Consumo

Ieri sera ero a Pavia, invitato da un’associazione studentesca (UDU) per parlare di consumo. Ringrazio i ragazzi che hanno voluto affrontare questo tema, oggi, sempre più contemporaneo. Gli studenti, egregiamente, hanno voluto introdurre il tema riproducendo parte di un’inchiesta, Buon appetito, di Michele Buono e Piero Riccardi andata in onda su Report. In maniera corretta quell’inchiesta cercava di far luce sugli impatti ambientali causati da un modello industriale-agricolo che soddisfa, prioritariamente, la logica obsoleta della crescita e non della qualità del cibo.

Grazie a quella introduzione ho potuto aggiungere al tema in oggetto un aspetto poco dibattuto, forse radice del consumismo: l’indottrinamento psicologico della pubblicità, delle SpA e delle università. E’ cosa certa che le SpA governino il mondo e che le stesse arruolino psicologici per manipolare l’opinione pubblica con un solo obiettivo: massimizzare i profitti e nulla più. Parafrasando un libro di Buono e Riccardi edito proprio da Edizioni per la Decrescita Felice noi viviamo in un “mondo alla rovescia” dove il superfluo costa meno  del necessario. Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) tenta di riappropriarsi dei diritti umani e inizia un percorso per vivere da esseri umani, partendo proprio dal necessario e i Circoli Territoriali sono piccole comunità dove i cittadini fanno autoproduzioni di cibo, sviluppano la resilienza ed incidono nella realtà locale grazie, anche, ai comportamenti virtuosi.

Se riusciamo ad avere un visone di insieme, economica, politica e sociale ci rendiamo conto che la maggioranza delle persone è schiava di un sistema e solo partendo dal basso cooperando fra cittadini liberi potremmo ricostruire comunità sostenibili perché consapevoli di chi siamo e dove stiamo. Nel mondo numerose comunità stanno già operando questo cambiamento culturale con ottimi risultati: nutrirsi di cibo di qualità, avere relazioni personali di qualità, eliminazione degli sprechi energetici, maggior tempo libero per se stessi e gli altri, prevenzioni primaria delle malattie e quindi un’elevata qualità della vita.

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Poveri? Ma che, ricchi, anzi ricchissimi ….

Sono stato a Milano presso la fiera di “Fai la cosa giusta”, conoscevo questo evento di nome. Ho girato per gli stand dove si promuovevano prodotti biologici, applicazioni di buon senso e stili di vita coincidenti con la filosofia della decrescita felice. C’erano numerosi produttori di formaggi, salumi, pane, ortaggi, case editrici, alcune tecnologie utili, associazioni, comitati, gruppi di acquisto solidale etc.

Un amico ha voluto “intervistarmi”con la sua videocamera. Mi è parso naturale rispondergli così: i meridionali sono ricchi, anzi ricchissimi ma non lo sanno. E’ normale che nella città  dello spreco, quale Milano è, nasca una Fiera dell’ovvio, è normale perché le buone intenzioni di “Fai la cosa giusta” non sono altro che la tradizione culturale italiana ancora radicata nelle province di Salerno, Avellino, Matera, Potenza, Crotone, Lecce, Taranto, Cagliari, Nuoro, Siracusa, Trapani, Teramo, Campobasso, Macerata, Bari.

Evidenzio che le province sono ricche e non i capoluoghi perché è nei territori contadini che vive questa formidabile ricchezza composta da piccoli borghi sostenibili, per definizione, che resistono con difficoltà al pensiero dominante – progressismo, crescita infinita – diffuso cinicamente da Milano e Roma attraverso l’inutile televisione.

I Sindaci dei piccoli comuni dovrebbero visitare “Fai la cosa giusta” e sorridere di fronte agli stand che gli vendono l’ovvio e la loro tradizione, i Consiglieri ed i cittadini di questi piccoli centri dovrebbero sapere che la “Milano da bere” invidia i loro luoghi, la loro natura e i loro stili di vita, perché i “nordici” hanno tanta voglia di normalità e di buon senso, hanno voglia di quella vita delle nostre tradizioni contadine e di famiglie unite dall’amore per la terra. Il problema è d’identità: chi siamo e dove stiamo. Il lusso e la moneta non creano identità ma distruggono gli esseri umani. Ovvio? Allora perché le comunità non esistono più? Perché i cittadini votano coalizioni politiche che perseguono il dogma religioso della crescita infinità? Perché i cittadini non risvegliano le proprie coscienze e perché non partecipano direttamente alle politiche locali?

Bisogna avvisare i cittadini dei piccoli centri che lo sviluppo propagandato nelle scuole e nelle università, competitività e crescita, sono solo cattive parole e che non bisogna copiare i pessimi esempi finanziari dei capoluoghi di provincia che stanno rubando il bene comune per donarlo alle SpA.

Impedite che l’idea progressista entri nelle nostre menti perché ci sveglieremo nell’incubo nichilista di molti lombardi e piemontesi.

Se vogliamo crescere veramente, allora iniziamo a condividere le esperienze di buon senso in corso d’opera nei piccoli comuni italiani da Sud a Nord, ognuno con la propria creatività e vitalità perché la vera ricchezza è nella biodiversità, anche politica, a tutela del bene comune.