Perché il debito e le pensioni sono un problema?

Premessa necessaria: tutto il pensiero politico del mondo Occidentale è succube di una religione, nel senso proprio del termine, cioè succube di una credenza delle teorie economiche del liberalismo e di quelle neoclassiche, si tratta di veri dogmi, credenze, al pari del corano, della bibbia e dei dodici comandamenti, e su queste credenze si decidono le linee politiche globali e dell’Occidente. Fatta questa premessa, possiamo intuire che fuori dalle credenze, e dentro una visione razionale sia il debito e sia le pensioni non sono affatto un problema. Il debito è una questione giuridica e le pensioni sono un problema aritmetico e demografico partendo dall’economia neoclassica, che nasce dalle teorie capitaliste considerando la produttività e il monetarismo del pensiero macroeconomico sviluppatosi a Chicago nella famigerata scuola liberista di Milton Friedman, erede di Adam Smith e Friedrich von Hayek. La teoria liberale aveva la necessità di affermare una credenza strategica, e cioè raccontare la favola della “neutralità delle politiche monetarie” per sottrarre potere allo Stato di creare moneta, e assegnare tale potere a istituti privati. In un sistema capitalista quale il nostro, una volta gambizzato lo Stato dei propri arti naturali è chiaro che l’obiettivo dei liberali è raggiunto, poiché popoli e comunità sono tutti sotto il ricatto del mercato, controllato da banche private e imprese che possono accumulare capitali e distribuirli a chi lo desiderano. All’interno della religione capitalista possiamo distinguere due periodi, quello keynesiano e quello liberista. E’ una semplificazione utile per osservare i cambiamenti delle politiche economiche. Il mondo occidentale, com’è noto, fu influenzato prima dalla teoria keynesiana che attribuisce al debito «una necessità per quasi tutti gli Stati, qualora si trovino di fronte a spese eccezionali che superino le entrate ordinarie, e non possano o non vogliano ricorrere ad altre entrate straordinarie e cioè all’alienazione di parte del patrimonio, all’introduzione di nuove imposte o all’emissione di carta moneta. Con il diffondersi della teoria keynesiana del deficit spending (deficit), il debito pubblico è inoltre ormai concepito anche come importante strumento di intervento dello Stato nella vita economica e non soltanto in funzione anticiclica». A partire dagli anni ’80 del Novecento, i Governi abbandonano l’approccio keynesiano per adottare le politiche economiche liberiste, soprattutto nell’euro zona.

Nell’attuale sistema capitalista è la produttività che determina la capacità di spendere e fare investimenti, ma c’è una contraddizione di fondo poiché le imprese private preferiscono aumentare la propria produttività scegliendo luoghi ove si riducono i costi, e così delocalizzano le attività in Oriente, divenuto la fabbrica del mondo. In Occidente e nel  mondo globale neoliberale le scelte localizzative delle imprese annullano la produttività degli Stati Nazione, mentre l’euro zona diventa l’area geografica più liberale del sistema capitalista poiché accetta le delocalizzazioni per favorire la costituzione di fatto di una grande zona commerciale (l’Europa). E’ in questo contesto che le democrazie rappresentative perdono di significato e i Governi, avendo ceduto la propria sovranità, stampano e scambiano Titoli di Stato acquistati da soggetti autorizzati a comprarli; si tratta di una mera convenzione che costringe gli Stati a indebitarsi nei confronti dei creditori poiché il valore della moneta è coperto dalla fiducia degli acquirenti (mercato). Questo sistema caratterizzato dalla “fiducia dei mercati” nasce con la fine del cosiddetto gold standard, quando i soldi si stampavano in base alle riserve auree, mentre oggi si creano dal nulla. In questo sistema è evidente il rischio del ricatto, e così la libertà e l’autonomia dello Stato non esiste. Se poi osserviamo da chi è posseduto il debito pubblico, si scopre che circa la metà di questa cifra è nelle mani di istituti privati che traggono profitto e controllo, mentre in precedenza la maggiore fetta del debito era nelle mani dello Stato stesso. Di fatto la religione capitalista, adottata da un intero ceto politico, quello occidentale, annulla lo Stato democratico e conduce i popoli a una nuova forma di feudalesimo caratterizzato dal vassallaggio delle istituzioni politiche nei confronti del potere economico delle imprese private (fondi di investimento, banche, multinazionali, mondo off-shore).

Le pensioni. Nel modello capitalista le pensioni sono legate alla produttività e alla demografia di un Paese. Poiché le politiche neoliberiste hanno favorito l’aumento della povertà, e nello specifico hanno ridotto la produttività, cioè hanno aumentato gli inattivi e i disoccupati, allora, nel cercare di riequilibrare la bilancia fra popolazione attiva (che paga le pensioni a chi le riceve) e disoccupati, l’élite programma l’ingresso di nuova schiavitù di riserva sul territorio europeo. Poiché Parlamento e Governo non hanno più il potere di spendere a deficit, non riescono neanche a programmare politiche nataliste, e queste politiche avrebbero effetto solo dopo più di vent’anni. E’ un corto circuito innescato dalla destra liberista. L’Occidente “sviluppato” vive un periodo di transizione demografica, cioè osservando la piramide delle età di una nazione si rilevano più anziani che giovani, e ciò nel sistema capitalista forgiato sulla funzione della produttività determina un problema, poiché il numero di occupati è più basso degli inattivi e dei pensionati. Il ceto politico occidentale non cambia le politiche osservando la realtà, osservando le trasformazioni sociali ed economiche, ma piega la società ai capricci della religione capitalista. Il liberalismo prevede, avvenuta la cessione di sovranità monetaria, l’attuazione dei piani strutturali: le privatizzazioni, la dottrina del pareggio di bilancio e l‘indebitamento. Nella religione capitalista, le istituzioni politiche sono chiamate a svolgere un ruolo non più politico ma di amministratore di condominio o aumentando le tasse, o utilizzando leve fiscali e incentivi/detrazioni. Nel caso italiano, la dottrina neoliberale (la cosiddetta austerità), ignora l’evasione fiscale e gli incentivi a delocalizzare, e si concentra nella riduzione del ruolo pubblico dello Stato o stabilizzando la spesa pubblica, guardando l’assistenza (welfare) come mero costo anziché come necessario per uno Stato civile, o riducendo la spesa pubblica. Questo processo di dissoluzione dello Stato sociale è già avvenuto, attraverso soggetti attuatori cioè gli Enti locali, Regioni, Provincie e Comuni, ove siedono i politici più ignoranti e corrotti. La religione neoliberale ha aumentato le disuguaglianze geografiche, sociali ed economiche trasformando il Sud Italia in vera “periferia” economica dell’UE consentendo al Nord di restare luogo “centrale”. In questo modello capitalista la risposta al problema è l’aumento degli attivi importando schiavitù, mentre le imprese, come già detto, preferiscono aree geografiche o zone speciali dove non esistono costi (tasse, salari). Tale schiavitù in Occidente assolve a due compiti: (1) competitività interna (svalutazione salariale) che favorisce anche una certa rilocalizzazione delle produzioni di merci inutili, e poi (2) contribuisce a immettere risorse monetarie nella contabilità pubblica. E’ evidente che questo genera enormi conflitti sociali e culturali poiché nuova schiavitù interna al territorio europeo non è integrazione ma deportazione. Buona parte degli osservatori, con un sottile linguaggio razzista, crede che la nuova schiavitù sarà indirizzata negli impieghi che i giovani italiani non vogliono fare, in realtà la nuova schiavitù entrerà anche negli impieghi di ufficio attraverso la svalutazione salariale che consente maggiori profitti ai dirigenti. E’ una politica razziale dell’élite dei colletti bianchi che testimonia la regressione culturale della società moderna, riprendendo la divisione di classe che nacque nel mondo classico, si diffuse nella Roma imperiale e proseguì per l’Inghilterra vittoriana fino alla nascita della borghesia.

In un sistema normale, dove lo Stato possiede una banca centrale e stampa moneta propria, il debito è un’invenzione fittizia e non è necessario ripagarlo, poiché lo Stato è indebitato con se stesso, ed è quindi solo una soglia virtuale per controllare il mercato. Fuori dall’euro zona, gli Stati agiscono proprio in questo mondo. Basti osservare che per alcuni Paesi il debito alto non è un problema e i livelli di disoccupazione sono più bassi rispetto all’Italia, e ciò non è un caso, perché lo Stato interviene per stimolare l’economia interna attraverso gli investimenti favorendo nuova occupazione e la riduzione della disoccupazione. Si chiama socialismo, ma la maggioranza degli italiani che soffre di ignoranza funzionale è alla mercé dei politicanti che prendono il potere con grande facilità.

In un sistema ottimale, non c’è alcuna necessità della convenzione dei Titoli di Stato scambiati con una moneta debito, poiché la creazione della moneta avviene a credito. Si supera la credenza liberale che racconta la favola della neutralità della moneta, poiché così non è nella realtà, in quanto la creazione della moneta è figlia dell’attività creditizia, cioè endogena al sistema e non esogena. In questo momento, in Italia e non solo, circola poca moneta rispetto alla realtà economica (bisogni reali), cioè rispetto agli scambi di servizi e beni per le attività che si devono svolgere per soddisfare necessità: rigenerazione urbana, bonifiche dei territori, agricoltura, conservazione, prevenzione dal rischio sismico e idrogeologico etc.  Lo Stato possiede una banca centrale e stampa moneta propria rispetto alla reale attività economica e decide gli investimenti pubblici per tutelare il benessere dei cittadini e non per assecondare i capricci degli interessi privati spinti dalla propria avidità. In questo contesto culturale è evidente che anche il ciclo di pagamento delle pensioni condizionate dalla demografia di un paese, dal numero degli occupati e dal numero dei pensionati, non esiste più, poiché la differenza coperta dalla fiscalità generale, che aumenta il debito pubblico nel sistema esogeno, invece nel sistema endogeno il “problema” è già risolto.

E’ evidente che nel sistema endogeno si risolve anche il problema dell’occupazione e della povertà, creata proprio dalle teorie monetariste liberali che si basano proprio sulla disuguaglianza dei poteri sottratti agli Stati. Un esempio negativo è proprio l’UE, cioè il paradiso degli ultraliberisti, che ha creato sistemi locali del lavoro “centrali” che attirano attività e funzioni, e sistemi locali del lavoro “periferici” con alti tassi di disoccupazione e povertà. E’ una disuguaglianza tipica del capitalismo che viene chiamata contraddizione ma serve a spostare le ricchezze a danno degli altri.

La moneta non è né di destra e né di sinistra. La moneta è solo uno strumento e nel corso dei secoli è stata usata, e ancora oggi viene considerata, sbagliando, come un elemento di ricchezza ma è solo un inganno, poiché la moneta non è ricchezza ma lo strumento dell’élite e del potere per addomesticare e schiavizzare i popoli. La conoscenza è ricchezza. La moneta è un’invenzione dell’uomo ma soprattutto di una categoria particolare di individui che non intende lavorare, nel senso fisico del termine, ma attraverso questo strumento crea ricchezza dal nulla, nella concezione moderna di ricchezza, cioè accumulando e prestando danaro, sia attraverso la finanza, il sistema del prestito e l’espansione monetaria. La vita su questo pianeta è determinata dalla fotosintesi clorofilliana ma la stupidità dell’uomo economico è utile per assoggettare e schiavizzare milioni di persone costrette in un sistema sociale dotato di istituzioni pubbliche che non funzionano secondo le leggi della natura, ma secondo l’influenza di un regime giuridico autoritario scritto dal cosiddetto legislatore e costringe le persone a sviluppare competitività, odio reciproco, distruzione degli ecosistemi e accumulo di merci inutili. All’interno del sistema economico tutto è merce, le persone sono merce, il territorio è merce e l’obiettivo non è la felicità delle persone ma l’accumulo continuo, cioè la crescita continua che ignora l’entropia e distrugge l’ecosistema indispensabile per la sopravvivenza umana. Tutto ciò accade attraverso lo scambio e l’accumulo di moneta prestata a debito, sia alle istituzioni e sia ai cittadini, privati di uno strumento che dovrebbe solo misurare gli scambi piuttosto che essere percepita come ricchezza. In un sistema economico come il nostro, stiamo diventando poveri poiché i nostri bisogni necessari sono divenuti merce quindi fruibili solo con la moneta. Il contadino che soddisfa i propri bisogni auto producendoli è molto più ricco di noi schiavi economici poiché non dipende dal mercato ma dalla natura. E’ necessario orientare le città copiando il modello economico della natura uscendo dal monetarismo.

Oggi il mondo è diviso fra il mondo Occidentale ove la moneta è prestata agli Stati facendoli indebitare nei confronti di soggetti privati, SpA, e il resto del mondo ove il debito non è verso le banche private ma con gli Stati stessi. Un’ulteriore divisione all’interno del mondo Occidentale è determinata dall’idiozia del sistema euro, ove oltre all’usurpazione della sovranità monetaria si aggiungono criteri economici che danneggiano il sistema produttivo dei cosiddetti paesi periferici, impoveriti dal sistema stesso e spinti a delocalizzare le fabbriche per inseguire maggiori profitti.

Il problema dell’euro zona è sia l’usurpazione della sovranità monetaria e sia la stupidità dei criteri economici inadeguati per i periodi di recessione come quello innescato, nel 2008, dall’industria finanziaria fuori controllo: le banche e il mondo offshore. O la moneta torna ad essere strumento a servizio degli Stati, e cioè dei popoli, oppure le schifose diseguaglianze fra l’élite degenerata e le persone salariate, condurranno i popoli stessi a una disgregazione sociale ancora più forte che favorirà un’instabilità sociale tale da creare una ribellione incontrollata. La moneta non è né di destra o né di sinistra, e la decisione di sviluppare un sistema europeo così ignobile è stata una volontà politica sia delle destre e sia delle cosiddette sinistre, che guardando con maggiore attenzione di sinistra non hanno proprio niente, poiché nell’Ottocento quando nacque la sinistra le sue origini culturali proponevano di tutelare i popoli, cioè gli ultimi, sfruttati dal capitalismo e dall’industrialismo. La sinistra che abbiamo visto negli ultimi trent’anni ha voltato le spalle agli ultimi per frequentare i salotti dei banchieri e sposare l’ideologia del pensiero dominate: il neoliberismo. E’ indubbio che una moneta debito come l’euro e le politiche europee siano l’espressione delle idee liberali di Ricardo, Smith, e von Hayek cioè la vittoria delle destre.

Pertanto l’euro zona dovrebbe ripristinare la sovranità monetaria e avviare un nuovo sistema economico basato sulla bioeconomia per uscire dall’accumulo di merci inutili e offrire una prospettiva di felicità ai popoli ponendo l’obiettivo dello sviluppo umano e non più la stupida crescita continua, impossibile in un pianeta dalle risorse finite.

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L’incantesimo svelato/3, dentro il “sistema” del debito

Più volte nel mio diario ho asserito che i politici odierni non sono pagati per risolvere problemi, ma piuttosto per crearli, nonostante nel nostro immaginario collettivo esiste la percezione romantica (e giusta) che la politica debba essere un’arte nobile, secoli fa sicuramente lo è stata. Una società matura avrebbe la capacità di esprimere politici adeguati e giusti, ma oggi non è così, mi pare abbastanza chiara e populista questa considerazione; veniamo al dunque. Nonostante i politici inadeguati dentro le istituzioni, possiamo pianificare una strategia di rinascita del Paese e possiamo realizzarla concretamente, in che modo? Svelando i segreti del “sistema”, quale “sistema”? Il funzionamento del capitale e nello specifico come decidono i banchieri, provando a rispondere alla domanda: come e perché le banche prestano o non prestano soldi? Consideriamo un esempio concreto di politica industriale virtuosa: la rigenerazione delle città. Da qualche anno anche all’interno delle istituzioni si sta pensando di far rinascere politiche urbane adeguate, ed è stato creato un Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane (CIPU), poi è stata stilata un’agenda politica che spiega la strategia e gli obiettivi. C’è ancora da lavorare sotto il profilo culturale e definire bene cosa sia la rigenerazione urbana al fine di evitare i danni ambientali generati dall’ideologia della crescita e dall’ossimoro sviluppo sostenibile. Sicuramente la rigenerazione urbana è la strada giusta poiché consente di avviare un piano occupazionale verso impieghi virtuosi, dal risparmio energetico, al riuso, e alla risoluzione di problemi urbanistici, tecnologici e sociali all’interno di quartieri degradati. In che modo, autonomamente, i cittadini possono trasformare in realtà questa strategia politica senza aspettare i lunghi tempi dei Governi? Creare cooperative ad hoc che intendano realizzare la rigenerazione urbana per la propria città, il progetto andrebbe messo sul mercato ed i cittadini dovrebbero fare massa critica spostando i conti correnti verso la banca che lo finanzia. Sapendo come pensa la banca i cittadini possono pianificare i propri bisogni reali verso progetti virtuosi. La qualità economica di un progetto si basa su due aspetti l’analisi di bilancio e l’approccio finanziario della valutazione, dunque si svolge un’analisi dei costi (il valore attuale netto VAN e il tasso interno di rendimento TIR , il TIR progetto che esprime la redditività dell’investimento [convenienza economica], poi c’è da considerare il margine di contribuzione, il rapporto entrate uscite REU, il tempo di ritorno del capitale TRC) e l’analisi del costo del ciclo vita (ad esempio il costo totale è uguale alla somma fra costo di progettazione, costo di costruzione, costo di gestione, utile di smaltimento), ma ai banchieri interessa sapere prioritariamente quanto guadagnano (TIR degli azionisti), e non come si realizza il progetto, e neanche quanto sia ecologicamente sostenibile poiché il loro interesse è fare soldi dai soldi. Gli advisor delle banche controllano prioritariamente la percentuale del tasso di rendimento di ritorno del capitale investito, ad esempio il TIR Equity (l’equity è il capitale proprio, il TIR degli azionisti è la redditività del capitale proprio investito). Per quanto riguarda l’impresa dall’analisi di bilancio si valuta il flusso di cassa, il rapporto saldo gestione (UFCF) e saldo debito (debt service cover ratio, DSCR e il loan life cover ratio, LLCR) sono gli indicatori di copertura del debito [sostenibilità finanziaria]), poi valutano il rapporto debito/equity (debt/equity ratio, DER), la capacità di ripagare il debito (Interest cover ratio, ICR) e dall’analisi del bilancio si valuta il saldo netto posizione bancaria la PFN, posizione finanziaria netta, che può essere messa in rapporto con l’equity, cioè PFN/equity. Tutta la finanza è stata inventata per soddisfare questo criterio: fare soldi dai soldi e quando l’economia del debito esplode perché si spezza il filo del debito: paga lo Stato, cioè le tasse dei cittadini. Possiamo esser certi che le banche anche quando sbagliano investimento, fanno pagare le scelte ai cittadini e agli Stati. A causa della cessione di sovranità monetaria degli Stati voluta dalla scuola liberista, a causa del sistema fiat money sganciato dall’economia reale, e la conseguente deregolamentazione dell’economia del debito, negli ultimi anni i criteri valutativi hanno incentivato il ricorso all’uso del capitale di debito (kd) poiché l’indice del TIR finanziario interessa alle banche con la conseguenza dell’aumento dei debiti pubblici e privati.

In un mondo normale l’advisor dovrebbe dare valore anche all’analisi dei costi ed alla sostenibilità ecologica del progetto valutando anche una cosa che non conosce: i flussi di energia e materia, ma possiamo comprendere che in questo modo di valutare si innesca un conflitto di interessi, da un lato gli investitori che guadagnano prestando soldi e pagano la parcella dell’advisor, e dall’altro l’impresa che costruisce e guadagna gestendo, vendendo, affittando, cioè trae profitto in un altro modo. Paradossalmente, se nell’immaginario collettivo comprare qualcosa a debito sia un’operazione sconveniente, nella prassi odierna il ricorso al debito è il sistema per finanziare grandi opere e nella valutazione del progetto il debito non è un problema, anzi è un utile per la banca e per i fondi di investimento. Oltre agli indicatori finanziari sopra accennati è noto che il sistema bancario dispone delle larghe maglie del sistema offshore e dei paradisi fiscali, strumenti utili per rischiare il meno possibile il “proprio” capitale, che si crea dal nulla attraverso il moltiplicatore monetario, i rendimenti dei titoli e le scommesse finanziarie. Col sistema bancario globale è un gioco da ragazzi assicurare tangenti agli amministratori locali, poiché gli investitori privati possono usare società offshore e fondi di investimento privati che a loro volta costituiscono società ad hoc schermate ove raccogliere i profitti del TIR Equity, e nessuno verrà mai a saperlo, è tutto legale ma immorale. Per comprendere bene di cosa parliamo, spesso i media danno come buona notizia il fatto che fondi esteri decidono di investire i propri capitali in Italia, spesso dimenticano di dire una cosa banale, non sono benefattori e non stanno regalando nulla, anzi maggiore è l’investimento e maggiore è il guadagno, indipendentemente dal rischio poiché guadagnano con i soldi dell’indebitamento, soldi altrui, ed il rischio è solo delle imprese e dei fornitori. Col sistema finanziario non stanno facendo una scommessa, ma stanno avendo la certezza di guadagnare senza far nulla, non sono loro che rischiano, tant’è che i capitali investiti sono anche assicurati, quanto più è alta la percentuale del capitale investito assicurato, più grandi dovrebbero essere i dubbi degli amministratori pubblici circa la serietà e la fattibilità dell’intervento.

E’ recente l’esplosione della bolla speculativa dell’edilizia sostenuta anche dal sistema dell’indebitamento. Negli anni della ricostruzione post bellica nessuno avrebbe mai immaginato che pianificare un’offerta di edifici superiore alla domanda non sarebbe stata una scelta intelligente. Da quando è la finanza a governare il sistema e il debito diventa un vantaggio per gli investitori si comprende che il rischio contempla anche gli immobili invenduti che possono essere utilizzati per monetizzare le perdite. In questo circolo vizioso le imprese falliscono, e non la banca. Tutt’oggi il “sistema” funziona in questo modo: alla banche conviene giocare sugli indici di indebitamento e sugli interessi al fine di tenere sul filo del rasoio l’indotto delle costruzioni: progettisti, costruttori, imprese artigiane. Esiste un’alternativa? Assolutamente si: “costringere” a far pesare di più l’analisi dei costi e la qualità del progetto (rigenerazione urbana), partecipare direttamente all’investimento, ridurre al massimo il ricorso all’indebitamento (le banche guadagnerebbero molto meno), usare il potere di massa critica attraverso il sistema cooperativo e spostare i propri conti correnti verso l’istituto che finanzia il progetto, in questo modo si mette in competizione virtuosa il sistema bancario e soprattutto le imprese spendono meno soldi per interessi. Se da un lato è vero che le banche anche se sbagliano non pagano per le scelte speculative, è anche vero che l’esistenza delle banche si basa sui nostri risparmi depositati nelle loro sedi, e costituiscono la riserva minima obbligatoria per la loro sopravvivenza. Se i cittadini comprendono che sia molto conveniente investire i propri capitali riducendo al minimo l’indebitamento poiché il vantaggio dell’investimento è molto maggiore rispetto a un banale indice finanziario, ad esempio la qualità della vita, allora essi potranno condizionare le banche attraverso un potere di “ricatto” che non stanno utilizzando: condizionare la loro riserva minima obbligatoria spostandola (i nostri conti correnti). Una corretta analisi dei costi è sufficiente a comprendere la qualità del progetto soprattutto quando siamo noi cittadini a creare la domanda per quel progetto: rigenerazione urbana. In tal senso è possibile condizionare la politica  del consiglio di amministrazione della banca stessa facendo leva sul loro spirito di auto conservazione. Queste considerazioni sono talmente ovvie che spesso manager, politici e banchieri si scambiano i ruoli perché sono consapevoli di come funzioni il “sistema”, e le scelte di investire e/o prestare soldi a Tizio o a Caio si basano sugli interessi particolari dell’élite e non dei popoli. Se i popoli comprendono il “sistema” allora il giochino dell’élite finisce, e si può progettare un sistema diverso senza l’avidità, insomma è sempre l’informazione che ci rende liberi, è sempre la cultura – tutela dell’ambiente, patrimonio, arte, storia – che ci rende liberi, se puntiamo a creare una domanda di rigenerazione urbana potremmo “aggiustare” le nostre città e migliorare la nostra qualità di vita.

Avviare il cambiamento subito!

Buona parte dei leader politici è inadeguata, lenta, goffa, con qualche corrotto di troppo, ed una piccola minoranza indica la strada con visioni alternative, mostrando virtù scomparse: il coraggio e la fermezza dei saggi.

“Questa crisi non è stata un incidente, è stata causata da un’industria fuori controllo. Fin dagli anni ’80 la crescita del settore finanziario statunitense ha portato a una serie di crisi […] mentre l’industria si è arricchita sempre di più.” (dal film, Inside job, di Charles Ferguson)
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Indice GINI, per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza

Il teatro massmediatico ci mostra attori che parlano, parlano per tenere bassa l’asticella della comunicazione politica ed evitare che altri cittadini possano accedere a migliori livelli di conoscenza, si cerca di contenere la fuga dalle televisioni poiché il numero di cittadini liberi sta crescendo e questo preoccupa l’élite degenerata. L’aumento della disoccupazione consente ai cittadini di studiare, ragionare, capire, condividere ed evolversi, questo è un problema che i Governi pensano seriamente di affrontare, ma non per migliorare il benessere dei popoli, ma evitare un’evoluzione che possa aumentare l’autostima delle persone.

Bisogna uscire dal piano ideologico religioso del Trattato di Lisbona, uscire dall’economia del debito, uscire dal sistema delle borse telematiche e mettere in un angolo la Banca dei Regolamenti Internazionali, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, con tutta la stupida avidità che le loro regole contabili hanno prodotto, regole inventate per impedire lo sviluppo umano, regole che ignorano le uniche leggi che determinano la vita su questo pianeta note a qualsiasi individuo: fisica, chimica, biologia; la fotosintesi clorofilliana.

Ancora oggi siamo l’unica specie di questo pianeta che non vive in armonia con la natura, poiché nel corso della storia i popoli, delegando poteri e responsabilità ai pochi, hanno consentito la diffusione di una stupida invenzione, l’economia del debito, le banche col sistema del prestito a riserva frazionaria e le borse telematiche con la lingua dell’inganno psicologico. Queste invenzioni con la loro terminologia condizionano tutta la società dando vita ad una religione, una credenza, nonostante queste regole siano palesemente immorali, illogiche e persino stupide poiché stanno struggendo l’ecosistema dove noi viviamo pregiudicando il benessere delle future generazioni, le prime che staranno peggio dei propri genitori, a causa di un sistema politico-economico chiaramente sciocco: l’Unione Europea e la religione neoliberista figlia della inumana crescita infinita. Sto notando che i contenuti dei media, degli esperti e degli osservatori si stanno dividendo fra liberisti e keynesiani, siamo nel solito ed obsoleto schema del “divide et impera”. Entrambi i pensieri economici sono figli della stessa divinità: la crescita quantitativa che ignora la notissima entropia. Politici ed “economisti” non vogliono proprio riconoscere il fatto che ogni giorno il Sole sorge e dona tutta l’energia di cui le specie viventi hanno bisogno, compreso l’uomo, di questa risorsa non c’è scarsità. Se questa ovvietà fosse riconosciuta gli economisti produrrebbero un danno irreparabile al proprio ego, e perderebbero quell’alone di santità che i media hanno costruito con la ripetizione ossessiva di idee malsane.

Questo teatro è stato ben progettato, chi ha scritto il copione ha previsto che ci fossero soprattutto loro: politici ed economisti, tant’è che la nostra società continua a sfornare professioni ormai inutili: avvocati e manager, affinché il linguaggio predominante che programma i pensieri dell’opinione pubblica segua gli interessi delle SpA e non il benessere delle persone. Meno si parla di ecologia, di cultura, di arte e di identità, e sarà sempre più facile addomesticare i popoli. L’Italia si sta autodistruggendo poiché sempre più si perdono arti e mestieri della nostra identità, sempre più il Paese perde pezzi determinanti perché negli ultimi quant’anni ha prevalso l’avidità delle professioni inutili rispetto alle capacità, ai talenti. Un ritorno al buon senso è difficile, non impossibile, poiché la nostra società è composta maggiormente da individui senza identità, programmati alla regressione infantile (soprattutto il mondo dei politici), e pertanto essi devono rivedere i propri percorsi le proprie convinzioni per riconoscere gli errori del passato, è un processo fattibile e non impossibile.

Per usare un linguaggio politico non si tratta solamente di non pagare debiti inventati e interessi usurai, ma si tratta di scrivere nuove regole che limitino, e vietino comportamenti illeciti, e individuare nuove fattispecie di reati (paradisi fiscali, strumenti finanziari). Bisogna affermare regole di un nuovo paradigma culturale che finalmente riconosce principi fisici notissimi, ma che non sono i pilastri della politica istituzionale poiché costringerebbe molti a dover ripensare se stessi, e le caste precostituite dovrebbero rinunciare all’avidità, alla rapina, all’usurpazione per abbracciare la cooperazione, la convivialità e la reciprocità. Si tratta di un’evoluzione antropologica, poiché gli individui possono incontrarsi nuovamente nelle comunità per tendere all’equilibrio ecologico con l’uso di tecnologie intelligenti, ormai mature. L’intera giornata può essere ripensata e rivista, poche ore di lavoro, con un salario ugualmente dignitoso, e molto tempo libero da dedicare a se stessi, alle persone che si amano ed alla comunità.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione. Ormai anche le tecnologie a celle combustibili sono mature, non solo il micro eolico, e la geotermia di piccola taglia come le note pompe di calore. Partendo dalla cancellazione degli sprechi possiamo dire addio alla dipendenza prodotta dall’obsoleto sistema centralizzato di energia, caratterizzato da grandi centrali a fonte fossile, e transitare alla nota generazione distribuita ove anche un edificio possa trasformarsi in piccola centrale di energia grazie all’impiego del mix tecnologico. Tutto questo è già realtà e società piccole e grandi hanno già realizzato la conversione diventando persino off-grid, come si dice in gergo, cioè sono indipendenti energeticamente. Maggiore è la diffusione di questi progetti e sempre minore sarà il costo dell’impiego, com’è accaduto per lo sviluppo delle tecnologie solari fotovoltaiche.

Pensando al cibo dobbiamo pretendere che l’etichetta comunichi la provenienza delle materie prime e come siano state trasformate indicando ogni cosa che l’uomo ingerisce senza dimenticare i diritti dei lavoratori. Partendo dal cibo dobbiamo sapere che una parte può essere auto prodotto – fuori dal mercato – e può essere prodotto nella regione in cui viviamo, fresco e di stagione, pertanto la consapevolezza del cittadino può condizionare la produzione (Guida al consumo critico).

Un ragionamento analogo è valido per l’edilizia e per il tessile, poiché ogni territorio può sostenere una produzione di materie per la casa e per l’abbigliamento. Tre mondi che si intrecciano: cibo, casa, abbigliamento ove è possibile ridurre e cancellare la dipendenza dal petrolio, e aumentare l’impiego di trasformazione ecologiche. Persino la mobilità offre soluzioni semplici, come la diffusione di bici-pedelec che aiutano a superare pendenze faticose.

Mentre le ultime ricerche affinano i processi è necessario che i cittadini si riprendano spazi di autoderminazione per realizzare comunità autosufficienti. Non ci sono limiti a questo processo evolutivo, serve solo la volontà popolare. Sono note le esperienze virtuose dei cantoni svizzeri che attraverso strumenti efficaci di democrazia diretta partecipano al processo decisionale della politica. Come sono note le esperienze efficaci di controllo del mandato elettorale, attraverso la verifica a metà mandato e l’eventuale revoca. E’ sufficiente introdurre i medesimi strumenti ed iniziare a sperimentare.

E’ vero che il mondo politico può rappresentare un ostacolo, un limite a tale processo, ma è altrettanto banale notare che questo mondo inadeguato è sostenuto dal popolo stesso, anche se le recenti elezioni danno un segnale: il primo partito si conferma quello del “non voto”. Questo segnale è frutto del clima di sfiducia, molto condivisibile, ma può essere letto come segnale di risveglio se riconosciamo che il teatro politico sia inadeguato, e quindi non rappresenta le istante del cambiamento.

I cittadini, indipendente dal mondo dei politici obsoleti, possono avviare il cambiamento, molti lo stanno facendo. Se cambia la società anche la rappresentanza politica cambia prima o poi, poiché essa insegue l’elettorato per autoconservarsi. I cittadini possono anche produrre nuova classe dirigente, una classe libera dai condizionamenti esterni di qualsiasi genere e che rappresenti le istanze sopra citate.

“Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.“

Immaginare il cambiamento

La mente è composta di due parti: la parte conscia e la mente inconscia. La prima analizza, critica e pensa in modo logico per tutto il giorno. Si trova là, dove va la nostra attenzione. La seconda controlla le funzioni biologiche, dal battito del cuore al respiro. E’ il luogo in cui sono immagazzinati i ricordi in cui risiedono saggezza, creatività e la capacità di risolvere i problemi in modo creativo. Quando dormi, la mente conscia si riposa, senza fare molto altro. L’inconscio, invece, lavora incessantemente, ti fa sognare e porta avanti il processo di elaborazione di ciò che ti è accaduto durante il giorno.
Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.
Nella maggior parte dei casi, sono proprio le convinzioni a trasformare un problema in una prigione da cui non si riesce più a evadere.
Per rendere possibile un qualsiasi cambiamento, è necessario cambiare le proprie convinzioni e costruirne di nuove: convinzioni che aiutino a mantenere il cambiamento nel futuro. Dobbiamo prima scoprire come le rappresentiamo nella nostra mente.
(RICHARD BANDLER, vivi la vita che desideri vivere con la PNL, Alessio Roberti editore 2009)

Fino ad oggi abbiamo subito una lenta e progressiva “invasione mentale” di non valori propagandati tutti giorni in ogni ambito della società: scuola, università, media, politica. Sono solo tre gli strumenti che hanno usato: misurare la ricchezza con indicatori fuorvianti: il PIL, la moneta debito e il petrolio, usare il linguaggio per psico-programmarci al nichilismo e la televisione come ordigno di distrazione e incentivo all’inutile consumismo compulsivo.

La nostra società è ingabbiata da una serie di credenze (istituzioni monetarie, religiose e politiche) che ci obbligano a stare in un piano dove le persone sono oppresse da paure indotte e appunto false credenze.

Noi siamo i punti che sono all’interno di questo piano insieme alle nostre credenze e li rimarremo a meno ché non facciamo un salto.

Una migliore valutazione circa la qualità della vita tiene conto, innanzitutto, dei consumi reali e del reddito in vista di una sostenibilità economica e bisogna creare riserve di capitale fisico, naturale, umano e sociale attribuendo dei valori corretti. Dunque, al centro della valutazione ci sono le famiglie monitorando anche i servizi forniti dallo Stato, come l’assistenza sanitaria e i servizi educativi. Le informazioni sul reddito, sul consumo e sulla ricchezza dovrebbero essere collegate fra loro ottenendo un’idea sul livello di vita delle famiglie con riferimento alle diverse dimensioni degli standard materiali di vita: il reddito, il consumo e la ricchezza. Infatti, può accadere che un nucleo familiare dal reddito basso che possiede una ricchezza superiore alla media non ha necessariamente un livello di vita inferiore a quello di un nucleo familiare al reddito medio che non possiede alcuna ricchezza. In fine, i servizi che in passato venivano svolti da membri della famiglia oggi vengono acquistati sul mercato; i servizi autoprodotti non sono considerati nelle misurazioni ufficiali del reddito e della produzione.

Ecco, invece, alcuni indicatori per misurare la qualità della vita:

a) Salute, valutazione sulla mortalità e la morbilità e il rischio
b) Istruzione, misurare le competenze e le abilità intese come capacità personali
c) Attività personali: il modo in cui le persone impiegano il proprio tempo e la natura delle loro attività personali incidono sulla qualità della vita, indipendentemente dal guadagno generato.

Inoltre misurare:

il lavoro retribuito e la qualità del lavoro
lavoro domestico non retribuito, fare acquisti e prendersi cura dei figli

Attività personali prese in considerazione: camminare, fare l’amore, l’esercizio fisico, giocare, leggere (non per lavoro), mangiare, pregare, guardare la TV, riposarsi, cucinare, parlare (non per lavoro), prendersi cura del proprio corpo, altro, lavori domestici, dormire, altri viaggi/spostamenti, fare acquisti, usare il computer (non per lavoro), prendersi cura dei figli, compiere spostamenti da/verso il lavoro, lavorare
d) Peso politico e governance: capacità di partecipare come cittadini a tutti gli effetti, di avere voce in capitolo nella definizione delle politiche
e) Rapporti sociali: i rapporti sociali incidono positivamente sulla qualità della vita sotto vari aspetti. (associazionismo, network di persone, sicurezza, protezione, sviluppo di scambi, attività economiche)
f) Condizioni ambientali
g) Insicurezza economica

Possiamo ribaltare il sistema di potere piramidale partendo dal cambio di paradigma culturale. Partiamo dai noi stessi e rispetto alle convinzioni che ci hanno indottrinato prendiamo bene la mira per progettare una società umana. Come preannunciato dai nuovi indicatori possiamo sviluppare maggiore autostima collettiva partendo dai rapporti sociali e dalla costruzione di nuove reti sociali che possono farci attingere a nuove conoscenze e nuovi stili di vita in armonia con la natura proponendo modelli virtuosi.

Liberandoci dalla condizione psicologica della moneta debito figlia dell’usurpazione della sovranità monetaria e inventata per schiavizzare i popoli potremmo subito riappropriarci di una risorsa determinante: il tempo. Dobbiamo avere maggiore tempo libero da dedicare alle attività umane creative e ai rapporti sociali, determinanti per l’educazione civica e per stabilire nuovi affetti o conservare quelli presenti.

Una società normale e tecnologicamente intelligente può usufruire delle comodità che la tecnica presenta: uso razionale dell’energia e investire il tempo recuperato in attività umane soddisfacenti in linea con l’etica e coi bisogni primari.

Agendo direttamente in ambito locale possiamo progettare la comunità che desideriamo, numerosi gruppi sono riusciti a svincolarsi dal ricatto del lavoro e della moneta debito realizzando comunità efficienti partendo proprio dai valori umani e riconoscendo l’importanza di fare squadra, sviluppando la risilienza, uniti da esigenze comuni: vivere in armonia e serenità e non condizionati dalle SpA.

Questi esempi sono sparsi in tutto il mondo e poco dibattuti dai media per evitare una contaminazione virtuosa che possa risvegliare l’autoderminazione dei popoli. La crisi finanziaria, invece, ha risvegliato molti popoli (Islanda, Irlanda, Grecia, Spagna – PIIGS) sul tema della moneta e sulla reale capacità delle banche private nel condurre l’economia degli Stati.

Molte comunità stanno chiedendo agli Stati di applicare tutte le sovranità affinché i diritti non siamo più marginalizzati come, purtroppo sta accadendo in Italia e in tutto l’Occidente ed anche nel resto del mondo dove i diritti umani sono abitualmente violati per sostenere un’obsoleta produzione finalizzata alla crescita per la crescita per scopi puramente monetari, insomma nulla di etico e di intelligente.

Ricordiamo: “Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.

Svegliamoci, l’economia è solo un’invenzione.

Questo video di RAInews24 è del 28 novembre 2008,  ed inizia prendendo spunto da Zeitgeist addendum.

Quali sono gli effetti della moneta sull’uomo? Cos’è la vera democrazia? Perché consentiamo a persone mai elette (FMI, BM, BCE) di decidere sulla nostra vita? Perché continuiamo a farci prendere in giro sulla favola del debito pubblico?

L’ideologia auto-referenziale. L’universo mentale implicito da cui principalmente trae alimento la visione economica e che rende adeguato il funzionamento dell’economia come pratica, si organizza intorno a tre livelli interdipendenti: un livello antropologico, un livello sociale, e un livello fisico-tecnico. invenzione-economia-nuovoQuest’ultimo, che si presenta come il fondamento dell’ideologia economica nel suo insieme sembra piuttosto un effetto ottico provocato – artificialmente creato – dagli altri due. […] la produzione è il frutto del lavoro sulla natura per la soddisfazione dei bisogni; la divisione del lavoro è la combinazione tra ingegnosità e produzione; lo scambio è necessaria conseguenza della divisione del lavoro, in quanto consente ad ogni singolo individuo di soddisfare i propri bisogni; il baratto è il seguito naturale dello scambio e l’origine della moneta, la moneta è la conseguenza dello scambio attraverso la specializzazione funzionale delle merci; il salario è sia lo scambio di forza-lavoro contro i mezzi di sussistenza per coloro che non hanno la proprietà dei mezzi di produzione, sia il prezzo del lavoro nella sua forma monetaria. Potremmo proseguire ulteriormente l’elenco, fino a includervi tutti i concetti significativi della teoria economica. Il punto è che a determinare questa costruzione di senso – per quanto essa sia l’esito di prassi e rappresentazioni inscritte in una storia secolare – non è né un “realtà” naturale o materiale, né una scelta puramente convenzionale. (tratto da Serge Latouche, l’invenzione dell’economia, Arianna editrice, 2002, pag. 3o-32)

L’espansione monetaria del sistema a riserva frazionaria è intrinsecamente inflazionistica. Attraverso l’espansione della base monetaria, senza che ci sia un proporzionale incremento di beni e servizi, si riuscirà sempre a far diminuire il potere d’acquisto. In effetti dando una rapida occhiata all’andamento del valore storico del dollaro USA, raffrontato con quello dell’offerta di moneta, si evidenzia questo definitivamente. La correlazione è inversa ovviamente. Un dollaro nel 1913 corrispondeva a 21,6 dollari del 2007. Si tratta di una svalutazione del 96% iniziata con l’introduzione della banca centrale (Federal Reserve). Ora se pensate che questa realtà dell’inflazione intrinseca e permanente sia assurda ed antieconomica, la vostra concezione verrà sminuita se consideriamo come il nostro sistema finanziario funziona realmente. Nel nostro sistema il denaro è debito, e il debito è denaro. (Zeitgeist addendum)

Luigi Zingales, in L’Espresso 5 marzo 2009, pag.15 scrive: “L’amministrazione Obama […] ha finalmente approvato un piano di soccorso per le famiglie a rischio di prendere casa. Il piano fornisce un sussidio alla maggior parte dei proprietari, ma non risolve il nocciolo del problema: molte famiglia hanno un mutuo di gran lunga più elevato del valore della loro casa. […] i creditori potrebbero cercare di rivalersi in tribunale, molto spesso non lo fanno perché il costo eccede il beneficio. Il risultato è che milioni di mutui sono a rischio default. Questo default infliggerebbe perdite ancora più elevate ai creditori. In una vendita forzata il prezzo di una casa scende dal 30 al 50 per cento. Se il mercato viene inondato da queste vendite rischia di scendere ancora di più con con conseguenze disastrose per le banche e l’economia in generale.”

Povere banche mi verrebbe da dire.

Ma ecco la risposta al problema mutui: nel 1969 ci fu una causa nel tribunale del Minnesota che coinvolse un uomo, Jerome Daly, che fece opposizione al rifiuto della cancellazione dell’ipoteca sulla sua casa da parte della banca che gli aveva concesso il mutuo per comprarla. La sua difesa verteva sul fatto che il contratto di mutuo richiedeva da ambo le parti, cioè da lui e la banca, l’uso di proprietà legittime per lo scambio. Giuridicamente questa viene chiamata la ‘causale’ del contratto [CAUSALE: elemento fondamentale che si fonda sullo scambio di una prestazione di una parte in cambio di un corri spetto dall’altra.] Il signor Daly, spiegò che il danaro non era in realtà di proprietà della banca, in quanto era stato creato dal nulla nel momento in cui il contratto venne sottoscritto. Ricordate cosa diceva “Il funzionamento moderno della moneta” sui prestiti? Quello che fanno quando concedono un prestito è di accettare della cambiali in cambio del credito concesso. Le riserve non vengono modificate direttamente dalle operazioni di prestito. Ma i prestiti che vengono depositati incrementano l’ammontare dei depositi bancari. In altre parole, il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”. Nel prosieguo del processo il Presidente della banca, il sig. Morgan si presentò al banco dei testimoni e dalle memorie personali di un giudice egli ricordò che Plaintiff (un presidente della banca) ammise che, congiuntamente con la FED, aveva creato denaro e il credito dei suoi impieghi attraverso un’iscrizione contabile; cioè che il denaro e il credito iniziarono ad esistere nel momento in cui loro li avevano creati. Il sig. Morgan ammise che non esisteva alcuna legge o statuto degli Stati Uniti che gli dava il diritto di farlo. Per legge deve esistere una forma di corrispettivo legittima che viene offerta in pagamento a sostegno della banconota. La giuria ritenne che non c’era alcuna causale legittima, e sono d’accordo. Poeticamente ha anche aggiunto: “Solo Dio può creare qualcosa di valore dal nulla”. E sulla base di questa rivelazione, la Corte non riconobbe il diritto della Banca di rifiutare la cancellazione dell’ipoteca e il sig. Daly tenne la sua casa. Le implicazioni di questo caso giuridico sono immense, in quanto ogni volta che prendi denaro in prestito da una banca sia con mutuo o in altro modo, non solo il denaro che ti viene dato è fittizio, ma è anche una forma di controprestazione illegittima. E rende nullo il contratto che obbliga la sua restituzione, in quanto la banca non ha mai avuto la proprietà del denaro necessaria per poterlo stipulare. Sfortunatamente queste considerazioni sono tenute nascoste ed ignorate e continua il ciclo continuo del trasferimento di ricchezza e di debito. E questo ci conduce alla domanda finale: Perché? Durante la guerra civile il presidente Lincoln rifiutò l’offerta di un prestito ad alto interesse da parte della banche europee, e decise di fare ciò che i padri fondatori rinunciarono di fare, cioè di creare una moneta indipendente e intrinsecamente libera dal debito. Fu chiamata “Greenback”. Subito dopo l’adozione di questo documento interno, iniziò a circolare fra le banche private britanniche e americane, dove si affermava: “La schiavitù non è nient’altro che la proprietà del lavoro che implica prendersi cura dei lavoratori, mentre il piano europeo è che il capitale deve controllare il lavoro, controllando i salari. Questo si può fare attraverso il controllo della moneta. Non lo si potrà fare consentendo l’ingresso della Greenback, in quanto non possiamo controllarla”. (The Hazard circular, 1962). (Zeitgeist addendum)

Il Manifesto dei Diritti della Terra. Questa lettera fu scritta dal capo dei Pellirossa Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce. Il documento qui integralmente riprodotto è senz’altro una delle più elevate espressioni di sintonia dell’uomo col creato ed esprime la ricchezza universale dei “popoli nativi”, dei veri “indigeni” di ogni luogo della terra ed è la risposta che il Capo Tribù di Duwamish inviò al Presidente degli Stati Uniti che chiedeva di acquistare la terra dei Pellerossa.

Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.