Sinistra? Dove …

In questi giorni ho letto l’enciclica di Papa Francesco e con piacevole sorpresa ritrovo Marx, Heidegger, Habermas, Aristotele, Daly e molti altri critici della società moderna, alcuni dei quali ideatori della bioeconomia e quindi della decrescita felice. L’enciclica del Papa è auto referenziale, nel senso che non cita le fonti di pensieri e parole che l’hanno preceduto nel discutere di beni comuni, e soprattutto nello scrivere un’enciclica palesemente ecologista. Se le radici della “vulgata” papale sono anche nella biologia piuttosto che nella fede… ma il mestiere del Papa è evangelizzare pertanto …

In diversi passaggi il Papa scrive passi palesemente decrescenti, cioè che rientrano nella filosofia politica della decrescita che si pone oltre il capitalismo e il socialismo, entrambi figli della società industriale.

Mentre la Chiesa scopre e divulga concetti di critica sulla società capitalista e consumista, ampiamente noti e affrontati sin dagli anni ’60, e prima ancora da Marx; nel divulgare la sua opinione, Papa Francesco, mostra di fatto un vuoto culturale e politico che una volta era riempito dal Partito Comunista Italiano. Ovviamente Bergolio non è un socialista, ma da cattolico compie una vera novità culturale, attacca il capitalismo tanto amato e sostenuto dalla vecchia Democrazia Cristiana. E’ questa la vera novità della chiesa che spiazza i partiti di Governo e la Chiesa stessa, tutti espressione del neoliberismo capitalista e dell’immorale mondo offshore collegato ai paradisi fiscali. Ricordiamolo lo Stato del Vaticano attraverso lo Ior è una giurisdizione segreta che favorisce i paradisi fiscali collegati al sistema offshore.

Oggi tutti i soggetti politici, non essendo più organizzati come i partiti di una volta, sono del tutto incapaci di produrre cultura e quindi totalmente incapaci di produrre visioni politiche.

L’unica novità culturale è quella che troviamo anche fra le righe dell’enciclica del Papa, e cioè la filosofia della decrescita felice rifiutata e ignorata da tutti i partiti presenti in Parlamento. Solo la bioeconomia riesce a dare risposte concrete alla fine del capitalismo in Occidente in quanto propone un’economia reale equilibrata con le capacità auto rigenerative della natura, oltre che suggerire di investire nella conservazione del patrimonio esistente con programmi, piani e progetti che usano razionalmente le risorse e l’energia.

Il vero passo evolutivo, che manca anche dall’enciclica del Papa, è l’uscita dal capitalismo perché ci sta distruggendo, ed anche questo era stato ampiamente preconizzato.

Le recenti vicende “belliche” fra Germania e Grecia, confermano che le democrazie  rappresentative non esistono, ed autodeterminazione e sovranità popolare sono elementi sgradevoli, che il neofeudalesimo finanziario sa addomesticare attraverso i media e la sostituzione di politici non compiacenti con i propri burattini. La lezione di Tsipras? E’ un messaggio politico per gli spagnoli che voteranno a breve. La lezione di Tsipras? O i popoli capiscono che il capitalismo finanziario è sinonimo di guerre, violenze, paradisi fiscali e offshore, e regimi autoritari oppure continueranno a sprofondare nel nichilismo più profondo annientando la libertà e lo spirito umano. La lezioni di Tsipras? In Italia abbiamo avuto Berlusconi, Napolitano, Monti, Letta e Renzi e prima ancora tutti Governi neoliberisti, in che modo? Cancellare la cultura dalla società (quasi 8 italiani su 10 non capiscono cosa leggono, secondo un’indagine coordinata da Tullio De Mauro), rincoglionire con la pubblicità, inseguire il nichilismo del consumismo e poi il classico divide et impera.

Ecco due fenomeni preoccupanti e tragici che non agevolano l’evoluzione sociale e sono causa della regressione: analfabetismo funzionale e analfabetismo di ritorno.

analfabetismo funzionale

creative-commons

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Consumo

Ieri sera ero a Pavia, invitato da un’associazione studentesca (UDU) per parlare di consumo. Ringrazio i ragazzi che hanno voluto affrontare questo tema, oggi, sempre più contemporaneo. Gli studenti, egregiamente, hanno voluto introdurre il tema riproducendo parte di un’inchiesta, Buon appetito, di Michele Buono e Piero Riccardi andata in onda su Report. In maniera corretta quell’inchiesta cercava di far luce sugli impatti ambientali causati da un modello industriale-agricolo che soddisfa, prioritariamente, la logica obsoleta della crescita e non della qualità del cibo.

Grazie a quella introduzione ho potuto aggiungere al tema in oggetto un aspetto poco dibattuto, forse radice del consumismo: l’indottrinamento psicologico della pubblicità, delle SpA e delle università. E’ cosa certa che le SpA governino il mondo e che le stesse arruolino psicologici per manipolare l’opinione pubblica con un solo obiettivo: massimizzare i profitti e nulla più. Parafrasando un libro di Buono e Riccardi edito proprio da Edizioni per la Decrescita Felice noi viviamo in un “mondo alla rovescia” dove il superfluo costa meno  del necessario. Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) tenta di riappropriarsi dei diritti umani e inizia un percorso per vivere da esseri umani, partendo proprio dal necessario e i Circoli Territoriali sono piccole comunità dove i cittadini fanno autoproduzioni di cibo, sviluppano la resilienza ed incidono nella realtà locale grazie, anche, ai comportamenti virtuosi.

Se riusciamo ad avere un visone di insieme, economica, politica e sociale ci rendiamo conto che la maggioranza delle persone è schiava di un sistema e solo partendo dal basso cooperando fra cittadini liberi potremmo ricostruire comunità sostenibili perché consapevoli di chi siamo e dove stiamo. Nel mondo numerose comunità stanno già operando questo cambiamento culturale con ottimi risultati: nutrirsi di cibo di qualità, avere relazioni personali di qualità, eliminazione degli sprechi energetici, maggior tempo libero per se stessi e gli altri, prevenzioni primaria delle malattie e quindi un’elevata qualità della vita.

Possedere un’auto.

Il 7 gennaio 2011 ero fermo nel traffico, all’altezza di Roma, in autostrada A1. In un pomeriggio assolato, alle 16:15 un Ford Transit, guidato da un individuo in stato di ebbrezza, si evince dal verbale della polizia stradale, mi tampona distruggendo la mia auto: Ford Fiesta 1.8 TD.

Il destino ha voluto che vivessi ancora, ho riportato danni biologici ma sono vivo.

L’auto è stata demolita ed ho fatto un paio di calcoli su quanto costi possedere un’auto per 10 anni. L’anno 2001 acquisto auto nuova dando in cambio la vecchia Fiesta: ricordo a memoria, spesi circa €9.000. Volete sapere quanto costa l’assicurazione? Dal 2001 al 2010 ho speso €12.000 di premi assicurativi. Nel 2001, il primo anno – in 14 classe –  ho pagato €1.542 annui, poi nel 2010  – 5 classe – pagavo €967 (senza il furto). Ho conservato anche le fatture di tutti i tagliandi di controllo e manutenzione, costo totale €3.724,24. L’auto a diesel aveva percorso 176.581 Km e fatto il calcolo di spesa media dedotta considerando anche la variazione prezzi del diesel ed il “tracciato” risultano €9.530.

Aver avuto un’auto diesel 1.8TD per 10 anni mi è costato: €34.254,24.

Cosa dimostrano questi costi? Possedere un auto è un sacrificio che i cittadini possono evitare se ognuno di noi si rendesse conto di quanto spende per avere un mezzo inquinante.

Lo Stato deve assolutamente intervenire per diminuire l’uso dei mezzi in circolazione e sostituire tutti i motori a combustione con quelli elettrici, obbligando le SpA che inquinano: chi inquina paga.

Una città civile con un serio piano di mobilità sostenibile dovrebbe partire da questa filosofia: prima cammino, poi in bici e poi coi mezzi quindi: chilometri di piste ciclabili, bike e car-sharing elettrico, parcheggi scambiatori e mezzi pubblici ecologici, ecco questa è una proposta pratica per disincentivare l’acquisto di auto nuove poiché si tratta di una mobilità integrata a sostegno del pedone e non dell’obsoleta automobile. Se nel 2001 la mia città fosse stata dotata di mezzi ecologici alternativi, con un abbonamento annuo di €150 avrei potuto risparmiare €2.498/annui per spenderli, magari, in viaggi interessanti, libri o benessere fisico, invece ho prodotto solo danni ambientali. Avrei risparmiato tonnellate di CO2 equivalenti ma soprattutto non avrei immesso nanoparticelle nell’atmosfera che possono far insorgere cancro e neoplasie.

Immaginate le famiglie dove hanno un auto a testa: il padre, la madre ed i due figli.

Da gennaio cammino a piedi o in bicicletta, uso il treno se devo cambiare città o il pullman se piove. Sto pensando di comprare un auto ecologica usata mentre le auto elettriche nuove costano intorno ai €33.000, somma proibitiva, quindi sto pensando ad un’auto a metano. Sto ancora pensando se comprarla o meno poiché i costi di gestione sono alti (premi assicurativi e tagliandi di controllo) mentre il metano è decisamente meno inquinante dei derivati del petrolio (benzina, diesel e GPL) ed anche molto meno costoso, €/kg.

Nel 2011 comprare un’auto nuova non conviene. Se fossimo in un Paese normale il Parlamento introdurrebbe gli incentivi per sostituire i motori a combustione e non per le auto nuove. Ma purtroppo i Governi sono a servizio delle SpA e non dei popoli. E’ tempo di democrazia diretta!

“Estratto” da “Qualcosa che non va“:

Se da duecento anni usiamo ancora automobili a petrolio è perché in questo modo si creano consumi, cioè dipendenza. Se nelle nostre abitazioni si usa scaldare i cibi col gas, la motivazione è la stessa, si diffondono tecnologie che creano consumi e cioè dipendenza da qualcuno.

[…]

Le città moderne sono state progettate per le automobili e non per i cittadini. Ma in realtà, per avere una buona mobilità è efficace il principio cardine: prima cammina, poi vai in bici e poi in macchina.

Moriremo tutti sepolti dalle macchine: di questo passo l’iperbole rischia di avvicinarsi alla realtà perché il nostro parco circolante auto continua a crescere senza fine: +4,92% negli ultimi cinque anni. Un record inaudito non tanto per l’incremento percentuale (che comunque non si può ignorare perché siamo passati dalle 34.636.594 auto del 2005 alle 36.339.405 del 2009…) ma perché in Italia siamo già ampiamente oltre la soglia di guardia con la più alta concentrazione di macchine in Europa grazie all’incredibile rapporto di 59 vetture ogni 100 abitanti. […] Tante tantissime e non solo in rapporto alle strade che sono le stesse dagli anni Sessanta ma anche rispetto alla superficie della nostra nazione le auto iniziano a diventare troppe: se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più. [1]


[1] Vincenzo Borgomeo, parco auto, crescita infinita siamo oltre i 36 milioni, 12 maggio 2010, http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/05/12/news/parco_auto_crescita_infinita_siamo_oltre_i_36_milioni-3999787/

Capitano, siamo un faro.

«E’ possibile che abbiamo tracciato la nostra rotta grazie a una stella spenta, filosofica? E se il nostro sistema di credenze relativo alla vita fosse sbagliato?» A uno sguardo superficiale sembra una questione stravagante. Dopo tutto oggi generiamo, condividiamo e assorbiamo più informazioni scientifiche di quanto sia mai successo mediante libri, CD, DVD, televisione e Internet. Ma le informazioni da sole non bastano. Un contenuto giusto in un contesto sbagliato in realtà è disinformazione che ci condurrà fuori rotta o su una rotta pericolosa.

Considerate la storia di quel capitano di una nave che aveva richiesto che la luce che vedeva su un orizzonte buio cambiasse rotta. Quando la radio trasmise in risposta la voce che proveniva dall’altra luce, suggerendo che fosse piuttosto la nave a cambiare direzione, il capitano sbraitò il diritto di mantenere la rotta. Allora la voce che proveniva dalla luce distante replicò: «Capitano, siamo un faro».[1]

Le analogie tratte dal testo di Lipton sono pienamente calzanti con la società alla rovescia che stiamo vivendo. Facciamo un elenco di casi quotidiani: gli amministratori locali contraddicendo, le leggi dello Stato, l’elementare buon senso e la scienza stessa, anziché attuare buone pratiche a sostegno del riciclo deliberano di costruire gli obsoleti e tossici inceneritori di rifiuti. L’industria anziché diffondere l’uso di motori magnetici elettrici produce ancora obsoleti motori a combustione rendendosi autrice di omicidi colposi contro l’umanità per la produzione di cancerogene nano-polveri che finiscono negli ecosistemi e quindi nei nostri cibi, nei polmoni, nel sangue e nel nucleo delle cellule umane, lo stesso avviene tramite gli inceneritori. I Governi ancora non hanno deliberato l’obiettivo dell’indipendenza energetica da perseguire con l’eliminazione degli sprechi e la diffusione della micro-trigenerazione creando i cittadini prosumer (produttori e consumatori). In sostanza, il buon senso indica di installare piccole centrali in ambito condominiale e di quartiere per mezzo di tecnologie eco-efficienti – mix tecnologico – quali le pompe di calore geotermiche, il micro eolico, il pico-idraulico, fotovoltaico e solare termico.

I dipendenti eletti sono esattamente come il capitano che sta per schiantarsi contro un faro perché legato a credenze obsolete.

Un solo dato scientifico può descrivere due percezioni completamente differenti. E quando davvero crediamo a una percezione, la vediamo come l’unica e sola realtà e ignoriamo tutte le altre possibili realtà.

Questa è la gabbia mentale della maggioranza degli italiani che hanno subito una psico-programmazione di massa secondo i dogmi obsoleti della non cultura della crescita infinita, della competitività, del Dio denaro creato dal nulla, dell’odio, del nichilismo e della violenza. Tutti programmati dalla religione del capitalismo egoistico: vendere, vendere, vendere.

Poiché il faro non potrà essere rimosso, siamo noi – il capitano – che possiamo cambiare rotta alla nave, evitando il disastro, mutando il nostro modo di pensare. Si tratta di fare un passo molto ragionevole: scoprire chi siamo e dove stiamo.

Noi cittadini possiamo “urlare” ai nostri dipendenti eletti che costruiscono inceneritori: sciocchi state distruggendo noi stessi, non è una questione ideologica o di fede religiosa, ma un problema culturale. Siamo legati a credenze dannose che impediscono di distinguere la luce di un faro con quella di una nave. Certo la questione dei rifiuti è ancora più frustante poiché non ci vuole una specializzazione per comprendere i danni ma serve solo la cultura di base del quarto anno dei licei perché gli allievi studiano il principio di conservazione di massa e dell’energia.


[1] BRUCE LIPTON, STEVE BHAERMAN, evoluzione spontanea, Macro edizioni, 2010, pag. 24

Ispirazioni sostenibili

Conoscenza e buon senso per progettare una società migliore:

Tratto da W. McDonough e M. Braungart, dalla culla alla culla, BLU edizioni Torino 2003, pag. 99. Due elementi essenziali rendono possibile la nostra esistenza: massa (la Terra) ed energia (il Sole). Niente entra ed esce dal sistema planetario eccetto il calore e, talvolta, alcune meteoriti. Per il resto il sistema è chiuso e i suoi elementi fondamentali sono preziosi e finiti. Ciò che la natura ci ha messo a disposizione è tutto quello che abbiamo. E qualunque cosa gli esseri umani creino non viene eliminata.
Se i nostri sistemi continueranno a contaminare la massa biologica della Terra e a buttare via materiali tecnici (come i metalli) o a renderli inutilizzabili in breve ci ritroveremo davvero a vivere in un mondo di limiti, in cui la produzione e il consumo saranno razionati e la Terra diverrà letteralmente una tomba.
Se gli esseri umani desiderano conservare l’attuale stato di benessere, dovranno imparare ed imitare il sistema di flussi di nutrienti e il metabolismo altamente efficace della natura, «dalla culla alla culla» in cui il concetto stesso di rifiuto non esiste. Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto – prodotti, imballaggi e sistemi – fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste. Significa che saranno le preziose sostanze nutritive contenute nei materiali a modellare il progetto e a definirlo, che la sua forma sarà determinata dall’evoluzione, non solo dalla funzione.

Tratto da Guida al consumo critico, EMI, Bologna 2008 pag. 194. Impatto Ambientale. I supermercati sono l’emblema del consumismo che stimolano in tutti i modi possibili. Già la possibilità di poter passare fra gli scaffali e mettere nel carrello tutto ciò che ci attrae rimandando a dopo l’operazione fastidiosa del pagare è uno stimolo a comprare oltre i bisogni che avvertiamo spontaneamente. Se ci aggiungiamo le promozioni del tre per due, i prezzi civetta che si fermano a 99 centesimi, le fidelity card, i regali su raccolta punti, le seduzioni per bambini alle casse, il superconsumo è assicurato. E assieme è assicurato pure il superimballaggio perché al supermercato si vende prevalentemente impacchettato per favorire i trasporti e sbarazzarsi dei commessi.
Uno studio condotto in Gran Brategna nel 2004 dal parlamentare Norman Baker, ha messo in evidenza che in ogni famiglia spende ogni anno 750 per imballaggi, un sesto della spesa per il cibo. In definitiva solo il 26% del prezzo degli alimenti è per il cibo in quanto tale. Il resto è per l’imballaggio, trasporto, pubblicità, ricarico del supermercato.

Le parole sono importanti poiché sono associate a concetti, a stili di vita, a modi di pensare, per cui facciamo attenzione ai concetti “tossici e manipolatori” come gli ossimori. Ecco alcuni esempi clamorosi del marketing politico: “sviluppo sostenibile“, “banca etica“, “termovalorizzatore“, “carbone pulito“, “bombe intelligenti“. La giornata è composta di 24 ore ed il nostro cervello è impiegato maggiormente ad eseguire ordini dettati dalla consuetudine della società, ma se la società è gravemente malata? Con le parole i politici burattini manipolano la percezione della realtà “giocando” con le leggi della natura. Il cittadino deve riappropriarsi del senso delle parole, ricercandone l’etimologia e l’uso nel corso dei tempi. La democrazia è stata svuotata grazie all’apatia politica. Durante questo periodo natalizio, facciamoci un regalo utile, attiviamo il cervello, leggiamo un libro e discutiamone i contenuti in famiglia, con gli amici e con i conoscenti. Democrazia è dialogo, sereno e pacifico. La conoscenza e la creatività umana saranno capaci di trovare più soluzioni possibili ai temi che riguardano la collettività. Sarà sempre così perché è un indole umana creare, allora perché deleghiamo a persone corruttibili (rappresentanti eletti) la soluzione di problemi comuni? Eppure numerose comunità al mondo dimostrano che integrando la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta le deliberazioni sono di maggiore qualità.

Vaccino e Influenza Suina: firma per il diritto ad essere informato! Le persone hanno il diritto di conoscere la natura innocua di questa influenza, i rischi connessi all’uso di un vaccino inutile, non ancora sperimentato né sottoposto ai controlli necessari e gli interessi economici che sono all’origine di questa grande speculazione.

Compra!!!

Dove ci stanno portando? In che modo ci hanno reso così schiavi ed automi? Vi sembrano parole forti: schiavitù ed apatia politica? Eppure noi non siamo né cittadini e né civili poiché non siamo stati capaci di opporre resistenza al regime dell’avidità psicoprogrammata, e non siamo stati capaci, finora, di progettare un mondo diverso da quello che stiamo subendo. Eppure il potere dell’élite si basa “solo” sul potere psicologico che esercita su di noi attraverso lo strumento della moneta debito e del lavoro (schiavitù).

Allora, ripeto la domanda: in che modo ci hanno reso così schiavi ed automi? Sono certo che ognuno di noi saprebbe dare una risposta, una sua verità.

E sono certo che alcuni di voi stanno pensando: molti non sanno di esser schiavi poiché credono di essere felici acquistando l’auto nuova, o andando in vacanza al mare, poi col trascorrere degli anni, chiusi nella propria stanza si guardano intorno e lasciano montare un senso di insoddisfazione, di noia, ed a volte di paranoia. Ora si avvicina il periodo natalizio e le famiglie affogheranno i bisogni insoddisfatti nell’acquisto compulsivo di merce inutile, a volte tossica, per riempire un senso di vuoto che tornerà il giorno dopo la fine delle vacanze. Che dire, siamo praticamente psico-programmati dall’ambiente, inteso come società, stili di vita, amicizie, lavoro, amori e soprattutto circondati da ordini e direttive comportamentali indotte dalla comunicazione commerciale dei media. La tristezza è che molti si accorgono di questi messaggi sempre meno subliminali ma non fanno proprio nulla per cambiare stile di vita.
Le SpA da decenni fanno uso di tecniche di programmazione neuro linguistica per vendere le loro merci, oggi, soprattutto attraverso la televisione. Edward Louis Bernays nipote di Freud fu il primo spin doctor ad usare le teorie dello zio per manipolare le masse.
I bambini diversamente dagli adulti non hanno ancora sviluppato la capacità di discernere il bene dal male, ciò che utile dall’inutile.  E’ noto che le SpA pagano ingenti consulenze a psichiatri e psicologi per studiare metodi sempre più persuasivi col fine di “entrare nella testa” dei bambini che a loro volta “costringeranno” i loro genitori a comprare quel prodotto grazie a piccoli “traumi” indotti. Eppure il codice penale parla chiaro: Circonvenzione di persone incapaci : La circonvenzione di incapace è un delitto previsto e punito dall’art.643 del codice penale. Consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Completa la fattispecie la circostanza per cui la condotta dell’incapace deve consistere in un atto dannoso per sé o per altri. Il reo è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire quattrocentomila a quattro milioni. Procedibilità d’ufficio, perseguibile dal Tribunale Monocratico.

Le tecniche di PNL sono sconosciute ai popoli ma ampiamente usate nel campo politico ed istruttivo. Le usano i Governi, le SpA ed i docenti universitari e purtroppo non per aiutare le persone ma per schiavizzarle. I cittadini informati si liberano “facilmente” delle “gabbie mentali”: costruite ad arte per impedire uno sviluppo libero ed autonomo delle persone, soprattutto per impedire una libera capacità di critica utile a discernere il vero del falso e compiere scelte consapevoli.