Cambiare paradigma culturale

Lo psicologo e filosofo umanista Erich Fromm ricorda il fatto che milioni di persone condividano gli stessi vizi non rendi questi vizi virtù. In una cultura collettiva, giudizi e ragionamenti si basano su quelle che vengono percepite come le verità del paradigma fondamentale. Di conseguenza, se le credenze paradigmatiche di una cultura fossero false o inesatte, la popolazione che avesse consapevolmente operato secondo quelle credenze fallaci esprimerebbe  collettivamente giudizi e ragionamenti di cattiva qualità. (BRUCE LIPTON, STEVE BHAERMAN, evoluzione spontanea, Macro Edizioni 2010, pag.258)

Leggendo Confessioni di un sicario dell’economia ci si chiede: che differenza c’è tra i boss della camorra e la CIA? Scopi e metodi sono identici, persino l’indifferenza nei confronti delle vittime e la brutalità con la quale si esercita il potere assoluto sono identiche. (LORETTA NAPOLEONI nella profazione di John Perkins, confessioni di un sicario dell’economia, Minimun fax 2010.)

L’affermazione che la crescita economica sia indispensabile per far crescere l’occupazione viene ripetuta come un mantra benché, a differenza del mantra, non abbia lo scopo di liberare la mente dalla realtà illusoria, ma di avvilupparla in una illusione irreale, priva di riscontri empirici e di fondamenti teorici. Dal 1960 al 1998 in Italia il prodotto interno lordo a prezzi costanti si è più che triplicato, passando da 423.828 a 1.416.055 miliardi di lire (valori a prezzi 1990), la popolazione è cresciuta da 48.967.000 a 57.040.000 abitanti, con un incremento del 16,5 per cento, ma il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni (erano 20.330.000 nel 1960 e 20.435.000 nel 1998). Una crescita così rilevante non solo non ha fatto crescere l’occupazione in valori assoluti, ma l’ha fatta diminuire in percentuale, dal 41,5 al 35,8 per cento della popolazione. (MAURIZIO PALLANTE, “estratto” da Orientare la politica economica e industriale a creare occupazione nelle tecnologie che riducono l’impronta ecologica. Perugia, 9 ottobre 2010)

In un’epoca dove vige il dogma religioso della moneta e della crescita infinita e dove le persone non sono realmente soddisfatte della propria vita poiché intimamente nichiliste, sembra ragionevole decrescere felicemente per spostare le proprie energie mentali sui bisogni reali, essenziali e abbandonando quelli effimeri, cioè figli di capricci indotti dall’ambiente, inteso come sistema di potere invisibile (banche, media, pubblicità…)

In un contesto sociale in cui le necessità vitali di ogni persona si possono soddisfare solo producendo merci per avere un reddito monetario con cui acquistare merci, i rapporti interpersonali si fondano essenzialmente sulla compravendita che, a sua volta, si fonda sulla diffidenza reciproca e sulla competizione. […] Se invece di rapporti sociali basati esclusivamente sulla mercificazione, le persone che vivono in città instaurassero legami di collaborazione, si donassero reciprocamente tempo, attenzione, solidarietà, mettessero gratuitamente a disposizione degli altri le proprie competenze professionali, si ridurrebbe la loro necessità di acquistare e vendere per soddisfare tutte le esigenze vitali. (MAURIZIO PALLANTE, la felicità sostenibile, Rizzoli 2009, pag. 81)

Agire direttamente

Credere alle favole è bello, se avessimo ancora 8 anni sarebbe anche normale. E’ patologico avere ancora fiducia nell’attuale classe dirigente e soprattutto è moralmente gravoso non pensare di cambiare pensiero per incontrare persone normali, ci sono ancora, e discutere su come gestire la nostra società. E’ tempo di vera democrazia!

Nel mondo, molti stanno agendo direttamente e stanno elaborando piani attuativi per organizzare le comunità secondo normali criteri di buon senso: non sprecare risorse, non inquinare, auto-produrre cibo; alcune di queste azioni rappresentano la consuetudine culturale degli italiani di, circa 50 anni fa. Nella sostanza non si tratta di tornare al passato ma solamente uscire dalla psico-programmazione che la televisione e la scuola hanno fatto contro i nostri interessi privandoci del piacere conviviale di famiglie normali e mentalmente sane che risparmiavano per non sprecare e rispettare la natura, cioè il bene comune.

Oggi, il pensiero dominate dell’élite che poggia sulla sciocca competitività, sulla crescita infinita, ha condotto la società nel baratro in ogni campo, bisogna riconoscere gli errori e ripensare la comunità combinando le buone abitudini di una volta e l’uso di tecnologie rinnovabili, bisogna unire la saggezza e con l’innovazione.

Energia dispersa

In Technology Review è stata pubblicata un’interessante mappa che mostra come si consuma e si disperde l’energia negli Stati Uniti e questo conferma quanto già si sapeva e cioè l’inutile e l’evitabile spreco dell’energia. Come si evince dal grafico di David Bussett le obsolete tecnologie della termodinamica classica non possono evitare la dispersione del calore.

Matt Mahoney titola: “una mappa preoccupante dei flussi energetici” ma quello che dovrebbe preoccupare non è la normale dispersione  e perdita dell’energia figlia delle leggi della fisica e figlia di obsolete tecnologie ma la reticenza del mondo politico e l’ostracismo immorale verso nuove tecnologie e, la mancanza di buon senso nella società.

Facendo un semplice confronto fra le riviste di libera informazione si può leggere in Nexus New Times N86 a pag. 55 che la Bloom Energy lancia celle a combustibile all’avanguardia.

Si legge: ciascun Bloom Energy Service fornisce 100 kW di energia con un ingombro approssimativo pari all’area di un parcheggio per automobile. Ciascun sistema genera energia sufficiente a soddisfare le necessità di circa un centinaio di abitazioni medie o di un piccolo edificio adibito a uffici.

Mentre in Italia i nostri dipendenti eletti capiscono poco o nulla sul tema energetico, la scuola fa poco, i media discutono poco e spesso disinformano altri paesi non solo ricercano ma brevettano (copyright = business) nuove tecnologie da fonti rinnovabili.