Il buon senso della partecipazione

Sono stato invitato, il giorno 20 marzo, dal Movimento cinque stelle Campania a parlare di energia e democrazia, al mattino presso la biblioteca civica comunale di Cava dè Tirreni (SA) e nel pomeriggio presso il Centro sociale di Salerno.

Questa è una breve intervista pubblicata da Giuseppe Ardito di Cava dè Tirreni.

La Campania ha tutte le risorse per avviare un progetto utile: l’autosufficienza energetica. L’uso razionale dell’energia è previsto sin dalla legge 10/91 ed il primo punto determinante è ridurre la domanda energetica eliminando gli sprechi esistenti e ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente per mezzo di ESCO (Energy Service COmpany) ad azionariato diffuso di proprietà dei cittadini e non SpA di nomina politica. Le ESCO hanno l’obiettivo opposto delle attuali SpA locali e cioè produrre profitti dal risparmio, invece le società monopoliste attuali sono contente degli sprechi poiché giovano al conto bancario degli amici dei Sindaci nominati nei consigli di amministrazione senza merito.

La Regione ha il dovere politico di redarre un Piano energetico che punti all’autosufficienza con l’uso di tecnologie ad energie rinnovabili: geotermia (ricchissima la Campania), il Sole, il vento e l’acqua (fiumi, canali irrigui).

La Regione può ispirarsi a leggi e delibere già esistenti: Provincia di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia ed adattarle al territorio per renderle più efficienti.

Partendo dall’attuale consumo-fabbisogno energetico regionale è possibile capire dove intervenire per eliminare gli sprechi. Tale obiettivo crea un enorme indotto nel settore in termini di addetti: occupati. La Germania è sicuramente un esempio virtuoso da imitare, nonostante non sia il paese del Sole.

Costruire insieme

Il potere supremo appartiene al sovrano, cioè al popolo (art.1 Cost.). Partendo da questa consapevolezza in molte città, almeno 500 nel mondo, i dipendenti eletti usano strumenti partecipativi pratici col fine di pianificare ed organizzare il territorio seguendo le direttive – priorità – dei cittadini.

Le pratiche partecipative vincolanti (e non consultive) stanno diventando ordinaria gestione degli Enti locali, soprattutto nel resto del mondo. In Italia, i partiti politici, ottimi camerieri del reale potere (banche ed SpA), fanno di tutto per scoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini per evitare di perdere il controllo di soldi pubblici.

Invece, i cittadini dovrebbero sapere che, non solo, sono i pieni titolari del potere supremo ma che grazie al loro intervento diretto nel determinare le politiche locali, corruzione e sprechi sono eliminati o ridotti al massimo.

Persino il legislatore italiano (Parlamento) ha previsto l’introduzione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa ma i partiti si guardano bene dall’introdurli negli Statuti onde evitare che civili informati possano mettere il naso negli affari del potere invisibile.

I cittadini dovrebbero sapere che la democrazia non è delegare tutto ai dipendenti eletti, quella è la democrazia rappresentativa, una forma di potere oggi degenerata anche per mezzo dell’apatia politica dei popoli. Le persone socialmente più pericolose sono proprio quelle che non vogliono occuparsi di politica, ma che conservano il diritto di voto.

La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini. (da Wikipedia)

«Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile.» (Pericle, discorso alla città di Atene V sec. a. C.)

Per cui, occuparsi del bene comune è la più alta e nobile aspirazione che l’essere umano possa compiere, cioè la politica. Il degrado culturale del nostro Paese associa l’idea di politica ai partiti degenerati poiché i cittadini italiani non si sono mai occupati direttamente del bene comune nel corso dei decenni ed a causa di questa incivile consuetudine, nell’immaginario collettivo, si crede che la politica sia una cosa sporca.

Forse questo degrado culturale è la radice dell’apatia politica che consente ai partiti degenerati di conservare il potere. Credo che per risolvere il problema bisognerebbe riformare il pensiero collettivo per stimolare la partecipazione attiva di tutti col fine di tutelare la politica: il bene comune.
Oltre al fatto che i cittadini dovrebbero smetterla di commiserarsi e lamentarsi ci sono altre buone notizie che vengono dalle buone pratiche amministrative. Sono numerosissime le comunità civili che decidono direttamente come spendere le proprie tasse per mezzo di utili metodi e strumenti. Nelle città, anche con milioni di abitanti, si svolgono nell’arco di un anno solare le “assemblee deliberative” dove ogni cittadino può fare la propria proposta. Questi incontri, di solito, sono organizzati e calendarizzati col fine di scegliere le priorità (opere e servizi) da realizzare sul territorio. Questo metodo di scelta consente agli amministratori di conoscere in maniera precisa e puntuale la volontà popolare (bilancio partecipativo). Per alcuni progetti specifici i cittadini dialogano direttamente con gli uffici tecnici che svolgono la progettazione architettonica ed urbanistica (pianificazione partecipata).

La notizia straordinaria è che l’istituzionalizzazione di queste pratiche è stata spinta dai movimenti civici e non dai partiti; i cittadini hanno realizzato questa rivoluzione democratica. Il popolo ha dimostrato che con più democrazia si affrontano e risolvono i problemi concreti e non al contrario com’è avvenuto in Italia.

Con la riforma amministrativa degli anni ’90 l’Italia ha ridotto la democrazia interna negli Enti locali accentrando nelle mani di Sindaci e Presidenti eletti poteri di gestione enormi. Infatti tali dipendenti eletti nominano, a loro discrezione e quindi senza merito, i gestori dei servizi pubblici locali;         quindi meno etica, meno trasparenza, meno democrazia.

Mentre nell’Unione europea diversi parlamentari chiedono l’introduzione dell’uso di referendum per deliberare le scelte di tutti, in Italia si torna indietro di secoli ripristinando il sistema feudale. Mentre in Sud-America i popoli e persino alcuni dipendenti eletti chiedono il ripristino della sovranità popolare, della sovranità monetaria e della tutela dell’acqua contro le SpA, in Italia il reale potere siede nella Banca centrale europea che manda direttive ai dipendenti eletti su come tassare gli schiavi:

“Data la necessità di risanare i conti pubblici nei prossimi anni”, per la Bce nei paesi dell’eurozona “l’incremento dell’imposizione indiretta e dei prezzi amministrati potrebbe essere superiore alle aspettative correnti” (Fonte: sito web de “La Repubblica”, 21 genniao 2010)

“La disoccupazione nell’area dell’euro dovrebbe continuare ad aumentare, attenuando la crescita dei consumi”. Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di gennaio, aggiungendo che si prevedono “dinamiche complessivamente contenute dei prezzi, dei costi e dei salari, in linea con una lenta ripresa della domanda nell’area dell’euro e fuori dai suoi confini” (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 21 gennaio 2010)

Jean Claude Trichet, sottolinea che frena l’andamento dei prestiti bancari a imprese e famiglie nell’area euro. «L’inasprimento delle condizioni di finanziamento, dovuto all’acuirsi delle tensioni finanziarie, ha contribuito al rallentamento del flusso dei prestiti delle istituzioni
finanziarie monetarie al settore privato non finanziario».  (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 22 gennaio 2009)

Difficilmente siamo curiosi di capire e conoscere chi siano questi signori che ordinano ai Governi e quindi ai popoli gli stili di vita da seguire. Eppure tutti i giorni, attraverso i media sentiamo parlare e citare personaggi eletti da nessuno. Ma queste persone non riconosciute dal popolo sovrano governano la nostre vite, il nostro modo di fare la spesa, la qualità dei servizi sanitari ed istruttivi dei nostri figli.

Sovranità popolare

I cittadini hanno il potere supremo (art.1 Cost.). In numerose comunità del mondo le regole scritte (Statuti) includono strumenti efficaci di democrazia diretta. Per mezzo di questi strumenti giuridici i cittadini deliberano in maniera efficace sugli argomenti più svariati: ambiente, sanità, istruzione, sport. Quello che sembra essere un sogno solo per gli italiani è pura realtà, secolare in Svizzera, e pratica comune in 23 Stati degli USA, in Brasile, ma anche in alcuni centri in Austria, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Pensate che i cittadini dell’east-coast degli USA a metà mandato elettorale applicano il “bilancio di mandato” ai propri Sindaci ed accade che lo stesso viene anche revocato se egli non ha attuato le promesse elettorali o alcune priorità deliberate dal basso. Ricordiamo che in Italia prima che un Sindaco o Presidente di Regione venga rimosso al di fuori delle gare elettorali accade solo per intervento dall’alto per gravi reati contro la pubblica amministrazione (gravi passività  di bilancio ed associazione per delinquere).

Dunque, all’estero è la qualità della democrazia ad essere elevata e come dimostra la “recente” (1989) e straordinaria esperienza di Porto Alegre (Brasile) sono sempre i cittadini a promuovere il cambiamento della società mai i partiti.

In Campania assistiamo alla continua distruzione dello “stato di diritto” e dello “stato sociale”. Solo una comunità unita e coesa intorno ai valori dell’etica e della democrazia potrà  introdurre tutti quegli strumenti di democrazia diretta e partecipativa utili ad applicare la sovranità popolare col fine di consentire un’efficace scelta delle idee e delle proposte di grande rilevanza sociale e per il bene comune. In sostanza la democrazia è un metodo per selezionare le idee e le persone migliori (elezioni primarie).

Nonostante tutto, in Campania, esiste ancora una cittadinanza attiva che mira al bene comune e la stessa potrà contribuire allo sviluppo di tutti se e solo se dotata di strumenti efficaci quali l’iniziativa popolare ed il referendum per evitare manipolazioni e ricatti del potere invisibile.

La Svizzera è la Confederazione della vera democrazia dove i cittadini votano quattro volte all’anno anche a mezzo posta per evitare possibili truffe telematiche. L’informazione sui temi è libera ed indipendente ed i cittadini ricevono periodicamente anche dai comitati referendari tutte le notizie necessarie per prendere una decisione. Una democrazia dei cittadini è efficace quando non esiste quorum di validità poiché il principio del governo del popolo è chi partecipa decide. L’abitudine civica dei cittadini svizzeri è davvero straordinaria ed incoraggiante ed i loro cantoni sono diventati il simbolo dell’educazione civica.

Un’esperienza simile sta accadendo a Porto Alegre quando i movimenti civici hanno deciso di cambiare lo statuto del comune ed introdurre la pratica delle assemblee popolari deliberative per scegliere come spendere parte del bilancio comunale senza intermediazione dei rappresentati eletti (Bilancio Partecipativo).

Ecco gli strumenti efficaci:

  • iniziativa popolare I consigli possono visionare entro un tempo ragionevole e se non approvano parte referendum propositivo popolare (senza quorum di validità)
  • referendum abrogativo (vincolante senza quorum di validità)
  • bilanci partecipativi deliberativi (non consultivi e vincolanti)

L’iniziativa ed i referendum sono tipici per ambiti territoriali vasti (Regione, Province) mentre i bilanci partecipativi sono tipici per i Comuni.

Il virtuosismo della democrazia diretta è straordinario “costringe” i cittadini a diventare persone attive ed informate affinché si possano fare scelte compiute.  Tutti possono intuire che una democrazia è matura quando esiste una corretta informazione. Qualcuno pensa l’Italia e parte con così quale illusione. Intanto siamo l’unico Paese al mondo dove il conflitto di interesse è tangibile persino nelle case degli italiani (digitale terrestre).

In condizioni normali i cittadini ascoltano le informazioni direttamente dai comitati referendari e non dalla televisione. Lo spazio pubblicitario è equamente distribuito in appositi moduli informativi spediti a casa in tempi utili per consentire a tutti di approfondire gli argomenti anche attraverso internet. Nessuno si sognerebbe di prendere una decisione ascoltando le opinioni di politici che siedono in televisione. Di solito i politici sono pagati e programmati per mentire, questo in Italia avviene in maniera subdola perché i partiti non sono obbligati a pubblicare i propri bilanci ed in questo caso è sufficiente togliere ogni tipo di fiducia.

La nostra Costituzione prevede due strumenti di democrazia diretta ma sono una presa in giro, ecco perché:

Iniziativa popolare
Nella legge di iniziativa popolare non c’è l’obbligo di indire referendum se il Parlamento respinge l’istanza votata dai cittadini, questa assenza di regola mortifica il principio di sovranità popolare.

Referendum abrogativo
La presenza di una altissimo quorum di validità, 50%+1 degli aventi diritto al voto (caso unico al mondo), sul referendum abrogativo contraddice il più elementare principio democratico, cioè chi partecipa decide.

Per rendere efficaci gli strumenti attuali è sufficiente eliminare il quorum di validità ed obbligare il Parlamento a calendarizzare le iniziative popolari con diritto di referendum proposito in caso di modificate o rigetti da parte dei dipendenti eletti. Questa riforma non dovrebbe avere colore politico o una stupida e retorica ideologia poiché si tratta di applicare solo la Costituzione.

Un programma politico

Ho pensato di raccogliere, condividere ed aggiornare il programma politico che iniziai a scrivere nel 2008. E’ la raccolta di una ricerca sociale, di appunti sparsi, idee già attuate da molte comunità e diffuse da esperti nel vari settori, dell’ecologia, architettura, urbanistica, democrazia…

Il mio blog, il diario che tutti possono leggere, sparge periodicamente queste idee e proposte, commenti e considerazioni sulla nostra società.

L’obiettivo è molto chiaro mutare la società per il bene comune. Buona lettura a tutti coloro che intendono anche in minima parte avviare questo cambiamento reso necessario per questioni di sopravvivenza.

Finalmente disponibile in italiano il libro “Democrazia Diretta – di Verhulst Nijeboer”

Copio integralmente una buona notizia dal blog PartecipAzione Cittadini Rovereto

di Paolo Michelotto

finalmente un libro fondamentale sulla democrazia diretta, gratuito,  il “Direct Democracy di Verhulst Nijeboer” è disponibile anche in lingua italiana. Questo libro è stato tradotto in questi ultimi due anni in tutte le lingue maggiori europee, ed è disponibile gratuitamente qui

http://www.democracy-international.org/

Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie, esempi sulla Democrazia Diretta, sui Referendum e sulle Iniziative. Risponde a moltissime domande con fatti, non con teorie. Disponibile in 6 lingue europee, qui in Inglese.

Da oggi grazie all’impegno di traduzione e coordinamento di Emilio Piccoli, con l’aiuto di Annamaria Macripò, Edoardo Gentile e Daniel Kmiecik, il libro è disponibile gratuitamente in italiano. Qui il testo finale, appena pronto da parte degli autori belgi anche la versione impaginata graficamente, la inserirò nel blog.

Potere

tratto da il futuro della democrazia (prima ediz. 1984) di Norberto Bobbio, pag. 17: Quinta promessa non mantenuta della democrazia reale rispetto a quella ideale è l’eliminazione del potere invisibile. A differenza del rapporto tra democrazia e potere oligarchico su cui la letteratura è ricchissima, il tema del potere invisibile è stato sinora troppo poco esplorato (anche perché sfugge alle tecniche di ricerca impiegate di solito dai sociologi, come interviste, sondaggi di opinione ecc.). Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima.

a proposito della partecipazione, di Norberto Bobbio, tratto da, l’età dei diritti, Einaudi, in ET saggi 478, Torino 1990, preso dal brano, la resistenza all’oppressione, oggi, p.167

la partecipazione popolare negli stati democratici reali è in crisi almeno per tre ragioni: a) la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma il parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove; b) anche se il parlamento fosse ancora l’organo del potere reale, la partecipazione popolare si limita a intervalli più o meno lunghi a dare la propria legittimazione a una classe politica ristretta che tende alla propria autoconservazione, e che è via via sempre meno rappresentativa; c) anche nel ristretto ambito di un’ elezione una tantum senza responsabilità politiche dirette la partecipazione è distorta, o manipolata, dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc. La partecipazione democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera: la partecipazione popolare nelle democrazie anche più progredite non è né efficace né diretta né libera. Dal sommarsi di questi tre difetti di partecipazione popolare nasce la ragione più grave di crisi, cioè l’apatia politica, il fenomeno tante volte osservato e deprecato della spoliticizzazione delle masse negli stati dominati dai grandi apparati di partito. La democrazia rousseauiana o è partecipante o è nulla.

Tratto da Norberto Bobbio, il futuro delle democrazia, in ET saggi 281, Einaudi Torino 1995 dal brano, democrazia rappresentativa e diretta, p.33

Parto da una constatazione su cui possiamo essere tutti d’accordo: la richiesta cosi frequente in questi anni di maggiore democrazia si esprime nella richiesta che la democrazia rappresentativa venga affiancata o addirittura sostituita dalla democrazia diretta. La richiesta non è nuova: l’aveva già fatta, com’è ben noto, il padre della democrazia moderna, Jean-Jacques Rousseau, quando aveva detto che «la sovranità non può essere rappresentata» e pertanto «il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente» .
[…]Ma allora la richiesta di un allargamento della democrazia rappresentativa e dell’istituzione della democrazia diretta è insensata? lo ritengo di no.

Tratto da Norberto Bobbio, il futuro delle democrazia, in ET saggi 281 dal brano, democrazia rappresentativa e diretta, p.40

Certamente più vicino alla democrazia diretta è l’istituto del rappresentante revocabile contrapposto a quello del rappresentante svincolato dal mandato imperativo. Infatti il cordone ombelicale che tiene avvinto il delegato al corpo elettorale non è reciso del tutto. Ma anche in questo caso non si può parlare di democrazia diretta nel senso proprio della parola. Perché vi sia democrazia diretta nel senso proprio della parola, cioè nel senso in cui diretto vuol dire che l’individuo partecipa esso stesso alla deliberazione che lo riguarda, occorre che fra gl’individui deliberanti e la deliberazione che li riguarda non vi sia alcun intermediario.

Paolo Barnard: “[…]Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (Gerge Orwell)

La democrazia rappresentativa che non c’è

Un’inchiesta che deve far riflettere. I cittadini italiani non possono scegliere i candidati al Parlamento (non esiste una legge che introduca le elezioni primarie vere) ed, i dipendenti eletti neanche discutono le proposte più importanti poiché con lo strumento di fiducia al Governo non possono essere apposte modifiche dai parlamentari cioè, l’esecutivo determina le leggi contraddicendo il principio classico della democrazia rappresentativa sulla separazione dei poteri. Questo abuso di potere dove l’esecutivo fa le leggi è contemplato nel Trattato di Lisbona approvato all’unanimità dal Parlamento italiano nel luglio 2008.

Il potere supremo appartiene al sovrano cioè al popolo ed a nessun altro. Quindi il popolo può fare qualsiasi cosa voglia, infatti ha il potere di proporre leggi e di cancellarne attraverso due strumenti: l’iniziativa popolare ed il referendum abrogativo, entrambi previsti dalla Costituzione. Queste banali informazioni non vengono divulgate appositamente e soprattutto non si vuole insegnare educazione civica per evitare che si formi un popolo civile.

Per tanto, almeno in Italia, il potere di fare leggi è, per ignoranza diffusa e voluta, solo in mano al Parlamento eletto dal popolo. Invece, una sana democrazia è integrata con strumenti di democrazia diretta atti anche a controllare l’operato dei dipendenti eletti. Ma la truffa a danno della sovranità popolare è stata contemplata nella Costituzione italiana sin dalla sua elaborazione trasformando l’iniziativa popolare in uno strumento consultivo e non vincolante per il Parlamento e, per il referendum abrogativo imponendo un quorum di validità del 50% + 1 degli aventi diritto al voto contraddicendo il principio stesso della democrazia: chi partecipa decide, caso unico al mondo per tutte le democrazie parlamentari. In altri Paesi la sovranità popolare non può essere mortifica poiché l’iniziativa ed il referendum sono normati seriamente.

tratto da il futuro della democrazia (prima ediz. 1984) di Norberto Bobbio, pag. 17: Quinta promessa non mantenuta della democrazia reale rispetto a quella ideale è l’eliminazione del potere invisibile. A differenza del rapporto tra democrazia e potere oligarchico su cui la letteratura è ricchissima, il tema del potere invisibile è stato sinora troppo poco esplorato (anche perché sfugge alle tecniche di ricerca impiegate di solito dai sociologi, come interviste, sondaggi di opinione ecc.). Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima.

Mi sembra assurdo che un’inchiesta del genere (quella di Report) sulla democrazia rappresentativa non sia contestualizzata con la realtà politica odierna determinata dalla scellerata scelta del trattato di Lisbona: Processo non democratico, sovranità popolare esclusa: Fin dall’ inizio, il processo di stesura di un nuovo fondamento giuridico dell’Unione Europea è stato una presa in giro dei principi democratici. I cittadini e i parlamenti nazionali sono stati emarginati, è stato reso loro impossibile avanzare proposte ed emendamenti. La Convenzione che ha redatto la “Costituzione “ europea non era stata eletta a suffragio universale diretto ed era composta per l’86% da uomini. I suoi componenti avevano pochissimi diritti, il potere era concentrato nella Presidenza. La Convenzione era uno strumento dei Governi. La sua finalità consisteva nello stabilire modifiche costituzionali ma il processo è stato caratterizzato da una confusione totale tra potere costituente e poteri costituiti, rivelatrice del tentativo di questi ultimi di sottrarre ai cittadini europei la loro sovranità.

Per tanto, la strategia di sostituire la Costituzione italiana con il trattato di Lisbona è pubblica, tutt’ora in corso d’opera. Ed a mezzo internet si possono cercare e trovare commenti di specialisti, giornalisti e cittadini informati circa il piano sovversivo: accentrare il potere esecutivo e legislativo in una mano sola neanche eletta dal popolo (Commissione europea) e, quindi usando le parole di Michele Buono: “è la fine della democrazia”.

Per quanto riguarda le modalità di nomina, il Trattato di Lisbona definisce quanto segue: Il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. In caso di impedimento o colpa grave, il Consiglio europeo può porre fine al mandato secondo la medesima procedura.

e ancora: Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione.

Quindi, il presidente non è eletto direttamente dal popolo (come avviene in america) bensì dai rappresentanti dei governi (organi esecutivi) degli stati membro. Nessun cittadino italiano ha mai votato il Presidente della Repubblica o un solo Ministro della Repubblica. E’ logico concludere che, per quanto riguarda il popolo italiano non esiste alcun sistema di democrazia rappresentativa in ambito europeo e la sovranità popolare viene palesemente cancellata. Quando i poteri vengono accentrati nelle mani di pochi senza alcun mandato dei popoli il nome appropriato è dittatura dell’oligarchia: Banca Centrale europea, Commissione, Consiglio e Corte. Per tutti questi organi al cittadino non viene dato un solo strumento di controllo diretto: tramite elezione, revoca, diritto di proposta e di decidere senza alcun intermediario, come invece dovrebbe avvenire secondo la sovranità popolare. I cittadini non potranno contribuire, in maniera libera, alla vita politica dell’Unione europea ma potranno vivere una libertà vigilata, come avviene nelle carceri, “liberi” di spendere una moneta debito e ricattati dalla schiavitù SpA.

cosa s’intende per nuovo ordine mondiale?

Ecco un esempio di dittatura dell’oligarchia:

[…] Sul fronte della qualità, prosegue la contraddittoria politica comunitaria che continua a non dare certezze agli agricoltori che chiedono invece risposte chiare e definite come quelle in tema di modificazioni climatiche che chiedono urgentemente un cambiamento degli orientamenti e un allargamento delle superfici coltivate a cereali oggi a set aside, ma la UE ancora non si pronuncia.
Le risposte invece arrivano dalla Commissione europea (organo sovranazionale) in tema di Ogm. Mentre in Italia 3 milioni di persone si esprimevano nella consultazione sugli OGM a favore della sicurezza alimentare, la Commissione europea, contro alle indicazioni del Parlamento Europeo (eletto dagli elettori) e dei consumatori europei che più volte si sono espressi contro le colture transgeniche, ha dato il via libera definitivo alla commercializzazione del mais transgenico 59122 o “herculex”, oltre a un tipo di barbabietola da zucchero geneticamente modificata e altre due qualità di mais ibridi.

La democrazia c’è

Coraggio, coerenza ed onesta intellettuale, virtù che sembrano esser sparite dal mondo politico. Ferrara 24 e 25 ottobre il movimento “Per il Bene Comune” (PBC) ha dimostrato di possedere tali qualità.

democrazia-cittadiniCoraggio: PBC è un movimento pragmatico fuori dagli schemi destra-sinistra, chiunque può aderire dopo aver letto il loro manifesto etico.

Appena entri,  nella sala della loro assemblea c’è in esposizione un tavolo con i riferimenti culturali, la loro bibliografia. Testi di democrazia diretta, di decrescita felice, di ecologia, di sovranità monetaria, di poteri occulti, e di cronaca giudiziaria.

Coerenza: fui contatto da PBC per contaminarli sulle pratiche democratiche vere, ispirate al modello bilancio partecipativo (Porto Alegre) ed al modello svizzero di democrazia diretta (iniziativa popolare e referendum). PBC ha accolto le mie istanze ed ora studiano e chiedono di introdurre la democrazia diretta in Italia, praticano strumenti e metodi di democrazia partecipativa anche con la sperimentazione di un “programma partecipato” on-line che facesse emergere le opinioni di tutti, le diversità altrui e le priorità del forum-meetup di PBC aperto anche a non aderenti.

Onestà: dal sito internet di PBC è possibile leggere il loro bilancio con l’allegato dell’estratto conto bancario originale, caso più unico che raro fra i soggetti politici italiani per nulla intenzionati ad applicare la trasparenza, invece per questi “pazzi” cittadini sembra essere tutto scontato.

In questo fine settimana sono stato invitato da PBC, come osservatore e “consulente” esterno, e devo ammettere che questi cittadini, provenienti un po’ da tutta Italia – Lombardia, Campania, Puglia, Emilia-Romagna, Piemonte, Abruzzo, Lazio, Toscana, Veneto, Sicilia – hanno dato un pesante schiaffo morale a tutta la vecchia partitocrazia (PDL, PDmenoL, Idv, Udc, Lega, Sinistra e libertà….).

Il giorno 24 l’assemblea di PBC ha deliberato praticando semplici regole democratiche, facendo emergere e valorizzando le diversità altrui in maniera civile e composta, accentando il dissenso interno e sostenendo il valore delle opinioni. Di questi tempi, un vero miracolo.

teste_libereIl giorno 25 dedicato alle “Teste libere”, PBC ha voluto ascoltare una serie di relatori – Michelangiolo Bolognini, Medicina Democratica, per un ambiente meno nocivo, Giuseppe Carpentieri, Comitato CAAL, per un programma partecipato, Marco Cedolin, saggista e co-fondatore MDF, per una decrescita felice; Domenico Finiguerra, Assoc. Comuni Virtuosi, per la salvaguardia del nostro territorio; Gianni Flamini, giornalista e scrittore, l’ “inesistente” Piano di Rinascita Democratica; Eufrosine Messina, Presidio No Dal Molin, il Nobel a chi rinuncia alle basi militari in casa altrui; Claudio Messora, blogger, alias Byoblu, per una rete libera; Claudio Moffa, docente universitario e storico, l’Italia e i poteri forti internazionali; Luigi Sertorio, fisico teorico e scrittore, per il futuro dell’ Italia e del pianeta; Carlo Vulpio, giornalista e scrittore, per un paese consapevole.

La “stranezza” di tale movimento è propria questa, la volontà chiara e diretta di farsi contaminare da continue pratiche democratiche, per conoscere e comprendere. Dunque PBC assume l’atteggiamento opposto dei partiti odierni.

Questi cittadini hanno avviato un processo democratico virtuoso per includere tutti e far emergere, attraverso la meritocrazia insita nei processi deliberativi, le persone realmente capaci. L’etica è alla base di questo di movimento che sta dimostrando con scelte concrete di perseguire il reale cambiamento di cui ha bisogno l’Italia e soprattutto noi italiani: una rivoluzione culturale libera dai poteri forti e dagli schemi divide et impera (destra e sinistra).

Insomma, ridare la democrazia ai cittadini, questo il loro slogan, non sembra essere pura propaganda ma, questi fanno sul serio. E’ stato davvero entusiasmante ascoltare e vedere cittadini non perder tempo in questioni speciose ma attenti al dialogo, ai contenuti, al valore ed alle implicazioni etiche delle scelte politiche. La vera democrazia è realmente un metodo virtuoso che consente la condivisione culturale e la crescita delle comunità. PBC sembra essere la concreta e seria speranza politica per idee come la decrescita felice, la sovranità popolare e la vera class action, temi che da molto tempo cerco di condividere in internet per portarli all’attenzione di tutti. Ho trovato persone che ascoltano e che seriamente applicano ciò che promettono. Ho conosciuto persone che sostengono valori ed  idee e, si battono per questo e non per la conquista di una poltrona, persone che hanno compreso i trucchi del potere invisibile insiti nella perversa e falsa “democrazia rappresentativa”. E’ inutile sostenere persone oneste se non si cambiano le regole del gioco. La vera democrazia non piace ai partiti ed ai “movimenti del rinascimento” perché fa emergere le persone competenti e meritevoli. Invece a PBC sembra che interessi valorizzare le idee e formare una nuova rappresentanza politica, dipendente del popolo sovrano.

democrazia-direttaIeri la provincia di Bolzano ha tentato di introdurre i più avanzati strumenti di democrazia diretta e col minimo scarto del 1,9% non è stato raggiunto il quorum di validità fissato al 40%. Questo risultato evidenzia il grande impegno civico di liberi cittadini e l’antidemocratico quorum di validità, soprattutto con queste alte soglie di validità.

Sperimentazioni democratiche

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In Italia, il governo del popolo ancora non esiste, ma purtroppo solo la degenerata democrazia rappresentativa. Da qualche decennio ci sono fermenti di vera democrazia a Rovereto, a Bolzano, a Grottammare (AP), a Colorno (PR) dove si tenta di introdurre e praticare strumenti di democrazia diretta e partecipativa.

Consiglio vivamente di spegnere le televisioni e, la lettura di due libri di educazione civica: Thomas Benedikter, democrazia diretta, Sonda e, Paolo Michelotto, democrazia dei cittadini, Troll edizioni. Dopo la lettura gli effetti saranno tutti positivi.

Esiste un soggetto politico neonato, denominato “Per il Bene Comune” (PBC) che ha voluto affidarmi la “coordinazione” di un processo partecipato a mezzo internet. PBC usa un forum di discussione aperto a qualsiasi cittadino, anche non iscritto al movimento, per discutere liberamente. In questo contesto ho proposto una sperimentazione di “programma partecipato”. Il processo, ispirato al famoso bilancio partecipativo di Porto Alegre, è stato preso nella sua essenza deliberativa e diviso in tre fasi:

La democrazia nella sua essenza non delega a nessuno ma delibera su come spendere i soldi degli stessi cittadini per il bene comune.

Ecco cosa vogliono, fra le tante proposte scritte, i cittadini del forum-meetup di PBC:

1. (99%) Applicazione strategia RIFIUTI ZERO
2. (98%) Tutela e sovranità pubblica del ciclo dell’acqua
3. (93%) Promozione filiera corta prodotti agricoli e accordi tra aziende agricole locali e punti vendita
4. (92%) Stop al consumo di territorio
5. (90%) Introdurre la vera Class Action
6. (89%) Introdurre tutti gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa negli Enti Territoriali
7. (88%) decrescita felice
7. (88%) Facilitazione amministrativa nell’impiego di energie rinnovabili
9. (86%) Freno alla costruzione di nuovi centri commerciali e rivalutazione del piccolo commercio locale
9. (86%) Più alberi sul territorio, piantumazione in aree marginali (parcheggi, svincoli stradali), più orti,
9. (86%) Utilizzo del sito Internet del Comune per rendere trasparente l’attività della pubblica amministrazione
12. (84%) Favorire la diffusione di cisterne per raccolta acqua piovana per irrigazione orti e giardini
13. (83%) Introdurre per PBC una scuola politica di educazione civica: Capire come funzione la pubblica amministrazione
14. (82%) Incentivo all’efficienza energetica degli edifici
15. (81%) Compost da rifiuti organici
15. (81%) Miglioramento del trasporto pubblico (navette con orari coordinati con scuole e ferrovie)

La democrazia rappresentativa non può essere sostituita dalla democrazia, per questa ragione si rende necessaria l’introduzione di una legge per le vere elezioni primarie a tutti i soggetti politici.