno del diritto comunitario alcune disposizioni della Convenzione di Aarhus. In particolare recepì il principio per cui la P.A. non solo deve consentir l’accesso ma deve anche attenersi autonomamente per raccogliere le informazioni, per aggiornarle, e per metterle a disposizione del pubblico mediante banche dati elettroniche, pubblicazioni annuale e altro. In più la Convenzione aveva previsto che le autorità pubbliche incoraggiassero il richiedente le informazioni, ma la disposizione non fu trasposta. Infine la Convenzione sancì quanto alla legittimazione soggettiva che l’accesso alla informazioni ambientali deve essere riconosciuto in maniera incondizionata a tutti, a prescindere quindi dalla prova dell’interesse, dalla ragione o lo scopo per cui si richiede l’accesso, dalla nazionalità o dalla cittadinanza o dal domicilio richiedente. Sono stati invece recepiti gli ampliamenti dei concetti di informazione ambientale e di autorità pubblica rispetto alla normativa precedente.

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Da una decina di anni a questa parte sono sorte società municipalizzate/partecipate SpA che gestiscono beni demaniali come gli acquedotti. Poiché forme societarie come le SpA hanno come primo interesse il profitto, viene male applicatoqualcuno-vuol-darcela-bere il principio dell’interesse pubblico alimentando voto di scambio ed illeciti proventi a pochi privilegiati amici dei Sindaci. Infatti sono i Sindaci, tramite poteri espressamente conferiti dallo Statuto del Comune, che nominano discrezionalmente i dirigenti di tali SpA. In questo quadro normativo e pratico si può dichiarare che queste persone sono usurpatrici di beni demaniali. I principi costituzionali dicono chiaramente che i beni demaniali sono inalienabili, ma non è di questo che bisogna preoccuparsi, in quanto le società di diritto privato operano in mercato di monopolio ma concessionari, e l’Ente pubblico, proprietario del bene, può in qualsiasi momento ritirare la concessione per ragioni di interesse pubblico.

[…]In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione.
I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione […]

Ma è proprio questo principio che non torna con l’attuale gestione. Le legge Galli, che tratta la materia, consente ad una società privata di gestire gli acquedotti, e fin qui nulla da dire. Inoltre vi sono i principi di efficienza e di economia, la pubblica amministrazioneche non vengono altresì garantiti. Ma partiamo dall’interesse pubblico. Stiamo trattando il tema dell’acqua e delle condotte idriche, per cui il principale interesse per il popolo sovrano è che il bene sia sicuro e disponibile. In secondo luogo, gestire gli acquedotti non vuol dire trarne un profitto primario, per chiunque sia a farlo, lo Stato o un privato, per una ragione molto semplice e banale. L’acqua è presente in natura, non è creata dall’uomo e tutti gli essere viventi del mondo dipendono dalla sua giusta conservazione, per cui sarebbe una violazione intollerabile se qualcuno la possedesse anche indirettamente gestendo gli acquedotti e ne traesse un profitto economico primario. Ebbene, questo è quanto invece sta accadendo, in barba ai principi costituzionali ed alle leggi mondiali (diritti inviolabili dell’umanità), europee ed italiane. I beni demaniali, come gli acquedotti, non possono e non devono essere gestiti da società di profitto, tutto qua.

Sotto il profilo affaristico/criminale si intuisce bene la ragione per cui vi siano queste società SpA, lo lascia intendere il bene stesso: l’acqua. Nessuno può vivere senza di essa, e quindi il suo uso e consumo trasformato in commercio rende inevitabilmente ricchi i gestori degli acquedotti. L’affare è garantito da leggi studiate ad arte, e dalla sonnolenza inaudita di chi deve controllare.

il diritto non deve mai essere adeguato alla politica, ma la politica deve essere sempre adeguata al diritto. Immanuel Kant, 1797

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età dei dirittiL’ennesima violenza sul popolo sovrano. La responsabilità di queste azioni di violenza hanno nome e cognome: Guido Bertolaso sotto incarico del Presidente del Consiglio Romano Prodi. L’articolo 1 della NOSTRA Costituzione decanta:

1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.Democrazia=governo del popolo, non di Prodi e Bertolaso.

La sovranità è del popolo, non di Prodi e Bertolaso.

Ma sono responsabili di questo schifo anche tutti i Sindaci della Campania e tutti i Presidenti dei Consorzi deputati alla raccolta differenziata, che in questi anni non hanno fatto niente. L’atto politico più bello sarebbe quello di fare ognuno il proprio dovere, da domani mattina, da subito. Il primo passo è attuare la raccolta differenziata porta a porta in tutti i Consorzi. Cosa ci mettono in discarica se si differenzia tutto? Poco o nulla di nocivo. L’obiettivo deve essere il Piano Rifiuti Zero, ed i Consorzi possono attuarlo senza problemi, senza alibi, che cavolo hanno fatto in questi anni? Pagati e stipendiati da noi. Sono tutti nostri dipendenti, i poliziotti che hanno picchiato liberi cittadini, i Consorzi, Bertolaso e Prodi sono nostri dipendenti. Vanno tutti processati per violenza e percosse al popolo sovrano, hanno violato la Costituzione, e privato i cittadini delle loro libertà fondamentali.

In questo caso ci vuole un’azione legale di risarcimento del danno da chiedere ai Sindaci, ai Consorzi e Bertolaso, ed ai poliziotti che hanno usato violenza, hanno tutti responsabilità dirette. E sarebbe meglio farlo con un’azione legale collettiva (Class Action) da introdurre immediatamente.

Repubblica democratica: forma di governo nella quale tutte le cariche pubbliche, compresa quella che rappresenta l’unità nazionale (Capo dello Stato), si riconducono direttamente o indirettamente alla volontà e al consenso del popolo come loro unica fonte.

Sovranità: potere supremo di governo. Appartiene esclusivamente al popolo nella sua globalità e non più a Dio (concezione teocratica) o al monarca (concezione dinastica), ma può essere esercitato soltanto nei modi e nelle forme previste dalla Costituzione.
Cittadino: individuo che appartiene ad un determinato Stato ed è titolare dei diritti di partecipazione politica (che si esercitano secondo il suo ordinamento) e dei relativi obblighi

Popolo: insieme di individui, titolari esclusivi della sovranità e legati allo Stato da un rapporto di cittadinanza, che convivono in un determinato territorio sotto la potestà d’un governo retto da un ordinamento giuridico originario, indipendente ed autonomo da essi voluto.

Diritti inviolabili dell’uomo: esprimono le libertà e i valori fondamentali e irrinunciabili della persona umana. Le pubbliche autorità possono solo limitarne temporaneamente l’esercizio (col rispetto di precise garanzie), ma non sopprimerli, pena il sovvertimento dell’assetto costituzionale. Essi costituiscono sia una sfera intangibile della persona che un limite invalicabile per il legislatore. Sono, inoltre, inalienabili e non possono essere oggetto di rinuncia o perdita per mancato esercizio.

Interessi legittimi: consistono in posizioni di vantaggio nei confronti di una pubblica amministrazione (verso la quale però, si noti, si può anche avere un diritto), e sono tutelabili in giudizio solo se sussista e debba essere tutelato un corrispondente e superiore interesse pubblico.

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Dobbiamo sapere che esiste uno strumento legale, per i cittadini, molto utile, per i casi in cui, le amministrazioni locali hanno intenzione di intraprendere “strade pericolose” per la costruzione di impianti sottoposti alla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale).
L’Italia e la Convenzione di Aarhus
L’Italia è fortemente impegnata nell’attuazione della Convenzione sul piano sia nazionale che internazionale; il suo ruolo è particolarmente rilevante:
È stata uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Aarhus, il secondo dell’Unione

tratto dal Testo Valutazione d’Impatto Ambientale, a cura di Virginio Bettini, UTET

valutazione dell'impatto ambientaleAspetti legali internazionali della Valutazione di impatto ambientale
La Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni,
la partecipazione pubblica nei processi decisionali e l’accesso alla giustizia nelle dispute ambientali

La Convenzione di Aarhus è un trattato regionale negoziato sotto l’auspicio dell’UNECE il 25 giugno del 1998. Le ONG (Organizzazioni Non Governative) hanno rivestito un ruolo fondamentale nella fase di negoziazione e di stesura della Convenzione considerando la situazione di tutti i partecipanti al processo.
La Convenzione deriva dal Principio 10 della Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo, che dichiarava che ogni individuo deve avere accesso alle informazioni che riguardano l’ambiente in possesso dalle autorità pubbliche. Essa si basa su tre elementi: la determinazione di regole e le richieste ai governi di rendere disponibili le informazioni sull’ ambiente; la definizione di gruppi di interesse che partecipino ai processi decisionali e il diritto del pubblico di rivolgersi alla giustizia e ai provvedimenti giudiziari nei confronti dei governi per non aver adempiuto gli obblighi legali della Convenzione.diritto all'ambiente
Questa Convenzione rappresenta un nuovo tipo di accordo ambientale che unisce le ragioni ambientali e quelle umane stabilendo che lo sviluppo sostenibile possa essere raggiunto solamente attraverso il coinvolgimento di tutti i responsabili e cercando di legare i doveri di governo con la protezione ambientale. La Convenzione non è solo un patto ambientale, è anche uno strumento legale per la responsabilità del governo, la trasparenza e la sensibilità alle problematiche. La Convenzione di Aarhus difende i diritti dei pubblici cittadini e impone agli Stati e alle autorità pubbliche obblighi riguardo l’accesso alle informazioni, alla partecipazione pubblica e alla giustizia.
La Convenzione definisce come pubblica «una o più persone fisiche o legali e, in accordo con la legislazione nazionale, le sue associazioni, organizzazioni o gruppi» (art. 2 (5». Essa stabilisce che le autorità pubbliche, in risposta alla richiesta di informazioni, debbano renderle disponibili senza pregiudizio alcuno e nella forma richiesta (art. 4 (1)). L’informazione deve essere resa accessibile nel minor tempo possibile, al più tardi entro un mese, salvo che la complessità del problema non giustifichi l’estensione di questo periodo sino a due mesi (art. 4 (7)). La richiesta può essere rifiutata per ragioni di riservatezza, relazioni internazionali, difesa nazionale o pubblica sicurezza, diritti di proprietà intellettuale, interessi di terzi ecc. (art. 4 (4)).
Per ciò che concerne la partecipazione pubblica, la Convenzione stabilisce
che il pubblico interessato debba essere informato dall’autorità responsabile sul-. la procedura decisionale che riguarda l’ambiente, in relazione all’attività proposta e sulla natura della possibile decisione e se l’azione è soggetta a una procedura di valutazione di impatto ambientale nazionale o transfrontaliero (art. 6 (2)). Essa contiene, inoltre, un provvedimento circa la partecipazione pubblica per ciò che concerne piani, programmi e politiche in relazione all’ambiente (art. 7), stabilendo che il pubblico debba partecipare all’interno di una cornice di trasparenza e onestà.
Infine, per ciò che riguarda l’accesso alla giustizia, la Convenzione stabilisce che, chiunque ritenga che la propria richiesta sia stata ignorata o ingiustamente respinta, abbia diritto ad accedere al processo di revisione prima di una corte di giustizia o di un altro organo indipendente e imparziale (art. 9).

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Illustrissimo Senatore Marco Pecoraro Scanio,
sono Giuseppe Carpentieri, cittadino salernitano, ci siamo conosciuti in occasione della manifestazione chiamata La Scienza in piazza, il 16 giugno 2006, p.zza Flavio Gioia. C’erano Grillo e Montanari. Si ricorda?
La scrivo affinché si faccia chiarezza e si ponga fine allo scempio ambientale che da anni ha strangolato la valle dell’Irno, mi riferisco al caso fonderie Pisano e non solo.
Non le chiedo un semplice intervento per raccontarci cosa sia successo e cosa stia accadendo, al di là dei procedimenti giudiziari in corso. Come cittadino in primis, mi preoccupa la tutela della salute, mia, della mia famiglia, di tutti i cittadini e degli operai delle fonderie Pisano, grandi esclusi dai media locali e non solo.
Il 3 settembre 2006 in una Assemblea di Zona organizzata e promossa dai cittadini si è discusso del problema fonderie e si è deciso di intervenire, da soli contro tutti, poiché stanchi di essere presi in giro. Come cittadini da un lato non spetta a noi dare giudizi definitivi della lunga e penosa vicenda, e dall’altro, ahimè, abbiamo ben compreso a quale gioco siamo sotto posti, qui i grandi assenti, prima di tutto siete stati voi politici. La mia non vuole essere un’accusa strumentale, ma è una certezza. La mancata azione preventiva ha fatto si che l’intero territorio sia stato inquinato in maniera irreversibile.
L’elenco dei diritti costituzionali violati, per primo il diritto alla salute, sarebbe inutile farlo.
Per cui le chiedo, di svolgere semplicemente il suo dovere, quale concittadino, di impegnarsi in prima persona.
Le chiedo di far attivare, tramite le Asl, un’indagine epidemiologica circoscritta all’intera area della valle dell’Irno, quindi i Comuni di Salerno, Pellezzano e Baronissi.
Le chiedo di far visitare in primis i dipendenti dell’azienda Pisano, ed i gruppi familiari che vivono di fianco alla suddetta ditta. Sono le persone che da anni hanno respirato veleni e quindi speriamo di salvarle.
Le chiedo di far attivare un serio controllo ambientale sull’intero territorio. Ci sono numerosi alberi da frutto in orti privati in quell’area, chissà quanti di questi frutti contaminati da polveri sottili sono stati ingeriti?
Sono questi gli aspetti e le questioni più urgenti per cominciare a comprendere il livello d’inquinamento e l’impatto dal punto di vista sanitario.
Dal lato giudiziario, i cittadini hanno le idee abbastanza chiare, e saranno loro a decidere quali strade intraprendere. Le responsabilità di tale scempio sono evidenti, nessuno escluso. E’ evidente il mancato ruolo di controllore da parte di tutte le Istituzioni, locali e non. Altrimenti non si capisce come può un’azienda, priva di V.I.A. (Valutazione d’Impatto Ambientale), continuare ad operare. Questo emerge in data 22/09/04 da un verbale della polizia Municipale. Ed il Sindaco di allora, pur avendo il potere di farla chiudere nulla fece, e così anche il Ministro dell’Ambiente.
Intervenga subito!
Distinti saluti
Giuseppe Carpentieri

un collegamento sul meetup nazionale per compiere ricerche sull’epidemiologia, la prevenzione ambientale e medica

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32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti . Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge . La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Con il termine principio di precauzione si intende una politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse, in materia di tutela dell’ambiente naturale, difesa della sicurezza alimentare e della salute umana e animale.

Dalle notizie dei quotidiani e sul web, ciò che manca e lascia sconforto sono due parole: cittadini e precauzione. Il nuovo sequestro delle Fonderie Pisano (dal Mattino) sicuramente blocca l’emissione degli inquinanti, ma non ripara il danno causato da anni di cattiva gestione. Non restituisce ai cittadini la dignità di poter vivere sapendo di non dover morire fra trent’anni di cancro, tumore, o spendere soldi per i farmaci, per l’asma, la leucemia, e problemi cardiovascolari.
Intanto la chiusura è durata 24 ore. (dal Mattino)
Siamo a fine 2006, le Fonderie Pisano sono attive dagli anni ’60 (secolo scorso), perchè ci si accorge dell’inquinamento solo da pochi anni? I giudici stabiliranno le eventuali responsabilità degli amministratori dell’azienda. Ma chi doveva controllare è esente da colpe? La protesta dei cittadini non è iniziata ieri. Da una breve ricostruzione, risulta una denuncia fatta nel 2003, ma un’altro cittadino presente all’Assemblea del 3 settembre, ha dichiarato di aver sporto denuncia già dal 1993.
Non si capisce perché nessuno abbia predisposto una seria indagine epidemiologica su tutta l’area della valle dell’Irno. Le indagini giudiziarie sono solo una goccia nel mare di problemi causati dall’irresponsabilità di amministratori e non.
Come al solito i cittadini devono badare a loro stessi senza l’aiuto delle Istituzioni, Asl e politici davanti a tutti. Dov’erano i politici quando si continuava ad inquinare? Dov’erano i medici della Asl, pagati con le nostre tasche?
I grandi assenti e responsabili del controllo della nostra salute hanno un nome ed un cognome. Il magistrato fa il magistrato, il medico dovrebbe fare il medico, il politico dovrebbe controllare. I responsabili politici sono i Sindaci che hanno amministrato, i direttori della Asl, e l’ARPAC. Quindi i cittadini oltre a prendersela con chi inquina direttamente dovrebbero sapere che questi enti pagati dallo Stato, cioè da noi, se avessero fatto semplicemente il loro dovere non ci troveremo in una situazione così grave. Perché gli operai non si rivolgono ai loro sindacati, all’INAIL per farsi controllare il sangue, i polmoni e tutto il resto? E magari vanno da diversi medici, così per paragonare i vari studi, non si sa mai che risultassero sani da una parte e malati dall’altra, sono cose che capitano. E già, perché altri assenti sono proprio i sindacati, io credo che il diritto alla salute sia più importante del lavoro, a cosa serve il lavoro se poi fra vent’anni devi morire per un male che potevi evitare? Magari cercando un lavoro più sano, più cautelato. Il territorio inquinato in maniera irreversibile non tornerà più come prima. I metalli sversati non compatibili col terreno rendono l’area pericolosa per salute, soprattutto le polveri ultrafini depositate e presenti nelle piante circostanti. Piantare, in quell’area, un albero da frutto e cibarsene è pericoloso. Rendersi conto della pericolosità è semplice, basta analizzare un limone, coltivato in zona, e verificare la presenza del particolato (Pm10, Pm2,5. Pm1) e quale origine abbia. La stessa sostanza, il particolato, è sicuramente presente nelle persone che lavorano, nell’impianti, e le persone che vivono nelle zone circostanti. Ma c’è una differenza, chi lavora usa delle precauzioni, i cittadini no. Quindi è probabile che l’operaio attento abbia respirato meno sostanze rispetto al normale cittadino. Le sostanze più inquinanti e pericolose sono quelle che non si vedono ad occhio nudo, poiché più fini, più piccole e quindi riescono a passare meglio nei polmoni e poi nel sangue. Le fonderie che in prevalenza producono ghisa hanno forni che lavorano a temperature relativamente alte. Sono inquinanti, ma possono adottare seri provvedimenti per ridurre questo tipo di sostanze (particolato).

Rischio d’inquinamento da polveri nel comparto della fonderie, Regione Marche, INAIL

dal sito dell’APAT, governo, fonderie di II fusione, strategie di miglioramento, prevenzione e controllo dell’inquinamento

videoconferenza di Stefano Montanari, direttore scientifico della Nanodiagnostics s.r.l.

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