Possiamo farcela

Conoscere la storia, nel senso più ampio del termine, è determinante per immaginare, progettare presente e futuro.
A causa dell’attuale crisi delle coscienze e per mezzo della crisi materialista figlia della moneta debito sembra che la “moda” di oggi scopra l’acqua calda: vivere in armonia con la natura.
Se un fallimento finanziario consentisse il risveglio delle coscienze, ben venga questo default, anzi, faccia presto, almeno in Argentina le aziende di Stato sono diventate di proprietà dei cittadini.

Già nei secoli passati numerosi esseri umani avevano immaginato e progettato società ideali (1464 Sforzinda), non utopie irrealizzabili, ma esempi veri e tangibili. Dal punto di vista dello spazio architettonico e urbanistico nel periodo medioevale gli architetti hanno ideato e realizzato ambienti a misura d’uomo, ambienti realmente belli e piacevoli. Nei secoli successivi nacque persino l’idea delle città giardino (Garden city, 1898) e dell’architettura organica (1939). Successivamente, la tecnologia prima e l’economia dopo sono degenerate nella moderna matematica finanziaria (Banche centrali e moneta debito) col fine, raggiunto, di scollegare l’uomo dalla natura e renderlo un perfetto schiavo per mezzo del controllo mentale: scuola [Ken Robinson dice che la scuola uccide la creatività], università e televisione; l’uomo schiavo tramite il lavoro e l’invenzione della moneta debito.

Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi.»[1];
[1] estratto dal video condiviso in youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita)
http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.

Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.[2]

[2] http://www.delaservitudemoderne.org/testo.html

La Storia insegna come l’essere umano sapeva autogestirsi, lo sapeva fare anche nel periodo neolitico, senza l’invenzione delle attuali strutture istituzionali (Presidenti, Sindaci, parlamenti) poiché egli sapeva coltivare la terra, conosceva l’universo (Sumeri) e sapeva costruire edifici idonei.

Nel 2011 la maggioranza degli individui bipedi che camminano non sembrano persone ma soggetti psico-programmati, illusi di vivere liberamente; e oggi questi individui sembra che ragionino unicamente in termini di costi monetari (nichilisti), e sembrano schiavi del lavoro che magari non vogliono fare, ma devono farlo per pagare il mutuo alla banca, le bollette energetiche, le tasse etc (dipendenze virtuali).

Prima dell’invenzione della moneta e prima delle istituzioni gli uomini cooperavano fra loro per la ricerca del cibo, per la gestione del territorio e dei villaggi (dipendenza dalla natura). Prima degli imperi, gli uomini non facevano neanche le guerre e le stesse sorsero per la paura del diverso e per volontà dei capi spinti dall’avidità (dipendenza virtuale) e dalla stupida competitività di rubare risorse ed accentrarle nelle mani di pochi.
Successivamente ed ancora oggi le guerre si compiono sempre per controllare le masse e soprattutto accentrare ricchezze nelle mani di pochi e tenere le masse in schiavitù, ad esempio in Europa e negli USA la maggioranza degli individui è impegnata-schiava in lavori socialmente inutili o davanti alla televisione (dipendenza virtuale) mentre i militari presidiano risorse che interessano alle SpA, quelle che possiedono Governi e media.

Oggi, sembra che l’energia per tenere in piedi l’impero SpA sia maggiore rispetto a quella che ci vuole, dunque, un disequilibrio e potrebbe accadere che tale impero possa cedere per implosione del sistema stesso. L’analisi, può sembrare assurda ma è semplice: le banche centrali misurano tre cose: il petrolio, il PIL, e l’espansione monetaria.

Oggi, stiamo vivendo sul picco del petrolio che produce una crisi energetica ed economica. Il PIL è un indicatore fuorviante e le SpA delocalizzano le sedi costruttive facendo decrescere la produzione degli Stati misurata proprio col PIL. Quando dal 1971 la moneta viene creata dal nulla (non esiste più l’obbligo di stampare moneta secondo un equivalente controvalore in oro – misura di riferimento massa, cioè il peso in kg) e regolata dalla riserva frazionaria col moltiplicatore monetario accade che l’inflazione colpisce prioritariamente i salari pubblici e, in più quando sono stati diffusi gli strumenti finanziari (derivati) accade che la teoria del costo di produzione diventa una mera credenza poiché il valore delle scommesse (derivati) è immensamente maggiore del PIL produttivo mondiale.
I tre elementi dell’impero SpA stanno cedendo tutti e contemporaneamente. Un nuovo ordine mondiale ci sarà: potrà essere un dittatura come preconizzò Orwell e molte SpA stanno spingendo verso questa direzione oppure ci sarà un risveglio delle coscienze addormentate ed i cittadini capiranno che possono essere felici senza governi centrali e senza l’invenzione della matematica finanziaria, ma compiendo un passo evolutivo nella direzione olistica riappropriandosi della vera democrazia: sovranità monetaria, sovranità alimentare e sovranità energetica con fonti alternative.

Noi viviamo perché c’è il Sole, le altre specie non si scambiano una moneta debito per vivere.

Possiamo avere la tecnica al servizio dell’uomo e non come accade oggi, il contrario: noi schiavi della tecnica.
Possiamo realizzare città ideali (luoghi privi di sprechi) che vivono autonomamente (democrazia diretta) tramite applicazioni intelligenti: case che hanno bisogno di, appena, 10 kWh/mq/anno e che producono energia, auto elettriche, orti urbani sinergici, treni a levitazione magnetica, biblioteche civiche di quartiere etc. I costi? Non ci sono costi perché i progetti si realizzano solo se ci sono le risorse, quelle vere: uomini e materie prime. Uno Stato libero stampa moneta sovrana per scambiarsi merci e beni in maniera proporzionata alla domanda e all’offerta.

C’è stato un periodo in cui gli individui erano liberi poiché essi erano intimamente collegati alla Terra. Non esisteva la violenta pretesa della proprietà privata, gli individui non riconoscevano la ricchezza nella moneta, ma nella capacità creativa degli uomini come saper tessere (artigianato), costruire case, arare la terra e gestirla. Lentamente, nel corso dei secoli, prima la tecnica ha sostituito l’uomo sul posto di lavoro  e poi l’informatica ha scambiato gli Stati con le banche. Questo è accaduto perché l’incoscienza ha consentito questa sostituzione tramite l’avidità e la competitività cancellando i diritti umani e rifeudalizzando il pianeta.

La ricchezza e il suo valore erano convenzionalmente riconosciuti nei beni figli della creatività umana. Agli uomini non interessava possedere oro, argento, o banconote. Agli uomini interessava gestire la terra poiché dava frutti e potevano costruirci la casa per la famiglia, per il villaggio.
L’attuale degenerazione è figlia dell’invenzione della matematica finanziaria e delle borse telematiche: luoghi virtuali, non ricchezza reale, dove alcuni giovani di fronte ad un computer si scambiano scommesse, promesse di pagamento e vere truffe finanziarie col fine di rubare economia reale: risorse minerarie, terreni e Stati interi.

Oggi vi sono corporazioni SpA che possiedono gli Stati e le borse telematiche sono i luoghi dove i truffatori concretizzando le loro vincite. Oggi gli eserciti proteggono le SpA nei territori che hanno risorse per la produzione di merci inutili mentre media e scuole manipolano i cittadini americani ed europei per formarli come consumatori degli acquisiti compulsivi.

Possiamo decidere di vivere in armonia con la natura studiando la vera Storia e scoprire che abbiamo tutte le capacità creative di realizzare luoghi per trascorre il tempo che vogliamo con le persone che amiamo poiché in questo periodo, le tecnologie (creatività) possono agevolare questo processo. La vera crescita è non ripetere gli errori del passato, smetterla di dare fiducia alle attuali istituzioni e riporla in noi stessi pronti a cambiare modo di pensare, uscire dal cinismo e vivere cooperando.

Nonostante i nostri vizi e la nostra viltà, ci sono italiani che stanno vivendo il cambiamento nei piccoli comuni. Ecco alcuni esempi: Slow food nacque nel 1986 ed oggi esiste una rete di piccoli comuni che ha aderito andando verso la sovranità alimentare e la riscoperta del saper auto-produrre cibo. Paolo Soleri è l’architetto italiano emigrato negli USA per costruire la prima città moderna sostenibile (1970 Arcosanti).

Oggi, nel solco dei buoni esempi, proseguono queste strade anche altri cittadini, gruppi ed associazioni, in Italia si sono aggiunti la rete dei Comuni Virtuosi ed il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) che rappresentano un modello concreto di operatività sul territorio “dall’alto” e “dal basso”. Esiste un’energia attiva di cittadini pronti a cambiare paradigma culturale conservando i buoni esempi del passato (Storia) unendoli alla tecnologia socialmente utile (innovazione) con la migliore tradizione culturale italiana: cibo, arte e cultura.

La scienza dell’organizzazione è quel tassello che mancava a cittadini motivati e prossimamente MDF con Arcipelago Scec e Transition Italia viaggeranno per l’Italia mostrando buone pratiche, innovazione e cambiamenti permanenti col fine di risvegliare le coscienze umane ed agire uniti dall’etica.

Persino la scena di un film spiega il sistema: dal film “The International”: […] Agente dell’Interpol (Clive Owen): “si ma miliardi di dollari investiti solo per fare il broker? Non ci può essere tanto guadagno per loro.” Finanziere-politico (Luca Barbareschi): “No figuriamoci se mirano a guadagnare dalla vendita di armi. Mirano al controllo.” Vice procuratore distrettuale (Naomi Watts): “Controllo del flusso di armi, controllo del conflitto“. Finanziere-politico: “No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“In un sistema immorale dove alcune SpA private approvano bilanci con profitti monetari almeno 100 volte maggiori degli Stati USA e dell’UE lo capisce anche un bambino che c’è qualcosa che non funziona, perché gli italiani non lo capiscono? Craxi, in sede di tribunale – Milano, processo Enimont, 1993 – era sorpreso di fronte alle domande “ingenue” del Pm Antonio Di Pietro: «perché imprenditori, società, enti e cooperative sentivano il bisogno di pagare i partiti?» Bettino Craxi: «ci sono gruppi industriali che in Italia sono una potenza, che sono più potenti dei partiti, potevano spaventare e non essere spaventati, proprietari di giornali, di banche[…] loro incutevano timore […] ma si può immaginare che un gruppo come la Fiat non abbia mai dato contributi elettorali a partiti, a candidati […] si può credere seriamente che un gruppo come la  Fiat possa essere stato concusso, spaventato?»

In questi anni la pressione delle multinazionali è ben visibile nei media e nelle università, nel luoghi di dibattito politico, c’è un continuo martellamento nel proporre privatizzazioni in tutti gli ambiti, lo scontro è su questi aspetti. Si vuole persuadere l’opinione pubblica sul fatto che “privato sia meglio di pubblico” ed il potere invisibile lavora a questo, anche in Italia, dal dopo guerra in poi ed ha raggiunto questi obiettivi con l’indottrinamento[1] di un pensiero nelle scuole e nelle università. Quasi nessuno fa notare che l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico è avvenuto con la riforma amministrativa degli anni ’90 e questo non destò fastidio, se oggi vi sono soggetti che rubano a norma di legge la colpa è del Parlamento che aggirò la Costituzione italiana ed, oggi la Corte Costituzionale è tragicamente silente mentre alcuni soggetti privati ricavano milioni con l’acqua. Il pensiero dominante criminale del produttivismo e dello sviluppo sostenibile sono persino parte integrante del processo deliberativo dell’amministrazione pubblica, una conferenza di servizi[2] di fronte a scelte economiche fa pendere l’ago della bilancia su questioni di “efficienza” (profitto) e non su questioni etiche (tutela della vita umana) e di buon senso. Queste persone non ragionano in termini umani ma in termini di bilancio messo al di sopra del diritto alla vita.


[1] LEWIS F. POWELL, The Powell Memo, Powell Manifesto, 23 ago 1971, http://reclaimdemocracy.org/corporate_accountability/powell_memo_lewis.html

[2] La Conferenza di Servizi è un istituto della legislazione italiana di semplificazione amministrativa dell’attività della pubblica amministrazione, volta ad acquisire autorizzazioni, atti, licenze, permessi e nulla-osta comunque denominati mediante convocazione di apposite riunioni collegiali, i cui termini sono espressamente disposti dalla normativa vigente (Legge 241/90 e s.m.i.). Le determinazioni della Conferenza di Servizi si sostituiscono alle autorizzazioni finali ed hanno lo scopo di velocizzare la conclusione di un procedimento amministrativo, ad esclusione di concessioni edilizie, permessi di costruire e DIA.

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La vera democrazia “dal basso”

Anche in Italia cominciano a vedersi i primi esempi di vera democrazia “dal basso” e com’è ovvio che sia non sono i partiti tradizionali a diffondere metodi e strumenti democratici ma singoli cittadini e gruppi genuini che danno vita a vere liste civiche, cioè non maschere dei partiti.

Da diversi anni esistono associazioni culturali che diffondono tali metodi: i Democratici diretti ed il Movimento partecipazione di Genova, a questi si aggiungono PartecipAzione cittadini Rovereto. In Europa l’associazione democracy international controlla l’andamento politico e democratico degli Stati chiedendo l’introduzione di strumenti di democrazia diretta anche nell’Unione europea poca incline all’autoderminazione dei popoli.

La partecipazione e suoi strumenti sono di due tipi: la democrazia diretta pura e senza filtri e la democrazia partecipativa applicabile in ambito locale col bilancio partecipativo inventato a Porto Alegre dai movimenti cittadini ed istituzionalizzato con una riforma amministrativa.

Due libri raccontano molto bene le esperienze di partecipazione nel mondo: Paolo Michelotto, democrazia dei cittadini, Troll e Thomas Benedikter, democrazia diretta, Sonda.

In questo periodo abbiamo assistito a due sperimentazioni molto interessanti, la Rete dei cittadini nel Lazio che imita il progetto di Lista Partecipata ed ora il progetto di lista civica a Rovereto.
Inoltre, da diversi anni l’Associazione Rete Nuovo Municipio diffonde la conoscenza di strumenti partecipativi agli Enti locali, soprattutto Comuni attraverso tecniche di pianificazione partecipata, sempre derivanti dalle procedure deliberative del bilancio partecipativo.

Sintetizzando ecco gli strumenti del potere supremo, della sovranità popolare irrinunciabile ed indispensabile per parlare di democrazia, governo del popolo, in assenza di tali strumenti si parla giustamente di regime totalitario e di dittature.

Gli strumenti:

  • iniziativa popolare
  • referendum abrogativo
  • bilancio partecipativo deliberativo

Per poter esser efficaci e non una presa in giro questi strumenti non devono avere i limiti presenti nelle norme italiane.

  • L’iniziativa popolare deve essere vincolante per i dipendenti eletti, cioè essi devono avere l’obbligo di valutarla in un tempo ragionevole e se non fossero d’accordo la decisione torna al popolo sovrano con referendum confermativo senza quorum di validità.
  • Il referendum abrogativo non deve avere quorum di validità.
  • Il bilancio partecipativo deliberativo è quello strumento che consente ai cittadini di proporre e decidere come spendere una parte o tutto il bilancio del proprio comune, le proprie tasse. Esso non deve essere consultivo.

E’ determinante comprendere il concetto del quorum poiché è alla base dell’elementare principio democratico: chi partecipa decide e mai il contrario. Si tratta delle regole elementari del metodo democratico che poggia su criteri aritmetici: maggioranza, minoranza; e poi dialogo, informazione e partecipazione al processo decisionale. In Italia, con l’inganno, i cittadini usano strumenti di democrazia diretta inefficaci: l’iniziativa ed il referendum mentre in Svizzera gli stessi strumenti sono alla base della vita politica condivisa. Solo in Italia esiste un quorum di validità del 50%+1 degli aventi diritto al voto e, solo in Italia numerose iniziative popolari giacciono nei cassetti senza esser valutate dal Parlamento. Solo in Italia gli strumenti di partecipazione previsti per gli Enti locali non fanno parte degli Statuti ma solo le ridicole Consulte, istituto giuridico scritto per distruggere la partecipazione dei cittadini e far aumentare l’apatia politica che aiuta i partiti tradizionali prezzolati dalle banche. In Svizzera accade il contrario per mezzo di strumenti efficaci, infatti i dipendenti eletti contano molto meno dato che il popolo sovrano possiede strumenti decisionali e di controllo realmente efficaci.

Negli USA esiste persino la revoca del mandato, utilissimo strumento di controllo sugli eletti per mezzo del bilancio a metà mandato elettorale. Tale metodo di controllo sarebbe l’ideale in tutti gli Enti territoriali e cioè la verifica a metà mandato elettorale sulle promesse fatte tramite il programma elettorale e la verifica delle stesse sul bilancio economico locale. Di solito è la Corte dei Conti l’organo di controllo sulle casse locali e nazionali ma la lentezza della macchina non consente un’efficace controllo se non ad errori già fatti. I cittadini sovrani hanno il diritto e dovere morale di controllare i bilanci degli Enti locali e per tanto il bilancio di mandato sarebbe un utilissimo strumento preventivo sulla corruzione. Per mezzo di un referendum popolare si potrà revocare il mandato al Sindaco od al Presidente per truffa a danni dello Stato, per reale negligenza sul programma elettorale ed associazione per delinquere prima che un giudice si possa pronunciare.

La vera democrazia è fortemente osteggiata dal potere invisibile (organizzazioni sovranazionali, logge massoniche deviate, servizi segreti deviati, SpA e banche) per ovvie ragioni dato che attraverso questa forma governativa le lobby perderebbero controllo sulle masse e quindi potere. Gli strumenti servono ad integrare la democrazia rappresentativa e non vanno a sostituirla.

La democrazia rappresentativa non c’è più. La Costituzione italiana nonostante affermi che il potere supremo appartenga al popolo, ha previsto troppi poteri per i dipendenti eletti e strumenti inefficaci per il sovrano e; queste regole antidemocratiche, col tempo, hanno creato e stabilito una casta, un’oligarchia autoritaria che opprime il popolo sovrano. Bisogna democratizzare sia la Costituzione e sia tutti gli Statuti degli Enti territoriali inserendo i più avanzati strumenti di democrazia diretta per integrare l’obsoleta democrazia rappresentativa. I fatti dimostrano che i partiti tradizionali, corrotti ed immorali, non rappresentano la volontà popolare ma quella delle multinazionali.

Il buon senso della partecipazione

Sono stato invitato, il giorno 20 marzo, dal Movimento cinque stelle Campania a parlare di energia e democrazia, al mattino presso la biblioteca civica comunale di Cava dè Tirreni (SA) e nel pomeriggio presso il Centro sociale di Salerno.

Questa è una breve intervista pubblicata da Giuseppe Ardito di Cava dè Tirreni.

La Campania ha tutte le risorse per avviare un progetto utile: l’autosufficienza energetica. L’uso razionale dell’energia è previsto sin dalla legge 10/91 ed il primo punto determinante è ridurre la domanda energetica eliminando gli sprechi esistenti e ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente per mezzo di ESCO (Energy Service COmpany) ad azionariato diffuso di proprietà dei cittadini e non SpA di nomina politica. Le ESCO hanno l’obiettivo opposto delle attuali SpA locali e cioè produrre profitti dal risparmio, invece le società monopoliste attuali sono contente degli sprechi poiché giovano al conto bancario degli amici dei Sindaci nominati nei consigli di amministrazione senza merito.

La Regione ha il dovere politico di redarre un Piano energetico che punti all’autosufficienza con l’uso di tecnologie ad energie rinnovabili: geotermia (ricchissima la Campania), il Sole, il vento e l’acqua (fiumi, canali irrigui).

La Regione può ispirarsi a leggi e delibere già esistenti: Provincia di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia ed adattarle al territorio per renderle più efficienti.

Partendo dall’attuale consumo-fabbisogno energetico regionale è possibile capire dove intervenire per eliminare gli sprechi. Tale obiettivo crea un enorme indotto nel settore in termini di addetti: occupati. La Germania è sicuramente un esempio virtuoso da imitare, nonostante non sia il paese del Sole.

Costruire insieme

Il potere supremo appartiene al sovrano, cioè al popolo (art.1 Cost.). Partendo da questa consapevolezza in molte città, almeno 500 nel mondo, i dipendenti eletti usano strumenti partecipativi pratici col fine di pianificare ed organizzare il territorio seguendo le direttive – priorità – dei cittadini.

Le pratiche partecipative vincolanti (e non consultive) stanno diventando ordinaria gestione degli Enti locali, soprattutto nel resto del mondo. In Italia, i partiti politici, ottimi camerieri del reale potere (banche ed SpA), fanno di tutto per scoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini per evitare di perdere il controllo di soldi pubblici.

Invece, i cittadini dovrebbero sapere che, non solo, sono i pieni titolari del potere supremo ma che grazie al loro intervento diretto nel determinare le politiche locali, corruzione e sprechi sono eliminati o ridotti al massimo.

Persino il legislatore italiano (Parlamento) ha previsto l’introduzione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa ma i partiti si guardano bene dall’introdurli negli Statuti onde evitare che civili informati possano mettere il naso negli affari del potere invisibile.

I cittadini dovrebbero sapere che la democrazia non è delegare tutto ai dipendenti eletti, quella è la democrazia rappresentativa, una forma di potere oggi degenerata anche per mezzo dell’apatia politica dei popoli. Le persone socialmente più pericolose sono proprio quelle che non vogliono occuparsi di politica, ma che conservano il diritto di voto.

La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini. (da Wikipedia)

«Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile.» (Pericle, discorso alla città di Atene V sec. a. C.)

Per cui, occuparsi del bene comune è la più alta e nobile aspirazione che l’essere umano possa compiere, cioè la politica. Il degrado culturale del nostro Paese associa l’idea di politica ai partiti degenerati poiché i cittadini italiani non si sono mai occupati direttamente del bene comune nel corso dei decenni ed a causa di questa incivile consuetudine, nell’immaginario collettivo, si crede che la politica sia una cosa sporca.

Forse questo degrado culturale è la radice dell’apatia politica che consente ai partiti degenerati di conservare il potere. Credo che per risolvere il problema bisognerebbe riformare il pensiero collettivo per stimolare la partecipazione attiva di tutti col fine di tutelare la politica: il bene comune.
Oltre al fatto che i cittadini dovrebbero smetterla di commiserarsi e lamentarsi ci sono altre buone notizie che vengono dalle buone pratiche amministrative. Sono numerosissime le comunità civili che decidono direttamente come spendere le proprie tasse per mezzo di utili metodi e strumenti. Nelle città, anche con milioni di abitanti, si svolgono nell’arco di un anno solare le “assemblee deliberative” dove ogni cittadino può fare la propria proposta. Questi incontri, di solito, sono organizzati e calendarizzati col fine di scegliere le priorità (opere e servizi) da realizzare sul territorio. Questo metodo di scelta consente agli amministratori di conoscere in maniera precisa e puntuale la volontà popolare (bilancio partecipativo). Per alcuni progetti specifici i cittadini dialogano direttamente con gli uffici tecnici che svolgono la progettazione architettonica ed urbanistica (pianificazione partecipata).

La notizia straordinaria è che l’istituzionalizzazione di queste pratiche è stata spinta dai movimenti civici e non dai partiti; i cittadini hanno realizzato questa rivoluzione democratica. Il popolo ha dimostrato che con più democrazia si affrontano e risolvono i problemi concreti e non al contrario com’è avvenuto in Italia.

Con la riforma amministrativa degli anni ’90 l’Italia ha ridotto la democrazia interna negli Enti locali accentrando nelle mani di Sindaci e Presidenti eletti poteri di gestione enormi. Infatti tali dipendenti eletti nominano, a loro discrezione e quindi senza merito, i gestori dei servizi pubblici locali;         quindi meno etica, meno trasparenza, meno democrazia.

Mentre nell’Unione europea diversi parlamentari chiedono l’introduzione dell’uso di referendum per deliberare le scelte di tutti, in Italia si torna indietro di secoli ripristinando il sistema feudale. Mentre in Sud-America i popoli e persino alcuni dipendenti eletti chiedono il ripristino della sovranità popolare, della sovranità monetaria e della tutela dell’acqua contro le SpA, in Italia il reale potere siede nella Banca centrale europea che manda direttive ai dipendenti eletti su come tassare gli schiavi:

“Data la necessità di risanare i conti pubblici nei prossimi anni”, per la Bce nei paesi dell’eurozona “l’incremento dell’imposizione indiretta e dei prezzi amministrati potrebbe essere superiore alle aspettative correnti” (Fonte: sito web de “La Repubblica”, 21 genniao 2010)

“La disoccupazione nell’area dell’euro dovrebbe continuare ad aumentare, attenuando la crescita dei consumi”. Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di gennaio, aggiungendo che si prevedono “dinamiche complessivamente contenute dei prezzi, dei costi e dei salari, in linea con una lenta ripresa della domanda nell’area dell’euro e fuori dai suoi confini” (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 21 gennaio 2010)

Jean Claude Trichet, sottolinea che frena l’andamento dei prestiti bancari a imprese e famiglie nell’area euro. «L’inasprimento delle condizioni di finanziamento, dovuto all’acuirsi delle tensioni finanziarie, ha contribuito al rallentamento del flusso dei prestiti delle istituzioni
finanziarie monetarie al settore privato non finanziario».  (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 22 gennaio 2009)

Difficilmente siamo curiosi di capire e conoscere chi siano questi signori che ordinano ai Governi e quindi ai popoli gli stili di vita da seguire. Eppure tutti i giorni, attraverso i media sentiamo parlare e citare personaggi eletti da nessuno. Ma queste persone non riconosciute dal popolo sovrano governano la nostre vite, il nostro modo di fare la spesa, la qualità dei servizi sanitari ed istruttivi dei nostri figli.

Sovranità popolare

I cittadini hanno il potere supremo (art.1 Cost.). In numerose comunità del mondo le regole scritte (Statuti) includono strumenti efficaci di democrazia diretta. Per mezzo di questi strumenti giuridici i cittadini deliberano in maniera efficace sugli argomenti più svariati: ambiente, sanità, istruzione, sport. Quello che sembra essere un sogno solo per gli italiani è pura realtà, secolare in Svizzera, e pratica comune in 23 Stati degli USA, in Brasile, ma anche in alcuni centri in Austria, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Pensate che i cittadini dell’east-coast degli USA a metà mandato elettorale applicano il “bilancio di mandato” ai propri Sindaci ed accade che lo stesso viene anche revocato se egli non ha attuato le promesse elettorali o alcune priorità deliberate dal basso. Ricordiamo che in Italia prima che un Sindaco o Presidente di Regione venga rimosso al di fuori delle gare elettorali accade solo per intervento dall’alto per gravi reati contro la pubblica amministrazione (gravi passività  di bilancio ed associazione per delinquere).

Dunque, all’estero è la qualità della democrazia ad essere elevata e come dimostra la “recente” (1989) e straordinaria esperienza di Porto Alegre (Brasile) sono sempre i cittadini a promuovere il cambiamento della società mai i partiti.

In Campania assistiamo alla continua distruzione dello “stato di diritto” e dello “stato sociale”. Solo una comunità unita e coesa intorno ai valori dell’etica e della democrazia potrà  introdurre tutti quegli strumenti di democrazia diretta e partecipativa utili ad applicare la sovranità popolare col fine di consentire un’efficace scelta delle idee e delle proposte di grande rilevanza sociale e per il bene comune. In sostanza la democrazia è un metodo per selezionare le idee e le persone migliori (elezioni primarie).

Nonostante tutto, in Campania, esiste ancora una cittadinanza attiva che mira al bene comune e la stessa potrà contribuire allo sviluppo di tutti se e solo se dotata di strumenti efficaci quali l’iniziativa popolare ed il referendum per evitare manipolazioni e ricatti del potere invisibile.

La Svizzera è la Confederazione della vera democrazia dove i cittadini votano quattro volte all’anno anche a mezzo posta per evitare possibili truffe telematiche. L’informazione sui temi è libera ed indipendente ed i cittadini ricevono periodicamente anche dai comitati referendari tutte le notizie necessarie per prendere una decisione. Una democrazia dei cittadini è efficace quando non esiste quorum di validità poiché il principio del governo del popolo è chi partecipa decide. L’abitudine civica dei cittadini svizzeri è davvero straordinaria ed incoraggiante ed i loro cantoni sono diventati il simbolo dell’educazione civica.

Un’esperienza simile sta accadendo a Porto Alegre quando i movimenti civici hanno deciso di cambiare lo statuto del comune ed introdurre la pratica delle assemblee popolari deliberative per scegliere come spendere parte del bilancio comunale senza intermediazione dei rappresentati eletti (Bilancio Partecipativo).

Ecco gli strumenti efficaci:

  • iniziativa popolare I consigli possono visionare entro un tempo ragionevole e se non approvano parte referendum propositivo popolare (senza quorum di validità)
  • referendum abrogativo (vincolante senza quorum di validità)
  • bilanci partecipativi deliberativi (non consultivi e vincolanti)

L’iniziativa ed i referendum sono tipici per ambiti territoriali vasti (Regione, Province) mentre i bilanci partecipativi sono tipici per i Comuni.

Il virtuosismo della democrazia diretta è straordinario “costringe” i cittadini a diventare persone attive ed informate affinché si possano fare scelte compiute.  Tutti possono intuire che una democrazia è matura quando esiste una corretta informazione. Qualcuno pensa l’Italia e parte con così quale illusione. Intanto siamo l’unico Paese al mondo dove il conflitto di interesse è tangibile persino nelle case degli italiani (digitale terrestre).

In condizioni normali i cittadini ascoltano le informazioni direttamente dai comitati referendari e non dalla televisione. Lo spazio pubblicitario è equamente distribuito in appositi moduli informativi spediti a casa in tempi utili per consentire a tutti di approfondire gli argomenti anche attraverso internet. Nessuno si sognerebbe di prendere una decisione ascoltando le opinioni di politici che siedono in televisione. Di solito i politici sono pagati e programmati per mentire, questo in Italia avviene in maniera subdola perché i partiti non sono obbligati a pubblicare i propri bilanci ed in questo caso è sufficiente togliere ogni tipo di fiducia.

La nostra Costituzione prevede due strumenti di democrazia diretta ma sono una presa in giro, ecco perché:

Iniziativa popolare
Nella legge di iniziativa popolare non c’è l’obbligo di indire referendum se il Parlamento respinge l’istanza votata dai cittadini, questa assenza di regola mortifica il principio di sovranità popolare.

Referendum abrogativo
La presenza di una altissimo quorum di validità, 50%+1 degli aventi diritto al voto (caso unico al mondo), sul referendum abrogativo contraddice il più elementare principio democratico, cioè chi partecipa decide.

Per rendere efficaci gli strumenti attuali è sufficiente eliminare il quorum di validità ed obbligare il Parlamento a calendarizzare le iniziative popolari con diritto di referendum proposito in caso di modificate o rigetti da parte dei dipendenti eletti. Questa riforma non dovrebbe avere colore politico o una stupida e retorica ideologia poiché si tratta di applicare solo la Costituzione.

Un programma politico

Ho pensato di raccogliere, condividere ed aggiornare il programma politico che iniziai a scrivere nel 2008. E’ la raccolta di una ricerca sociale, di appunti sparsi, idee già attuate da molte comunità e diffuse da esperti nel vari settori, dell’ecologia, architettura, urbanistica, democrazia…

Il mio blog, il diario che tutti possono leggere, sparge periodicamente queste idee e proposte, commenti e considerazioni sulla nostra società.

L’obiettivo è molto chiaro mutare la società per il bene comune. Buona lettura a tutti coloro che intendono anche in minima parte avviare questo cambiamento reso necessario per questioni di sopravvivenza.

Finalmente disponibile in italiano il libro “Democrazia Diretta – di Verhulst Nijeboer”

Copio integralmente una buona notizia dal blog PartecipAzione Cittadini Rovereto

di Paolo Michelotto

finalmente un libro fondamentale sulla democrazia diretta, gratuito,  il “Direct Democracy di Verhulst Nijeboer” è disponibile anche in lingua italiana. Questo libro è stato tradotto in questi ultimi due anni in tutte le lingue maggiori europee, ed è disponibile gratuitamente qui

http://www.democracy-international.org/

Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie, esempi sulla Democrazia Diretta, sui Referendum e sulle Iniziative. Risponde a moltissime domande con fatti, non con teorie. Disponibile in 6 lingue europee, qui in Inglese.

Da oggi grazie all’impegno di traduzione e coordinamento di Emilio Piccoli, con l’aiuto di Annamaria Macripò, Edoardo Gentile e Daniel Kmiecik, il libro è disponibile gratuitamente in italiano. Qui il testo finale, appena pronto da parte degli autori belgi anche la versione impaginata graficamente, la inserirò nel blog.