Nuova occupazione

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Il fallimento del “sistema” basato sull’economia del debito credo sia sotto gli occhi di tutti. Ben sette premi nobel per l’economia (P.Krugman, M.Friedman, J.Stigliz, A.Sen, J.Mirrless, C.Pissarides, J.Tobin) criticano il funzionamento e le rigide regole dell’euro zona per i suoi effetti depressivi. Se è vero che l’euro zona non funziona bene, non bisogna dimenticarsi che è l’intero sistema capitalistico che sta crollando poiché cedono le sue fondamenta: economia del debito, sistema bancario, creazione della moneta dal nulla, picco del petrolio, e ideologia della crescita (PIL). Dal punto di vista culturale appare evidente che siamo a cavallo di un’epoca (fine dell’era industriale) e che le rappresentanze politiche, per una serie di ragioni, non hanno la capacità e la forza di cambiare radicalmente le fondamenta delle regole economiche, nonostante questa sia la priorità assoluta, poiché le istituzioni continuano a dare importanza ad indicatori obsoleti (PIL) e non valorizzano gli indicatori alternativi (BES) molto più precisi e seri. La ricchezza delle nazioni non è nel petrolio, non è nel PIL e non è nella moneta. Da circa quarant’anni tutti i politici e gli economisti sanno bene che la visione materialista (PIL, petrolio, moneta) sta distruggendo i nostri ecosistemi ed ha reso schiavi diversi popoli. Schiavi per la dipendenza psicologica da un pensiero inumano che ha saputo diffondersi e propagandarsi soprattutto per la nostra ignoranza – incapacità di pensare autonomamente – e alla nostra obbedienza verso ciniche autorità, dipendenza alimentata da messaggi efficaci con strumenti di programmazione mentale e le tecnologie giuste per farlo, televisione e smartphone. Se riusciamo a spostare le energie mentali dalla propaganda fuorviante ai temi seri – prevenzione del rischio sismico, efficienza energetica, auto produzioni, sovranità alimentare, democrazia diretta – potremmo realizzare l’evoluzione umana di cui abbiamo bisogno. 

L’aspetto straordinario della vicenda è che possiamo sviluppare capacità e abilità per riprenderci un pensiero autonomo per avviare la transizione. Per il momento non siamo dotati di queste capacità e abilità che dovremmo far nascere, ma avviando una sperimentazione possiamo coltivarle, intanto non mancano le competenze e le risorse umane per realizzare gli obiettivi: prevenzione del rischio sismico, efficienza energetica, auto produzioni, sovranità alimentare, democrazia diretta; ciò che manca è la domanda su questi obiettivi, ciò che la manca è la cultura organizzativa e democratica dal basso. Le nostre energie mentali dovrebbero abbandonare il circo mediatico e politico per concentrarsi su cose serie come rigenerare la propria città, il proprio quartiere e il proprio edificio. L’obiettivo è cancellare la dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas), smettere di pagare le bollette e smettere di sprecare tempo e denari per merci inutili. Nella sostanza, possiamo transitare da un sistema di consumi compulsivi (merci inutili e sprechi) a un sistema di produzione di beni (energia, cibo e servizi immateriali) al di fuori delle logiche mercantili. Se avessimo la curiosità di capire come migliorare la nostra vista, e se avessimo la volontà e il coraggio di farlo troveremo tutte le risposte. I cittadini possono farlo autonomamente creando cooperative ad hoc, quindi tramite un’organizzazione no-profit, e questo sarà il sistema, già noto, che sostituirà l’avidità del neoliberismo. E’ questa la strada che consentirà di far transitare tutti quegli individui impiegati male in attività utili, e la rigenerazione delle città richiederà un enorme domanda di nuova occupazione, in Italia esistono circa 8092 comuni e tutti hanno bisogno di un intervento rigenerativo attraverso l’approccio olistico e la “scienza delle sostenibilità”.

Nel mondo professionale esiste una competenza, una strategia per uscire dalla recessione, e ci sono numerosi casi studio che mostrano buoni e cattivi esempi, buoni e cattivi modelli. La sperimentazione e gli errori hanno consentito di migliorare le proposte progettuali, così come migliorare i modelli gestionali, amministrativi, economici e politici. Il patrimonio edilizio italiano che va dagli anni ’50 sino agli anni ’80, dimostra che non c’è tempo da perdere, e bisogna intervenire per prevenire danni (rischio sismico, idrogeologico) e sprechi evitabili (efficienza energetica), e ripensare l’ambiente costruito di quelle città e di quei quartieri ove la qualità di vita è ancora bassa (servizi, comfort, ambiente e mobilità sostenibile).

Dal punto di vista degli architetti che si occupano di conservazione e restauro è noto che bisogna produrre piani e programmi industriali volti a tutelare il patrimonio esistente attraverso la prevenzione[1] che consente di fare interventi puntali poco costosi, ma efficaci (minimo intervento) che ci consentono di prolungare la vita degli edifici e di continuare a godere dei beni pubblici e privati evitando i danni e i costi di interventi drastici. Un Paese come l’Italia non può permettersi di non programmare la tutela della propria ricchezza che determina l’identità stessa del nostro territorio.

Dal punto di vista dell’uso razionale dell’energia è importante ridurre la domanda di energia da fonte fossile (petrolio e gas) perché esistono sprechi evitabili con l’impiego di diversi “accorgimenti” e l’uso di nuove tecnologie. Gli edifici sono sistemi termotecnici e quelli che non disperdono energia facendoci stare bene anche d’estate sono i migliori (comfort). I materiali hanno caratteristiche termofisiche e per farsi un’idea corretta è sufficiente comprendere queste misure[2] (conduzione, convezione, irraggiamento). Un edificio che disperde energia termica produce un costo/spreco, e questo può rappresentare la base economica per finanziare la ristrutturazione edilizia. E’ il tipico ragionamento economico-finanziario delle ESCo (Energy Service Company) che realizzano profitti tramite progetti finalizzati all’efficienza energetica e l’uso degli incentivi delle fonti alternative. I cittadini potrebbero avviare una ESCo, tramite la banca locale, e finanziare la ristrutturazione edilizia dei volumi esistenti con l’obiettivo di realizzare una rete intelligente (smart grid). In questo modo diventeranno produttori e consumatori (prosumer) di energia, ma soprattutto liberi e indipendenti dalle SpA. L’atteggiamento appena descritto si può tradurre concretamente promuovendo cooperative edilizie ad hoc (iniziativa privata), e già esistono esempi progettuali di questo tipo che stanno rigenerando interi quartieri migliorando la qualità di vita.

Dal punto di vista della resilienza urbanisti, progettisti, sociologi, agronomi, geologi, biologi e fisici, possono informarci sul fatto che le città e le loro istituzioni non stanno governano luoghi e risorse in maniera responsabile ed equilibrata, poiché abitanti ed ambiente si trovano in condizioni di forte disarmonia dal punto vista ecologico, sociale ed economico. Dal punto di vista sanitario secondo l’OMS i fattori che determinano uno stato di benessere sono biologici, ambientali, sociali, culturali, economici; lo stato di salute è condizionato da un equilibrio psicofisico del soggetto in sé e nel suo rapporto con l’ambiente che lo accoglie[3]. Secondo l’OSCE e l’TTI[4] uno degli aspetti che determina l’aumento delle patologie[5] (decessi, disturbi respiratori, disturbi cardiovascolari) nelle città è l’inerzia politica che fa aumentare la complessità del problema (congestione del traffico). Da questo punto di vista Amburgo e Copenaghen rappresentano esempi da seguire poiché puntano a ridurre drasticamente l’uso delle automobili per favore pedoni e biciclette[6].

Si rende necessario pensare ed organizzare le istituzioni in maniera resiliente per affrontare correttamente i momenti di crisi, e attivare risorse utili a raggiungere l’equilibrio: ecologico, sociale, ed economico. Una progettazione resiliente, tramite l’approccio olistico, si occupa di stimolare l’organizzazione necessaria per realizzare città sostenibili e prosperose, non più dipendenti da minacce esterne o interne (crisi morale, d’identità, culturale, alimentare, energetica, ambientale ed economica).

Le istituzioni ed i politici sono stati inventati per gestire la res pubblica con metodo democratico e principi etici, di trasparenza ed efficacia; quando questi soggetti (istituzioni e politici) non sono in grado di risolvere i problemi concreti cogliendo le opportunità sopra descritte, allora è compito del popolo sovrano decidere direttamente, sia per la sostituzione dei dipendenti eletti e sia per cambiare il “sistema” dalle sue fondamenta. E’ compito dei cittadini agire direttamente sperimentando la strada del cambiamento radicale.


[1] Giovanni Carbonara, “Questioni di tutela, economia e politica dei beni culturali”, in Avvicinamento al restauro, Liguori editore, 1997, pag. 597.
[2] Prima di tutto bisogna prendere familiarità con la conducibilità termica λ [W/mk] (capacità di un materiale a condurre calore) e questa caratteristica deve essere ben evidenziata. Più la conducibilità di un materiale è bassa e maggiore sarà il vostro risparmio. La resistenza termica s/λ [m2K/W] e in fine bisogna conoscere la trasmittanza termica U=1/RT [W/m2K]. Ad esempio, le case certificate come CasaClima Oro hanno U < 0,15 W/m2K sia per la parete esterna, sia per il tetto e Uw ≤ 0,80 W/m2K per i serramenti. Solitamente, dopo una diagnosi energetica utile a rilevare dispersioni lungo i “ponti termici” (nodi strutturali, finestre …) i progettisti intervengono con materiale coibente e con infissi migliori per ridurre la domanda di energia termica (gas metano) e poi integrano la domanda di energia elettrica con l’impiego di un mix tecnologico rispetto alle risorse locali (sole, vento, acqua, geotermico).
[3] Stefano Campolongo (a cura di), Qualità urbana, stili di vita, salute, Hoepli, 2009, pag. 3.
[4] Texas Transportation Institute
[5] OMS, ANPA, ITARIA studio del 1998 su Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, in Qualità urbana, stili di vita, salute, Hoepli, 2009, pag. 165.
[6] Marta Albè, “Amburgo addio alle auto entro 20 anni. Sarà la prima città car-free d’Europa”, <http://www.greenme.it/informarsi/citta/12213-amburgo-car-free> (ultimo accesso 10 gennaio 2014)

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Società e lavoro

Urban-Mining

Formazione culturale, creatività e convinzione nelle proprie idee sono condizioni indispensabili per trasformare i propri sogni in realtà sostenibili.

Da troppo tempo l’industria sta rubando risorse naturali con una velocità superiore ai tempi di rigenerazione della natura e per molte materie prime sappiamo che non c’è rigenerazione. Se pensiamo a televisori, cellulari, computer, lavatrici possiamo intuire che la loro complessità progettuale sia anche una problema nel recuperare “materie prime seconde”, soprattutto quando queste merci arrivano nei centri di recupero. Spesso gli elettrodomestici a fine ciclo vita finiscono in Ghana, e li vengono recuperate le materie prime in condizioni ambientali e sanitarie a dir poco pericolose.

Oltre gli elettrodomestici anche gli edifici sono miniere di materiali. Le demolizioni selettive consentono di recuperare materiali in maniera più efficace, e consentono un facile riutilizzo di vetro, legno, laterizi, etc. Possiamo ricordare che il mondo delle costruzioni rappresenta un tradizionale volano dell’economia reale per un motivo molto semplice, la totalità delle risorse impiegate: materie prime, imprese, progettisti e lavoratori sono locali, cioè sono soldi che rimangono sul territorio. La globalizzazione ha favorito la delocalizzazione delle produzioni (abbigliamento, elettrodomestici) e quindi ha spostato i profitti dal territorio ai consigli di amministrazione espropriando i lavoratori locali. Un ritorno all’economia locale può restituire un salario ai cittadini. In che modo? Ad esempio, recuperando i materiali dalle merci che abbiamo importato dai paesi stranieri, possiamo creare giacimenti e creare un indotto virtuoso per le imprese locali. Un altro esempio è senza dubbio l’informazione e la cultura del consumo critico che ci permette di conoscere le condizioni di lavoro, l’impatto ambientale ed i rischi sanitari delle materie prime usate.

Possiamo immaginare che le Regioni siano aree, ambiti, ove poter gestire e recuperare tutte le “materie prime seconde” e che le accademie insieme alle imprese riescano a gestire questi flussi di energia e di materia in maniera efficiente, cioè col minimo impiego di risorse energetiche, il minimo impatto e la massima resa.

La gestione regionale del recupero di “materie prime seconde” consente di risparmiare energia e di avere giacimenti di materie a breve distanza. Giacimenti a disposizione delle imprese e dell’economia locale. Si tratta di unire il capitale naturale locale col recupero dei materiali ed avviare un’economia delle brevi distanze utile al sostegno delle auto produzioni locali: energia, cibo e mobilità.

Estrazione materie prime, trasformazione e produzione, commercio e consumo e recupero possono svolgersi in ambiti locali per migliorare il processo di ciclo vita e ridurre al minimo gli impatti delle filiere. Questa “innovazione” culturale consente di aumentare l’autonomia, l’indipendenza e la libertà delle città e degli abitanti che riducono la dipendenza dalle multinazionali e dai mercati finanziari globali.

Un’altra virtù di questa evoluzione culturale è lo stimolo del lavoro interno e la domanda interna verso obiettivi sostenibili, cioè non si crea lavoro per la crescita illimitata e la vendita di merci inutili, ma per la gestione razionale delle risorse, un totale ribaltamento dei paradigmi obsoleti, quei dogmi che leggono solo il rapporto debito/PIL. In questo caso si parte da un progetto di riuso al fine di tutelare l’ambiente e la salute, ma che innova e sostiene le imprese locali consentendo loro di attingere a giacimenti locali, anziché cercare le materie sparse nel pianeta.

Considerazioni sul dibattito politico di Traversetolo (PR)

Festa politica di Traversetolo (PR), considerazioni politico culturali:

Il giorno 21 settembre durante il dibattito avviato dal titolo “economia, finanza e tasse” è emersa una tesi: il ritorno ad una “politica economica espansiva”. L’impressione ricevuta è che una rinnovata “politica economica espansiva” debba essere la politica economica del M5S. Nessun parlamentare ha avuto qualcosa da obiettare o correggere. A sostegno di questa tesi: la “politica economica espansiva”, sono state poste basi di carattere giuridico-politico e non economico, ad esempio: la sovranità monetaria. Condivisibili le critiche al sistema bancario, così come condivisibile la critica all’austerità imposta dall’UE all’interno del sistema euro. Numerose soluzioni del sistema euro suggerite durante il dibattito non sono di natura economica ma giuridica, ad esempio la scelta di aprire di un contenzioso partendo dal principio del “debito odioso”, e la cancellazione del fiscal compact, sono entrambi scelte politiche giuridiche molto condivisibili, ma non sono linee politiche economiche.

Ragionando per assurdo, se il M5S fosse maggioranza politica e trasformasse il suggerimento della “politica economica espansiva” in azione politica credo che non risolveremo alcun problema, anzi si aggraverebbe la crisi ambientale, com’è accaduto nel corso della storia. Il nostro paese sta ancora pagando i danni ambientali e sanitari delle “politiche espansive”: Ilva di Taranto, centrali Enel ed ENI e la speculazione edilizia degli anni ’50, ’60 e ’70. Inoltre l’aumento della disoccupazione è senza dubbio responsabilità di una buona parte della classe imprenditoriale italiana che sfrutta il sistema del credito, la delocalizzazione volontaria per massimizzare i profitti, e sfrutta i partiti per il proprio tornaconto di categoria a danno dello Stato. La soluzione della recessione può mai essere una politica economica degli anni ’20, ’30 prima, o quella degli anni ’50? A sostegno di questo suggerimento si citano gli USA ed il Giappone che per osteggiare la crisi hanno immesso liquidità nel sistema economico per limitare i danni. E’ vero che la disoccupazione negli USA è aumentata molto meno dell’area euro. Negli USA la FED ha salvato il sistema bancario, mentre Obama ha distribuito qualche aiuto alle imprese per contenere la disoccupazione. La BCE che non funziona come la FED ha salvato solo il sistema bancario prestando soldi alle banche commerciali per comprare Titoli di Stato. USA e Giappone, com’è noto, non hanno il patto di stabilità e tanto meno hanno MES e fiscal compact. USA e Giappone hanno anche diversi problemi sociali ed ambientali poiché anche questi Stati perseguono la crescita ignorando i limiti della natura. Gli americani vorrebbero tanto il sistema sanitario europeo, mentre i governi amano tanto privatizzare, come sta accadendo nell’euro zona, medesima ideologia.

Nell’euro zona è senza dubbio vero che l’austerità stia accelerando la recessione, e stia facendo impoverire gli italiani, ma limitarsi a suggerimenti generici dicendo che lo Stato debba tornare a spendere, si può essere d’accordo come principio, ma è del tutto anacronistico poiché la sovranità è stata ceduta a organi non eletti dai popoli, quindi la riposta corretta alla recessione è di natura politica, non economica. Se poi rileggiamo la storia economica possiamo notare che le “politiche espansive” hanno preceduto quelle liberiste nel solco dell’ideologia della crescita illimitata. Insomma criticare l’austerità è giusto e condivisibile, ma rimane il rischio che sia un dibattito improduttivo e riduttivo, poiché non si dice in quali settori investire e come produrre nuova occupazione. In Italia, buona parte delle infrastrutture strategiche sono state privatizzate, altre imprese storiche vendute, mentre altre grandi imprese hanno deciso di delocalizzare gli stabilimenti produttivi per sfruttare i vantaggi finanziari della globalizzazione e massimizzare i profitti. Nell’epoca della privatizzazione del mondo i profitti dei consigli di amministrazione delle multinazionali sono schifosamente milionari, mentre i salari dei dipendenti non coprono la sopravvivenza dei cittadini. L’industria finanziaria virtuale, la deregolamentazione, la globalizzazione hanno inventato dal nulla così tanta liquidità nelle casse delle SpA che potrebbero comprarsi due o tre pianeti, cosa significa? Il problema è etico, democratico e di giustizia sociale. E’ altrettanto noto che i governi italiani preferiscono usare i soldi pubblici per comprare armi piuttosto che tutelare il paesaggio e l’istruzione pubblica. Com’è altrettanto noto che negli Enti locali c’è uno scarso controllo politico sui piani esecutivi di gestione che diventano torte spartite fra dirigenti pubblici, imprese e politici incapaci e/o corrotti.

All’interno di questo sistema politico sappiamo bene che la nuova occupazione non può essere creata per legge dallo Stato, ma da una politica industriale figlia di un ampio progetto culturale, dall’innovazione tecnologica e da progetti creativi capaci di interpretare il “picco del petrolio” e la fine dell’era industriale. Se una parte importante dell’imprenditoria italiana ha deciso di distruggere il proprio Paese per ragioni di avidità, col tacito accordo della classe politica, forse bisognerebbe immaginare una nuova classe imprenditoriale figlia di una cultura diversa dall’avidità alimentata da ideologie economiche obsolete. Il lavoro che serve al paese si crea dalla volontà dei cittadini che capiscono come investire i propri risparmi valutando progetti sostenibili e rendendosi conto dell’enorme ricchezza del Paese Italia, pertanto, conoscendo bene gli errori della storia si tratta di fare un processo diverso dalle ideologie delle politiche espansive e liberiste. Le uniche attività imprenditoriali che resistono alla recessione riguardano le nuove tecnologie, sarà un caso? Persino i distruttori del territorio investono in efficienza energetica, riuso e riqualificazione urbana, sarà un caso? Le aree protette, i parchi ed il cibo oggi rappresentano beni culturali naturali di pregio, sarà un caso? Musei, aree archeologiche e monumenti sostengono un’industria turistica che regge ancora i mercati, sarà un caso?

Se non ci rendiamo conto che la crescita è il problema del sistema non riusciremo ad accettare il fatto che bisogna organizzare la società per consentire un equilibrio fra risorse ed esseri umani. Economia del debito, borse telematiche, IVA, spread e quant’altro non sono necessari per costruire una società più efficiente, più equa, migliore. L’accesso alla conoscenza, più democrazia, valutazioni razionali, curiosità, sperimentazioni, reciprocità e cooperazione sono caratteristiche indispensabili per progettare comunità sostenibili ed un’economia reale compatibile con l’ambiente. Per questi motivi ritengo che questi suggerimenti [politica espansiva] siano del tutto obsoleti poiché ripetono schemi e metodi già visti all’opera, e non hanno portato alcun miglioramento per la qualità di vita. Fino a quando i cittadini rimangono nel piano ideologico della crescita, e fino a quando accetteremo consigli che ignorando le leggi che governano questo pianeta commetteremo sempre errori marchiani.

Ciò che condivido circa il dibattito del 21 è senza dubbio il ripristino di una politica monetaria ed industriale sovrana, ma questo è un desiderio politico che dovrebbe essere sostenuto da un cultura adeguata ai tempi che viviamo. Condivido il fatto che lo Stato torni a fare lo Stato, ma bisogna comprendere che implica una riforma dell’architettura europea nel rispetto delle Costituzioni nazionali, oggi ampiamente non rispettate. Questo progetto dovrebbe essere sostenuto da soggetti politici indipendenti dall’influenza delle borse telematiche e dalle solite lobbies che possiedono i politici, ma anche questo argomento non è di natura economica, ma etica, giuridica, politica e culturale. Ritengo che questa recessione sia proprio il frutto di una crisi dell’etica, ed una crisi culturale poiché tutti i paradigmi odierni sono crollati: PIL, espansione monetaria e petrolio.

E’ vero che la classe politica dovrebbe decidere di ridurre le tasse per le imprese e per gli italiani, com’è vero che bisogna recuperare soldi dall’evasione, dall’elusione fiscale e dagli sprechi presenti nella pubblica amministrazione per assenza di controllo circa la congruità dei prezzi e la corruzione, com’è vero che bisogna ridurre i gradi di giudizio da tre a due, bisogna introdurre la vera class action, ridurre le camere del Parlamento ad una sola per ridurre i tempi legislativi, etc. Questo breve elenco di cambiamenti necessari rappresentano sfide che si possono vincere, ma sono piccoli passi di fronte al fatto che bisogna rifondare una cultura collettiva costruita sui vizi, sull’avidità, sull’egoismo, sulla competitività e sulla stupida crescita illimitata, una cultura che sta autodistruggendo gli esseri umani. Può sembrare strano, ma la strada più lunga: ripensare i paradigmi culturali, è senza dubbio la strada migliore da intraprendere poiché consente di sviluppare e realizzare progetti creativi più efficienti finora nascosti a buona parte dei cittadini.

Bisogna ricordarsi che è prioritaria la felicità degli individui e delle comunità, mentre la moneta deve tornare ad essere strumento [governato dallo Stato] non un fine, per questo motivo non è importante dare priorità al numero di merci prodotte in un anno, ma sapere come sono state prodotte, quanta energia hanno consumato, con quali materiali e la loro provenienza, etc. E’ importante che gli individui possano avere l’opportunità di sviluppare creatività ed impiegare il tempo in attività utili a preservare il bene comune, e migliorare le relazioni umane sviluppando abilità e capacità virtuose, quelle che usano razionalmente l’energia, l’artigianato, e danno l’opportunità di unire cuore e buon senso. L’economia è questo, ed auspichiamo che nasca un soggetto politico che abbia queste caratteristiche culturali, che si preoccupi di produrre norme e leggi affinché gli individui tornino ad essere liberi di evolversi facendo crescere spirito e mente. Per fare questo bisogna uscire dal monetarismo e dal materialismo, caratteristiche che appartengono a tutte le accademie economiche sia di destra che di sinistra, ideologie che vivono sullo stesso piano ideologico obsoleto, quello della crescita delle merci e del consumo compulsivo, poiché ignorano appositamente la bioeconomia e le leggi della fisica.

Bisogna uscire dall’obsolescenza pianificata e dell’inutile sovrapiù poiché possiamo fare meno e meglio riducendo l’impatto ambientale di merci inutili, facendo aumentare la produzione di beni auto prodotti, come ad esempio l’energia necessaria tramite fonti alternative con l’impiego di un mix tecnologico. I cittadini hanno a disposizione tutte le tecnologie per vivere in armonia con la natura. Bisogna avviare un processo culturale che consente agli individui ed alle comunità di fruire queste tecnologie, perché ci permetteranno di vivere meglio e trascorre più tempo con le persone che amiamo, tutto questo può accadere percependo un salario dignitoso ed adeguato.

Un vuoto da riempire

Negli anni del dopo guerra l’Italia ha programmato il proprio destino politico, spesso facendo scelte sbagliate per inseguire un’errata idea di sviluppo, anzi, confondendo il progresso con lo sviluppo. Negli anni ’50, ’60 e ’70 si sono consumate aspre lotte intestine fra le parti politiche ed oggi nel 2013 possiamo aver certezza che quelle idee sviluppiste hanno consegnato, alle presenti generazioni, danni ambientali che potevano essere evitati, danni irreversibili in diversi luoghi e danni reversibili se fossero affrontati con serietà.

Buona parte dei cittadini italiani si è stanziata nelle città, quei luoghi dello sviluppo contaminati dall’industria e dall’automobile col motore a scoppio, aspetto davvero incredibile se scopriamo l’acqua calda: l’uomo si muove ancora con una tecnologia obsoleta nonostante esistono modelli molto più efficienti e sostenibili. Discorso analogo vale per le abitazioni e per i materiali impiegati.

Dal punto di vista del governo del territorio la storia ci insegna che fra il progresso e lo sviluppo, prevalse quest’ultima idea e pertanto le città furono costruite, spesso, in deroga ai piani regolatori generali consentendo la più selvaggia speculazione edilizia. Si salvarono quei territori abbandonati e non considerati dalle pianificazioni territoriali sviluppiste che insediarono i complessi industriali. Da Nord a Sud gli abitanti possono notare la distruzione del paesaggio prodotto dagli impianti industriali. Da un lato, la politica ha dovuto favorire la nascita di settori strategici poiché rappresentavano la base di enormi indotti commerciali, ma da un altro la stessa politica non ha saputo tutelare il diritto alla salute, prioritario rispetto al lavoro, e pertanto tanti impianti non furono controllati e tanto meno si favorì l’innovazione tecnologica per ridurre l’inquinamento. Una vera e sincera cultura ambientalista, in Italia, non c’è mai stata, sopratutto non ci fu negli anni in cui era necessaria, gli anni ’50, ’60 e ’70. Solo a partire dagli anni ’80 abbiamo cominciato ad importare valutazioni ambientali, metodi e criteri di sostenibilità, nel frattempo l’avidità delle imprese ha potuto proliferare indisturbata, e compiere danni sanitari ed ambientali rimanendo totalmente impunite, grazie ad un vuoto giurisprudenziale gigantesco e l’assenza di una vera class action (azione di classe).

Tutt’oggi le normative ambientali sul monitoraggio dell’aria, dell’acqua e dei suoli sono del tutto inefficienti per prevenire l’inquinamento poiché si basano su limiti soglia che consentono l’inquinamento stesso, cioè bisogna sapere che misure, prelievi, non si basano su criteri che tutelano la natura umana, ma su criteri che accettano varie forme di inquinamento, criteri arbitrari che aiutano le imprese.

Ad esempio, la branca che si occupa di questa cose, la medicina del lavoro, ci informa sul fatto che la diffusione di micro e nano particelle nel corpo umano (polmoni e sangue) dipende anche dalle loro dimensioni e dalla solubilità. Cosa significa? Mentre le norme misurano il peso delle micro e  nano particelle, e non le dimensioni, quelle più pericolose, le più piccole, hanno la libertà di inquinare e fare danni. Qualsiasi processo di combustione produce micro e nano particelle, e più è alta la temperatura delle combustioni e più nano particelle si producono. E’ noto che in Italia i partiti hanno favorito la vendita e diffusione di automobili che usano ancora il motore a scoppio, com’è noto che in Italia si è favorito la costruzioni di nuovi inceneritori anziché chiuderli e sostenere il riciclo totale.

Altri danni ambientali irreversibili sono stati incentivati da modifiche di natura amministrativa e di natura contabile per gli Enti locali. Tant’è che, con l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico si è “legalizzato” il voto di scambio, e favorito la finanza creativa, mentre con l’immorale obbligo di pareggio di bilancio  e l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente tutti gli amministratori locali hanno accelerato la vendita del territorio per raccogliere soldi da usare per la spesa corrente, come se non fosse bastata la speculazione edilizia degli ’50, ’60 e ’70. Ancora oggi Sindaci e Consigli comunali approvano obsoleti piani in espansione urbana nonostante sul territorio siano rispettati gli standard minimi quantitativi, tradotto: vi sono alcuni comuni che non hanno bisogno di nuovi piani perché godono della fortuna di aver ricevuto dal passato una dignitosa organizzazione territoriale, ma nonostante questo dono decidono di mercificare il territorio, violando la costituzione e non la legge, strano ma è così.

E’ evidente che la cultura degli italiani sui temi ambientali è abbastanza carente, nel senso che negli anni in cui si decise la direzione del mondo occidentale, la maggior parte del mondo industriale, scolastico ed accademico abbracciò un’ideologia negando l’esistenza di un’alternativa che pur si stava manifestando. Frederick Soddy (1877 – 1956) e Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) che ideò il termine bioeconomia furono completamente ignorati nonostante avessero annunciato l’insostenibilità di un modello basato sulla crescita all’interno di un pianeta dalle risorse, notoriamente, finite. Intellettuali come Ivan Illich (1926 -2002) e Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) dissero chiaramente che quel modello di società industriale era incompatibile con l’essere umano e furono altrettanto ignorati.

Con circa 70 anni di ritardo la società riscopre le analisi di questi personaggi che ebbero il merito intellettuale di proporre modelli alternativi, di mostrare i limiti di un’ideologia che stava crescendo a danno dell’umanità: il capitalismo. Questa religione trasformatasi in liberismo è il cancro persistente delle organizzazioni e delle istituzioni che sono al vertice del governo mondiale: WTO, Banca Mondiale, Fondo Monetario, Banca dei regolamenti internazionali, Unione Europea ed USA. E’ il cancro che pervade le riflessioni degli incontri a porte chiuse dei club élitari.

Alle analisi proposte da Soddy e Georgescu-Roegen bisogna aggiungere altre analisi, quelle relative al sistema bancario ombra e la natura stessa delle banche con i loro paradisi fiscali. La storia ci insegna che le banche vivono sull’inganno psicologico che la moneta possa essere creata dal nulla, come avviene oggi. Il peso della finanza è l’arma di distruzione di massa che sta cancellando democrazia, ecosistemi e diritti inviolabili dell’uomo.

Di fronte a questi fatti non esiste una via d’uscita di compromesso con le leggi della natura, per questa ragione esiste un gigantesco vuoto politico-culturale che può essere riempito solo con la sostituzione dei paradigmi culturali di questa società obsoleta. In Italia non esiste una forza politica popolare capace di interpretare i nuovi paradigmi e pertanto è necessario crearla poiché la priorità assoluta è cambiare la società partendo dalle fondazioni. Il percorso è in salita, ma deve essere fatto con metodi democratici, sinceri, e con tanta formazione culturale, approfondimenti, spirito di sacrificio ed altruismo. Per questo motivo bisogna fare attenzione, e delegittimare i partiti leaderistici poiché svantaggiano la partecipazione democratica dei cittadini, per ragioni abbastanza evidenti, i capi per soddisfare il proprio ego non amano il confronto e preferiscono fedeli galoppini piuttosto che persone libere, intellettualmente oneste, capaci ed intelligenti.

La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori (Maurizio Pallante).

Nonostante tutto dal 2007 una piccola associazione di promozione sociale come il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) prova a rispondere con una piccola scuola di formazione con atteggiamento pragmatico, favorendo lo sviluppo di nuove imprese formate sui nuovi modelli e nuovi paradigmi, poiché la recessione che stiamo subendo MDF ritiene indispensabile rispondere con nuove forme di lavoro e attraverso i suoi circoli locali che sperimentano stili di vita sostenibili con la natura. Ovviamente MDF non è l’unica associazione che mette in discusse il “sistema”, ed i circoli locali spesso fanno sinergia con organizzazioni più “anziane” che da anni cercano di migliorare la cultura di noi italiani.

Girando l’Italia possiamo star tranquilli circa un aspetto, numerose piccole comunità non hanno dimenticato la vera natura umana, e pertanto diversi piccoli centri, rimasti indenni dalla crescita obsoleta, sono stati capaci di interpretare il cambiamento necessario e stanno tutelando e valorizzando i saperi locali, le fonti energetiche alternative, l’agricoltura naturale e tutta una serie di attività volte al riuso ed al recupero. I buoni esempi ci sono e spesso fanno rete con l’intento di incidere sul pensiero dominante.

Ambiente (Fonte: ISTAT e CNEL, Bes 2013, pag. 210)
Qualche segnale positivo e persistenti criticità
Il benessere delle persone è strettamente collegato allo stato dell’ambiente in cui vivono, alla stabilità e alla consistenza delle risorse naturali disponibili. Di conseguenza, per garantire ed incrementare il benessere attuale e futuro delle persone è essenziale ricercare la soddisfazione dei bisogni umani promuovendo attività di sviluppo che non compromettano le condizioni e gli equilibri degli ecosistemi naturali. In Italia emergono segnali contraddittori rispetto alla qualità del suolo e del territorio: in particolare, aumenta la disponibilità di verde urbano e delle aree protette, ma il dissesto idrogeologico rappresenta ancora un grave rischio naturale distribuito su tutto il territorio nazionale. A questo va aggiunto il rischio per la salute e per l’ambiente naturale dovuto all’inquinamento presente in diverse aree del nostro. Paese, le quali devono essere sottoposte ad azioni di messa in sicurezza e bonifica. Anche l’acqua e la qualità dell’aria sono aspetti fondamentali che riguardano direttamente il benessere e la salute umana. I consumi di acqua potabile sono in linea con quelli europei e si mantengono in media pressoché costanti dal 1999, ma permane una accentuata dispersione dalle reti di distribuzione e trasporto di acqua potabile e in alcune regioni elevata è l’interruzione del servizio. Il numero medio di superamenti del valore limite di PM10,1 cioè di microparticelle inquinanti nell’atmosfera, misurati nell’aria delle maggiori città italiane, appare in aumento, con conseguenze negative per la protezione della salute umana. Aumentano i consumi di energia da fonti rinnovabili e nel 2010 il valore dell’Italia è superiore alla media europea. In diminuzione risulta il consumo di risorse materiali interne, anche se è troppo presto per parlare di una tendenza alla “dematerializzazione” dell’economia italiana. L’andamento delle emissioni antropiche di gas climalteranti, derivanti dalle attività produttive e dai consumi finali delle famiglie, è in diminuzione, anche se ciò appare in parte collegato alla crisi economica degli ultimi anni.
Suolo e territorio
Il suolo svolge un ruolo prioritario nel funzionamento degli ecosistemi terrestri, contribuendo alla salvaguardia delle acque, al controllo dell’inquinamento ed esercita effetti diretti sugli eventi alluvionali e franosi. L’uso e il consumo di suolo, nonché la qualità del territorio dove le persone vivono, sono quindi di fondamentale importanza per il loro benessere. Il verde urbano, oltre a svolgere funzioni di tipo estetico e a contribuire al benessere psicofisico, concorre in modo rilevante alla mitigazione degli effetti degli inquinanti gassosi, al miglioramento del microclima attraverso l’ombreggiamento e l’emissione di volumi di vapore acqueo, alla riduzione dei rumori e alla protezione del suolo.

Mobilità, facciamo da soli!

C’è poco da fare, in Parlamento non abbiamo dipendenti adeguati alla recessione che stiamo subendo e sprecano le proprie energie mentali su questioni poco rilevanti o addirittura fuorvianti rispetto agli interessi generali del Paese. Eppure basterebbe “poco” per cambiare la rotta, cominciando dallo studio del primo documento relativo al Benessere Equo e Sostenibile, ed è un esercizio utile anche per noi cittadini elettori poiché potremmo capire ed imparare cose veramente importanti per nulla affrontate nei dibattiti politici.

La mobilità: gli spostamenti quotidiani (BES 2013, pag. 257)
Il tempo trascorso negli spostamenti quotidiani ha spesso effetti negativi sul benessere e la qualità della vita, determinando una riduzione del tempo dedicato ad altre attività più utili o gratificanti, in primo luogo al tempo libero. Inoltre elevate durate degli spostamenti della popolazione hanno un impatto sostanzialmente negativo sia dal punto di vista economico (si tratta di periodi di tempo generalmente improduttivo) che dal punto di vista ambientale, in considerazione dell’estrema diffusione in Italia dell’utilizzo di mezzi di trasporto privati. Infine, soprattutto nelle grandi città, spostarsi può risultare un’attività generalmente stressante. Come è naturale che sia, in un giorno feriale qualsiasi il 90% delle persone effettua almeno uno spostamento: nell’arco di una giornata feriale media, agli spostamenti sono dedicati 76 minuti, indipendentemente dalla loro finalità, equivalenti al 5,3% dell’intera giornata. Escludendo dalle 24 ore il tempo dedicato alle attività essenziali (dormire, mangiare e cura della persona) il peso degli spostamenti sale al 10,1%.

Come possiamo notare il BES si occupa di noi, i dipendenti nominati tramite il porcellum molto meno. La considerazione del BES sopra citata ci ricorda quanto sia importante spostarsi e soprattutto come spostarsi. Nel 2013 ci spostiamo ancora con auto inquinanti, nonostante ci siano tecnologie molto migliori, lo facciamo ognuno con la propria auto creando evidenti problemi ambientali e di congestione nelle nostre città, ed i politici continuano ancora a foraggiare un’industria obsoleta che è una delle principali cause dell’aumento di rischi sanitari.

Su questo argomento mi sembra evidente che una corretta informazione e formazione culturale può fare molto di più dei dipendenti in Parlamento pagati con le nostre tasse. Facciamo un semplice ragionamento: una famiglia di quattro persone adulte, tutte con la patente, anziché possedere quattro auto, potrebbero avere una o due auto, e sostituire le auto con bici pedelec. Questa semplice scelta riduce notevolmente le spese familiari (assicurazione, carburante e manutenzione), riduce notevolmente il danno ambientale prodotto dalle auto, e riduce notevolmente i tempi trascorsi nel traffico o alla ricerca di un posto auto. A fine anno la famiglia può investire tempo e danaro risparmiati su interessi migliori quali sport, libri, viaggi e relazioni familiari.

Il legislatore ancora non favorisce l’adeguamento culturale e tecnologico per una mobilità intelligente.  Nonostante la tecnologia sia matura, siamo ancora a livelli di sperimentazioni politiche, ecco un bando per i comuni. Ad esempio in Svizzera, territorio con una orografia impegnativa le bici pedelec non hanno limiti di potenza e velocità per ovvie ragioni territoriali. Solo in pianura esiste una tradizionale cultura per la bicicletta, mentre l’innovazione tecnologica ci consente di estendere questa tradizione sul resto del territorio nazionale consentendo un notevole miglioramento della qualità della vita che un nuovo stile di vita può portare.

Etica e valori prima di tutto

La recessione innescata dalle ideologie obsolete e le buone pratiche sono esempi per capire che bisogna cambiare i paradigmi culturali delle nostre istituzioni e nella società. Non è più accettabile leggere notizie “sportive” ove un club di calcio spende 109 milioni per acquistare un calciatore, mentre servono 104 milioni per conservare un patrimonio dell’umanità come Pompei. Il Governo italiano compra caccia bombardieri, e durante l’estate protezione civile e vigili compiono sforzi per spegnere roghi dolosi, che distruggono ecosistemi, privi dei mezzi necessari a prevenire tali danni. E’ evidente che siamo di fronte a patologie molto gravi.

Ci sono tecnologie (fonti alternative e smart grid) e indicatori maturi (Benessere Equo e Sostenibile) che ci consentono di compiere un passo evolutivo nella giusta direzione: una società più equa, più civile e più responsabile, che consenta di usare razionalmente le risorse limitate e sfruttare al meglio l’energia disponibile. Progettisti, piccole imprese e piccole comunità sono in grado di cogliere questa opportunità ed alcuni di questi soggetti stanno già vivendo questo periodo di transizione.

Tramite il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è possibile realizzare comunità sostenibili che producono beni che non sono merci, e ricostruiscono una rete sociale fondata su valori umani consentendo un adeguato sviluppo umano e creativo necessario per ricostruire un’economia reale. MDF coniuga alta tecnologia con tradizioni e identità locali per tendere alla cultura della “civiltà contadina modernizzata”.

In ambito locale famiglie ed imprese sono libere di realizzare interventi di riduzione della domanda di energia costruendo reti con fonti alternative per autoprodurre l’energia necessaria e scambiarsi gratuitamente i surplus, questo intervento elimina l’attuale dipendenza energetica e cancella sprechi e costi delle bollette. Famiglie ed imprese, per realizzare queste isole energetiche, possono creare una massa critica e innescare un clima di concorrenza fra le banche per orientare il credito su interventi virtuosi spostando i propri conti correnti verso la banca più sensibile e che offra garanzie più vantaggiose. I cittadini consapevoli del fatto che possono cancellare sprechi e dipendenza dagli idrocarburi, possono rivalutare il proprio immobile migliorando il comfort ambientale, quindi migliorando la propria vita, sulla base di progetti che migliorano l’efficienza energetica e valutando un contratto di energy performance possono raccogliere il credito necessario per raggiungere l’obiettivo virtuoso.

La recessione evidenzia le difficoltà di città grandi e medie per ragioni politiche e storiche. Puntando sull’aggiornamento culturale di politici e dirigenti pubblici è possibile ridurre i rischi della recessione e progettare città adeguate ai tempi. Prendendosi cura delle proprie città si possono creare migliaia di nuovi posti di lavoro per conservare il patrimonio esistenze, realizzare le isole energetiche con fonti alternative, ridurre la presenza delle automobili a favore delle “bici pedelec” ed introdurre l’agricoltura naturale.

Ripensando nuovi criteri fiscali e contabili che tutelino i diritti umani dalla finanza (MES e pareggio di bilancio) è possibile rimettere la polis al centro delle scelte politiche. Il legislatore deve cambiare il Tuel e consigliare gli amministratori di pensare alla felicità degli abitanti (BES) ed introdurre strumenti democrazia diretta, e di revoca del mandato. E’ noto che gli indicatori attuali, debito/PIL, spread, e l’avidità del WTO non siano compatibili con gli esseri umani e la natura del pianeta. Siamo sempre l’unica specie di questo pianeta che si lascia condizionare  dall’invenzione della moneta, mentre tutte le altre specie vivono grazie al Sole. In tal senso la recessione consente di far crescere una maggiore consapevolezza popolare sulle scelte da fare, riflettere sui propri stili di vita, spesso meccanici, compulsivi e meramente consumistici privi di valori ed identità.

BES_indicatori_paesaggio_e_patrimonio_culturale

Saper fare

Il dibattito politico sulla macro economia si divide fra liberisti e keynesiani, una facile semplificazione per etichettare e comunicare sinteticamente due visioni “opposte”. Invece, secondo un’opinione finora minoritaria di altri osservatori, il divide et impera sopra accennato rappresenta le due facce della medaglia, oppure, come preferisco dire che si tratta di pensieri appartenenti allo spesso piano ideologico, un piano sbagliato rispetto alle leggi che regolano la vita di questo pianeta. La soluzione si trova su un altro piano e bisogna compiere un salto per uscire dal pensiero dominante ed approdare ad un altro piano, completamente diverso, ordinato da leggi e regole diverse dal sistema eonomico-politico attuale. Le leggi del nuovo piano sono famose, notissime, ma per un errore ideologico non condizionano il sistema delle istituzioni. Un errore voluto perché fa comodo allo status quo.

Vi è una parte politica che sta processando il sistema liberista dominante, ma la soluzione proposta è il ritorno a politiche degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quelle che hanno fatto nascere questa crisi che non è ciclica ma di sistema, per tanto non è il ritorno a politiche vecchie che risolve il problema, ma uscendo da questa ideologia obsoleta poiché ignora palesemente le leggi della fisica. Non si contano più i casi in cui negli ultimi decenni, in nome della crescita, grandi gruppi di persone sono stati cacciati dalla loro comunità e dalla loro terra. Per esempio, impianti industriali, miniere, dighe, porti e grandi strade sono cruciali nelle strategie di crescita, con il risultato che spesso gli abitanti devono abbandonare il proprio territorio. (Wuppert Institut, Futuro sostenibile, 2011, pag. 112)

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in Futuro Sostenibile, Edizioni Ambiente, pag.101

Entrando nel merito è banale che lo Stato torni a svolgere il proprio ruolo, lo prevede la Costituzione.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi». (Luciano Gallino)

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[1]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare. Nessun Governo politico vorrà produrre norme rispettando la biologia fino alla nascita recente di un metodo, oggi chiamato analisi del ciclo vita che misura gli impatti del consumo di risorse naturali.

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Fonte immagine: Wuppertal Institut, per un futuro equo

Tutto è stato ampiamente studiato già nel secolo scorso e persino una parte importante delle accademie ha prodotto testi e soluzioni percorribili, c’è persino un mondo industriale e di progettisti che sta avviando il cambiamento. I politici che parlano di scelte neokeynesiane non possono continuare a sottostimare le leggi che ci mantengono in vita. Essi dovrebbero integrare le proprie conoscenze con le altre per riconoscere l’importanza della transizione tecnologica di cui abbiamo bisogno per uscire dall’economia del debito.  Applicando nuovi paradigmi culturali che adottano nuovi indicatori già descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) pubblicato dall’ISTAT e dal CNEL gli attori politici possono compiere scegliere migliori rispetto al passato. Essi dovrebbero partire da questi indicatori, da quelle dimensioni, piuttosto che riproporre vecchi schemi che non parlano di sviluppo umano.

Bene la sovranità monetaria, per dare energia alla politica industriale, ma un bravo politico dovrebbe avere il coraggio di dire per quale politica industriale? Nella sostanza se non si introducono criteri qualitativi anche nella politica si torna agli sprechi degli anni ’30 ove si crearono posti di lavoro in attività inutili e persino dannose. Stiamo ancora pagando quei danni e solo oggi possiamo cominciare a misurare il danno biologico ed ambientale di uno “sviluppo mortale”. Diversi progettisti, imprese hanno capito quali attività svolgere per vivere in armonia con la natura, i politici?

La politica monetaria va indirizzata in ambiti virtuosi per migliorare la condizione dei cittadini e garantire un futuro alle prossime generazioni grazie all’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate. Cancellazione degli sprechi, fonti alternative e sufficienza energetica, conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, conversione ecologica dell’industria meccanica e manifatturiera, sovranità alimentare.

E’ questo il punto, bisogna cambiare i paradigmi della società altrimenti anche le posizioni keynesiane, come dimostra la storia producono danni poiché bisogna transitare dal fare a prescindere al saper fare, ed oggi bisogna fare meno e meglio indirizzando le politiche pubbliche negli ambiti virtuosi sopra citati che creano nuova occupazione in mestieri utili all’Italia.

In fine l’innovazione tecnologica indirizzata in attività virtuose mostra un’altra opportunità straordinaria per una società migliore: lavorare meno con un salario ugualmente dignitoso e guadagnare tempo da investire nelle relazioni umane. Una visione opposta alla strada intrapresa dai Governi attuali guidati da un’ideologia dannosa che sta peggiorando l’esistenza degli individui.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra “impronta”. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioè possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’è ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunità libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perché preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione.

[1] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922