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Posts Tagged ‘crisi’

L’attualità sociale e politica del nostro Paese sembra percorrere il tunnel della regressione incivile con estrema convinzione e con sostegno popolare. La lunga fase del declino politico, avviata già negli anni ’70 quando emergeva la religione neoliberista abbracciata dalla classe dirigente, e poi le analisi sociali circa l’ignoranza funzionale degli italiani, ci consegnano un presente drammatico perché non esiste una reazione virtuosa degli italiani all’oppressione della borghesia capitalista contro gli ultimi, che soffrono di auto distruzione. Questa fase italiana di auto distruzione consente alla casta di dormire sogni tranquilli e aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche. Cosa accadrebbe se gli ultimi si svegliassero? Cosa accrebbe se ci fosse una coscienza di classe? Se gli indignati e i disagiati fossero in grado di risvegliare le proprie coscienze addormentate dal capitalismo neoliberista, e sapranno attivare una passione politica capace di costruire una democrazia matura allora la casta della borghesia neoliberista pagherà il prezzo della propria avidità.

Buona parte del linguaggio politico e mediatico è carico di infantilismi, di violenza e mere stupidaggini, così come vuole la propaganda spicciola dei nuovi mezzi tecnologici, che fanno regredire la società verso la nota dittatura orwelliana. L’energia dei partiti attuali è rappresentata dalle emozioni negative degli ultimi, dalla frustrazione dei poveri, dalla rabbia e dall’ignoranza funzionale della classe media; si tratta della maggioranza degli aventi diritto al voto che girano le spalle a sé stessi, perché delega ai propri carnefici l’azione politica. Gli ultimi, anziché fare politica direttamente osservando la storia per auto formarsi, delegano il potere a cialtroni narcisisti, avidi di potere e soldi. Questa inciviltà sta favorendo l’aumento delle disuguaglianze togliendo opportunità di sviluppo e libertà a una platea di persone sempre più ampia, poiché cade nell’oblio della povertà indotta dall’austerità neoliberista. L’incapacità di sviluppare una coscienza di classe sta distruggendo comunità e persino il Paese, nonostante la sua straordinaria bellezza costituita dal patrimonio e dalla storia. L’Italia è un Paese costituito da insediamenti umani, urbani e rurali, che hanno la necessità di rigenerarsi; cosa significa? L’armatura urbana italiana è cambiata e gli attuali confini amministrativi sono obsoleti, creando confusione e danni, pertanto è necessario applicare un cambio di scala territoriale. Mentre il capitalismo ha favorito questa trasformazione urbana, contemporaneamente ha concentrato la ricchezza in una minoranza di italiani che ha sfruttato relazioni politiche, rendite finanziarie e immobiliari. Questa trasformazione delle aree urbane ha favorito l’abbandono delle aree rurali, mentre il legislatore, ignorando la nuova armatura urbana, si è concentrato nel regalare condoni a chi delinque e abbandonare la manutenzione del patrimonio edilizio esistente, che di fatto è arrivato a fine ciclo vita, e parte di questo patrimonio è stato costruito in luoghi a rischio sismico e idrogeologico. Manutenzione e sicurezza urbana sono concetti estranei all’attuale classe dirigente e persino alla maggioranza degli italiani, che votano con la pancia e non con la testa. Ignoranza e stupidità stanno distruggendo il nostro paesaggio e il patrimonio culturale e rurale, se i cittadini non invertono la rotta saremo seppelliti dalle prevedibili tragedie.

Gli esempi dell’aumento delle disuguaglianze sono ampiamente visibili sul territorio, si concentrano in maniera drammatica nel Sud, e aumentano in tutte le aree urbane, anche al Nord. Questa inciviltà politica, di buona parte degli italiani, si concretizza con l’assenza di un partito democratico capace di esprimere valori e cultura per tutelare il paesaggio, che può creare occupazione affrontando il tema della disuguaglianza economica.

I partiti immorali si nutrono di rabbia ed entrano in empatia con gli elettori giustificando l’illegalità diffusa e consentendo alla casta di auto conservarsi, questo schema è diffuso dal Nord al Sud dello stivale. Non sorprende che l’attuale maggioranza politica, lucrando consensi elettorali sfruttando i problemi degli italiani, oggi voglia riproporre sia un condono edilizio e sia quello fiscale (“pace fiscale”), e cosa assurda intende favorire i ricchi a danno dei poveri rimodulando la pressione fiscale (“flat tax”) a favore dell’élite, di fatto violando la Costituzione. Durante la storia, è già successo più volte che la depressione economica abbia favorito la nascita di regimi autoritari, per poi distruggere le comunità stesse, ed ovviamente la storia non si ripete come nel passato, ma si adegua al presente.

Osservando la struttura del territorio italiano è possibile rendersi conto dell’inconsistenza della classe dirigente italiana poiché intende spendere risorse pubbliche non per affrontare i problemi reali del Paese, ma per assecondare i vizi, i capricci e i bisogni indotti, proprio come accade nella pubblicità quando si vendono le merci. Nei programmi politici non si dà priorità a un piano di investimenti in ricerca & innovazione, rigenerazione urbana e rurale, sociale, rischio sismico e idrogeologico, cultura e patrimonio, e manifattura leggera. La maggioranza politica non ha piani su scuola, università, cultura e lavoro, scegliendo di inseguire i temi indotti dalla pubblicità: condoni, pensioni e immigrazione. E’ grave il fatto che le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento sono in aumento in tutte le aree urbane estese e rurali ma sono completamente ignorate, mentre chi sta pagando la stupidità di una classe dirigente ignobile sono soprattutto i meridionali, i quali sono vittime dei propri errori decennali. I meridionali prima scelsero la famigerata democrazia cristiana, poi il berlusconismo e il PD renziano, e oggi l’inconsistente M5S; si tratta di forze politiche neoliberali e neo conservatrici. L’attuale maggioranza politica che si è venduta come forza del “cambiamento” contro l’establishment dell’UE, adesso cerca di nascondere le proprie promesse – fuori dall’euro, riconversione dell’Ilva, no vaccini, no Tav, no Tap, rimpatri dei “clandestini” … – per adeguarsi alle idee dell’establishment: restiamo nell’euro, no alla riconversione dell’Ilva, si ai vaccini, si alla Tav, si al Tap, rimpatri impossibili. Questo è un corto circuito degli italiani, i quali non sembrano capaci di scegliere per avviare e stimolare un reale cambiamento, per migliorare la società e le istituzioni politiche, ed a causa di un profondo sentimento di odio nei confronti dei vecchi partiti, gli italiani piuttosto che impegnarsi in politica con metodo democratico, hanno preferito affidarsi a personaggi imbarazzanti e impreparati, taluni palesemente indegni e truffaldini. Si ha l’impressione che la maggioranza degli elettori, colta da un delirio di massa, pensa che chiunque possa fare politica, e così oggi, all’interno delle istituzioni abbiamo personaggi improvvisati che si credono statisti. E’ sufficiente interpretare il famigerato “contratto di governo”, per capire che il collante fra questa maggioranza è solo il potere, e null’altro. Il problema dell’incompetenza e dell’inadeguatezza della classe politica è vecchio, poiché per fare il politico non è richiesta alcuna competenza, e così soprattutto nelle amministrazioni locali abbiamo una lunga serie di cialtroni e ignoranti funzionali che svolgono il ruolo di Sindaco e Consigliere, e i risultati negativi si vedono: consumo di suolo, speculazioni, favoritismi e clientele, rendite parassitarie e disordine urbano. Un esempio clamoroso è la fine delle politiche pubbliche abitative, ove in determinate amministrazioni i politicanti locali abbandonano i poveri negando loro il diritto alla prima casa, e inducendoli ad occupare abusivamente gli immobili, ma contemporaneamente regalano i piani urbanistici agli immobiliaristi.

L’impronta culturale della Lega Nord è il liberalismo coniugato al razzismo, per sostenere il mito dell’impresa deregolamentando il mercato. La storia di questo partito razzista è chiara: l’antimeridionalismo e la tutela degli interessi privati delle imprese localizzate al Nord innescando processi di disuguaglianze territoriali, avviate con la guerra di annessione e consolidate durante la Repubblica. Tutt’oggi la Lega è espressione di un modello economico egoista per drenare risorse dallo Stato centrale a favore delle imprese del Nord, e lo sta facendo coi suoi Presidenti di Regione che chiedono e ottengono dal Governo di trattenere e gestire maggiori risorse finanziarie, togliendole al Sud, notoriamente più carente di servizi e di sistemi di welfare urbano e territoriale. La destra liberal continua a stimolare l’aumento delle disuguaglianze. Nonostante la sua propaganda si impegna a indossare una maschera per celare la sua identità, ingannando con successo i cittadini, l’attuale Lega, e insieme al M5S, ha l’obiettivo di raccogliere il dissenso degli ultimi ma per salvare il capitalismo liberale. La Lega è già stata al governo con Berlusconi approvando le ricette di destra: liberalizzazioni, condoni, cartolarizzazioni, tagli al welfare, tagli all’ordine pubblico, e distruzione del territorio. Sull’immigrazione, fu la Lega a costruire la famigerata legge Bossi-Fini e poi firmare il Trattato di Dublino che obbliga gli Stati a trattenere gli immigrati. Fu il governo di destra a mettere in crisi l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini tagliando gli addetti della forza pubblica. Sul fronte delle privatizzazioni, fu il governo Prodi ad introdurle, ma poi fu la Lega a firmare il rinnovo delle concessioni per Autostrade per l’Italia, fregandosene del fatto che legittimò un contratto capestro per lo Stato italiano. Oggi governa le Regioni del Nord che del neoliberismo sono l’espressione più vivida, convinta e radicale. Si tratta di Regioni coinvolte da scandali e corruzione diffusa, e secondo le cronache giudiziarie tali istituzioni, sostenute da maggioranze di destra (Forza Italia e Lega), stabiliscono rapporti economici che drenano risorse allo Stato per favorire le imprese private (il modello Formigoni e la sanità), mentre chiudono gli occhi quando la criminalità organizzata influenza le gare d’appalto (urbanistica contrattata), aprendo agli investimenti provenienti dal mondo off-shore. E’ altrettanto vero che condotte analoghe si riscontrano anche nelle Regioni governate dal PD, ma la Lega, diversamente da Forza Italia e PD, ha saputo, con l’inganno, far credere agli elettori di essere un partito contro l’establishment. Se negli anni ’90 e all’inizio del millennio, Berlusconi con Forza Italia riuscì a raccogliere il ceto politico e sociale che votata per i governi a trazione DC, oggi, quel ceto sceglie al Nord la Lega, e al Sud il M5S, scalzano il PD renziano dalle poltrone di governo e ridimensionando Forza Italia. E’ una sostituzione di volti e non di politiche.

La propaganda dell’attuale maggioranza politica (Lega e M5S) è banale: si basa sulla simpatia con gli elettori e sulle emozioni negative degli ultimi, cavalca ignobilmente le tragedie che si verificano, sfrutta l’odio e la rabbia adottando un linguaggio violento e razzista; crea fake news contro chi ha perso le elezioni e contro l’establishment, evitando appositamente una discussione pubblica sui problemi reali del Paese. E’ uno schema comunicativo molto vecchio, già in uso ai tempi della propaganda degli anni ’20 e ’30, e della pubblicità; l’ha fatto Berlusconi per vent’anni, poiché per essere efficaci con una massa apatica e incapace di comprendere, il politicante usa la demagogia banalizzando i temi e realizzando un’empatia, stimolando le emozioni per fidelizzare gli elettori. I demagoghi seducono gli elettori, lo schema è apparire credibili e non esserlo veramente.

Cosa accade nell’attuale globalizzazione neoliberista? Prima di tutto, il mondo intero è capitalista, e i grandi Paesi, USA, India, Russia e Cina, sono in competizione fra loro per accumulare. Nell’Occidente neoliberal il ruolo dello Stato è sminuito per favorire le multinazionali, mentre in Oriente l’economia è pianificata, soprattutto in Cina. In questa parte del globo, chi ha la capacità di fare politica non sono più i partiti ma le grandi imprese, perché i partiti stessi hanno riformato le pubbliche istituzioni seguendo i consigli dei liberal e consegnando le leve della politica alla classe imprenditoriale che controlla gli strumenti del capitale. Questo è accaduto attraverso il processo di deregolamentazione adottato dalla classe dirigente neoliberista presente nelle accademie, prima negli USA e soprattutto nell’UE con l’euro zona. E’ la borghesia capitalista, attraverso banche e finanza (borse telematiche), che può decidere come accumulare capitali (rendite finanziarie e immobiliari) e dove programmare l’agglomerazione delle attività in determinati sistemi locali del lavoro, soprattutto nelle zone economiche speciali, e nelle cosiddette città globali e nelle aree offshore per sfuggire ai controlli fiscali dello Stato, di fatto rubando servizi sociali, scuole, sanità ai ceti meno abbienti. In Occidente, le cosiddette istituzioni politiche democratiche, sotto i colpi della religione capitalista, sono diventate mere camere di registrazione di decisioni prese altrove e le maggioranze sono solo una maschera, un prolungamento dei capricci di questa élite degenerata. Ciò che le masse non hanno ancora compreso, è che questo è il capitalismo, cioè un sistema di accumulo che si nutre di avidità e disuguaglianze, e questo sistema è sostenuto da Forza Italia, PD, Lega e M5S che non pensano minimamente di mettere in discussione il capitalismo ma confermare i privilegi della vera casta: le potenti multinazionali. Basti pensare che il M5S, oggi primo partito italiano, non è un soggetto democratico ed è controllato da un’impresa che professa la religione del web cioè il campo dei più grandi evasori fiscali globali, grazie al mondo offshore, – google, amazon, apple, facebook – che sottraggono risorse fondamentali agli Stati, quando tali risorse sono necessarie per affrontare le disuguaglianze. In politica si chiama conflitto di interessi.

Ricordando ciò che avvenne in Grecia qualche anno fa, ove una maggioranza politica di sinistra cercò di cambiare l’UE, ma perse quella partita poiché il governo greco fu isolato e ricattato, indotto ad abbracciare le politiche neoliberiste imposte dalla famigerata Troika e realizzando una macelleria sociale; lo stesso avvenne in Italia nel 2011 attraverso il famigerato governo Monti. Questa maggioranza politica italiana, intimorita da ciò che avvenne in Grecia, non ci prova neanche nel cercare di cambiare l’azione politica neoliberista dell’UE.

Il vero tema politico è mettere in discusse la globalizzazione neoliberista con le dannose regole dell’UE. Bisogna cambiare i famigerati Trattati per ripristinare un principio democratico: la politica determina l’economia, e non il contrario. L’UE deve diventare democratica e socialista per applicare l’uguaglianza di diritti e restituire dignità alle persone. E’ il socialismo che ridistribuisce la ricchezza affrontando le disuguaglianze, mentre i liberal hanno concentrato il capitale nelle mani dei pochi. Questa è la Politica, con la P maiuscola. Nel corso della storia abbiamo visto il modello socialista realizzato in Russia, poi degenerato in dittatura e la svolta liberal che ha concentrato le ricchezze in un’oligarchia di imprenditori. La Cina, che resta un regime non democratico, è un modello di economia pianificata dal partito/Stato centrale ed ha deciso di coniugare il capitalismo liberal in determinate aree per apprendere, col tempo, il know how delle imprese occidentali. Oggi la Cina produce i propri brevetti tecnologici e manifatturieri, e pianifica le proprie agglomerazioni condizionando il mercato. La politica cinese è contraddittoria, perché vieta e limita i diritti sindacali, e perché la sua crescita ha favorito un aumento dei consumi e degli impatti ambientali ma lo l’ha fatto sviluppando tecnologie sostenibili. Le utopie socialiste nascono nella cultura europea, allora la domanda sorge spontanea: perché l’UE non riprende quelle utopie realizzando un modello sostenibile, equilibrato, e indirettamente migliorando la lezione cinese? Abbiamo le conoscenze per farlo, e soprattutto è interesse dell’Europa riprendere in mano il proprio destino attraverso il socialismo, per limitare i visibili danni della globalizzazione: povertà e migrazioni forzate. E’ interesse di USA, Cina e Russia conservare un’UE neoliberal perché politicamente debole e inesistente, mentre sarebbe un loro sogno disgregarla per annullarla. E’ interesse degli ultimi scoprire le utopie socialiste per riappropriarsi del proprio destino. Negli altri Paesi europei ci sono soggetti politici di sinistra che collaborano fra loro per cambiare questa globalizzazione, per il momento sono ancora forze di minoranza poiché i partiti conservatori tengono i propri consensi e crescono quelli dei razzisti, mentre in Italia siamo colti da deliri di massa rinunciando a costruire un soggetto politico sostenuto dal popolo, capace di inserirsi in un processo politico sinceramente rivoluzionario. Per il momento esistono piccoli gruppi che devono ancora maturare. Il partito degli ultimi non esiste, va costruito avendo coraggio e onestà intellettuale per riscoprire il socialismo, conoscere la bioeconomia e la democrazia. In altri paesi, i cittadini sembrano avere questo coraggio ponendo al centro soluzioni di sinistra capaci di sostituire l’UE neoliberista con un’Unione democratica, libera dai condizionamenti del mercato ma creando lavoro per abbattere le disuguaglianze.

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«Non si è riusciti a trovare una linea di continuità alla crescita» disse Giulio Sapelli, storico dell’economia durante un convegno pubblico, del 4 giugno 2013, circa il tema Capitalismo finanziario e democrazia, ove al centro del dibattito vi erano le osservazioni di James Galbraith, sottolineate e riprese da Emiliano Brancaccio: «la scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico». In queste due affermazioni c’è tutta la consapevolezza di alcuni economisti e tutta la loro impossibilità di ammettere la necessità di uscire dal piano ideologico della crescita per consentire un’evoluzione umana, ormai non più procrastinabile nel tempo. Se continuano a sedere sul piano ideologico sbagliato [il capitalismo], proponendo ricette sviluppiste nonostante I limiti della crescita, accade che essi dissertano pochissimo di economia, e molto di politica nell’auspicio condiviso di migliorare la qualità di vita dei cittadini ma inseguendo una mera illusione [la possibilità di una nuova crescita che aggraverebbe la crisi ambientale]. Il loro auspicio è far ripartire la crescita, come lascia intendere Sapelli [«non si è riusciti a trovare una linea di continuità alla crescita»], attraverso un nuovo capitalismo industriale. Invece, la fine dell’industrialismo stesso può essere l’opportunità di liberarci del lavoro schiavitù come mostrò Marx, e può favorire la nascita di una società fondata sull’equilibrio ecologico, ove il lavoro è un’opportunità per chi lo cerca, mentre altri possono ugualmente vivere dignitosamente attraverso l’uso razionale delle risorse. Per fare ciò bisogna uscire dalla religione del monetarismo. E’ ovvio che questa visione ribalta completamente le logiche economiste e persino costituzionali, ma è una visione realista partendo dalle capacità ecosistemiche. Da quando l’uomo ha inventato l’economia è accaduto che la società si è contrapposta alla natura, e soprattutto alla stessa specie umana, favorendo alienazione, nichilismo e rincoglionimento grazie alla crescita dell’ignoranza funzionale, tutto grazie all’errata ideologia dell’economia neoclassica spinta sia dal neoliberismo che dal socialismo realizzato in Russia, e occultando alle persone uno dei meccanismi più infami e truffaldini, e meno compreso dalla nostra società, la creazione della moneta dal nulla. Non possiamo continuare a favorire la produzione di merci inutili, pertanto non tutti i lavori sono necessari, mentre altri impieghi vanno assolutamente favoriti, cioè tutti quelli portatori di virtù: agricoltura naturale, conservazione del patrimonio, rigenerazione urbana, mobilità intelligente, cultura e istruzione. Senza dubbio un altro auspicio condiviso è la prevalenza della politica sull’economia, ma andrebbe compiuto un ulteriore sforzo da parte degli economisti eterodossi: uscire dal capitalismo per approdare sulla bioeconomia.

Heidegger lo disse chiaramente che la tecnica avrebbe prevalso sull’uomo, e Mumford, altrettanto, disse che l’uomo non sarebbe stato capace di controllare le forze capitalistiche, mentre in molti dovrebbero riconoscere un tributo a Marx per l’avvenuta mercificazione del pianeta Terra. E se tutto è merce, è ovvio che chi possiede più moneta può comprarsi ogni cosa. Meglio ancora se si diventa proprietari della moneta, espropriando gli Stati dal controllo del credito. E così nasce l’euro zona. Si sapeva come sarebbe andata a finire. Come uscirne? “Facile”: uscire dal mercantilismo e costruire le comunità di scambio reciproco sfruttando le innovazioni neoteniche di questo secolo. Si esce da un sistema centralizzato e si approda in un sistema di rete. Per dirlo secondo il linguaggio economico, bisogna favorire la nascita di sistemi micro economici a prevalenza autarchica rispettando i cicli auto rigenerativi della natura. Basti osservare la classificazione dei sistemi locali per individuare gli ambiti territoriali ove sviluppare modelli micro economici bioconomici e investire risorse pubbliche e private in tali ambiti.

In determinati convegni si svelano intenzioni e analisi illuminanti circa l’osservazione della società, non tanto perché essi guidano le istituzioni, anzi gli ospiti dell’incontro erano tutti critici sulle decisioni delle istituzioni politiche, ma perché non c’è mai un confronto multidisciplinare, ma solo un coro che può rimanere auto referenziale e poco attrattivo, tant’è che non è cambiato nulla dal 2013 ad oggi, anzi l’élite degenerata finanziaria, messa giustamente sotto accusa gode di buona salute, mentre i popoli continuano a soffrire con l’aggiunta di migrazioni di massa incontenibili per l’Europa, ma utili a rinvigorire il capitalismo industriale della Germania e di altri settori industriali rimasti nell’euro zona. Disse Kenneth Boulding: «chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista». Questo, dunque, è l’enorme limite culturale di chi vive solo di economia, siano essi neoliberisti o keynesiani, poiché costoro distruggono la creatività e la spiritualità degli esseri umani. E se pensano al lavoro è bene osservare che l’argomento va affrontato sul piano etico, e quindi è necessario uscire da quello economico, poiché etica ed economia si trovano su piani distinti e separati ove non si incontrano mai. Gandhi disse che «sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi». Le conoscenze di cui dispone l’uomo possono dare prosperità a chiunque, e la scarsità viene inventata e creata dall’economia a beneficio proprio di quell’élite finanziaria, oggi giustamente messa sotto accusa. Il limite imposto dalle leggi della fisica viene proprio nascosto dal mondo economico finanziario, e quel limite naturale rappresenta la risorsa che sostiene la specie umana. Prima avviamo la transizione per uscire dal capitalismo e prima potremmo costruire le comunità per gli esseri umani. I cittadini devono riprendersi in mano la politica raccomandati dall’economia aristotelica e dalla ragione platonica.

Soluzioni di politica economica sono suggerite persino dall’enciclica del Papa, e si trovano tutte sul piano della conversione ecologica figlia della bioeconomia e non sul piano keynesiano suggerito da Galbraith, col quale si condivide la critica circa la crisi del sistema democratico rappresentativo poiché eterodiretto dall’élite finanziaria che ha innescato la crisi del 2008. Non c’è dubbio l’analisi dei post-keynesiani circa l’offerta di moneta agganciata all’effettiva domanda aggregata è condivisibile, ma non è auspicabile sostenere un’indiscriminata crescita che distrugge le risorse finite del pianeta. In quest’apice del capitalismo, non solo possiamo osservare quanto Marx dal lontano Ottocento ebbe ragione, ma quanto il sistema bancario ha saputo creare dal nulla superando l’immaginazione sia di Marx (ovviamente non esistendo l’informatica Marx non poteva immaginare che si potessero occultare i capitali con i paradisi fiscali), e sia osservare quanti inutilmente prendono la strada dell’obsoleta economia neoclassica per suggerisce soluzioni anacronistiche. La deriva capitalista di cui tanti economisti dissertano solo oggi, fu ampiamente preconizzata da Aristotele, Antonio Genovesi, Charles Fourier, Ebenezer Howard, Peter Kropotkin, Lewis Mumford, Herman Daly, Nicholas Georgescu-Roegen, Max Horkheimer, Theodor Adorno, André Gorz, Zygmunt Bauman, Cornelius Castoriadis, Martin Heidegger, Herbert Marcuse, Jacques Ellul, Pier Paolo Pasolini, Ivan Illich e Renato De Fusco. Richiamare l’elenco di queste persone serve a mostrare il contributo di quanti, avevano già messo in discussione il famigerato “sistema” prima che lo stesso si mostrasse per tutta la sua mostruosità, ove poi i popoli sono stati rinchiusi per negare loro la libertà e l’autonomia di pensiero. O si ha l’umiltà e il coraggio di ammettere che le soluzioni non si trovano sul piano economico, o la nostra specie è già spacciata per convenuta stupidità. Entrare in una libreria e leggere le riflessioni delle persone sopra elencate ci renderà liberi di costruire l’alternativa.

Lo spazio culturale politico lasciato dalla sinistra è riempito, solo in minima parte dell’enciclica papale di Bergoglio, mentre i nuovi paradigmi culturali devono ancora essere riempiti da una massa critica di cittadini, famiglie ed imprese che vivono il cambiamento, e sperando che si trascinano il resto della popolazione per realizzare una società evoluta affinché si riprenderà il senso di comunità mettendo all’angolo il mercato del capitalismo che sta distruggendo la specie umana.

Ha ragione Sapelli nell’affermare che l’élite finanziaria sta muovendo una «crisi geostrategica» e quindi non è una crisi economica, lasciando intendere che siamo dentro una strategia politica, poiché è possibile osservare come e dove si sposta il capitale finanziario, e quindi a quali interessi è legata l’azione dell’élite stessa. E’ altrettanto condivisibile l’osservazione sul fatto che tale élite è convinta di fare a meno del capitalismo industriale, del resto il meridione d’Italia è stato de industrializzato proprio grazie alla guerra di annessione ed è tenuto in schiavitù da circa 150 anni (con evidenti responsabilità delle classi dirigenti locali). Forse tale élite pensa di fare altrettanto per tutti quei paesi periferici, così pare se osserviamo la lunga delocalizzazione produttiva, la concentrazione di nuovi settori industriali nel Nord dell’Europa e l’uso sfrenato del modello offshore e paradisi fiscali per non pagare le tasse e scaricare i costi sui cittadini contribuenti. E’ illuminante il pensiero di Sapelli nel suo libro Chi comanda in Italia.

La soluzione? Chiudere il capitalismo, e aprire i libri di ecologia applicata, di storia del Rinascimento e delle teorie utopiste socialiste dell’Ottocento abbinate alle nuove tecnologie. Le osservazioni critiche di economisti eterodossi sono utili a capire i fenomeni della geopolitica, ma le soluzioni concrete possono partire tranquillamente dal basso, si proprio dai cittadini, dalle imprese e dagli ambiti territoriali locali, regionali e provinciali, poiché nessuna élite finanziaria ha il potere di osteggiare progetti sostenibili, in quanto anche il capitalismo ha il suo tallone d’Achille, ed è lo stesso sistema del credito. «La scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico», “bene”, i correntisti italiani possono fare massa critica per spostare i propri risparmi su progetti sostenibili e utili a sviluppare e rinforzare l’economia locale a partire dalla valorizzazione del patrimonio storico culturale e artigianale delle nostre terre, e alcuni investimenti in tecnologie innovative ma utili allo sviluppo sociale. Boicottare le banche che usano il risparmio in maniera immorale è un potere che i cittadini conservano, ma essi lo ignorano.

E’ giunto il momento di costruire cluster del cambio di paradigma culturale. Bisogna costruire luoghi fisici ove il mondo e le comunità dell’auto produzione e della sostenibilità possano incontrarsi quando lo desiderano. Bisogna realizzare spazi per favorire il dialogo e l’incontro volto a realizzare imprese e impieghi utili per rigenerare i nostri stessi luoghi, e consumare beni e merci secondo regole etiche che riconoscono il valore della sovranità alimentare. Bisogna realizzare luoghi per favorire il consumo di beni e merci dei bio distretti.

Da questa semplice esperienza è possibile costruire un vero proprio cambio radicale poiché i legami relazioni sono la forza per costruire progetti più ambizioni per tendere anche all’auto sufficienza energetica.

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