Uscire dall’economia del debito

Pagare i fornitori che hanno lavorato per la Pubblica Amministrazione, dove trovare i fondi? Gli attori politici indottrinati dall’economia del debito non potevano dare risposte più banali e scontate: mediante l’emissione di Titoli di Stato.

Si cerca di mostrare all’opinione pubblica, da alcuni anni, che tale sistema non è più sostenibile, esso è soprattutto immorale, iniquo e sta producendo danni ai paesi “occidentali”. E’ noto che negli USA e nel Giappone il debito pubblico sia solo un problema relativo poiché nessuno intende ripagarlo, ma viene usato come un’asticella da alzare e controllare, atta a contenere la tassa occulta chiamata inflazione, tutto qua. Gli Stati sovrani sono consapevoli che la convezione adottata non sia affatto perfetta, anzi, e per evitare di produrre danni maggiori di quanto vengano prodotti nell’euro zona, puntualmente usano la scelta politica di alzare l’asticella del limite prefissato, e distribuire risorse monetarie ove preferiscono, in gergo si chiamano politiche espansive. L’UE funziona per un mercato liberista, non è contemplato l’intervento dello Stato per aggiustare l’economia. In questo contesto competitivo si avvantaggiano i Paesi centrali a danno di quelli “periferici” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), che col trascorrere del tempo diventano simili alle economie in via di sviluppo, tanto per usare un linguaggio noto alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale.

Dov’è il problema? Il capitalismo è il problema, perché funziona su credenze e convenzioni che non considerano né le leggi della natura e né i diritti dell’uomo. L’avrò raccontato tante volte: la moneta è creata dal nulla, mentre le maggioranze politiche degli Stati europei che hanno scelte di creare un’are economica liberista, chiamata euro zona, rinunciando al controllo delle politiche monetarie affidate dalla BCE. In quest’area liberista sono aumentate le disuguaglianze e il divario fra Paesi “centrali” e quelli definiti “periferici”. L’euro è una moneta debito condizionata dal mercato, che ricatta gli organi politici democraticamente eletti, gli unici che dovrebbero decidere del proprio destino. All’interno dell’euro zona è il mercato che determina il destino dei popoli. Le regole contabili e la continua crescita secondo la religione capitalista liberista hanno trasferito potere politico dalle istituzioni al mercato orientato e condizionato dalle multinazionali, e dal sistema bancario privato. A partire dalla deregolamentazione della finanza e dei mercati, chiunque entri nell’euro zona partecipa a un nuovo ordine mondiale, partecipa a un unica grande zona commerciale liberista, non democratica, ma feudale controllata dalle lobbies che influenzano il processo politico dell’Unione europea. E’ altrettanto facile accorgersi che di fatto le organizzazioni come WTO, Banca Mondiale, FMI stanno distruggendo il pianeta secondo i principi dell’avidità, ed i gruppi sovranazionali (Bilderberg, CFR, Trilaterale) si contendono questa disputa.

La notizia positiva rispetto a questo scenario orwelliano è rappresentata da un’alternativa politica, finora minoritaria, ma comunque importante e forte che si contrappone alla globalizzazione autoritaria e violenta delle SpA vicine a certe organizzazione “segrete”, che si servono anche delle finte rivoluzioni colorate. Questa alternativa politica ha priorità che parlano di evoluzione, parla di cambio di paradigma culturale, parla di tutela dei beni comuni, parla di gestire le risorse in maniera sostenibile, parla di cooperazione e di reciprocità, parla di partecipazione politica diretta. Noi cittadini dobbiamo scegliere fra dittatura o democrazia.

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