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Posts Tagged ‘capitale’

Vi ricordate la famosa frase il lavoro nobilita l’uomo? Oppure il mantra dei sindacati il lavoro produce ricchezza! Sono slogan che appartengono a un’epoca che sta terminando. Il capitale si sgancia dal lavoro, come è stato documentato da Piketty. Sarà la fine del lavoro, come preconizzò Rifkin? L’affascinante teoria è anticipata dai romanzi sui robot con Isaac Asimov nel 1950, poi è proseguito con le prime automazioni nelle fabbriche durante gli anni ’70, e poi le prime linee produttive informatizzate durante gli anni ’80. Oggi le macchine sostituiscono tutti gli operai nelle linee produttive e di assemblaggio, i prossimi licenziamenti ci saranno in tutta la logistica, sostituiti da umanoidi e anche nell’esercito, successivamente troveremo umanoidi anche nell’industria delle costruzioni, e nell’assistenza medica e sociale (lo so sembra un ossimoro robot sociale). Il film L’uomo bicentenario non è utopia, così come il film Elysium ove i ricchi hanno tutto, e usano gli umanoidi nell’esercito e nell’assistenza medica.

Nei prossimi vent’anni i computer potranno ridefinire il mondo dell’occupazione. E rendere obsoleto il 47% dei posti di lavoro. Le macchine stanno imparando a guidare e a riconoscere le emozioni dalle espressioni facciali. I droni effettuano consegne e il robot Brett è in grado di imparare le operazioni ripetitive delle catene di montaggio. I computer ormai sanno interpretare i contesti e a valutare le informazioni.

Entro i prossimi cinque anni, rivela uno studio del Forum economico mondiale, 5 milioni di persone rischiano di essere sostituiti da automi governati da sofisticati algoritmi.

Francamente sapere che un uomo non venga più sfruttato come un robot, ritengo sia un’evoluzione e un impiego corretto delle macchine, ma come preconizzò Heidegger l’uomo non sembra essere in grado di controllare la tecnica, col serio rischio che la tecnica prenderà il sopravvento sulla specie umana. Il fatto che le macchine sostituiscano le persone in impieghi troppo faticosi trova il favore anche di Chomsky, il più importante linguista del Novecento. Pallante direbbe che sarebbe utile «ridefinire il significato del lavoro nella sua complessità, superando la sua riduzione alla dimensione dell’occupazione, cioè della partecipazione alla produzione di merci in cambio di un reddito monetario, per ridare diritto di cittadinanza al lavoro finalizzato ad autoprodurre beni, all’economia del dono e al lavoro creativo».

Dal punto di vista economico l’aspetto inquietante è che la classe politica è del tutto inerte di fronte alla prospettiva di nuovi milioni di disoccupati, poiché il sistema che hanno inventato non prevede l’opportunità della fine della schiavitù. E pertanto dovrebbero pensare di accettare il fatto di ripensare il cosiddetto sistema sociale, sia ripristinando il potere di emettere moneta a credito nelle mani dello Stato, e sia partendo dalla teoria endogena della moneta, di fatto ribaltando l’obsoleto modello economico neoclassico su cui è costruita la religione neoliberale.

Che la tecnica abbia preso il sopravvento, in parte è già accaduto con la stupida finanza e la pubblicità che controllano l’economia globale e schiavizzano i popoli. Inoltre che il capitale si stia separando dal lavoro, è ampiamente documento da Piketty nel suo Il capitale nel XXI secolo, e inoltre basta osservare le borse telematiche e il valore di capitalizzazione rispetto alla tipologia delle imprese. E qui ricorro a un altro famoso film, Matrix, utile a osservare che viviamo già in una realtà virtuale e il software si chiama invenzione dell’economia. Il governo globale non è controllato dalla saggezza delle specie umana ma dai capricci delle imprese private, che fanno un ampio uso della telematica e dell’informatica per manipolare e nascondere. Il capitalismo è la peggiore religione che si possa ideare per schiavizzare i popoli facendo credere loro di dover vivere per lavorare, di dover rubare risorse alla natura per costruire e vendere merci inutili. L’evoluzione robotica delle imprese ha poi sostituito gli schiavi umani con le macchine. Creati nuovi disoccupati per la perdita degli schiavi, il problema per la religione capitalista è non ridurre i consumi di merci inutili. La risposta ha diversi titoli: “assegno universale di sostegno”, “assegno di disoccupazione”, o “reddito di cittadinanza”. Nel mondo privatizzato dal capitalismo che ha mercificato ogni cosa, la risposta è sempre banale, cioè distribuire mance alla servitù entro la soglia di sopravvivenza sostenendo i consumi che interessano alle imprese e alle multinazionali. Fateci caso, chi chiede questa mancia al sistema immorale capitalista sono le cosiddette forze politiche di opposizione, ma tale idea di dare la mancia al popolo nacque nei pensatoi neoliberal consapevoli del fatto che prima poi le macchine avrebbero creato nuovi disoccupati. Ciò dimostra, se fosse ancora una volta necessario, che i soggetti politici che osserviamo nel teatro politico, non solo sono inutili allo sviluppo umano ma favoriscono la regressione culturale dei popoli.

Presentata ingenuamente o abusivamente da alcuni attivisti con le connotazioni di un’idea di “sinistra”, questa rivendicazione sembra, in realtà, totalmente trasversale allo spartiacque tradizionale. Così l’assemblea costituente del “Movimento francese per un reddito di base” si è svolta sotto la direzione congiunta di una personalità come Patrick Viveret, classificato tra gli intellettuali alter-mondialisti, e quella di Christine Boutin, presidente del “Parti chrétien-démocrate (Partito Cristiano-democratico), di destra. In effetti, questo progetto di reddito incondizionato ha le sue radici molto più nel pensiero liberale e ultra-liberale, come vedremo. Recentemente, Laurent Joffrin, il famoso (in Francia) direttore del quotidiano Libérationsi è entusiasmato per questa idea di “reddito incondizionato”, sotto l’influenza di una stella ascendente dell’ultra-liberalismo in Francia, Gaspard Koenig, che è il creatore delthink tank liberale “GenerationLibre”(Generazione libera).

Il 22 luglio 2015, Laurent Joffrin ha spiegato nel suo giornale che la proposta è stata“originariamente concepita da Milton Friedman e destinata non solo a eliminare la grande miseria, ma anche di riformare da cima a fondo uno Stato-provvidenza che questi intellettuali considerano obeso e inefficace”. Ricordiamo che Milton Friedman è uno dei più famosi esponenti del liberalismo economico. È il fondatore della Scuola di Chicago, che ha diffuso le idee ultraliberali in tutto il mondo.

Sempre Pallante: «per migliorare il benessere dei bambini e dei genitori, per migliorare il benessere sociale derivante dal benessere delle famiglie, occorre ridurre il tempo che si dedica alla produzione di merci e aumentare il tempo che si dedica alle relazioni uma­ne. Il miglioramento del benessere individuale e sociale passa attraverso una decrescita del pil. Ma una decrescita selettiva, che distingua le merci in base alla loro utilità e al loro impatto ambientale». Se usciamo dalla schiavitù del produttivismo possiamo agevolmente comprende che al concetto di lavoro dobbiamo associare il concetto di utilità. La sopravvivenza della specie umana dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse finite, non dalla finanza e tanto meno dal consumo di merci inutili. Il software della religione capitalista, inserito come credenza nei nostri programmi scolastici e universitari sta distruggendo la nostra specie. La tecnica, da un lato mostra opportunità e dall’altro lato mostra seri rischi. Per individuare percorsi evolutivi dobbiamo ricorrere a due teorie molto valide, la prima è notissima, scritta nei primi capitoli del Capitale di Marx  e riguarda la distinzione fra valore d’uso (beni) e valore di scambio (merci), aggiornandolo alla distinzione fra beni e merci, e suggerendo il fatto che i beni vanno sottratti alle logiche del mercato. La seconda teoria riguarda i sistemi sociali, cioè la società, che può evolversi imitando i processi auto poietici, cominciando a diffondere e praticare nuovi valori (la tutela dei beni, l’auto sufficienza energetica, la sovranità alimentare) e contaminare il resto della società per liberarla dal dogma della crescita continua. Possiamo usare le tecnologie (auto sufficienza energetica sfruttando le fonti alternative) per consentire ai cittadini di appropriarsi dei mezzi di produzione e ridurre lo spazio del mercato ma aumentare quello della comunità (scambio dei surplus energetici). Si tratta di un nuovo sistema sociale capace di auto regolarsi e auto gestirsi in maniera consapevole per tutelare le risorse locali e offrire prosperità. Il valore di questo sistema sociale non si misura col valore di scambio, e tanto meno con i soldi, ma si misura col valore d’uso che non si può comprare e vendere col denaro. E’ l’utilità sociale la misura delle azioni ma soprattutto è l’infrastruttura rigida del nuovo modello sociale auto poietico. In questo sistema biologico la prosperità è garantita dall’uso razionale delle limitate risorse naturali poste fuori dal mercato, non si possono comprare e vendere, e sono a disposizione delle comunità nella misura delle capacità auto rigenerative dettate dalle leggi naturali, dalla fisica. In questo tipo di società non si vive per lavorare, ma il contrario. Chi vuole lavorare lo fa per utilità sociale e per dare un contributo all’evoluzione della comunità attraverso la propria creatività, il lavoro è una forma di altruismo, cioè l’opposto della società capitalista dove il lavoro è merce e gli sfruttati sono condizionati per accumulare denaro come forma egoistica. Nella società prosperosa esiste ancora la moneta, ma non è ricchezza, non è lo scopo, ma è solo il metro di misura delle azioni di scambio, ed occupa un ruolo marginale. Nella società prosperosa non esiste l’economia del debito, non esistono titoli di stato da comprare e vendere, non esiste la speculazione finanziaria, e tanto meno i famigerati mercati delle borse telematica, è stato tutto cancellato e arrestati i criminali che truffavano i popoli attraverso l’invenzione di sistemi bancari occulti e offshore. La moneta è di proprietà dello Stato e viene creata per pubblica utilità, non esiste rischio di speculazione poiché la quantità è commisurata ai limiti delle risorse e alle esigenze di bisogni reali (non per i bisogni indotti), e non dei capricci delle imprese per favorire consumi inutili, e una parte viene bruciata dallo Stato in caso di eccesso, in questo modo i prezzi si tengono stabili poiché non c’è competitività o rincorsa alle vendite, nessuno produce per aumentare le vendite ma per offrire servizi e merci utili. Anche in questa società esiste l’effimero ma è contenuto, occupa un ruolo marginale ed è l’opposto del capitalismo dove l’effimero occupa un ruolo strategico per sostenere la produttività.

La premessa fondamentale alla teoria sociale è che l’uomo sia razionale e auto cosciente. In questa premessa c’è il nostro problema. La maggioranza degli uomini non è affatto auto cosciente poiché manipolata e psico programmata dalla religione capitalista. La recessione che stiamo subendo per l’implosione del sistema offre spunti di riflessione, e libera le persone dalla schiavitù poiché vanno in conflitto con se stesse e col sistema. Il serio rischio è che le forze politiche trovino soluzioni per tenere in vita il cancro capitalista attraverso vecchi sistemi. C’è chi ipotizza il reimpiego delle politiche keynesiane, e chi ritiene di conservare lo status quo. Esiste anche un’altra ipotesi, molto più coraggiosa e radicale e cioè cogliere l’opportunità di programmare una transizione politica, economica e sociale per uscire dal capitalismo sfruttando le nuove tecnologie e approdare sul piano della bioeconomia.

Sarà la fine del lavoro, come preconizzò Rifkin? No, secondo il mio modesto parere, sarà la fine di determinati lavori, e l’inizio di altri impieghi. Nella società della prosperità non esistono disoccupati, poiché non c’è la necessità di cercare un posto di schiavitù come accadeva per la religione capitalista. Qui le persone sono libere di scegliere i propri percorsi di crescita spirituale e materiale, e sono stimolate a scoprire i propri talenti, poiché ognuno ha il suo talento e deve solo investire il proprio tempo per scoprirlo e mostrarlo. L’intero sistema educativo, una volta ideato dall’industria per favorire la produttività, è stato ripensato per favorire lo sviluppo umano, non esistono più classi dove le persone irregimentate e divise per età, ma si incontrano per sviluppare i propri interessi e le potenzialità creative. Sono gli stimoli e gli interessi che formano i corsi di studio e si avanza per idoneità su gradi di conoscenza e di consapevolezza; non esistono voti o punteggi. Con questo sistema le persone accedono a livelli di conoscenza in maniera più veloce.

Vogliamo vedere un esempio di corretto uso delle tecnologie per favorire impieghi utili? Oltre alla rigenerazione urbana bioeconomica, esiste un altro indotto straordinario, è la mobilità privata che dovrebbe perseguire diversi obiettivi parallelamente per prevenire l’inquinamento: pubblicizzare la vendita di biciclette, migliorare i trasporti pubblici, ridurre il numero di auto circolanti (sono decisamente troppe) e in fine sostituire tutti i motori a scoppio con quelli elettrici. La sostituzione dei motori favorisce gli artigiani meccanici e non l’industria delle auto mobili, che invece riduce le vendite attraverso una saggia politica di sostenibilità.

La descrizione di questa nuova società si può realizzare pianificandola. I sistemi locali del lavoro sono gli ambiti territoriali idonei a questa trasformazione del pensiero, e possiamo colpire il distruttivo sistema capitalista modificando i poteri dello Stato e la natura giuridica della moneta, programmando la rigenerazione dei territori e delle aree urbane. Lo scopo della nostra specie non è l’accumulo compulsivo di denaro e merci, questo è noto a chiunque, ma ci vuole il coraggio di prendere una decisione epocale. Se ai decisori manca questo coraggio, e questo coraggio manca altrimenti avrebbero già avviato la transizione, allora vanno sostituiti al più presto, senza perdere altro tempo. Parallelamente bisogna creare movimenti e raccogliere aiuti finanziari per costruire la transizione realizzando comunità auto sufficienti.

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Uno dei condizionamenti più paralizzanti di questa recessione, o crisi, come la volete chiamare, è senza dubbio la granitica credenza verso istituzioni obsolete come le organizzazioni sovranazionali, le banche ed i soldi. La radice del problema è di natura psicologica, è l’estrema fiducia e reverenza nei confronti di questi organismi incancreniti, e quindi è la nostra struttura mentale a favorire lo status quo, un dogma religioso e timoroso verso il mito, e il Dio danaro. La storia dell’umanità non è fatta di queste istituzioni moderne poiché i popoli non hanno mai avuto questa convinzione, cioè aver timore e rispetto del Dio danaro, la ricchezza si misurava nel saper fare e dall’economia reale. Gli scambi commerciali si sviluppavano nella ricerca e nella distribuzione delle risorse, nella costruzione di città e villaggi, nella capacità di auto produrre e commerciare a breve distanza, fiere e mercati servivano a scambiare le proprie merci e spesso lo strumento di misura era la fiducia, e le convenzioni che di volta in volta si stabilivano, come il baratto, oppure le monete. Buona parte dei popoli trovavano sconveniente l’uso delle monete e la vita degli individui ruotava sulle proprie capacità di costruire, coltivare, tessere, lavorare il legno, il ferro etc. Persino i feudi e le città Stato riuscivano a vivere grazie alle capacità dei sui abitanti nel dissodare e fertilizzare i terreni, e costruire gli edifici, queste conoscenze e capacità erano la ricchezza delle comunità, fra l’impero romano, il medioevo ed il rinascimento l’umanità è stata in grado di costruire le più straordinarie architetture, e tutt’oggi sono ammirate per l’immensa bellezza. Le tasse erano molto basse e soprattutto erano commisurate alla capacità del reddito. Dai sumeri ai popoli aztechi, passando per gli egizi, poi l’impero romano fino ad arrivare al XVI secolo, l’umanità ha vissuto senza il capitalismo. Tutto cominciò con la nascita delle banche, con l’invenzione dei primi titoli di debito e di credito, e l’arbitrio truffaldino di compagnie e banche che dichiaravano di possedere determinate riserve auree utili a finanziare guerre, e tali eventi servivano ai sovrani per espandere i propri interessi, reperire risorse e valori. Tutto il capitalismo moderno nasce su questi presupposti cioè i crimini monetari, alias l’invenzione della ricchezza dal nulla millantando di possedere determinate riserve, e far circolare più moneta rispetto alle riserve stesse. Il capitalismo moderno riesce persino, nel suo intento più maligno, costruire una propria immagine credibile forgiata sulla teoria della domanda e dell’offerta, la “funzione della produzione” e la “funzione del profitto” facendo credere di essere una scienza esatta, nonostante sia in sostanza una credenza, una scienza sociale con tutti gli evidenti limiti di un’opinione che ignora la vera scienza: la fisica e la biologia. L’umanità per tanti secoli ha basato la propria esistenza sulla fotosintesi clorofilliana e lo sviluppo della meditazione, tutto cambiò con l’inizio dell’epoca industriale e la produzione di massa di merci inutili. Questa truffa, cioè l’economia neoclassica, nel 1971, con la fine del gold standard si è evoluta, liberando la matematica finanziaria e telematica dal proprio limite – l’equivalente contro valore in oro, cioè il kg – così da consentire agli operatori finanziari delle borse telematiche di distribuire le risorse monetarie delle proprie scommesse a seconda dei capricci e degli interessi dell’élite finanziaria e delle più influenti corporations. Questi truffatori contemporanei hanno il potere di far apparire e scomparire moneta elettronica creata dal nulla, ovunque lo desiderano e nei cosiddetti paradisi fiscali.

Se è vero che i fattori della produzione: capitale, lavoro e natura sono determinanti per trasformare le risorse in merci, è altrettanto vero che di questi fattori solo la natura ha un limite ben preciso, e questo aspetto è palesemente ignorato dall’economia neoclassica e dalle borse telematiche, che operano in maniera illogica ed immorale. Se intacchi in maniera irreversibile il capitale naturale non rinnovabile è ovvio che la produzione si arresta. Questo limite è notorio, ma a politici, corporations e istituzioni bancarie non interessa affatto, poiché questo limite è un ostacolo al loro tornaconto dell’avidità, e quindi hanno sviluppato un insieme di elementi necessari a nascondere questa ovvietà, e far regredire mentalmente le masse fino allo stato infantile, affinché buona parte dei popoli non si interessi di questo argomento, e l’hanno fatto con tutti i mezzi di manipolazione e persuasione più efficaci: scuola, università, televisione, pubblicità, lavoro, incentivi e premi. Lo stesso indicatore della crescita, il PIL, è funzionale al tornaconto delle corporations, e di quella categoria di burattini senz’anima, chiamati politici, che hanno saputo costruire persino un sistema selettivo dei cialtroni, la casta, ove una volta entrati nel circo, questi burattini possano essere ben retribuiti dal cosiddetto sistema affinché tutto rimanga immutato, la chiamano democrazia rappresentativa.

Se riconosciamo che la ricchezza è insita nella conoscenza, ed oggi questa è maggiormente distribuita rispetto ai secoli precedenti, allora possiamo focalizzare ove sia il nostro limite: la paura. La paura di mettere in discussione una società profondamente immorale e stupida, la paura di realizzare la nostra libertà cominciando a costruire la civiltà della sostenibilità. Per secoli i danari sono stati creati dal nulla, anche quando si faceva credere che ci fosse il limite dell’oro, ed oggi le amenità dell’economia neoclassica condite con la matematica finanziaria sono quelle maschere del potere, che si ripetono ossessivamente in tutti i media, a tutte le ore, poiché gli esseri umani non devono ricordare che la vita su questo pianeta dipende dalla fotosintesi clorofilliana, le persone non devono ricordare che l’energia è gratis, e non devono sapere che attraverso il proprio lavoro possono investire tempo e danari per diventare auto sufficienti.

E’ vero che le attuali istituzioni sono obsolete e dannose, ma possiamo concentrare conoscenze e risparmi in progetti sostenibili ed efficaci, se noi fossimo una vera comunità, non avremmo limiti alla nostra immaginazione e capacità creativa, ma la paura è un nostro limite che possiamo rimuovere, se lo desideriamo. Ad esempio, alcune amministrazioni locali europee hanno pianificato la rigenerazione di una parte dei propri tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita, per sostituirli con quartieri autosufficienti, e stanno favorendo i mercati agricoli locali per auto produzioni di cibo, inoltre stanno sviluppando una certa autarchia economica, ciò significa che di fronte ad una crisi energetica e/o dei mercati le comunità possiedono una certa resilienza, che consente loro di non rimanere colpiti dalle prossime crisi e/o recessioni. Vi raccomando non fatelo sapere in giro, perché il problema sono i soldi!!! Quelli che la finanza crea dal nulla per mantenere alta la corruzione e le guerre  per l’energia degli idrocarburi. E’ altrettanto ovvio che se lo Stato tornasse ad essere sovrano …

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