Riforme

In questo mese il mainstream schiaccia e comprime la dialettica pubblica sull’esito del referendum confermativo. L’oggetto del dibattito rappresentato nella finzione scenica è la contesa del potere. Com’é di consuetudine, i media non rappresentano una discussione seria e di merito circa la necessità di riformare la Costituzione, non mostra l’opinione di giuristi o associazioni di categoria per discutere su visioni politiche e prospettive di miglioramento delle condizioni di vita degli italiani. Com’é consuetudine i media mostrano uno spettacolo indegno sulla contesa del potere per rafforzare l’apatia dei cittadini e il becero qualunquismo tipico dei nichilisti. Gli individui più sono tenuti lontani dalla politica e più si favorisce il consolidamento dell’élite.

I cittadini meno abbienti sopravvivono ai problemi quotidiani arrangiandosi, e sono costretti a farlo per l’assenza di una corretta pianificazione politica che dovrebbe essere tesa ad affrontare le questioni sociali ed economiche, che nel meridione assumono circostanze drammatiche. Nei media assistiamo alla finzione scenica dei politicastri mentre nella vita reale, una parte sempre più ampia di italiani non riesce a condurre un’esistenza tranquilla e serena, a causa delle politiche neoliberali condotte da tutti i Governi, indipendentemente dal colore politico. Questo distacco fra realtà sociale e politici dura da diversi decenni, e in maniera del tutto incomprensibile, le persone, fino ad oggi, non sono riuscite a sostituire la classe dirigente politica attraverso la promozione di un soggetto politico serio, capace, responsabile ed onesto. La nostra società abbisogna di una scuola politica capace di introdurre l’etica nella politica finalizzata a sperimentare processi e percorsi democratici, trasparenti per selezionare i capaci e i meritevoli. Il “paradosso politico” è che se ci fosse una cittadinanza attiva in tal senso, cioè capace di affrontare seriamente i problemi italiani (istruzione, recessione, disoccupazione …) probabilmente si avrebbe un’evoluzione sociale utile a tutelare il nostro patrimonio, il paesaggio e investire in nuove tecnologie creando nuova occupazione utile.

Osservando il fatto che buona parte degli italiani soffre di ignoranza funzionale, dovremmo dedurre che siano verosimili le analisi secondo cui gli italiani abbiano sfruttato il referendum confermativo per esprimere un giudizio politico negativo sul Governo Renzi. Quindi solo indirettamente gli italiani hanno sostenuto le ragioni del Comitato del NO sulla proposta referendaria, che se fosse stata confermata dalla maggioranza dei votanti avrebbe creato problemi e tolto diritti ai cittadini.

Se è vero che l’élite finanziaria bancaria suggerì di sopprimere le costituzioni socialiste, non bisogna dimenticare che il vulnus politico culturale della nostra Costituzione è insito nel vecchio conflitto fra idee liberali e socialiste. Già nell’allora assemblea costituente si consumò il conflitto culturale fra le forze liberali e quelle socialiste e comuniste. L’occupazione degli USA sul territorio italiano fu determinante nel far prevalere le idee liberali, e approvare una Costituzione repubblicana che inseriva l’Italia nella sfera atlantica. La Carta è la sintesi di un compromesso, e gli usi e i costumi della società furono condizionati dall’ideologia capitalista sorta nelle idee illuministe del Settecento e dell’Ottocento. Se oggi viviamo in una società classista, razzista, nichilista e cioè capitalista, che preferisce gli individui culturalmente regrediti alle persone che seguono una condotta morale, è perché la classe dirigente ha scelto la società nichilista piuttosto che l’umanità. La società capitalista dei beceri consumi contro la specie umana in armonia col pianeta. La conseguenza negativa circa la riduzione dei diritti ai cittadini; e l’aumentato le disuguaglianze sociali ed economiche, è l’effetto della religione liberale sull’umanità. Questa religione ha prodotto leggi per favorire il mercato e il profitto delle imprese private a danno dello Stato sociale, e a danno dei ceti economicamente più deboli (aumento della povertà). Negli ultimi due decenni le Costituzioni sono state sospese per fare spazio al mostro dell’UE a trazione neoliberale, mentre già nel titolo III della Carta circa i rapporti economici (artt. 35-47), le imprese hanno potuto perseguire legittimamente la propria avidità. Di recente poi, il legislatore ha modificato l’articolo 81, per introdurre l’obbligo del pareggio di bilancio secondo gli stupidi dettami della religione liberale professata dai Trattati europei. Oggi le pulsioni liberali reazionarie rappresentate dall’élite finanziaria globale si muovono per rimuovere dalle Costituzioni quel compresso al ribasso per le idee socialiste e comuniste. Alcuni fatti concreti si sono già consumati attraverso diverse circostanze: la cessione della sovranità monetaria (1981 avvio del processo di privatizzazione della Banca d’Italia), la manipolazione dell’opinione pubblica sfruttando le emozioni delle persone circa la corruzione nei partiti, il Parlamento costituito da partiti anti-sistema (Lega Nord, Forza Italia, M5S) per approvare una serie di riforme neoliberali, le privatizzazioni (PdS, Forza Italia) e l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico (DS, Forza Italia), il sistema elettorale maggioritario (PD, Forza Italia) e la distruzione dell’immagine pubblica dello Stato. Nel concreto il concetto di Stato sociale è stato totalmente annientato, privato del potere di emettere moneta per aiutare se stesso e i più poveri; da decenni lo Stato non promuove politiche industriali applicando l’interesse generale. Inoltre, Governi e Parlamenti che si alternano usano la fiscalità generale e le cosiddette leve fiscali (detrazioni, incentivi) per sostenere gli interessi dei privati (banche e multinazionali), ma lo fanno tutti: maggioranze e opposizioni. E’ il trionfo dell’ideologia liberale di Smith (laissez faire) con la conseguente affermazione del sistema sociale feudale. Spesso sono i cittadini a coltivare logiche di vassallaggio e di servitù volontaria.

La Carta andrebbe riformata per ampliare i diritti e sostenere lo scopo sociale delle azioni politiche, che invece sono state del tutto abbandonate, poiché la Costituzione stessa ha favorito lo sviluppo di politiche liberali, liberiste e neoliberiste, basti pensare all’usurpazione del ruolo delle istituzioni pubbliche nel processo decisionale della politica, e alle privatizzazioni attuate nel solco costituzionale, basti pensare alla mercificazione dei suoli e alla privatizzazione del governo del territorio attuate nel solco costituzionale. Mentre la religione liberale deindustrializzava l’Italia e l’Europa, per ricollocarsi nei luoghi senza diritti sindacali, Parlamento e Governo, applicando e interpretando la Costituzione, hanno distrutto il ruolo industriale dell’Italia e l’hanno fatto calpestando i principi, secondo i quali, invece, bisognava fare l’opposto e cioè rimuovere gli ostacoli di ordine economico per sostenere lo sviluppo umano. Ancora oggi, più di prima c’è la necessità di tutelare la salute e l’ambiente. L’accordo a ribasso per i valori socialisti ha favorito l’ideologia liberale, e così senza efficaci strumenti referendari, senza leggi per favorire la partecipazione e attraverso il titolo III, abbiamo coltivato e costruito una società materialista e nichilista, preferendo relazioni mercantili e commerciali fra i cittadini stessi. In questo percorso degenerativo che ha visto prevalere e vincere in tutto l’Occidente la religione liberale, le teorie socialiste sono state comunque sconfitte, poiché fra le due visioni votate alla crescita continua, quella più efficace è stata la teoria economica neoclassica liberale. Entrambe le visioni hanno influito negativamente sullo spirito umano, favorendo una società costruita sull’aumento della produttività, fregandosene del reale sviluppo umano, dell’ambiente e della salute.

Una vera riforma, oltre che rimuovere i conflitti innescati dai Trattati neoliberali dell’UE, è quella di introdurre la felicità e la bioeconomia in Costituzione al fine riequilibrare il rapporto fra uomo e natura. In fine, nell’agire politico delle persone sarebbe auspicabile divulgare ed educare tutti noi ai principi costituzionali sviluppando scelte etiche, poiché se il Paese non funziona, la responsabilità è nostra, del nostro egoismo, della nostra ignoranza e arroganza.

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Povertà e disoccupazione, fonte immagine Openpolis, Poveri noi
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La città e gli esseri umani.

Da troppi decenni la regressione sociale delle società occidentali e in modo particolare in Italia, ha prodotto anche un abbandono e un profondo disinteresse nell’organizzazione territoriale delle città, nonostante queste siano i luoghi più vissuti dalla specie umana occidentale, solo in Europa circa il 72% degli abitanti vive proprio nelle aree urbane, mentre in Italia la percentuale è del 51%.

L’anno prossimo anche l’agenzia delle Nazioni unite aggiornerà la propria agenda delle politiche urbane, non che la precedente abbia generato dei miglioramenti, ma è il segnale evidente che anche a livello globale c’è un interesse sulla qualità della vita degli esseri umani. In Europa, la Commissione europea incentiva programmi e linee guida, mentre in Italia da più di trent’anni non esiste un controllo nazionale sulla pianificazione urbana e sin dall’applicazione delle leggi regionali, le nostre città anziché migliorare i propri tessuti urbani, buona parte degli amministratori ha favorito la deregolamentazione e le dannose rendite di posizione aumentando le disuguaglianze sociali, inseguendo le teorie neoliberiste e soprattutto i capricci dei Sindaci che hanno cancellato l’architettura e l’urbanistica sostituite dalle immagini auto referenziali delle archistar, completando quel processo di massificazione mediatica sorta con l’invenzione della televisione e che ha divorato persino discipline nobili come l’architettura piegata al nichilismo del capitalismo.

Buona parte delle nostre città, durante gli anni della ricostruzione fino agli anni 2000 sono l’espressione del nichilismo industriale. Fra gli anni ’50 e gli anni ’80, si è consumato un conflitto politico culturale che ha visto prevalere la destra neoliberale, ed oggi è il suo pensiero dominante che governa la globalizzazione: tutto è merce.

Negli ultimi anni i media parlano solo di crisi dell’economia, quando nella realtà, l’economia ha vinto su tutto, l’economia non è mai stata così in forma come oggi, poiché essa mercifica ogni cosa e il neoliberismo è l’essenza dell’economia. La finanza, branca dell’economia, è messa sotto processo, ma è una recita infantile poiché la storia insegna, fra le tante attività umane, che la Parigi da tutti ammirata fu trasformata da Haussmann proprio attraverso le prime operazioni finanziarie aggregando gli istituti bancari, e usando prestiti e interessi, per favorire le rendite immobiliari e fondiarie. Nell’Ottocento, ove il capitalismo era già maturo, accadeva che il disegno urbano veniva associato agli strumenti finanziari col serio rischio di piegare il disegno urbano ai capricci di chi volesse speculare con la rendita fondiaria e immobiliare. Nei primi decenni del Novecento si pensò di porre rimedio alle facili speculazioni, o ridistribuendo la rendita oppure consegnando la pianificazione allo Stato, la cosiddetta municipalizzazione dei suoli. In Italia si favorì la posizione liberale, e tutt’oggi ne paghiamo le conseguenze sociali ed economiche: il nostro Paese è fra quelli che ha il più basso stock di alloggi pubblici e le periferie sono fra le peggiori costruite. Ci salva solo la bellezza dei centri storici, costruiti prima che il mostro del capitalismo divorasse l’architettura, e il paesaggio naturale che ci ha donato madre natura, ma ugualmente messo a rischio dall’idiozia dei capitalisti e dall’apatia dei cittadini.

Per favorire la ricostruzione di città fatte per gli esseri umani non esistono compromessi: architettura e urbanistica devono sbarazzarsi del capitalismo, o quanto meno il disegno deve tornare a prevalere sull’economia, esattamente come accadeva nel medioevo, ove ogni attività economica era subordinata ai cicli naturali e alla creatività delle persone. La bellezza era un valore, e per favorire la rinascita di questo paradigma culturale dobbiamo rompere una consuetudine immorale, ricacciando la moneta nel suo ruolo, un metro di misura: il denaro non è ricchezza, e non è valore. La creatività è valore, la natura è valore. Il disegno urbano è valore, se e solo se questo favorisce la crescita dello sviluppo umano, se e solo se rompe le rendite di posizione e costruisce servizi per la collettività favorendo la bellezza, il decoro, e riparando ambienti e tessuti urbani mal costruiti. Nel periodo in cui ormai la moneta è creata dal nulla, e basata solo sulla fiducia, esiste l’opportunità concreta di avviare un sistema economico alternativo per uscire dalla speculazione finanziaria e sostenere la rigenerazione urbana bioeconomica. Per far questo c’è bisogno di una volontà politica, affinché le istituzioni siano liberate dai ricatti del famigerato libero mercato. Soprattutto nella vecchia Europa, ove le città sono in crisi poiché deindustrializzate è necessario riscrivere l’impianto dei sistemi di credito così come i principi dell’economia globale, avviando una transizione epocale e mettendo al centro la specie umana e le leggi della natura. Bisogna favorire nuovi sistemi di relazione, e consentire ai cittadini di uscire da un sistema forgiato su rapporti monetari, e approdare a un sistema economico fondato su relazioni dettate dai comportamenti etici e responsabili. La storia dimostra che il capitalismo ha alienato la specie umana, l’ha resa violenza e ha distrutto lo spiritualismo. Se tutti i nostri rapporti sono essenzialmente materiali è evidente che anche l’architettura e l’urbanistica siano conseguenza di questo atteggiamento distruttivo e prevaricatore, e così spariscono le piazze, i teatri e biblioteche ma compaiono i centri commerciali e le insegne pubblicitarie, ovunque anche in internet. La pubblicità coincide con la città, gli esseri umani sono sostituiti dai consumatori, le persone dalle professioni.

Nonostante le difficoltà esistono opportunità per cambiare ogni cosa poiché la coscienza e la conoscenza della specie umana possono piegare alcune tecnologie e indirizzarle in un utilizzo sociale, così come la bellezza e il decoro possono tornare a essere obiettivo degli urbanisti. Si tratta di avviare un percorso cooperativo ove le trasformazioni delle città siano coordinate e sostenute dai cittadini stessi. Essi dovrebbero diventare i committenti della rigenerazione urbana bioeconomica favorendo disegni che rappresentano opportunità di sviluppo umano. E’ necessario osservare e perseguire l’aumento degli spazi pubblici o un loro riequilibrio con lo spazio privato, un corretto uso del suolo attraverso densità medie (mixité sociale) e l’introduzione di servizi culturali richiesti dai cittadini, oltre all’impiego di un mix tecnologico che favorisce l’uso razionale dell’energia per cancellare sprechi e diventare auto sufficienti. Questi e altri indirizzi che trasformano i non luoghi del consumo in città per riallacciare rapporti di comunità e stimolare la convivialità.

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Capitalismo ed egoismo

La costruzione identitaria di ogni individuo è una questione politica. L’attuale società capitalista  ha favorito la disgregazione dei popoli poiché ha distrutto il senso di comunità e di appartenenza. Distruggendo ogni capacità di valutare autonomamente, il nichilismo capitalista ha distrutto l’animo umano, il nostro io. Che genere di individuo ha costruito il capitalismo? All’interno del capitalismo, qual è il ruolo che gli individui assumono? Mi sembra di osservare che generalmente le persone “combattono” contro i ruoli che la società ha assegnato loro. Se vogliamo avere un’idea sul carattere di questa società è sufficiente osservare quali individui sono ricoperti di rispetto e ammirazione. In una società come la nostra, la maggioranza degli individui trova rispetto e ammirazione per le immagini proposte dalla pubblicità e dagli affari. Basta osservare il mondo del calcio condizionato dal riciclaggio.

Secondo l’accezione capitalista l’industria delle armi è lavoro produttivo, mentre insegnare a dei bambini come curare un malato è improduttivo; e persino la cosiddetta economia sommersa (droga e l’evasione fiscale) è produttiva poiché alimenta denaro. L’istruzione e i servizi sociali sono considerati costi e soggetti a privatizzazioni continue secondo logiche di mercato e di mero bilancio, al pari di una conduzione aziendale delle imprese. Questo accade poiché l’ideologia capitalista assume come valore il denaro. E’ tutto il pensiero economico che preferisce ridurre e banalizzare i processi creati dalle imprese, trasformandoli in merce da comprare e/o vendere. Il capitalismo ignora l’etica o il concetto di utilità sociale. Anche un bambino capisce che il capitalismo è sinonimo di violenza, non per gli economisti ortodossi e non per i loro burattini chiamati politici, quelli che ricevono una delega dai cittadini per entrare nelle istituzioni, ma nella realtà amministrano” i capricci di alcune SpA, non governano. La recente evoluzione del capitalismo sgancia il lavoro dal capitale, poiché anche il lavoro non è più l’elemento necessario per l’aumento del valore cioè dell’accumulo di denaro.

In una società come la nostra, dove non esiste una nozione base e condivisa sul carattere, è probabile che si favoriscano psico patologie collettive e deliri suggeriti dai pubblicitari delle corporations. Non essendoci accordo sui valori quali la decenza, l’onestà e la moralità, tutti i soggetti politici contemporanei sono il frutto di questa dissoluzione in quanto, durante gli ultimi trent’anni, ed oggi più di prima, chi ambisce a concorrere per un posto nelle istituzioni è l’espressione dell’egoismo, cioè l’io minimo e l’io narcisista che può avere solo obiettivi personali. L’individualismo è caratteristica di questa società, per tale motivo sono in crisi tutti gli organi intermedi: sindacati, partiti e associazioni, ed è in crisi la vera partecipazione politica fatta di proposte e contenuti e dal carattere altruistico; e non di indignazione fine a se stessa. L’io minimo non necessita di cultura e approfondimenti, le SpA non necessitano di politici ma di consumatori, e così “politici” e consumatori sono la stessa cosa, persone deresponsabilizzate e inconsapevoli: bambini. Un esempio evidente uscendo dalle nostre case sono le città moderne: non più costruite per favorire la convivialità, la cultura, e la spiritualità ma per il becero consumo.

Questo fenomeno nasce all’interno di una società, dove esiste la crisi delle coscienze e delle proprie identità e si trasporta nello spazio politico, dove sparisce il dibattito pubblico, inteso come dialogo intorno all’interesse pubblico. Se osserviamo il panorama dei soggetti politici, spesso asserviti alle multinazionali, questo è del tutto normale poiché buona parte degli attori che partecipano ai processi decisionali sono espressione del vuoto. Per questo motivo la politica “discussa” nelle istituzioni è espressione dei gruppi di interessi, poiché l’immagine di sé, degli attori politici, è la psico programmazione della società capitalista, cioè l’io minimo e l’io narcisista che si allaccia proprio ai gruppi di interesse, questo accade in ogni ambito sia esso locale oppure nazionale ed è la prerogativa della democrazia liberale, quella di rappresentare l’interesse particolare e mai l’interesse generale. Oggi, e non è un caso, le corporations scelgono i propri galoppini all’interno di quel mondo sociale delle rivendicazioni personali, all’interno delle cosiddette vittime della medesima società capitalista, nel senso che la frantumazione sociale contribuisce a fornire immagini di individui vittime del sistema che possono rappresentare meglio quegli interessi particolari del mondo liberale. Le persone vittime parlano solo per se stesse e sono la base delle rivendicazioni politiche. E’ questo un ulteriore declino del bene pubblico. In questo clima di degrado culturale e morale i soggetti politici sono incapaci di sviluppare proposte universali, ma sono ottimi strumenti di manipolazione e di rappresentanza dell’élite degenerata capace di selezionare e addomesticare gli attori vittime cresciute nell’egoismo e nell’io narcisista. Attori vittime che diventano galoppini quando si pongono sul mercato politico al semplice prezzo delle gratificazioni promesse dai gruppi di potere e dalle SpA; è il ritorno al vassallaggio tipico delle società feudali. All’interno di questo breve discorso è evidente che c’è l’elemento della deresponsabilizzazione politica dei cittadini, della nostra apatia, poiché è più facile non occuparsi di temi universali e/o interessi collettivi, poiché significherebbe aver sviluppato un pensiero autonomo, critico e colto, da comunicare alla polis avviando un dialogo, cioè la democrazia. Negli ultimi trent’anni anziché favorire sistemi democratici ove gli individui potevano e dovevano sviluppare capacità di ascolto reciproco nei confronti dei problemi dei popoli, e capacità di visione per disegnare una società migliore, l’ambiente capitalista ha partorito burattini cinici e nichilisti all’interno del teatro politico espressione della pubblicità. Tali attori non devono avere visioni ma solo amministrare le decisioni prese altrove.

Per rimettere le cose a posto è necessario investire energie mentali su noi stessi, uscendo dalle frustrazioni e abbandonando l’invidia sociale, entrambi effetti della società capitalista costruita sulle merci e sul denaro, figuriamoci se tale società poteva favorire lo sviluppo umano dei popoli. Una soluzione pratica è senza dubbio offerta dalle comunità che si auto governano dove al centro c’è la relazione umana, la convivialità e la cultura del saper fare meno e meglio, attraverso scambi che non sono mercantili. Del resto la stessa implosione del capitalismo mostra che il lavoro non serve a perpetrare le strutture sociali, poiché il capitale in una società informatizzata e digitalizzata si alimenta da solo, a seconda dei capricci delle più influenti multinazionali e banche del mondo. Di fronte a questo sistema innaturale e immorale, è del tutto normale che l’opposto dell’egoismo sia l’altruismo ma per dare valore all’agire etico è determinante che le relazioni siano consapevoli e sincere affinché si sviluppi la fiducia per un mondo più evoluto. La consapevolezza si acquisisce solo attraverso la cultura e la fiducia verso un mondo non più mercantile ma bioeconomico, più umano. E’ necessario decolonizzare l’immaginario collettivo, pulirlo dai pensieri tossici e criminali dell’economia ortodossa.

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Non fatelo sapere in giro

Una nuova e immensa onda mediatica e manipolatrice invade i pensieri degli italiani e poiché il mantra dei media difficilmente si divulga per migliorare la società, possiamo stare tranquilli che tutto cambierà per non cambiare nulla. Mi riferisco agli impulsi emotivi generati dalla ridondanza degli scandali nella pubblica amministrazione. Non facciamolo sapere in giro ma la corruzione è un fenomeno che riguarda gli individui e non le istituzioni, questa piccola osservazione di carattere culturale ovviamente esprime un linguaggio e una comunicazione di senso molto diversa dal linguaggio dei partiti politici che raccolgono consenso non per merito proprio ma per demerito altrui. I media stessi aumentano i propri introiti pubblicitari e il proprio reddito solo attraverso l’ampliamento e l’enfasi di racconti scandalosi, che parlano alla pancia dei consumatori.

Non fatelo sapere in giro, ma tutta la pubblica amministrazione è stata riformata negli anni ’90 ed il processo di privatizzazione si è completato nei primi anni del nuovo millennio. Non fatelo sapere in giro ma se oggi sembra che ci sia più corruzione è solo una percezione e la rappresentazione di un sistema relazionale presente in tutte le istituzioni pubbliche e private. La corruzione era presente già nel Regno d’Italia, si amplifica col regime fascista e si consolida nel secondo dopo guerra. Fu il regime di Mussolini che coniò il motto: “il fascismo si serve non serve” e fu così che le imprese come Fiat, Ansaldo e molte altre poterono ampliare i propri dividendi occupando direttamente i Ministeri, e dopo la fine della guerra la preoccupazione dei politici era quella di evitare che i nuovi occupanti, le imprese americane, decidessero direttamente del destino degli italiani. I fatti storici raccontano come i gerarchi fascisti agivano nei propri interessi personali, fra i più corrotti ci sono Roberto Farinacci, Giuseppe Volpi, Costanzo Ciano, Leandro Arpinati, Edmondo Rossoni, Edmondo Balbo, Ulisse Igliori, Emilio De Bono. Il regime fascista mostrava come il famoso conflitto di interessi toccava direttamente i vertici delle istituzioni politiche, visto che politici e imprenditori coincidevano, abusando dei propri ruoli per usare i soldi pubblici a fini privati. Lo stesso Mussolini sapeva usare bene il denaro pubblico per mantenere il potere.

La corruzione è stata sfruttata come strumento per chiudere i partiti. In buona sostanza i fascisti rubavano direttamente agli italiani mentre fino all’esistenza dei partiti, i politici rubavano agli italiani per ridistribuire secondo gli interessi dei partiti, oggi rubano per interesse personale e per conto delle multinazionali. Possiamo riassumere secondo tali slogan: “la monarchia e il fascismo si servivano e non servivano al popolo“, “i partiti servivano ai gruppi“, “i politici di oggi sono asserviti alle multinazionali“. Se questa può apparire una semplificazione troppo veloce, in effetti lo è, poiché dal secondo dopo guerra, nonostante tutto, ci sono anche buoni esempi di amministrazione ma l’attenzione vuole essere indirizzata su noi stessi, complici di buone e cattive azioni poiché la nostra apatia ha favorito la trasformazione dei fenomeni corruttivi. L’onda mediatica serve a conservare questa apatia per impedire un risveglio delle coscienze, ed i demagoghi e populisti sono funzionali a processi di trasformazione della società verso i regimi autoritari. Fateci caso, i mass media danno ampia pubblicità proprio ai demagoghi.

Non fatelo sapere in giro, ergo la corruzione è un fenomeno che riguarda gli individui, e tali individui quando ricoprono ruoli istituzionali si comportano di conseguenza, dai sistemi medioevali e feudali, passando per la monarchia ed i sistemi rappresentativi. E’ certo che i sistemi gerarchici: feudi, monarchie e regimi siano sistemi viziosi in quanto tali, poiché le decisioni sono auto referenziali, poiché prive di quel carattere democratico tipico dei sistemi parlamentari ove c’è confronto e dialogo, a meno che non siano governate da uomini illuminati e altruisti, condizioni più uniche che rare. Fateci caso, il nostro Parlamento non decide più niente, si limita a ratificare le proposte del Governo.

Non fatelo sapere in giro, ma le democrazie rappresentative stanno per essere cancellate ed il comportamento di numerose istituzioni, apparentemente democratiche rappresentative, mostrano già il passaggio al neofeudalesimo poiché le decisioni sono prese dagli organi esecutivi (mai elettivi) e le stesse istituzioni portano avanti gli interessi delle multinazionali (“i politici di oggi sono asserviti alle multinazionali“). E’ il tipico caso dei Comuni, ormai organizzazioni feudali ove i cittadini delegano a una sola persona il ruolo di gestire i servizi locali. E’ nei Comuni che si presentano le prime occasioni di clientele. In tutti i livelli istituzionali Comuni, Provincie e Regioni, gli eletti non fanno politica ma si limitano ad approvare scelte preparate da dirigenti e funzionari, e le aziende fornendo le linee guida proprio ai dipendenti pubblici possono facilmente guidare la politica, senza alcun disturbo. Il paradosso è che i dirigenti e i funzionari pubblici ricevono premi monetari proprio sul raggiungimento dei risultati, come in un’azienda privata, e spesso gli obiettivi sono gli interessi delle aziende. Questo processo fu preconizzato e scritto in un testo molto eloquente: Strategia del colpo di Stato; Manuale pratico. Non fatelo sapere in giro ma la corruzione è legale!!!

Non fatelo sapere in giro, ma da quando i processi amministrativi sono stati privatizzati gli organi esecutivi locali deliberano secondo criteri privatistici e di massimizzazione dei profitti, ergo la corruzione è stata legalizzata poiché il finanziamento alle attività politiche provengono da imprese private, spesso imprese che gestiscono i servizi pubblici locali in regime di monopolio di fatto, ergo la corruzione è legale, ma non fatelo sapere in giro.

Tutti coloro i quali parlano di scandali e tutti i coloro i quali raccolgono consensi dall’indignazione dei cittadini, non solo non hanno interesse nel proporre cambiamenti circa la pubblica amministrazione (nei loro programmi non esiste alcun punto su questo argomento), ma fremono nel sostituire i politici corrotti per accedere a uno stipendio fisso, nella migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore saranno i servi degli interessi privati di aziende che si occupano di fare impresa come previsto dal proprio programma elettorale. In tal senso non esiste un politico che sia in grado di fare l’interesse generale poiché la formazione e la selezione del politico, come accade negli USA, è frutto di un processo selettivo mediatico guidato direttamente e indirettamente dagli interessi particolari delle aziende. Ergo, non fatelo sapere in giro la corruzione è già stata legalizzata. Non fatelo sapere in giro ma nessun partito si preoccupa e si occupa di applicare processi selettivi interni attraverso il merito e la cultura, la ragione è banale: a nessuna azienda interessa interloquire con persone libere, e soprattutto con persone capaci di interpretare e applicare valori etici universali poiché questo aspetto non rientra nella logica del fare profitto. Non fatelo sapere in giro!!!

Se gli italiani intendono ridurre la corruzione, soprattutto se il primo partito quello del non voto, intende scendere in campo deve creare un soggetto nuovo: un movimento politico culturale che applica il merito e si liberi dell’invidia sociale e dell’avidità, un soggetto che conosca, valorizzi e sperimenti la democrazia interna, un soggetto che formi leaders e che usa la cultura per creare progetti socialmente utili e soprattutto studiare la bioeconomia. In questo modo gli italiani potranno avviare un cambiamento radicale, scevri dalle derive neofeudali e autoritarie che stanno appestando tutti i partiti politici, sempre più simili ai regimi d’inizio secolo Novecento, basti ascoltare il linguaggio, osservare i comportamenti e soprattutto il vuoto culturale che rappresentano. Non fatelo sapere in giro!!!

Mussolini: soldi, sesso, segreti. La grande storia.

La Grande Storia, programma RAI

Urbanistica e cittadini

L’urbanistica è una disciplina sociale influenzata da diverse componenti (finanza e proprietà privata) e nonostante quella del disegno urbano sia la più importante non è la determinante ai fini delle scelte definitive relative all’organizzazione territoriale e le destinazioni d’uso dei suoli. Esiste una certa consuetudine politica nel ricercare bravi urbanisti cui affidare incarichi di progettazione, e manipolare successivamente le norme tecniche dei piani per assecondare gli interessi privati della rendita immobiliare, con la conseguenza negativa di modificare le previsioni e gli obiettivi del piano urbanistico stesso. Esiste anche la pratica di approvare piani con previsioni deliberatamente errate al fine di alimentare entrate per la spesa corrente degli Enti pubblici e sperare in un mercato immobiliare, ma tali decisioni frutto solo dell’avidità e non di studi consapevoli, servono solo a distruggere le risorse limitate. Questa consuetudine politica ci insegna che nel campo dell’urbanistica il disegno della città ed il relativo dimensionamento vengono sempre condizionati da beceri interessi privati, e dalle discipline economico finanziarie e giuridiche che a loro volta influenzano le decisioni politiche locali, spesso a danno della collettività e dell’interesse generale. Quando i decisori politici hanno saputo conservare una propria autonomia e/o in assenza di pressioni particolari è accaduto che le città sono state pianificate correttamente conservando la coerenza previsionale dei piani stessi, e quindi gli abitanti hanno potuto godere dei vantaggi di una corretta pianificazione urbanistica, cioè una maggiore qualità della vita.

Questa breve premessa accenna ad un problema che dura sin dall’inizio dell’urbanistica moderna poiché attraverso le discipline giuridiche e finanziarie decisori politici e lobbies locali non rispettose dell’interesse generale hanno saputo e potuto agire secondo il proprio tornaconto. La storia e la letteratura urbanistica insegnano che soluzioni pratiche esistono, ma per avere sagge soluzioni e durature per favorire l’interesse generale bisogna modificare gli strumenti giuridici, l’estimo e le procedure urbanistiche favorendo i principi costituzionali sanciti dagli articoli 2, 3 e 9. Ad esempio, è ampiamente noto che in alcuni paesi europei i Comuni hanno potuto conservare la proprietà pubblica dei suoli dandone in concessione d’uso il diritto di superficie, mentre in altri paesi come Italia, all’inizio del novecento, prevalse l’idea di privilegiare la proprietà privata, e durante gli anni ’60 la proposta di ritornare su questa decisione fu bocciata dal legislatore per favorire gli interessi privati propensi ad un’efficace speculazione edilizia attraverso il meccanismo della rendita, tutt’oggi motore obsoleto dei piani urbanistici e sostenuta dagli indicatori finanziari per favorire lo strumento del debito.

E’ altrettanto vero che politici locali di buona cultura possono agire in autonomia e pianificare città sostenibili, ma la selezione della classe dirigente politica italiana non è nelle mani di liberi cittadini consapevoli, sensibili e responsabili, com’è tristemente noto.

Pertanto per ripristinare una buona urbanistica è necessario che la disciplina possa “alleggerirsi” dalle sue componenti giuridiche e finanziarie per ridare valore al disegno, al progetto, e quindi alla creatività umana capace di trovare soluzioni concrete ai problemi degli abitanti delle città, del resto come avviene più facilmente all’estero grazie a strumenti giuridici più efficaci, un sistema bancario a servizio dei cittadini, grazie ad una classe dirigente più acculturata e responsabile, grazie ad un atteggiamento culturale dei cittadini più consapevoli e rispettosi verso i progettisti riconoscendone il valore poiché capaci di migliorare la qualità di vita degli abitanti. Oltre a questo aspetto non bisogna sottovalutare il fatto che numerosi studi ed indagini mostrano un aumento della regressione culturale ed in Italia esiste un enorme problema di ignoranza di ritorno, questo aspetto dannoso e pericoloso influenza il comportamento delle persone che le rende meno consapevoli, meno civili e meno capaci di decidere liberamente su cosa sia meglio per loro e per gli altri. Occorre avviare programmi nazionali di alfabetizzazione sulle materie scientifiche per gli adulti per i laureati, e per i professionisti.

Negli ultimi decenni gli urbanisti al fine di rimanere coerenti rispetto ai propri disegni urbani hanno dovuto inventare e sviluppare diverse tecniche per consentire loro di stare dentro i limiti giuridici (acquisizione delle aree) ed economici, cioè la ricerca di risorse monetarie per attuare i piani. Tutte le tecniche finora applicate appartengono al piano ideologico della crescita, poiché è l’ideologia più studiata e diffusa in ambito scolastico ed accademico. Da poco più di un decennio alcuni urbanisti hanno deciso di uscire da questo piano ideologico, alcuni circa trent’anni fa sono stati dei precursori quando hanno immaginato città sostenibili e piani a “crescita zero”, chiaramente ispirati dagli utopisti dell’ottocento e dall’approccio olistico. I cittadini dovrebbero sapere che possono vivere in città migliori di quelle realizzate a partire dagli anni ’50 in poi, molto migliori, ed il più grande ostacolo a questa evoluzione sociale collettiva risiede nel nichilismo e nell’ignoranza dei cittadini stessi, oltre che in una inadeguata classe politica locale che rappresenta i cittadini stessi. Scovato il problema, trovata la soluzione: i cittadini. Nessuno vieta ai cittadini di riunirsi e proporre soluzioni adeguate investendo risorse umane e monetarie proprie al fine di rigenerare il quartiere e la città. Il mondo intero, e l’Europa stessa è ricca di esperienze e soluzioni che dimostrano come siano i cittadini a fare la differenza positiva o negativa nella gestione della città e della polis.

Gli investimenti nelle attività di pianificazione sono quelli più duraturi, almeno vent’anni anni. I cittadini possono investire i propri risparmi nell’aggiustare la propria città e migliorare il proprio quartiere, non si tratta di un intervento speculativo come spesso accade dal soggetto promotore, ma di un investimento per il proprio benessere promosso da un nuovo soggetto: la comunità. Essi dovrebbero imparare a giudicare la qualità del progetto rispetto all’impatto sociale dell’intervento e la partecipazione attività ed i diritti costituzionali: la bellezza e il decoro, ambiente e salute, la qualità dello spazio pubblico, l’efficienza energetica, i nuovi servizi come le biblioteche e la mobilità intelligente, l’uso razionale delle risorse, ed in fine la sostenibilità economica, verificandone semplicemente gli indici. Con una forte regia pubblica, la comunità deve assumersi la responsabilità di diventare committenza della rigenerazione urbana bioeconomica al fine di superare i tradizionali piani espansivi e speculativi e favorire piani di recupero dei tessuti esistenti.

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La patologia del nichilismo italiano

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Daniel Garcia, l’individuo rapito dalle merci da consumare (capitalismo e bisogni indotti).

L’enorme forza del potere odierno proviene dalla maggioranza dei cittadini nichilisti ed apatici, da coloro i quali si sono fatti psicoprogrammare dal mainstream. L’élite ha impiegato circa trent’anni per costruire questa società di servi spontanei, e non ho idea di quanti anni ci vogliono per civilizzare la società.

Le scelte sono condizionate dall’etica, dal livello di coscienza, dalla cultura individuale e dal tempo dedicato alla riflessione. In questi frangenti sappiamo se siamo liberi di comprendere e di scegliere per noi e per gli altri, e questo aspetto è direttamente legato all’accesso della conoscenza. Oltre a ciò, sono le emozioni a influenzare i processi cognitivi e quindi le nostre scelte. Chi controlla la conoscenza e l’informazione determina il livello di democrazia di una comunità, ed oggi esiste una forte contraddizione dal fatto che ognuno può accedere alla conoscenza senza “filtro” (internet e biblioteche), ma pochi lo fanno. In sostanza, la cultura è anche “fondazione” di etica legata alla coscienza umana, alla consapevolezza.

La debolezza psicologica: è altrettanto nota la ragione secondo cui la maggior parte degli individui ripone ancora fiducia nelle istituzioni. E’ stato ripetuto l’esperimento Milgram circa il comportamento degli individui sottoposti ad una pressione dell’autorità. L’esperimento dimostra come funziona l’obbedienza, e quanto sia “difficile” ribellarsi di fronte a comandi che recano danni agli altri individui; l’esperimento mostra uno sconcertante aumento del cinismo. Se uniamo il problema dell’ignoranza di ritorno coi risultati dell’esperimento Milgram possiamo renderci conto del perché sia difficile realizzare un cambiamento in Italia, ma non impossibile. Consci di questa situazione possiamo pianificare un’efficace rinascita delle coscienze addormentate, e pertanto sappiamo bene quanto sia importante svelare le credenze (PILmonetarismocrescita, petrolio) di una società immorale, e che l’evoluzione si realizza attraverso l’educazione e l’applicazione di modelli sostenibili utili a mostrare un confronto (felicità, bioeconomia, fotosintesi clorofilliana, scienza della sostenibilità). Il modello realizzato stimola curiosità, attenzione e riflessioni.

L’ignoranza: cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (Tullio De Mauro, “Analfabeti d’Italia, Internazionale 734, 6 marzo 2008).

L’attuale società sembra essere poco inclina alla cultura, all’etica ed alla coscienza, figuriamoci alla democrazia.

L’imbroglio: secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori (Laurent Bègue, “Piccoli inganni quotidiani”, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 26).

Un soggetto politico serio ed onesto dovrebbe affrontare il problema della cultura degli italiani e predisporre piani e programmi ad hoc. Nel mercato della politica questo aspetto non è considerato un piano conveniente per i dipendenti eletti poiché un cittadino colto non è più addomesticabile poiché reso libero di scegliere e quindi di contendere i ruoli istituzionali. Oggi non esiste alcun soggetto politico seriamente impegnato nella formazione civica dei cittadini perché gli attuali dipendenti non vogliono perdere quel potere e quella visibilità determinata proprio dal ruolo istituzionale. In generale tutti i partiti politici capiscono solo due cose: i soldi ed i voti, e la politica dei partiti è strettamente legata al PIL (a meno che i partiti non siano finanziati direttamente dalle aziende, modello USA che legalizza la corruzione), poiché attraverso questo indicatore si misurano le tasse. Se diminuiscono le tasse cala anche il tornaconto economico dei partiti, in maniera analoga il medesimo meccanismo funziona col consenso (promesse elettorali). Per invertire questa consuetudine è necessario alzare il livello culturale dei cittadini che non dovranno più votare i partiti che li assecondano, ma dovranno partecipare direttamente al processo decisionale al fine di perseguire il bene collettivo e sostituire i mediocri dipendenti eletti scelti a caso, o per il tornaconto delle lobbies, e scegliere i meritevoli capaci di migliorare la società. I cittadini stessi dovranno impegnarsi direttamente e imparare a valutare i dipendenti eletti in maniera obiettiva (openbilanci.it) e non più di “pancia”, si tratta di abbandonare nichilismo, egoismo ed abbracciare l’altruismo, valutare il merito, caratteristiche tipiche della democrazia.

Gli aspetti positivi: la fine dell’epoca industriale sta insinuando il dubbio nelle persone e sta aumentando la consapevolezza, fra i cittadini scollegati dal sistema, di dover cambiare le regole del “gioco”. L’enorme vuoto politico oggi non è riempito, rimane il vuoto (il partito del non voto), e buona parte dei cittadini non essendo militanti di un partito si comporta seguendo le proprie percezioni, buona parte  è disorientata (il partito del non voto). Il vuoto rimane tale poiché organizzare l’attività politica ha un costo ed oggi sembra non esserci il desiderio di aggregare competenze e capacità per offrire nel mercato politico una speranza concreta di cambiamento serio, leale e duraturo. Quando la recessione sarà ancora più feroce può darsi che gli italiani capiranno che la democrazia (non la democrazia rappresentativa) è un bene dell’umanità che ogni cittadino dovrebbe conoscere e sperimentare al fine di garantire libertà alle generazioni presenti e future, e un minimo di prosperità con una politica economica fondata sulla bioeconomia. Un altro aspetto positivo sta nel fatto che una piccola parte dell’imprenditoria e del mondo delle professioni sta realizzando quel cambiamento necessario, ma è una piccola parte della società civile che non ha una rappresentanza politica e usa le proprie professionalità e capacità (organizzazione, capitale e lavoro) per realizzare progetti sostenibili. Se quella parte di cittadini disorientati (il partito del non voto) riuscisse a capire l’approccio di questa piccola parte di società civile allora in Italia si potrebbe realizzare quell’evoluzione sociale di cui tutti noi abbiamo bisogno. Uscendo dal nichilismo è possibile condividere i progetti sostenibili ai cittadini stanchi del vecchio sistema e quindi migliorare la società vivendo un cambiamento dei paradigmi culturali.


Teleguidati (estratto da Qualcosa che non va):  Emblematico l’esperimento realizzato in occasione delle presidenziali americane del 2004 dagli psicologi Drew Western, Stefan Hamman e Clint Kilts. Selezionarono due gruppi rappresentativi, uno di militanti democratici e l’altro di militanti repubblicani, li collegarono a una macchina capace di registrare le loro reazioni cerebrali e li misero di fronte a immagini in cui i due candidati (il democratico John Kerry e il repubblicano George W. Bush) cadevano in evidenti contraddizioni. Ebbene, le contraddizioni si rivelarono evidenti solo in teoria dal momento che il cervello degli elettori democratici rifiutò di registrare quelle di Kerry mettendo perfettamente a fuoco quelle dell’avversario Bush. E viceversa. […] L’importante è suscitare emozioni forti perché «gli elettori decidono di votare sulla base di meccanismi irrazionali che spesso hanno nell’universo magico che attiene al linguaggio del corpo del leader un elemento decisivo. In una parola: empatia».[1]
Gli studi e gli esempi sopra citati mostrano quanto e come lobbies, élite e potenti siano molto attenti nel controllare le masse per orientarle a seconda dei propri scopi.
La delicatezza della questione e/o le “preoccupazioni” arrivano anche dalle neuroscienze, tant’è che secondo gli studi odierni di psichiatria è noto che il cervello, ossia le strutture biologiche, sia plasmabile dalla relazione con l’ambiente, la relazione fra l’individuo e gli altri, la società, il vissuto biografico. Secondo il neuropsichiatra Piero Coppo: «parlando di salute mentale, il nodo centrale è la relazione tra la nostra mente e l’ambiente in cui si sviluppa».[2]

[1] FRANCESCO COSSIGA, ANDREA CANGINI,  fotti il potere, Aliberti editore 2010, pag. 228

[2] Paola Emilia Cicerone, Etnopsichiatria, nella mente degli altri, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 60

Strumenti per cambiare

Spesso mi confronto con cittadini indignati che hanno l’entusiasmo di cambiare qualcosa nel mondo della politica, ma raramente vedo energie indirizzate nella direzione giusta. Ho la strana sensazione che pochi si siano accorti di un cambiamento nelle norme e negli atteggiamenti che esse richiedono. Ebbene i cittadini hanno a disposizione nuovi strumenti per migliorare il funzionamento della pubblica amministra (PA), ma li ignorano. Dal 2009 i cittadini possono e devono giudicare l’operato di dipendenti eletti, dirigenti e funzionari i quali hanno l’obbligo di condividere sui siti istituzionali piani, bilanci e strategie affinché i cittadini possano controllare il loro operato. I cittadini devono poiché dal loro giudizio dipende la qualità della PA. E’ un processo recente, nuovo e pertanto per nulla consolidato che ancora non appartiene alla mentalità degli italiani. Si tratta di uscire dall’apatia politica, dal qualunquismo, dalla cialtroneria e dalla demagogia per studiare e capire come funziona la PA per esprimere giudizi e valutazioni mature. Nel periodo della recessione e dell’austerità siamo chiamati come cittadini a transitare da soggetti passivi che si limitano a votare una volta ogni tanto, a soggetti attivi che suggeriscono soluzioni attraverso il proprio giudizio formatosi anche dalla lettura degli atti pubblici. Se alla riforma della PA con più trasparenza aggiungiamo la crescita culturale dei cittadini con la sperimentazione e l’introduzione di strumenti di democrazia diretta e partecipativa potremmo approdare alla democrazia matura. Ovviamente, questa è un’ambizione che può diventare velleitaria grazie ai limiti imposti dalla guida politica della PA e dai limiti sociali e culturali di noi italiani. La maggioranza dei soggetti politici locali non desidera affatto una partecipazione dei cittadini ma desidera un sostegno alla propria azione. Chi vince una gara elettorale, prima di tutto, organizza la macchina amministrativa per gestire il consenso elettorale, e lo fa per garantirsi la rielezione.

La Costituzione parla del principio di trasparenza, ed in una democrazia vera è essenziale sapere come vengono spese le tasse, ma soprattutto una cittadinanza attiva che conosce i principi costituzionali. Individui nichilisti, apatici e ignoranti rappresentano un danno per tutta la collettività poiché sono facilmente addomesticabili dai politicanti, di turno. Solo da un paio di anni circa possiamo comparare i bilanci delle Regioni per renderci conto degli sprechi, ad esempio sui prezzi indicati nei contratti di fornitura nel settore ospedaliero. Ci rendiamo conto che questa informazione è determinante per fare comparazioni e valutare il giusto prezzo.

Secondo gli articoli 53 e 54 del D. Lgs del 7 marzo 2005 n.82 denominato codice dell’Amministrazione digitale i siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro.

Per cominciare a fare politica, con una certa consapevolezza, esiste una strada molto semplice: accedere al bilancio pubblico del proprio Comune, e successivamente scaricare dal sito istituzionale il Piano Esecutivo di Gestione (PEG), poiché è lo strumento redatto dalla Giunta comunale rispetto alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio. Nel PEG sono indicati i nomi dei dirigenti responsabili e le attività da svolgere, per aree tematiche, e si trova il Piano Dettagliato degli Obiettivi (PDO) per misurare le performance dei dirigenti pubblici tramite indicatori, temporali, qualitativi e quantitativi. Questi documenti: linee programmatiche di mandato, bilancio, PEG e PDO, sono pubblici e spesso si trovano on-line sul sito del proprio Comune. Oggi esiste il Documento Unico di Programmazione (DUP) economica relativo ai tre anni successivi ove si leggono le linee strategiche (le politiche di mandato) dell’Ente e le linee operative (gli obiettivi). In questo modo i cittadini possono sapere come e dove sono state destinate le risorse pubbliche. Il cittadino elettore, partendo dalle linee programmatiche, può agilmente confrontarle gli obiettivi indicati nel PEG e nel PDO e fare una verifica di coerenza, promesse elettorale (programma elettorale) e le attività dei dirigenti, poiché ciò che non c’è scritto nel PEG non si farà. Studiare questi documenti e confrontarli con le priorità politiche (promesse) e la nostra sensibilità (ambiente, energia territorio, sociale, etc.), è il modo più corretto per misurare il mandato elettorale dei dipendenti eletti, e proporre una verifica politica utile a valutare politici e dirigenti pubblici. Se compariamo i valori della Costituzione (l’uguaglianza, la libertà e il merito, la cultura e il patrimonio storico, la ricerca, la tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, la democrazia economica) con questi atti possiamo capire le capacità/incapacità dei politici. Un funzionario pubblico è in grado di aiutare i cittadini nella lettura di questi documenti, ed è sufficiente studiarli una volta per condividere lo schema di lettura di questi atti, e avviare un processo virtuoso di comprensione dei metodi della pubblica amministrazione utili a far funzionare gli Enti pubblici. Questo processo libero ed incondizionato è determinante per qualsiasi società veramente democratica.

Il comportamento sopra descritto rientra persino negli obiettivi indicati dalla riforma della pubblica amministrazione: trasparenza totale, valutazione e benchmarking attraverso una pluralità di strumenti. Si intende perseguire il miglioramento delle performance, il soddisfacimento dei destinatari dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni (P.A.) e la partecipazione dei cittadini. Questi obiettivi devono essere perseguiti anche attraverso lo sviluppo di attività finalizzate alla trasparenza, che consente di far conoscere ai cittadini l’attività amministrativa e i dati delle performance della P.A. e quindi transitare da un ruolo passivo ad un ruolo di stimolo, di controllo e di confronto.[1]

Un’altra innovazione importante del processo amministrativo è l’adozione di criteri di qualità per misurare le perfomance, e il coinvolgimento dei cittadini/utenti chiamati a valutare l’operato di politici, dirigenti e funzionari. Sono i cittadini che attraverso l’uso dei servizi pubblici hanno il diritto e l’opportunità di segnalare disservizi, e soprattutto giudicare l’intero operato dell’amministrazione leggendo bilanci e obiettivi prefissati dagli organi politici. Questo processo di valutazione dal basso fa parte del concetto di qualità insito nella pubblica amministrazione che prevede la “partecipazione attiva” secondo la qualità percepita (soddisfazione/insoddisfazione) dai cittadini/utenti. Secondo le norme attuali è persino previsto un servizio ove il cittadino possa segnalare (telefono, web, sportello) il proprio giudizio, che dovrebbe servire ai processi di autovalutazione dei dirigenti per migliorare il servizio stesso. Questo processo di trasparenza e valutazione anche se previsto, in realtà o non esiste, o comunque viene espresso, praticato. Il ceto politico locale italiano è quello più impreparato e incapace, in senso assoluto. Perché? All’interno del grande processo di globalizzazione neoliberista, con la fine dei partiti di massa e l’assenza di una vera formazione politica per applicare la Costituzione, i soggetti politici non garantiscono candidati adeguati e dignitosi. I soggetti politici preferiscono individui addomesticati per garantire l’interesse delle imprese di profitto. In questo modo, spesso negli Enti locali ritroviamo amministratori che hanno applicato le famigerate riforme strutturali pensate dalle imprese multinazionali, cioè ridurre il ruolo pubblico dello Stato per favorire il profitto dei privati indirizzando la pianificazione di Comuni, Province e Regioni. Riduzione e assenza dei servizi sociali a danno dei più poveri, consumo di suolo, speculazioni immobiliari, aumento delle disuguaglianze e degrado delle periferie: Sindaci e Presidenti di Regione sono i responsabili.

Le norme prevedono che dirigenti e funzionari pubblici debbano attenersi al codice di comportamento[2] secondo principi di fedeltà alla Repubblica, imparzialità e buon andamento e secondo diligenza, obbedienza e fedeltà. Il principio di responsabilità del dipendente pubblico (art. 28 Costituzione) è associato sia a sanzioni che a criteri per valutare il licenziamento[3] e fra questi c’è l’insufficiente rendimento. Per avere buone performance è importante il giudizio di cittadini consapevoli, circa le norme e il buon funzionamento della PA, poiché segnalando comportamenti (qualità percepita) non adeguati essi contribuiscono a migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione. In questo modo chi valuta dirigenti e funzionari potrà avere un contributo dal basso e possedere maggiori informazioni che contribuiscono a formare un corretto riconoscimento del merito e corretta valutazione dell’operato del dipendente pubblico. Con questo tipo di supporto i cittadini potranno influenzare il controllo strategico[4] interno e dare un contributo circa l’adeguatezza e l’integrità delle scelte compiute in ambito di indirizzo politico, in termini di congruenza tra risultati conseguiti e obiettivi predefiniti.


[1] Raffaele Palangeri, Domenico Pellerano, Tecniche di perfomance di management per migliorare la PA. Un percorso di qualità per l’applicazione della riforma Brunetta, Franco Angeli editore, 2012, pag. 14.
[2] D.M. 28/12/2000 e art.54 D.Lgs. 165/2001
[3] art. 55quater T.U.
[4] D. Lgs. 286/1999