Politica industriale

Dal punto di vista dell’etica morale e politica una normale classe dirigente dovrebbe immaginare l’uscita dal capitalismo per entrare nell’epoca bioeconomica. La politica delle risorse può sostituire l’obsoleta religione della crescita infinita, ossia il capitalismo neoliberale. Sotto la guida di questa religione l’Italia è un paese saccheggiato e colonizzato da un’élite degenerata che ha teleguidato il ceto politico dirigente psico programmato per distruggere lo Stato democratico e sociale, e accentrare poteri e ricchezze costruite fittiziamente (economia del debito e finanza) nelle mani di pochi. Alla luce dei disastri attuali prodotti da trent’anni di politiche immorali e sbagliate, oggi possiamo immaginare di cambiare lo status quo attraverso lo sviluppo umano. Una nuova classe politica può emergere dall’etica politica e dalle politiche bioeconomiche. Cittadini e organizzazione sociale possono sfruttare l’impiego di nuove strategie e nuove tecnologie che consentono una migliore distribuzione delle ricchezza reale, ed applicare un minimo di democrazia economica.

L’anno che verrà [2013] porterà una serie di cambiamenti, anche se continuasse la politica dell’austerità imposta dall’élite attuale. Oltre ai limiti dello sviluppo, siamo giunti ai limiti della pazienza ed ai limiti della sopravvivenza quotidiana. Il 28 agosto 2012 abbiamo superato il limite di risorse non rinnovabili che la Terra riesce a generare entro un anno (overshoot day). In soli otto mesi abbiamo esaurito le scorte, e per i successivi quattro rubiamo risorse al futuro.

Ci sono diversi settori che possono produrre reddito e creare nuova e migliore occupazione, cioè socialmente utile. L’industria delle costruzioni, della mobilità intelligente, e dell’agricoltura naturale sono ambiti strategici determinanti. Possiamo immaginare di adottare piani territoriali e urbani bioeconomici che ripensano gli insediamenti come sistemi metabolici favorendo la sostenibilità, e annullando le disuguaglianze sociali, ambientali ed economiche.

Un indicatore importante sarà la progettazione qualitativa ed eco-efficiente. L’industria delle costruzioni e soprattutto la progettazione architettonica sono l’ambito industriale che esprimono meglio questo concetto, poiché sono già utilizzati principi di eco design e l’analisi del ciclo vita per misurare la qualità nella progettazione stessa. E’ necessario investire in un piano di rigenerazione urbana sull’intero patrimonio edilizio esistente, con piani di recupero dei tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita e la conservazione dei centri storici. Esistono 26 città in contrazione, le più popolose d’Italia che abbisognano di interventi rigenerativi. L’innovazione tecnologica ci consente di misurare, prima del progetto, quali impatti ci saranno sull’ambiente, per la salute umana ed i possibili sprechi, queste informazioni qualitative determinano la scelta finale del progetto e condizionano l’economia reale. Questa rivoluzione ecologica è già partita, anche grazie agli incentivi sul “conto energia”, che oggi sono al termine, pertanto ci possono essere dei freni ad un mercato in evidente difficoltà. Se ci fosse una Repubblica sovrana con una politica monetaria e industriale si potrebbero finanziare piani nazionali per tutelare il suolo ed il patrimonio culturale dal rischio sismico: nuova occupazione. Già in questi anni sono partiti piani di decrescita energetica per raggiungere l’auto sufficienza con reti di smart-grid, questo è possibile ove si applica un mix tecnologico (sole, vento, acqua e geotermia). Negli anni trascorsi ci furono diversi strumenti giuridici chiamati “programmi complessi” che potrebbero essere finanziati nuovamente prendendo le risorse dalla negoziazione del debito estero e degli immorali interessi che si pagano sullo stesso debito. Per farlo ci vorrebbe una classe politica intellettualmente onesta e rispettosa del contratto costituzionale.

Lo stesso ragionamento circa l’eco-efficienza può essere mutuato nella mobilità, ad esempio è noto che gli italiani non hanno bisogno di nuove automobili, ma di motori eco-efficienti. Anziché incentivare la vendita di nuove auto è necessario avviare un’evoluzione tecnologica e progettuale come si sta avendo nelle tecnologie architettoniche ed energetiche, quindi bisogna sostituire i motori a combustione con i motori elettrici molto più efficienti, ma soprattutto a zero emissioni gassose. Questa scelta coinvolge tutte le auto officine che si troveranno cariche di lavoro nella sostituzione dei motori: nuova occupazione ed economia che rimane sul territorio. Una ulteriore spinta ci sarà nel mondo delle bici pedelec, a pedalata assistita, senza dubbio il mezzo di trasporto cittadino più intelligente che possiamo avere oggi.

Nell’agricoltura possiamo progettare un’evoluzione e transitare dal modello agri-industriale che riduce la capacità dei suoli di produrre cibo per mezzo degli agenti chimici inquinanti, e avviare la diffusione di massa di pratiche di agricoltura naturale che rigenerano i suoli. Questa scelta consente di avviare la nascita di nuove aziende agricole auto sufficienti energeticamente grazie alle tecnologie odierne (geotermia, micro eolico, etc..), e che producono cibo per il territorio: nuova occupazione ed economia reale che rimane sul territorio.

Un piano nazionale di riuso e riciclo delle materie prime seconde, erroneamente chiamati rifiuti, consente di ridurre gli sprechi, di chiudere tutti gli impianti di incenerimento presenti sul territorio e di creare nuova e migliore occupazione.

L’attivazione della politica delle risorse come piano industriale nazionale che coinvolge sinergicamente tre settori: costruzioni, mobilità e agricoltura consente di avviare un processo virtuoso determinante per l’economia italiana, poiché è un’alternativa alla religione della crescita, e quindi ridurrà il prodotto interno lordo, ma consentirà di avere nuova occupazione socialmente utile e migliorerà la qualità della vita. Senza il ripristino della sovranità sarà difficile avviare una politica industriale nazionale  e questa responsabilità spetta ai cittadini che devono controllare in maniera efficace l’operato di chi amministra, ed ai dipendenti eletti che sono obbligati ad applicare la Costituzione: sovranità popolare, uguaglianza, tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, democrazia economica e tutela del credito.

Questa proposta ribalta un paradigma obsoleto poiché la politica delle risorse non si pone l’obiettivo della piena occupazione in quanto tale, ma si pone la domanda di quale occupazione creare e come crearla, con quali criteri progettuali ed in quali ambiti. Ci possiamo rendere conto che nella prevenzione e nella lotta all’obsolescenza pianificata ci sono maggiori e ampi margini di intervento rispetto agli impieghi obsoleti che abbiamo erroneamente inseguito in questi ultimi trent’anni. Nella sostanza, una volta bonificati tutti i siti inquinati, fra l’altro lavoro che bisogna ancora iniziare a fare, è ragionevole rendersi conto che l’Italia ha bisogno più di contadini, restauratori, biologici, fisici piuttosto che di manager, avvocati e commercialisti.

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Decrescita e architettura

Com’è noto un pilastro della filosofia politica denominata “decrescita” è la bioeconomia, cioè considerare gli effetti e gli impatti dei processi industriali sugli ecosistemi.

L’architettura contemporanea e l’urbanistica come tutte le arti e le scienze applicate hanno subito l’influenza dell’ideologia neoliberista e il paradigma dominante: vendere, vendere, vendere figlio dei dogmi: crescita del PIL, dell’espansione monetaria e del petrolio.

Prima delle rivoluzioni industriali l’architettura poneva l’uomo e non la tecnica al centro della progettazione e nacquero le proporzioni armoniche e le prime città ideali.

Prima dello sviluppo delle discipline giuridiche e finanziarie – rendita urbana – la tecnica architettonica esprimeva arte e virtuosismi spaziali.

Prima che le SpA automobilistiche dettassero il dogma delle geometrie stradali, lo spazio urbano e le tipologie edilizie rispettavano sia la natura che l’armonia umana.

Prima della crescita industriale i cittadini potevano godersi la vita di campagna prevenendo il degrado dell’urbanesimo.

Tutti questi avverbi temporali – prima – potrebbero lasciar intendere che si vivesse meglio decenni o secoli fa, in un certo senso è così visto che non esisteva né la chimica di oggi e né l’impatto ambientale di oggi prodotto dai sistemi industriali e dall’eccessiva domanda rispetto all’offerta (crescita infinita). E’ accaduto che l’attuale pensiero dominate – l’avidità –  figlio di un’“evoluzione” durata secoli ha condotto anche i progettisti su scelte errate, non socialmente utili.

Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”.

Infatti, in termini pratici i centri storici rappresentano il più grande patrimonio edilizio da conservare adeguatamente, rispettare e recuperare mentre i piccoli centri urbani sono l’opportunità concreta di un ritorno al buon senso grazie all’uso di nuove tecnologie che fanno decrescere il PIL ma crescere la qualità della vita.

Tutte le aree urbane cresciute negli anni dal secondo dopo guerra in poi, possono essere oggetto di piani particolari ad hoc applicando le tecnologie della decrescita felice e il buon senso, già immaginato dagli utopisti dell’urbanistica.

Non c’è alcun dubbio che il pensiero di Ivan Illich (1926 – 2002) abbia influenzato positivamente generazioni di architetti e urbanisti contemporanei che sin dagli anni ’70 hanno iniziato a immaginare progetti sostenibili e “conviviali”. Prima di Illich, Ebenezer Horward (1850 – 1928) immaginò la Garden City secondo forme e densità congeniali all’uomo, anche se nel dettaglio, a una scala più piccola, il modello paradigmatico rimase Sforzinda di Antonio Averlino detto il Filerete (1400 – 1469). In Italia, spesso, progetti ragionevoli sono rimasti sulla carta poiché le lobbies e le discipline giuridiche (rendita) hanno piegato le migliori idee a servizio dell’avidità di pochi.

L’edilizia più degli altri ambiti può insegnare come valutare l’impatto ambientale delle scelte progettuali, l’edilizia è il settore dove la bioeconomia è applicabile immediatamente.

Il progettista e il direttore dei lavori possono valutare gli impatti tramite standard riconosciuti e condivisi e informare committenti e popolazioni circa le proprie scelte che implicano consumi energetici e – LCA – analisi del ciclo vita (dalla culla alla culla) degli edifici.

Fino a quando non vi è stata una presa di coscienza sul “picco del petrolio” la consuetudine politica e progettuale ha accettato che si realizzassero sprechi energetici facendo aumentare il PIL e peggiorare la qualità della vita. La “decrescita felice” propone l’autosufficienza energetica con fonti alternative e ribalta il paradigma cancellando gli sprechi, facendo calare il PIL ma, soprattutto, cancellando la dipendenza energetica dalle SpA monopoliste, grazie all’impiego di un mix tecnologico a piccola scala e l’impiego di tecniche e materiali costruttivi compatibili con l’ambiente. La “decrescita felice” consiglia di iniziare dai quartieri eliminando gli sprechi e introducendo, ove mancano, nuovi impianti e reti “smart grid” che razionalizzano l’uso dell’energia.

Il legislatore dopo molti anni di ritardo, nonostante la disattesa legge 10/91, ha comunque introdotto norme che si sono adeguate agli indirizzi tecnici più avanzati e ragionevoli in termini di efficienza energetica. Con l’entrata in vigore del D. Lgs. 192/05 e successive modificazioni – D. Lgs. 311/06 e D.P.R. 50/09 – i parametri e gli indici edilizi sono stati modificati, aggiornati a performance energetiche che condizionano la progettazione architettonica. Ad esempio, con una maggiore massa volumica dei materiali – involucri – si raggiungono idonei valori di trasmittanza riducendo i consumi energetici per la climatizzazione degli ambienti.

Bisogna rendersi conto che in quest’ottica non sono gli sprechi (consumi) a dettare le regole della politica, ma i comportamenti virtuosi che determinano una riduzione degli stessi, calo del PIL, e un aumento della sovranità popolare tramite le reti “smart grid”, poiché ogni edificio e ogni cittadino diventa produttore e consumatore di energia.

I cittadini, partendo dal proprio quartiere, possono realizzare cooperative Esco ad azionariato diffuso popolare per rivalutare l’intero patrimonio edilizio puntando all’Attestato di certificazione energetica di classe A (secondo la classificazione nazionale l’indice di prestazione energetica globale [EP] corrispondente è 0,25 EP (2010) + 9 kWh/mq anno < A < 0,50 EP (2010) + 9 kWh/mq anno)  e l’impiego di fonti alternative. In questo modo si cancellano i costi delle bollette energetiche e si producono profitti in maniera virtuosa grazie agli incentivi delle fonti rinnovabili.

La cooperativa Esco se trovasse difficoltà, imitando l’esperienza tedesca di Schonau, può mettere sul mercato l’offerta progettuale e i soci possono spostare i propri conti correnti sulla banca che finanzia l’idea. Le agenzie bancarie senza una riserva minima obbligatoria chiudono, e quindi i cittadini consapevoli circa il sistema del credito-prestito possono “stimolare” le agenzie che adottano idee più virtuose come l’Esco.

Per quanto riguarda le opere d’architettura esistono, senza dubbio, diversi “manufatti” paradigmatici che giustificano l’accostamento “decrescita e architettura”. La scelta di determinati materiali e le dimensioni sono indicatori per una valutazione verso una “decrescita felice”. Ad esempio, i materiali di origine naturale sono da preferire rispetto all’impiego eccessivo dell’acciaio, notoriamente più impattante rispetto ai laterizi ed al legno. Abitazioni collettive sono preferibili rispetto alle villettopoli sorte nelle periferie.

Una forma urbana che adotti principi di “eco-densità” è da preferire rispetto alle espansioni speculative pensate dalle solite lobbies che non tengono conto dei bisogni reali e della volontà popolare.

E’ corretto accennare, dal punto di vista dell’urbanistica, al fatto che negli ultimi vent’anni il legislatore ha introdotto una serie di leggi (programmi complessi [programmi integrati, recupero urbano, Pruust etc.], la compartecipazione privata, la finanza di progetto e i nuclei di valutazione) che hanno da un lato complicato la disciplina facendola uscire dal concetto di piano generale, e dall’altro lato facendo pendere l’ago della bilancia, in diversi episodi, più agli interessi particolari delle solite lobbies piuttosto che all’interesse pubblico, nonostante la possibilità dell’adozione del piano strategico e dei Piani sociali e dei servizi (L. 328/00) per migliorare la qualità delle scelte. In diversi Comuni alcune procedure e tecniche giuridico-finanziare sono state usate anche per realizzare trasformazioni urbane speculative piuttosto che far partecipare i cittadini al processo decisionale (art. 1) in linea con la Costituzione, spesso aggirata tramite la scusa di principi fuorvianti come la competitività e l’efficienza economica contrastando la salute pubblica (art. 32), la tutela del territorio (art. 9), il diritto alla casa (art. 10). Di recente si è scoperto che la scelte di queste pratiche giuridico-finanziare hanno realizzato debiti per gli Enti territoriali, ma non sono altro che dei falsi in bilancio facendo ricadere sui cittadini rischi che potevano essere evitati semplicemente ricordandosi che lo Stato non è un’azienda privata.

L’estimo. L’attuale definizione di estimo non contempla i principi di bioeconomia, filosofia che ispira il Movimento per la Decrescita Felice (MDF). Ecco quali sono gli aspetti economici generali: il valore di mercato, il valore di costo, il valore di trasformazione, il valore complementare, il valore di surrogazione, i valore di capitalizzazione e il valore d’uso sociale.

I primi sei tipi di valore sono per i beni privati mentre l’uso sociale è per i beni pubblici. Nessuno di questi criteri con le relative formule, tranne l’uso sociale, ha implicazioni di carattere bio-economico, “meglio” ancora, nessuno dei metodi tiene conto della chimica, della fisica e della biologia.

Solo negli anni ultimi la contabilità estimativa è stata condizionata dai criteri della valutazione ambientale, ma solo ex-post (mai ex-ante), più ultimamente si è aggiunta la “pianificazione strategica” per cercare di introdurre “pesi” economici a sostegno delle leggi della fisica prima che una scelta venga deliberata, con pochi risultati. L’estimo, appunto, non tiene conto dell’analisi del ciclo vita (LCA). Se non vengono introdotti “pesi” di carattere etico e bio-economico nell’estimo, sarà molto difficile scardinare il dogma della crescita urbana dato che i piani – le idee e le scelte progettuali – sono pesantemente condizionate dalla rendita. Una semplice domanda svela le scelte progettuali: con quale criterio di merito si cambia la destinazione d’uso dei suoli da agricoli ad edificabili? Risposta, non c’è alcun criterio di merito se non la monetarizzazione dei suoli stessi, dato che in Italia, ormai, esistono più abitazioni che cittadini. Oggi, il consumo dei suoli sembra soddisfare capricci e non bisogni reali.

Le recenti innovazioni tecnologiche abbinate agli attuali strumenti di misura (diagnosi energetica) adempiono perfettamente alle proposte “decrescenti”. Progettisti e costruttori hanno l’opportunità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente nel pieno rispetto dei principi di sostenibilità migliorando la qualità di vita degli abitanti. Già in questo decennio si stanno diffondendo interessanti sperimentazioni, poi divenute standard, che risolvono i problemi sia del comfort abitativo e sia realizzando, concretamente, un netto miglioramento delle condizioni di vita rispetto al passato, anche grazie a forme di “pianificazione partecipata”, dando ragione alla teoria secondo cui un maggiore “peso politico” degli abitanti aumenta la felicità e la qualità delle decisioni politiche.

Non è un caso che i migliori risultati ottenuti si trovino nei piccoli centri. E’ solo la prova che dove non ci sono i poteri forti (banchieri, manager degenerati) e lobbies speculative, i territori sono più sicuri e più sani ed esprimono la qualità dell’italianità.

Energia, basta poco …

La sostenibilità in edilizia è determinata dalla progettazione che disegna un involucro dell’edificio capace di garantire il comfort degli spazi interni con l’impiego di materiali a basso impatto ambientale. La progettazione deve tener presente i principi di eco-efficienza e di sufficienza energetica. Negli edifici esistenti si predispone la diagnosi energetica per misurare il reale fabbisogno. Allo stato attuale dei flussi energetici è importante ridurre la domanda di energia da fonte fossile (petrolio e gas) perché esistono sprechi evitabili con l’impiego di diversi “accorgimenti” e l’impiego di nuove tecnologie. L’eco-efficienza e la sufficienza energetica si raggiungono adeguando l’involucro dell’edificio ai nuovi standard che prescrivono la riduzione degli sprechi. Facendo manutenzione degli edifici esistenti è possibile ridurre la domanda di energia impiegando tecnologie che sfruttano le fonti alternative, raggiungendo due obiettivi: migliore comfort abitativo e cancellazione degli sprechi conseguendo un risparmio economico.

Risparmiare energia è così semplice che forse ci lascia davvero perplessi, a volte. Quando siamo andati a scuola il professore di fisica ci ha insegnato anche la trasmissione del calore ed avrà accennato alle capacità termofisiche dei materiali, se non lo ricordiamo è sufficiente rileggere i testi scolastici, comprarne uno o usare internet cercando i termini giusti, riguardanti la termodinamica, l’entropia e la trasmissione del calore.

fonte: Thomas Konigstein, manuale per costruzioni a risparmio energetico

Ricordiamolo, già a scuola si studiava la trasmissione del calore e i comportamenti quali: conduzioneconvezione ed irraggiamento. Tali leggi delle fisica ovviamente riguardano anche gli edifici considerati come sistemi termotecnici. Gli edifici che non disperdono energia (bassa trasmittanza termica), facendoci stare bene anche d’estate, sono i migliori poiché costruiti con determinati materiali capaci di trattenere il calore al proprio interno. Oggi è possibile far certificare i consumi delle nostre case, come indicano anche le etichette degli elettrodomestici, e sapere quanti soldi sprechiamo o risparmiamo.

Anche se in grande ritardo, oggi il risparmio energetico è argomento quotidiano, spesso amici e conoscenti mi pongono quesiti, legittimi, per capire come applicare il risparmio. Mi preme sottolineare che le cose sono molto più semplici e banali di quanto si possa immaginare. Prima di tutto non c’è alcun bisogno di inventarsi tecnici specializzati perché i progettisti sono pagati per risolvere problemi.

fonte: Norbert Lantschner, la mia CasaClima, Raetia

Dunque, consiglio banalmente di rispolverare la cultura di base che il liceo ci ha dato. I materiali hanno caratteristiche termofisiche e per farsi un’idea corretta è sufficiente comprendere queste misure. Vediamo se questo ragionamento può aiutare tutti: un edificio che disperde energia termica produce un costo/spreco e questo può rappresentare la base economica per finanziare la ristrutturazione edilizia. E’ il tipico ragionamento economico-finanziario delle ESCo (Energy Service Company) che realizzano profitti tramite progetti finalizzati all’efficienza energetica e l’uso degli incentivi delle fonti alternative. I cittadini potrebbero avviare una ESCo, tramite la banca locale, e finanziare la ristrutturazione edilizia dei volumi esistenti con l’obiettivo di realizzare una “smart grid“. In questo modo diventeranno produttori e consumatori (prosumer) di energia ma soprattutto liberi e indipendenti dalle SpA. L’atteggiamento appena descritto si può tradurre concretamente promuovendo cooperative edilizie ad hoc (iniziativa privata), e già esistono esempi progettuali di questo tipo che stanno rigenerando interi quartieri migliorando la qualità di vita. Esistono anche iniziative pubbliche, ma gli esempi più efficaci sono presenti fuori l’euro zona, o nei Paesi che hanno dato priorità agli aspetti energetici: USA, Canada, Finlandia, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Germania, Austria e Svizzera. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno provveduto, tramite la Banca degli investimenti europei, a deliberare diverse direttive per incentivare l’efficienza energetica e ridurre l’uso degli idrocarburi (petrolio e gas), ma l’azione più efficace rimane l’iniziativa privata attraverso una banca locale capace di investire in progetti di qualità. Più in generale, oggi i cittadini hanno l’opportunità di puntare all’auto sufficienza energetica, ma per realizzare questo importante obiettivo è determinante sviluppare la capacità di valutare i progetti e coordinare un’azione popolare, “dal basso”, per programmare ristrutturazioni edilizie e urbanistiche. Persino le normative tecniche sono mature e prefigurano la realizzazione di edifici a energia quasi zero (nZEB), cioè edifici che mediamente nell’arco di un anno solare pareggino i flussi energetici in entrata e in uscita (“nell’arco di un anno solare una somma algebrica dei flussi energetici in ingresso e in uscita pari a zero”).

Le nostre case devono raggiungere l’obiettivo del comfort, cioè percepire la sensazione soggettiva di non sentire freddo d’inverno e non sentire caldo d’estate: benessere. Il comfort è figlio della progettazione architettonica e dei materiali impiegati. Se la vostra casa è progettata male, senza dubbio, raggiungere il comfort ideale richiede, rispetto agli errori del passato, un determinato esborso economico (rilievo e computo metrico estimativo). Per generare un risparmio sulla bolletta riducendo la domanda di energia, generalmente è possibile intervenire coibentando (“cappotto termico” dell’edificio) i muri perimetrali esterni e sostituendo gli infissi con quelli più efficienti. La ristrutturazione finalizzata all’efficienza energetica è detraibile. L’acquisto e l’impiego di impianti tecnologici che sfruttano le risorse rinnovabili presentano numerose soluzioni (solare termico, fotovoltaico, micro eolico, geotermico). In aree vicino al mare, ove la temperatura più fredda arriva a 5 gradi centigradi, è sufficiente coibentare e sfruttare i cosiddetti sistemi solari passivi, senza l’impiego di sistemi energetici attivi (ulteriore risparmio). Ed è la soluzione più diffusa per le aree urbane costiere centro meridionali.

Conducibilità termica di alcuni materiali, fonte: Yunus Cengel, termodinamica e trasmissione del calore, McGraw-Hill, pag.474

Prima di tutto bisogna prendere familiarità con la conducibilità termica λ [W/mk] (capacità di un materiale a condurre calore) e questa caratteristica deve essere ben evidenziata. Più la conducibilità di un materiale è bassa e maggiore sarà il vostro risparmio. La resistenza termica s/λ [m2K/W] e in fine bisogna conoscere la trasmittanza termica U=1/RT [W/m2K]. Ad esempio, le case certificate come CasaClima Oro hanno U < 0,15 W/ m2K sia per la parete esterna, sia per il tetto e Uw ≤ 0,80 W/ m2K per i serramenti. Solitamente, dopo una diagnosi energetica utile a rilevare dispersioni lungo i “ponti termici” (nodi strutturali, finestre …) i progettisti intervengono con materiale coibente e con infissi migliori per ridurre la domanda di energia termica (gas metano) e poi integrano la domanda di energia elettrica con l’impiego di un mix tecnologico rispetto alle risorse locali (sole, vento, acqua, geotermico).

Un buon progettista, considerando attentamente le opportunità del luogo, riesce a far captare la luce solare (sistemi passivi) invernale, utile fonte di calore e conservare un buon equilibrio termoigrometrico estivo evitando di consumare fonti attive di energia (termosifoni o condizionatori). Oggi, vi sono pompe di calore che riescono a scaldare e raffrescare (micro-trigenerazione) usando, l’aria esterna, la temperatura del sottosuolo, o la temperatura dell’acqua di falda (sistemi attivi).

I committenti dovrebbero sapere che oggi si può vivere in ambienti interni più sani e salubri per mezzo di materiali naturali e controllo dell’aria aumentando la qualità della propria vita, ed essi possono rivalutare il valore del proprio immobile, anche con alcune agevolazioni fiscali o addirittura con l’opportunità di guadagno diventando prosumer: produttore e consumatore di energia. Gli aspetti culturali, tecnici e progettuali sopra descritti tendono ad un obiettivo politico molto importante poiché è possibile transitare da un’economia dipendente dagli idrocarburi (petrolio e gas) ad un’economia dell’eco efficienza, e della sufficienza energetica dove edifici e quartieri costituiscono una rete intelligente di energia (smart grid). Questo obiettivo può essere finanziato con iniziative private (cooperative ad hoc) o tramite fondi europei e nazionali. Gli interventi di ristrutturazione si ripagano da soli grazie al sistema delle ESCo attraverso la qualità del progetto di efficienza energetica. Considerando che il costo delle bollette è in continuo aumento, poiché stiamo vivendo il picco del petrolio, e stiamo pagando i costi delle guerre sull’energia, è ragionevole intervenire prima possibile per eliminare questa dipendenza (idrocarburi).

Architettura e nuovi valori

“Estratti” da “Qualcosa” che non va:

In Italia il prof. Giacinto Auriti, ha saputo dimostrare, anche nelle sedi giudiziarie, che non è chiara la proprietà della moneta. Dopo la sua scomparsa, nel 2006, i giudici hanno ribadito[1] che la Repubblica  ha il potere di emettere e controllare la moneta, come prescrive l’art. 47 della nostra Costituzione. Ma Auriti, come accennava anche Del Mar ha ristabilito un principio giuridico ed economico: «la moneta è un bene immateriale di valore convenzionale e, allo stato attuale dei regimi monetari, gravata di debito. La moneta ha valore perché misura il valore dei beni. Poiché ogni unità di misura è convenzionalmente stabilita, la fonte dello strumento monetario è la convenzione.»

Ricordiamoci che l’economia e la moneta sono invenzioni[2]. «Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi[3]

[…]

La dinamica della crisi finanziaria e poi economica condiziona pesantemente il settore delle costruzioni: non solo perché alla base della crisi c’è lo scoppio della bolla speculativa immobiliare, o perché questo incide sul basilare ruolo che il credito ha giocato e gioca nel processo edilizio, ma perché incide su una domanda già in flessione, riducendo la capacità di spesa e d’investimento di famiglie ed operatori, minando il clima di fiducia.

[…]

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[4] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[5] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[6] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.

Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà, per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.

[…]

Gli impegni non corrispondono ad una qualità architettonica ed urbanistica diffusa, anzi esistono troppi volumi costruiti e male, soprattutto dal punto di vista del risparmio energetico. Fino a quando la ricchezza verrà misurata in moneta debito coi suoli e con l’espansione urbana si avranno altri scempi da correggere.

Eppure basterebbe fare un piano di monitoraggio dell’ambiente costruito finalizzato al recupero (riuso) per creare migliaia di posti di lavoro, ecco la vera sicurezza. L’Italia deve consolidare, dal punto di vista statico, tutti gli edifici che abbiano dai 40 anni di “età” in su. L’Italia deve ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistenze, altro che nuove case. E’ sufficiente mutare i valori monetari – convenzione arbitraria – dell’attuale consuetudine progettuale e costruttiva: un edificio di nuova costruzione dovrà valere meno di un edificio ristrutturato (sicurezza statica e salubrità: metodi POE, BREAM, Protocollo ITACA). Quindi, la misura del valore non sarà indicata dalla moneta, mezzo di scambio, ma dalla qualità e dal buon senso: volontà politica. Il risparmio energetico potrebbe essere una moneta di scambio, la ristrutturazione potrebbe essere una moneta di scambio, e così via; cioè è sufficiente una volontà popolare che indichi una nuova misura del valore figlia della qualità e non più della quantità (lo stupido PIL) per migliorare le condizioni di vita di tutti e soprattutto dei meno abbienti.

Riflettiamoci un attimo, i prezzi delle case ristrutturate non sono associati ad indicatori di qualità architettonica ma sono stabiliti da speculatori (immobiliaristi) senza scrupoli, i piani urbanistici realizzano soprattutto espansioni, crescita perché il maggiore profitto deriva dalla rendita urbana (nuove aree costruite e nuove case). Queste consuetudini progettuali esistono soprattutto perché il profitto maggiore deriva da una cultura obsoleta figlia della produzione e del costo di produzione allora ribaltiamo il paradigma: misuriamo il valore sul risparmio, riciclo ed il riuso, accadrà che progettisti e costruttori ignoreranno la rendita urbana, fondiaria e l’espansione urbana per concentrarsi sulle trasformazioni urbane all’interno di aree già edificate ma abbandonate e, l’impegno si concentrerà sugli edifici costruiti dagli anni ’50 in poi per rivalutarli e riusarli eliminando gli sprechi energetici e consolidando i volumi costruiti (sicurezza statica). In parte sta già accadendo, trasformazioni urbane in ex aree industriali ma quasi tutti i piani urbani perseguono ancora l’obsoleta crescita con la perdita di importanti suoli agricoli. Nella sostanza se abbiamo compreso che la fonte del valore monetario è la convenzione e, se siamo consapevoli che l’attuale sistema sta distruggendo risorse ed il bene comune è quindi moralmente doveroso mutare convenzione.


[1] Suprema Corte di Cassazione SS.UU civili, sentenza 21 luglio 2006 con n. 16751: “[…]lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria […]“; http://www.altalex.com/index.php?idnot=34581
[2] SERGE LATOUCHE, l’invenzione dell’economia, Arianna editrice, 2002
[3] Estratto dal discorso di Capo dei Pellirossa Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce
[4] THOMAS BENEDIKTER, democrazia diretta, Sonda 2008
[5] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi di carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.
[6] http://www.gruppo183.org/acqua/legislazione/direttiva.pdf

Città e cittadini

estratto da “Qualcosa” che non va

L’amministrazione sprecona e virtuosa.
Facendo finta che la moneta sia pubblica e di proprietà del portatore (cittadino), chiunque di noi può immaginare e comprendere le basi della pubblica amministrazione. I cittadini stretti da un patto, lo Stato, decidono di usare parte del proprio profitto, le tasse, per far funzionare i servizi utili a tutti. In una democrazia rappresentativa i dipendenti eletti decidono come spendere le tasse. Un’amministrazione sprecona (Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni) gestita da dipendenti eletti decide di destinare “a pioggia” la ridistribuzione delle tasse in risposta ai servizi che essa ritiene pubblicamente utili. In questa semplificazione potremmo intuire dove sia il problema: i dipendenti eletti non corrotti difficilmente destinano le risorse rispetto ai bisogni reali, perché i dipendenti non conoscono i bisogni reali e non potranno mai conoscerli poiché privi di strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Nell’attuale consuetudine le corporazioni consigliano i Governi su come distribuire le tasse ed il popolo intero non riesce ad organizzare le proprie idee poiché apatico, distratto e manipolato. Le cronache di buone pratiche amministrative hanno dimostrato che gli sprechi sono stati notevolmente ridotti o eliminati dove esistono strumenti efficaci di vera democrazia, circa 500 città nel mondo. Solo il popolo sovrano conosce le proprie esigenze e pertanto sono inutili gli interventi tradizionali di pianificazione che coinvolgono solamente le lobby delle associazioni di categoria, spesso colluse col malaffare. Un’organizzazione geniale ed efficace non risolve problemi ma li previene. Le Regioni del Sud Brasile hanno realizzato una riforma amministrativa che consente di far emergere la reale domanda (bisogni dei cittadini) unità l’offerta (lavoro e produzione). Il popolo sceglie le “priorità” (servizi, costruzioni, infrastrutture…) con strumenti di democrazia e le amministrazioni applicano e controllano, insieme a portavoce dei cittadini, i lavori da eseguire.
I referendum propositivi sono strumenti di volontà popolare che destinano risorse rispondenti ai reali bisogni.
Ad esempio, un’amministrazione ingiusta e sprecona di danaro pubblico divide la torta delle tasse facendo cento diviso le dieci città anche se qualcuna di queste non ha reale bisogno di quella parte. Al contrario, un’amministrazione etica e giusta lascia che la torta sia auto-divisa rispetto ai reali bisogni conosciuti e pervenuti con strumenti di democrazia diretta così da eliminare l’assistenzialismo e gli sprechi, ma stimolando la reale partecipazione democratica del popolo alle decisioni collettive (responsabilità).

Lo Stato deve solo controllare che la domanda di moneta sia corrispondente alla reale produzione di merci, beni e servizi così da evitare l’inflazione e tagliare la moneta in eccesso per lasciare i prezzi stabili.
Lo stesso sistema di autocontrollo democratico fatto dai cittadini consente una maggiore consapevolezza della produzione e della spesa pubblica, e questo alimenta un circolo virtuoso di crescita, di maturità e responsabilità collettiva, come sta avvenendo ed accade nei territori dotati di strumenti di vera democrazia.
Infatti dove esistono ambiti democratici, il singolo individuo può esprimere la propria opinione e condividere la conoscenza gratuitamente, chi ascolta cresce e può comparare le opinioni divergenti, può fare ricerche e comprendere errori, incomprensioni e cattiva fede. In assenza di tali metodi e strumenti, i cittadini sono oppressi da scelte sbagliate dei dipendenti eletti.

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Utilities, affari del potere locale. “Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche”. Società e consorzi crescono del 5% rispetto al 2008, quasi 25mila poltrone nel consiglio di amministrazione. Una lista di attività poliedriche, che spesso servono a trovare una poltrona agli estromessi del giro della politica a chi nella politica c’è rimasto e non disdegna i doppi e tripli incarichi.[1]

Un esempio di come non si amministra un Comune: Vincenzo De Luca e la sua Giunta. Ecco l’immoralità feudo-medioevale a norma di legge (statuti) raccontata alla luce del sole:

SpA del Comune. “Società partecipate cinque presidenti presentano le dimissioni”. Mucio, Colombo, Cesareo, Argentino e Napoli lasciano via libera al riassetto dei vertici aziendali voluto dal Sindaco. Così come chiesto da Vincenzo De Luca, ieri hanno presentato le dimissioni i presidenti di Salerno Sistemi, Mariano Mucio; Salerno Pulita, Antonio Colombo; della Centrale del latte, Vincenzo Cesareo; di Salerno Energia, Ferdinando Argentino; di Salerno Mobilità, Enzo Napoli. Il Sindaco deciderà nelle prossime settimane se procedere ad un ricambio parziale o totale degli incarichi, anche dei consigli di amministrazione alla luce della nuova situazione politica.[2]

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Sprechi, degrado ed inutile consumo del territorio nelle intenzioni degli Enti:

Edilizia residenziale. “Duemila case, in arrivo la graduatoria.” Il Comune completa l’elenco delle assegnazioni alle coop. Dovrebbe essere ultimata in una decina di giorni la graduatoria per i nuovi lotti di edilizia residenziale pubblica a Salerno. Nell’elenco figureranno le cooperative edilizie e le imprese assegnatarie che, successivamente, provvederanno alla realizzazione di duemila nuovi alloggi residenziali. Le aree assegnate si trovano a San Leonardo, Fuorni, Ponticelli, Matierno, quartiere Italia e Lamia. Si tratta di un intervento particolarmente atteso che ha come obiettivo soprattutto quello di far rientrare in città i salernitani che, negli anni, sono stati costretti a trasferirsi per mancanza di case a buon mercato nel capoluogo.[3]

L’obsoleto pensiero della crescita determina il consumo del territorio, risorsa preziosa e finita, e pertanto Sindaci, Consigli, progettisti e costruttori avari e desiderosi di profitto monetario distruggono le risorse di tutti: la Natura. La maggioranza degli Enti locali non è in grado di dare risposte politiche di buon senso e si affida a logiche obsolete per non risolvere i problemi che si presentano, nel caso su esposto si tratta della risoluzione dei problemi economici di progettisti e costruttori veri ed unici beneficiari della distruzione del territorio. Eppure, vi sono esempi di gestione etica del territorio: “piani a crescita zero” dove i Comuni riutilizzano i volumi costruiti esistenti per concederli, con canoni agevolati, ai cittadini meno abbienti: studenti, precari, giovani coppie, anziani. Il Comune di Parigi è un ottimo esempio ed altri piccoli comuni italiani stanno rinunciando alla rendita monetaria derivante dalle concessioni edilizie per optare sui profitti prodotti da società ad azionariato diffuso che gestiscono e risparmiano energia (ESCO).

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Riccardo Iacona, nell’inchiesta “case da pazzi” in “Presa Diretta”, andata in onda su RAITRE il 13 febbraio 2010, mostra come il Comune di Parigi faccia l’opposto dei comuni italiani e cioè l’Ente pubblico compra immobili, li ristruttura e li concede al popolo con tre modalità: un affitto sociale, uno agevolato ed uno calmierato a seconda dei redditi dichiarati per evitare che i cittadini, costretti dal libero mercato, debbano lasciare la città. Funziona proprio così, nuove case popolari nel centro di Parigi per garantire un giusto prezzo, il Comune deve soddisfare ben 115.000 domande per gli alloggi e l’Assessore competente dichiara di aver soddisfatto 30 mila nuovi alloggi lo scorso mandato mentre consegnerà altri 45 mila nel mandato in corso. L’ultimo anno hanno acquisto altri 12 mila appartamenti da ristrutturare e consegnare.

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Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[4] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[5] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[6] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.
Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà, per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.
L’Italia, dal punto di vista dell’organizzazione territoriale, forse è il Paese che più di altri ha sofferto e soffre dell’inutile e farraginosa burocrazia legislativa con la sovrapposizione di leggi che trattano gli stessi argomenti o affini con l’effetto di aumentare gli errori e la corruzione.

Si chiamano programmi complessi, e l’aggettivo già fa capire tanto, insieme di leggi che trattano la materia urbanistica. Ecco l’elenco nominativo di “leggi”-piani approvati dal Parlamento: programmi integrati di intervento(PII), interventi di recupero, programmi di recupero urbano (PRU), programmi di riqualificazione urbana (PRiU), contratti di quartiere (CdQ), programmi di recupero per la ricostruzione del territorio, programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST), programmi di iniziativa comunitaria (Urban 1 e 2), progetti pilota urbani II serie, programmi Interreg II, patti territoriali, contratti d’area, patti di pianificazione.

I programmi complessi nascono nel corso degli anni ’80 nell’ambito delle politiche per la casa, in particolare all’interno delle linee di programmazione nazionale e regionali del CER (il Comitato per l’Edilizia Residenziale), riformato dalle legge 457/1978, avendo come riferimento alcune tipologie d’intervento nelle città che si erano diffuse negli anni ’70 nei contesti europei, soprattutto in Francia e Inghilterra, nonché alcune sperimentazioni italiane a livello regionale.[7]

Energia e salubrità in edilizia.
BREAM (Building Research Estabilishment Assessment Method), LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), SBTool (Sustainable Building Toll), Protocollo ITACA, sono metodi di valutazione della sostenibilità edilizia. POE (Post Occupancy Evaluation) è un criterio valutativo che misura il comfort ambientale delle abitazioni.
A livello normativo è la norma ISO 14020 a stabilire le linee guida e i principi per lo sviluppo e l’applicazione di etichette e dichiarazioni ambientali volontarie. Definisce tre tipi di etichette ambientali[8]:

  • ISO 14024 Ecolabel[9]
  • ISO 14021 autodichiarazioni del produttore
  • ISO 14025 forniscono dati quantitativi sul profilo ambientale del prodotto valutate secondo LCA[10].
    1. inquinanti di natura fisica: radon e suoi di prodotti di decadimento;
    2. composti organici volatili (VOC) e semivolatili: formaldeide e antiparassitari;
    3. inquinanti biologici: batteri, funghi, muffe;
    4. fibre minerali naturali e artificiali: amianto e fibre minerali artificiali (lana di vetro, di roccia).
  • Criteri e metodi su elencati individuano pratiche e linee guida per la progettazione e la costruzione in termini qualitativi col fine di avviare una consuetudine virtuosa nel settore dell’edilizia per tutelare la salute umana e l’ambiente. Rimangono le differenze culturali opposte poiché ecologia è sinonimo di democrazia ed entrambi sono contrapposti alla massimizzazione del profitto. Nella sostanza, con quale criterio di merito si stabilisce il prezzo di un’immobile? Oggi non esiste alcun obbligo di adottare criteri di merito, è sufficiente che il cittadino sborsi la somma di danaro richiesta dal venditore. L’anomalia è che il cittadino italiano sembra essere il massimo esperto quando parla di calcio, di automobili ma non sa nulla circa la qualità delle civili abitazioni e la qualità del cibo. Italiani esperti del superfluo ed ignoranti sul necessario?

    Negli ultimi anni, dopo la disattesa legge 10/91 sul risparmio energetico e grazie alla spinta iniziale della Provincia autonoma di Bolzano con la certificazione “Casaclima[11] sui consumi energetici è stata introdotta anche in Italia una norma che introduce le “classi di consumo” così come, già in precedenza, avveniva per gli elettrodomestici. Gli italiani potranno sapere quanta energia consuma la propria abitazione. Queste etichette sui consumi sono solo il primo passo che introduce un’efficace concetto di qualità architettonica, altri parametri devono essere valutati e come spesso accade i dipendenti eletti non sono capaci, sia per ignoranza e sia per corruzione, di introdurre ed applicare la qualità architettonica già descritta in ambito accademico sin dagli anni ‘80.

    Obiettivo del POE è quello di porre in relazione la misurazione strumentale dei livelli prestazionali con le aspettative degli abitanti e il livello di gradimento da parte dell’utenza, accertabile con buona approssimazione mediante interviste; la documentazione raccolta costituisce un giudizio sui risultati positivi o negativi dell’edificio e, fornendo indicazioni sulle nuove costruzioni o per la riqualificazione delle esistenti, costituisce un contributo innovativo alla manualistica edilizia[12].

    Ecco l’elenco di alcuni criteri considerati dal metodo POE: salubrità del sito, distanza dalle attività industriali, livello sonoro del sito, orientamento dell’edificio, strutture per servizi didattici e culturali, rapporti socio/culturali, disponibilità di attrezzature per il tempo libero, efficacia dei percorsi, eliminazione delle barriere architettoniche, ricambi d’aria, isolamento termico, efficacia dell’illuminamento naturale, presenza di inquinanti chimici, ed altro ancora.

    Materiale e prodotti edilizi, in condizioni di uso normale, sono cause potenziali di emissione delle seguenti classi di inquinanti:

    L’emissione di altre classi di inquinamento è legata a particolari condizioni o a fatti eccezionali quali l’incendio, per quanto riguarda i prodotti della combustione (fumi tossici) o al dispersione di fibre e polveri in caso di crolli dovuti a eventi sismi o altro.

    Per quanto riguarda gli inquinanti biologici, il loro sviluppo è dovuto alla presenza di condizioni particolari di temperature e di umidità e all’accumulo di sporco. Non sono quindi i materiali direttamente responsabili, ma il loro uso in condizioni non adeguate.

    I prodotti edilizi possono causare inquinamento dell’aria interna secondo tre principali modalità:

    –          direttamente, emettendo o rilasciando composti organici volatili, particolato respirabile, fibre;
    –          indirettamente, adsorbendo e rilasciando successivamente sostanze inquinanti provenienti da altre fonti;
    –          favorendo lo sviluppo di inquinanti biologici.

    Le scelte tecniche sono in grado di migliorare la qualità dell’aria in edifici esistenti o di prevenire l’inquinamento nelle nuove costruzioni. L’intervento del progettista sul costruito può essere richiesto a seguito di lamentele da parte degli occupanti e/o a seguito di indagini diagnostiche sull’edificio.[13]

    La letteratura giuridico-urbanistica è ricca di taluni esempi che mostrano da un lato le intenzioni di tecnici capaci e preparati che hanno elaborato norme atte a risolvere problemi e dall’altro lato la triste realtà italiana che mostra un territorio troppo antropizzato, urbanizzato, troppo costruito che aggredisce l’ambiente e lo rende pericoloso in alcune aree notoriamente a rischio (terremoti e rischio idrogeologico).

    I progettisti sono sollecitati a puntare l’attenzione sulla scelta di materiali e prodotti ad alta efficienza termica per la realizzazione dell’involucro edilizio e sulla scelta di impianti ad alto rendimento, possibilmente basati sullo sfruttamento di risorse rinnovabili (solare, fotovoltaico, geotermico, eolico). La corretta progettazione di forma e orientamento dell’edificio, abbinata a scelte tecnico-costruttive che mirano all’incremento dell’isolamento e all’ottimizzazione dell’inerzia termica, permettono di realizzare edifici con basso fabbisogno energetico. L’abbinamento, a questo punto, con impianti a elevata efficienza, basati sullo sfruttamento di energie rinnovabili, permette di delineare uno scenario futuro caratterizzato dall’autosufficienza energetica e dall’azzeramento delle emissioni di CO2 (Zero Emission Building). Almeno in fase d’uso. Occorre altresì osservare come la spinta verso la realizzazione di edifici a bassissimo consumo energetico in fase d’uso stia portando il mercato ad una rincorsa a livelli prestazionali che vanno ben oltre quelli indicati dagli apparati normativi: l’esibizione di elevate prestazioni energetiche è diventata un elemento di valorizzazione economica considerato importante nel mercato immobiliare. […] Un’analisi ambientale corretta e completa, relativamente ad una costruzione, dovrebbe basarsi, dunque, sul metodo LCA (Life Cycle Assessment), andando a considerare tutte le fasi del ciclo di vita (produzione-usodismissione) e tutte le sostanze/materiali coinvolte (e relativi impatti correlati). Ma la valutazione LCA è attività molto complessa e, soprattutto, risulta spesso difficile spiegare i risultati espressi secondo indicatori ambientali poco conosciuti. Per cominciare ad estendere lo sguardo oltre la sola valutazione energetica della fase d’uso, può essere pertanto utile fare riferimento agli indicatori utilizzati nelle procedure di certificazione energetica “correnti” (energia primaria PEI, espressa in MJ o kWh, ed emissioni di CO2), valutando i consumi e le emissioni anche delle fasi a monte dell’uso di un edificio. In tal senso, gli indicatori che possono essere presi in esame sono l’energia incorporata (embodied energy) e le emissioni di CO2 incorporate (embodied carbon) nei materiali, considerando l’estrazione delle risorse, il loro trasporto, la produzione e lavorazione di un prodotto. Nelle banche dati vengono, in genere, riportati i valori di energia incorporata assumendo come confini la “culla” e il “cancello” (dello stabilimento produttivo). A questi bisognerebbe, poi, sommare l’energia spesa dal “cancello al cantiere” (andando a comprendere anche il trasporto fino al luogo della messa in opera e la fase di messa in opera stessa).[14]

    Gli impegni non corrispondono ad una qualità architettonica ed urbanistica diffusa, anzi esistono troppi volumi costruiti e male, soprattutto dal punto di vista del risparmio energetico. Fino a quando la ricchezza verrà misurata in moneta debito coi suoli e con l’espansione urbana si avranno altri scempi da correggere.

    Eppure basterebbe fare un piano di monitoraggio dell’ambiente costruito finalizzato al recupero (riuso) per creare migliaia di posti di lavoro, ecco la vera sicurezza. L’Italia deve consolidare, dal punto di vista statico, tutti gli edifici che abbiano dai 40 anni di “età” in su. L’Italia deve ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistenze, altro che nuove case. E’ sufficiente mutare i valori monetari – convenzione arbitraria – dell’attuale consuetudine progettuale e costruttiva: un edificio di nuova costruzione dovrà valere meno di un edificio ristrutturato (sicurezza statica e salubrità: metodi POE, BREAM, Protocollo ITACA). Quindi, la misura del valore non sarà indicata dalla moneta, mezzo di scambio, ma dalla qualità e dal buon senso: volontà politica. Il risparmio energetico potrebbe essere una moneta di scambio, la ristrutturazione potrebbe essere una moneta di scambio, e così via; cioè è sufficiente una volontà popolare che indichi una nuova misura del valore figlia della qualità e non più della quantità (lo stupido PIL) per migliore le condizioni di vita di tutti e soprattutto dei meno abbienti.


    [1] Antonello Cerchi Gianni Trovati, Non si ferma la corsa delle SpA pubbliche, in “IlSole24ore” 15 maggio 2010 pag. 3
    [2] Fiorella Loffredo, in “La Città”, 30 aprile 2010, pag. 11
    [3] Gianni Giannattasio, in “La Città”, 4 maggio 2010, prima pagina
    [4] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008
    [5] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.
    [6] http://www.gruppo183.org/acqua/legislazione/direttiva.pdf
    [7] SIMONE OMBUEN, MANUELA RICCI, ORNELLA SEGALINI, i programmi complessi, ilsole24ore, 2000, pag. 13
    [8] SARA SCAPICCHIO*, valutazione di sostenibilità etichette ecologiche e risorsa acqua in edilizia, in “Il Progetto Sostenibile”, N. 24 ott-dic 2009, pag. 62; *Università degli Studi di Napoli Federico II
    [9] marchio europeo di qualità ecologica a prodotti che superino determinati esami relativi a diverse qualità ambientali
    [10] Analisi Ciclo Vita, ecobilancio
    [11] NORBERT LANTSCHNER, CasaClima, vivere nel più, Raetia, Bolzano 2006
    [12] Quaderni del MANUALE DI PROGETTAZIONE EDILIZIA (serie diretta da ARIE GOTTFRIED), I criteri di progettazione e le verifiche, [Qualità & Manutenzione], HOEPLI, Milano 2006, pag. 104
    [13] MANUALE DI PROGETTAZIONE EDILIZIA, I criteri di progettazione e le verifiche, [Qualità & Manutenzione], HOEPLI, Milano 2006, pag. 48
    [14] Andrea Campioli, Valeria Giurdanella, Monica Lavagna, Energia per costruire, energia per abitare, in “Costruire in Laterizio” N.134, maz-apr 2010, pag. 60

    Un programma politico

    Ho pensato di raccogliere, condividere ed aggiornare il programma politico che iniziai a scrivere nel 2008. E’ la raccolta di una ricerca sociale, di appunti sparsi, idee già attuate da molte comunità e diffuse da esperti nel vari settori, dell’ecologia, architettura, urbanistica, democrazia…

    Il mio blog, il diario che tutti possono leggere, sparge periodicamente queste idee e proposte, commenti e considerazioni sulla nostra società.

    L’obiettivo è molto chiaro mutare la società per il bene comune. Buona lettura a tutti coloro che intendono anche in minima parte avviare questo cambiamento reso necessario per questioni di sopravvivenza.

    Strategie sostenibili

    I nostri politici, “bravi” attori, raccontano la favola del debito pubblico come pretesto per impedire lo sviluppo umano della società, anche gli amministratori locali recitano bene la parte e raccontano di non avere soldi per realizzare opere e servizi. La favola del debito pubblico è l’inganno necessario per ricattare i popoli, ma è anche molto semplice uscire dal mondo virtuale e comprendere perché esiste un debito pubblico e chiedersi poi, nei confronti di chi? Per trovare le risposte, basta cliccare sul sito della banca d’Italia, che ormai non è più d’Italia, leggere l’art. 1 del relativo statuto; poi è necessario leggere l’art. 107 del trattato di Maastricht, gli artt. 1 e 47 della Costituzione e documentarsi sull’usurpazione di sovranità monetaria. In fine, vi è un’ampia letteratura internazionale. Spesso si sente la litania della crisi finanziaria e la scarsezza di risorsa monetaria in circolo, lo stesso Ministro Tremonti (ad Anno Zero) dice di non voler stampare la moneta della BCE per non aumentare il debito pubblico esistente.

    Dopo aver compreso l’inganno, bisogna comprendere che la moneta non è ricchezza ma un semplice mezzo, uno strumento di misura del lavoro e mai il fine. Una proposta concreta per attuare politiche utili può venire da idee creative e di buon senso. Ad esempio, il risparmio energetico può esser visto come misura di valore economico = moneta; allora è possibile ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente con la conversione in “moneta” del risparmio energetico ottenuto ed indicato nel progetto tecnico edile.

    Gli Enti Territoriali dovrebbero essere i facilitatori di tale processo se fossero consapevoli dei loro obblighi costituzionali, cioè migliorare la qualità della vita dei cittadini.

    Le Regioni, che hanno il compito di redigere piani energetici, hanno il dovere di indicare nelle loro intenzioni anche le strategie economiche per attuare gli obiettivi prefissati, applicando etica ed ecologia.

    Il Governo e gli Enti Territoriali hanno l’obbligo costituzionale di controllare il credito (art. 47 Cost.) e possono scegliere di deliberare sia di stampare moneta di Stato libera dal debito e libera dall’usura degli interessi e, sia  di produrre credito legato al risparmio energetico figlio di un’efficace progettazione. Il credito può essere riscosso da una ESCO (Energy Service Company) di proprietà pubblica ad azionario diffuso dove i cittadini eleggono direttamente il consiglio di amministrazione e, gli stessi utenti possono convertire il credito per sostenere l’economia locale. Il cittadino produttore di energia da fonti rinnovabili può spendere il credito in beni alimentari prodotti dal territorio locale. Uno scambio, come avviene normalmente attraverso una moneta.

    Quanto segue documenta il tentativo di politiche atte al recupero edilizio:

    “La complessità dei problemi che riguardano il recupero dei quartieri di edilizia sociale delle nostre periferie è comune alle principali città europee che si trovano a fare i conti con l’esigenza di riqualificare il vasto patrimonio costruito durante gli Sessanta e Settanta con le tecnologie di prefabbricazione pesante.” […] “Lo stato di degrado ambientale provocato dal nostro sistema di sviluppo è arrivato a livelli di emergenza che impongono il riesame delle modalità di sfruttamento delle risorse disponibili: in una sola generazione abbiamo consumato più risorse non rinnovabili di quanto non abbia fatto l’intera umanità dei secoli precedenti, creando così una crisi del sistema non più settoriale ma globale.” […] all’interno della sola Unione europea sono riconducibili agli edifici oltre il 50% del consumo totale di energia e circa il 40% dei rifiuti prodotti dall’uomo (Gallo, 200). Nel caso italiano, è stato stimato che nel 1999 i consumi energetici del settore delle costruzioni sono stati di circa il 40,5 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (TEP), pari al 30% dei consumi finali nazionali…”(tratto da Laura Elisabetta Malighetti, recupero edilizio e sostenibilità, ilsol24ore Milano 2004, pagg. 3-119)

    Nonostante gli strumenti giuridici, nonostante le conoscenze tecnologiche non possiamo dire che l’Italia abbia risolto i problemi relativi all’uso dell’energia, all’abitare ecologico neanche potremmo pensare che la maggioranza delle nostre città siano vivibili, siano sostenibili.

    Eppure, pensare, progettare e costruire in maniera razionale ed eco-efficiente dovrebbe essere utile e vantaggioso a tutti.

    Il D.M. 22 ottobre 1997 n. 238 introduce l’istituto-strumento “Contratti di Quartiere” per realizzare recuperi dell’edilizia pubblica in Europa. Altri piani e strumenti giuridici hanno avuto seguito ma le nostre città non sembrano essere tanto migliori di prima né possiamo dire che siano divenute città ideali.

    La libertà di un popolo avviene anche attraverso la conoscenza e l’applicazione di sistemi organizzativi “innovativi” (democrazia diretta e partecipativa) che consentono ai cittadini consapevoli di riappropriarsi di una crescita collettiva attraverso l’uso delle tecnologie migliori, cioè quelle che servono alle comunità per vivere in maniera sobria ed autosufficiente.

    Alcune buone pratiche amministrative sono documentate e si ispirano al concetto di territorialità o a percorsi di progettazione partecipata dove i progettisti dialogano direttamente con i cittadini. Ecco alcuni commenti: “tra i sistemi di pianificazione operanti nel mondo occidentale quello italiano è forse uno dei più burocratizzati e più lontani dal mondo della vita (Giusti, 1995). Colmare il burrone tra burocrazia del piano e corpo vivo della città è un compito così grande che è meglio sperimentare e incominciare da tutte le parti. Accrescere il grado di concretezza, vicinanza alla gente, e capacità di ascolto dei sistemi di pianificazione è quindi un obiettivo che è possibile avvicinare in molti modi.” (tratto da Alberto Magnaghi – a cura di -, Giancarlo Paba, il territorio degli abitanti, Dunod Milano 1998, pag. 98)

    Addirittura, Diego Caltana racconta (in il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26) di “35 anni di progettazione partecipata” a Vienna. “Un’esposizione dedicata al modello viennese lieve per il rinnovamento urbano racconta gli investimenti seguiti all’entrata in vigore della legge per il risanamento urbano varata nel 1974. Per contrastare gli aspetti più radicali di questo provvedimento legislativo un gruppo di sociologi, architetti e artisti, ma anche tecnici comunali e politici locali, presentano un programma di dodici punti per indirizzare il risanamento evitando che si trasformasse nella demolizione di intere aree degradate con la conseguente dispersione dei loro abitanti. Questi vennero invece coinvolti nei processi decisionali, dando vita ad un’esperienza apripista per la progettazione partecipata.”

    Questi “stralci” tratti da testi ed articoli testimoniano che esistono energie creative positive, capacità progettuali, persone capaci di organizzare e realizzare opere socialmente utili e vantaggiose. Manca la volontà politica per soddisfare i reali bisogni umani e comprendere chi stia osteggiando l’umanità non è difficile. Bisogna ripensare l’intera società, riportare al centro i reali valori umani considerandoli facenti parte di un sistema chiamato: Universo, natura.

    Le piante traggono vita perché c’è il sole e, non si scambiano nessuna moneta, lo stesso fanno tutti gli animali, cosa vorrà significare?