Potere: concorsi di interesse

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club-bilderberg-ariannaIn edicola, probabilmente il 90% dei quotidiani, periodici e riviste sono riconducibili a RCS media group, Espresso-La Repubblica, ilsole24ore, Mediaset. Inserendo i consigli di amministrazione in un ‘data base‘ di tutte le società quotate in borsa è possibile creare una rete sociale (social network) e leggere le connessioni (conflitti o concorsi di interesse) fra loro. Con quale criterio di merito un consigliere compie una scelta quando siede in più consigli di una SpA? Che tipo di “informazione” riceve un cittadino sul tema dei rifiuti?

A2A SpA, come ENIA SpA, HERA SpA, Acea SpA, si occupano di bruciare rifiuti e riceve sovvenzioni dallo Stato (Cip6) per farlo. Leggete la “Storia” contro gli inceneritori e come i media non siano sempre imparziali, anzi.

L’editore di Beppe Grillo, Casaleggio srl mette a disposizione questa banca dati per costruire la ‘propria mappa del potere

Ecco i nomi presenti nella connessione fra A2A SpA ed i media: Jonella Ligresti, Francesco Randazzo, Alberto Giussani, Alberto Sciumì, Sergio Erede, Tancredi Bianchi, Giancarlo Cerruti. Ligresti e Randazzo compiano più di una volta. Jonella figlia di Salvatore.

Le connessioni fra Intesa SpA-Unicredit (Passera-Profumo) ed A2A SpA: Giuliano Zuccoli, Gabriele Villa, Antoine Bernheim, Dieter Rampl. Da notare come Zuccoli e Villa compaiano più di una volta nella mappa.

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Un comunicato della famiglia Rothschild ai suoi associati di New York, datato 1863, riassume perfettamente la situazione: “i pochi che capiscono il sistema saranno ugualmente così interessati ai suoi profitti, o così dipendenti dai suoi favori, che non faranno mai opposizione; d’altro canto, invece, la grande massa delle persone, mentalmente incapace di comprendere gli enormi vantaggi… ne porterà il peso senza lamentarsi, e forse senza avere il sospetto che il sistema è il nemico dei suoi migliori interessi“. L’intero sistema bancario si basa su una frode di proporzioni sbalorditive, tesa a controllare e a reprimere la gente. […] Il fatto è che una volta che si hanno banche private, di proprietà di quelle stesse persone le quali creano il cambio dal nulla, e che lo caricano di interessi, ecco pronto tutto il necessario per una tirrannia globale. E’ questo che abbiamo, e che è stato installato poiché le famiglie che controllano le banche sono le stesse che controllano anche quei politici i quali promuovo le leggi per il sistema bancario. (David Icke, l’amore infinito è l’unica verità, Macro edizioni, pag. 25)

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Un Paese distrutto?

Le corporation ci “aiutano” sempre!? Conflitti d’interesse, rifiuti, inquinamento, monopoli ed i disastri scolastici, con la “scomparsa” della chimica e della termodinamica dai libri di scuola.

«Da una condizione di relativa oscurità, nell’arco dell’ultimo secolo e mezzo la corporation è assurta al rango di istituzione economica dominante su scala mondiale. Le corporations al giorno d’oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo.
Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, auto celebrando si attraverso edifici imponenti e raffinati apparati simbolici. Le corporations esercitano un’influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica.
[…]

Ma è proprio il sistema italiano che favorisce tutto ciò e si contraddistingue rispetto ad altri visto che il potere decisionale, nelle università, è in mano a pochi vecchi “baroni” che hanno conquistato il loro ruolo, scelti anche dalla cooptazione, e scalano i livelli di categoria grazie all’invecchiamento senza l’obbligo di sforzi per produrre risultati verso la ricerca e verso la collettività. Non vi è possibilità di licenziare chi non produce risultati di qualità. La ricerca asservita alle corporation ed i suoi risultati hanno prodotto e producono ingenti danni culturali, di formazione e di preparazione, sia verso la classe dei futuri professionisti, che della classe dirigente di questo Paese. Essa anche se a volte in buona fede comunque non sa scegliere, proprio per l’ingente letteratura italiana prodotta a favore di poche aziende che fa pendere la bilancia a favore dei più potenti. Solo lo sviluppo della rete di internet ha consentito di ricercare una letteratura scientifica più libera ed indipendente, che proviene da altri Paesi, alla portata di tutti gli studenti, di tutti i ricercatori, e da pochi anni si riescono a produrre valutazioni migliori proprio perché attingendo direttamente nelle università di tutto il mondo si ha la possibilità di consultare un pluralismo di idee che in Italia è quasi scomparso. Ma nonostante questo, una buona valutazione è sempre difficile a causa del preponderante ruolo e dell’ingombrante peso dei “baroni” che indirizzano gli allievi verso i loro interessi personali ed escludono e puniscono chi prende strade diverse, infatti anche tramite l’esame di stato essi controllano e punisco chi non si allinea. Certamente non tutti i docenti universitari sono al soldo delle corporation ma questi da un lato sono la minoranza assoluta e dall’altro non ricoprono ruoli strategici ed importanti per l’economica del Paese, visto che questo sistema in Italia va avanti da sempre. Non c’è da meravigliarsi se in Italia a volte gli allievi sono più bravi dei professori, essi sono mentalmente ed economicamente indipendenti dai poteri forti. Purtroppo gli aspetti corporativi prevalgono e la maggioranza dei cittadini italiani sono volutamente disinformati dal “potere invisibile”, sono tenuti allo scuro, abbuffati di finte lotte e divisioni fra destra e sinistra, conditi di intrattenimenti televisivi volgari ed ammiccanti alla sensualità. Le corporation controllano media, politica ed università e chi è informato rappresenta un minoranza troppo debole per cambiare le cose, di conseguenza la maggioranza dei cittadini esprime sempre un consenso politico sbagliato poiché i partiti rappresentano i mezzi migliori delle corporation per proporre leggi e norme a loro favore, e per il loro massimo profitto possibile, tutto a scala globale, come in Italia così in Europa e negli USA. Se l’Italia intende cambiare in meglio bisogna iniziare “dal basso”, ed i cittadini devono svegliarsi, dipende solo da loro. Tutti i settori sono intaccati dal malcostume, scuola e ricerca sono i primi da salvare. E’ tempo di democrazia diretta nei Comuni.

azione collettiva risarcitoria (class action) all’italiana, nonostante sia inefficace Confindustria ha già paura…

A luglio dovrebbe entrare in vigore la norma introdotto nella legge finanziaria 2008 e gli industriali che forse non hanno la coscienza molto pulita, già chiedono un rinvio o di modificare la legge, nonostante non sia la VERA class acion.

Marcegaglia (pres. Confindustria) parla per interessi personali, visto che possiede impianti industriali (industrie insalubri di prima categoria come gli inceneritori) e qualcuno potrebbe chiederle qualche risarcimento per danno biologico per milioni e milioni di euro.

Nello specifico Emma Marcegaglia possiede e gestisce tre impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti”(CDR) in fase di realizzazione (Massafra, Manfredonia, Modugno), si è poi aggiudicata “l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce1, 2 e 3 ” e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta, ed in altra “colonia” meridionale, a Cutro, in Calabria, ha già in attività una Centrale elettrica “a biomasse”.

CLASS ACTION: MARCEGAGLIA, CHIEDEREMO SLITTAMENTO LEGGE

ASCA) – Milano, 16 giu – ”Chiederemo ancora una volta al ministro Scajola di prorogare l’entrata in vigore della legge sulla class action prevista per il 29 giugno”. Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine dell’assemblea di Federchimica a Milano.

”Questa legge – ha detto ancora la Marcegaglia – cosi’ com’e’ fatta non va bene. Crea problemi alle aziende, non porta di fatto vantaggi ai consumatori, arricchisce gli studi legali. Quindi, ha aggiunto, chiediamo che ci sia un po’ di tempo, qualche mese, per ridiscuterla e per mettere a posto alcuni aspetti molto penalizzanti”.

Class Action: Marcegaglia, a Scajola chiedero’ proroga legge

MILANO (MF-DJ)–“Chiedero’ ancora una volta al Ministro Scajola di prorogare l’entrata in vigore della legge sulla class action prevista per il 29 giugno”.

Lo ha affermato a margine dell’assemblea di Federchimica, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, aggiungendo che la legge “cosi’ com’e’ fatta non va bene, crea problemi alle aziende, non porta vantaggi ai consumatori, arricchisce gli studi legali, quindi chiediamo che ci sia un po’ di tempo per poterla ridiscutere e qualche mese per mettere a posto alcuni aspetti molto penalizzanti”. mur/ds

Class Action: Marcegaglia, rinviare entrata in vigore

CLASS ACTION: SCAJOLA, BISOGNA RIVEDERE ALCUNI ASPETTI

Montecitorio SpA, stop alla dittatura delle corporations.

Il nostro Paese non è libero.

club-bilderberg-ariannaL’Europa non è libera.

La BCE SpA governa l’economia europea poiché stampa e presta i soldi agli Stati, rendendoli schiavi.

I Comuni non sono liberi poiché devono sottostare alle decisione della borsa italiana, i Sindaci vengono nominati dalle banche.

Abbiamo bisogno di strumenti semplici, come la vera class action che toglie soldi alle corporations SpA, quelle che uccidono, truffano tutti i giorni, e darli ai cittadini. E strumenti semplici come la democrazia diretta.

I cittadini possono usare il potere supremo insito nella sovranità e liberarsi, ma prima devono informarsi. Gli italiani credono di essere liberi perché le multinazionali li ingannano ogni giorno.

I galli sulla monnezza. Tifosi degli inceneritori: conflitti d’interesse.

italia-sotto-rifiutiEcco un esempio banale di controllo del consenso politico attraverso i media. Obiettivo: demolire la democrazia – è stato già fatto tanti anni fa – e controllare le menti dei cittadini/sudditi per costruire gli inceneritori. E’ sufficiente assoldare un manipolo di “compiacenti”, poi il martellante, quotidiano assillo dei media farà il resto per sostenere la causa degli amici, Asm Brescia ed Aem Milano, che sono alcune delle società gestrici di inceneritori. E per farlo prendono milioni di euro dallo Stato con “l’illecito” meccanismo dei Cip6. Quando scadrà il contratto, ovviamente, chiuderanno gli impianti poiché senza incentivi non portano alcun profitto economico.

Vespa

In questo periodo di “emergenza” il Mattino sembra essere il primo tifoso degli inceneritori. I proprietari del giornale sono imparentati con Pier Ferdinando Casini. Il Cda del Mattino: Albino Majore, Gaetano Caltagirone, Azzurra Caltagirone, Francesco Caltagirone, Fabio Gera. Direttore responsabile Mario Orfeo.

girone-polveriIl Mattino, quotidiano più letto in Campania, per “l’emergenza” offre un impeccabile servizio per approfondire il tema dei rifiuti. Una squadra di tecnici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II che rispondono alle domande dei lettori del giornale, lo spazio è di una pagina interna con al centro sempre un titolo particolare. In collaborazione con la città della scienza di Napoli, aumenta la potenza di fuoco politico-culturale.

Ecco gli ultras:

9 gennaio 2008 (edizione di Salerno). Lo studio (sull’inceneritore), affidato poi all’ingegnere Vincenzo Belgiorno e all’ingegnere Giorgio Donsì, ha valutato le migliori tecnologie disponibili relative all’ipotesi di realizzazione di un impianto termico finalizzato alla chiusura del ciclo dei rifiuti in Provincia.

10 gennaio 2008, dall’edizione di Salerno, p.35. Giorgio Donsì e Vincenzo Belgiorno, Università degli Studi Salerno, entrambi hanno messo punto lo studio dell’impianto (d’incenerimento). Donsì: bruciare è l’unica strada.

12 gennaio 2008, il Mattino edizione di Salerno, p.33. L’arcivescovo di Salerno Gerardo Pierro: bravo Sindaco avanti così. Si riferisce a Vincenzo De Luca che da anni intende costruire un inceneritore a Salerno. Infatti, nell’articolo, dice Pierro: “[…]la creazione del termovalorizzatore da voi inseguita da tempo, cercherà di risolvere il problema dei rifiuti […]”

Il 14 gennaio 2008 (p.24 edizione di Salerno), a centro pagina c’è scritto: inceneritori più sicuri di tante fabbriche. Pietro Salatino, ordinario di Impianti Chimici, Università Federico II, un cittadino chiede “ […]ho sentito parlare di nanoparticelle emesse molto pericolose per la salute[…]”. Risponde Salatino: “I limiti alle emissioni da un temovalorizzatore sono disciplinati dal decreto 133/2005. Tale normativa ha imposto […] Si può sostenere che l’impatto ambientale di un termovalorizzatore di nuova generazione correttamente esercito sia estremamente contenuto e sicuramente inferiore a quello di operazioni civili ed industriali con le quali conviviamo quotidianamente”.

Dalla risposta si intuisce che Salatino non sappia nulla sulle nanoparticelle, poiché non ha risposto alla domanda del lettore.

Martedì 15 gennaio 2008 (p.35 edizione di Salerno). Un cittadino chiede: vorrei sapere che rischi comporterebbe vivere quotidianamente nei pressi di un inceneritore a norma, cioè di ultima generazione. Risponde Eduardo Marinaro, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche Preventive: E’ fondamentale creare un cdr di qualità. Queste valutazioni sono espresse all’unanimità da tutti i tecnici […] Insomma chi dovesse passare accanto ad un termovalizzatore dotato di tutti i requisiti prestabiliti dalla legge, assorbirebbe meno inquinanti di un malcapitato pedone che fa una passeggiata al centro.

16 gennaio 2008. Domanda del lettore: “L’inceneritore che si pensa di costruire a Salerno tratterà 450.000/500.000 tonnellate di rifiuti annui: è vero che sarà meno inquinante delle emissioni dei fornelli delle cucine a gas (professor Donsì, Il Mattino 10/1/08) ed inquinante come il passaggio di venti auto al giorno (sindaco De Luca, Il Mattino 30/12/07)?” Risponde Giorgio Donsì: “Quando si parla dell’impatto ambientale di un impianto termico di grandi dimensioni, ci si riferisce all’incremento della concentrazione al suolo di determinati inquinanti. Ciò non significa quindi che l’impianto produce in totale l’inquinamento di una cucina a gas, ma che l’effetto locale al suolo sul territorio interessato è lo stesso. Da questo punto di vista si può affermare che un termovalorizzatore dotato di un dispositivo di postcombustione e di un impianto di trattamento dei fumi è in grado di produrre una variazione minima dei parametri ambientali. In particolare, è vero che il contributo di un termovalorizzatore in termini di immissioni di ossidi di azoto e di gas acidi è inferiore, in un ambiente domestico, a quello prodotto da una cucina a gas, così come è vero che il fondo di inquinamento atmosferico prodotto dal traffico automobilistico in una strada urbana verrebbe innalzato in modo molto modesto dal contributo di un moderno impianto di combustione dei rifiuti. Da precisare che un termovalorizzatore ecocompatibile non deve essere visto come elemento unico ed onnivoro che ingerisce immondizia tal quale, ma come il punto finale di un ciclo che parte dalla selezione dei rifiuti ed utilizza tecniche di stabilizzazione diverse per le diverse frazioni. Altro punto decisivo è l’esercizio dell’impianto in condizioni controllate e trasparenti, attraverso forme di controllo che andranno sviluppate unitamente al piano di gestione dei rifiuti. Giorgio Donsì Ordinario di Impianti Chimici, Università Salerno

18 gennaio 2008. Domanda della lettrice, Carla Poma: nella fiducia di poter interpretare dubbi e perplessità […] chiedo che uno dei docenti […] potrà essere considerato un termovalorizzatore e non un semplice termodistruttore o inceneritore. Risponde Edoardo Cosenza, Preside di Facoltà di ingegneria: Il termine “termovalorizzatore” rispecchia, rispetto ai termini “termodistruttore” o “inceneneritore”, un modo diverso di intendere lo smaltimento dei rifiuti per combustione. […] Più di recente si è cominciato a guardare al rifiuto come risorsa, sia attraverso la possibilità di praticare il riciclo di materie prime che attraverso la possibilità di produrre energia attraverso il recupero energetico associato alla combustione. Di qui il termine “termovalorizzatore”. […] Tornando alla domanda specifica: l’impianto di Acerra sarà un termovalorizzatore […] naturalmente anche il termovalorizzatore produce ceneri che devono essere conferite, previo opportuno trattamento, a discarica.

19 gennaio Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della Sera.

“tre giorni di traffico inquinano più dell’impianto in un anno”. Vincenzo Belgiorno: “brucerà immondizia a 1.200 gradi senza produrre diossina”

19 gennaio La Città, di Salerno (del gruppo editoriale L’Epresso-La Repubblica)

Un’associazione temporanea di imprese, tra la società A2A – nata dalla fusione tra l’Asm Brescia e l’Aem Milano – e Salerno Energia spa, per l’affidamento in concessione della gara per la costruzione del “termovalorizzatore” per i rifiuti in località Piana di Sardone. […] Salerno Energia spa – di proprietà al 100% del Comune di Salerno – concorrerebbe con il 49% delle azioni mentre A2A avrebbe il 51%.

da Ecceterra, Fondazione Umberto Veronesi, oncologo ed ex ministro della Repubblica. La Fondazione Veronesi, fondata dal professor Umberto Veronesi, vive grazie al contributo di importantissime aziende sia nazionali che multinazionali impegnate nei più svariati settori. Dal petrolio, alla costruzione di inceneritori, alla distribuzione di acque minerali in bottiglia, alla telefonia mobile, fino ai colossi dell’energia italiana.

PAUL CONNETT ha poi attaccato duramente le affermazioni del prof. Veronesi ( “Veronesi dovrebbe chiedere scusa agli italiani”) secondo le quali gli inceneritori non presenterebbero “rischi cancerogeni”. Tale affermazione, ha detto Connett E’ PRIVA DI FONDAMENTO SCIENTIFICO visto che gli inceneritori emettono sostanze come i metalli pesanti, le diossine e i furani e le nanopolveri ORMAI RICONOSCIUTE “SOSTANZE CANCEROGENE” DALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA INTERNAZIONALE. CONNETT ha rincarato: “ O IL PROFESSOR VERONESI E’ IN CONTATTO CON DIO O… CON COLORO CHE COSTRUISCONO GLI INCENERITORI!”.

“Risposta in differita” di Ernesto Burgio, medico e membro ISDE (Medici per l’Ambiente). Tratto dal Bollettino dell’Assise di Napoli, novembre 2007, p.11.

nanopathologyNessuna persona seria e responsabile può affermare che un impianto che brucia migliaia di tonnellate di rifiuti possa non produrre e immettere in atmosfera e nella catena alimentare grandi quantità di diossine, PCB, furani, metalli pesanti, nanoparticelle, che rappresentano i prodotti di reazioni di qualsiasi combustione incompleta. Anche perché sono totalmente destituite di fondamento le rappresentazioni “teoriche” dei processi di combustione dei rifiuti, secondo cui “grazie alle alte temperature raggiunte” si avrebbe la definitiva dissociazione molecolare e l’eliminazione dei principali inquinanti, visto che è assodato che, se anche nelle zone con temperature superiori a 1200° avviene la dissociazione molecolare di molti inquinanti tradizionali, è nelle zone più a valle, in cui le temperature raggiunte sono molto minori, che si formano – attraverso sequenze di aggregazione molecolare – alcune tra le sostanze più tossiche e pericolose mai prodotte dall’uomo: gli idrocarburi poli-aromatici (IPA), cioè contenenti più anelli benzenici, gli idrocarburi clorurati ad alto peso molecolare, gli idrocarburi bromurati, gli idrocarburi misto bromo/clorurati ecc., tutti cancerogeni e/o mutageni e/o perturbatori endocrini […]Gli ioni metallici vaporizzati nella zona di fiamma, inoltre, aderiscono al particolato ultrafine (che li “traghetterà” all’interno dei nuclei cellulari) mentre, per reazione di associazione con i radicali dell’ossigeno, si formano prodotti come la formaldeide, la cloroformaldeide, il fosgene: tutte sostanze estremamente tossiche e/o cancerogene. […]

Non so davvero quanto tempo ci vorrà per convincere taluni esperti: speriamo che non si verifichi quello che è successo con l’amianto o con il fumo da sigaretta. Speriamo che taluni tecnici la smettano di sostenere che dai moderni “termovalorizzatori” l’aria esce addirittura ripulita (li ho sentiti con le mie orecchie!), che le diossine vengono “definitivamente” scisse dalle alte temperature, che le “polveri sottili” (per inciso: sarebbe meglio parlare sempre di particolato (ultra)fine e non di “polveri sottili”, termine che evoca processi di semplice disintegrazione meccanica della materia… perché come abbiamo visto le nanoparticelle sono aggregati molecolari che si formano, grazie anche all’azione catalitica dei metalli, nelle zone post-fiamma e che si trasformano in micidiale veicolo per le molecole tossiche su-elencate) vengono inesorabilmente fermate da sistemi di abbattimento sempre più sofisticati e potenti. È sempre più evidente, invece, che il particolato ultrafine, di fatto selezionato dai filtri che intercettano solo il particolato più grossolano, è quello più pericoloso e responsabile di infarti, ictus cerebrali, neoplasie, malattie neurodegenerative. Insomma: tutta la letteratura scientifica più recente ha dimostrato che in tutti i tipi, vecchi e nuovi, di impianti di incenerimento, nelle zone post-fiamma, si formano molecole tra le più pericolose mai prodotte dall’uomo e particolato ultrafine, che veicola tali micidiali sostanze all’interno delle nostre cellule e del nostro Dna.

Notizie “dal fronte”: chiuso l’inceneritore di Terni, produceva veleni killer

dal forum “amici di Beppe Grillo”

Da ilsole24ore. L’ inceneritore municipale di Terni è stato posto sotto sequestro dalla magistratura che ha anche inviato informazioni di garanzia al sindaco della città, Paolo Raffaelli, ai componenti del consiglio di amministrazione dell’Asm, la società che lo gestisce, e ad alcuni tecnici, in tutto nove persone. Ne ha dato notizia un comunicato del Comune, nel quale è detto che le informazioni di garanzia emesse nell’ambito di un’inchiesta condotta da tempo dal sostituto procuratore Elisabetta Massini riguardano 13 reati ambientali connessi al funzionamento dell’inceneritore.

Da La Repubblica

da Peacelink. A Terni l’inceneritore produce diossina

I tifosi dell’Asm Brescia (Vincenzo De Luca, Donsì, Belgiorno e tutti gli altri) dovrebbero sapere che: a Brescia vi sono inquietanti analogie con la Campania. Ma il Registro tumori dell’Asl, rassicurante, sostiene, senza dati verificabili, che ciò è imputabile all’eccesso di epatiti e di consumi di alcol (Giornale di Brescia, 10 novembre 2007). Va segnalato che l’ing. Renzo Capra, presidente di Asm, fa parte del Comitato scientifico del Registro tumori dell’Asl, di cui è anche finanziatore.

La “Storia” contro gli inceneritori

dalla-cullaNel XVIII secolo il chimico, naturalista francese Antoine Lavoisier scoprì che in una reazione chimica la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti. Questa osservazione venne resa pubblica come Principio di Conservazione della Massa, comunemente conosciuta come Legge della Conservazione della Massa: la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante.

Questo principio viene studiato al quarto anno delle scuole medie superiori, nei Licei.

La Terra, il nostro pianeta, vive in un “sistema chiuso”, per cui qualsiasi combustione che l’uomo produce rimane nel “sistema chiuso“, Terra. A scuola lo sanno tutti!

E già, lo sanno proprio tutti, tranne i nostri politici, o fanno finta di non saperlo per aiutare le lobby che li pagano, ed insistono a bruciare i rifiuti prodotti dall’uomo. Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994 , s.o.n.129) e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. Le sostanze prodotte sono di diverso genere, quelle conosciute vengono classificate con delle sigle: Policlorodibenzodiossine PCDD e TCDD (Diossina), Policlorodibenzofurani PCDF, Policlorobifenili PCB, Policloroterfenili PCT, Policloronaftaleni PCN, Idrocarburi policiclici aromatici IPA, tutte sostanze cancerogene classificate dall’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e proibite dalla Convenzione di Stoccolma. Poi ci sono le sostanze inorganiche che si trasformano, diventano sempre più piccole a seconda della temperatura d’esercizio del forno e vanno a finire ovunque, nel ciclo dell’acqua, nei nostri polmoni e nel cibo che mangiamo, come ha dimostrato la ricerca dell’UE coordinata dalla dott.ssa Gatti, dando il nome di nanopatologie l’effetto di queste sostanze, polveri ultra fini, non compatibili col nostro corpo.girone-polveri Incenerire i rifiuti, di ogni genere, è l’operazione più stupida che si possa fare, una volta bruciato tutto non si può recuperare più niente, e rimangono ceneri altamente tossiche, che diventano rifiuti speciali e vanno in discariche speciali, ed immissioni di gas nell’atmosfera non più gestibili che fanno lievitare la CO2. Tutto ciò in palese contraddizione col Protocollo di Kyoto ratificato anche dall’Italia. Inoltre, producono inquinanti dannosi come il particolato, famoso per la sua incidenza sulla salute, ma gli inceneritori sono famosi anche per produrre sostanze sempre nuove e sconosciute, poiché è inevitabile che quando butti di tutto in un forno escono sostanze tossiche sempre nuove, poco conosciute. Quindi bruciare i rifiuti non risolve niente, anzi produce discariche speciali e sostanze non gestibili che ci ritroviamo nei cibi, sulla nostra tavola. Stefano Montanari, Direttore scientifico della Nanodiagnostics s.r.l., dice: “non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (la legge sugli inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più errata) e la quantità enorme di micro-particolato non rientra nelle valutazioni: per cui a norma di legge l’aria è pulita…” Quindi bisogna intervenire sulla legge e far rilevare anche le PM0,1, che sono quelle più pericolose. E raccogliere l’appello, del 31 ottobre 2005, di numerosi ricercatori europei per cambiare la direttiva europea sul particolato atmosferico.

Per inciso: Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non.valutazione dell'impatto ambientale Fra questi ultimi si annoverano: incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’ infanzia. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro: segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’ associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’ inquinamento da inceneritori. Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’incenerimento, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi. (Fonte: Patrizia Gentilini, oncoematologa, Associazione del Medici per l’Ambiente, I.S.D.E. Italia)

biologia-credenze-2007Bruce H. Lipton: vent’anni dopo il suggerimento del mio maestro Irv Konigsberg di considerare prima di tutto l’ambiente se le cellule sono malate, avevo finalmente capito. Il DNA non controlla i processi biologici, e il nucleo non è il cervello della cellula. Come voi e me le cellule sono modellate dall’ambiente in cui vivono. In altre parole: è l’ambiente stupido!

Letteratura medica internazionale, U.S. National library of Medicine & National Institutes of Health digitando le parole incinerator waste (inceneritore rifiuti) nel motore di ricerca interno al sito risultano numerose pubblicazioni scientifiche che rilevano i rischi sanitari. L’Ordine dei Medici francesi ha chiesto una moratoria contro gli inceneritori al capo del loro Governo. L’ISDE Italia (Associazione medici per l’ambiente) ha denunciato più i rischi sanitari causati dagli incenetori.

Nel caso degli impianti di incenerimento di “ultima generazione”, applicando il principio di precauzione dell’UE adottato dall’Italia nessun Ente pubblico è autorizzato a deliberare a favore di impianti industriali i cui i rischi sanitari non danno certezze per la popolazione. Anzi dalla letteratura medica si legge: “[…] Recenti risultati di studi tossicologici e studi epidemiologici indicano che il fine e le particelle ultrafini potrebbe rappresentare rischi sanitari e ambientali. […]” (Buonanno G, Ficco G, Stabile L. – DiMSAT – University of Cassino, via Di Biasio 43, 03043 Cassino (FR), Italy.) Le particelle ultrafini e le nanopovoleri (PM1 e Pm 0,1) sono oggetto di studio e, le ricerche intendono comprendere come queste, prodotte anche da precessi industriali ad alte temperature, possano entrare nel nucleo della cellula senza lederla.

italia-sotto-rifiutiIl rifiuto è invenzione dell’uomo, perché la natura ricicla tutto quello che può, tutto ciò che è per definizione naturale. E’ stato l’uomo che ha introdotto sostanze e composti chimici che prima non esistevano, e che ora la natura non riesce a “digerire” a “degradare”: esse non sono compatibili con la natura e si chiamano rifiuti. Il problema è che queste sostanze per l’uomo sono tossiche, patogeniche e causano patologie dalle più leggere alle più gravi, fino alla morte. Per questo motivo una seria e corretta gestione dei rifiuti è auspicabile e doverosa.

rifiuto-riduco-ricicloLa soluzione migliore, più efficace e più rispettosa per la nostra salute, è quella di non produrre più rifiuti, cioè impedire di immettere nel ciclo della natura, oggetti e materiali che non possono essere riciclati, e/o trasformati e/o riutilizzati. Su questo concetto si basa il Piano Rifiuti Zero, sostenuto dal prof. Paul Connett, (documento relazione del piano), e ci dice: i rifiuti non sono un problema tecnologico ma un problema di progettazione industriale. Occorrono tre cose:

  1. responsabilità industriale ( a monte)
  2. responsabilità della comunità (a valle)
  3. una buona leadership politica (per saldare insieme entrambe)

Si prevede, in un arco di tempo predefinito, l’eliminazione di materia non riciclabile, partendo da:

  • Raccolta Differenziata porta a porta “spinta”,
  • l’impiego del trattamento a freddo (tmb),
  • il riuso (riciclo),
  • una discarica per il materiale inertizzato (non più pericoloso),

tutto ciò fino alla conclusione del Piano che appunto prevede la chiusura della discarica e l’eliminazione dei prodotti non riciclabili e non riutilizzabili (eliminandone il commercio), quindi rifiuti zero. Una strategia già applicata al posto dell’incenerimento.

La vicenda degli inceneritori a recupero energetico (spacciati per termovalorizzatori, la parola non esiste, è solo un’operazione di marketing) nasconde una triste storia di truffa che i nostri dipendenti hanno causato a danno di tutti gli italiani: la truffa dei Cip6. “Gli italiani pagano quasi il triplo dei tedeschi per finanziare un sistema di incentivazione che nelle intenzioni doveva stimolare lo sviluppo delle rinnovabili“. Questo attraverso la voce A3 inserita nella bolletta dell’elettricità che tutti pagano ( il 2%), ma si tratta anche di soldi spostati verso i costruttori di inceneritori, inserendo una parolina nella legge, (art.22 legge 9/1991)“…fonti rinnovabili o assimilate”. Soldi stimanti in 60 mila miliardi di lire dati ai petrolieri (fonte: Alex Sorokin, Rilanciare le nuove fonti energetiche rinnovabili, in Ambiente Italia, Edizioni Ambiente, 2006). A causa di questa condotta illecita l’Unione Europea ha multato l’Italia.

Ed è ridicolo come alcune amministrazioni locali pretendano, nonostante tutto, di costruire ancora questi impianti altamente inquinanti e dannosi per la salute di tutti. La responsabilità è soprattutto di chi decide: gli amministratori pubblici. Quindi non facciamoci prendere in giro, informiamoci. Inoltre ricordiamoci che qualcuno avrà la faccia tosta di dire guardate al modello Asm-Brescia come funziona bene, è stato anche premiato. E’ vero è stato premiato dal suo costruttore, un leggero conflitto d’interessi, come tutta la voglia di costruirne altri su e giù per l’Italia.

Bruciare i rifiuti è anche più costoso della Raccolta Differenziata (R.D.), così come documentato da Roberto Cavallo, esperto di ambiente e di gestione dei rifiuti, ed invece la R.D. crea lavoro per più persone, più di quante ne servano per gestire un inceneritore a recupero energetico. Anche l’UIL in un documento, del 2005, evidenzia i costi elevati e l’aumento delle tariffe sulla TARSU (Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani) nonostante questa doveva essere abolita, nonostante l’Italia doveva raggiungere l’obiettivo del 35% di R.D., puntualmente mancato, come indicato dall’UE e dal decreto Ronchi, e come si dovesse passare invece alla tariffa puntuale, meccanismo virtuoso che fa pagare di meno a chi differenzia di più e produce meno rifiuti. Basta seguire il buon esempio del Consorzio Priula o del piccolo Comune Mercato San Severino nella Provincia di Salerno.

Anche sul fronte energetico la raccolta differenziata + il trattamento meccanico biologico sono migliori dell’incenerimento, infatti l’energia recuperata dall’inceneritore per produrre elettricità si aggira intorno ad una stima (quindi teorica) al massimo del 15-25% negli impianti a condensazione e nell’ordine del 10-12% nel caso degli impianti a contropressione ed il resto dell’energia è dispersa; in fine non va dimenticato che l’inceneritore ha bisogno continuamente di bruciare materia altrimenti la macchina termica nel “perdere energia lavora male“, e così per assicurasi l’energia necessaria la lobby degli inceneritori si è garantita un contratto con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e con il COREPLA (Consorzio per il Recupero della Plastica). E dicono pure di fare bene all’ambiente. Quindi per definizione l’incenerimento è antitetico alla raccolta differenziata ed al riuso.

Un’analisi del ciclo vita (LCA), che somma anche l’energia consumata per produrre le merci e per “smaltirle”, mostra chiaramente che la strada migliore è il riuso ed il riciclo. Infatti l’industria del riciclo di materie prime secondarie è in continua espansione. Un pianeta dalla risorse finite non può bruciare le merci, è un’operazione irrazionale.

Non bisogna dimenticare che col Trattamento Meccanico Biologico (tmb), cioè a freddo, dai rifiuti urbani, e specificatamente dal residuo umido si può ugualmente produrre energia elettrica, per mezzo del famoso biogas.

I cittadini, forse per la prima volta, non si trovano di fronte a un giallo dove l’assassino si scopre solo alla fine o non si trova, la vicenda della mala gestione dei rifiuti in Italia ed in Campania è chiarissima, i colpevoli sono famosi, e conosciuti, si chiamano Sindaci, Presidenti e Commissari. Il problema dei rifiuti non esiste, non è mai esistito da un punto di vista tecnico e del corretto smaltimento, poiché i rischi sanitari e gli impatti ambientali sono conosciuti da sempre. Il nodo è esclusivamente politico-commerciale, ed eliminare i rifiuti vuol dire trasformare, cambiare i processi industriali. I rifiuti li producono le corporation e non i cittadini. Poche persone al mondo inquinano e tutti gli altri pagano, con i loro soldi e con la loro vita: è la filosofia del consumo che domina la politica. Fino a quando le decisioni saranno prese da pochi (oligarchie) per le corporation sarà facile pagare tangenti ad una o poche persone. Si possono fare due cose per invertire la tendenza, la prima cambiare gli Statuti degli Enti Territoriali per distribuire potere ai legittimi proprietari: i cittadini ed inserire strumenti di democrazia direttademocrazia-cittadini (copiare il modello svizzero con iniziative e referendum, e copiare Schonau per l’azionariato diffuso sui servizi pubblici locali) come i Bilanci Partecipativi deliberativi negli Statuti comunali, così i cittadini governano e controllano direttamente come vengono spesi i soldi, e la seconda è introdurre la Class Action vera, così se una corporation truffa, ruba o uccide, i cittadini possono colpirla al cuore, togliendo loro i soldi. Alla base di questi cambiamenti molto semplici c’è la Decrescita che poggia la sua filosofia sul concetto di bioeconomia. Non è tollerabile continuare a subire le scelte di pochi, spinti dai “guadagni facili” passando sopra i diritti costituzionali di tutti. Norberto Bobbio nel 1963 al Convegno promosso dall’Institut International de philosophie sul “fondamento dei diritti dell’uomo” disse: “il problema grave del nostro tempo era non già quello di fondarli ma di proteggerli.

Testo consigliato: Marino Ruzzenenti, l’Italia sotto i rifiuti, Jaca Book Milano 2004

Alcuni documenti sul rischio sanitario:

Ancora sui rifiuti INCENERIRE NUOCE Marco Caldiroli
Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti
Epidemiologie e prevenzione processi incenerimento rifiuti e mortalità
Incenerimento e salute umana Greenpeace
Impatto Ambientale dei processi d’incenerimento dei rifiuti

per il Piano Rifiuti Zero in Italia il sito Ambiente futuro

viaggio nell’inceneritore di Brescia di Alex321 15 maggio 2007

Caso Campania, tredici anni e sette commissari.

  • Umberto Improta è commissario per i rifiuti da febbraio ’94 a marzo ’96. Parte il piano di chiusura delle discariche.
  • Antonio Rastrelli, Presidente della Regione, è commissario per l’emergenza rifiuti nel marzo ’96 fino a gennaio ’99. Rastrelli sigla il contratto con Impregilo per cdr e inceneritori.
  • Andrea Losco, Presidente della Regione, è commissario da gennaio ’99 a maggio 2000. Con Losco il piano è operativo e si passa da cinque inceneritori a due (Acerra e Santa Maria La Fossa).
  • Antonio Bassolino, Presidente della Regione, è commissario dal 2000 a febbraio 2004. Partono sette cdr.
  • Guido Bertolaso, capo della protezione civile, è commissario da ottobre 2006 a luglio 2007.
  • Alessandro Pansa, è commissario da luglio 2007 fino a gennaio 2008.
  • Umberto Cimmino nuovo commissario da gennaio 2008 fino al 30 novembre 2008.

Inizio stato di emergenza:1994. Spese complessive 885.985.279 euro.

  • I debiti dei Comuni: 215 milioni dal 2002
  • I crediti della Fibe: 350 milioni
  • I fondi attesi dal Governo: 80 milioni

Testo Unico in materia ambientale

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152

art. 179 (Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti)

1. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, in particolare mediante:

  • a). lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali;
  • b). la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento
  • c). lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero.

2. Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al comma 1, le pubbliche amministrazioni adottano, inoltre, misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo o ogni altra azione intesa a ottenere materie prime secondarie, nonché all’uso di rifiuti come fonte di energia.

art. 180 (Prevenzione della produzione di rifiuti)

1. Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, le iniziative di cui all’articolo 179 riguardano in particolare:

  • a). la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l’uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente durante l’intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
  • b). la previsione di clausole di gare d’appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
  • c). la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
  • d). l’attuazione del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e degli altri decreti di recepimento della direttiva 96/61/CE in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento.
  • le alternative agli inceneritori