Candidarmi alle elezioni europee?

Ho un sogno comune a tutti voi: cambiare la società, e vorrei cambiarla dalle fondamenta durante questo passaggio epocale, la fine dell’era industriale e l’inizio di una nuova che possiamo scrivere insieme. Ci sono una serie di analisi che vorrei condividere a tutti quelli che hanno voluto mostrarmi un attestato di stima rispondendo alla domanda se dovessi candidarmi o meno alle prossime elezioni europee 2014. Ritengo che io debba dirvi ciò che sento e provo per quel progetto di casa comune che sogniamo da tanti anni. Il sogno è vivo, e si aggiorna continuamente. Un’analisi importante riguarda la memoria di questo percorso che stiamo facendo, e il valore dell’integrità e la coerenza politica rispetto alle idee ed ai valori in cui crediamo, e su cui si è fondato questo percorso. Per capire bene chi siamo e dove stiamo andando è doveroso accennare ad alcuni passaggi storici del movimento, e molti di questi li ho vissuti personalmente. Il sogno che ho è costruire una democrazia matura, ove i partiti personali non esistono più, ed ogni cittadino meritevole e capace potrà esprimere liberamente la propria arte a servizio del bene comune.

A mio avviso un obiettivo del M5S doveva/dovrebbe essere quello di avvicinare la politica ai cittadini e viceversa, e non avvicinare i cittadini alle poltrone senza verificarne l’integrità morale e le giuste capacità. Negli ultimi tempi c’è molta confusione fra politica e poltrone, e c’è una crisi interna al movimento. La crisi è figlia di un’immaturità degli individui e per l’assenza di un’organizzazione efficace che ha fatto emergere i “giganti” della politica, grazie a un sistema pseudo-feudale. Eppure gli errori furono previsti, ad esempio sin dall’agosto 2012, nel portale ufficiale del M5S, chiesi di introdurre un criterio di pre-selezionare degli autocandidati da mandare a Roma, questo per misurare il livello culturale degli aspiranti parlamentari, suggerendo di dare un’idoneità, usando un minimo di merito e democrazia. Invece in maniera del tutto inaspettata G&C hanno deciso di scegliere i parlamentari fra i non eletti alle amministrative, tradotto con linguaggio grillesco: abbiamo mandato a Roma i trombati delle amministrative. Poi è successo che c’è stata una scarsa partecipazione alle parlamentarie. Nascondere questo errore è imbarazzante, poiché i nostri parlamentari nella sostanza non hanno avuto alcuna legittimità politica dalla base elettorale. In seguito, il sistema del porcellum e la campagna elettorale hanno sancito la nascita di un nuovo leader politico: Beppe Grillo! Il consenso politico del M5S non è stato raccolto attraverso internet, ma dalle piazze e dall’amplificatore dei media tradizionali: televisioni e carta stampata. Tutt’oggi se confrontiamo la partecipazione fra gli iscritti al blog beppegrillo.it e le primarie del PD, il raffronto è imbarazzante. Sicuramente pesa molto il digital divide ed il mezzo internet non va disprezzato, ma valorizzato. Dal punto di vista della legittimità politica e della vera democrazia, G&C dovrebbero riflettere sul fatto che escludere forme tradizionali di partecipazione (elezioni primarie vere, e assemblee legittimate da G&C) sia un autogoal per il M5S, poiché non riesce ad attrarre risorse umane che possono migliorare la società. Sembra che G&C credano nell’illusione politica che con la sola rete di internet e il ruolo del portavoce si possa proporre un nuovo modo di fare politica. Ma la storia e la tradizione democratica mostrano che non è così, poiché la politica è fatta dagli uomini e non dalle macchine. Grillo da uomo di spettacolo lo sa bene, i consensi sono arrivati grazie a lui, poiché ritenuto credibile e quindi depositario della fiducia degli elettori. Il fatto che i partiti tradizionali siano in crisi da trent’anni non legittima la scelta che è stata fatta, anzi aggrava la situazione italiana poiché il M5S corre il rischio inutile di affidare ruoli istituzionali a persone inadeguate ed a volte imbarazzanti. Un movimento politico come il M5S che raccoglie consensi politici dal disagio del Paese dovrebbe fare l’opposto di quello che ha fatto, e cercare di garantire una qualità dell’azione politica, scartando metodi selettivi irresponsabili. Fossi stato al posto di G&C dal giorno seguente, del risultato di febbraio 2013, mi sarei preoccupato di costruire un nuovo approccio selettivo avviando una scuola politica interna per formare candidati migliori per le future gare elettorali, così non è stato.

Adesso, a pochi giorni dalla consegna delle liste per le elezioni europee, nonostante l’errore marchiano delle elezioni politiche il portale ci invia un’e-mail per la candidatura, senza che il M5S selezioni le persone rispetto alla loro storia personale. Nel M5S gli aspiranti candidati emergono da un sito internet senza che qualcuno abbia definito un’idoneità politica rispetto ai valori etici, al programma, alla formazione individuale e agli obiettivi condivisi. Si crede illusoriamente che  la tecnica della followership sia un passo in avanti per orientare gli eletti sulle scelte da fare, una tecnica che nei sistemi di democrazia diretta non solo non esiste, ma è inutile poiché i cittadini decidono senza alcun filtro, e nei tempi lenti e giusti della vera democrazia per consentire una corretta informazione. Nel M5S non c’è nessuno che si prenda la responsabilità politica di capire se i futuri parlamentari avranno la stoffa politica necessaria a raggiungere gli obiettivi che coinvolgono il popolo sovrano, e non si capisce quale sia la strategia politica del M5S. Anzi la responsabilità della scelta viene rigettata agli iscritti stessi attraverso un modello simile ai talent televisivi. Ho cliccato SI per la curiosità di vedere i passaggi successivi, ma non firmerò alcun contratto irrazionale, illegale e incostituzionale come quello che ci viene imposto in maniera unilaterale, poiché puoi candidarti nel M5S se e solo se scambi la tua integrità in cambio di un posto in Parlamento. Credo nei valori della democrazia e per questo motivo rispondo NO, e non credo in un sistema informatico elettorale non trasparente, poiché server, software e gestione non sono nella mani del movimento stesso, ma sono nelle mani di un’azienda privata che abitualmente non si confronta con gli attivisti, e lo fa solo quando gli fa comodo. L’atteggiamento contrattuale è abbastanza evidente, noi G&C non ci fidiamo di voi, e dovete affidarvi a noi perché noi facciamo politica, mentre voi siete a nostro servizio; pertanto firmare un atto illegittimo è un gesto di fede, non un rapporto di stima e lealtà reciproca. Se G&C hanno bisogno di sapere cosa sia la recall e come si attua veramente, sono a loro disposizione. Non intendo deludere le aspettative di tantissimi cittadini che hanno chiesto la mia candidatura manifestandomi un pieno attestato di stima e per questo li ringrazio tanto, ma è necessario fare chiarezza sul reale funzionamento del movimento. Ieri sera a Parma abbiamo svolto l’Assemblea dedicata al tema delle europee e francamente sono sconcertato dall’atteggiamento autoreferenziale di alcuni cittadini; atteggiamento legittimo ma non lo condivido, che hanno deciso di candidarsi cliccando SI senza che questi abbiamo mai dimostrato di aver speso tempo ed energie per il progetto politico, dunque questa è la selezione del movimento, prima mi candido e poi faccio qualcosa per quel progetto, che bell’esempio, ed è la medesima dinamica avvenuta per le politiche nazionali. A mio avviso, non ci vuole coraggio e coerenza per cliccare SI, e poi andare a firmare un contratto immorale, a mio avviso ci vuole più coraggio e coerenza nel dire NO a un modo di intendere la politica, autoreferenziale dal basso e  aziendalistico padronale dall’alto, per tale modello c’è già Berlusconi, ed è ora di dire basta, è ora di tenere la schiena dritta e cambiare la società partendo da noi stessi, dai nostri comportamenti.

Poiché credo nei valori di cui parlo (decrescita felice e democrazia) ritengo di dover prendere le distanze da questi comportamenti. Da tanti anni invano chiedo che il M5S si occupi di formazione politica culturale al fine di avere dipendenti nelle istituzioni, capaci di realizzare quel cambiamento che in tanti auspichiamo. Da sempre chiedo che ci siano procedure e strumenti condivisi per applicare la democrazia interna e stimolare una migliore azione politica. Dopo tanti anni prendo atto che queste sensibilità non appartengono né alla maggioranza degli attivisti/eletti e né a G&C. Da tempo sappiamo bene che il clima nel gruppo parlamentare non sia affatto ideale, anzi ascoltando le testimonianze sembra che alcuni si divertono a produrre dossier, intimidire i colleghi, e impiegare energie mentali in attività indegne opposte allo spirito del M5S stesso. Sembra che il M5S stia prendendo una deriva estremista, e stia deragliando dal mandato politico elettorale. Gli obiettivi iniziali che condivido al 100% sono passati in secondo piano, ed il movimento sta arruolando persone e personaggi che rappresentano l’opposto dei contenuti espressi nei monologhi di Beppe Grillo. Il disinteresse di G&C nei confronti di ciò che accade nei territori è l’opportunità per sedicenti eletti/attivisti autoreferenziali nell’usare il movimento stesso per attrarre galoppini utili alla propria carriera personale, e questo aspetto degenerativo interno è tipico dei partiti tradizionali. In alcune aree geografiche il M5S andrebbe commissariato poiché è nelle mani di persone inaffidabili, nella migliore delle ipotesi. Ad oggi l’atteggiamento e la gestione del M5S coincidono con un certo tipo di modello aziendale, molto verticista sugli aspetti determinanti delle scelte politiche e totalmente libero/autogestito su aspetti ininfluenti (elezioni comunali, gruppi locali e meetup). Inoltre sembra che esista un cerchio magico anche nel M5S, e questo allontana persone che potrebbero e dovrebbero migliorare il progetto politico del M5S.  Un cerchio magico che da cattivi consigli a G&C.

Coerentemente con quanto auspico da tanti anni, ritengo che la buona politica si faccia con la cultura, col sacrificio e la sperimentazione, e non col primo che si presenta mettendoci la faccia, perché questo non è un criterio di merito, ma un criterio del cacchio. Non prevedendo il merito, si favoriscono avventurieri ed opportunisti, e personaggi del tutto autoreferenziali, e così si alimentano tutta una serie di problemi e conflitti interni, che possono essere ridotti all’osso, se e solo se si fosse puntato subito alla sperimentazione della democrazia interna e sui percorsi ad hoc per sviluppare abilità e capacità tramite la cultura politica interna, e sul sistema di rete. Il M5S dovrebbe diventare un’organizzazione a rete, e sperimentare le procedure di democrazia, quella vera. Non si tratta di costruire un partito politico verticista, più o meno di quanto non lo sia già oggi, ma si tratta di andare nella giusta direzione e dotarsi di un’organizzazione orizzontale efficace per fare politica attraverso la ricerca delle sperimentazioni democratiche che possono darci una maggiore qualità dell’agire politico. Tutto ciò se si tiene alla reale partecipazione politica che mira ad includere i talenti, piuttosto che allontanarli come avviene oggi. Il coinvolgimento di talenti avrebbe favorito la crescita qualitativa del movimento stesso. Quando accadrà che i vertici decideranno di avviare questa rete, sarò ben lieto di partecipare anche alle gare elettorali partecipando a vere elezioni primarie interne, fino ad allora darò il mio umile e modesto contributo più o meno di quanto non abbia già fatto in questi nove anni di volontariato. Sono convinto che gli attivisti/candidati del M5S debbano legittimarsi politicamente praticando una scuola politica interna, e che debbano dimostrare il loro valore politico sul campo (non dopo dentro le istituzioni, ma prima), attraverso un normale confronto democratico che può accadere in ambito locale/regionale/nazionale. Tutto ciò nel M5S non è mai accaduto, e gli eletti sono selezionati per caso o cooptati, siamo sinceri, su dinamiche interne basate anche su relazioni amicali, di simpatia/antipatia e di opportunismo politico. In questa fase, poiché gli eletti non hanno svolto quel naturale percorso di legittimità politica dal basso, e poiché sanno di non avere la fiducia degli elettori come ce l’ha Grillo, essi sgomitano per avere la visibilità nei media che gli può consentire di conservare la poltrona donata da Grillo stesso. Queste dinamiche non dovrebbero appartenere al M5S, ma oggi ci sono e sono evidenti, e quindi anche per questo motivo le “competizioni” cooptative non dovrebbero attirare cittadini che credono nel progetto del cambiamento, quello vero che parte prima da noi stessi. Gli iscritti non avranno il tempo e il modo di misurare il merito, le idee e le capacità dei candidati. Tutti dovrebbero avere le medesime opportunità, e gli iscritti dovrebbero conoscere i candidati nel senso politico del termine. L’approccio e le regole delle modalità delle parlamentarie politiche furono quelle televisive, ed anche oggi si ripete lo schema. E’ assurdo che un movimento politico che millanta e si vanta di usare il modello internet per fare politica, poi nella realtà questo stesso movimento adotta i tempi ed i modelli televisivi per selezionare i propri candidati. Internet da l’opportunità di cancellare spazio e tempo, e la parlamentarie del M5S costringono gli iscritti a dare “giudizi” con la tempistica di un telequiz. Ma ci rendiamo conto che già oggi internet consente a tutti noi, con un click, di arrivare a conoscere menti, idee e personaggi interessanti per migliorare la nostra società attraverso la blogosfera, e i social media? E cosa fa il M5S, in un tempo brevissimo si limita a chiedere agli iscritti se preferiscono Tizio o Caio? Probabilmente gli iscritti non sanno neanche chi siano Tizio e Caio, cosa abbiano fatto per gli obiettivi del M5S! Nessuno è messo nelle condizioni di conoscere e approfondire la storia di Tizio e Caio, nessuno secondo le proprie sensibilità, quelle che ognuno ritiene prioritarie, e quelle che il M5S stesso ritiene prioritarie, e quindi ancora un volta sarà la casualità/cooptazione a determinare la selezione nella migliore delle ipotesi; mentre le menti migliori, forse, non sono neanche iscritte al portale del M5S.

Per quanto riguarda le elezioni europee non ho capito quale sia il progetto politico, e cosa dovrebbe fare un parlamentare per conto del M5S?! I sette punti indicati a Genova? Punti che non sono stati proposti, discussi e votati dalla base. Quei punti sono palesemente contraddittori e alcuni sbagliati. Ad esempio, togliere il pareggio di bilancio è di competenza del Parlamento italiano che l’ha inserito in Costituzione (art. 81). Il M5S o forse bisognerebbe dire Grillo&Casaleggio, visto che i sette punti li hanno proposti loro, non hanno l’obiettivo di superare l’economia del debito, anzi proponendo gli euro bond dimostrano di essere quanto meno contraddittori, euro bond che dovrebbero essere coperti con le riserve auree della Banca d’Italia, insomma un danno per gli italiani. Certo gli euro bond, proposti illo tempore da Tremonti, cancellano lo spread, ma perché nel tuo blog parli del debito odioso? Forse sarebbe più corretto e coerente proporre prima l’azione legale del debito odioso, e poi uscire dall’economia debito, non credete? Attraverso un contratto illegale G&C chiedono un attestato di fede su sette programmatici imposti unilaterlmente, i punti sono contraddittori con quanto propaganda Grillo stesso, e sui quali qualcuno, non si sa bene come, potrà addirittura chiedere la revoca del mandato e imporre una sanzione, francamente questa faccenda come minimo è ridicola. Grillo parla di un’altra economia e usa i contenuti della decrescita felice, ma poi i suoi obiettivi di programma sono ambigui. La proposta di referendum sappiamo essere inutile, poiché è possibile solo una consultazione, poi decide sempre il Parlamento, e quindi bisogna avere la maggioranza parlamentare a Roma. Poi se si vuole cambiare l’UE all’interno delle istituzioni, bisogna tener conto che l’Ue lavora col principio della co-decisione, e che il Parlamento ha meno poteri di Commissione e Consiglio d’Europa, composto dai Governi degli stati membri. Con l’elezione del Parlamento cambierà anche la Commissione composta dai delegati nominati dagli Stati membri, e la Commissione ha il potere di iniziativa sulle direttive. Tutto ciò lascia intendere che ci vorrebbe una maggioranza politica per ogni Stato membro che compone la maggioranza politica nel Parlamento e nel Consiglio d’Europa, cioè ci vorrebbe una maggioranza politica transfrontaliera per avviare il percorso che porta alla ridiscussione dei Trattati. Insomma, dal punto di vista dell’azione politica sembra sia più facile uscire dall’euro zona, piuttosto che cambiare l’UE stessa dall’interno. Ciò non toglie che avere un voce critica interna al Parlamento non sia utile, anzi, ma si tratta di una voce singola poco coordinata con gli altri gruppi politici.

Dal punto di vista della strategia esiste un’altra strada per condizionare l’UE, e cioè coordinare l’azione politica dei paesi periferici e ottenere singoli obiettivi su MES, fiscal compact e patto di stabilità e crescita. Il M5S dovrebbe vincere le elezioni nazionali e far pesare la gestione del proprio debito estero mettendolo in discussione, e suggerendo la medesima strategia agli altri paesi periferici al fine di cambiare la natura fiscale di tutta l’UE, e cambiare le funzioni della BCE, della BEI e delle stupide regole contabili per superare l’economia del debito. M5S dovrebbe introdurre il principio della moneta fiat money per gli investimenti socialmente utili, e quindi essere liberi dal condizionamento dei famigerati mercati finanziari che inseguono la religione della crescita infinita, poiché il capitalismo giudica la convenienza degli investimenti rispetto al PIL, mentre lo Stato investe a prescindere secondo i bisogni reali dei cittadini. Bisognerebbe cambiare la natura dei Trattati togliendo il neoliberismo, e farli somigliare più alla Costituzione italiana che prevede la garanzia di uno stato sociale, e bisognerebbe puntare alla tutela de beni comuni, separando il concetto di bene da quello di merce e suggerire il concetto di valore non associato al lavoro, poiché non tutti i lavori sono utili. Tutto ciò non rientra nel programma del M5S che parla di strani sette punti, e questo mi lascia molto perplesso. Queste elezioni alle europee saranno solo una consultazione per capire se accelerare o meno sui progetti in corso d’opera, ed i trattati commerciali transatlantici rappresentano la dimostrazione del fatto che l’élite del WTO non ha ostacoli poiché ha ed avrà diversi fedeli nella Commissione e nel Consiglio.

Cosa dovrebbe diventare il M5S: il mio consiglio è che le risorse economiche del movimento siano concentrate su un progetto politico di ampio e lungo respiro, con un progetto organico ed omogeneo rispetto agli obiettivi annunciati. In Italia manca uno strumento democratico vero, un partito o un movimento sinceramente a servizio dei cittadini, e questa assenza impedisce la partecipazione politica di tutti quei cittadini onesti, capaci e meritevoli che potrebbero cambiare le sorti del Paese. La realtà sociale ed il futuro degli italiani non dipendono dalle prossime elezioni europee e non dipendono neanche dal M5S stesso. Gli italiani hanno bisogno di costruire un percorso al processo decisionale della politica nuovo e diverso, e fino ad oggi M5S non è stato all’altezza di questa aspettativa, il M5S è una speranza, non un progetto politico maturo ben costruito. A mio avviso la speranza deve trasformarsi in un progetto serio e concreto. Se io fossi al posto di G&C, sposterei le risorse mentali ed economiche nel costruire domani mattina una scuola politica che consenta ai cittadini italiani, non solo gli iscritti ad un blog, di partecipare ad un percorso ove si possano apprendere abilità e capacità per costruire una società fondata su nuovi paradigmi culturali. Già questa proposta mostra una visione diversa dall’attuale M5S, che non si limita a fare da sponda politica all’azione di chi governa, ma lavora sul territorio per favorire la nascita di un futuro migliore. I cittadini devono poter conoscere nuovi modi di partecipare, progettare, costruire, auto produrre e scambiarsi le eccedenze al di fuori del mercato monetario e mercantile. Anche gli eletti 5 stelle, mi danno l’impressione, spero sbagliata, di girare a vuoto e di non rendersi conto che hanno a disposizione l’opportunità di usare le ingenti risorse finanziarie di cui godono per fare qualcosa di diverso, ma non lo fanno forse perché non se ne rendono conto, visto il clima poco costruttivo, o perché non vogliono, o perché gli è impedito, francamente non lo so. L’Italia ha circa 8092 Comuni con le loro rappresentanze politiche da formare, e questo vale anche per i loro dirigenti e funzionari che vivono nel paradigma sbagliato, vogliamo farglielo sapere? Nessun partito politico ha pensato di divulgare in maniera efficace e capillare il cambio di paradigma culturale di cui noi tutti abbiamo bisogno, e stiamo sprecando energie nella direzione sbagliata poiché ci limitiamo a fare la corsa per prendere le poltrone quando il potere di cambiare il corso della storia, se abbiamo la coscienza per farlo, c’è già. Le Regioni fanno leggi ed hanno il potere politico a la responsabilità di realizzare i cambiamenti necessari, allora mi chiedo, ma perché il M5S non pianifica, prepara, forma e seleziona persone talentuose? E’ necessario che il movimento si dia una bella svegliata sull’organizzazione interna gestita dagli attivisti/iscritti per approdare in ambiti più umili, seri e professionali.

Per cui mi sarei candidato alle europee senza alcun dubbio e l’avrei fatto nel M5S per il M5S; caro Beppe quando deciderai di rinunciare a certi atteggiamenti e faremo nascere il movimento di cui abbiamo bisogno, fammelo sapere, e andremo tutti insieme, da pari, a mostrare la straordinaria opportunità di una nuova società, più equa, più giusta, più bella, più sostenibile e mostrare come noi nel M5S siamo coerenti con quello che promettiamo. Arrivederci caro Beppe, ti abbraccio Peppe Carpentieri, uno dei tanti che con umiltà e spirito di sacrificio ha inventato il movimento, consentimi di dirtelo: quello vero.

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Tracollo di un modello, avanti un altro

Gli italiani hanno deciso: non si fidano più di PD e PDL ed hanno scelto il «salto nel vuoto» offerto da Beppe Grillo col suo M5S. Un’efficacie e faticosa compagna di comunicazione, iniziata anni fa, una semina durata anni, cominciata nel 2005, ha portato i suoi frutti. Nell’indifferenza e nel menefreghismo del sistema massmediatico Grillo ha saputo costruirsi una credibilità, indirizzandola in un preciso progetto politico.

Mi sembra del tutto normale che la forza convincente del massaggio politico è stata trovata nella crisi di sistema che il potere ha creato. Crisi morale, crisi economica, crisi industriale e crisi ambientale. L’enorme incertezza economica e l’aumento della disoccupazione con l’assenza di risposta dei partiti tradizionali sono fra gli aspetti più determinanti di questa svolta. Fu Berlinguer, nel 1981, con estrema chiarezza, che disse «i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia», pertanto possiamo immaginare che la crisi morale non sia sul podio delle cause del cambiamento in corso, ma piuttosto la crisi del sistema produttivo (il lavoro e l’instabilità economica). Non c’è dubbio che oggi sia importante introdurre l’etica nella politica: eliminare i privilegi della casta, riformare le istituzioni per renderle più trasparenti e democratiche, e razionalizzare il sistema politico, non c’è dubbio. Questa sarà una priorità del legislatore.

Ma una volta cambiata l’organizzazione istituzionale rimane il dilemma: il lavoro?

La risposta è semplice, farlo un pò meno, ma per creare lavoro socialmente utile bisogna cambiare il sistema economico dalle fondamenta: dai suoi paradigmi obsoleti, dannosi e immorali.

In un noto libro, Rifkin raccontò «la fine del lavoro» in una società, la nostra, che poggia i suoi paradigmi sulla crescita, il PIL, il petrolio e la moneta. La previsione dell’aumento della disoccupazione nella società industriale è stata ampiamente azzeccata. Il maggiore impiego di tecnologie avanzate nel settore industriale ha ridotto drasticamente il numero di occupati, ed i politici non hanno saputo pianificare l’innovazione tecnologica verso settori socialmente utili. Mentre l’industria si avvaleva delle migliori scoperte e della delocalizzazione per aumentare i profitti degli azionisti, nessuno ha voluto preoccuparsi di dare una risposta concreta sia ai disoccupati in aumento, e sia ai nuovi laureati, maggiormente specializzati rispetto al passato, ma altrettanto disoccupati.

Il mainstream usa termini terroristici contro i popoli, come lo spread, e manipola questi strumenti per creare panico e danni materiali affinché i Governi continuino a rimanere schiavi del sistema denominato “economia del debito“. Non c’è nulla di reale in queste minacce, nel senso che la finanza non è ricchezza reale, ma una convenzione, un’arma che viene brandita per ricattare, rubare e conservare posizioni di predominio e di egemonia, stiamo parlando di pura alchimia medioevale, di poteri psicologici piuttosto che armi tangibili.

I famigerati mercati non hanno alcun interesse vedere le Nazioni in default, preferiscono la guerra civile, piuttosto che far dichiarare il fallimento. Nonostante chiunque abbia un pò di confidenza con qualche bilancio e indicatore può rendersi conto del fallimento della Spagna, o dell’Italia e della Grecia.  Abbiamo almeno due esempi: l’Argentina e la Grecia. L’Argentina dichiara fallimento e diventa libera. La Grecia non dichiara fallimento e viene tenuta nell’euro zona. Poiché il debitore fallito non ti pagherà più non conviene far dichiarare fallimento. L’Argentina non solo ha potuto negoziare il debito restituendo meno, ma adesso è libera. Ma la storia insegna altri esempi e come i debiti siano stati rimessi, negoziati, tagliati, cancellati.

Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda possono negoziare il proprio debito. Non si tratta di non di mantenere le promesse, ma di pagare il giusto. Il sistema finanziario usurario sta trasformando il debito delle Nazioni, in Stati insolvibili, alcuni sono già insolvibili, e questo i mercati lo sanno bene. Un politico onesto e responsabile, consapevole di tutto ciò non dovrebbe continuare a strozzare i propri concittadini, ma dovrebbe convocare i colleghi europei ed alla luce di tutto ciò, dovrebbe fare una cosa semplice e di buon senso. I mercati potranno assicurasi di vedersi ripagati i prestiti, ed i cittadini potranno tornare a lavorare certi di un salario assicurato e non più minacciati dagli indicatori finanziari usurai.

La crisi del sistema può essere affrontata e risolta uscendo dai vecchi schemi mentali, uscendo dagli indicatori obsoleti meramente quantitativi, e possiamo cominciare a misurare i valori che ci interessano veramente, con criteri qualitativi che misurano come si producono le merci e perché si producono. Nel solo periodo di transizione, ove si pone rimedio agli errori imposti dal sistema odierno dovranno crearsi migliaia di posti lavoro. Bonifiche, risparmio energetico, mobilità intelligente, tutela e conservazione del patrimonio, etc.

L’energia che serve a questi progetti può arrivare da un modello di pensiero economico realista che riconosce il limiti fisica della Terra (la natura), e che riconosce alla Repubblica, allo Stato, la sovranità e il potere supremo di creare uno strumento di misura delle risorse sfruttate in maniera proporzionale ai bisogni reali, cioè la moneta è strumento, non ricchezza. Prima la bioeconomia diventa criterio di misura e prima potremmo prendere decisioni più responsabili.

Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dall’emissione di Titoli, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, la fiducia. La condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e la fiducia nelle comunità e produce scambi: economia reale.

L’Europa può trasformarsi da un sistema liberista, qual è oggi, in un sistema di economia reale e l’approvvigionamento di merci prodotte con risorse non presenti sul territorio può essere scambiato con un’altra convenzione stabilità dai paesi che stringono accordi. Ad esempio si può creare una riserva di valore per misurare gli scambi fra Europa, Cina e India.

leggi anche:

I chiacchieroni che governano da sempre, 28 febbraio 2013
Il futuro dell’Italia?, 27 febbraio 2013
Lo stolking delle SpA, 19 febbraio 2013
Politica industriale, 15 febbraio 2013
La ricchezza degli italiani, 23 gennaio 2013
Finanziarie la prevenzione, come? 22 gennaio 2013
Tecnologie del buon senso, 6 gennaio 2013
Il bivio, 12 dicembre 2012
I luoghi della decrescita felice, 20 novembre 2012
Tecnologie della decrescita felice, 19 novembre 2012
debito e soluzioni, 13 novembre 2012
Il buon senso che cresce, 28 marzo 2012
Uscire dalla “crisi”, 2; 5 marzo 2012
Come uscire dalla “crisi”, 28 febbraio 2012
Soluzioni e idee per un Paese più bello, 19 gennaio 2012
(Ri)Lanciare l’economia reale col buon senso, 11 gennaio 201
Decrescita e architettura, 19 ottobre 2011
Ripensare la società insieme ai cittadini, 3 ottobre 2011
Decrescita felice e qualità della vita, 30 giugno 2011
Immaginare il cambiamento, 14 giugno 2011
Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito), 26 maggio 2011
Possiamo farcela, 11 aprile 2011
Energia, basto poco … , 28 marzo 2011
Agire direttamente, 10 febbraio 2011
Rompere l’incantesimo, 18 gennaio 2011
Capitano, siamo un faro. 12 gennaio 2011
cambiamo tutto, 3 novembre 2010
Cambio i miei pensieri, 7 ottobre 2010

Beppe Grillo contro Beppe Grillo

Milano, Teatro Smeraldo 4 ottobre 2009

Beppe Grillo aveva dato il consenso alla lettura di questo testo poi, negato all’ultimo momento. Non si comprendono le ragioni e neanche le risposte date a fine spettacolo.

documento-discorso deliberato dal ‘basso’:

Dalla lettura di diversi “forum-meetup” emerge con straordinaria fermezza la voglia di costruire un movimento realmente democratico fondato sull’etica e non sulla sola opportunità di prender parte a gare elettorali tramite l’aiutino del personaggio testimonial di turno.

Il percorso di consapevolezza avviato in questi anni ha condotto questi cittadini a non poter rinunciare alla propria libertà, sia essa intellettuale che politica e pertanto il movimento non può nascere da compromessi che facciano rinunciare alle elementari regole civili: vera democrazia, partecipazione alla sua costruzione, trasparenza e meritocrazia. Siamo fortemente convinti che in ambiti paritari dove non ci siano “guru” si potranno ascoltare gli uomini liberi e portatori di idee e valori e le leadership naturali emergeranno perchè saranno i facilitatori di questo libero scambio della cultura di una nuova cittadinanza.

All’interno dei “gruppi meetup”, l’esperienza di questa “avventura” ha mostrato che la conoscenza di valori e metodi democratici applicati durante incontri aperti, la verifica di presenze ad azioni comuni, il pluralismo delle idee hanno consentito di arrivare a deliberazioni eticamente qualitative e più durature nel tempo poiché maggiormente partecipate.
Pertanto, riteniamo naturale che un percorso culturale condiviso renda più efficace la comunicazione interna e la valutazione delle istanze pervenute dal basso. Questo metodo renderà possibile la progettazione di una società fatta per gli esseri umani.

Esempi propositivi furono: la procedura di “programma partecipativo” (novembre 2006) – partita dal gruppo 280 – per organizzare l’ordine del giorno del raduno genovese, l’inizio del percorso concreto e testato sul territorio di liste civiche in democrazia diretta sfociato nelle liste civiche a 5 stelle, la proposta di creare di un editore puro (raduno bolognese) reale investimento per l’intero movimento (dicembre 2007) e la presentazione di un social network autogestito (liste civiche.org – giugno 2008). Si evince la bontà delle idee dalla nascita di quotidiani come il “T.A.V.”, “Pandora” ed “il Fatto”, progetti che si ispirano all’idea dell’editore puro. Infatti, tale percorso ha prodotto numerosi risultati in ambito locale in termini di idee creative, di ricchezza umana, culturale, sociale e di buone pratiche amministrative successivamente proposte ai nostri dipendenti in maniera ferma ed efficace.

Considereremo il programma politico pubblicato sul blog di Beppe Grillo come l’ideale cornice in cui si muoveranno le liste civiche che sentono di essere il frutto di questo percorso ma non basta.

Diversi “gruppi meetup” sono uniti dalla condivisione di linee politiche: decrescita felice, vera class action e strumenti di democrazia diretta che autonomamente portano avanti.
Ora partendo dalle cose che ci uniscono condividiamo l’esigenza di un movimento coeso ma non senza regole scritte con noi. Proponiamo la creazione di uno statuto, un modello federativo, che regoli il processo democratico deliberativo, che definisca ruoli e competenze per la gestione delle risorse e la modalità di selezione dei candidati che si deve ispirare al modello delle primarie vere.

Auspichiamo che il virus del buon senso possa raggiungere tutti i gruppi e che insieme attraverso un approccio olistico si possa costruire un soggetto politico realmente democratico libero da condizionamenti, fatto dai cittadini per i cittadini.

Elenco delle prime sottoscrizioni, ne arriveranno altre:

Alberto Bacchini (meetup Nonsologrilli Parma – Fidenza, PR)
Alessandro Cuppone (meetup Bologna)
Alfonso Bonafede (già candidato Sindaco Lista civica Firenze)
Amici di Beppe Grillo Bologna (meetup 14 – dal sondaggio 75% favorevoli)
Amici di Beppe Grillo Firenze (meetup 12)
Amici di Beppe Grillo Massa e Montignoso
Amici di Beppe Grillo Perugia
Amici di Beppe Grillo Roma
Amici di Beppe Grillo Trasimeno
Andrea Conti (GA gruppo 280 – Terni)
Andrea Maggi (GO meetup Roma)
Anna Ricci (meetup Milano)
Aphler Sasso (Comacchio – FE)
Asli Haddas (meetup Milano)
Barbara Spinelli (meetup Roma)
Cinzia Pizzarotti (meetup Nonsologrilli Parma)
Claudio Torrenzieri (Castrocaro Terme – FC)
Daniele Arduini (GO meetup Rimini)
Dario Tamburrano (meetup Roma)
Enrico Nannetti (meetup Bologna)
Federica Salsi (meetup Bologna già consigliera Lista Civica)
Federico Pizzarotti (meetup Nonsologrilli Parma)
Franco Dell’Alba (GA gruppo 280 – Alessandria)
Luca Rizzelli (GA meetup Nonsologrilli Parma)
Lista Civica Grilli Massesi
Lista Civica Pescaraincomune by Amici Beppe Grillo
Gian Marco Fagnini (meetup Massa e Montignoso)
Gianni Smarrelli (GA meetup Pescara già candidato Lista civica)
Giorgio Draghetti (meetup Bologna)
Giorgio Stella (Meetup 280, Qui Matera Libera – Potenza)
Giovanna Di Flaviano (gruppo 280)
Giovanni Nocella (meetup Formia – LT)
Giuseppe Carpentieri (GO meetup MDF, GO gruppo 280, GA sostenibilità e decrescita – Parma)
Gruppo Reset Teramo (meetup 48)
Luciana Pellegreffi (Milano)
Marco Di Gennaro (GA meetup Massa e Montignoso, già candidato Lista Civica Grilli Massesi)
Marco Pericci (Amici Beppe Grillo Firenze)
Marco Vagnozzi (GA meetup Nonosologrilli Parma)
Maurizio Buccarella (GO Meetup 167 – “Salentini Uniti con Beppe Grillo” – Lecce)
Michele Crapuzzo (già candidato Lista civica Firenze)
Michele Morini (meetup Nonsologrilli Parma)
Michele Palma (meetup Carrara)
Michele Pietrelli (già candidato Sindaco Lista civica Perugia)
Nicola Pierobon (qui New York libera)
Nonsologrilli Parma
Paolo Bonacchi (Pistoia)
Patrizia Pappalardo (già candidata – capolista- Lista Civica Capannori – Lucca)
Roberta Lombardi (meetup Roma)
Rossella Lezzi (GA gruppo 280 – Bergamo)
Stefano Murgo (già candidato Sindaco Lista civica Pescara)
Vincenzo Bruno (GO meetup Nonsologrilli Parma)
Vittorio Di Giacinto (meetup Teramo)

Di Dario Tamburrano:

Sono Dario Tamburrano uno dei sottoscrittori di questo famoso documento.

Per prima cosa vorrei replicare a coloro che parlano di impegno fattivo:

i sottoscrittori, perlomeno tutti quelli che conosco direttamente (la maggior parte di essi) sono Cittadini italiani che si dedicano a tempo pieno all’attività sociale, culturale e politica, hanno partecipato alla realizzazione di entrambi i vday e delle liste civiche nella loro città e partecipano in maniera attiva e fattiva alle attività virtuali e reali del Movimento da circa 4 anni. Tutto cio’ spesso sacrificando lavoro, soldi, affetti amicizie e famiglia. Pertanto a mio parere sono persone titolate non solo a firmare ed a parlare, ma anche a fare richieste: è sufficiente inserire i loro nomi su google per capire di chi si parla, quello che hanno fatto e come la pensano.

E’ piuttosto sorprendente la grossolanità dell’errore politico commesso non dando voce reale non solo a coloro che il Movimento lo hanno costruito e portato avanti: e’ stata la prima volta infatti che il movimento ha costruito in rete in pochi giorni un documento condiviso e lo ha votato nei rispettivi meetup elettronicamente e senza quorum.

Poteva essere una grande testimonianza di coerenza, certamente utile perlomeno a fugare dubbi ed incertezze che sono in realtà assai piu’ diffuse tra i meetup di quanto molti abbiano il coraggio di manifestare pubblicamente. Dubbi ed incertezze che, vi assicuro, si vanno facendo sempre piu’ pressanti.

A Milano abbiamo invece assistito ad una spettacolarizzazione rigidamente pianificata ed all’occasione mancata da parte di Beppe Grillo di dimostrare di essere un Movimento di reale partecipazione. Di dimostrarlo non solo ai media (di cui ha dimostrato di avere in realtà una preoccupazione assai maggiore di quanto non dichiari), non solo agli spettatori/invitati di poche ore, ma a coloro che il Movimento lo praticano e lo portano avanti ogni giorno, ognuno secondo le proprie attitudini e nel proprio territorio di appartenenza, spesso dietro le quinte, in un deserto culturale e mediatico frequentemente molto ostile.

Se quindi oltre ai gruppi di appartenenza queste persone si sono sentite di presentare delle proposte e di firmarle con nome e cognome, cio’ nasce da esigenze precise nate dall’esperienza e non sono pertanto pippe mentali di troll senza volto della blogosfera o di ipotesi complottiste come qualcuno ha indirettamente detto nei commenti che precedono. Non è un desiderio di visibilità, come qualcun altro ha insinuato, ma un atto di coraggio e fermezza.

Le esperienze delle liste civiche, dei vday, del “congresso” di Firenze, oltre a vari eventi “minori” hanno evidenziato delle criticità gestionali da parte di Casaleggio/Grillo in quasi tutte le città:

* mancanza di fondi o nessuna indicazione/precauzione sulla destinazione degli eventuali rimborsi elettorali o referendari.

* mancanza di chiari criteri decisionali sulle candidature (fenomeno che si aggraverà con le regionali sia per importanza che per i diversi meccanismi elettorali)

* nessuna scuola politica ai candidati/eletti (diritto amministrativo, funzionamento della macchina pubblica, assenza di testi di riferimento sui punti programmatici e sulle loro modalità reali di attuazione) se non uno striminzito incontro dopo 1 anno dall’elezione dei primi consiglieri nel 2008

* indicazioni discordanti in varie occasioni da parte dei componenti lo staff di Grillo e da Grillo stesso

* lancio improvviso ed estemporaneo di eventi ed iniziative senza nessuna pianificazione o verifica di fattiblità: gita davanti alle sedi dei partiti del 25 luglio 2008 poi annullata (è illegale lo sanno tutti gli organizzatori di eventi politici), share action contro telecom fallita (per cavilli legali non presi in considerazione), vday contro il nucleare annunciato e poi annullato (non si sa perchè)

* Il tesseramento di massa nel PD

* promesse non mantenute di pubblicazione sul blog di segnalazioni di eventi ed attività messe in piedi da gruppi locali (meetup e/o liste civiche) con conseguente deficit inaspettato di visibilità se addirittura con danno economico e/o “psicologico” degli organizzatori.

Questo elenco (incompleto) descrive fatti e non supposizioni complottiste.

Fatti che dimostrano (nella ipotesi piu’ garantista), perlomeno un’improvvisazione, una superficialità ed una mancata comunicazione di tipo paritario e fiduciario tra i soggetti coinvolti che è assai poco rassicurante.

E’ un fenomeno naturale delle comunità chei i nodi non risolti prima o poi vengano inevitabilmente al pettine. E’ successo a Roma (e successivamente in altre città) con l’avventura della Lista civica nel 2008 ed abbiamo fondati timori che lo stesso accadrà con il Movimento di Liberazione Nazionale. I nodi sono simili e mai affrontati, tantomeno risolti, piuttosto incancreniti. Ed i problemi inevitabilmente arrivano.

La cautela a questo punto è d’obbligo…

Mi auguro pertanto che questo Movimento non sia solo l’ultima intelligente e strumentale appropriazione solo di un vocabolo della lingua italiana come abbiamo già assistito con altre fantastiche parole come, Italia, Libertà, Popolo, Democratico, Sviluppo e Sostenibilità che il marketing politico e commerciale hanno già da tempo svuotato di ogni reale ed originario significato: il Movimento cui si ispira Grillo, è descritto splendidamente da Pawl Hawken in Moltitudine Inarrestabile, esiste già da tempo, è in crescita in tutto il mondo, è espressione del momento storico globale e pertanto nè un simbolo, nè un testimonial d’eccezione se ne possono appropriare svalorizzandolo.

Annunciare la nascita di un movimento che richiede un ulteriore e piu’ gravoso impegno da parte degli attivisti senza fare chiarezza, in principio ed una volta per tutte (in primis a mio personale parere sul conflitto di interessi tra due formazioni politiche distinte il cui marketing è gestito dalla medesima società) porta al rischio dell’abbandono da parte di molti (come è già avvenuto) con la perdita di quell’enorme bagaglio di esperienze locali, di competenze e di reti di rapporti interpersonali che il movimento ha finora costruito in Italia già da molto tempo prima della sua ufficializzazione e che ne è la sua reale forza e novità.

Anche nel tanto vituperato partito democratico è stato permesso ad una tal Debora Serracchiani, allora sconosciuta ai piu’, di esprimere pubblicamente e come delegata il disagio presente nella “base”. Il nostro documento non era una protesta, ma una richiesta di ascolto di proposte utili a costruire un movimento piu’ forte e coerente con i principi programmatici enunciati. Non sono piu’ accettabili quindi, nè le battutine ironiche, nè lo scarico di responsabilità e tantomeno gli “escamotage da camerino” da parte di chi, nei fatti da tempo, ed ufficialmente da ieri, è a tutti gli effetti un Leader Politico. E’ peraltro assai grave (se non sintomatico od addirittura rivelatore), non solo l’evasività delle risposte, ma il maldestro tentativo di screditamento operato nei confronti di coloro che si sono fatti in maniera piu’ decisa portatori di queste istanze. Ne sono testimoni una 20ina di persone rimaste basite da certe affermazioni e modalità di confronto tra Beppe Grillo ed attivisti. Ho visto che qualcuno di noi ha ripreso l’accaduto e se non verrà divulgato in rete credo che sarà solo per il senso di responsabilità che molti dei presenti hanno nei confronti dei propri compagni di viaggio.