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Posts Tagged ‘acqua’

La retorica domanda posta come titolo vuole porre attenzione sul fatto che la sovranità popolare è stata sospesa, ed uno degli inganni più efficaci all’interno della grande trasformazione globalista, è stato quello di far credere che il popolo potesse scegliersi il ceto politico locale; è vero, lo elegge direttamente ma non ha poteri, ed è il peggiore che si possa avere, spesso è narcisista, egocentrico, e ignorante. Per fare il Sindaco non è richiesta alcuna competenza, e può distruggere il territorio distribuendo favori a chi l’ha votato. Ovviamente esistono eccezioni, alla prassi consolidata di amministrazioni locali totalmente incapaci e irresponsabili. Il cambiamento liberista ha spostato poteri, ha colpito il ruolo pubblico dello Stato, ed ha spostato sovranità dagli Stati verso organizzazioni sovranazionali. Osservando la realtà politica Sindaci e Consiglieri sono gli esecutori materiali del neoliberismo: meno Stato più mercato. Ancora oggi, nonostante tutte le evidenze, il malcostume, e la distruzione dello stato sociale, molti cittadini credono che i propri Sindaci abbiano il potere di fare politica, senza focalizzare l’attenzione su alcuni fatti che mostrano la fine delle politiche pubbliche e la trasformazione della polis in luoghi per il profitto. A partire dagli anni ’80 le Nazioni diventano un concetto astratto per favorire la nascita di un’area geografica neoliberista, col “centro” e la “periferia”. Durante gli anni ’90, varie riforme del diritto amministrativo spostano i poteri, dai Parlamenti nazionali all’UE. I Sindaci non hanno l’opportunità di fare politica nel senso più alto e nobile del termine, e si limitano a ratificare decisioni altrui. Si tratta di decisioni politiche avanzate dalle imprese private. La globalizzazione neoliberista, le delocalizzazioni produttive e la riduzione del welfare state trasformano la società e consolidano nuovi fenomeni sociali ed economici che cambiano profondamente il territorio da rendere obsoleta la scala amministrativa attuale. Ad esempio, l‘esplosione delle strutture urbane che si sono unite agli agglomerati limitrofi. Diversi elementi possono farci comprendere, come e quanto, la nostra società sia stata rifeudalizzata, e perché generalmente Sindaci e Consigli comunali – amministratori – non pensano autonomamente ma obbediscono a decisioni prese altrove. Ovviamente ci sono anche le eccezioni di Sindaci autonomi, ma è difficile decidere diversamente quando non hai disponibilità economiche e quando hai vincoli normativi che danno priorità agli aspetti materiali piuttosto che a quelli sociali. Il legislatore, nel solco del pensiero liberale laissez faire al mercato, ha spostato il centro decisionale attraverso le riforme: elezione diretta del Sindaco e introduzione del diritto privato in ambito pubblico, con la facoltà data ai Sindaci di creare SpA per la gestione dei servizi pubblici. Il processo politico viene privatizzato e ai cittadini è impedita la partecipazione politica. Da molti anni l’ANCI, ha assunto il doppio ruolo sia di pensatoio (Ifel e Cittalia) per i Sindaci, e sia di lobbies di pressione nei confronti di Regioni e Parlamento. In buona sostanza le azioni politiche non partono dai Consigli eletti, ormai luoghi di camere di registrazione di decisioni prese altrove, ma dai pensatoi delle associazioni politiche che raccolgono manager e professionisti esterni. In questo modo le imprese private e globali, legittimamente, riescono a influenzare le istituzioni locali. Anche la pianificazione comunale è condizionata degli interessi privati, nonostante i Consigli esprimano l’ultima opinione attraverso il mero rito del voto. Nella realtà, le pubbliche istituzioni locali avendo aderito alle politiche neoliberali, attendono le direttive dell’UE, e tali direttive sono influenzate dalle organizzazioni sovranazionali private (“ce lo chiede l’Europa”). Un esempio molto famoso, riguarda le cosiddette politiche smart, ideate e pensate dalle multinazionali che non pagano le tasse, come google, amazon, facebook che desiderano avere città cablate e interconnesse per aumentare i propri profitti. Le regole per adeguare le città agli interessi privati sono nelle direttive UE, poi sono recepite con un copia incolla dalle organizzazioni coordinate dall’ANCI. Altri temi, dalle tasse locali alla gestione dei servizi educativi e sociali, e sono argomenti sviluppati sempre nel solco dell’ideologia liberista. Generalmente gli amministratori, durante gli anni ’90 hanno deciso di esternalizzare, come si dice in gergo, ogni servizio ritenuto oneroso. La gestione della cosa pubblica, la polis: acqua, mobilità, energia, rifiuti, è nelle mani di società che non rispondono alla democrazia rappresentativa, non rispondono agli elettori. Il legislatore anziché favorire forme di democrazia diretta e partecipativa negli Enti locali, sceglie di allontanare i cittadini privatizzando i processi decisionali e ripristinare rapporti di vassallaggio feudale, ove l’élite borghese locale e le imprese scelgono i propri burattini per sfruttare la cosa pubblica, con contratti e affidamento dei servizi, e per conservare lo status quo. I Sindaci nominano, secondo la propria convenienza, i dirigenti di queste SpA locali. La conseguenza di questa scellerata scelta politica, figlia dei liberali (privato meglio dello Stato), è la privatizzazione dei servizi che ha generato enormi multiulities SpA, soprattutto al centro Nord, e in buona sostanza i veri amministratori politici sono i manager di queste società che determinano tariffe e servizi.

Sindaci e Consigli comunali non gestiscono più direttamente la cosa pubblica, e i politici sono stati trasformati in ragionieri che devono solo ratificare un bilancio pubblico sotto le condizioni del patto di stupidità, che impedisce di fare investimenti. Nella sostanza gli organi eletti hanno serie difficoltà nel decidere come spendere le tasse dei cittadini (investimenti), mentre i trasferimenti statali progressivamente si riducono. Il problema principale è senza dubbio di natura ideologica e culturale, poiché il sistema istituzionale è orientato su politiche di crescita che non sono sinonimo di miglioramento e qualità della vita, ma solo di aumento della produttività, cioè aumento del PIL. Fra benessere e aumento del PIL non c’è alcuna relazione diretta, ma c’è fra l’aumento della produttività e l’aumento della disoccupazione, poiché le innovazioni finalizzate all’aumento dei profitti e delle produttività hanno creato più disoccupati. Tutto l’impianto culturale istituzionale è condizionato da indici e parametrici dell’economia neoclassica secondo gli interessi delle imprese (l’accumulo di capitale) e non secondo l’interesse delle persone. Poiché le istituzioni sono state piegate all’interesse del capitale, che si alimenta di natura propria con la capacità immorale di creare danaro dal danaro, i politici locali che hanno rinunciato a una propria autonomia di pensiero diventando inutili. In una società dove tutto è merce e l’accesso a queste merci avviene attraverso il danaro, il potere reale è nelle mani delle banche e delle imprese che possiedono liquidità. Oltre a questo la classe politica non è stata capace di legiferare una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale, mentre sono considerati prioritari gli interessi delle banche, le spese militari, le grandi infrastrutture altrettanto inutili. Cosa è accaduto? A partire dagli anni del secondo dopo guerra, il legislatore ha ripreso ad assecondare gli interessi della borghesia liberale attraverso favori e privilegi, concentrando capitali attraverso le rendite finanziarie e immobiliari, cioè senza lavorare e sfruttando la collettività. L’accumulo di queste rendite negli istituti bancari ha generato mostri che oggi “possiedono” gli Enti locali. In questo modo si è creata, in ogni città italiana, un’élite borghese liberale e classista che ha la forza capitalista di influenzare le scelte dei politici locali, poiché il ruolo pubblico dello Stato è ridotto cedendo la sovranità economica. Dal punto di vista del governo del territorio, gli amministratori locali sono i responsabili della gentrificazione e dell’aumento delle disuguaglianze sociali, sono responsabili dell’aumento del consumo di suolo agricolo, della distruzione di ecosistemi, e dell’inerzia politica sul rischio sismico e idrogeologico.

L’obiettivo politico di scoraggiare la partecipazione politica e delegittimare la democrazia rappresentativa è stato ampiamente raggiunto e questo percorso fu studiato e programmato molti decenni fa nei soliti gruppi élitari. Già il senatore Norberto Bobbio, in Il futuro del democrazia del 1984, disse chiaramente che il Parlamento era una camera di registrazione di decisioni prese altrove. Enrico Berlinguer nel 1981 denunciò la corruzione nei partiti. Quindi già negli anni ’80 emerse drammaticamente la denuncia dell’influenza delle lobbies nei confronti dei partiti. L’influenza delle imprese private negli affari pubblici è un tema che resta senza soluzioni, e si ha l’impressione che si preferisca andare nella direzione opposta: legalizzare la corruzione – il voto di scambio – copiando l’immorale sistema americano ove chi ha soldi può comprare (finanziare) il partito che preferisce. «Il sistema privato odia profondamente i sindacati. Da sempre. Quella statunitense è una società dominata dalle aziende molto più di altre a lei paragonabili» scrive Noam Chomsky, in Sistemi di potere. In questi ultimi 15 anni le proposte di legge più importanti non sono state più suggerite dal Parlamento, ma dal potere esecutivo tramite il “voto fiducia” sui decreti governativi per evitare che qualche parlamentare potesse porre emendamenti, modifiche sul testo preparato dal Governo stesso. Stiamo assistendo da molti anni ad un processo di delegittimazione di ogni forma di democrazia, lento e continuo che serve ad abituare i cittadini al sistema feudale. Dopo circa 30 anni possiamo constatare che le organizzazioni del potere invisibile hanno raggiunto ogni obiettivo: la sovranità monetaria è nelle mani di organi non elettivi, la politica industriale è nelle mani di organi non elettivi (WTO). Gli organi eletti ratificano solo i bilanci con criteri e regole scritte altrove. La sostituzione delle Nazioni con la dittatura delle SpA fu studiata negli anni ’30 e migliorata negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. L’aspetto più drammatico di questo nuovo feudalesimo è l’aspetto volontario, cioè i parlamenti hanno ceduto poteri e sovranità volontariamente, tramite l’indottrinamento e la distruzione della partecipazione politica all’interno dei partiti tradizionali addomesticati, infiltrati e coordinati dall’esterno con efficaci sistemi di corruzione e cooptazione programmata, nella sostanza i partiti non sono liberi ed indipendenti, al contrario sono cagnolini da compagnia del potere invisibile raccontato da Bobbio.

Acqua, mobilità, energia e rifiuti, cioè la politica; la conduzione delle cosa pubblica deve tornare nelle mani del legittimo proprietario, lo Stato col sostegno dei cittadini. Società no profit ad azionariato diffuso popolare ove i cittadini possano eleggere i propri consigli di amministrazione e investire gli utili nella manutenzione e gestione dei servizi. Un altro scandalo intollerabile si comprende osservando l’armatura urbana italiana. Le città non corrispondono ai confini amministrativi che tutti conoscono, ma sono diventate aree urbane estese, e ciò richiede un cambio di scala territoriale e amministrativo per accorpare gli Enti comunali, considerando i comuni centroidi e le loro conurbazioni. Il cambio di scala comporta un enorme vantaggio politico poiché elimina enti inutili, e consente un’efficace gestione amministrativa e territoriale rispondente alla realtà italiana.

In alcuni ambiti la gestione della politica è nelle mani dirette dei cittadini. Nella confederazione Svizzera, com’è noto, da circa 150 anni, i cittadini hanno strumenti efficaci di democrazia diretta. A Schönau, in Germania, esiste un’esperienza molto significativa poiché i cittadini decisero di acquistare la rete elettrica locale per auto produrre energia con le fonti alternative, diventando produttori e consumatori di energia. A Torraca (SA), l’Amministrazione locale decise di diventare la prima city led al mondo con fonti alternative. Due esempi, uno dal basso ed uno dall’alto col medesimo obiettivo: diventare auto sufficienti dal punto di vista dell’energia ed applicare il principio dell’uso razionale dell’energia con la naturale conseguenza di eliminare gli sprechi (riduzione dei costi) ed essere più sostenibili. Questo per ricordaci che le soluzioni esistono, ma vanno studiate, capite e perseguite con un’energia popolare.

Questa valutazione non vuole assolvere gli amministratori locali teleguidati dalle lobbies, anzi i Sindaci, rispetto ai ruoli che hanno, sono responsabili e attuatori dei piani liberisti e delle privatizzazioni. La cronaca politica e il modello neofeudale ha favorito l’ingresso nelle istituzioni pubbliche della peggiore classe politica, la più ignorante, autoritaria e stupida categoria di politicanti si trova proprio nei Consigli comunali e regionali. La democrazia liberale, avendo esternalizzato e privatizzo i processi decisionali  della politica, può permettersi di far eleggere veri e propri ignoranti funzionali che devono solo dire Si al capo di turno. Si tratta di una finta democrazia. Il malcostume prolifera negli Enti locali, come luoghi del neofeudalesimo e creazione delle clientele a danno della collettività.  Per fare il Sindaco o consigliere non è richiesta alcuna competenza, mentre i cittadini elettori ritengono di non doversi impegnare politicamente introducendo merito e democrazia. Occuparsi della cosa pubblica con democrazia è un processo culturale evolutivo pertanto ci vogliono politici capaci di interpretare questo cambiamento utile alla cosa pubblica che introduce etica e abilità finora inutilizzate.

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Non accadeva da 16 anni, circa 28.839.074 di italiani sono andati a votare (57%) per applicare il governo del popolo ed hanno espresso una volontà inequivocabile. Il 95% dei votanti (25.216.418 di italiani) ha detto che l’acqua tramite la gestione degli acquedotti non deve recare profitto per i privati. Ora, bisogna fare attenzione e prendere bene la mira perché l’idea di privatizzare i servizi pubblici è stata introdotta dal Governo di “sinistra” nel luglio 2006:

Linda Lanzillotta, Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali). Il testo presenta il progetto embrionale per l’affidamento ai privati di servizi fondamentali per la collettività, compresa la gestione delle reti idriche.

Durante la campagna referendaria questi signori di “sinistra” non si sono smentiti e personaggi come Renzi (Sindaco di Firenze), Chiamparino, Fassino (Sindaco di Torino) hanno votato NO, non abrogare norme palesemente immorali mentre Berlusconi ha sperato che il quorum non fosse raggiunto.

Alcune voci, però, si sono levate (nel PD) in questi giorni per sostenere – quantomeno – il No al secondo quesito sull’acqua: quello che vorrebbe eliminare la remunerazione del capitale investito. Tra gli altri, Chiamparino, Renzi, Enrico Letta, Enrico Morando.

Sul tema del nucleare il 94% degli italiani ha detto che non vuole la fissione nucleare mentre il Parlamento europeo dove siedono anche gli italiani hanno votato a favore dell’obsoleta tecnologie nucleare.

I cittadini devono prendere bene la mira e informarsi sul fatto che i dipendenti eletti non rispondono alla volontà popolare ma a quella di lobby immorali che agiscono secondo un unico pensiero dominante che unisce “destra” e ”sinistra” tramite i paradisi fiscali: massimizzare i profitti assecondando il Dio Denaro e le SpA loro amiche.

L’Unione europea è un’organizzazione anti-democratica dove persone non elette dai popoli assecondano la volontà dell’élite mentre “destra” e “sinistra” sono gemelli siamesi utili al divide et impera.

Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Nel luglio del 2008 l’attuale Parlamento, mai eletto ma nominato dai segretari di partito, ha venduto il popolo italiano alla dittatura europea grazie al Trattato di Lisbona che alimenta leggi ed emendamenti illiberali e che contraddicono l’autoderminazione dei popoli, infatti le norme appena cancellate sono il frutto di direttive che privatizzano i servizi pubblici e soprattutto rispondono agli ordini della BCE, della Commissione e del Consiglio d’Europa istituzioni mai elette dai popoli ma addomesticate da tecnocrati moralmente corrotti che rispondono al desiderio del WTO, del club Bilderberg, della Commissione Trilaterale e altri gruppi elitari.

Secondo gli immorali Trattati internazionali le direttive europee sono prioritarie alle leggi del Parlamento italiano e quindi ci troviamo in un sistema ibrido dove la volontà popolare italiana non dovrebbe contare poiché la privatizzazione è imposta dall’UE.

La soluzione pratica e morale è una sola: sospensione biennale del calcio italiano (doppia soluzione psicologica) e usare gli stadi come agorà per avviare un dibattito pubblico aperto sull’Unione Europea ma prima di farlo i dipendenti italiani, nel Parlamento europeo devono spiegare le ragioni e proporre di introdurre la democrazia in Europa lasciando una proposta di riforma cancellando articoli, nel Trattato, palesemente immorali e contraddittori che consentono alle SpA di violare i diritti umani.

Una volta che gli italiani saranno liberi potranno applicare la Costituzione italiana oggi scavalcata dal Trattato di Lisbona e quindi introdurre moneta sovrana a credito e far ripartire il Paese finanziando i diritti umani e i comportamenti virtuosi.

Questi pagliacci e cialtroni figuranti nei partiti (i partiti in realtà non esistono poiché sostituiti da fondazioni politiche che bevono direttamente dalle banche e dalle SpA locali, i feudi) diranno che hanno vinto loro, mentre i comitati sono sorti dal basso, dai cittadini come noi che da anni dibattevano su questi temi forum 280 – 27-feb-2007. Andiamo avanti!!!

Enrico Berlinguer, questione morale (1981) […] Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

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Cosa dicono diritto e Costituzione:

“In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione. I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione.

Il demanio necessario include quei beni che essendo idonei a soddisfare un interesse di cui è esclusiva titolarità la collettività nazionale, non possono appartenere ad altri che allo Stato e di conseguenza sono sempre demaniali”

I beni che fanno parte del demanio pubblico [c.c. 822, 825], sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi [c.c. 1145], se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano [c.n. 30, 700] (1). Ed ancora prima sulla sollecitazione di Cinzia nell’evidenziare i riferimenti anche normativi ricordo che:

Cost. art. 2: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”

L’acqua non può essere privatizzata ma i Governi in maniera palesemente truffaldina privatizzano la gestione dei servizi idrici dando la possibilità a soggetti privati di lucrare con le SpA, inventate e nominate da Sindaci, consorzi pubblici e Presidenti. Tutto questo processo avviene da diversi anni in maniera assolutamente non meritocratica in evidente contraddizione degli interessi pubblici. Non c’è alcuna ragione valida sul fatto che gli Enti pubblici non possano gestire i beni demaniali, lo hanno sempre fatto prima delle riforme degli anni ’90.

Dunque, da dove viene l’idea malsana di regalare ai privati la gestione dei servizi pubblici?

Il controllo delle grandi aziende sull’acqua di Vandana Shiva. La Banca Mondiale non si è limitata a svolgere un ruolo di primo piano nella creazione di una condizione della scarsità  d’acqua e inquinamento: ora quella scarsità la sta trasformando un’opportunità commerciale per imprese. Inizia così un articolo tratto da Le guerre dell’acqua, Feltrinelli 2003 pp. 95-110

Monia Benini ci ricorda chi siano gli esecutori materiali italiani di questa immorale usurpazione: “Luglio 2006: Linda Lanzillotta,  Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali)”.

Ed oggi Berlusconi prosegue la strada spianata dalla “sinistra”. Ricordiamoci che tutti questi signori hanno approvato anche il Trattato di Lisbona, cioè una Costituzione europea che contraddice i più elementari principi democratici sulla separazione dei poteri, quel trattato si poggia essenzialmente sul concetto di libero mercato che prevarica anche i diritti fondamentali dell’uomo e legalizza l’usurpazione della sovranità monetaria fondamentale per il controllo dei popoli.

L’idea di globalizzazione, mondializzazione e quindi privatizzazione della natura viene dalle menti malate dei banchieri coloro che corrompono da sempre i rappresentanti eletti dal popolo e che usano le tecnologie migliori per manipolare la percezione dell’opinione pubblica attraverso le loro SpA del settore della comunicazione, della guerra, delle case farmaceutiche etc.

Negli anni ’90 c’è stata la riforma della pubblica amministrazione: è stato introdotto l’uso del diritto privato in ambito pubblico, l’elezione diretta dei Sindaci ed il potere di creare SpA ad acta per gestire i beni demaniali. Già in quegli anni il dibattito politico sottolineava i rischi enormi dovuti dalla perdita di realizzare gli interessi pubblici a vantaggio di quelli privati, cioè delle SpA tramite questo sistema palesemente non meritocratico. Purtroppo la Corte Costituzionale non si è espressa a favore dei diritti e degli interessi pubblici palesemente violati da queste norme pensate da banchieri stranieri ed introdotte lentamente, nel frattempo le televisioni hanno anestetizzato la capacità critica collettiva e l’opinione pubblica con gli intrattenimenti televisivi e la cancellazione dell’educazione civica dalle scuole.

Intanto nel 2010 entra in vigore il Trattato di Lisbona e la maggioranza degli italiani non so neanche cosa sia.

Carlo Vulpio: Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.

Le norme antidemocratiche si fermano in maniera civile e democratica.

In un Paese realmente democratico, dotato di strumenti efficaci di democrazia diretta non sarebbe potuta accadere un’usurpazione di questo tipo, poiché il popolo sovrano avrebbe avuto il potere di revisionare le eventuali leggi antidemocratiche.

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Da un decennio almeno stiamo assistendo all’usurpazione del bene comune.

qualcuno-vuol-darcela-bereL’attacco messo in opera è figlio della spregiudicatezza del “potere invisibile” (sempre meno invisibile grazie alla rete). I Governi di destra e di sinistra attraverso deleghe e parlamentari a sevizio delle corporations hanno emanato leggi e Statuti a regola d’arte per truffare l’ignaro popolo.

In questo forum ed in altri si paventano, si urlano, giustizia e legalità, tutela del bene comune ed altro.

Quindi puntiamo il dito contro chi oggi usurpa i nostri diritti: Veltrusconi è il presente.

Le leggi da cambiare/attuare per sradicare la corruzione legalizzata:

  • Class Action VERA
  • revisione degli Statuti eliminando il potere del Sindaco di nomina diretta delle SpA concessionarie dei beni demaniali
  • sostituire le SpA gestrici di beni demaniali con società cooperative a democrazia partecipata (azionariato diffuso) di proprietà dei cittadini e controllate dagli utenti, investendo gli utili sul territorio locale.
  • sostenere progetti di autoproduzione energetica decentralizzata in condomini e quartieri

Ecco le leggi ed i provvedimenti che dal 1990 al 2000 hanno mutato la pubblica amministrazione e consentito la distruzione del concetto di bene comune introducendo l’uso del diritto privato in ambito pubblico. Privatizzazione per gli amici incappuciati col fine di creare monopoli locali e no liberalizzazioni. L.241/90 L.29/93 L.474/94 L.104/96 L.104/97 L.448/98 L.94/97 e d.lgs 279/97 dlgs 286/99 dlgs 300/99 L.340/2000

* l’attacco continua ancora col DDL Lanzillotta

con la scusa di volere liberalizzare – cosa mai fatta – e di rendere più efficiente l’amministrazione pubblica si è deciso di attuare il turbocapitalismo in regime di monopolio usurpando i beni demaniali. Tutto a vantaggio degli amici.

Un sostanziale aiuto lo hanno dato i sindacati, che invece di far licenziare i lavativi che vivono sulle spalle dei colleghi hanno consentito che tutto venisse attuato.

fatevi un’idea di come le corporations degli illuminati puntino alla nostra distruzione economica e controllo totale (che già hanno)
Indagine Mediobanca: Italia a due velocità nei servizi pubblici, ricavi boom da acqua e rifiuti

Bene le liberalizzazioni, insistere su energia e servizi pubblici. Ridurre il debito, incentivare investimenti, innalzare età pensione

Tariffe, sempre più cari acqua e rifiuti I consumatori: “Una stangata da 1.360 euro”

L’acqua è un diritto inalienabile ed infruttifero; l’acqua è fonte di vita. Rubare l’acqua è una palese violazione del diritto alla vita.

Nonostante ciò… ..leggete pure il business dell’acqua: parte 01 e parte 02

Non ci vuole molto per capire chi siano le persone che guadagnano da questo business.

Mineracqua di confindustria e gli associati

il gruppo CoGeDi
Con quale criterio di merito un Ente pubblico, ad esempio la Regione, concede ad un’azienda privata di prendere l’acqua dalle sorgenti naturali e di venderla?

acqua bene comune? acqua diritto inalienabile? Riferimenti normativi

riferimenti normativi

nel documento del file pdf troverete scritto:
il demanio necessario include quei beni che essendo idonei a soddisfare un interesse di cui è esclusiva titolarità la collettività nazionale, non possono appartenere ad altri che allo Stato e di conseguenza sono sempre demaniali

poi nel demanio accidentale ricadono gli acquedotti

quindi sancendo questo diritto c’è da chiedersi, come mai nell’ultimo decennio all’interno delle società municipalizzate vi siano partecipazioni private?
Come mai queste partecipazioni fanno fare profitti a pochi soggetti concessionari?
Perché le società, tramite concessioni pubbliche, sono diventate s.p.a.?
Quale ragione c’era di far fare soldi ad un ridotto numero di persone, quelle dei c.d.a.?
Tutto ciò è in palese contraddizione con la nostra Costituzione, infatti:

In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione.
I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione..

avete capito bene occasionalmente, e come mai le società che gestiscono gli acquedotti pubblici sono diventate s.p.a.? Garantendosi attraverso un diritto inalienabile come l’acqua entrate costanti, 365 giorni l’anno.
Perché nessun avvocato, nessun cittadino ha fatto ricorso ai Tribunali?

info utili per impugnare provvedimenti illegittimi: patologia dell’atto amministrativo

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Da una decina di anni a questa parte sono sorte società municipalizzate/partecipate SpA che gestiscono beni demaniali come gli acquedotti. Poiché forme societarie come le SpA hanno come primo interesse il profitto, viene male applicatoqualcuno-vuol-darcela-bere il principio dell’interesse pubblico alimentando voto di scambio ed illeciti proventi a pochi privilegiati amici dei Sindaci. Infatti sono i Sindaci, tramite poteri espressamente conferiti dallo Statuto del Comune, che nominano discrezionalmente i dirigenti di tali SpA. In questo quadro normativo e pratico si può dichiarare che queste persone sono usurpatrici di beni demaniali. I principi costituzionali dicono chiaramente che i beni demaniali sono inalienabili, ma non è di questo che bisogna preoccuparsi, in quanto le società di diritto privato operano in mercato di monopolio ma concessionari, e l’Ente pubblico, proprietario del bene, può in qualsiasi momento ritirare la concessione per ragioni di interesse pubblico.

[…]In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione.
I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione […]

Ma è proprio questo principio che non torna con l’attuale gestione. Le legge Galli, che tratta la materia, consente ad una società privata di gestire gli acquedotti, e fin qui nulla da dire. Inoltre vi sono i principi di efficienza e di economia, la pubblica amministrazioneche non vengono altresì garantiti. Ma partiamo dall’interesse pubblico. Stiamo trattando il tema dell’acqua e delle condotte idriche, per cui il principale interesse per il popolo sovrano è che il bene sia sicuro e disponibile. In secondo luogo, gestire gli acquedotti non vuol dire trarne un profitto primario, per chiunque sia a farlo, lo Stato o un privato, per una ragione molto semplice e banale. L’acqua è presente in natura, non è creata dall’uomo e tutti gli essere viventi del mondo dipendono dalla sua giusta conservazione, per cui sarebbe una violazione intollerabile se qualcuno la possedesse anche indirettamente gestendo gli acquedotti e ne traesse un profitto economico primario. Ebbene, questo è quanto invece sta accadendo, in barba ai principi costituzionali ed alle leggi mondiali (diritti inviolabili dell’umanità), europee ed italiane. I beni demaniali, come gli acquedotti, non possono e non devono essere gestiti da società di profitto, tutto qua.

Sotto il profilo affaristico/criminale si intuisce bene la ragione per cui vi siano queste società SpA, lo lascia intendere il bene stesso: l’acqua. Nessuno può vivere senza di essa, e quindi il suo uso e consumo trasformato in commercio rende inevitabilmente ricchi i gestori degli acquedotti. L’affare è garantito da leggi studiate ad arte, e dalla sonnolenza inaudita di chi deve controllare.

il diritto non deve mai essere adeguato alla politica, ma la politica deve essere sempre adeguata al diritto. Immanuel Kant, 1797

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colletti-sporchiUn “potere invisibile” trasversale che coinvolge rappresentanti e magistratura.
Prima di iniziare bisogna riconoscere che il “merito” di questa crisi della democrazia va ascritto al processo di revisione degli Statuti comunali ed alla revisione della Pubblica Amministrazione (PA), iniziato negli anni ’90, senza dimenticare ovviamente il ruolo storico dei partiti, che non rappresentano più le istanze del popolo, ma “forse” solo quelle delle corporation pronte a pagare qualsiasi prezzo pur di continuare a dominare il mercato. Il cancro mafia si è evoluto e come dimostrano Saverio Lodato e Marco Travaglio in Intoccabili si parla di convivenza politica da sempre. Il risultato di quel processo: poteri accentrati al Sindaco, uso del diritto privato e discrezionalità nella PA, è sotto gli occhi di tutti. Le accuse maggiori di tangentopoli erano concussione, voto di scambio, corruzione etc. Oggi non c’è più bisogno del voto di scambio, gli statuti comunali e la legge 241/90 consentono una gestione molto più verticista ed oligarchica rispetto al passato, molto efficace ai fini delle associazioni per delinquere. Le dichiarazioni dell’on. Villone in una vecchia puntata di Report spiegano bene come gestire il consenso politico e distribuire favori agli amici tramite le aziende municipalizzate/partecipate che fanno i milioni con le concessioni pubbliche, mica con concorsi di merito. Questo tipo di sistema vizioso, partito negli anni ’90, ha alimentato la corsa verso le società municipalizzate/partecipate, ha creato una serie di cortigiani al servizio del monarca pronti a “prostituirsi” per un posto di lavoro, ha creato una cooptazione diffusa, molto simile a quella praticata nel mondo universitario, che non guarda al merito ma agli interessi personali di pochi. Sembra quasi che le aziende vengano create per soddisfare i bisogni economici dei sostenitori delle campagne elettorali, e non solo, tutto in barba ai minimi principi di etica e moralità, di trasparenza e meritocrazia.
Tutti ricorderete, spero, del “terremoto politico” del dicembre 2005, allora vi era la Giunta De Biase, seguace di De Luca, dove ci fu uno scossone “forte” da parte della magistratura e vi ricordate come chi indagava ed indaga era controllato dai colleghi, con violazioni nel computer del Pubblico Ministero, per spiare le attività investigative ed avvisare gli amici politici circa le mosse dell’accusa.
C’è da dire che tutti i Tribunali soffrono di problemi gestionali, dovuti a persone “poco zelanti” e che forse dimenticano di tutelare la Costituzione, questa non è una novità, e la puntata di Anno Zero che ha mostrato il caso De Magistris, con la testimonianza della dott.ssa Forleo indicano solo la punta dell’iceberg. Salerno non credo sia immune da questi casi (Csm docet), anzi credo si sia andati oltre, alla “co-gestione del potere fra rappresentanti e magistrati”. La tristezza è che tutti sanno (dagli addetti ai lavori politici sino ai giornalisti) e fanno finta di non sapere, di non vedere, tipico di noi meridionali omertosi, abituati, addomesticati, chinati.
E tornando ai fatti, a mio avviso il mandato va revocato al Sindaco ed a tutti i consiglieri comunali che hanno approvato il Piano Urbanistico Comunale figlio della speculazione edilizia. «Affari e speculazione attireranno la malavita»; «il più grosso attentato perpetrato nei confronti di una città e dei suoi abitanti». Va giù duro il presidente degli architetti salernitani Pasquale Caprio che definisce «fuorilegge» il piano urbanistico comunale approvato ieri a palazzo Guerra. «Uno strumento importante solo per la classe padrona – sottolinea – ignobile per le situazioni equivoche che verrebbe a creare», parole che si leggevano sul Mattino dell’11 novembre 2006.
Antonio Lombardi racconta l’entusiasmo dei costruttori per l’adozione del piano regolatore. Però chiede un intervento deciso dell’amministrazione comunale per evitare che il nuovo strumento urbanistico si impantani nei meandri della burocrazia. Soddisfatti della decisione del consiglio comunale? «Come Ance siamo davvero soddisfatti perché il Puc non è solo edificazione ma anche uno strumento economico e sociale. Infrastrutture e servizi riqualificano la città e la rendono più vivibile. Bisogna elogiare l’amministrazione per la decisione e la determinazione con cui ha portato avanti l’approvazione del piano e per le larghe intese poste in essere». Quali i risvolti economici del Puc? «È uno strumento che vale 10 miliardi di euro, nei prossimi 15-20 anni a Salerno dovendo costruire diecimila alloggi verranno incentivati gli investimenti. Secondo i nostri calcoli, una volta che il Puc sarà a pieno regime, ci saranno 1500 occupati l’anno nel settore più 500 nell’indotto. ADESSO ABBIAMO ANCHE IL VERO PADRONE DEL PUC, Lombardi, così potrà pagare gli stipendi ai calciatori. ( dal Mattino del 18 novembre 2006)

Popolazione residente a Salerno 1981 abitanti 157.243
Popolazione residente a Salerno 1991 abitanti 148.932
Popolazione residente a Salerno 1999 abitanti 142.099
Popolazione residente a Salerno 2001 abitanti 144.078
Popolazione residente a Salerno al 1 gennaio 2002 138093
Popolazione residente a Salerno Marzo 2005 abitanti 135.681
Popolazione residente a Salerno al 1 gennaio 2006 134820 (Fonte: ISTAT, http://demo.istat.it/… )

Dall’andamento demografico dell’ISTAT è palesemente chiaro il calo dei residenti, sembra quasi una fuga, ma allora a chi serve approvare un Piano Regolatore basato sulla crescita urbana? Che fine fanno gli appartamenti lasciati dai residenti in fuga? Sono “scappati” dal 1981 al 1 gennaio 2007 ben 22423 salernitani, una città.

Ma sostanzialmente in questi 15 anni di “feudo” De Luca non si è avvertito un progresso sociale diffuso e nemmeno la tutela del bene comune: la salute e l’ambiente, anzi si sentono solo minacce per la costruzione di impianti inquinanti, come l’inceneritore di rifiuti urbani, realizzati con grossi conflitti d’interesse e grazie ai soldi pubblici percepiti “illecitamente” per mezzo dei CIP6.
La scelta dell’inceneritore è antieconomica, inquinante ed anti storica visto che la linea politica dell’Unione Europea rimane la prevenzione del rifiuto, della riduzione e del riciclo; ed eliminerà il concetto di recupero energetico tramite Combustibile Derivato di Rifiuti (CDR) entro il 2008.

Inoltre si fa spregio delle norme più elementari previste dalle leggi e cioè la partecipazione dei cittadini in materia ambientale. Una sentenza della Corte di Conti dell’87: uno «degli strumenti di prevenzione (dell’ambiente) è proprio quello della responsabilizzante informazione dell’opinione pubblica sulle problematica della tutela del bene ambientale». Ed in questo concetto sono pienamente coinvolti i media locali.
la pubblica amministrazioneRimangono irrisolti i problemi della città semplicemente perché non sono stati mai affrontati, perché non interessa risolverli. Invece, sono stati risolti i problemi economici degli amici ampiamente assunti nelle aziende municipalizzate/partecipate che gravano con i loro stipendi su tutta la comunità salernitana. Attualmente la società Salerno Sistemi SpA al 51% pubblica ed al 49% è privata. Grazie alla legge Galli, Salerno Sistemi gestisce un bene demaniale, cioè nostro, come l’acquedotto, diritto inalienabile, e consente di far guadagnare ad un’azienda privata con le vendita dell’acqua. Un privato, scelto arbitrariamente, guadagna soldi tramite la gestione di un bene demaniale, nella bolletta noi paghiamo i consumi dell’acqua. La Costituzione consente di far guadagnare i privati che hanno in concessione i beni demaniali solo in maniera occasionale, il contrario di quello che succede con la Salerno Sistemi SpA. L’esempio calzante è il gestore del lido, che guadagna, pagando l’affitto della spiaggia pubblica, solo nel periodo estivo, mica tutto l’anno come fa Salerno Sistemi SpA.
democrazia-cittadiniIl mandato va revocato poiché il Sindaco, responsabile della salute pubblica, tramite ordinanza non ha chiuso le fonderie Pisano trovate sprovviste, dagli stessi vigili urbani, di Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA). Inoltre non ha previsto, impugnando il principio di precauzione dell’UE, insieme ai medici dell’ASL nessuna indagine epidemiologica e tossicologica per verificare lo stato di salute dei suoi concittadini. Ed invece, contraddicendo il principio dell’Unione Europea: chi inquina paga; ha persino premiato l’azienda Pisano cambiando la destinazione d’uso dei suoi suoli, nel PUC approvato nel 2006, da area industriale ad area edificabile.

Non ci illudiamo che con la revoca del mandato a questo o a quel potente di turno risolva i problemi dei salernitani. Auspico sempre l’introduzione della revoca, meglio di niente. I partiti sono i taxi delle lobby e delle corporation. A mio avviso solo con un vera partecipazione dal basso si potranno cambiare le regole dello Statuto del Comune introducendo sani principi di democrazia diretta. Attualmente il Sindaco è un monarca e la corporation, con una semplice tangente, si compra il personaggio di turno, dobbiamo rendere sconveniente la corruzione distribuendo il potere decisionale al vero sovrano: il popolo. Quale corporation si sognerebbe di comprare una città intera? E’ troppo alto il prezzo da pagare. Sostengo sempre l’introduzione di:

* referendum (propositivo) legislativo;
* referendum abrogativo;
* referendum (propositivo) legislativo e abrogativo
* Bilanci Partecipativi deliberativi (non consultivi);
* Elezione diretta del difensore civico dai cittadini
* Sostituire le aziende municipalizzate/partecipate s.p.a., concessionarie della gestione di beni demaniali, con vere public companies (società pubbliche) noprofit con l?obbligo di reinvestire gli utili in servizi pubblici a tutela della salute e dell’ambiente nel territorio locale;
* Inserire nel regolamento edilizio l’analisi del ciclo vita (LCA) e la certificazione energetica degli edifici;
* proporre di cambiare la legge elettorale per la parte riguardante le circoscrizioni col fine di consentire ad ogni cittadino di candidarsi liberamente, senza l’aiuto dei partiti. (?)

Chi avrà visto la puntata di Report del 14 ottobre 2007 si sarà chiesto sicuramente, ma il Comune ha preso degli Swap (derivati) dalla banche? E chi controlla? Report a sue spese ha pagato dei consulenti finanziari altamente specializzati ed ha fatto calcolare l’indebitamento di alcuni Enti, ed il Comune di Salerno? E’ messo male come il Comune di Napoli? Il fallimento economico del Comune ricade ovviamente sui cittadini, abbiamo tutto il diritto di conoscere la situazione economica dell’Ente e delle sue società municipalizzate/partecipate.

Appello per la Giustizia - Per De Magistris

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