Meno spazio al mercato e più alla comunità

In questi giorni ho fatto proprio una bella esperienza, vi riporto l’attività del circolo MDF Salerno:

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Il nostro circolo continua i percorsi sull’auto produzione promuovendo iniziative didattiche auto gestite. Uno dei fondamenti della decrescita felice è la relazione personale necessaria per sviluppare la reciprocità e la comunità, e così i nodi della rete, cioè i circoli stessi, stanno dando i propri frutti: condivisione delle conoscenze e delle esperienze.

Dall’ultimo incontro a Sorrento, i soci MDF hanno programmano le attività da condividere e da qui nascono esperienze straordinarie poiché la forza dei circoli, e cioè di MDF, è quella di coinvolgere persone in attività di auto produzione che riducono lo spazio del mercato e ampliano quello della comunità.

Il gruppo locale MDF Ginosa e il circolo MDF Salerno stanno vivendo questa reciprocità attraverso l’auto produzione del sapone a Ginosa prima nei giorni 24 e 25 ottobre, e poi l’auto produzione di olio nel salernitano in uno scambio di conoscenze il 6, 7 e 8 novembre presso l’Anticaia di Castelluccio Cosentino, frazione di Sicignano degli Aburni (SA). All’incontro del sapone svoltosi a Ginosa era presenta anche il circolo MDF di Bari. L’esperienza del gruppo di Ginosa ci ha consentito di imparare a raccogliere le olive. In mezza giornata di lavoro, abbiamo raccolto 173 Kg di olive da circa 5, 6 piante, poi molite presso il frantoio Elia di San Cipriano Picentino (SA) ed hanno reso 24 Kg di olio extravergine. La resa è di 13,8 Kg per ogni quintale di olive molite, cioè 14 al quintale. La varietà di olive raccolte appartiene al cultivar carpellese, frantoio, salella, ogliarola e leccino.

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Sempre più cittadini, non esperti e non agricoltori, si avvicinano a esperienze di questo genere che realizzano processi produttivi non mercantili e di economia reale ricavando beni e non merci. Beni di primissima qualità che il mercato non può offrire. Beni che migliorano la qualità di vita attraverso attività che avviano relazioni umane e che costruiscono la comunità dei soci MDF.

Da questi piccoli esempi si evince l’opportunità di rilocalizzare le produzioni e di auto consumare beni favorendo l’economia locale. Su questi paradigmi è possibile cambiare il sistema di relazioni e dell’economia dell’intera Provincia salernitana attraverso la scelta volontaria di sfruttare il diritto agli usi civici e auto produrre beni con gli abitanti e per gli abitanti riducendo molto lo spazio del mercato e consentendo di risparmiare parte del proprio salario da investire in merci utili come i libri, gli hobby, e attività artistiche e culturali per ridurre l’ignoranza funzionale che tocca quasi un italiano su due.

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etichetta bottiglie olio

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Agire per cambiare il sistema!

Come ho già scritto altre volte esistono tante opportunità per fare cose giuste, ma capita che non riusciamo a far comprendere i vantaggi indiscutibili quando dialoghiamo con “chi di dovere”, a causa di schemi mentali obsoleti. In primis, gli istituti di credito spesso governati da interessi personali a danno delle collettività. La recessione sta aprendo una nuova breccia poiché il fallimento del sistema riesce a far riflettere tanti soggetti interessati a cambiare le cose, e costringono gli individui a produrre nuove idee e diversa occupazione, l’esempio principale delle nuove tecnologie suggerisce che ci sono strade da percorrere.

Abituati a credere che le città siano il centro dell’universo abbiamo commesso l’errore di trascurare i piccoli centri e la campagna. Se ci pensiamo bene negli ultimi quarant’anni abbiamo trascurato e danneggiato un immenso patrimonio culturale ed ambientale.

La crisi industriale innescata dai processi di globalizzazione e dall’assenza di piani e di politiche monetarie adeguate ai cambiamenti in corso, la disoccupazione creata dalle imprese che preferiscono delocalizzare per massimizzare i profitti (violando palesemente la Costituzione), la crisi della manifattura e dall’artigianato suggeriscono che bisogna ripartire dai piccoli centri e da piani città per riusare e recuperare quartieri e luoghi urbani aumentando il comfort e la qualità della vita. Un’adeguata politica agricola a sostegno delle tecniche naturali e della qualità dei prodotti, ed un riuso dei luoghi urbani abbandonati con l’inserimento di servizi culturali, e la qualità degli spazi urbani, potrebbero rappresentare una strategia efficace per nuova occupazione e migliorare le condizioni di vita per circa dieci milioni di italiani che vivono nei piccoli comuni.

La politica dei parchi sta mostrando i suoi buoni risultati grazie alla tutela della biodiversità. Ritengo sia necessario recuperare l’architettura dei piccoli centri per prevenire danni dal rischio sismico ed idrogeologico. Spesso i piccoli centri sono abbandonati perché gli abitanti sono costretti ad inseguire i modelli sbagliati delle città. I piccoli centri ed i parchi rappresentano una grande opportunità per investire in qualità urbana ed architettonica, qualità del paesaggio, auto produzione energetica a piccola o piccolissima scala con fonti alternative e sovranità alimentare.

I cittadini hanno la libertà di scegliere come usare i propri risparmi ed orientare il credito su progetti virtuosi, ma raramente accade questo poiché non essendoci dialogo e reciprocità si finisce col trascurare gli interessi comuni. Spesso questo compito è delegato ai banchieri, ma in Italia è noto che questi prestano soldi su progetti sbagliati a sostegno dei propri amici che siedono nei cda della grandi imprese. Eppure basterebbe ripartire proprio da noi stessi, è sufficiente parlarsi e comprendere che ci sono tante opportunità per nulla considerate.

Partendo da progetti virtuosi i cittadini hanno l’enorme potere di condizionare gli istituti di credito. Ci sono piccoli esempi già avviati che stanno realizzando interventi nelle giuste direzioni, ma si trascurano ancora i piccoli comuni poiché non c’è un piano nazionale per tutelare il paesaggio. Associazioni che hanno un comune sentire, come Movimento per la Decrescita Felice, Slow Food, Arcipelago Scec, Salviamo il paesaggio, Comuni Virtuosi, WWF, parte del mondo accademico, liberi professionisti, piccole imprese e Banca Etica potrebbero dare ottimi suggerimenti all’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia ed ai Parchi; la sinergia fra associazioni e piccoli comuni potrebbe dare il frutto di progetti concreti, utili a migliorare la qualità di vita di circa dieci milioni di persone.

La recessione ci fa capire una cosa molto importante: non è più il tempo del dialogo fra la classe dirigente, cioè chi governa le istituzioni, e noi liberi cittadini, oggi è tempo di agire direttamente per progettare un futuro migliore, non c’è più tempo per riflettere su cosa fare, ma è tempo di realizzare ciò che sappiamo fare perché le risorse che ci stanno rubando non torneranno più. Non possiamo tollerare l’usurpazione dei nostri diritti. Consapevoli del fatto che possiamo cambiare il sistema, bisogna agire per farlo.