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Posts Tagged ‘democrazia rappresentativa’

Una nuova e immensa onda mediatica e manipolatrice invade i pensieri degli italiani e poiché il mantra dei media difficilmente si divulga per migliorare la società, possiamo stare tranquilli che tutto cambierà per non cambiare nulla. Mi riferisco agli impulsi emotivi generati dalla ridondanza degli scandali nella pubblica amministrazione. Non facciamolo sapere in giro ma la corruzione è un fenomeno che riguarda gli individui e non le istituzioni, questa piccola osservazione di carattere culturale ovviamente esprime un linguaggio e una comunicazione di senso molto diversa dal linguaggio dei partiti politici che raccolgono consenso non per merito proprio ma per demerito altrui. I media stessi aumentano i propri introiti pubblicitari e il proprio reddito solo attraverso l’ampliamento e l’enfasi di racconti scandalosi, che parlano alla pancia dei consumatori.

Non fatelo sapere in giro, ma tutta la pubblica amministrazione è stata riformata negli anni ’90 ed il processo di privatizzazione si è completato nei primi anni del nuovo millennio. Non fatelo sapere in giro ma se oggi sembra che ci sia più corruzione è solo una percezione e la rappresentazione di un sistema relazionale presente in tutte le istituzioni pubbliche e private. La corruzione era presente già nel Regno d’Italia, si amplifica col regime fascista e si consolida nel secondo dopo guerra. Fu il regime di Mussolini che coniò il motto: “il fascismo si serve non serve” e fu così che le imprese come Fiat, Ansaldo e molte altre poterono ampliare i propri dividendi occupando direttamente i Ministeri, e dopo la fine della guerra la preoccupazione dei politici era quella di evitare che i nuovi occupanti, le imprese americane, decidessero direttamente del destino degli italiani. I fatti storici raccontano come i gerarchi fascisti agivano nei propri interessi personali, fra i più corrotti ci sono Roberto Farinacci, Giuseppe Volpi, Costanzo Ciano, Leandro Arpinati, Edmondo Rossoni, Edmondo Balbo, Ulisse Igliori, Emilio De Bono. Il regime fascista mostrava come il famoso conflitto di interessi toccava direttamente i vertici delle istituzioni politiche, visto che politici e imprenditori coincidevano, abusando dei propri ruoli per usare i soldi pubblici a fini privati. Lo stesso Mussolini sapeva usare bene il denaro pubblico per mantenere il potere.

La corruzione è stata sfruttata come strumento per chiudere i partiti. In buona sostanza i fascisti rubavano direttamente agli italiani mentre fino all’esistenza dei partiti, i politici rubavano agli italiani per ridistribuire secondo gli interessi dei partiti, oggi rubano per interesse personale e per conto delle multinazionali. Possiamo riassumere secondo tali slogan: “la monarchia e il fascismo si servivano e non servivano al popolo“, “i partiti servivano ai gruppi“, “i politici di oggi sono asserviti alle multinazionali“. Se questa può apparire una semplificazione troppo veloce, in effetti lo è, poiché dal secondo dopo guerra, nonostante tutto, ci sono anche buoni esempi di amministrazione ma l’attenzione vuole essere indirizzata su noi stessi, complici di buone e cattive azioni poiché la nostra apatia ha favorito la trasformazione dei fenomeni corruttivi. L’onda mediatica serve a conservare questa apatia per impedire un risveglio delle coscienze, ed i demagoghi e populisti sono funzionali a processi di trasformazione della società verso i regimi autoritari. Fateci caso, i mass media danno ampia pubblicità proprio ai demagoghi.

Non fatelo sapere in giro, ergo la corruzione è un fenomeno che riguarda gli individui, e tali individui quando ricoprono ruoli istituzionali si comportano di conseguenza, dai sistemi medioevali e feudali, passando per la monarchia ed i sistemi rappresentativi. E’ certo che i sistemi gerarchici: feudi, monarchie e regimi siano sistemi viziosi in quanto tali, poiché le decisioni sono auto referenziali, poiché prive di quel carattere democratico tipico dei sistemi parlamentari ove c’è confronto e dialogo, a meno che non siano governate da uomini illuminati e altruisti, condizioni più uniche che rare. Fateci caso, il nostro Parlamento non decide più niente, si limita a ratificare le proposte del Governo.

Non fatelo sapere in giro, ma le democrazie rappresentative stanno per essere cancellate ed il comportamento di numerose istituzioni, apparentemente democratiche rappresentative, mostrano già il passaggio al neofeudalesimo poiché le decisioni sono prese dagli organi esecutivi (mai elettivi) e le stesse istituzioni portano avanti gli interessi delle multinazionali (“i politici di oggi sono asserviti alle multinazionali“). E’ il tipico caso dei Comuni, ormai organizzazioni feudali ove i cittadini delegano a una sola persona il ruolo di gestire i servizi locali. E’ nei Comuni che si presentano le prime occasioni di clientele. In tutti i livelli istituzionali Comuni, Provincie e Regioni, gli eletti non fanno politica ma si limitano ad approvare scelte preparate da dirigenti e funzionari, e le aziende fornendo le linee guida proprio ai dipendenti pubblici possono facilmente guidare la politica, senza alcun disturbo. Il paradosso è che i dirigenti e i funzionari pubblici ricevono premi monetari proprio sul raggiungimento dei risultati, come in un’azienda privata, e spesso gli obiettivi sono gli interessi delle aziende. Questo processo fu preconizzato e scritto in un testo molto eloquente: Strategia del colpo di Stato; Manuale pratico. Non fatelo sapere in giro ma la corruzione è legale!!!

Non fatelo sapere in giro, ma da quando i processi amministrativi sono stati privatizzati gli organi esecutivi locali deliberano secondo criteri privatistici e di massimizzazione dei profitti, ergo la corruzione è stata legalizzata poiché il finanziamento alle attività politiche provengono da imprese private, spesso imprese che gestiscono i servizi pubblici locali in regime di monopolio di fatto, ergo la corruzione è legale, ma non fatelo sapere in giro.

Tutti coloro i quali parlano di scandali e tutti i coloro i quali raccolgono consensi dall’indignazione dei cittadini, non solo non hanno interesse nel proporre cambiamenti circa la pubblica amministrazione (nei loro programmi non esiste alcun punto su questo argomento), ma fremono nel sostituire i politici corrotti per accedere a uno stipendio fisso, nella migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore saranno i servi degli interessi privati di aziende che si occupano di fare impresa come previsto dal proprio programma elettorale. In tal senso non esiste un politico che sia in grado di fare l’interesse generale poiché la formazione e la selezione del politico, come accade negli USA, è frutto di un processo selettivo mediatico guidato direttamente e indirettamente dagli interessi particolari delle aziende. Ergo, non fatelo sapere in giro la corruzione è già stata legalizzata. Non fatelo sapere in giro ma nessun partito si preoccupa e si occupa di applicare processi selettivi interni attraverso il merito e la cultura, la ragione è banale: a nessuna azienda interessa interloquire con persone libere, e soprattutto con persone capaci di interpretare e applicare valori etici universali poiché questo aspetto non rientra nella logica del fare profitto. Non fatelo sapere in giro!!!

Se gli italiani intendono ridurre la corruzione, soprattutto se il primo partito quello del non voto, intende scendere in campo deve creare un soggetto nuovo: un movimento politico culturale che applica il merito e si liberi dell’invidia sociale e dell’avidità, un soggetto che conosca, valorizzi e sperimenti la democrazia interna, un soggetto che formi leaders e che usa la cultura per creare progetti socialmente utili e soprattutto studiare la bioeconomia. In questo modo gli italiani potranno avviare un cambiamento radicale, scevri dalle derive neofeudali e autoritarie che stanno appestando tutti i partiti politici, sempre più simili ai regimi d’inizio secolo Novecento, basti ascoltare il linguaggio, osservare i comportamenti e soprattutto il vuoto culturale che rappresentano. Non fatelo sapere in giro!!!

Mussolini: soldi, sesso, segreti. La grande storia.

La Grande Storia, programma RAI

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La democrazia rappresentativa non c’è più. Se volessimo individuare una data come spartiacque è doveroso citare il 1981, anno in cui Berlinguer scattò una fotografia della realtà, ed è lo stesso anno in cui il Governo Forlani avviò il processo di privatizzazione della Banca d’Italia. Per capire perché la democrazia rappresentativa, ormai, non c’è più (la democrazia: governo del popolo, non c’è mai stata) è necessario aprire un dibattito sulla cultura degli italiani, la società e l’influenza psicologica della moneta e del capitalismo sulle persone. Un’indagine sul capitalismo inteso come industrializzazione, lavoro di schiavitù, pubblicità e nichilismo che svuota l’individuo di spiritualità, creatività e senso della vita riducendolo in una condizione di animal laborans, come direbbe Hannah Arendt. Questo non è l’ambito corretto, ovviamente, ma quello ove porre dubbi, domande, riflessioni e osservazioni. Al tema degenerativo dei partiti, aperto da Berlinguer, bisogna aggiungere la trasformazione della società attraverso i sistemi mass mediatici, tema avviato da Pasolini; poi la cultura degli italiani, tema affrontato da Tullio De Mauro, e in fine l’assenza di sperimentazioni democratiche come quelle presenti in Svizzera, che hanno consentito di formare ed educare i cittadini alla democrazia diretta, metodo che responsabilizza gli abitanti rispetto al processo decisionale della politica. Ovviamente non ci si dimentica dei fattori storici, come la sconfitta della seconda guerra mondiale e la colonizzazione dei vincitori attraverso il prestito (Piano Marshall) e il nuovo ordine economico mondiale, il cinema hollywoodiano, l’industria, la pubblicità e l’ideologia del progresso inteso come crescita infinita e sostegno al nichilismo. Per capire la complessità del nostro Paese è necessario studiare l’Ottocento e il Novecento, cioè a partire dagli Stati preunitari (1848 primavera dei popoli), l’industrialismo di inizio secolo e le politiche socialiste, il fascismo e l’inizio del secondo dopo guerra; in quei secoli troveremo molte risposte soprattutto attraverso lo studio delle tecnologie, delle scoperte scientifiche e delle vicende monetarie. Scopriremo che già nell’Ottocento furono soppresse tutte le speranze per creare l’uomo libero e che la monarchia, le rivoluzioni, i regimi autoritari, e le democrazie rappresentative servirono, col senno di poi, a far crescere l’accumulo di capitali per alcune oligarchie e l’invenzione del capitalismo è servito a questo, mentre il comunismo, anch’esso come il capitalismo, ha favorito il materialismo attaccando la spiritualità degli esseri umani. Oggi, possiamo osservare che capitalismo e comunismo si trovano sullo stesso piano ideologico della crescita, mentre l’educazione scolastica ha lasciato credere che fossero filosofie opposte. Esse si sono distinte solo per la gestione monetaria, cioè fra chi preferisce che le decisioni siano lasciate al cosiddetto libero mercato e chi preferisce un controllo dello Stato. Entrambe hanno sbagliato, poiché entrambe ignorano le leggi della natura che governano la vita su questo pianeta. Entrambe le visioni contraddicono una delle virtù indicate da Aristotele, e cioè la crematistica, l’arte di fare gli acquisti per evitare l’accumulo, poiché l’accumulo è il segno del vizio e dell’usurpazione delle risorse, a danno delle future generazione.

Se è vero che gli italiani, durante gli anni ’60 fino agli anni ’80, delegavano e partecipavano in massa ai due grandi partiti, DC e PCI, è altrettanto vero che i partiti stessi non favorivano la libera partecipazione ma la cooptazione controllata. Quando i partiti decisero di aderire alla “terza via”, di introdurre le politiche liberali a sinistra e di privatizzare la Banca d’Italia, e persino i processi decisionali della politica, parallelamente si aprì la stagione “moralizzatrice” (anni ’90) per allontanare i cittadini dai partiti. Si trattò di favorire il nichilismo imperante, operazione riuscita, affinché le SpA potessero diventare i cooptatori dei leaders politici, addomesticati nei think tank inventati dalle stesse SpA, banche e assicurazioni affinché la religione della crescita potesse favorire quel processo di privatizzazione delle decisioni anche nelle pubbliche istituzioni, sorto nell’epoca industriale grazie al pensiero liberale di Adam Smith. Oggi i partiti si trovano in uno stato di degenerazione totale poiché hanno cancellato ogni tipo di relazione umana e ogni tipo di riflessione etica, in quanto decidono e cooptano le persone attraverso consultazioni a mezzo internet, facilmente manipolabili con un click a seconda dei capricci di qualcuno. Pericle avrebbe detto che questi partiti sono inutili; Platone avrebbe detto che sono pericolosi poiché l’agire è privo di etica, e Socrate avrebbe detto che assistiamo al trionfo dei sofisti poiché le opinioni prevalgono sulla razionalità. Heidegger direbbe che oggi è la tecnica (informatica) che controlla le decisioni politiche e non più la ragione umana guidata dall’etica; insomma un sistema profondamente machiavellico che non conduce alla felicità.

La sintesi di questo percorso degenerativo è semplice: sostituire la democrazia rappresentativa con l’oligarchia feudale poiché il sistema gerarchico verticale, è soprattutto non trasparente, ha una struttura decisionale più veloce ed efficace ai fini della redditività degli interessi privati e del controllo delle masse. Basti pensare all’elezione diretta dei Sindaci, che violando il principio di separazione dei poteri consente a una sola persona di decidere sulla gestione dei servizi pubblici locali. Oggi, le istituzioni pubbliche funzionano esattamente come auspicò Luttwak in Strategia del colpo di Stato, Manuale pratico, cioè non pensano ma agiscono sotto l’impulso degli interessi privati, sia attraverso l’uso del diritto privato in ambito pubblico introdotto per favorire la massimizzazione dei profitti, e sia attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio, che serve proprio a ridurre la sfera pubblica nella gestione dei servizi per favorire gli interessi dei privati. Il modello sociale italiano funziona attraverso le relazioni personali funzionali a scambio di favori materiali come l’accumulo di risorse e l’avanzamento di carriera senza merito. Le relazioni non sono funzionali all’interesse generale della collettività ma all’interesse privato e particolare. Le riforme della pubblica amministrazione avvenute durante gli anni ’90, anziché scardinare l’immorale modello sociale, hanno consentito che il sistema di relazioni già presente, potesse avere una legittimazione e una serie di strumenti giuridici per agire meglio di prima. Il ritorno al feudalesimo si è già realizzato, è in corso d’opera la privatizzazione dei processi politici, sia selettivi circa le marionette chiamate politici, e sia la trasformazione della specie umana, avete letto bene: la trasformazione della specie umana. La trasformazione non avviene in laboratorio, ma a livello di manipolazione mentale delle masse, pensate non sia possibile?! SpA e Governi l’hanno già fatto diverse volte attraverso la propaganda e lo fanno tutti i giorni con la pubblicità mirando alla regressione mentale degli adulti (infantilizzazione) e l’addomesticamento dei bambini che avviene in ambito scolastico.

Attraverso l’astensionismo crescente, un altro primato è raggiunto poiché le persone che hanno un interessate personale hanno maggiore peso rispetto al voto d’opinione, ormai cosa rara. Nella misura in cui i cittadini rinunciano a delegare, questi favoriscono gli interessi delle lobbies poiché in un sistema di democrazia rappresentativa i pochi voti raccolti consentono ugualmente all’oligarchia di decidere per tutti, compresi i non votanti. E’ altrettanto vero che a causa del clima di sfiducia e soprattutto di profonda immoralità riscontrabile in tutti i partiti sarebbe difficile dare torto al primo partito d’Italia, quello del non voto. Nessun cittadino responsabile dovrebbe sentirsi tranquillo nel dare una delega in bianco a personaggi che non hanno dimostrato alcuna capacità circa la gestione della cosa pubblica, secondo i principi della Costituzione. Ciò accade poiché non esiste alcun processo formativo e selettivo della classe politica, sia locale e sia nazionale, ma è tutto delegato ai partiti, gli stessi che non meritano fiducia alcuna, e qui riscontriamo il corto circuito fra elettori ed eletti, fra cittadini e casta. Nessun partito ha interesse nel legiferare una norma che consenta ai cittadini di selezionare la futura classe dirigente attraverso il merito, e così i cittadini allontanati dai partiti (anni ’90), adesso si allontanano dalle urne elettorali (anni ’10 del nuovo millennio). Il numero di cittadini che non vota ha raggiunto percentuali così alte da far “tremare” il sistema istituzionale, basti osservare le recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria nell’anno 2014, e poi nelle Marche e in Toscana poiché le rispettive assemblee non rappresentano la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la minoranza. In altre Regioni è rimasto a casa un elettore su due (Campania e Puglia). A mio modesto parere si tratta di un fenomeno chiamato “dissenso consapevole”, ed è ormai un fenomeno di massa contro tutti questi partiti, compresi quelli che si spacciano come anti-sistema, anzi nei loro confronti l’analisi politica è più drammatica poiché in un periodo di crisi essi non raccolgono consensi, anzi li perdono.

L’imbroglio del sistema auto referenziale di partiti inutili può finire se e solo se l’indignazione dei cittadini si trasforma in un progetto politico culturale, facendo l’opposto di quello che fanno i partiti, e cioè usare la democrazia come metodo per attrarre talenti e stimolare la partecipazione dal basso, e la cultura come virtù per selezionare una classe dirigente più preparata e più capace. Il corto circuito rimane poiché promuovere un’azione politica sincera e genuina c’è bisogno di un sostegno economico di lungo periodo, e qui sorge la complicazione dell’autonomia, risolvibile se il finanziamento venisse offerto direttamente dai cittadini, gli stessi che ormai hanno perso fiducia nei partiti. I cittadini hanno il dovere morale di abbandonare il nichilismo e l’apatia poiché è questa l’energia da cui trae forza l’oligarchia che governa il sistema stesso. Manca il coraggio di sperimentare e di cambiare, poiché questo cambiamento è funzione dell’energia dei cittadini stessi che dovrebbero riprendere a sognare un mondo migliore e avviare un percorso democratico, sinonimo di altruismo. La storia insegna che nei momenti di crisi, chi ha tratto vantaggio, sono sempre le solite oligarchie poiché questi nuclei di individui organizzati posseggono le risorse finanziarie sia per finanziare i cambiamenti, e sia per gestire i processi, in quanto i capitali accumulati consentono loro di non avere fretta nell’indirizzare i cambiamenti verso i propri interessi. Per spezzare definitivamente queste catene della schiavitù i cittadini dovrebbero cogliere poche regole e semplici: investire le proprie risorse in progetti di sovranità energetica e alimentare, e prendersi il controllo diretto dei territori rilocalizzando le produzioni, e formare politici che sostengono questi progetti. E’ fondamentale l’aspetto psicologico e culturale, cioè liberarsi dell’invidia sociale e dell’avidità per condurre i talenti verso la leadership dei progetti sopra descritti poiché consentiranno di costruire comunità libere e indipendenti. E’ altrettanto interessante ciò che accade in Spagna attraverso Podemos e le assemblee cittadine chiamate piattaforme di unità popolare, poiché torna e si stimola una passione politica dal basso, l’opposto di ciò che accade in Italia. Attraverso la conoscenza di alcune tecnologie i cittadini possono decidere di liberarsi della dipendenza dagli idrocarburi e possono, finalmente, accrescere la consapevolezza di stili di vita più sostenibili che conducono alla serenità di rapporti e relazioni sociali basate su valori universali, non più sulle merci e sul nichilismo. Nella sostanza se cambia il nostro comportamento circa i consumi, la spesa e gli stili di vita, cambia anche il modello sociale e allora avremo istituzioni che rispondono a nuovi paradigmi culturali. Noi possiamo realizzare quel sistema di rete sinergica interpretando correttamente la bioeconomia e favorire la creazione di una nuova società, e da questa “estrarre” una nuova classe dirigente.

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Daniel Garcia, l’individuo rapito dalle merci da consumare (capitalismo e bisogni indotti).

L’enorme forza del potere odierno proviene dalla maggioranza dei cittadini nichilisti ed apatici, da coloro i quali si sono fatti psicoprogrammare dal mainstream. L’élite ha impiegato circa trent’anni per costruire questa società di servi spontanei, e non ho idea di quanti anni ci vogliono per civilizzare la società.

Le scelte sono condizionate dall’etica, dal livello di coscienza, dalla cultura individuale e dal tempo dedicato alla riflessione. In questi frangenti sappiamo se siamo liberi di comprendere e di scegliere per noi e per gli altri, e questo aspetto è direttamente legato all’accesso della conoscenza. Oltre a ciò, sono le emozioni a influenzare i processi cognitivi e quindi le nostre scelte. Chi controlla la conoscenza e l’informazione determina il livello di democrazia di una comunità, ed oggi esiste una forte contraddizione dal fatto che ognuno può accedere alla conoscenza senza “filtro” (internet e biblioteche), ma pochi lo fanno. In sostanza, la cultura è anche “fondazione” di etica legata alla coscienza umana, alla consapevolezza.

La debolezza psicologica: è altrettanto nota la ragione secondo cui la maggior parte degli individui ripone ancora fiducia nelle istituzioni. E’ stato ripetuto l’esperimento Milgram circa il comportamento degli individui sottoposti ad una pressione dell’autorità. L’esperimento dimostra come funziona l’obbedienza, e quanto sia “difficile” ribellarsi di fronte a comandi che recano danni agli altri individui; l’esperimento mostra uno sconcertante aumento del cinismo. Se uniamo il problema dell’ignoranza di ritorno coi risultati dell’esperimento Milgram possiamo renderci conto del perché sia difficile realizzare un cambiamento in Italia, ma non impossibile. Consci di questa situazione possiamo pianificare un’efficace rinascita delle coscienze addormentate, e pertanto sappiamo bene quanto sia importante svelare le credenze (PILmonetarismocrescita, petrolio) di una società immorale, e che l’evoluzione si realizza attraverso l’educazione e l’applicazione di modelli sostenibili utili a mostrare un confronto (felicità, bioeconomia, fotosintesi clorofilliana, scienza della sostenibilità). Il modello realizzato stimola curiosità, attenzione e riflessioni.

L’ignoranza: cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (Tullio De Mauro, “Analfabeti d’Italia, Internazionale 734, 6 marzo 2008).

L’attuale società sembra essere poco inclina alla cultura, all’etica ed alla coscienza, figuriamoci alla democrazia.

L’imbroglio: secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori (Laurent Bègue, “Piccoli inganni quotidiani”, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 26).

Un soggetto politico serio ed onesto dovrebbe affrontare il problema della cultura degli italiani e predisporre piani e programmi ad hoc. Nel mercato della politica questo aspetto non è considerato un piano conveniente per i dipendenti eletti poiché un cittadino colto non è più addomesticabile poiché reso libero di scegliere e quindi di contendere i ruoli istituzionali. Oggi non esiste alcun soggetto politico seriamente impegnato nella formazione civica dei cittadini perché gli attuali dipendenti non vogliono perdere quel potere e quella visibilità determinata proprio dal ruolo istituzionale. In generale tutti i partiti politici capiscono solo due cose: i soldi ed i voti, e la politica dei partiti è strettamente legata al PIL (a meno che i partiti non siano finanziati direttamente dalle aziende, modello USA che legalizza la corruzione), poiché attraverso questo indicatore si misurano le tasse. Se diminuiscono le tasse cala anche il tornaconto economico dei partiti, in maniera analoga il medesimo meccanismo funziona col consenso (promesse elettorali). Per invertire questa consuetudine è necessario alzare il livello culturale dei cittadini che non dovranno più votare i partiti che li assecondano, ma dovranno partecipare direttamente al processo decisionale al fine di perseguire il bene collettivo e sostituire i mediocri dipendenti eletti scelti a caso, o per il tornaconto delle lobbies, e scegliere i meritevoli capaci di migliorare la società. I cittadini stessi dovranno impegnarsi direttamente e imparare a valutare i dipendenti eletti in maniera obiettiva (openbilanci.it) e non più di “pancia”, si tratta di abbandonare nichilismo, egoismo ed abbracciare l’altruismo, valutare il merito, caratteristiche tipiche della democrazia.

Gli aspetti positivi: la fine dell’epoca industriale sta insinuando il dubbio nelle persone e sta aumentando la consapevolezza, fra i cittadini scollegati dal sistema, di dover cambiare le regole del “gioco”. L’enorme vuoto politico oggi non è riempito, rimane il vuoto (il partito del non voto), e buona parte dei cittadini non essendo militanti di un partito si comporta seguendo le proprie percezioni, buona parte  è disorientata (il partito del non voto). Il vuoto rimane tale poiché organizzare l’attività politica ha un costo ed oggi sembra non esserci il desiderio di aggregare competenze e capacità per offrire nel mercato politico una speranza concreta di cambiamento serio, leale e duraturo. Quando la recessione sarà ancora più feroce può darsi che gli italiani capiranno che la democrazia (non la democrazia rappresentativa) è un bene dell’umanità che ogni cittadino dovrebbe conoscere e sperimentare al fine di garantire libertà alle generazioni presenti e future, e un minimo di prosperità con una politica economica fondata sulla bioeconomia. Un altro aspetto positivo sta nel fatto che una piccola parte dell’imprenditoria e del mondo delle professioni sta realizzando quel cambiamento necessario, ma è una piccola parte della società civile che non ha una rappresentanza politica e usa le proprie professionalità e capacità (organizzazione, capitale e lavoro) per realizzare progetti sostenibili. Se quella parte di cittadini disorientati (il partito del non voto) riuscisse a capire l’approccio di questa piccola parte di società civile allora in Italia si potrebbe realizzare quell’evoluzione sociale di cui tutti noi abbiamo bisogno. Uscendo dal nichilismo è possibile condividere i progetti sostenibili ai cittadini stanchi del vecchio sistema e quindi migliorare la società vivendo un cambiamento dei paradigmi culturali.


Teleguidati (estratto da Qualcosa che non va):  Emblematico l’esperimento realizzato in occasione delle presidenziali americane del 2004 dagli psicologi Drew Western, Stefan Hamman e Clint Kilts. Selezionarono due gruppi rappresentativi, uno di militanti democratici e l’altro di militanti repubblicani, li collegarono a una macchina capace di registrare le loro reazioni cerebrali e li misero di fronte a immagini in cui i due candidati (il democratico John Kerry e il repubblicano George W. Bush) cadevano in evidenti contraddizioni. Ebbene, le contraddizioni si rivelarono evidenti solo in teoria dal momento che il cervello degli elettori democratici rifiutò di registrare quelle di Kerry mettendo perfettamente a fuoco quelle dell’avversario Bush. E viceversa. […] L’importante è suscitare emozioni forti perché «gli elettori decidono di votare sulla base di meccanismi irrazionali che spesso hanno nell’universo magico che attiene al linguaggio del corpo del leader un elemento decisivo. In una parola: empatia».[1]
Gli studi e gli esempi sopra citati mostrano quanto e come lobbies, élite e potenti siano molto attenti nel controllare le masse per orientarle a seconda dei propri scopi.
La delicatezza della questione e/o le “preoccupazioni” arrivano anche dalle neuroscienze, tant’è che secondo gli studi odierni di psichiatria è noto che il cervello, ossia le strutture biologiche, sia plasmabile dalla relazione con l’ambiente, la relazione fra l’individuo e gli altri, la società, il vissuto biografico. Secondo il neuropsichiatra Piero Coppo: «parlando di salute mentale, il nodo centrale è la relazione tra la nostra mente e l’ambiente in cui si sviluppa».[2]

[1] FRANCESCO COSSIGA, ANDREA CANGINI,  fotti il potere, Aliberti editore 2010, pag. 228

[2] Paola Emilia Cicerone, Etnopsichiatria, nella mente degli altri, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 60

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E’ noto che nella Costituzione esiste un principio derivante dalla rivoluzione francese, il principio del libero mandato che intende slegare l’eletto dai partiti e legarlo all’impegno costituzionale, cioè gli eletti rappresentano la Repubblica e non una parte dei cittadini. Il libero mandato non vincola l’eletto con gli elettori affinché il parlamentare possa svolgere l’attività libero da ricatti, libero da poteri particolari, partiti, lobbies. Tale sano e nobile principio viene edulcorato dagli eletti scelti dai partiti politici poiché spesso si fanno eleggere promettendo di risolvere alcuni problemi attraverso un programma elettorale, ma difficilmente mantengono tali promesse. La cronaca politica dimostra, in certi casi, che gli eletti rappresentano proprio gli interessi particolari di questa e/o quell’altra lobby. L’influenza di questi poteri è persino dimostrata da numerose inchieste giornalistiche e parlamentari: Commissione Anselmi sulla P2, e varie ricerche sul ruolo delle banche, del WTO e delle organizzazioni sovranazionali.

L’opposto del libero mandato è il mandato imperativo sorto nei regimi autoritari e consente ad un partito politico di legare l’eletto agli obiettivi particolari del partito. In ogni democrazia rappresentativa liberale è vietato il mandato imperativo per evitare che i partiti, o i suoi proprietari possano usare gli eletti per il proprio tornaconto. Oggi le democrazie rappresentative, nonostante il libero mandato, sono superate dal capitalismo globale che dispone del sistema delle società offshore e dei paradisi fiscali per possedere i politici e ridurre i diritti dei cittadini, al fine di favorire gli interessi particolari delle oligarchie. Le SpA multinazionali con l’azione di lobbying orientano le decisioni delle istituzioni pubbliche, e con la raccolta di fondi finanziano importanti think tank che programmano i propri candidati all’interno dei partiti stessi. E’ chiaro che col mandato imperativo le SpA avrebbero un gioco più facile. Negli USA i partiti sono aziende, pertanto anche senza mandato imperativo gli interessi delle SpA sono ampiamente rappresentati.

In altre democrazie rappresentative, non in Italia, per arginare questo problema esiste lo strumento della “verifica del mandato elettorale”, come funziona? I cittadini, a metà del mandato elettorale o per dissesto economico, sono chiamati a giudicare le promesse elettorali e votare l’eventuale revoca. I cittadini, non il partito, giudicano il lavoro del dipendente eletto attraverso criteri ben precisi. E’ possibile misurare l’attività del singolo parlamentare poiché gli atti sono pubblici e si trovano sul sito internet del Parlamento. Ad esempio l’attività parlamentare è composta di atti concreti (disegni di legge, mozioni, emendamenti) e verbali (interrogazioni) e lavori nelle Commissioni. E’ possibile misurare l’attività di un intero partito politico e capire quali interessi sta portando avanti. Sulla base degli atti, un cittadino ha le informazioni necessarie per misurare l’impegno di un dipendente pubblico, e giudicarlo rispetto ai principi costituzionali (uguaglianza, libertà, partecipazione, tutela del patrimonio, ambiente, salute, democrazia economica), rispetto al programma elettorale, e sia alle proprie sensibilità culturali, le priorità, constatando quali temi sta portando avanti quel dipendente. Se i cittadini intendono applicare un’efficace verifica del mandato elettorale dovrebbero misurare l’azione culturale del dipendente, rispetto all’etica ed ai valori costituzionali, piuttosto che sul programma elettorale (promesse), poiché alcune forze politiche ricevono i consensi rispetto a programmi elettorali eversivi che contraddicono i valori costituzionali. Se i cittadini hanno un cultura costituzionale riescono a giudicare efficacemente i dipendenti e le loro promesse, in caso contrario daranno giudizi immaturi e fuorvianti favorendo le lobbies che hanno già comprato i parlamentari pronti a promuovere gli interessi particolari del WTO.

Ovviamente, lo strumento della revoca del mandato è un mezzo della democrazia rappresentativa e non della democrazia diretta, poiché giudica i dipendenti eletti.

Un esercizio di questo tipo consente ai cittadini di avvicinarsi al processo decisionale della politica entrando nel merito delle questioni, e si può sviluppare una partecipazione più consapevole alla res pubblica. Tale processo portato negli Enti locali può consentire ai cittadini di confrontare linee programmatiche di mandato con i piani esecutivi di gestione ed i bilanci pubblici, col fine di constatare la coerenza politica dei propri Consiglieri, Sindaci e Presidenti, e comprendere come stanno spendendo i soldi delle tasse. In ambito locale si potrebbero inserire strumenti partecipativi col fine di avviare un processo di co-decisione: cittadini ed eletti.

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera.

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Fare previsioni è una cosa molto difficile, è facile sbagliare. Quando nel 2010 decisi di condividere in rete le ricerche che faccio dedicai energie mentali nel capire come le idee del potere giungessero alle forze politiche, e come queste idee diventavano leggi, norme che condizionano la nostra vita.  E’ ovvio che prima di pubblicare “Qualcosa che non va” avevo svolto le mie ricerche, letto diversi saggi, e stavo sviluppando pensieri su come avviene questo processo, e perché le istituzioni sono progettate in un certo modo. L’ultimo passo fu proprio la condivisione gratuita di quello che avevo studiato. Premettendo che sono un semplice cittadino curioso, sono rimasto sorpreso nell’aver compreso ed azzeccato i temi politici più importanti, quelli che oggi nel 2013 occupano l’intero dibattito politico. Questa piccola esperienza individuale dimostra che qualsiasi cittadino, se intende capire la nostra società e soprattutto il potere, può farlo autonomamente e farsi la propria idea senza condizionamenti esterni. Non si tratta di arrivare alla verità assoluta, ma di sviluppare capacità di scomposizione e ricomposizione della realtà che possono avviare processi mentali di elaborazione ed aumentare la flessibilità della propria mente.

Oggi stiamo vivendo un periodo di cambiamento epocale, l’ho scritto diverse volte, e molti scrivono le medesime cose, mi permetto di aggiungere solo un aspetto drammatico e pericoloso: pochi attori politici – eletti, giornalisti, opinion makers – agiscono veramente per il bene comune, e per migliorare la cultura degli italiani, anzi molti agiscono nella direzione opposta, e cioè mirano a conservare la schiavitù per orientare i popoli verso gli interessi particolari del potere invisibile. Insomma non vedo molti altruisti in giro, anzi vedo molti individui affascinati dal potere con un ego smisurato ed inclini all’avidità; per il momento, queste sono le energie negative degli attori protagonisti in politica che fanno il bello e cattivo tempo nella società italiana.

I media rappresentano la volontà degli editori, cioè i proprietari, chi finanzia la televisione (pubblicità, big spender in fuga meno spot). Bhè la politica dei partiti è la medesima cosa. Negli USA questo modo di costruire le priorità politiche embedded è il sistema, è la politica dei partiti embedded. Pertanto non c’è alcun bisogno di corrompere poiché i partiti sono già corrotti, è questo il motivo per cui nel “tempio della democrazia” gli scandali sono molto minori rispetto all’Italia. Gli scandali, difficilmente, riguardano il sistema delle tangenti che servono a modificare le idee dei politici per ottenere leggi secondo gli interessi particolari di qualcuno, perché negli USA chi vince rappresenta gli interessi delle lobbies che finanziano i partiti. Il predomino dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico negli USA è sistemico, poiché i partiti si pesano sulla raccolta fondi, sui soldi e non sulle idee e/o sui valori. Nonostante ciò, sappiamo bene, che anche negli USA c’è corruzione anche dopo le elezioni, più negli ambiti amministrativi locali piuttosto che negli ambiti governativi nazionali perché tutti i presidenti sono l’espressione di tante lobbies economiche messe insieme. La storia insegna che quando un presidente USA non ha rispettato gli accordi viene ucciso o sostituito con uno scandalo mediatico, anche in Italia è accaduto questo.
L’Italia e gli italiani hanno subito una lenta e progressiva manipolazione della percezione circa i modelli democratici. La maggioranza degli italiani crede che il modello USA sia democratico, quando è semplicemente la peggiore dittatura mediatica che l’umanità possa aver mai visto ed assistito, poiché il potere è palesemente mantenuto ed ampliato attraverso la forza militare. I Governi non fanno altro che ampliare il proprio impero con l’uso dei servizi segreti e dell’esercito, che a sua volta non serve il popolo americano, ma alcune SpA che sono l’espressione delle lobbies che finanziano le campagne elettorali degli attori/Presidenti scelti precedentemente.
Da diversi anni anche in Italia si intende importare questo modello, per nulla etico, ove i soldi daranno la misura e la forza alle azioni politiche. Solo una sana e corretta informazione potrà dare risposte ai dubbi ed alle domande. Quale sistema scegliere? Quanto costa la politica?

Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo.

Nel panorama politico italiano è in corso un cambiamento. I protagonisti politici degli ultimi vent’anni sono alla fine del proprio ciclo per motivi anagrafici, e le forze parlamentari attuali subiranno una variazione rispetto alla scomposizione e ricomposizione dei partiti poiché essi stanno costruendo nuove alleanze rispetto alla scelta dei nuovi leader politici. Sono finiti degli equilibri, e pertanto i gruppi emergenti stanno costruendo altri equilibri utili agli interessi delle lobbies che oggi governano in USA ed nell’UE, insieme alle solite famiglie elitarie italiane. Tutte queste manovre non hanno nulla a che vedere con l’interesse pubblico e con la Repubblica, tanto meno col benessere dei cittadini, perché queste manovre non si articolano rispetto ai problemi del Paesi, ma unicamente rispetto all’avidità delle SpA che scommettono nei mercati internazionali.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro.

Dopo le recenti elezioni amministrative i cittadini hanno dato un segnale politico molto interessante: molti cittadini hanno preferito non votare poiché consapevoli che non sarebbero stati rappresentati, cioè l’apatia politica si sta trasformando in un dissenso maturo. I cittadini sanno di non potersi fidare dei partiti tradizionali. Sarebbe interessante se questo dissenso popolare si trasformasse in proposta politica alternativa.

Veniamo alla domanda principale: quali saranno i prossimi attori principali di questa finta democrazia rappresentativa?

Prima di dare una “risposta” dobbiamo riconoscere come e quanto il potere invisibile abbia saputo raggiungere diversi obiettivi: primo fra tutti l’assenza di una vera democrazia rappresentativa e l’impossibilità dei cittadini di poter fare politica direttamente che crea una frustrazione popolare molto diffusa. Bisogna riconoscere che la più grande forza che il potere possiede, è senza dubbio la serenità di essere costantemente indisturbato, e di poter fare affidamento su un esercito di individui addomesticati, che di volta in volta sanno ingannare efficacemente le masse.

In questo momento i soggetti politici si stanno preoccupando di fare poche cose, ma “buone”. 1) Riprendersi il consenso perduto occupandosi seriamente di alcuni temi minori propagandati dal M5S e riconquistare coi fatti un minimo di credibilità; 2) tentare di promuovere alcuni giovani emergenti, fra cui Matteo Renzi, ed affidargli il governo del Paese; 3) Consolidare il processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa e garantire un futuro alle attuali SpA che comandano nell’UE. Ognuno di questi obiettivi è sostenuto da una schiera di individui impegnati in diversi ambiti della società, molte energie vengono profuse e spese quotidianamente. E’ molto plausibile che questi obiettivi siano raggiunti a breve termine, per lo meno i primi due sono alla portata dei poteri pre-costituiti, il terzo è più complesso.

Milioni di italiani vorrebbero partecipare al processo della politica, ma non esiste un’organizzazione democratica pronta a cogliere questa voglia di partecipare, e soprattutto che sappia capire questa voglia di cambiamento. Chi sono questi italiani? Sono quelli che hanno votato per il referendum pro acqua pubblica, una moltitudine incredibile, sono quelli del partito del non voto, il primo partito italiano, e sono quelli che per protesta e per fiducia hanno votato M5S, ma oggi sembrano aver già cambiato idea. Sono la maggioranza del popolo italiano senza una rappresentanza, senza un partito e senza un’organizzazione. Questo è un vantaggio politico enorme per lo status quo.

Nei prossimi 12, 24 mesi lo status quo approfitterà di questo vantaggio e raggiungerà i propri obiettivi. Se il partito del non voto aumenterà i propri consensi questa finta democrazia rappresentativa che esiste grazie all’aritmetica, cioè esiste perché la maggioranza degli aventi diritto va ancora a votare, tranne in Sicilia e Roma che è in crisi profonda, se il partito del non voto cresce è possibile che il sistema feudale immaginato dall’élite prenda corpo e sostanza. Se non ci piace la nostra società, la risposta non è alzare la voce o la protesta fine a se stessa, ma l’impegno, lo studio, la ricerca, l’umiltà, l’integrità, la comprensione, il merito, la trasparenza, l’onestà intellettuale e lo sviluppo della creatività. Se noi tutti riuscimmo a capire che la politica va amata, compresa e rispettata potremmo riprenderci lo spazio democratico contemplato nella Costituzione, e togliere potere a chi non deve averlo. E’ difficile che un politico trovi soluzioni ai problemi poiché spesso i problemi sono questi tecniche che possono essere affrontate da un progettista, cioè una mente creativa.

Un esempio?

Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi. La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.
In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze.

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I politici sono degli imbroglioni, quante volte lo abbiamo detto e pensato? Sono incoerenti, promettono e non mantengono. Quanti cittadini hanno piena consapevolezza su come viene amministrato il proprio Comune, la Provincia o la Regione? Secondo me, qui le cose si complicano e spesso noi cittadini dimostriamo tutta la nostra cialtroneria, condizionati dall’ambiente (media e partiti) e poco informati. Eppure misurare la qualità dei nostri politici è davvero “facile”, sembra assurdo, ma è proprio così, non abbiamo bisogno di nessun articolo giornalistico o scandalistico per capire seriamente come i politici spendono i nostri soldi (Corte dei Conti). Il sito dell’ISTAT offre numerosi documenti per capire la nostra società, e ci sono altri centri che periodicamente pubblicano report utilissimi, anche la Banca d’Italia pubblica relazioni annuali. E’ indubbio che la semplice lettura di queste analisi non sia sufficiente, ma per lo meno iniziamo a comprendere il linguaggio delle istituzioni, ed in una fase successiva sviluppare valutazioni e confronti con persone esperte, amici e conoscenti (scomposizione della realtà complessa e semplificazione), ed in fine costruire il personale bagaglio di conoscenze (ricomposizione della realtà complessa).

L’intero processo politico del Parlamento è pubblicato sul sito internet ufficiale, c’è tutto. L’associazione openpolis offre persino una propria valutazione con tanto di indicatori di prestazione dei parlamentari. In buona sostanza l’informazione c’è ed il cittadino interessato può controllare i propri dipendenti presenti in Parlamento facendosi la propria opinione libera e non filtrata. Il problema dell’Italia è che la maggioranza degli italiani sembra non volersi fare una propria opinione, ma accetta passivamente quella dei politici che votano, una vera contraddizione poiché i controllati (politici) condizionano i controllori (cittadini).

In ambito locale possiamo fare altrettanto. Secondo gli articoli 53 e 54 del D. Lgs del 7 marzo 2005 n.82 denominato codice dell’Amministrazione digitale i siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro.

Per cominciare a fare politica con una certa consapevolezza esiste una strada molto semplice: accedere al bilancio pubblico del proprio Comune, e successivamente scaricare dal sito istituzionale il Piano Esecutivo di Gestione (PEG) poiché è lo strumento redatto dalla Giunta comunale rispetto alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio. Nel PEG sono indicati nomi dei dirigenti responsabili e le attività da svolgere, per aree tematiche, e si trova il Piano Dettagliato degli Obiettivi (PDO) per misurare la performance dei dirigenti pubblici tramite indicatori, temporali, qualitativi e quantitativi. Questi documenti: linee programmatiche di mandato, bilancio, PEG e PDO, sono pubblici e spesso si trovano on-line sul sito del proprio comune. In questo modo i cittadini possono sapere come e dove sono state destinate le risorse pubbliche. Il cittadino elettore, partendo dalle linee programmatiche può agilmente confrontarle con gli obiettivi indicati nel PEG e nel PDO e fare una verifica di coerenza, promesse elettorale e attività dei dirigenti, poiché ciò che non c’è scritto nel PEG non si farà. Studiare questi documenti è il modo per misurare correttamente e nel merito il mandato elettorale dei dipendenti eletti, e proporre una verifica politica utile a valutare politici e dirigenti pubblici. Un funzionario pubblico è in grado di aiutare i cittadini nella lettura di questi documenti ed è sufficiente studiarli una volta per condividere lo schema di lettura di questi atti, e avviare un processo virtuoso di comprensione dei metodi della pubblica amministrazione utili a far funzionare un comune. Questo processo libero ed incondizionato è determinante per qualsiasi società veramente democratica. Immaginate per un attimo se una buona fetta dei cittadini facessero quanto descritto nei confronti del proprio Sindaco, credete che sarebbero tutti riconfermati? Ritengo che ci sarebbero diversi scompensi emotivi nella cittadinanza poiché molti dovrebbero rivedere le proprie convinzioni politiche, colti in fallo dalla propria ignoranza.

Il processo sopra descritto è un passo determinante per avviare una buona verifica del mandato elettorale da svolgere a metà del mandato, e proporre revoca o conferma del mandato. In Italia la revoca del mandato non esiste. E’ necessario modificare il Testo Unico degli Enti Locali (Tuel) per introdurre questo importante strumento di controllo delle moderne democrazie rappresentative. Nel Tuel è doveroso introdurre l’obbligo di istituire anche gli strumenti referendari e di iniziativa affinché i cittadini senza alcun filtro possano deliberare direttamente.

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Ormai i politici, dipendenti eletti, non discutono più circa la tutela dei diritti universali dell’uomo e su come ampliarli, organi sovranazionali condizionano la vita dei popoli, essi discutono su quanto certo diritti devono essere calpestati: libertà di espressione e di pensiero, partecipazione popolare, usurpazione della sovranità monetaria, usurpazione dei beni demaniali (acqua, aria, suolo, energia).

Non so se sia mai successo ma quello che sta accadendo nel nostro Paese è delirante sotto tutti i punti vista.
Il potere esecutivo che propone norme per salvare specifici interessi in condizioni di illegalità e palese immoralità.
La causa di tutto ciò è nell’arroganza, e nella negligenza di questi soggetti politici che a volte distratti nel mangiare un panino o impegnati a litigare nel proprio interno, come dei bambini, ignorano norme e procedure ordinarie che tutti i cittadini sono tenuti a rispettare senza alcuna distinzione, accadesse il contrario ci ritroveremo a violare un principio cardine ed elementare delle democrazie rappresentative: l’uguaglianza.
In questi giorni il potere con un colpo di spugna, senza pudore alcuno, vuole cancellare l’uguaglianza e la separazione dei poteri. Il potere esecutivo, il Governo, non può proporre decreti d’urgenza che modificano le regole elementari della democrazia rappresentativa per salvare proprie liste elettorali mentre ignoravano palesemente le norme vigenti.
Questo atti pubblici accadono solo nelle dittature, gli stessi violano gli art. 3 (principio di uguaglianza), 51 (condizioni di uguaglianza per le cariche elettive), 54 (tutti i cittadini sono fedeli alla Repubblica), 72 (la Camera promulga leggi elettorali), 91 (Presidente della Repubblica presta giuramento alla Repubblica).

La separazione dei poteri

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